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Nigeria: attacco a una chiesa. Don Alumuku (Abuja), “c’è una paura grande”. I fulani “vogliono portare l’islam dal nord fino all’oceano”

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 12:46

“C’è una paura grande”. Così don Patrick Alumuku, direttore della comunicazione dell’arcidiocesi di Abuja, in Nigeria, descrive a Vatican News lo stato d’animo della popolazione dopo quanto successo ieri nella parrocchia di Sant’Ignazio di Ukpor-Mbalom nel villaggio di Mbalom, nella Gwer East Local Government Area nello Stato di Benue. Due sacerdoti e una ventina di fedeli, tra cui dei catechisti, sono stati uccisi da un gruppo armato. “Ho visto la pagina Facebook di uno dei sacerdoti uccisi. Qualche mese fa – ha raccontato – aveva scritto: ‘Ho grande paura, sto vivendo nella paura. I fulani stanno intorno a noi, portano le loro mucche attorno alla mia chiesa e non so cosa fare’. Ed è stato ucciso. L’altro sacerdote stava in un’altra parrocchia che è stata chiusa a causa di questa situazione. Ha dovuto cercarsi un posto, ed è andato nella parrocchia dove ieri è stato ucciso”. Da alcuni anni si sta producendo nell’area un’escalation di violenza: “Negli ultimi due-tre anni – spiega don Alumuku – la zona di Benue, dove i cristiani sono il 95%, è stata attaccata da un gruppo di terroristi del nord che sono musulmani”. “L’idea, il sistema, il metodo sono gli stessi di Boko Haram”, aggiunge, evidenziando che “si tratta di pastori che vengono ad occupare la zona perché è molto fertile. Portano le greggi. Stanno attaccando villaggio dopo villaggio, stanno uccidendo le persone”. “Questo – osserva don Alumuku – è un massacro a livello internazionale di cui nessuno parla”. Il sacerdote conferma che bande di pastori di etnia fulani si stanno trasformando in gruppi terroristici: “Credono di avere la missione di portare la religione dell’islam dal nord fino all’oceano”. “C’è un gruppo che si chiama ‘Myetti Allah’, il nome vuol dire ‘I messaggeri di Dio’”, continua. “Hanno fatto conferenze pubbliche dicendo che devono conquistare quella parte del Paese”. “Dopo l’uccisione dei sacerdoti ieri, stanotte hanno ucciso ancora una trentina di persone in un altro villaggio dello stesso Stato di Benue. Il presidente Buhari, che in questi giorni è in Gran Bretagna per la conferenza del Commonwealth, in un’intervista ha detto che i militari venuti dalla Libia hanno portato le armi in Nigeria”. “Ma – accusa il sacerdote – la domanda è: se uno viene da fuori e si continua ad uccidere giorno dopo giorno, perché non mandare i militari locali a fare qualcosa, ad arrestare la situazione?”.

Corea: vertici di aprile e maggio. Mons. Hee-joong (presidente vescovi) al Sir, “possano aprire una storia di pace”

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 12:40

“Spero che questi due incontri storici possano aprire una storia di pace non solo per la penisola coreana, ma anche per tutta l’area asiatica. E possano anche essere una pietra miliare per la pace nel mondo”. Questo l’auspicio espresso da mons. Kim Hee-joong, arcivescovo di Gwangju e presidente dei vescovi coreani, in un’intervista al Sir rilasciata alla vigilia del summit inter-coreano del 27 aprile e del Summit tra Corea del Nord e Stati Uniti che si terrà in maggio. “La nostra speranza – aggiunge il vescovo – è che possa cessare una storia di conflitto e contrasto che è durata 70 anni ed ha diviso un Paese, dove il suo popolo ha un’unica lingua, appartiene ad una sola cultura, condivide una storia comune da oltre 2.000 anni. Se noi abbandoniamo la speranza della pace, questa speranza non potrà mai essere realizzata, perché la speranza termina se viene abbandonata, ma non per fallimento”. I due vertici di aprile e maggio sono stati anticipati da un annuncio fatto nei giorni scorsi dal leader nordcoreano Kim Jong-un. “Siamo in una nuova fase della storia”, ha detto: “La Corea del Nord non effettuerà più test nucleari e missilistici”. “Le parole di Kim Jong-un sullo stop ai testi nucleari sono un gesto significativo per la pace della penisola coreana”, commenta il presidente dei vescovi e spiega: “Le sue parole sono ‘legge’ nella Corea del Nord. Alcuni hanno dubbi sul suo annuncio, però io voglio crederci. Penso che Kim Jong-un voglia avere la prerogativa di ogni iniziativa in questa fase”. Cioè, “lo stop ai test nucleari” in Corea del Nord “non dipende dal controllo degli Stati Uniti, ma da una sua personale decisione”. Il vescovo dice che Papa Francesco è al corrente di tutti i nuovi sviluppi ed ha sempre assicurato la sua preghiera e il suo aiuto. E riguardo al ruolo del nunzio apostolico, aggiunge: “Spero che possa visitare la Corea del Nord in un futuro prossimo”.

