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Papa in Colombia: incontro riconciliazione nazionale, “le ferite del cuore sono più profonde di quelle del corpo”

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 22:23

“Le ferite del cuore sono più profonde e difficili da sanare di quelle del corpo”. Il Papa, da Villavicencio, ha sintetizzato così la testimonianza di Luz Dary, vittima dei guerriglieri con la sua famiglia. “Ti sei resa conto che non si può vivere nel rancore, che l’amore libera e costruisce”, l’omaggio di Francesco: “E in questo modo hai cominciato a guarire anche le ferite di altre vittime, a ricostruire la loro dignità. Questo uscire da te stessa ti ha arricchito, ti ha aiutato a guardare in avanti, a trovare pace e serenità e un motivo per continuare a camminare”. “Ti ringrazio per la stampella che mi offri”, ha detto il Papa: “Benché ti rimangano ancora conseguenze fisiche delle tue ferite, la tua andatura spirituale è veloce e salda, perché pensi agli altri e vuoi aiutarli. Questa tua stampella è un simbolo di quell’altra stampelle più importante, di cui tutti abbiamo bisogno, che è l’amore e il perdono. Col tuo amore e il tuo perdono stai aiutando tante persone a camminare nella vita. Grazie!”.

Papa in Colombia: incontro riconciliazione nazionale, “è possibile vincere l’odio, è possibile vincere la morte, è possibile dare vita a una Colombia nuova”

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 22:21

“La violenza genera altra violenza, l’odio altro odio, e la morte altra morte”. Lo ha detto il Papa, rispondendo alle quattro testimonianze che hanno scandito il grande incontro per la riconciliazione nazionale che si è svolto a Villavicencio, a conclusione della terza giornata del viaggio del Papa in Colombia. “Dobbiamo spezzare questa catena che appare ineluttabile, e ciò è possibile soltanto con il perdono e la riconciliazione”, l’invito di Francesco: “Con l’aiuto di Cristo vivo in mezzo alla comunità, è possibile vincere l’odio, è possibile vincere la morte, è possibile cominciare di nuovo e dare vita a una Colombia nuova” e far sì che “la pace trionfi definitivamente in Colombia”.

Papa in Colombia: incontro riconciliazione nazionale, “l’odio non ha l’ultima parola, l’amore è più forte della morte e della violenza”

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 22:19

“Ci siamo riuniti ai piedi del Crocifisso di Bojayá, che il 2 maggio 2002 assistette e patì il massacro di decine di persone rifugiate nella sua chiesa”, ha detto il Papa da Villavicencio, soffermandosi sul “forte valore simbolico e spirituale” che il Cristo mutilato ha per il popolo colombiano. “Guardandola contempliamo non solo ciò che accadde quel giorno, ma anche tanto dolore, tanta morte, tante vite spezzate e tanto sangue versato nella Colombia degli ultimi decenni”, la meditazione di Francesco: “Vedere Cristo così, mutilato e ferito, ci interpella. Non ha più braccia e il suo corpo non c’è più, ma conserva il suo volto e con esso ci guarda e ci ama. Cristo spezzato e amputato, per noi è ancora ‘più Cristo’, perché ci mostra ancora una volta che è venuto a soffrire per il suo popolo e con il suo popolo; e anche ad insegnarci che l’odio non ha l’ultima parola, che l’amore è più forte della morte e della violenza”. Poi il “grazie” del Papa alle quattro testimonianze che lo hanno preceduto: “Come ci fa bene ascoltare le loro storie! Sono commosso. Sono storie di sofferenza e di amarezza, ma anche, e soprattutto, storie di amore e di perdono che ci parlano di vita e di speranza, di non lasciare che l’odio, la vendetta e il dolore si impadroniscano del nostro cuore”. “Grazie, Signore, per la testimonianza di coloro che hanno inflitto dolore e chiedono perdono; di quanti hanno sofferto ingiustamente e perdonano”, ha proseguito il Papa: “Questo è possibile con il tuo aiuto e la tua presenza… ed è già un segno enorme che tu vuoi ricostruire la pace e la concordia in questa terra colombiana”.

Papa in Colombia: incontro riconciliazione nazionale, “vorrei abbracciarvi e piangere con voi”

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 22:17

“Fin dal primo giorno ho desiderato che venisse questo momento del nostro incontro”. È iniziato con queste parole il grande incontro per la riconciliazione nazionale, cuore del viaggio in Colombia, che sta radunando a Villavicencio centinaia di migliaia di persone, tra cui molte vittime della guerriglia che ha insanguinato per più di 50 anni il Paese, militari ed ex agenti di polizia, ex guerriglieri. E proprio a questa storia, “segnata da eventi tragici ma anche piena di gesti eroici, di grande umanità e di alto valore spirituale di fede e di speranza”, il Papa ha fatto subito riferimento: “Vengo qui con rispetto e con la chiara consapevolezza di trovarmi, come Mosè, su una terra sacra. Una terra irrigata con il sangue di migliaia di vittime innocenti e col dolore lacerante dei loro familiari e conoscenti. Ferite che stentano a cicatrizzarsi e che ci addolorano tutti, perché ogni violenza commessa contro un essere umano è una ferita nella carne dell’umanità; ogni morte violenta ci ‘diminuisce’ come persone”. “Io sono qui non tanto per parlare ma per stare vicino a voi e guardarvi negli occhi, per ascoltarvi e aprire il mio cuore alla vostra testimonianza di vita e di fede”, ha assicurato Francesco: “E, se me lo permettete, vorrei anche abbracciarvi e piangere con voi, vorrei che pregassimo insieme e che ci perdoniamo – anch’io devo chiedere perdono – e che così, tutti insieme, possiamo guardare e andare avanti con fede e speranza”.

