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Liberazione Mosul: padre Benoka (Erbil) “vittoria di tutti”. Tra i cristiani sfollati “molta prudenza”

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 13:38

“Mosul è stata liberata ed è una vittoria di tutti gli iracheni. Tuttavia, permangono delle piccole sacche di resistenza jihadista. Gli sfollati cristiani che sono ad Erbil hanno accolto con favore la notizia ma il sentimento che prevale tra loro è quello della prudenza mista a preoccupazione”. Da Erbil a parlare al Sir è padre Behnam Benoka, sacerdote siro-cattolico molto attivo tra le famiglie cristiane di Mosul e della Piana di Ninive sfollate nel campo Ashti 2 di Erbil. “Il problema – spiega – nasce intorno a quelle famiglie e quelle persone che hanno aiutato l’Isis durante questi tre anni di occupazione. Si tratta di musulmani con i quali molti erano amici e dei quali oggi si fa fatica a fidarsi. Molti cristiani attendono di sapere quale sarà la sorte decisa dal Governo dei musulmani amici dello Stato islamico. Ai cristiani non bastano le rassicurazioni che arrivano da queste persone. Servirà tempo per ricostruire fiducia e sicurezza, per questo occorrono delle garanzie che tutelino le minoranze dall’eventuale ripetersi di fatti come questi. I cristiani non vogliono essere traditi un’altra volta”. Se per Mosul ci vorrà tempo perché i cristiani facciano rientro, nei villaggi cristiani della Piana di Ninive si conferma una certa tendenza al ritorno anche in questo caso “improntato alla massima prudenza anche perché nessuno, né esercito né Governo, ci ha dato semaforo verde per tornare a vivere lì”. Per favorire il rientro si sta lavorando “per ricostruire o rimettere a posto le case distrutte grazie anche all’aiuto di organizzazioni umanitarie internazionali come Acs. La maggior parte delle famiglie è ancora qui a Erbil. Le stime parlano di 1200 famiglie nel campo ufficiale ‘Ashti 2’. Ce ne sono altre che vivono in affitto o nei compound ma non se ne conosce il numero”.

“Lab.Ora Mille giovani”: Mirabelli (costituzionalista), “suscitare non solo un rapporto tra generazioni, ma anche un servizio alla società”

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 13:14

“Vale la pena di impegnarsi e dare energie per trasmettere le conoscenze e suscitare nei giovani un rapporto non solo fra generazioni ma un servizio alla società”. Lo ha detto Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, durante la conferenza di presentazione del progetto “Lab.Ora Mille giovani. Servitori del bene comune”. Degli incontri, vere esperienze residenziali in cui i partecipanti sono venuti a contatto con esperti di varie discipline, Mirabelli ha sottolineato il metodo: “È particolare anche nelle modalità di formazione. Non sono corsi di formazione politica ma modi per individuare quali sono gli snodi su cui riflettere, come questi si calano nella realtà del Paese e cosa suscitano. La dottrina sociale della Chiesa non è un elemento da studiare ma deve vivificare la società. Le settimane – ha proseguito – sono un momento di discussione e di conoscenza reciproca. Si tratta di suscitare nella libertà un collegamento fra giovani per creare comunità. Chi vi è impegnato risponde a una vocazione personale”. Vale la pena per chi ha già altri impegni impegnarsi anche in questo? “Sì – ha risposto Mirabelli -, se si suscita attenzione, se si aprono orizzonti e se si orienta l’azione e la formazione personale. Vale la pena impegnarsi non con la vena intellettuale ma per condividere l’esperienza. L’impegno è quello di creare collegamenti personali e rapporto con luoghi e temi”. Il progetto “non è autoreferenziale perché non si rivolge solo al mondo cattolico”. È “un’azione – ha concluso – che spinge ad essere operoso non operativi”. L’iniziativa è una risposta allo stimolo costantemente lanciato da Papa Francesco alla conversione: è il parere di Francesco Bonini, rettore dell’Università Lumsa. “Questi – ha affermato – sono i famosi processi che spesso lancia. Sono processi che dobbiamo mettere in campo in assoluta libertà, aperti a tutti. Questo significa riposizionare il servizio ecclesiale verso la sintesi e l’esempio”.

“Lab.Ora Mille giovani”: Martinez (RnS), “vogliamo selezionare una nuova classe dirigente al servizio del bene comune”

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 13:10

Una nuova generazione di leader, “costruttori d’Italia”, giovani servitori del bene comune. Con questo spirito ha preso il via un anno fa “Lab.Ora Mille giovani. Servitori del bene comune”, il progetto promosso dalla Associazione Laudato si’. L’iniziativa prende spunto dal discorso che Papa Francesco ha fatto al V Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, il 10 novembre 2015. Per i promotori, che questa mattina a Roma hanno presentato le linee del progetto, lo scopo è far incontrare i giovani con eminenti testimoni nel panorama socio-culturale del Paese, prepararli al dialogo sociale e politico e renderli”capaci”, come ha detto lo stesso Pontefice, “di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli”. Chiara l’intenzione di non voler costituire una nuova formazione politica, secondo Salvatore Martinez, presidente nazionale di Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS) e della Fondazione Vaticana “Centro internazionale Famiglia di Nazareth”. “Non vogliamo – ha affermato – generare nei giovani l’appartenenza a un nuovo partito. Siamo però mossi dal tema della conversione che Papa Francesco nomina spesso. Il primo modo di convertirsi parte dal desiderio di dare risposta alla visione del mondo contenuta nella enciclica Laudato si’ attraverso la creazione di opportunità per i giovani”. Il presidente Martinez ha insistito sul punto di voler “selezionare una nuova classe dirigente, che possa – ha aggiunto – portare avanti le sorti del Paese con intelligenza. Non guardiamo quindi alle elezioni ma alla creazione dei servitori di bene comune”. Per ora il progetto è stato attivato in Campania e a Sestri Levante, i prossimi incontri saranno a Caltagirone dal 19 al 23 luglio. Molte le Università cattoliche coinvolte per la preparazione dei materiali e le schede tecniche sulle parole chiave individuate da docenti ed esperti. Per ciascuna diocesi, i vescovi hanno indicato quattro giovani fra i 25 e i 35 anni inseriti in un contesto associativo.