Nigeria: due sacerdoti e una ventina di fedeli uccisi nell’attacco alla parrocchia di Sant’Ignazio di Ukpor-Mbalom nel villaggio di Mbalom

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 12:33

Due sacerdoti insieme ad almeno 19 parrocchiani sono stati uccisi nella parrocchia di Sant’Ignazio di Ukpor-Mbalom nel villaggio di Mbalom, nella Gwer East Local Government Area nello Stato di Benue, che fa parte della cosiddetta Cintura di Mezzo (Middle Belt), la parte centrale della Nigeria che divide il Nord a preponderanza musulmana, dal sud in gran parte abitato da cristiani. Ne dà notizia oggi l’Agenzia Fides, spiegando che il massacro è avvenuto all’alba del 24 aprile. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti l’attacco è avvenuto durante la messa quotidiana delle 5.30 del mattino, molto frequentata dai parrocchiani. La funzione era appena iniziata e i fedeli stavano ancora entrando in chiesa quando sono stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco da un gruppo armato, entrato all’improvviso nel luogo di culto. La gente è stata presa dal panico ed ha cercato di fuggire. Ma 19 persone, tra cui don Joseph Gor e don Felix Tyolaha, che stavano celebrando la messa sono stati uccisi a sangue freddo. Ingente anche il numero di persone ferite. Dopo aver attaccato la chiesa, i banditi sono entrati nel villaggio e hanno razziato e raso al suolo più di 60 tra case e fienili. Gli abitanti sono fuggiti verso i villaggi vicini, sperando di trovare un rifugio sicuro.
“Confermiamo la morte di don Joseph Gor e don Felix Tyolaha uccisi nell’attacco mortale da parte di pastori/jihadisti nel villaggio di Mbalom, nella parrocchia di Sant’Ignazio Ukpor-Mbalom”, afferma un comunicato firmato da don Moses Iorapuu, direttore delle comunicazioni sociali della diocesi di Makurdi. Secondo il sacerdote, anche in altri villaggi dell’area sono stati commessi dei massacri ma “la polizia sembra non sapere nulla degli attacchi che si sono verificati in altri villaggi dello stato di Benue”.

25 Aprile: Fico, “Resistenza è punto di riferimento irrinunciabile nella vita democratica del Paese”

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 12:31

“La Resistenza rappresenta per tutti noi un punto di riferimento irrinunciabile nella vita democratica del Paese: è in questa pagina fondamentale della nostra storia che ogni cittadino italiano può infatti ritrovare le radici della Repubblica e della Carta costituzionale”. Lo afferma il presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, in una dichiarazione in occasione del 25 Aprile, giorno nel quale si ricorda il 73° anniversario della Liberazione. “Il 25 Aprile – prosegue – è una data molto importante per la nostra comunità di cittadini. Il giorno in cui rendere il doveroso omaggio alle donne e agli uomini che offrirono la propria vita per la liberazione dell’Italia dall’occupante tedesco e per la riconquista della libertà e della democrazia dopo la dolorosa fase del nazifascismo”. “Sono certo che questo grande patrimonio ideale – aggiunge Fico – debba poter continuare ancora oggi a esprimersi in tutta la sua pienezza, richiamando le giovani generazioni ai valori della pace e della solidarietà così come sostenere nuove forme di liberazione e di riscatto della nostra società. Libertà da una politica autoreferenziale e lontana dalle vere esigenze dei cittadini; dalle scorciatoie della corruzione e degli abusi di potere che soffocano lo sviluppo; da ogni forma di degrado sociale ed ambientale che umilia la nostra comunità”. “È in questo modo – conclude il presidente della Camera – che il nostro Paese deve dimostrare di aver tratto insegnamento dal suo passato e di saper onorare la memoria di quanti, anche a prezzo della vita, ci hanno consegnato gli ideali di una società realmente libera e democratica”.

25 Aprile: Casellati, “significato ancora straordinariamente attuale perché è la festa di tutti gli italiani”

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 12:29

“Il significato del 25 Aprile è ancora straordinariamente attuale perché il 25 Aprile è la festa di tutti gli italiani. È una data che ha restituito la libertà al nostro Paese e ha avviato quel processo di democrazia, di sviluppo che ancora oggi costituisce la base della nostra Italia”. Lo afferma il presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati, in una videointervista pubblicata sul canale YouTube del Senato in occasione del 25 Aprile, giorno nel quale si ricorda il 73° anniversario della Liberazione. Per Casellati, il 25 Aprile “è anche una giornata del ricordo per tutti quelli che hanno sacrificato la loro vita per la libertà, per quelli che hanno subito prevaricazioni e torture e anche per quelli che se la sono cavata e hanno festeggiato questa giornata come una giornata che non sarà più eguale alle altre giornate”.