Diocesi: Milano, il saluto del card. Scola. “Chiesa ambrosiana, Chiesa di popolo”. “Sostenetemi con la preghiera”

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 20:40

“Ho avuto la fortuna di vivere il mio ministero in un momento in cui, al di là delle contraddizioni, dei conflitti e dei problemi che ancora attanagliano la nostra metropoli, ho potuto vedere non pochi elementi di risveglio. Nello stesso tempo però avverto l’urgenza di dire con franchezza che questo non basta”. Lo ha affermato il cardinale Angelo Scola nell’omelia con cui si è congedato oggi, con una messa in duomo, dalla diocesi di Milano, al termine dei suoi sei anni di episcopato. Parlando della sua esperienza di vescovo alla guida prima della diocesi di Grosseto, poi di Venezia e infine di Milano, Scola ha sottolineato: “In questi ventisei anni e più di episcopato, ho visto brillare la speranza, suscitata dall’incontro con Cristo, nelle più disparate condizioni di vita”. Di Milano ha indicato alcuni segnali di rinascita; poi il cardinale è tornato a mettere in evidenza la strada che la città deve ancora compiere. “Qualche anno fa, in un Discorso di sant’Ambrogio dissi che a Milano mancava l’anima. Alcuni contestarono questa mia affermazione. In parte avevano ragione, altrimenti questa crescita della metropoli non si spiegherebbe. Tuttavia c’è ancora un cammino da compiere. ‘Non dimenticarti di Dio’ avevo raccomandato alla nostra città all’inizio del mio ministero in mezzo a voi, perché ‘Dio è con noi’ (Mt 1,23). Questa memoria – in sei anni l’ho potuto toccare con mano – è ancora viva in molti tra le generazioni adulte dei vecchi e nuovi milanesi. Ma non sempre sappiamo vedere l’enorme potenziale di speranza e di costruzione di vita buona, cioè bella vera e giusta, che tale memoria contiene. Di conseguenza spesso non riusciamo a farlo scoprire ai giovani”.
Il card. Scola ha fra l’altro osservato: “La Chiesa milanese, al di là di tutte le rilevazioni statistiche, è ancora, nelle sue radici, una Chiesa di popolo. Questa mia convinzione ha preso forma con crescente lucidità, soprattutto a partire dalle assemblee ecclesiali della Visita pastorale feriale. Certo non è più un albero rigoglioso di foglie e di frutti, e tuttavia le sue radici sono ben vive. E finché le radici sono vitali, l’albero può tornare florido. Se la Chiesa di Milano è una Chiesa di popolo, allora in essa qualunque uomo e qualunque donna, in ogni momento e condizione, può trovare la sua casa definitiva. Tutti gli uomini e le donne che vivono sul territorio ambrosiano, possono fare l’esperienza del bell’amore incontrando, nella testimonianza diretta e personale di singoli fedeli e di comunità, il volto di Gesù che la fede ci fa cercare con tutte le nostre forze come compimento del nostro destino”. Infine: “Mentre mi scuso con tutti per mancanze ed errori commessi, vi chiedo, un’altra volta, di sostenermi nella preghiera e nell’affetto. A tutti un caloroso abbraccio e la mia benedizione”.

Carlo Caffarra: mons. Solmi (Parma), “amore incondizionato al Signore e alla Chiesa” e “fedeltà adamantina al Papa e al Magistero”

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 20:31

“Tantissime sono le immagini che mi scorrono nella mente. Dal ricordo ormai lontano di studente all’Accademia Alfonsiana, fino alla partecipazione comune alla Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna e ai Sinodi sulla famiglia. Tantissimo si potrebbe dire, ma mi è cara la sua testimonianza di un amore incondizionato al Signore e alla Chiesa, di una fedeltà adamantina al Papa e al Magistero, oltre all’ammirazione per il suo pensiero lucido e profondo”. Così mons. Enrico Solmi, vescovo di Parma, ricorda il card. Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna, scomparso il 6 settembre. In pellegrinaggio con la diocesi a Fatima, mons. Solmi ha espresso il suo cordoglio in un messaggio alla Chiesa felsinea, al suo pastore, mons. Matteo Zuppi, e ai familiari del card. Caffarra. “Ben altri – prosegue mons. Solmi – potrebbero dire tante cose, a me resta un ricordo grato da affidare al Signore Risorto, mentre accompagno il carissimo Card Carlo nella preghiera. Ho il rammarico di non potere godere della sua parola in una prevista conferenza su Giovannino Guareschi, che avevo già combinato con Lui, ben sapendo che a una tale proposta non avrebbe mai potuto negare il suo assenso. Forse in Paradiso si ricorderà di questo piccolo debito che ha con me e intercederà un po’ per la Chiesa di Parma”. Domani i pellegrini di Parma nella celebrazione dell’Eucaristia, nella Cappella delle Apparizioni, ricorderanno in modo particolare il card. Caffarra.

