Feed aggregator

Giordania: accordo Unhcr-Bambino Gesù per curare bambini rifugiati siriani. Nel 2017 interventi salvavita per 300 minori

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 16:57

La Rappresentanza dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) in Giordania ha firmato oggi un memorandum d’intesa con l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù della Santa Sede. L’iniziativa, sostenuta dalla Nunziatura apostolica in Giordania, è finalizzata a condurre interventi chirurgici su bambini affetti da gravi patologie che provengono da famiglie vulnerabili, rifugiate e giordane. La firma dell’accordo segna l’inizio di una collaborazione che, nel 2017, assicurerà interventi salvavita a oltre 300 bambini. L’intesa, inoltre, consentirà scambi professionali e sarà un’opportunità di apprendimento reciproco per i medici che partecipano all’iniziativa. L’Unhcr in Giordania fornisce assistenza sanitaria di base (primaria e secondaria) ai rifugiati nel Paese, ma ci sono grosse lacune per quanto riguarda l’assistenza sanitaria specialistica che è molto costosa. A causa degli elevati costi, molti bambini affetti da gravi patologie non possono essere curati. Secondo l’Unhcr sono almeno 1.500 i bambini che hanno bisogno di cure per malattie come il cancro, insufficienza cardiaca e problemi neurologici. Grazie a queste missioni mediche che si svolgeranno sino alla fine dell’anno, i bambini con problemi cardiovascolari, oftalmici, ortopedici e neurologici già identificati potranno essere sottoposti ai trattamenti del caso.
“Accogliamo calorosamente il supporto fornito sia ai rifugiati sia ai giordani, soprattutto in un periodo in cui le opportunità di reinsediamento in un Paese terzo per motivi medici sono in diminuzione – afferma Daniela Cicchela, Unhcr Assistant representative for protection -. Questi interventi danno un contributo essenziale e forniscono un’opportunità di scambio professionale nell’ambito della chirurgia pediatrica”. “Quando c’è una attenzione genuina e interessi comuni rivolti esclusivamente all’aiuto ai bisognosi, è possibile fornire una risposta immediata – ha detto la presidente dell’Ospedale, Mariella Enoc –. Il Bambino Gesù è lieto della collaborazione con l’Unhcr. Ero qui in Giordania solo la settimana scorsa e in pochi giorni abbiamo messo a disposizione un medico specialista che ha già visitato molti bambini. Oggi firmiamo questo accordo e presto potremo iniziare la nostra missione per lavorare insieme agli ospedali giordani”. Sono circa 700mila i rifugiati registrati dall’Unhcr Giordania provenienti da più di 40 nazioni, la maggioranza dei quali vive nelle aree urbane.

Protezione Civile: Borrelli, “opereremo in continuità”

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 16:31

“Ringrazio il presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, per la fiducia accordatami: assicuro che il Dipartimento opererà in continuità con il grande lavoro portato avanti da Fabrizio Curcio, al fianco del quale ho avuto l’onore di lavorare in tanti anni. Con lui abbiamo condiviso obiettivi, criticità e trovato soluzioni anche in momenti particolarmente delicati e con la stessa determinazione continueremo a gestire ogni attività che quotidianamente siano chiamati ad affrontare. La scelta di una figura interna al Dipartimento come nuovo capo non può che rappresentare un riconoscimento da parte del Governo e delle istituzioni del lavoro finora svolto”. Così Angelo Borrelli, nuovo Capo del Dipartimento della Protezione Civile.

Angelo Borrelli, laureato in Economia e Commercio, è revisore contabile e dottore commercialista. Nel 2000 arriva alla presidenza del Consiglio dei ministri, all’Ufficio nazionale per il servizio civile. Dal 2002 è dirigente del Dipartimento della Protezione Civile, prima con incarichi di prima fascia e, successivamente, da direttore generale, seguendo diverse emergenze tra cui il terremoto che ha colpito l’Abruzzo nel 2009, il sisma in Emilia nel 2012 e il terremoto del centro Italia nel 2016. Dal 2010 è vice capo del Dipartimento e nel segno della continuità raggiunge oggi il vertice del Dipartimento della Protezione Civile.