Ricordando anche le vicende famigliari legate al 25 Aprile 1945, quando il padre fu liberato, la presidente del Senato sottolinea che “tutte le storie, tutte le vicende che hanno animato questo periodo, sono vicende che devono restare un patrimonio comune della memoria. Un patrimonio che noi dobbiamo trasmettere agli altri, perché questo periodo non vada dimenticato, perché non si debbano ripetere gli orrori del nazifascismo”. Per Casellati, si ritiene che “la democrazia sia un bene ormai consolidato. In realtà questi principi ogni giorno devono essere coltivati ed arricchiti perché la memoria di questo resti sempre impressa in noi e anche nelle nuove generazioni”.

25 Aprile: Tv2000 ricorda la strage nazista alla Certosa di Farneta dove vennero fucilati 12 monaci di clausura

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 12:26

A Farneta, a pochi chilometri da Lucca si è consumata nel 1944 la fucilazione di 12 monaci e circa 50 rifugiati assassinati senza pietà dall’esercito tedesco in ritirata per l’avanzata degli alleati. Una strage dimenticata. Il Tg2000, il telegiornale di Tv2000, la ricorda con un reportage a cura di Cristiana Caricato nel giorno in cui si celebra la Festa della Liberazione. La vaticanista del Tg2000 attraverso riprese fatte sui luoghi della strage e il racconto del giornalista Luigi Accattoli, autore di un libro su questo tema, ripercorre una delle pagine più drammatiche nella secolare storia della Certosa di Farneta.
Nella notte tra il 1 e il 2 settembre del 1944 i tedeschi sono in ritirata. Arrivano a Pisa pronti per conquistare Lucca. Nella Certosa sono rifugiati un centinaio di ricercati, prevalentemente giovani fuggiaschi dalla leva, partigiani che hanno perso il contatto con le loro divisioni, antifascisti delle città vicine, quattro ebrei. Le persone più note, più importanti sono vestite da monaci e sono nel monastero, gli altri rifugiati sono nelle stalle, nei fienili, all’interno del complesso molto vasto della Certosa. “Il rastrellamento dei monaci e dei rifugiati – ricorda Luigi Accattoli – avviene tra le 23.30 e mezzanotte e mezzo. I monaci vengono portati nel parlatorio, che è una stanzetta che sta poco dopo il portone d’ingresso sulla sinistra, i rifugiati vengono ammassati in un cortile, vengono messi lungo la parete di fondo e tenuti sotto tiro, sotto la minaccia di una mitragliatrice, man mano che ne vengono trovati nella stalla, nei fienili e nelle varie zone della Certosa. Così anche i monaci nel parlatorio sono costretti in un piccolissimo ambiente. Sono molto spaventati, naturalmente non sanno quello che sta per succedere, si danno l’assoluzione l’uno con l’altro e pregano. Così passano gran parte della notte fino al mattino quando avviene il trasferimento”.
I prigionieri vengono trasportati a Nocchi di Camaiore, rinchiusi nel magazzino di un frantoio e dopo alcuni giorni fucilati nei pressi di Massa Carrara. I primi due monaci moriranno il 7 settembre, gli altri 10 saranno assassinati tre giorni dopo. Uccisi perché avevano dato rifugio a ebrei, partigiani, ma anche povera gente.
“Utilizzando una categoria che è stata introdotta da Paolo VI – conclude Accattoli – possiamo considerare questi 12 certosini martiri della carità”.

Alfie Evans: Centro studi Livatino, “l’Italia ricorra alla Corte di giustizia europea”

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 11:48

“La decisione del Consiglio dei ministri di ieri di riconoscere la cittadinanza italiana al piccolo Alfie è un gesto di coraggio e di civiltà. Ora si tratta di fare in modo che non resti un pur importante passo politico”. A tal fine, le norme “permettono, in caso di pervicace diniego da parte dei giudici inglesi, di ricorrere con urgenza alla Corte di giustizia europea: la cui pronuncia nel caso specifico potrebbe salvare la vita ad Alfie evitando diatribe diplomatiche fra Stati amici”. Così il Centro studi Rosario Livatino interviene riguardo alla vicenda di Alfie Evans e al tentativo, finora negato, di trasferire il piccolo in Italia per la prosecuzione delle cure. Il Centro studi sottolinea che “nei confronti di Alfie i genitori non invocano alcun ‘overtreatment’ (o, come si dice impropriamente, accanimento terapeutico), bensì il mantenimento vitale attraverso supporti tecnici”. “Ciò – si precisa – accade ovunque vi sia un disabile grave, che non può essere ucciso o lasciato morire solo perché disabile e solo perché rappresenta un costo per il sistema sanitario”. Inoltre, “se il Regno Unito non intende garantire tale mantenimento, Alfie – attraverso i suoi genitori – ha il diritto di recarsi altrove, e in particolare nello Stato di cui è diventato cittadino per fruire del trattamento”. Infine, “né Alfie né i suoi genitori hanno commesso reati per i quali possa loro essere interdetta con atto del giudice alcuna libertà, e in particolare la libertà di circolazione”. “Poiché è immaginabile che il governo italiano non intenda limitarsi al gesto simbolico, ma punti a conseguire il risultato, le norme sui poteri dell’autorità consolare italiana, contenute nel decreto legislativo n. 71/2011 – sottolinea il Centro studi Livatino – offrono delle possibilità al riguardo”.