Liberazione di Mosul: mons. Mouche (arcivescovo), “grande valore per il futuro del nostro Paese”. Difficile il rientro della popolazione

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 12:38

“Una bella notizia che assume un grande valore per il futuro del nostro Paese”. Così mons. Petros Mouche, arcivescovo siro-cattolico di Mosul, Kirkuk e del Kurdistan commenta al Sir la liberazione di Mosul, seconda città irachena, strappata allo Stato Islamico (Isis) dall’esercito regolare dopo nove mesi di battaglia che lasciano sul terreno macerie e migliaia di persone senza casa. “Sto rientrando da Mosul – dice al telefono il presule – dove ho incontrato il primo ministro iracheno, Haidar al Abadi. Nel nostro colloquio abbiamo affrontato diversi punti tra cui come favorire il rientro dei cristiani, come garantire la sicurezza e offrire il necessario supporto per i bisogni della popolazione, a cominciare dall’acqua per finire alle scuole. Per il momento, purtroppo, il rientro della popolazione, non solo cristiana, è difficile e ci vorrà del tempo”. Situazione diversa, invece, nei villaggi cristiani della piana di Ninive dove i rientri sono già cominciati. “L’altro ieri a Qaraqosh sono tornate 320 famiglie – dice mons. Mouche -; ce ne sono delle altre in attesa perché hanno i bambini che aspettano la fine delle lezioni a Erbil dove sono riparate dopo l’invasione dello Stato islamico nel 2014”.

Portugal: José Edoardo Franco (historian), “Fatima, manifesto against society with no God”. “Miracle of the Sun” exhibition

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 12:32

Invited to manage the third thematic visit to the temporary exhibition “The Colours of the Sun – Fatima in Contemporary World”, taking place at the lower floor of the Basilica of the Holy Trinity, University Professor José Edoardo Franco stated that “The sanctuary of Fatima is a manifesto against society with no God”. Taking into consideration the prophetic dimension of the message announced to the shepherd boys, the specialist in history of culture added: “What happened in Fatima was the change of an obsequious crowd living with their own faith, but needing historical change under a collective point of view”. In this respect, Fatima was both a point of arrival and a starting point: “A point of arrival for a suffocating humanity, trying to resist societies dominated by reason and science on one side, and on the other side a starting point for change in the course of history”. “The Miracle of the Sun is a decisive prophetic episode meant to confirm the conception of a close, but suffering God; a God whose heart has to be cured through sacrifices and conversion of humanity”, concluded José Edoardo Franco. By using either direct or indirect stories on the “Miracle of the Sun”, the new temporary exhibition – already visited by 125 thousand pilgrims – is meant to reproduce the historical scenario of the apparition of Virgin Mary on 13 October 1917, through several, and different, sensorial procedures.

Diocesi: Caritas Grosseto, tra fine luglio e inizio agosto la Raccolta di san Lorenzo a sostegno dell’Emporio. Si cercano volontari

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 12:19

La “Raccolta di san Lorenzo”, il gesto di solidarietà per sostenere il quotidiano impegno dell’Emporio della Caritas di Grosseto, quest’anno raddoppia. Oltre che nel sabato precedente la festa di san Lorenzo, che nel 2017 cade il 5 agosto, sarà possibile donare anche sabato 29 luglio. Ma non è l’unica novità di questa edizione: ai supermercati di Grosseto, quest’anno, se ne aggiunge uno di Castiglione della Pescaia. Così sabato 29 luglio, la raccolta si svolgerà in 4 supermercati di Unicoop Tirreno: a Grosseto, in quelli di via Ximenes, via Emilia e all’Ipercoop del centro commerciale Maremà; a Castiglione della Pescaia, al supermercato Coop nella galleria commerciale nella zona delle Paduline. Il 5 agosto, invece, sarà possibile donare in sei supermercati di Grosseto: i punti Conad di via Clodia, via Senegal e del centro commerciale Aurelia Antica; i punti Simply di via Scansanese e via Einaudi e il supermercato Todis in via Repubblica Domenicana. In entrambi i sabati, la raccolta si terrà dalle 8.30 fino alle 20. Tutto ciò che verrà donato andrà all’Emporio della Caritas “dove – si legge in una nota – un centinaio di famiglie in stato di bisogno fanno la spesa gratuitamente esercitando la possibilità di scelta”. Per svolgere al meglio la raccolta, la Caritas grossetana è alla ricerca di volontari, che anche quest’anno indosseranno una pettorina verde. “Abbiamo già ricevuto diverse disponibilità da chi negli anni scorsi ha svolto questo servizio”, spiega il vicedirettore di Caritas, Luca Grandi. “A loro – prosegue – si aggiungeranno gli 8 giovani del servizio civile, giovani delle parrocchie, ma più persone si rendono disponibili e meglio è, non solo per l’organizzazione dei turni, ma per dare il senso di una comunità che partecipa”.