Diocesi: Rieti, al via progetto “La valle del primo presepe” con eventi e concorso

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 16:29

La diocesi di Rieti organizza il concorso per presepisti “Il Presepe icona dell’Incarnazione” incluso nel progetto de “La valle del primo presepe”: una iniziativa pensata per caratterizzare il periodo natalizio con la riscoperta e la promozione dell’originale invenzione del presepe da parte di san Francesco. Il progetto, spiega una nota della diocesi, “si distingue per dimensione e intenti dalle tante iniziative dedicate all’arte presepiale in tutto il Paese. Comprende un contest rivolto agli appassionati, che potranno così incontrarsi in un periodo di grande fermento sul tema ed esporre le proprie creazioni nei luoghi di san Francesco. “La Valle del primo presepe” consiste di un complesso di iniziative pensate per riscoprire i tratti specifici della spiritualità del santo nella valle reatina e nel territorio che li ha ispirati. Sarà disposto un itinerario tra fede, arte e spiritualità, che partendo dal santuario di Greccio – dove Francesco ha realizzato il primo presepe – giungerà fino al palazzo papale di Rieti. A Greccio ci sarà una visita al Museo del presepe, che ospita tante espressioni artistiche di tutte le culture, su un tema che è ormai patrimonio dell’umanità intera. A caratterizzare il percorso disposto tra Greccio e Rieti, saranno centinaia di presepi, di ogni materiale, provenienza e dimensione, che saranno allestiti nelle chiese e negli spazi pubblici scelti per l’occasione. Un percorso espositivo diffuso che si conclude sotto gli archi del Palazzo papale di Rieti, all’interno dei quali sarà disposta una esperienza multimediale progettata per far immergere gli spettatori nel contesto storico e ambientale dell’esperienza francescana. Grazie alla collaborazione con le amministrazioni comunali e le associazioni di categoria l’intero paesaggio urbano sarà dedicato alla natività, calando così il percorso espositivo in una vera e propria “Città del presepe”. Promosso e realizzato dalla Chiesa di Rieti, “La Valle del primo presepe” è un progetto aperto anche ad esperienze artistiche e musicali e si avvale del contributo e della collaborazione dei comuni di Rieti e Greccio, della Fondazione Varrone e della Confcommercio di Rieti, con la consulenza dell’Associazione italiana Amici del presepio. È online il sito dedicato al progetto, sul quale è possibile seguire il work in progress e i numerosi eventi per animare il territorio nel periodo natalizio. Per informazioni sui concorsi: info@valledelprimopresepe.it.

 

 

Migranti: p. Baggio (Santa Sede), “aprire vie di accesso legali e sicure attraverso politiche e leggi lungimiranti”

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 16:23

“La prima misura da adottare per combattere il traffico e la tratta di migranti sia quella di aprire vie di accesso legali e sicure, attraverso politiche e leggi mirate e lungimiranti. Le politiche migratorie restrittive hanno spesso contribuito ad aumentare l’offerta di vie di migrazione alternative”. È quanto afferma padre Fabio Baggio, sotto-segretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, in un’intervista pubblicata da “L’Osservatore Romano”. Padre Baggio spiega che la volontà di Papa Francesco è “assistere le Conferenze episcopali e le diocesi nello sviluppo di risposte pastorali adeguate alle sfide migratorie contemporanee attraverso l’offerta di informazioni affidabili, la produzione di valutazioni scientifiche e riflessioni teologiche sulle questioni di competenza, la formulazione di direttive e programmi”. Anche nei confronti dei migranti, “Papa Francesco ha richiamato spesso la necessità di promuovere la cultura dell’incontro in contrapposizione alla cultura dell’indifferenza e dello scarto”. Secondo Baggio, “oltre a essere un dovere, l’accoglienza dell’altro, del forestiero, del diverso rappresenta per ogni cristiano una vera opportunità di incontro intimo e personale con Dio, presente nella persona accolta”. “Per le comunità parrocchiali – aggiunge – si tratta di una vera opportunità per vivere la cattolicità della Chiesa, nella quale tutti i battezzati possono rivendicare il diritto di cittadinanza. Per tutti i cristiani si tratta di una vera opportunità missionaria, un’occasione provvidenziale di testimoniare la propria fede attraverso la carità”. Riconoscendo “il generoso sforzo profuso finora da tanti attori internazionali e anche dalla Chiesa cattolica al fine di assicurare la pace a territori che sono stati martoriati dalle guerre negli ultimi decenni”, padre Baggio osserva che “non bisogna mai perdersi d’animo e continuare a insistere sul dialogo tra le diverse parti. Bisogna lavorare assiduamente per ricucire ferite antiche e riconciliare animi devastati dal rancore”. “La via del dialogo – conclude – spesso non è la più corta, ma è indubbiamente l’unica che può garantire una pace sostenibile”.