Turismo: Coldiretti-Ixè, “gita fuori porta per 9,1 milioni di italiani al mare, in campagna o nei parchi”

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 11:43

“Spostamenti in giornata per la maggioranza degli italiani in viaggio con 9,1 milioni di persone che hanno scelto di fare una gita fuori porta al mare, in campagna, nei parchi o comunque nel verde, anche con il classico picnic, dentro e fuori dalle città”. Lo sostiene un’analisi di Coldiretti-Ixè per la Festa della Liberazione dalla quale si evidenzia che “altri 7 milioni di italiani hanno invece colto l’occasione dei ponti di primavera per fare una vera vacanza con almeno un giorno fuori casa”. “A favorire le partenze sono state – sottolinea la Coldiretti – le positive previsioni meteo che hanno condizionato il 79% dei vacanzieri”. Le spiagge, secondo la rilevazione, sono state le destinazioni prescelte, mentre “il relax nel verde si conferma essere una tradizione favorita dalla pluralità di mete disponibili senza dover percorrere grandi distanze”. Ritorna il picnic, ma cambiano gli alimenti. “Assieme a salumi, formaggi, e alle tradizionali grigliate sul posto a base di carne, pesce ed anche verdure c’è chi ha scelto il più moderno finger food ma anche chi ha preferito portare da casa polpette, frittate di pasta o di verdure, pizze farcite, ratatouille o le più salutari macedonie”. Molti gli ospiti negli agriturismi. “Sono 800mila gli italiani e gli stranieri che hanno scelto di sedersi a tavola in agriturismo durante il lungo ponte del 25 aprile per cogliere l’opportunità di trascorrere una giornata lontano dalle città”. “Molte delle 23mila aziende agrituristiche presenti in Italia – aggiunge la Coldiretti – si sono attrezzate con l’offerta di alloggio e di pasti completi ma anche di colazioni al sacco o con la semplice messa a disposizione spazi per picnic, tende, roulotte e camper”.

Proteste in Nicaragua: i vescovi accettano di essere mediatori e testimoni di dialogo

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 11:38

La Conferenza episcopale del Nicaragua (Cen) accetta di essere mediatrice e testimone del dialogo, così come proposto dal governo di Daniel Ortega. La decisione del Governo di ritirare la riforma delle pensioni non ha fatto cessare le manifestazioni di piazza, promosse inizialmente dai giovani universitari. La protesta e la repressione del Governo ha provocato almeno 30 morti e 428 feriti. Si legge in un messaggio dei vescovi, letto ieri (ora locale) in conferenza stampa dal cardinale Leopoldo Brenes, presidente della Cen e arcivescovo di Managua: “Per facilitare il clima di dialogo, riteniamo essenziale e categorico che sia il Governo che ogni membro della società civile evitino ogni atto di violenza, di mancanza di rispetto per la proprietà pubblica e che prevalgano un clima sereno e il rispetto assoluto per la vita umana per ciascuno dei nicaraguensi”. Nel documento, firmato da tutti i vescovi del paese, si esprime la speranza che “con spirito sincero e volontà di trovare il bene per la patria si trovino le vie della pace, che poggia sulla giustizia, l’equità e il diritto”.
I vescovi chiedono come ulteriore condizione che la loro mediazione sia accettata da tutti i soggetti in campo. La situazione resta, comunque sia, tesa. La trasmissione in diretta della conferenza stampa della Cen, denuncia il Canal Católico de Nicaragua, è stata oscurata dal Governo e il vescovo ausiliare di Managua, mons. José Silvio Báez, ha affermato in alcune interviste che il dialogo “è un grande rischio”, comunque da correre, e “sarà un fallimento” senza ammissioni di responsabilità e chiarimenti su quanto avvenuto in questi giorni.