Incendi: Coldiretti, “danni incalcolabili per le migliaia di ettari di boschi e campi coltivati già distrutti”

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 12:02

Gli incendi, favoriti dal calo delle precipitazioni e da temperature sopra la media, “hanno già distrutto migliaia di ettari di boschi e campi coltivati, ma anche provocato la morte di animali e costretto all’abbandono stalle e abitazioni, dalla Sicilia alla Calabria, dalla Toscana al Lazio, dalla Campania alla Sardegna”. Lo afferma la Coldiretti, in una nota nella quale ricorda che “gli incendi provocano danni incalcolabili dal punto di vista ambientale dovuti alla perdita di biodiversità e alla distruzione di ampie aree di bosco che sono i polmoni verdi del Paese e concorrono ad assorbire l’anidride carbonica responsabile dei cambiamenti climatici”. “Ogni ettaro di macchia mediterranea – precisa la Coldiretti – è popolato in media da 400 animali tra mammiferi, uccelli e rettili, ma anche da una grande varietà di vegetali che a seguito degli incendi sono andate perse”. “Nelle foreste andate a fuoco – prosegue la nota – sono impedite per anni anche tutte le attività umane tradizionali del bosco come la raccolta della legna, dei tartufi e dei piccoli frutti, ma anche quelle di natura hobbistica come i funghi che coinvolgono decine di migliaia di appassionati”. Per prevenire e combattere gli incendi, la Coldiretti ha elaborato un decalogo. “Dal momento che – conclude la Coldiretti – un elevato numero di incendi è opera di piromani o criminali interessati alla distruzione dei boschi, occorre collaborare con le autorità responsabili per fermare comportamenti sospetti o dolosi favoriti dallo stato di abbandono dei boschi nazionali”.

Russia: Mosca, oltre un milione e mezzo di pellegrini alle reliquie di San Nicola. Dal 13 luglio a San Pietroburgo

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 11:34

Il sito ufficiale dell’esposizione delle reliquie di San Nicola a Mosca indica per oggi un tempo in coda di 9,5 ore. Il numero totale di pellegrini che fino a ieri sera hanno reso omaggio alle reliquie è di 1.687.500. Ieri sono stati oltre 53mila; l’alto numero di pellegrini di questi ultimi giorni ha costretto gli organizzatori a chiudere la fila alle 16.30 in modo che gli ultimi pellegrini in coda potessero chinarsi davanti all’urna in tempo utile per usare l’ultima corsa serale della metropolitana e rientrare a casa. Si potranno venerare le reliquie a Mosca fino alla sera del 12 luglio. Il giorno dopo saranno trasferite a San Pietroburgo e saranno accessibili nella basilica della Santa Trinità del monastero Aleksander Nevskij dalle 16 del 13 luglio fino al 28, tutti i giorni dalle 7 alle 22. Una solenne celebrazione di saluto segnerà il rientro a Bari dell’urna. Anche a San Pietroburgo 500 volontari garantiranno ogni giorno l’assistenza ai pellegrini e distribuiranno acqua e cibo. Gli unici ad avere diritto a un passaggio preferenziale saranno gli invalidi o disabili, che dovranno presentarsi con certificato di invalidità, e “i bambini sotto i due anni accompagnati da un genitore”. Ai pellegrini si consiglia di dedicare l’attesa a prepararsi nella preghiera in modo che la venerazione di fronte all’urna avvenga in modo rapido: “Se ogni pellegrino di tratterrà a lungo, la fila per gli altri durerà il doppio del tempo”, spiegano gli organizzatori sul sito nikola2017.ru.

Russia: Moscow, over one million and a half pilgrims at the relics of Saint Nicholas. From 13 July in Saint Petersburg

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 11:34

The official site of the exhibition of the relics of Saint Nicholas, in Moscow, says there is a 9.5-hour queue today. The total number of pilgrims paying homage to the relics has been 1,687,500 until yesterday evening. Over 53 thousand yesterday. The high number of pilgrims in the last few days forced organisers to close the queue at 4,30 pm, in such a way that the last pilgrims in the queue could bend over in front of the urn in time to get the last metro to go back home. It will be possible to venerate the relics in Moscow until the evening of 12 July. On the following day, they will be moved to Saint Petersburg, and it will be possible to see them at the Basilica of the Holy Trinity, in the Alexander Nevskij Monastery, from 4:00 pm of 13 July until 28 July, every day from 7 am to 10 pm. A solemn celebration will salute the urn returning to Bari. In Saint Petersburg, too, 500 volunteers will grant assistance to pilgrims every day, distributing water and food. The only ones with a right to preferential entry will be the invalid or disabled, who will have to show a disability certificate, and “children under 2 accompanied by one parent”. Pilgrims are advised to dedicate the time they spend waiting to prayer, in such a way that veneration before the urn will be quick: “If every pilgrim stays for long, the queue for the others will last twice as much”, say the organisers at the site: nikola2017.ru.