Dionigi Tettamanzi: Bova (Forum socio sanitario), “figura di riferimento per il nostro impegno”

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 15:50

“Nell’esprimere grande dolore e tristezza” per la morte del cardinale Dionigi Tettamanzi, il Forum sociosanitario cristiano “vuole ricordare il suo impegno totale, anche nella formazione spirituale e nell’evangelizzazione nel mondo della cura della salute. In particolare – da assistente ecclesiastico nazionale dei medici cattolici – nel rapporto con gli ammalati sosteneva l’esigenza da parte del medico di avere adeguata preparazione tecnico-professionale e amore per il sofferente, in cui bisogna vedere Cristo”. Ad affermarlo è Aldo Bova, presidente del Forum, che aggiunge: “Ci tengo a sottolineare, per i temi che riguardano il Forum, l’impegno concreto della diocesi milanese, nel periodo di governo di Tettamanzi, a favore dei poveri e dei disagiati, con la messa a disposizione di risorse per le situazioni di difficoltà personali o familiari, e a favore dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati. Impegno, quest’ultimo, possibile, e visto con positività, se c’è amore per il prossimo, ma anche conoscenza della storia e della sociologia”. “Il Forum, con tutte le associazioni che lo compongono – conclude Bova -, prega per il card. Tettamanzi e conserverà sempre la sua figura come riferimento per il proprio impegno nel mondo sociosanitario”.

Protezione civile: Curcio lascia per motivi personali, ora Borrelli

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 15:38

(DIRE-SIR) – Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha ricevuto oggi dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, una lettera nella quale, a causa di motivi strettamente personali, chiede di poter essere sollevato dall’incarico attualmente ricoperto. “Il ruolo di Capo del Dipartimento della Protezione Civile è unico, necessariamente assorbente e totalizzante per chi lo ricopre, dati tutti i rischi presenti sul territorio italiano e il complesso ma strepitoso Sistema di componenti e strutture operative che ruota intorno al Dipartimento stesso” scrive Curcio. “Tutte le energie devono essere dedicate a svolgere nel miglior modo possibile questa funzione senza soluzione di continuità, giorno e notte, h24 come diciamo in gergo. Purtroppo, per motivi strettamente personali, non sono più, in questo momento, nella possibilità di garantire il cento per cento della mia concentrazione e del mio impegno per continuare a ricoprire tale ruolo”, prosegue. Il Presidente del Consiglio ha ringraziato molto Curcio per il lavoro svolto in questi anni, “con una dedizione, una passione, una energia e una competenza straordinarie”, ha sottolineato Gentiloni. Il premier ha quindi indicato in Angelo Borrelli, vice di Curcio, il nuovo Capo del Dipartimento della Protezione Civile. A Borrelli vanno i migliori auguri di buon lavoro da parte del Presidente del Consiglio per le sfide e le responsabilità che lo attendono. (www.dire.it)

Lotta alla criminalità: Paola, a settembre il “Pacchero d’argento”. Tra i premiati il vescovo Savino

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 15:22

C’è anche monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio, tra le persone che quest’anno verranno premiate con il “Pacchero d’argento”. Il riconoscimento, giunto all’ottava edizione, è stato ideato da Salvatore Magarò, presidente dell’associazione culturale “Più di cento – tana per la legalità” e viene assegnato a persone impegnate nell’affermazione dei diritti e nel contrasto alla illegalità e alla criminalità organizzata. Mons. Savino riceverà il riconoscimento per essersi “apertamente e nettamente schierato contro la ‘ndrangheta e i simbolismi religiosi di cui le cosche si sono nutrite nell’area della diocesi, alla ricerca del consenso popolare”. “Inchinarsi al potere mafioso rende schiavi e uccide la speranza” – ha dichiarato recentemente mons. Savino, come ricorda una nota degli organizzatori – chiedendo alle famiglie un sussulto di umanità e di conversione sincera alla fede. L’evento “Un pacchero alla ‘ndrangheta” si terrà il prossimo 7 settembre, alle ore 20.30, a Paola (Cosenza). L’iniziativa prese il via nel 2010, all’indomani della nomina di Salvatore Magarò a presidente della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta ed è proseguita anche oltre il termine della legislatura.

Ong e migranti: Forti (Caritas), “riportare il dibattito a serietà e serenità”. No a “teatrino” di fazioni opposte