Ucraina: Chiesa greco-cattolica su autocefalia Chiesa ortodossa ucraina, “passo importante per superamento della divisione tra le Chiese ortodosse”

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 11:26

La Chiesa ucraina greco-cattolica valuta “positivamente” la concessione di autocefalia alla Chiesa ortodossa ucraina ma “non partecipa e non è coinvolta in questo processo perché lo considera un affare interno delle Chiese ortodosse”. È quanto si legge in un comunicato diffuso oggi della Chiesa ucraina greco-cattolica che considera questo processo “un passo importante per il superamento della divisione tra le Chiese ortodosse ucraine e dell’isolamento nell’ambito del mondo ortodosso”. Il 19 aprile – spiega il comunicato – il Parlamento ucraino ha votato la risoluzione riguardante l’appello del presidente al Patriarca ecumenico Bartolomeo per ottenere un Tomos di autocefalia della Chiesa ortodossa in Ucraina. Nel comunicato del Santo e Sacro Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli del 22 aprile si osserva che il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli ha preso in considerazione le questioni relative alla situazione della Chiesa in Ucraina, ha ricevuto dalle autorità ecclesiastiche e civili la petizione sulla concessione dell’autocefalia, e ha deciso di discutere la questione in consenso con le Chiese sorelle. Secondo la Chiesa ucraina greco-cattolica, “la creazione di unica Chiesa ortodossa in Ucraina è, tuttavia, solo il primo passo per raggiungere l’unità delle Chiese – sorte in seguito al Battesimo di Volodymyr (988) – in una sola Chiesa locale di Kyiv”. “Riteniamo – aggiunge il comunicato – che, nel processo verso una autocefalia della Chiesa ortodossa ucraina, il ruolo dello Stato non è quello di fondare una Chiesa, ma piuttosto di creare le condizioni libere allo sviluppo libero, integrale e organico della Chiesa stessa. In questo processo, tuttavia, bisogna salvaguardare il principio di legge secondo il quale lo Stato deve trattare tutte le Chiese e associazioni religiose in modo eguale e senza preferenze particolari”.

Giornata bambini vittime: mons. Galantino a Meter, “combattere l’indifferenza”. Il 6 maggio “partecipazione attiva” di tutte le diocesi

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 11:22

“È davvero doloroso e sconcertante constatare che una società come la nostra, che per mille innovazioni e conquiste si ritiene progredita, così spesso non si sappia muovere in difesa dei minori, dei quali porta la responsabilità e che rappresentano il suo futuro”. Lo scrive mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, in un messaggio all’associazione Meter, in occasione della 22ª Giornata dedicata ai “Bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza, contro la pedofilia”, celebrata quest’anno tra il 25 aprile e il 6 maggio. Il vescovo si rivolge al fondatore, don Fortunato Di Noto: “L’attività compiuta dall’associazione Meter rappresenta un’importantissima opera di difesa e sostegno dei minori, e contribuisce a sensibilizzare una società distratta e incurante”. Riflettendo sui bambini “vittime dell’indifferenza”, mons. Galantino afferma che “queste due ultime parole sono raramente accostate, poiché si ritiene che la sola violenza capace di mietere vittime sia quella che si esercita con la forza o la sopraffazione”. “Al contrario – sostiene –, anche l’indifferenza fa del male, anch’essa è violenta e procura ferite che affondano nella vita delle persone e che diventano tanto più profonde quanto più si è deboli, come lo sono i piccoli”. L’invito del presule è quello di “combattere l’indifferenza del nostro mondo, che nasce e si nasconde in mille compromessi, nelle furbizie e nelle scorciatoie”. “Anche se sembrano senza effetto, i piccoli e grandi gesti di egoismo, frutto dell’indifferenza, generano il peccato sociale dell’abbandono di migliaia di minori a loro stessi, o nelle mani di chi approfitta di loro”. Infine, il segretario generale della Cei ricorda il lavoro della Commissione per la tutela dei minori, per “giungere nei prossimi mesi a mettere a punto linee di prevenzione e formazione da offrire al territorio”. E auspica che “vi sia la più grande adesione alle iniziative legate alla Giornata da voi indetta e organizzata”, invitando “tutte le diocesi a una partecipazione attiva e a una comunione di preghiera. Ciò avvenga, in particolare, in occasione della giornata conclusiva del 6 maggio, quando l’incontro con Papa Francesco, in Piazza san Pietro, vi farà sperimentare l’incoraggiamento, la gratitudine e il coinvolgimento di tutta la Chiesa”.