Sbarchi: don Pangallo (Caritas Reggio Calabria), “finito il tempo dello scaricabarile, è l’ora di un ulteriore senso di responsabilità”

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 11:22

“E’ finito il tempo dello scaricabarile, è arrivata l’ora di un ulteriore senso di responsabilità”. Lo afferma, nell’editoriale di questa settimana de “L’Avvenire di Calabria” il direttore della Caritas diocesana di Reggio Calabria-Bova, don Antonino Pangallo. “Mentre l’Europa continua a discutere, a costruire muri reali e di chiusura – scrive il sacerdote -, il Mediterraneo continua a essere strada dolente per migliaia di poveri migranti in fuga. Le coste italiane, quelle del sud in particolare, brulicano di poveri disperati e il porto di Reggio è scenario di continui sbarchi”.  Di fronte a quella che definisce “non più un’emergenza ma una realtà costante”, secondo Pangallo alcuni Comuni sono stati “capaci di costruire percorsi di accoglienza e di inserimento che stanno rivitalizzando piccoli centri destinati allo spopolamento”, il capoluogo, invece, “vive un momento di crisi”. Sulla banchina del porto stazionano per giorni decine di minori non accompagnati, “vera e propria emergenza nell’emergenza”, denuncia don Pangallo: i servizi sociali comunali sono in “tilt dinanzi ai numeri di questa fragile presenza”. Da qui l’appello del direttore della Caritas reggina: “è finito il tempo dello scaricabarile, è arrivata l’ora di un ulteriore senso di responsabilità”. Per don Pangallo “al di là dell’immaginario collettivo, acuito a livello mediatico” i numeri delle persone sbarcate, “pur rilevanti, non sono così esorbitanti da non poter essere inseriti in percorsi di accoglienza, magari attraverso un maggiore coinvolgimento del Terzo Settore e di tutti i comuni della Città metropolitana”. La Chiesa di Reggio Calabria-Bova “rimane sempre in frontiera. La presenza degli operatori diocesani al porto sarà mantenuta non in sostituzione al lavoro serio di altri, ma per offrire il clima di umanità che il Vangelo ispira e suggerisce”, scrive il direttore Caritas evidenziando che da un anno la comunità ecclesiale sta accompagnando circa ottanta minori in piccole strutture di tipo familiare.

Portogallo: José Edoardo Franco (storico), “Fatima, manifesto contro una società senza Dio”. Mostra sul “Miracolo del sole”

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 11:01

Invitato a dirigere la terza visita tematica all’esposizione temporanea: “I colori del sole – Fatima nel mondo contemporaneo”, tenutasi nel piano infe-riore della basilica della Santissima Trinità, il professore universitario José Edoardo Franco ha affermato che “il santuario di Fatima costituisce un manifesto contro una società senza Dio”. Rilevando infatti la dimensione profetica del messaggio annunciato ai pastorelli, lo specialista in storia della cultura ha aggiunto: “Ciò che è accaduto in Fatima è stata la trasformazione di una moltitudine che pur vivendo ossequiosamente la propria fede individuale, dal punto di vista collettivo sentiva la necessità di un cambiamento storico”. In tal senso, Fatima ha rappresentato un punto d’arrivo e un punto di partenza: “Un punto d’arrivo per un’umanità soffocata, decisa a resistere all’affermarsi di società caratterizzate dalla ragione e dalla scienza, e, d’altra parte, un punto di partenza verso un cambiamento del corso della storia”. “Il miracolo del sole è un momento profetico decisivo volto a confermare l’idea di un Dio vicino, ma sofferente, bisognoso che il suo cuore sia guarito dai sacrifici e dalla conversione dell’umanità”, ha concluso José Edoardo Franco. Utilizzando racconti diretti e indiretti sul “Miracolo del sole”, la nuova esposizione temporanea, già visitata da 125mila pellegrini, si propone esattamente di ricreare, mediante numerosi e diversi procedimenti sensoriali, lo scenario storico dell’apparizione della Vergine Maria del 13 ottobre 1917.

Migranti: Forti (Caritas Italiana), “da G20 e Tallinn nessuna proposta utile e credibile”

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 10:42

“Dal G20 di Amburgo e ancor prima dal vertice di Tallinn non sono emerse proposte utili e credibili per affrontare con serietà la questione migranti”. Anzi, verso l’Italia “il messaggio è chiaro: meno solidarietà verso chi mette a rischio la nostra sicurezza”. È quanto scrive Oliviero Forti, responsabile dell’Ufficio immigrazione di Caritas Italiana, in una nota pubblicata oggi dal Sir. “La provocazione italiana di chiudere i porti, per convincere il resto dell’Europa a mostrare maggiore solidarietà, non è stata nemmeno presa in considerazione”, osserva. “Non solo è stato ribadito che i migranti non potranno essere sbarcati da alcun’altra parte se non in Italia – prosegue – ma siamo stati richiamati perché non abbiamo ancora svolto tutti i compiti a casa, a partire dall’aumento dei centri di detenzione sul territorio e dal rafforzamento del sistema dei rimpatri”. Per Forti, “il fatto che si continui a puntare il dito contro le ong che stanno effettuando i salvataggi in mare, svela quale sia la strategia adottata: individuare il soggetto più debole, il capro espiatorio da colpire, per distrarre l’opinione pubblica dalle vere questioni che non si vogliono affrontare”. “Anche nei due vertici della scorsa settimana – rileva – è tornato puntuale il refrain ‘aiutiamoli a casa loro’, magari investendo in sviluppo”. “Peccato che – sottolinea – un eventuale piano Marshall per l’Africa avrebbe degli effetti sui flussi migratori nel lungo periodo e non nell’immediato”. “L’unica certezza è che l’Italia dovrà continuare a cavarsela da sola”, sottolinea Forti, evidenziando che “l’esternalizzazione delle frontiere europee in Libiava contro i diritti umani perché l’operazione avverrebbe in un Paese fuori controllo dove gli abusi contro i migranti sono all’ordine del giorno”.