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 14:55

Un invito “ad uscire da questo ‘teatrino’ con due fazioni opposte insostenibili – chi sta pro o contro i salvataggi umanitari -, perché si stanno dando messaggi non veritieri e a farne le spese sono i migranti”. A parlare oggi al Sir è Oliviero Forti, responsabile dell’ufficio immigrazione di Caritas italiana, che interviene nel dibattito sul codice di condotta per le Ong e i salvataggi dei migranti. Anche la Caritas, come il ministro dei trasporti Graziano Del Rio, ritiene che il tema non “debba essere centrato esclusivamente sul codice di condotta delle Ong ma sul salvataggio, perché al di là dei Codici c’è in gioco la vita umana, che è la nostra preoccupazione maggiore. E chi se ne prende la responsabilità?”. “Il fatto che ci siano persone riportate in Libia dove vengono violati i diritti umani – ricorda Forti -, e persone salvate in attesa di essere sbarcate, sono tutti elementi da prendere in considerazione, perché esistono norme di diritto internazionale da rispettare. Tutto il resto del dibattito rischia di diventare un teatrino che in questa fase non serve a nessuno. Non dimentichiamo che l’Italia è già stata condannata in passato per i respingimenti illegittimi verso la Libia con il ‘caso Hirsi'”. Forti chiede “di avere il coraggio di abbassare i toni e mettersi tutti intorno ad un tavolo, per cercare di fare insieme una politica nell’interesse di tutti, sia del Paese che accoglie, sia degli immigrati”. “Bisogna riportare il dibattito su un piano di serietà e serenità – sottolinea -, uscendo dal ‘cul de sac’ legato alle Ong e affrontando seriamente la questione libica e tanti altri temi legati, altrimenti si accentua la divisione tra queste due pseudo-fazioni e tutto ciò si ripercuote sull’accoglienza nei territori”. Anche a proposito della presenza a bordo della navi di personale armato la Caritas pensa che “le armi non risolvono il problema, è solo un messaggio securitario che non serve certo a frenare le partenze”.

 

 

61° Marcinelle: Furlan (Cisl), “integrazione e sicurezza sul lavoro binomio essenziale per tutti i Paesi civili”

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 14:48

“Marcinelle è una tragedia che non va mai dimenticata. Integrazione e sicurezza sul lavoro sono un binomio essenziale per tutti i Paesi civili”. È quanto sottolinea oggi sul suo profilo twitter la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, ricordando l’incidente sul lavoro di 61 anni fa nella miniera di Marcinelle in Belgio dove morirono 262 minatori, fra i quali 136 lavoratori italiani.

Papa Francesco: tweet per san Domenico, “al servizio del Vangelo predicato con la parola e con la vita”

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 14:48

“Oggi rendiamo gloria al Padre per l’opera che san Domenico compì, al servizio del Vangelo predicato con la parola e con la vita”. In questo tweet, lanciato sull’account @Pontifex, il Papa sottolinea le doti distintive di san Domenico, fondatore dei Frati predicatori, vissuto tra XII e XIII secolo, di cui oggi ricorre la festa.

Oggi rendiamo gloria al Padre per l’opera che san Domenico compì, al servizio del Vangelo predicato con la parola e con la vita.

— Papa Francesco (@Pontifex_it) August 8, 2017

Nato a Caleruega, in Castiglia, nel 1170, Domenico Guzmán – ricorda Radio Vaticana – viene avviato a 15 anni nelle celebri scuole di arti liberali e teologia di Palencia, dove a contatto con miserie e guerre matura la sua vocazione religiosa, nel segno della povertà.
Ordinato sacerdote a 24 anni tra i canonici regolari della cattedrale di Osma, inizia a viaggiare per l’Europa con il vescovo Diego di Acebes, imbattendosi lungo gli avventurosi itinerari in uno dei grandi pericoli per la cristianità di allora: il movimento eretico dei Catari, detti albigesi, diffusosi soprattutto nella Francia meridionale. Viene quindi inviato dal Papa Innocenzo III, nel 1206, insieme a Diego, missionario in Linguadoca, dove all’incessante predicazione, con dibattiti pubblici, colloqui personali, trattative, opere di persuasione, preghiere e penitenza associa uno stile di vita austero e di assoluta povertà.
Nominato dal vescovo di Tolosa predicatore della diocesi, Domenico progetta di dare alla sua predicazione una forma stabile organizzata, fondando l’Ordine Domenicano, che da lui prende il nome, approvato ufficialmente nel 1216 dal Papa Onorio III. Dedicato da allora con ogni energia a diffondere la sua opera, Domenico dissemina i suoi frati predicatori in giro per l’Europa, specie a Parigi e a Bologna, principali centri universitari del tempo. Nei primi due Capitoli generali, nel 1220 e 1221, vengono quindi definiti gli elementi fondanti dell’Ordine: predicazione, studio, povertà mendicante, vita comune, legislazione, distribuzione geografica, spedizioni missionarie.
Sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, Domenico muore, in quello stesso anno 1221 circondato dai suoi frati, nell’amatissimo convento di Bologna, in una cella non sua, perché lui, il fondatore, non ne aveva una propria. Aveva 51 anni. Canonizzato dopo soli 13 anni, nel 1234, da Gregorio IX, legato a Domenico da profonda amicizia. Il suo corpo è custodito dal 1267 in un Arca marmorea e al suo sepolcro sono accorsi nei secoli fedeli da ogni parte d’Italia e d’Europa: numerosi i miracoli riconosciuti e le grazie ottenute per l’intercessione del Santo, che il popolo bolognese ha proclamato “Patrono difensore perpetuo della città”.