Diocesi: Fermo, una targa a mons. Lusek in chiusura di mandato come direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Cei

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 20:00

Durante l’incontro “Cooperation days”, tenutosi oggi a Fermo, è stata consegnata a monsignor Mario Lusek una targa ricordo da parte dei sacerdoti della diocesi per l’attività e l’impegno portati avanti in questi anni a chiusura del suo incarico, in scadenza, dopo aver ricoperto due mandati in qualità di direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Cei. “La strategia del bello, del buono del vero è l’unico serio marketing di questi spazi – ha affermato mons Lusek -. Da parte nostra abbiamo provato a ripensare il territorio e abitarlo: l’abbiamo ritenuto una condizione necessaria per una progettualità significativa”. “Abitare il territorio del turismo significa per noi farne un luogo aperto di relazioni in cui si recupera il concetto di visitare, viaggiare, accogliere in un’ottica che vuol dire ‘prossimità’, ‘attenzione’, ‘scambio’ da parte della Chiesa chiamata ad immergersi nel vasto, differenziato, mondo turistico”. Una prospettiva “missionaria (nei contenuti, nei destinatari, nell’efficacia)” con cui, ha spiegato, “la Comunità ecclesiale esce dal seminato tradizionale, valorizza i luoghi sacri non solo nella prospettiva dell’annuncio, della proposta cristiana, ma anche della cultura. Incontra così nuovi terreni, sia apre al confronto con il mondo e semina speranza”. “La presenza della Chiesa è diffusa e capillare – ha concluso mons. Lusek – ed il suo patrimonio culturale materiale ed immateriale risulta essere una risorsa grande, innanzitutto pastorale, ma anche artefice di sviluppo delle comunità locali. Prima di essere beni materiali sono beni di culto: espropriati di questa finalità perdono anche di significato”.

Diocesi: Fermo, presentato il progetto di Parco culturale ecclesiale. Mons. Lusek (Cei), “Una risorsa per i territori”

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 19:58

“Un’occasione per riscoprire l’anima di un territorio, la sua dimensione spirituale, immateriale, generatrice di valori, di speranze di sogni”, così monsignor Mario Lusek, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Cei, intervenuto a Fermo alla presentazione del progetto di Parco culturale ecclesiale come risorsa per il turismo religioso. L’occasione è il convegno “Cooperation days” organizzato presso la Camera di commercio di Fermo. “Il parco culturale ecclesiale rappresenta una risorsa per i territori. – ha affermato mons. Lusek – Si tratta di un sistema di valorizzazione dei beni culturali materiali e immateriali custoditi dalla Chiesa”. Sono venti in Italia i progetti in cantiere e, a breve, si terrà il nuovo tavolo di lavoro dove saranno presentate le idee nate nelle diocesi. L’Ufficio Nazionale della Cei per la pastorale del turismo, sport tempo libero, ha spiegato mons. Lusek, “si pone come ufficio di coordinamento” dei parchi attraverso un tavolo di lavoro che li rappresenterà tutti. L’Ufficio è a servizio delle Chiese particolari che avranno la titolarità del progetto attraverso i propri uffici e organismi di Curia”. Molte le iniziative in via di definizione che puntano alla valorizzazione dei beni sul territorio nazionale. Primo compito dei promotori del ‘Parco’ sarà la ricognizione dei beni materiali e immateriali custoditi o presenti nelle diocesi: chiese, musei, vie di pellegrinaggio, itinerari religiosi, case per ferie, eremi, tradizioni, feste patronali, rievocazioni storiche a sfondo religioso eventi significativi. Punti cardine di un sistema in rete capace di valorizzare, promuovere, recuperare, e renda fruibile in maniera organizzata il patrimonio culturale.

Diocesi: Venezia, patriarca Moraglia a celebrazioni in rito armeno per 300 anni Abbazia mechitarista

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 19:44

Domani e domenica, il patriarca di Venezia Francesco Moraglia partecipa alle celebrazioni in rito armeno, a S. Marco e nell’isola di S. Lazzaro, per i 300 anni dell’Abbazia mechitarista. Mons. Moraglia parteciperà alle 18 di domani, sabato 9 settembre, nella basilica cattedrale di San Marco a Venezia, al canto dei Vespri solenni – celebrati in rito armeno – in occasione delle celebrazioni per il Tricentenario del Monastero Abbaziale di San Lazzaro a Venezia. Domenica 10 settembre, alle 11 nella chiesa di San Lazzaro in isola a Venezia, il patriarca Moraglia assisterà alla celebrazione eucaristica solenne – in rito armeno – che sarà presieduta da mons. Levon Boghos Zekiyan, attuale arcieparca di Costantinopoli per gli armeni cattolici e presidente della Conferenza episcopale della Turchia nonché delegato pontificio per la Congregazione mechitarista.