Lavoro: a Bussi si riparte dal polo chimico. Mons. Spina, “Spiraglio di luce, ma i responsabili del danno bonifichino i terreni”

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 10:20

“È stato avviato un processo di industrializzazione che crescerà negli anni. Todisco si è impegnato a investire risorse importanti per il mantenimento in essere di quello che già esiste, e per lo sviluppo di nuove attività. In un luogo che sembrava destinato all’abbandono, il segnale è positivo”. Così il vescovo di Sulmona-Valva, mons. Angelo Spina, commenta al Sir il rilancio del polo chimico nel sito della discarica dei veleni di Bussi, considerata il più grande immondezzaio d’Italia e forse d’Europa. A qualche mese dalla sentenza della Corte d’assise d’appello dell’Aquila, che nel febbraio scorso aveva riconosciuto l’avvelenamento colposo delle acque e condannato 10 dei 19 imputati con pene condonate perché i fatti sono tutti antecedenti al 2 maggio 2006, il polo chimico che apparteneva alla Solvay rilancia infatti la propria presenza nel mercato del cloro e derivati grazie all’acquisizione da parte del gruppo industriale facente capo all’imprenditore Donato Todisco. “Soffriamo un trauma per la mancanza di lavoro. L’inquinamento ha bloccato tutto: alcune aziende hanno disinvestito, mettendo a terra tante famiglie che non sanno più come andare avanti. Le persone chiedono due cose – spiega il vescovo -: la bonifica per garantire la salute e il rispetto dell’ambiente, perché il creato va protetto e custodito; il rilancio dell’occupazione, investendo in nuove tecnologie meno inquinanti. Abbiamo bisogno di lavorare. Papa Francesco dice che se all’uomo manca il lavoro, non ha più la dignità. Il lavoro non dà soltanto il pane da vivere”.

Dal canto suo Donato Todisco, che prima di fondare un gruppo che oggi è presente in Italia con 3 stabilimenti e 450 dipendenti ha lavorato in Solvay per 20 anni, assicura che la fabbrica di Bussi, “se tutto andrà bene, raddoppierà il fatturato in 24 mesi con l’assunzione di 30 o 40 persone”. Un raddoppio del personale per una struttura che ha rischiato di chiudere definitivamente: “Quando sono andato a Bruxelles per trattare l’acquisizione, ho avuto certezza che la chiusura totale dell’impianto sarebbe avvenuta il 31 dicembre 2016. Una prospettiva del genere avrebbe avuto come conseguenze immediate il licenziamento di tutti i dipendenti e l’inquinamento fuori controllo. Per carità – ammette Todisco -, non siamo intervenuti per filantropia. Lo abbiamo fatto perché ci vediamo del business. Ma prima di fare affari ci vogliono investimenti forti, i profitti arriveranno forse nel 2020”. L’investimento per lo stabilimento di Bussi ammonterà complessivamente a circa 50 milioni di euro: “Credo nella chimica – conclude l’imprenditore -, e la produzione in Italia non riesce ancora a tenere il passo di una richiesta di consumo elevata”.

Diocesi: mons. Maniago (Castellaneta) ai neo sindaci, “essere artefice e artista nel ridonare fiducia”

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 10:06

Un augurio perché possa “non venire mai meno a quella particolare responsabilità quotidiana insita nel suo ruolo: essere ‘artefice’ e ‘artista’ nel ridonare fiducia”. È quello rivolto dal vescovo di Castellaneta, monsignor Claudio Maniago, in una lettera inviata ai sindaci di Palagiano, Castellaneta e Mottola eletti nell’ultima tornata delle amministrative. Auspicando “un quinquennio di fruttuoso lavoro a servizio del bene comune”, mons. Maniago chiede di “privilegiare l’attenzione al volto umano, al tessuto relazionale della città”. “Nella città – osserva il vescovo – nessuno deve sentirsi straniero, forestiero, ospite a malapena tollerato” ma “ciascuno deve poter trovare il proprio posto, deve poter riconoscere, sentire le proprie radici nella città in cui abita e vive”. Secondo Maniago, “la situazione che stiamo vivendo ci scuote e ci provoca a un supplemento di responsabilità, fantasia, coraggio, creatività. Il nostro tempo esige un di più di passione, di amore, per essere capaci di andare oltre l’esistente e realizzare una città ‘nuova’”. Serve quindi “ridonare fiducia”, ma per farlo “occorrono grande audacia e grande tenacia, quelle di chi propone l’ideale di una città ricca di valori morali e spirituali, una città dove nessun uomo è un’isola”. “Per ridare fiducia – conclude – occorre saper vedere ciò che di positivo c’è nella città, valorizzarne le risorse” e “agire insieme con un metodo serio e coerente, che rifiuta e combatte ogni forma di individualismo, si apre al gioco di squadra, sa creare sinergie e potenziare l’impegno e il contributo di tutti”.

Diocesi: card. Betori (Firenze), “continuare ad essere segno di speranza per il mondo”