Asia Bibi: mons. Shaw (Lahore), “il 27 aprile ci uniremo alla giornata di preghiera e digiuno”

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 11:11

“La nostra speranza e il nostro cuore è con lei: il 27 aprile ci uniremo alla speciale giornata di preghiera e digiuno con Asia Bibi, invocando Dio per la sua libertà e la pace”. Lo ha affermato mons. Sebastian Shaw, arcivescovo di Lahore in Pakistan, all’Agenzia Fides accogliendo l’appello che la cristiana condannata morte per blasfemia e rinchiusa nel carcere di Multan ha diffuso ieri tramite i suoi familiari. Come riferisce a Fides Joseph Nadeem, responsabile della “Renaissance Education Foundation” di Lahore, tutore della famiglia di Asia, la donna ha invitato i cristiani e gli uomini e le donne di buona volontà, in tutto il mondo, a vivere con lei il prossimo venerdì 27 aprile una speciale giornata di preghiera e digiuno.
“Con i familiari che l’hanno visitata nei giorni scorsi – si legge in una nota – Asia si è mostrata commossa quando ha saputo del recente annuncio del presidente della Corte suprema del Pakistan, Saqib Nisar: il magistrato ha dichiarato che si occuperà personalmente del caso e stabilirà ben presto la data dell’udienza davanti al massimo organo giudiziario del Paese”.
Il vescovo protestante Khadim Bhutto, presidente del Consiglio episcopale del Pakistan, parlando a Fides ha dichiarato: “Apprezzo la decisione del presidente della Corte suprema. È un passo necessario. La povera donna soffre da molto tempo”. E ha aggiunto: “Il giudice dovrebbe anche considerare gli altri casi di molte persone innocenti in carcere da lungo tempo, che chiedono giustizia”.
La scorsa settimana, in un incontro con l’avvocato di Asia Bibi, Saiful Malook, il presidente della Corte Suprema Pakistan, ha assicurato che a breve convocherà l’udienza per Asia Bibi, in carcere dal 2009, accusata falsamente di blasfemia da donne musulmane e da un imam, in seguito a un litigio. Nisar ha anche ordinato di ripristinare le misure di sicurezza e protezione, in precedenza revocate, per Saiful Malook, che si occupa anche di altri quattro casi di blasfemia. Nel corso della vicenda che vede coinvolta Asia Bibi, “molti – ricorda Fides – sono stati i rinvii, anche dettati dalla paura di deliberare su un caso così sensibile, date le minacce e le pressioni dei gruppi islamici radicali”. Sabir Michael, attivista cattolico e promotore dei diritti umani, ha commenta a Fides: “Il ritardo nella giustizia è la morte della giustizia. Lo stato di diritto deve prevalere sui gruppi fondamentalisti”.

Vita consacrata: Civcsva, a Roma dal 3 al 6 maggio il convegno internazionale “Consecratio et consecratio per evangelica consilia”

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 11:05

​Si svolgerà a Roma, dal 3 al 6 maggio, il convegno internazionale “Consecratio et consecratio per evangelica consilia” organizzato dalla Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita apostolica (Civcsva), presso la Pontificia Università Antonianum. Il Dicastero da tempo ha avviato una riflessione sui diversi significati che vengono attribuiti alle espressioni “consacrazione” e “vita consacrata”, partendo da un’attenta e critica lettura della realtà presente oggi nella Chiesa. L’obiettivo del convegno è coinvolgere i membri delle diverse forme di vita consacrata, delle associazioni di laici e dei movimenti nella riflessione attorno ad alcune quaestiones individuate precedentemente nel corso di un Seminario sulla stessa tematica, che ha visto la partecipazione di teologi, canonisti ed altri esperti. L’incontro si articolerà in tempi di confronto tra tutti i partecipanti e in lavori specifici per le distinte realtà (Ordo virginum, Istituti religiosi, Società di vita apostolica, Istituti secolari, Nuovi istituti e nuove forme, Associazioni e Movimenti).

San Marco: mons. Moraglia (Venezia), “il catecumenato è esodo spirituale che segna il passaggio dall’esteriorità all’interiorità”

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 11:00

“Il Vangelo di Marco è un cammino personale, una sorta di ‘manuale’ del catecumeno che conduce al battesimo. Il catecumenato è un percorso simile a un esodo spirituale che segna, per ogni discepolo, il passaggio dall’esteriorità all’interiorità”. Lo ha detto questa mattina il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, che presieduto la messa nella solennità del patrono della città, san Marco evangelista, nella basilica a lui dedicata. “Quello di Marco è il Vangelo più breve e si caratterizza per uno stile essenziale e una forma, talvolta, rude; è il Vangelo per chi proviene dal paganesimo”, ha aggiunto mons. Moraglia, che ha indicato una precisa domanda posta dall’evangelista. “Marco chiede a chi si accosta al suo Vangelo di andar oltre la conoscenza teorica perché non basta leggere o far l’esegesi di un testo; sarebbe addirittura fuorviante leggerlo male e cioè far dire alla Parola quello che uno porta già in sé”. Secondo il patriarca, quello di Marco è “una sorta di guida per catecumeni che, passo dopo passo, vengono accompagnati al fonte battesimale”. Un “cammino del discepolato” secondo cui “si diventa discepoli entrando nell’interiorità, andando oltre una comprensione dell’evento cristiano che sia solo esteriore – ossia umana, psicologica e sociopolitica – per giungere alla conoscenza interiore di Gesù attraverso un reale ascolto della Parola, entrando nella storia della salvezza, lasciandoci condurre dalla Parola e non conducendola noi”. Quindi, il cammino che propone Marco è “un esodo del cuore, un esodo interiore ma non per questo meno reale”. Infine, uno sguardo sull’attualità e una “preghiera ardente” per “il nostro Paese”, affinché “sappia discernere e, quindi, percorrere le strade, oggi necessarie, per vivere nel bene comune, nella giustizia e nella pace”.