Raidue: “Sulla via di Damasco”, domani puntata dedicata al viaggio del Papa in Colombia

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 19:12

“Il primo passo” è il titolo della puntata di domani, 9 settembre, di “Sulla Via di Damasco”, in onda su Rai Due alle 9.25 (replica il mercoledì in terza serata), che vedrà come protagonista il viaggio in Colombia di Papa Francesco. Primo passo come disposizione d’animo per andare a fondo nella vita e primo passo come il motto del viaggio di Papa Bergoglio nel continente più cattolico del mondo e incitazione a costruire la pace in un paese tormentato da una guerra civile troppo lunga costata fino ad oggi 262mila morti. Il programma di mons. Giovanni D’Ercole e Vito Sidoti ripercorrerà le parole forti ed efficaci del Papa durante l’estate per poi dedicare un ampio approfondimento al viaggio apostolico in Colombia. Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, commenterà quello che il Papa ha definito un viaggio speciale, tra aspettative e significati di una missione di pace lì dove la Chiesa cattolica è stata mediatrice nell’accordo tra fazioni in guerra. E proprio la guerriglia, insieme al narcotraffico e all’orrore dei bambini soldato sono le piaghe della Colombia, ma anche le sfide della Chiesa locale chiamata in causa come portatrice di umanità, di assistenza e di speranza. Seguono le testimonianze di alcuni ex bambini soldato che hanno incontrato nella loro vita la Città don Bosco a Medellin, intraprendendo un itinerario di liberazione che li ha portati alla scoperta o riscoperta della propria condizione di bambini e di figli di Dio.

Notizie Sir del giorno: Papa in Colombia, terremoto in Messico, ricostruzione post-terremoto, NordCorea, 150° Azione Cattolica, Venezia74

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 18:30

Papa in Colombia: Messa a Villavicencio, “la riconciliazione non è una parola astratta”

“La riconciliazione non è una parola astratta; se fosse così, porterebbe solo sterilità, anzi, distanza. Riconciliarsi è aprire una porta a tutte e ciascuna delle persone che hanno vissuto la drammatica realtà del conflitto”. È il passo centrale dell’omelia della Messa celebrata oggi dal Papa a Villavicencio, quasi un preludio a quanto succederà nel pomeriggio, nel grande incontro di preghiera per la riconciliazione nazionale in programma nel Parque Las Malocas. “Quando le vittime vincono la comprensibile tentazione della vendetta, diventano i protagonisti più credibili dei processi di costruzione della pace”, ha assicurato Francesco: “Bisogna che alcuni abbiano il coraggio di fare il primo passo in questa direzione, senza aspettare che lo facciano gli altri. Basta una persona buona perché ci sia speranza! E ognuno di noi può essere questa persona!”. (clicca qui)

Terremoto in Messico: 33 vittime ufficiali. Padre Narváez (Cem), “siamo tra due fuochi. Chiesa già attiva”

Sale a 33 il numero delle vittime ufficiali del terremoto in Messico. Il Sir ha raggiunto telefonicamente padre Rogelio Narváez, segretario esecutivo della pastorale sociale – Caritas della Chiesa messicana: “È stata una scossa fortissima, forse la più forte della storia, si è sentita benissimo a Città del Messico, a 750 chilometri di distanza, ed ha fatto danni in molti Stati e in zone popolose. Sicuramente il bilancio delle vittime è destinato a crescere”. Padre Rogelio afferma che “è ancora presto per avere un attendibile bilancio dei danni, abbiamo pochissime informazioni, ma ci siamo già messi in contatto con la Caritas internazionale. E sicuramente sul territorio la Chiesa messicana è già attiva per soccorrere le popolazioni colpite”. Il segretario della pastorale sociale è preoccupatissimo per la situazione di tutto il Paese. (clicca qui)

Ricostruzione: mons. Galantino a Franceschini (Mibact), “come Chiesa italiana, noi ci siamo e vogliamo continuare a lavorare insieme”

“Come Chiesa italiana, noi ci siamo e vogliamo continuare a lavorare insieme”, così monsignor Nunzio Galantino, Segretario generale dalla Cei, al ministro Dario Franceschini (Mibact) a proposito della ricostruzione post terremoto. Si è infatti tenuta questa mattina a Roma, presso la sede della Cei, la riunione della Consulta per i beni culturali di interesse religioso, con l’obiettivo di fare il punto sullo stato dei lavori – con i necessari aggiornamenti – e il saluto della Chiesa italiana, in particolare dei vescovi delle zone colpite dal terremoto, al Commissario per la ricostruzione Vasco Errani, Commissario uscente. A nome della Conferenza episcopale, mons. Galantino ha ringraziato Errani per il lavoro svolto sul territorio, in costante relazione con i vescovi e con la gente, sottolineando il clima di positiva collaborazione: “Non potremo fare passi in avanti – ha detto il Segretario generale – se adottiamo metodi di separazione e contrapposizione. Di fronte a situazioni di oggettiva fragilità, rivendicazioni di rivalità e primazie non portano da nessuna parte”. (clicca qui)

Politica: Tajani (Parlamento europeo), “risposta decisa alle minacce nucleari della Corea del Nord”

“Abbiamo bisogno di dare una risposta decisa alle minacce nucleari della Corea del Nord. Ho domandato alla presidente Boldrini, la quale ha accettato, che la conferenza G7 mandi un messaggio forte contro le minacce nucleari della Corea del Nord. Tale questione farà anche parte dell’agenda della seduta plenaria del Parlamento europeo settimana prossima”. Lo ha affermato oggi il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, rivolgendosi ai relatori parlamentari di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e il Regno Unito, durante il quindicesimo incontro G7 dei Parlamenti a Roma. “Per sconfiggere il terrorismo abbiamo bisogno di maggiore cooperazione tra la polizia e le autorità giudiziarie e i servizi segreti. Non possiamo debellare la violenza e il terrorismo – ha aggiunto Tajani – senza la cooperazione a livello internazionale, che va inclusa all’interno della cornice delle Nazioni Unite”. (clicca qui)

