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Papa Francesco: “la Chiesa predica più con le mani che con le parole”. “Persone perbene sono uno schiaffo in faccia alla società”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 11:52

“La Chiesa predica più con le mani che con le parole”. A ribadirlo è il Papa, nel libro con Dominique Wolton, “Dio è un poeta. Un dialogo inedito sulla politica e la società”, in libreria da domani per Rizzoli, di cui il Sir pubblica in esclusiva una parte del secondo capitolo. La misericordia è “al centro del Vangelo”, afferma Francesco interpellato dal sociologo su una delle sue definizioni più celebri: “La misericordia è un viaggio dal cuore alle mani”. “È verissimo”, il commento del Papa: “Ma per fare questo viaggio il cuore deve lasciarsi toccare dalla compassione, dalla miseria umana e da qualsiasi forma di miseria. È solo così che può cominciare il suo viaggio”. “La cosa importante sono le opere”, prosegue: “In questo mondo di violenza, ci sono tante donne e tanti uomini, preti, suore e religiose che si dedicano agli ospedali, alle scuole… Ci sono così tante persone perbene, e tutte loro sono uno schiaffo in faccia alla società. La loro è una forma di testimonianza: ‘Io consumo la mia vita’. Quando andiamo nei cimiteri africani e vediamo tutti quei morti, quei missionari, soprattutto francesi, morti giovani, a quarant’anni, perché contraevano la malaria… La ricchezza della misericordia commuove. E le persone, quando ne ricevono testimonianza, capiscono e cambiano. Vogliono essere migliori… oppure uccidono colui che dà testimonianza! Perché vengono travolti dall’odio. Testimoniare comporta questo rischio”. “Tenerezza allo stato puro, dedizione” di “una vita intera”: così il Papa definisce le opere dei misericordiosi: “Per me, far visita ai malati, andare nelle prigioni e far sentire ai carcerati che possono sperare di reinserirsi nella società, è questa la predicazione della Chiesa”.

Papa Francesco: “nel mondo c’è un risveglio dei movimenti popolari”. “In ogni teologia vera e giusta c’è sempre una dimensione di liberazione”. No a “corruzione”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 11:41

“Nel mondo di oggi, 62 super-ricchi possiedono la stessa ricchezza di 3,5 miliardi di poveri. Nel mondo di oggi ci sono 871 milioni di affamati. E 250 milioni di migranti che non hanno nessun posto dove andare, che non hanno niente”. È il grido d’allarme sulle disuguaglianze provocato dalla globalizzazione, lanciato dal Papa nel libro con Dominique Wolton, “Dio è un poeta. Un dialogo inedito sulla politica e la società”, in libreria da domani per i tipi della Rizzoli, di cui il Sir anticipa in esclusiva una parte del secondo capitolo. “Il traffico di droga oggi ha un giro d’affari di circa 300 miliardi di dollari. E secondo le stime ci sono 2.400 miliardi di dollari che ‘svolazzano’ nei paradisi fiscali, circolando da un posto all’altro”, ricorda ancora Francesco, che tra i fenomeni nuovi di questo nostro tempo cita gli attuali movimenti dei lavoratori: “Nel mondo intero c’è un risveglio dei movimenti popolari. Alcuni di loro vengono piantati in asso perfino dai sindacalisti, perché i sindacalisti possono provenire dalle classi dominanti, o perlomeno dalle classi medie superiori. Si tratta di un movimento forte che reclama i propri diritti. In certi Paesi però deve scontrarsi con una repressione brutale, al punto che, a farsi sentire troppo, si rischia la vita. Una delle dirigenti di un movimento popolare, che ha partecipato al primo movimento popolare che si è espresso in Vaticano, è stata uccisa in America centrale… È difficile, ecco perché, quando i poveri si uniscono, insieme hanno una grande forza. Una forza anche religiosa”. Quanto ad un presunto “ritorno della teologia della liberazione”, dovuto proprio alla crescita delle disuguaglianze nel mondo, Francesco risponde: “Preferirei non parlare della teologia della liberazione degli anni Settanta, perché è un fenomeno caratteristico dell’America latina. In ogni teologia vera e giusta, comunque, c’è sempre una dimensione di liberazione; la memoria del popolo di Israele comincia con la liberazione dall’Egitto, no? La liberazione dalla schiavitù. La storia della Chiesa, e non solo della Chiesa ma dell’umanità intera, è piena di oppressori, di una minoranza che domina. Sono convinto che la corruzione sia il metodo utilizzato da una minoranza in possesso della forza e del denaro per colpire la maggioranza”.