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 09:32

“La pace non è la conquista dei forti e dei potenti, ma il dono che viene fatto ai poveri e agli umili”. Lo ha affermato ieri pomeriggio l’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, nel corso della celebrazione eucaristica che ha presieduto nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore in occasione del primo anniversario della morte del card. Silvano Piovanelli e in memoria di vescovi e arcivescovi di Firenze. Ricordando i suoi predecessori, Betori ha evidenziato che “siamo qui riuniti in una preghiera”, ma “ci ritroviamo anche a riflettere sulla nostra Chiesa e il suo cammino nella storia e su come collocarci di fronte al disegno di salvezza che Dio ha per l’umanità, che i pastori fiorentini hanno servito in mezzo al nostro popolo”. Commentando la lettura del libro del profeta Zaccaria, il cardinale ha osservato che “la sua missione è un progetto di comunione e di unità, di superamento delle divisioni e di abbattimento delle barriere”. “Prospettive – ha commentato – di particolare attualità anche per il nostro tempo su cui pesano conflitti e lacerazioni, emarginazioni ed esclusioni”. Per ricordare Piovanelli, l’arcivescovo ha ripreso ciò che aveva detto un anno fa nel giorno delle esequie: “prete povero e umile. Uomo buono, uomo cioè delle beatitudini, fratello e padre”. E poi, dal testamento di Piovanelli: “sono rimasto povero e quindi non ho nulla da lasciare; ho da lasciare soltanto amore”. Commentando il vangelo, Betori ha rilevato che “la strada che Gesù mostra è la strada della vera libertà”. “Questo – ha aggiunto – i nostri pastori ci hanno testimoniato lungo i secoli” facendo sì che la “Chiesa fiorentina sia rimasta fedele al suo Signore e possa continuare a misurarsi con la sua missione di essere segno di speranza per il mondo”. “Sentiamo anche la responsabilità – ha concluso Betori – di mostrarci all’altezza dell’eredità di fedeltà al Vangelo che essi ci hanno lasciato”.

Domenica del mare: messaggio Dicastero sviluppo umano, “prevenire abusi e ingiustizie, aiutare le mogli dei marittimi”

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 09:11

Favorire la creazione di gruppi di auto-aiuto tra le mogli dei marittimi durante i periodi di lontananza dei mariti; rafforzare “la comunicazione umana” tra i membri dell’equipaggio “per evitare la solitudine, l’isolamento e la depressione” o addirittura i suicidi; “prevenire abusi e ingiustizie” nei confronti di chi lavora sulle navi: sono alcuni dei suggerimenti contenuti nel messaggio che il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale ha inviato ai cappellani, ai volontari, agli amici e ai sostenitori dell’Apostolato del mare in occasione della Domenica del Mare (9 luglio 2017). Nel messaggio, diffuso ieri dalla sala stampa vaticana a firma del cardinale Peter K.A. Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, si ricordano le tante difficoltà di 1 milione e mezzo di marittimi, tra cui la lontananza dalla famiglia per lunghi periodi, con le mogli e madri costrette a crescere i figli da sole. Il Dicastero chiede ai cappellani di “sostenere la creazione di gruppi di mogli per aiuto e assistenza reciproca”.  Altro aspetto preso in esame è l’utilizzo dei social media, che da una parte permette ai marittimi di rimanere in contatto con familiari e amici ma li separa e isola “gli uni dagli altri, poiché a bordo ciascuno vive in un suo mondo virtuale in cui cerca rifugio durante i momenti liberi”. “La nostra funzione – auspica il card. Turkson -, specialmente durante le visite a bordo, è di cercare di creare una ‘connessione umana’ e di rafforzare la ‘comunicazione umana’ tra i membri dell’equipaggio per evitare la solitudine, l’isolamento e la depressione, tutti fattori che possono portare al suicidio che, secondo un recente studio pubblicato in Gran Bretagna dal P & I Club, risulta essere la causa principale di morte tra i marittimi”. Inoltre, ricorda il prefetto, nonostante sia entrata in vigore la Convenzione del lavoro marittimo sui “requisiti internazionali minimi dei diritti umani e lavorativi dei marittimi, esistono ancora troppi casi di equipaggi ingannati sul salario, sfruttati e vittime di abusi nel loro posto di lavoro, ingiustamente criminalizzati per incidenti marittimi e abbandonati in porti stranieri”. “È nostro dovere – sottolinea – prestare tutta l’assistenza e il sostegno necessari agli equipaggi che subiscono privazioni e vivono difficoltà, invitiamo le autorità marittime a prestare maggiore attenzione e ad essere più vigilanti per prevenire gli abusi e riparare le ingiustizie”.

Domenica del mare: messaggio Dicastero sviluppo umano, “non impedire ai marittimi stranieri di scendere a terra”

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 09:09

“L’inasprirsi della minaccia del terrorismo in tutto il mondo esige nuove misure di sicurezza che limitano ulteriormente, in alcuni porti, la possibilità che i marittimi scendano a terra e, talvolta, anche l’accesso alla nave da parte dei visitatori. Pur comprendendo da una parte la necessità di rendere i porti ‘un luogo sicuro’ per le persone e le merci, dall’altra dobbiamo assicurarci che nessuno sia vittima di discriminazioni o che gli sia impedito di scendere a terra a motivo della nazionalità, della razza o della religione”.  Lo chiede il cardinale Peter K.A. Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, nel messaggio inviato ai cappellani, ai volontari, agli amici e ai sostenitori dell’Apostolato del mare in occasione della giornata dedicata alla Domenica del Mare (domenica 9 luglio 2017). Nel messaggio, diffuso ieri dalla sala stampa vaticana, si ringrazia oltre 1 milione e mezzo di marittimi (la maggior parte dei quali proviene dai Paesi in via di sviluppo) e viene richiamata l’importanza della tutela dei diritti di quanti lavorano in mare, espressi nella Convenzione del lavoro marittimo del 2006. Viene annunciato inoltre il XXIV Congresso mondiale dell’Apostolato del mare, dedicato alla pesca e ai pescatori, che si terrà a Kaohsiung – Taiwan, a ottobre 2017. Nel messaggio si ricorda che le navi trasportano il 90% di ogni tipo di merci e nonostante “il loro contributo sia essenziale per l’economia mondiale globale, molte sono le difficoltà e le sfide che queste persone devono affrontare e che influenzano la loro vita e la loro dignità”. Tra queste la minaccia della pirateria sulle rotte marittime, seppur “diminuita rispetto ad alcuni anni fa, il pericolo di attacchi armati e di dirottamenti è ancora molto elevato in alcune aree geografiche”. “Invitiamo pertanto la comunità marittima a non abbassare la guardia – sottolinea il card. Turkson – e a mettere in atto tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza e la protezione, non soltanto del carico, ma soprattutto degli equipaggi”.