Giovani: don Falabretti (Snpg) a incontro pastorale Rieti, “gli adulti evitino ubriacatura da rete”

(dall’inviato a Rieti) – “Per comunicare con i giovani gli adulti evitino l’ubriacatura da rete”: il monito è di don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei (Snpg), intervenuto a Contigliano all’incontro pastorale della diocesi di Rieti (da oggi fino al 10) sul tema “In cammino al passo dei giovani”. Parlando di mondo giovanile ed educazione, don Falabretti ha ribadito l’importanza dei social network, “strumenti da conoscere e usare con accortezza da parte degli adulti. Se comunichiamo con i giovani non possiamo farlo al loro livello perché diventeremmo patetici. Dobbiamo capire che esistono registri comunicativi diversi”. Uno di questi è la testimonianza. (clicca qui)

Azione cattolica: Bologna, “Una storia lunga centocinquant’anni. L’Ac nella vita del Paese”. Il saluto di mons. Zuppi

(dall’inviato a Bologna) Mons. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, ha portato i saluti della chiesa diocesana ai presidenti diocesani e assistenti ecclesiastici dell’Azione cattolica italiana convenuti a Bologna per tre giorni di riflessione e dibattito orientati a programmare l’attività annuale dell’associazione. L’appuntamento nel capoluogo emiliano ha preso avvio nel pomeriggio con un momento pubblico, nell’auditorium Enzo Biagi della Biblioteca cittadina, sul tema “Una storia lunga centocinquant’anni. L’Azione cattolica nella vita del Paese”, nell’ambito delle celebrazioni per il secolo e mezzo di fondazione della più antica associazione laicale cattolica del Paese. Raffaele Cananzi, presidente dell’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI (Isacem) che ha organizzato il convegno storico, ha ricordato le origini bolognesi dell’Ac, città di Giovanni Acquaderni (1839-1922), fondatore, assieme al viterbese Mario Fani, della prima Società della gioventù cattolica, nucleo originario dell’Ac. (clicca qui)

Mostra del Cinema: Premio cattolico Signis al film “La villa”, menzione per “Foxtrot”

La giuria Signis – Organizzazione mondiale cattolica per le comunicazioni, Signis.net –, presieduta a Venezia 74 da Douglas Fahleson (Irlanda) e composta dal segretario Massimo Giraldi (Italia), Iván Giroud (Cuba), Marianela Pinto (Ecuador) e Callum Ryan (Australia), ha deciso di assegnare il riconoscimento al film francese “La villa” con la seguente motivazione: “Una rappresentazione contemporanea del mondo in cui viviamo oggi. ‘La villa’ ha molto da dire sui legami familiari, il significato della casa, il rapporto con i vicini (migranti), e il confronto con la popolazione che invecchia. In un tranquillo villaggio di pescatori minacciato dall’urbanizzazione, tre fratelli tornano a vedersi per prendersi cura dei genitori malati. Questo cambiamento diventa catalizzatore di speranza che coinvolge tutti. Un’onesta e commovente celebrazione della vita”. (clicca qui)

Avvenire: la prima pagina di domani 9 settembre. Asia Bibi, Papa in Colombia, terremoto in Messico, uragano Irma, Ong e migranti

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 18:29

“Avvenire” sceglie di aprire la sua prima pagina con una foto di Asia Bibi, la donna cattolica pachistana giunta al giorno numero 3.000 della sua odissea carceraria, senza vedere una luce in fondo al suo tunnel di vicissitudini giudiziarie, prigionia, frustrazione, ma illuminato finora anche da fede e coraggio esemplari. Il secondo grande titolo è dedicato alla visita del Papa in Colombia: la giornata è stata all’insegna della riconciliazione, quella che il Paese sta cercando di raggiungere, anche con la mediazione e lo stimolo della Chiesa cattolica. Nel suo commento, Mimmo Muolo scrive: “È per molti versi un ‘viaggio-laboratorio’ quello che il Papa sta compiendo in questi giorni in Colombia. Più precisamente viaggio in quel laboratorio del quale il Paese latinoamericano ha assunto i connotati nel momento stesso in cui ha deciso di sperimentare, pur tra mille e comprensibili difficoltà, il percorso di pace che ora sembra giunto a un passaggio decisivo e, si spera, irreversibile. E per ciò – spiega il vaticanista di ‘Avvenire’ – viaggio anche all’interno di un continente, che prova e riprova a cercare una sua via allo sviluppo e alla pacifica convivenza dopo la stagione delle tragiche dittature militari e delle ubriacature marxiste del secolo scorso e quella più recente (e non del tutto conclusa) degli etnocaudillos alla Chavez”. Spazio anche ai due disastri che hanno colpito il Centro America, l’uragano Irma e il terremoto che ha scosso il Messico e il Guatemala. Tra i “temi di Avvenire”, una riflessione di Michele Zanzucchi sul presidente francese Macron “in bilico tra Ricoeur e Rothschild”, e gli sviluppi sul fronte libico, con la proposta del viceministro degli Esteri Mario Giro: far gestire dalle Ong i campi di raccolta dei migranti nel Paese africano.