Diocesi: Grosseto, al via domani la due giorni di festa per il patrono san Lorenzo

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 13:47

Da domani 9 agosto entrano nel vivo a Grosseto le celebrazioni per il patrono della città e della diocesi, san Lorenzo martire. Domani alle 21 la grande processione con la statua del santo sul caratteristico carro trainato da due buoi maremmani. Presiede il vescovo di Pistoia mons. Fausto Tardelli, segretario della Conferenza episcopale toscana. In occasione della serata di festa, a partire dalle 19, nell’atrio del palazzo vescovile, in corso Carducci 11, sarà allestito un punto-accoglienza dove chi vorrà potrà consegnare alimenti a lunga conservazione, così da proseguire ulteriormente la “Raccolta di san Lorenzo”, che quest’anno ha permesso di ricevere già più di 8200 chili di alimenti per la Caritas. Il 10 agosto alle 11 il solenne pontificale in duomo presieduto da mons. Tardelli. Durante la celebrazione eucaristica il sindaco di Grosseto offrirà il cero votivo a san Lorenzo. “Lorenzo, il santo giovane”: è questo l’accento posto dal vescovo di Grosseto, mons. Rodolfo Cetoloni, quest’anno, sulla figura del patrono. Il presule, nel suo messaggio stampato in 10mila copie e nel video realizzato, ha voluto legare le celebrazioni 2017 al cammino che la Chiesa sta compiendo, su impulso di papa Francesco, per prepararsi al Sinodo dei giovani dell’ottobre 2018. “Lorenzo – scrive mons. Cetoloni – è un esempio, un modo di essere giovane, vivace e partecipe all’interno di una comunità. Il suo spirito ci contagi e ci aiuti a metterci in ascolto dei giovani e di quello che hanno nel cuore, per rispondere con loro al tempo attuale”.

61° Marcinelle: Mattarella, “Bois du Cazier luogo simbolo del lavoro italiano nel mondo”. Attualità del messaggio su lavoro e migrazione

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 13:31

“L’8 agosto di 61 anni fa a Marcinelle, dove persero la vita, tra gli altri, 136 nostri connazionali, si consumò una sciagura che ha lasciato un ricordo indelebile nella memoria europea”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio in occasione dell’anniversario della tragedia della miniera di Marcinelle. “Il nostro pensiero va ad essi, al Bois du Cazier, luogo simbolo del lavoro italiano nel mondo e, mentre onoriamo la loro memoria, siamo esortati a mantenere vivo il senso di riconoscenza per i sacrifici affrontati da tutti i lavoratori italiani, emigrati alla ricerca di un futuro migliore per sé e per le proprie famiglie”, afferma il Capo dello Stato. “Le loro fatiche sono state feconde. Esse hanno contribuito a edificare un continente capace di lasciarsi alle spalle le devastazioni della seconda guerra mondiale e di offrire alle generazioni più giovani un futuro di pace, di crescita economica, di maggiore equità sociale”. Il “dramma di Marcinelle ci invita a riflettere anche sul tema irrisolto della sicurezza nei luoghi di lavoro, ancor oggi di grande attualità: rimane un impegno prioritario delle autorità italiane ed europee”.
Mattarella prosegue: “Generazioni di italiani hanno vissuto la gravosa esperienza dell’emigrazione, hanno sofferto per la separazione dalle famiglie d’origine e affrontato condizioni di lavoro non facili, alla ricerca di una piena integrazione nella società di accoglienza. È un motivo di riflessione verso coloro che oggi cercano anche in Italia opportunità che noi trovammo in altri Paesi e che sollecita attenzione e strategie coerenti da parte dell’Unione europea”. Il Presidente conclude: “In questo giorno dedicato al ricordo del sacrificio del lavoro italiano nel mondo rivolgo ai familiari e ai colleghi delle vittime della tragedia di Marcinelle, e di ogni altra nella quale sono periti nostri emigranti, un solidale e affettuoso saluto”.