Papa Francesco: Angelus, Gesù non risolve “magicamente” i problemi, ma ci toglie dalle “sabbie mobili”

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 09:04

Gesù “ci aspetta sempre, non per risolverci magicamente i problemi, ma per renderci forti nei nostri problemi. Non ci leva i pesi dalla vita, ma l’angoscia dal cuore; non ci toglie la croce, ma la porta con noi”. Ad assicurarlo è stato il Papa, nell’Angelus di ieri. “Il Signore sa quanto la vita può essere pesante”, ha esordito rivolgendosi a “tutti coloro che sono stanchi e oppressi dalla vita”: “Sa che molte cose affaticano il cuore: delusioni e ferite del passato, pesi da portare e torti da sopportare nel presente, incertezze e preoccupazioni per il futuro”. “Lo sbaglio, quando le cose vanno male, è restare dove si è, coricato lì”, ha ammonito Francesco: “Sembra evidente, ma quanto è difficile reagire e aprirsi! Non è facile. Nei momenti bui viene naturale stare con sé stessi, rimuginare su quanto è ingiusta la vita, su quanto sono ingrati gli altri e com’è cattivo il mondo, e così via. Tutti lo sappiamo. Alcune volte abbiamo subito questa brutta esperienza. Ma così, chiusi dentro di noi, vediamo tutto nero. Allora si arriva persino a familiarizzare con la tristezza, che diventa di casa: quella tristezza ci prostra, è una cosa brutta questa tristezza”. Gesù, invece, “vuole tirarci fuori da queste sabbie mobili”: “La via di uscita – ha spiegato il Papa – è nella relazione, nel tendere la mano e nell’alzare lo sguardo verso chi ci ama davvero”. “Uscire da sé non basta, bisogna sapere dove andare”, il consiglio di Francesco: “Perché tante mete sono illusorie: promettono ristoro e distraggono solo un poco, assicurano pace e danno divertimento, lasciando poi nella solitudine di prima, sono fuochi d’artificio”. Per questo Gesù indica dove andare: “Venite a me”. “Tante volte, di fronte a un peso della vita o a una situazione che ci addolora, proviamo a parlarne con qualcuno che ci ascolti, con un amico, con un esperto”, ha fatto notare il Papa, secondo il quale “è un gran bene fare questo, ma non dimentichiamo Gesù! Non dimentichiamo di aprirci a lui e di raccontargli la vita, di affidargli le persone e le situazioni. Forse ci sono delle ‘zone’ della nostra vita che mai abbiamo aperto a lui. Ognuno di noi ha la propria storia. E se qualcuno ha questa zona oscura, cercate Gesù, andate da un missionario della misericordia, andate da un prete, andate… Ma andate a Gesù, e raccontate questo a Gesù”, che dice a ciascuno: “Coraggio, non arrenderti ai pesi della vita, non chiuderti di fronte alle paure e ai peccati, ma vieni a me!”.

Sir: principali notizie dall’Italia e dal mondo. Iraq, Mosul liberata. Londra, nuovo incendio, nessuna vittima. Italia, al via i “Presto”

Agensir.it - Mon, 2017-07-10 09:00

Iraq: il premier al-Abadi a Mosul proclama la liberazione della città

Il premier iracheno Haidir al-Abadi è giunto ieri a Mosul per proclamare la liberazione della città dall’Isis che ne deteneva il controllo dal 2014. Gli ultimi quartieri ad essere riconquistati sono stati, tra venerdì e sabato, quelli di al-Midán, nella città vecchia, e di al-Qaliyat. Al-Abadi, si legge in una nota, “è arrivato nella città liberata di Mosul e si è congratulato con gli eroici combattenti e con il popolo iracheno per questa grande vittoria”. Attraverso Twitter, Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio dei ministri italiano, ha parlato di “una sconfitta decisiva per Daesh”. E ha confermato che l’“impegno italiano per stabilizzare l’Iraq continua”.

Regno Unito: incendio al Camden Market di Londra, nessuna vittima

A meno di un mese dal rogo della Grenfell Tower, a North Kensington, Londra ha vissuto un’altra notte di paura a causa di un incendio. Poco dopo mezzanotte, infatti, le fiamme hanno investito uno stabile a Camden Market, celebre luogo turistico nel nord della capitale inglese meta di shopping e di divertimento notturno. Sul posto sono giunti 10 mezzi antincendio e una settantina di pompieri sono stati impegnati per domare le fiamme che, pare, si siano sprigionati al di sopra del ristorante “Honest Burger”, nei pressi del mercato, coinvolgendo tutti i tre piani fino al tetto. Ingenti i danni riportati dalla struttura, ma nessuna persona è risultata ferita o in necessità di cure.