Formazione professionale: Ciofs-Fp, dal 13 settembre la 29ª edizione del Seminario Europa a Bisceglie e Bari

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 18:22

“Oltre a fare un bilancio dei primi esiti, vorremmo darci nuovi obiettivi e cercare di capire tutti insieme come migliorare e portare a termine la costruzione di una filiera professionalizzante della formazione dalla Iefp (Istruzione e formazione professionale) fino ad agganciare direttamente l’Its (Istruzione tecnica superiore) e a mettere a sistema l’interazione di queste con i servizi per il lavoro e con le realtà economiche e imprenditoriali del territorio”. Così, in una nota, Lauretta Valente del Ciofs-Fp (Centro italiano opere femminili salesiane – Formazione professionale) presenta la 29ª edizione del Seminario Europa che si terrà il 13 e 14 settembre al Nicotel di Bisceglie (Bt) ed il 15 settembre a Bari negli spazi della Fiera del Levante, sul tema “Il Duale per l’Italia. Contaminazione istituzionale e sociale alla base del lavoro per i giovani”. Al Seminario, organizzato in collaborazione con Forma (Associazione enti nazionali di formazione professionale) e Confap (Confederazione nazionale formazione aggiornamento professionale), interverranno, tra gli altri, la ministra dell’Istruzione, dell’università e della ricerca Valeria Fedeli (13 settembre) e l’arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato delle Settimane sociali, mons. Filippo Santoro (15 settembre).

Terremoto in Messico: arcivescovo di Tuxtla Gutiérrez, “solidali con popolazioni danneggiate”

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 18:20

L’arcivescovo di Tuxtla Gutiérrez, mons. Fabio Martinez Castilla (stato del Chiapas), ha emesso una nota sul terremoto che si è verificato al largo della costa Pacifica del Messico, esprimendo “il proprio desiderio di farsi vicino alla popolazione del Chiapas”. Prosegue l’arcivescovo: “Grazie a Dio, non abbiamo da piangere la perdita di vite umane, però condividiamo il dolore delle famiglie che hanno perso un loro caro. Per tutti rivolgiamo le nostre preghiere. Esprimiamo anche il nostro appoggio e la nostra solidarietà a coloro che hanno sofferto danni al proprio patrimonio e alle proprie case e invitiamo tutti a conservare la calma, a non diffondere informazioni false o allarmismi, a seguire le istruzioni delle autorità competenti, così come invitiamo tutti a essere solidali con chi ha bisogno del nostro aiuto”.

150° Azione cattolica: Vecchio, “impegno da cristiani per il bene del Paese”. Truffelli, “custrodire e reinvestire oggi il patrimonio associativo”

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 18:18

(dall’inviato a Bologna) L’Ac “dei cilindri”, dei “bianchi veli” e dei “baschi verdi”: è quella tratteggiata da Giorgio Vecchio, docente di Storia contemporanea dell’Università di Parma, che al convegno di Bologna per il 150° dell’Ac ha delineato un ampio e dettagliato profilo dell’associazione laicale, dalla fondazione, nel 1867, fino ai tempi recenti. Un’associazione che deve la sua origine ai giovani, aristocratici e borghesi (i “cilindri”), che nei primi tempi dell’Italia unitaria intendono portare un contributo educativo, sociale e poi politico alla giovane nazione. Si tratta – spiega Vecchio – di “un laicato che comincia a muoversi, ad assumersi responsabilità dirette”, che intende stimolare la Chiesa per una rinnovata presenza evangelizzatrice in un’Italia in profonda trasformazione. I “cilindri” si contrappongono e al contempo si accostano agli “zucchetti” dei vescovi: il segno di un “nuovo protagonismo” che “nasce dal basso” e che solo in tempo successivi verrà riconosciuto dalle gerarchie ecclesiali. Ma nella storia dell’Ac spiccano anche i “bianchi veli” del settore femminile, organizzatissimo, capillare, capace di assegnare alle ragazze e alle donne un posto finalmente di rilievo nella vita ecclesiale e sociale. E poi i “baschi verdi” dei giovani, con un’associazione particolarmente dedita alla formazione umana e cristiana e in grado di realizzare forti legami educativi tra le generazioni. Vecchio tratta della dimensione spirituale dell’Ac, così pure del suo contributo alla formazione del movimento sociale cattolico che ha segnato ampiamente la storia italiana del ‘900.
L’Ac ha attraversato – nella relazione del docente – la vita nazionale, dal fascismo alla lotta resistenziale, dalla ricostruzione post-bellica al Concilio e alla sua attuazione (la “scelta religiosa”), fino al ’68, al terrorismo, per giungere all’oggi. Una ricostruzione, quella di Vecchio, che si sofferma sull’immagine di Vittorio Bachelet, presidente di Ac nel post-Concilio, ucciso dalle Brigate Rosse nel febbraio 1980 quando era vice presidente del Consiglio superiore della magistratura: “Quasi una crocefissione contemporanea – commenta lo storico –, una offerta di sé in nome di un impegno laicale, da cristiano adulto, per il bene del nostro Paese”.
Alla relazione di Vecchio è seguita quella di Paolo Trionfini, anch’egli storico, direttore Isacem, che si è concentrato sugli sviluppi della “forma associativa” dell’Ac dalle origini al ‘900. Quindi le conclusioni del convegno, affidate al presidente nazionale di Azione cattolica, Matteo Truffelli: “Ci è sembrato questo il modo migliore di avviare le celebrazioni dei 150 anni di vita dell’associazione e di iniziare il triennio associativo” dopo l’assemblea nazionale elettiva della scorsa primavera, che aveva portato l’Ac a un incontro con Papa Francesco in piazza San Pietro.
Truffelli ha segnalato alcune caratteristiche dell’Ac, che “è allo stesso tempo nazionale e ‘periferica’, perché radicata nelle parrocchie e nelle diocesi italiane; storia intergenerazionale (dai ragazzi, ai giovani, agli adulti), di donne e di uomini, di popolo e di singole – ordinare e straordinarie – figure di santità laicale”. Truffelli ha quindi annunciato una serie di prossimi appuntamenti, lungo il 2017 e per il 2018, intesi a conoscere la storia dell’Ac in chiave di una sua attualizzazione, di un “insegnamento per l’oggi e per il futuro della nostra associazione, della Chiesa e del Paese”. “Dobbiamo custrodire e reinvestire nell’oggi il patrimonio della nostra associazione”, è l’impegno tratteggiato da Truffelli. La prima giornata del convegno a Bologna si è quindi conclusa con i vesperi in cattedrale assieme all’arcivescovo Matteo Maria Zuppi e all’assistente generale di Ac, mons. Gualtiero Sigismondi.