Funerali Tettamanzi: mons. Delpini, “è stato facile volergli bene”. L’ultima sua “raccomandazione”

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 13:25

“La ragione che ci accomuna tutti in questo tributo di preghiera e di affetto è questa: è stato facile voler bene al cardinal Dionigi”. Così l’arcivescovo eletto di Milano, mons. Mario Delpini, prendendo la parola a conclusione dei funerali del cardinale Dionigi Tettamanzi presieduti oggi in Duomo dall’amministratore apostolico, card. Angelo Scola. Mons. Delpini ha espresso gratitudine a nome del card. Scola e suo per i messaggi pervenuti e per la presenza “particolarmente significativa” tra gli altri, del cardinale Camillo Ruini “con cui – ha ricordato – il cardinal Tettamanzi ha vissuto una stretta collaborazione”. Mons. Delpini ha quindi espresso gratitudine alle autorità militari e civili, ai rappresentanti della società civile, ai “fratelli delle Chiese cristiane” e ai rappresentanti dell’ebraismo e di altre religioni presenti. “La ragione più semplice e più profonda che ci ha qui radunati, la ragione che accomuna tutti in questo tributo di preghiera e di affetto – ha aggiunto – è questa: è stato facile voler bene al cardinal Dionigi”. Delpini ne ha ricordato “il temperamento, il modo di fare, la saggezza, il sorriso, la prossimità alla gente comune, la capacità di stare con le autorità; c’era qualcosa in lui che ha reso facile volergli bene”. Oggi, ha concluso, ci viene dal cardinale scomparso “un’ultima raccomandazione e vorrei farmene voce: ‘Cercate di fare in modo che sia facile volervi bene’”.

Kenya: nota dei vescovi per le elezioni, “siano giuste, corrette e pacifiche”

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 13:16

“Le elezioni siano giuste, corrette, pacifiche e credibili”: lo chiede la Conferenza episcopale del Kenya in occasione delle elezioni presidenziali e generali che si svolgono oggi. In una nota a firma di mons. Philip Ayolo, si invitano tutti i fedeli “ad esercitare il diritto democratico al voto” per eleggere i leader nazionali: “Esortiamo tutti i keniani a cogliere questa opportunità per esercitare un diritto sancito dalla Costituzione ed eleggere dirigenti capaci di integrità”, riferisce Radio Vaticana. “Le elezioni siano giuste, corrette, pacifiche e credibili – scrivono i vescovi -. Dobbiamo creare un ambiente pacifico, dimostrare il nostro amore per questo Paese meraviglioso e garantire tutto il Kenya viva in pace”. Esprimendo, poi, apprezzamento per “il modo relativamente pacifico con cui si è svolta la campagna elettorale”, la Chiesa di Nairobi chiede ai giovani di essere “agenti di pace”, impegnandosi attivamente nella riconciliazione, “al fine di raggiungere la coesione e l’integrazione nazionale”. Un ulteriore appello viene rivolto alla Commissione elettorale, affinché garantisca che le votazioni siano “giuste, eque, trasparenti, credibili e pacifiche”. I vescovi si dicono disponibili a “lavorare con tutti gli attori coinvolti nel processo elettorale”. Quanto ai mass-media, si sottolinea che essi hanno “un ruolo molto cruciale nell’intero processo elettorale”, in quanto “strumento che trasmette le informazioni al pubblico”. Per tanto, “è fondamentale che i media restino obiettivi per contribuire a creare un ambiente pacifico e promuovere la cultura della giustizia, della pace e della riconciliazione”. Anche la magistratura viene incoraggiata dalla Chiesa a “mantenere la sua professionalità ed il suo impegno in favore del Paese, nell’adempimento del suo mandato, senza timore o favoreggiamenti”.

Libia: l’inviato speciale dell’Onu Ghassan Salamé in visita a Sant’Egidio

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 13:13

Nel corso della sua visita a Roma, accanto agli incontri istituzionali, l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamé, si recherà oggi, alle 18.30, nella sede di Sant’Egidio a Trastevere, dove avrà un colloquio sul lavoro a favore della pace e della riconciliazione, svolto dalla Comunità nel Paese nordafricano.

Azione cattolica: Capua, concluso campo diocesano giovani “in cammino verso la libertà”

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 12:51

Cinque giorni – dal 3 al 7 agosto – in provincia di Salerno per 184 ragazzi dell’Azione cattolica dell’arcidiocesi di Capua. Il tema di questa edizione 2017 è stato “Under Construction, in cammino verso la libertà”. Provenienti da varie parrocchie del territorio e guidati dall’assistente diocesano don Agostino Porreca, dai responsabili Vincenzo Criscuolo e Teresa Sorbo, i giovani hanno trascorso alcuni giorni al Seminario metropolitano “Giovanni Paolo II”. “É stata una forte esperienza di condivisione e di comunione. Abbiamo percorso – dichiara don Porreca – il cammino dell’esodo, per liberarci dalle nostre schiavitù e accogliere con responsabilità il dono della Terra”. Tante le attività intraprese dai ragazzi che si sono alternati in momenti formativi, in momenti ludici e di socializzazione, senza però dimenticare la centralità della celebrazione eucaristica. Il venerdì è stato dedicato al tema del deserto mentre sabato è stata organizzata la veglia “sotto le stelle”. Il campo si è svolto nel seminario visitato da Giovanni Paolo II, che aveva più volte incoraggiato la costruzione della struttura. Il Santo Padre vi giunse il 4 settembre 1999, accolto dai seminaristi e dai formatori, dal card. Michele Giordano, presidente della Conferenza episcopale campana, dai vescovi della metropolia e della regione, da moltissimi sacerdoti diocesani e religiosi, dalle religiose, dalle autorità civili regionali e provinciali e comunali e da una folla di migliaia di persone.