25 Aprile: Gentiloni, “fu il giorno del riscatto dell’Italia. È dovere di tutti ricordare chi ha combattuto per la nostra libertà contro gli orrori della dittatura”

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 10:48

“Fu il giorno del riscatto dell’Italia. È dovere di tutti ricordare chi ha combattuto per la nostra libertà contro gli orrori della dittatura”. Lo ha scritto, in un tweet, il presidente del Consiglio dimissionario, Paolo Gentiloni, in occasione del 25 Aprile, giorno nel quale si ricorda il 73° anniversario della Liberazione. Gentiloni aggiunge anche “un pensiero speciale oggi a Giorgio Napolitano, protagonista della Repubblica. Forza Presidente!”. Il presidente emerito della Repubblica, ha subito nella notte, un intervento chirurgico al cuore a seguito di un malore avvertito nel pomeriggio di ieri. Napolitano, che compirà 93 anni il prossimo 29 giugno, rimane ricoverato in terapia intensiva all’Ospedale San Camillo di Roma, dove è stato operato all’aorta dal cardiochirurgo Francesco Musumeci.

#25Aprile Fu il giorno del riscatto dell'Italia. E' dovere di tutti ricordare chi ha combattuto per la nostra libertà contro gli orrori della dittatura. Un pensiero speciale oggi a Giorgio #Napolitano, protagonista della Repubblica. Forza Presidente!

— Paolo Gentiloni (@PaoloGentiloni) April 25, 2018

Papa Francesco: appello per summit inter-coreano, serve “coraggio della speranza”

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 10:44

Avere il “coraggio della speranza” per farsi “artigiani di pace” nella penisola coreana, cominciando dall’imminente summit tra le due Coree. È l’appello rivolto dal Papa, subito dopo la catechesi dell’udienza generale di oggi, a cui partecipano 20mila persone. “Venerdì prossimo, 27 aprile, a Panmunjeom si terrà un Summit Inter-Coreano, al quale prenderanno parte i Leader delle due Coree, il signor Moon Jae-in e il signor Kim Jong Un”, ha esordito Francesco, secondo il quale “tale incontro sarà un’occasione propizia per avviare un dialogo trasparente e un percorso concreto di riconciliazione e di ritrovata fraternità, al fine di garantire la pace nella Penisola Coreana e nel mondo intero”. “Al popolo coreano, che desidera ardentemente la pace, assicuro la mia personale preghiera e la vicinanza di tutta la Chiesa”, ha assicurato il Papa. “La Santa Sede – ha proseguito – accompagna, sostiene e incoraggia ogni iniziativa utile e sincera per costruire un futuro migliore, all’insegna dell’incontro e dell’amicizia tra i popoli”. Poi l’appello: “A coloro che hanno responsabilità politiche dirette, chiedo di avere il coraggio della speranza facendosi ‘artigiani’ di pace, mentre li esorto a proseguire con fiducia il cammino intrapreso per il bene di tutti”. “Siccome Dio è padre di tutti, e padre di pace – ha detto Francesco a braccio rivolgendosi alle persone in piazza – vi invito a pregare nostro padre, Dio padre di tutti per il popolo coreano, sia quelli che sono al Sud sia quelli che sono al Nord”. Infine, la recita del Padre Nostro.

Papa Francesco: udienza, giro tra i 20mila in piazza con la “colonna sonora” di una banda musicale

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 09:41

Il Papa è arrivato una manciata di minuti prima delle 9.30 in piazza San Pietro, per l’appuntamento del mercoledì con i fedeli, a cui partecipano oggi 20mila persone, in una Roma dalle temperature primaverili, baciata dal sole. Protagonisti, come di consueto, i bambini, che Francesco ha baciato e accarezzato lungo il giro tra i settori della piazza delimitata dal colonnato del Bernini. Tra i doni della folla al Papa, anche un voluminoso mazzo di fiori dai vivaci colori pastello, che gli uomini della sicurezza vaticana hanno adagiato sul cofano della jeep bianca scoperta. Tra le numerose bandiere, anche quelle gialle e verdi brasiliane e bianche e azzurre argentine. A fare da sottofondo al tragitto del Papa tra la gente, il suono di una banda musicale, il complesso bandistico di Casalbordino, formato da 180 elementi. Più volte oggi Francesco ha fatto il gesto dell'”ok” con il pollice alzato, ricambiato con lo stesso gesto dai presenti. Immancabili, naturalmente, le foto e i selfie per immortalare un momento memorabile. Anche durante il tragitto a piedi verso la sua postazione al centro del sagrato, la banda collocata nello spiazzo davanti alla prima fila delle transenne ha continuato a suonare, quasi ritmando i passi del Papa.