Papa in Colombia: “vicinanza” alle vittime del terremoto in Messico e dell’uragano Irma

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 18:14

“Vicinanza spirituale a tutti coloro che soffrono per le conseguenze del terremoto che ieri sera ha colpito il Messico, provocando tanti danni materiali e morali, e a coloro che hanno perso la vita e alle loro famiglie”. Ad esprimerla è stato il Papa, ringraziando il vescovo di Villavicencio, Oscar Urbina Ortega, per le sue parole di saluto al termine della Messa celebrata al Terreno di Catama. “Seguo da vicino l’uragano Irma – ha proseguito Francesco – che sta lasciando dietro di sé ingenti vittime e danni materiali, così come sfollati”. “Lo seguo col mio cuore e prego per loro”, ha concluso il Papa chiedendo ai presenti di fare altrettanto.

Papa in Colombia: mons. Urbina Ortega, “le sue parole ci aiutino ad essere lievito di riconciliazione”

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 18:13

“È bello vedere scendere dalla montagna i piedi del messaggero della pace”. È iniziato così il saluto di monsignor Oscar Urbina Ortega, arcivescovo di Villavicencio e presidente della Conferenza episcopale colombiana, al Papa, al termine della Messa celebrata al Terreno di Catama. “Ci ha aiutato ad aprire le porte dei nostri cuori per comunicare con i nostri fratelli – ha proseguito il vescovo – in questo immenso mare verde, ed essere custodi della cura della creazione”. “La sua visita, la sua presenza, le sue parole – l’omaggio di Ortega – ci aiutino ad essere lievito di riconciliazione, in questa terra dove per molti anni abbiamo vissuto conflitti armati e dove abbiamo la responsabilità speciale di essere custodi del tesoro dell’Amazzonia”. “Grazie per essere pedagogo dell’incontro, in una società che per le discordie e le inimicizie vive nel freddo e nella sfiducia”, ha proseguito il presule citando i due nuovi beati colombiani: “Due discepoli missionari che, come Gesù, hanno perseverato fino alla fine donandosi ai fratelli”. Ortega ha infine definito la visita di Papa Francesco “una benedizione, per i giovani che attendono un futuro di pace; per i nonni, per gli indigeni, abitanti ancestrali di queste terre; per i coloni, per i contadini e per gli agricoltori colombiani”.

Cristiani perseguitati: p. Wehbe (Notre Dame University Beirut), “non dobbiamo tirarci indietro dalla testimonianza”