Funerali Tettamanzi: card. Scola, “ci domanda una responsabilità decisiva. Chiesa ambrosiana terrà viva sua eredità”

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 12:02

La morte del card. Tettamanzi, il suo affidarsi al Padre e l’Eucaristia che stiamo celebrando ci domandano “una responsabilità decisiva, dobbiamo essere una eco della volontà di Colui che ci ha mandato”. Così il card. Angelo Scola, amministratore apostolico di Milano, nell’omelia dei funerali del cardinale Dionigi Tettamanzi. “Chiediamoci – l’interrogativo posto dal porporato -: quanto noi cristiani, nella nostra vita quotidiana, siamo disponibili a questo instancabile abbraccio di Cristo così da potere, a nostra volta, abbracciare ogni uomo e ogni donna che viene al nostro incontro, lasciando trasparire la bellezza, la bontà e la verità della fede in Lui? Quanto le nostre comunità cristiane, parrocchiali, religiose, aggregative sono luoghi in cui la certezza della risurrezione genera un clima di gioiosa speranza, capace di sanare le ferite, di risollevare gli sguardi, in una parola di amare di un amore rigenerativo i nostri fratelli e le nostre sorelle? Quanto l’azione concorde, rispettosa della pluriformità vissuta nell’unità ecclesiale voluta da Gesù, diventa capacità di favorire la comunione e l’edificazione civica? Come affrontiamo i bisogni, soprattutto quelli derivanti dalla miseria e dall’esclusione, non a suon di proclami ma cambiando concretamente aspetti della nostra vita spesso mondanamente troppo attaccata agli affetti e ai beni?”.
Per Scola, “la morte in Cristo del cardinal Dionigi getta allora una luce su tutta la sua vita e soprattutto sul suo ministero. Egli ha voluto realmente essere un testimone fedele di Cristo teso a non perdere nulla e nessuno di quanti la Chiesa gli aveva affidato”. “La Chiesa ambrosiana – assicura Scola – saprà trovare modi e forme per mantenere viva l’eredità copiosa di questo padre e maestro”.  Al termine della celebrazione, ha affermato Scola, il card. Tettamanzi, su suo desiderio, verrà sepolto sul lato destro del duomo, ai piedi dell’altare Virgo Potens accanto all’urna del beato cardinale Schuster.

Funerali Tettamanzi: card. Scola, “guidato da profondo senso di giustizia seppe denunciare in modo costruttivo i mali delle nostre terre”

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 11:52

“Molti di noi – penso anche a me – hanno nel cuore fatti e momenti in cui hanno potuto godere dell’intensa umanità del cardinal Dionigi: ad essi torneremo come a preziose reliquie; di essi parleremo a figli e nipoti per aiutarli a crescere”. Così il card. Angelo Scola, amministratore apostolico di Milano, nell’omelia dei funerali del cardinale Dionigi Tettamanzi in corso in duomo. Il sorriso “contagioso” del porporato, prosegue Scola, era “riverbero di Gesù e Maria santissima verso tutti quelli che incontrava”. Scola ricorda le qualità di Tettamanzi; “profondamente esperto nel campo delle scienze morali e bioetiche come rivelano le sue pubblicazioni e la collaborazione diretta con Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco”. “Il rapporto con la società civile di Milano – aggiunge – ebbe un peso notevole, si manifestò non solo con una grande apertura al mondo sociale, ecumenico e interreligioso ma si espresse anche attraverso l’attenzione ai problemi della famiglia, del matrimonio, delle famiglie ferite, del lavoro e della disoccupazione, dell’emarginazione nelle sue diverse forme”.
E ancora: “Era guidato da un profondo senso di giustizia e seppe denunciare senza timidezze ma sempre in modo costruttivo i mali delle nostre terre”. Di qui il monito: “Affidarlo al Padre non può ridursi a un gesto di umana gratitudine, deve scavare in noi in profondità”. “Fu la sua fede – chiosa Scola – il motore di tutte le espressioni di vita del cardinale, ci ha insegnato fino alla fine, soprattutto negli ultimi mesi della sua malattia portata in atteggiamento di piena e umile offerta: l’eucaristia che stiamo celebrando è un anticipo di quello cui siamo destinati”.