Diocesi: Bologna, il 6 maggio si correrà in città la “Run for Mary” dedicata alla Madonna di San Luca

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 09:39

Una camminata non competitiva nella settimana dedicata alle celebrazioni della patrona di Bologna, la Madonna di San Luca. Nasce così la “Run for Mary”, un evento che coinvolgerà, domenica 6 maggio, in città gli sportivi, più e meno giovani. Il percorso si snoderà per circa 4 km tra le vie del centro. La partenza è prevista per le 18.30 in piazza del Nettuno, dove verrà posizionato un gazebo per le iscrizioni, mentre l’arrivo nel cortile dell’arcivescovado, dove sarà allestito un rinfresco per i partecipanti. A curare l’organizzazione della manifestazione è la società sportiva “Corri con noi”. La camminata è rivolta a tutti, giovani, anziani, famiglie, con una particolare attenzione a tutte quelle famiglie giovani non originarie di Bologna che non coltivano una devozione per la Madonna di San Luca. Si attendono per questa prima edizione tra i 350 e i 500 partecipanti. Sono stati coinvolti i principali enti di promozione sportiva attivi in città, come Csi, Uisp, Aics, Us Acli, che hanno condiviso l’iniziativa e si sono resi disponibili a sostenere e promuovere l’evento. L’obiettivo è quello di “favorire attraverso lo sport e la pratica di una camminata o di una corsa non competitiva un ulteriore momento di aggregazione di cittadini nei giorni solenni della presenza della venerata immagine della Madonna di San Luca”, ma anche quello di “sostenere il cosiddetto ‘terzo tempo’ incoraggiando un momento di convivialità e fraternità al termine della Run”.

Papa Francesco: Burke, il Papa il prossimo fine settimana incontrerà tre vittime di abusi commessi dal Clero in Cile. “Desidera chiedere loro perdono”

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 09:28

“Il prossimo fine settimana, il Santo Padre accoglierà a Casa Santa Marta tre vittime di abusi commessi dal Clero in Cile: rispettivamente Juan Carlos Cruz, James Hamilton e Jose Andrés Murillo”. A dichiararlo, in risposta alle domande dei giornalisti sull’Incontro del Santo Padre con alcune vittime di abusi in Cile, è oggi il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke. “Il Papa li ringrazia per aver accettato il suo invito”, prosegue il portavoce vaticano: “Durante questi giorni di incontro personale e fraterno, desidera chiedere loro perdono, condividere il loro dolore e la loro vergogna per quanto hanno sofferto e, soprattutto, ascoltare tutti i loro suggerimenti al fine di evitare che si ripetano tali fatti riprovevoli”. “Il Papa riceverà le vittime individualmente, lasciando parlare ciascuno di loro tutto il tempo necessario”, precisa Burke. “Il Santo Padre – conclude – chiede preghiere per la Chiesa in Cile in questo momento doloroso, auspicando che questi incontri possano svolgersi in un clima di serena fiducia ed essere un passo fondamentale per rimediare ed evitare per sempre gli abusi di coscienza, di potere e, in particolare, sessuali in seno alla Chiesa”.

Diocesi: Torino, il 5 maggio una raccolta di denaro per il Servizio emergenza anziani in cinque punti della città

Agensir.it - Wed, 2018-04-25 09:15

Una raccolta di denaro in cinque punti di Torino in favore del Servizio emergenza anziani (Sea). A promuovere la “Primavera di solidarietà”, che si svolgerà il 5 maggio, è stato il Centro Federico Peirone, istituzione dell’arcidiocesi di Torino dedicata allo studio dell’islam e alle relazioni con il mondo musulmano, in collaborazione con alcune realtà cristiane e musulmane della città. La presentazione alla stampa dell’iniziativa sarà mercoledì 2 maggio, alle 11, nella sede del Centro in via Mercanti, 10. Interverranno i rappresentanti di Centro Peirone, della Pastorale Universitaria Young Caritas Giovani e del Cii (Confederazione islamica italiana). Durante la conferenza stampa saranno comunicati l’orario e i cinque punti della raccolta fondi. Saranno presenti anche i rappresentanti del Sea. L’iniziativa ha il sostegno di Volontariato torinese e il patrocinio del Comune di Torino.

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