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 18:09

(da Bose) – “Abbiamo una testimonianza da rendere. Quella dei cristiani in Siria, in Libano, quelli che restano in Iraq e in Libia. Non dobbiamo certo tirarci indietro da questa testimonianza. Se i nostri Paesi vengono liberati dalle sofferenze, possono diventare un esempio che può avere un impatto sul punto di vista di altri nei confronti dei cristiani del mondo arabo”. Lo ha affermato oggi pomeriggio il padre ortodosso Boulos Wehbe, docente presso la Facoltà di scienze umane della Notre Dame University di Beirut, intervenendo al XXV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa in svolgimento fino a domani al monastero di Bose. Rispetto alla situazione dei cristiani in Medio Oriente, Wehbe si è detto “speranzoso, non ottimista”. Circa le diversità tra cristianesimo e islam, per esempio rispetto al fatto che il Corano nega la crocefissione di Cristo, secondo il padre ortodosso “il dialogo teologico deve andare avanti ma bisogna che tutto poggi su questa premessa: ‘Io ho una fede diversa dalla tua. Tu mi rispetti per questo e io farò lo stesso nei tuoi confronti’”. “Quello che si può fare in più è stare insieme – ha proseguito tra gli applausi – vivere insieme, accettare le nostre differenze e approfittare dell’esperienza altrui”. Precedentemente Wehbe aveva raccontato la sua esperienza personale: “Vivo in un edificio di 22 appartamenti e sono l’unico cristiano con la mia famiglia. I miei vicini affluiscono numerosi in occasione del Natale e della Pasqua per farci gli auguri. Alcuni ci salutano perfino con la frase ‘Cristo è risorto’, che è negata nel Corano”. “Se la ‘cultura’ è definita come lo stile di vita di una certa società o l’amalgama di valori, norme, abitudini, modi di pensare e comportamenti, nonché gli oggetti usati da una certa società – ha aggiunto – posso dire con certezza che cristiani e musulmani nell’ambito antiocheno e nelle zone geografiche adiacenti, condividono valori, norme, abitudini, modi di pensare e comportamenti molto simili”. “Questo ‘Dialogo della vita’ – ha rilevato Wehbe – è avvenuto perché ben radicato in una direzione continua storica, culturale e sociale che è ancora in corso. È veramente un tesoro che deve essere protetto, fortificato e alimentato”. “Ho cercato di abbellire il quadro della situazione?”, si è chiesto. “No”, ha continuato, “sono perfettamente consapevole dell’altro lato della medaglia, ma ho cercato di offrire un punto di vista che molti non sentono” perché sembra prevalere “l’approccio fanatico” che, secondo il padre ortodosso, non è “puramente religioso, ma è correlato con fattori sociali ed economici, gravato da ignoranza. Ha un impatto enorme e anche molte risorse a disposizione”. “Spero che la mia voce trovi eco nelle orecchie e nelle menti di molti e prego che il Signore mantenga viva e diffusa la luce della testimonianza in noi”, ha concluso, perché “è un esempio che dobbiamo cercare di cementare e diffondere”.

Giovani: don Falabretti (Snpg) a incontro pastorale Rieti, “gli adulti evitino ubriacatura da rete”

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 18:02

(dall’inviato a Rieti) – “Per comunicare con i giovani gli adulti evitino l’ubriacatura da rete”: il monito è di don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei (Snpg), intervenuto a Contigliano all’incontro pastorale della diocesi di Rieti (da oggi fino al 10) sul tema “In cammino al passo dei giovani”. Parlando di mondo giovanile ed educazione, don Falabretti ha ribadito l’importanza dei social network, “strumenti da conoscere e usare con accortezza da parte degli adulti. Se comunichiamo con i giovani non possiamo farlo al loro livello perché diventeremmo patetici. Dobbiamo capire che esistono registri comunicativi diversi”. Uno di questi è la testimonianza. “Proviamo a tenere la porta aperta – ha detto il responsabile del Servizio Cei – nella Chiesa ci sono tanti testimoni da cui trarre insegnamenti da seguire”. Ma, ha aggiunto, “occorre garantire tempo ai giovani perché ripensino gli insegnamenti che sono stati dati loro. Essi devono verificare ciò che noi adulti diciamo. Non accettano più nulla come dato ma vogliono verificare i concetti attraverso la rete e quelle cose poi le vogliono sentire e toccare in chi gliele dice. In gioco – ha detto don Falabretti senza mezzi termini – è la credibilità dell’adulto”. Prima dell’intervento di don Falabretti a salire sul palco è stato Michele La Ginestra, che nei panni del “don Michele” sperimentato sul palcoscenico televisivo della trasmissione “Colorado”, ha parlato del rapporto tra i giovani e la Chiesa. Domani, secondo giorno dell’incontro pastorale, vedrà protagonisti direttamente i giovani. Con alcuni di loro si parlerà di come vedono il mondo e la Chiesa, di come guardano al lavoro, alla scuola, alla società, di quali sono le loro proposte e le loro aspettative. A concludere il programma sarà il paroliere Mogol che ricorderà la figura di Lucio Battisti, nativo di queste zone.

Cina: Coldiretti, stop a gorgonzola, 15mila kg nel 2016

Agensir.it - Fri, 2017-09-08 18:00

Sono circa 15mila i chili di gorgonzola consumati nel 2016 dai cittadini della Cina dove sembra essere in atto un ingiustificato stop ai formaggi erborinati dall’Unione europea. È quanto afferma Coldiretti nel commentare la stretta delle autorità sanitarie cinesi sui formaggi erborinati europei, cioè quelli contenenti muffe, come il gorgonzola, il taleggio, il camembert e il roquefort che vengono bloccati alle frontiere. Sono numerose le misure di carattere fitosanitario che impediscono ai prodotti Made in Italy di raggiungere il gigante cinese con il quale – sottolinea Coldiretti – sono in corso numerose trattative, dalle mele alle pere, dalla farina di frumento al riso da risotto. Una anomalia se si considera che la Cina ha fatto scattare in Europa ben 256 allarmi per prodotti alimentari pericolosi nel 2016 secondo il rapporto del sistema di allerta rapido dell’Ue e si colloca – spiega Coldiretti – tra i Paesi più insicuri dal punto di vista alimentare. Il Made in Italy a tavola in Cina ha registrato un balzo del 17% del valore delle esportazioni agroalimentari nazionali nel primo bimestre del 2017. Il prodotto Made in Italy più richiesto dal gigante asiatico – continua Coldiretti – è il vino per un importo di 101 milioni di euro nel 2016 mentre il prodotto alimentare cinese più importato in Italia è il concentrato di pomodoro per un valore di 63 milioni di euro nel 2016 che viene poi spacciato come italiano per la mancanza di un sistema di etichettatura di origine obbligatorio.

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