Turchia: opposizione in piazza a Istanbul, centinaia di migliaia di persone per chiedere giustizia

Sono centinaia di migliaia – gli organizzatori parlano di un milione – le persone che ieri sono scese in piazza a Istanbul per la manifestazione conclusiva della “Marcia per la giustizia” partita da Ankara 25 giorni fa per iniziativa del partito Chp, la principale forza politica che si oppone al presidente turco Erdogan, guidato da Kemal Kilicdaroglu. La marcia, sostenuta anche dai partiti schierati per il No al referendum costituzionale di aprile, si è conclusa nel quartiere di Maltepe, sponda asiatica di Istanbul, dove si trova la prigione in cui è detenuto Enis Berberoglu, il deputato socialdemocratico del Chp ritenuto responsabile della fuga di notizie riguardo all’entrata in Siria, nel gennaio 2014, di un convoglio carico di armi scortato dai servizi di Ankara. Kilicdaroglu ha affermato che “nessuno pensi che questa sarà l’ultima marcia: il 9 luglio segna il giorno della rinascita”. “Abbiamo marciato – ha proseguito – per la giustizia, i diritti degli oppressi, i deputati e i giornalisti in carcere, i professori universitari licenziati”.

Val di Susa: ragazza uccisa dopo una lite stradale. Positivo all’alcol test l’autista del furgone che l’ha investita

Tragedia a Condove, nella Val di Susa, dove nel pomeriggio di ieri Elisa Ferrero, 27 anni di Moncalieri, è morta a seguito di un incidente stradale causato, secondo le prime ricostruzioni, da una lite legata alla viabilità. Ricoverato, in condizioni disperate, il fidanzato Matteo Penna, 29 anni di Torino. Entrambi erano a bordo della moto travolta dal furgone guidato da Maurizio De Giulio, artigiano di 50 anni che abita a Nichelino. A seguito del diverbio, quando i due veicoli si sono trovati affiancati, il motociclista avrebbe colpito con un pugno lo specchietto del furgone. Poi l’accelerazione e il tentativo di allontanarsi ma dopo qualche chilometro, nei pressi di una rotonda la moto viene raggiunta dal furgone, dopo un probabile inseguimento, il cui autista accelera urtando la motocicletta. La ragazza muore sul colpo, travolta. Il ragazzo, invece, è in coma, all’ospedale Cto di Torino. L’autista del furgone, risultato positivo all’alcol test, in serata è stato arrestato con l’accusa di omicidio stradale. Con lui sul veicolo anche la compagna e la figlia.

Italia: da oggi i “Presto”, lo strumento al posto dei voucher per il lavoro occasionale

Debuttano oggi i “Presto”, i nuovi contratti di prestazione occasionale messi a punto dall’Inps in sostituzione dei vecchi voucher. Due le forme previste: il “Libretto famiglia”, utilizzabile per lavori domestici, lezioni private e assistenza domiciliare, e il “Contratto di prestazione occasionale” per attività svolte per una piccola impresa. Per utilizzare questo sistema di pagamento, datori di lavoro e lavoratori dovranno registrarsi sulla piattaforma predisposta dall’Inps. Il pagamento delle prestazioni avverrà, in soluzione unica, attraverso un accredito entro il 15 del mese successivo. Per il “Libretto famiglia” ogni titolo di pagamento sarà di 10 euro. Ogni lavoratore ha diritto a riposo giornaliero, pause e riposi settimanali. Per il “Contratto di prestazione occasionale”, il compenso orario non potrà essere inferiore ai 9 euro e le prestazioni non dovranno superare le 4 ore continuative.

+++ Crollo Torre Annunziata: il parroco, dopo la tragedia “riconciliarsi, sperare e impegnarsi” +++

Agensir.it - Sat, 2017-07-08 18:00

“L’immagine che ho davanti ai miei occhi sono quei due bambini insieme con i loro genitori, nel giorno della Prima Comunione”. Questo ricordo vuole offrire al Sir don Ciro Cozzolino, il parroco della SS. Trinità, sul cui territorio insisteva la palazzina crollata a Torre Annunziata, ieri mattina, poco dopo le 6. Ormai sono stati recuperati i corpi delle otto vittime, di cui due bambini, Francesca e Salvatore Guida. “Frequentavano la parrocchia, erano assidui”, aggiunge il sacerdote. “Domani – ci anticipa – inviterò i parrocchiani a compiere tre azioni: riconciliarsi, sperare e impegnarsi”. Innanzitutto, spiega don Ciro, “situazioni come queste fanno emergere fratture, tensioni all’interno della comunità. Io come pastore sono molto attento a questi aspetti che non hanno rilevanza mediatica, ma che sono importanti per la comunità”. Il secondo invito è a sperare: “In momenti di dolore come questi c’è la tentazione di gettare la spugna, di pensare il Signore ci ha abbandonati; invece, è l’ora di fare qualcosa perché tragedie del genere non avvengano più”. Proprio qui si lega l’ultima richiesta del parroco: “Impegniamoci perché le morti di questi nostri fratelli non siano state vane. Purtroppo, il nostro patrimonio immobiliare è fatiscente. Insieme, istituzioni e cittadini, dobbiamo impegnarci per mettere in sicurezza le nostre case”.
“Questo – fa notare don Cozzolino – è il tempo di camminare insieme perché ognuno ha bisogno dell’altro”. Il parroco non sa quando esattamente si terranno i funerali, perché al momento le salme sono a disposizione dei magistrati. “Il card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli – ricorda il sacerdote -, dal primo momento ci sta facendo sentire la sua vicinanza. Mi ha telefonato personalmente, chiedendomi di essere costantemente informato, e ha fatto giungere alle famiglie delle vittime la sua vicinanza e la sua preghiera”. Per don Ciro, ora, questa è la cosa più importante: “Stare accanto ai familiari è la mia priorità”.

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