Funerali Tettamanzi: card. Scola, “la sua morte non è una sconfitta della vita, ma una vittoria”

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 11:45

“La morte di questo uomo amabile ed amato, come lo ha definito Papa Francesco, non è una sconfitta della vita, ma al contrario ne è la pienezza. La sua morte è una vittoria”. Lo ha detto questa mattina il card. Angelo Scola, amministratore apostolico di Milano, nell’omelia dei funerali del cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito dell’arcidiocesi ambrosiana, scomparso il 5 agosto. Presiedendo nel Duomo gremito le esequie, il card. Scola ha ricordato: “Gesù che ha desiderato mangiare la Pasqua con i suoi prima della sua passione, offre totalmente se stesso. Si rivolge agli apostoli ma anche a coloro che lungo il tempo e in tutti i luoghi crederanno a lui, quindi anche a noi nel contingente momento storico. Questo diventa in modo speciale vero per il cardinal Dionigi”. La resurrezione, “cioè il pieno compimento del nostro destino – ha affermato Scola –, è la parola potente a cui il cardinal Dionigi ci chiama. Deve ora abitare nel nostro cuore, questo destino ci deve dominare in questo momento”. Certo, “essa è passione e doloroso distacco dalla vita terrena, ma partecipare alla morte e resurrezione di Gesù è la nostra resurrezione, la resurrezione del cardinale”. “Gesù sta già abbracciando il cardinal Dionigi. Egli ne era ben consapevole”, prosegue il card. Scola richiamando l’omelia pronunciata da Tettamanzi nel giorno di Pasqua del 2011.

Attacco a chiesa in Nigeria: il vescovo di Nnewi, “13 morti e 26 feriti ma non è terrorismo”. “Chiediamo preghiere”

Agensir.it - Tue, 2017-08-08 11:36

“Non ho alcun motivo per pensare che sia stato un attentato contro la Chiesa”. A parlare oggi è monsignor Hilary Paul Odili Okeke, vescovo di Nnewi, a proposito del tragico attacco avvenuto domenica mattina nella sua diocesi, all’interno della chiesa di San Filippo ad Ozubulu, in Nigeria. Durante la messa delle 6 di mattina, uomini armati hanno aperto il fuoco all’interno dell’edificio di culto cattolico. “Alcune persone sono state uccise all’interno della chiesa – riferisce ad Acs (Aiuto alla Chiesa che soffre) – mentre altre sono morte in ospedale o durante il tragitto in ambulanza. Per ora il bilancio è di 13 morti e 26 feriti”. Secondo monsignor Okeke, la tragedia è legata a questioni di carattere locale e non è in alcun modo da interpretarsi come di natura terroristica. “Non ho nessun elemento per pensare che dietro l’attacco vi sia Boko Haram o qualche altro gruppo. Non credo sia stato un attacco contro la Chiesa, ma che sia semplicemente avvenuto all’interno di una chiesa”. Ieri il vescovo ha visitato i feriti e le famiglie delle vittime in due diversi ospedali. “Ho incontrato ciascuno di loro e cercato di confortarli. Ho detto a tutti i miei fedeli di continuare ad avere fiducia in Dio. Episodi come questo possono accadere a chiunque e in qualsiasi momento. Noi possiamo soltanto lasciare tutto nelle mani di Dio e seguire la sua volontà”.
L’attacco alla chiesa ha allarmato la comunità locale. Nel Sud della Nigeria, a maggioranza cristiana, non si registrano attentati di questo tipo. “Vi è grande preoccupazione, ma nonostante ciò alla messa che ieri ho celebrato nella chiesa di San Filippo sono venute molte persone”. Poco prima dell’inizio della celebrazione è giunto il telegramma di cordoglio di Papa Francesco. “Ero sorpreso, non mi aspettavo di ricevere un messaggio dal Santo Padre. L’ho letto immediatamente ai miei fedeli, i quali sono rimasti estremamente colpiti dalla vicinanza del Pontefice che ha donato loro conforto in un momento tanto tragico”. Ora monsignor Okeke è impegnato nell’organizzare gli aiuti per i feriti e le famiglie delle vittime e chiede il sostegno di tutti i cristiani del mondo. “Ma ancor prima chiediamo ai nostri fratelli nella fede di pregare: per noi, per le vittime e per gli attentatori stessi. È la prima cosa che chiediamo: preghiera, preghiera, preghiera”.

Menù ad Accesso Rapido

Accesso rapido

La Parola
Ragazzi
Scie di Luce
Servizi La Stanza
Media
Cattolici  Protestanti  Ortodossi  Ecumenismo  Vita Quotidiana
  • ° Vita Pubblica
  • ° Lui & Lei
  • ° Matrimonio
  • ° Figli
  • ° Ricette
  • ° Viaggi


 Notizie