Papa Francesco: no a cristiani “arrivisti e affaristi”, che “cercano sempre di sfruttare il prossimo” e “pagano in nero”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 11:38

Come può contribuire la Chiesa alla globalizzazione? “Con il dialogo. Sono convinto che ai giorni nostri niente sia possibile senza dialogo. A patto che si tratti di un dialogo sincero, anche se bisogna dirsi in faccia cose sgradevoli. Sincero: non un dialogo del tipo ‘va bene, siamo d’accordo’, e poi dietro le spalle si afferma tutto il contrario”. È una delle risposte del Papa a Dominique Wolton, nel volume in libreria da domani per Rizzoli, “Dio è un poeta. Un dialogo inedito sulla politica e la società”, di cui il Sir anticipa in esclusiva un estratto del secondo capitolo, intitolato “Religioni e politiche”. “Credo che la Chiesa debba contribuire costruendo dei ponti”, continua Francesco, secondo il quale il dialogo è il “grande ponte” tra le culture. Interrogato sul ruolo dell’Onu e della Chiesa per la pace, il Papa ricorda che in seno alle Nazioni Unite “c’è una corrente di sana autocritica che sostiene la necessità di parlare meno e agire di più”: il pericolo, tanto per la Chiesa che per l’Onu, secondo Francesco è quello del nominalismo: “Accontentarsi di dire ‘bisogna fare questo e quello’, poi avere la coscienza tranquilla e fare poco e niente”.
Resta il fatto che l’Onu e la Chiesa sono due cose diverse. “L’Onu dovrebbe avere più autorità, globale e fisica. La Chiesa è solo ed esclusivamente un’autorità morale”, ricorda il Papa a proposito della distinzione tra le due realtà: “E l’autorità morale della Chiesa dipende dalla testimonianza dei suoi membri, dei cristiani”. “Se i cristiani non danno testimonianza, se i preti diventano degli affaristi e degli arrivisti, se i vescovi fanno altrettanto… o ancora se i cristiani cercano sempre di sfruttare il prossimo, se pagano ‘in nero’ e non si preoccupano della giustizia sociale, non si comportano da fedeli”, il monito, perché “dare testimonianza è un atto necessario in entrambe le istituzioni, ma soprattutto nella Chiesa”.

Senza fissa dimora: lettera aperta alla sindaca Raggi, “non chiudete il centro della Croce rossa”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 11:19

Le persone senza dimora ancora ospitate nel centro di primissima accoglienza “Better Shelter”, aperto a gennaio per l’emergenza freddo nella sede della Croce Rossa di Roma, in via Ramazzini, hanno scritto una lettera aperta alla sindaca Virginia Raggi per chiedere che non venga chiuso, come previsto, il 30 aprile. Al momento sono ospitate 170 persone, che non avendo alternative tornerebbero a vivere in strada. Massimiliano, Alfio, Roberto, Gabriella e Barbara, Vita, Daniele, a nome delle 170 persone accolte, raccontano perché sono finiti in strada per problemi legati a malattia, divorzio, perdita del lavoro e della casa. “Cara sindaca Raggi – scrivono -, di storie come queste di noi che abbiamo preso l’iniziativa di scriverle ce ne sono tante. E’ stato sicuramente importante nei giorni di freddo a Roma trovare un ricovero. Ma ora che l’emergenza è finita non possiamo tornare a vivere per strada. Stando qui al centro della Croce Rossa molti di noi hanno avuto la possibilità di mettersi a cercare un lavoro. Se torniamo per strada il nostro tempo sarà dedicato a cercare di sopravvivere”. I firmatari della lettera chiedono perciò “a lei e a tutta la città di Roma” di “aiutarci proseguendo questa esperienza di accoglienza oppure trovando un’alternativa prima della chiusura del 30 aprile”. “Se questo centro dovesse chiudere a partire dal 1° maggio saremo di nuovo per strada. E sarà nel giorno della Festa del lavoro – ricordano -. Quello che a molti di noi manca. Il nostro è un appello non per vivere assistiti dalla città, ma per darci il tempo di ricostruire la nostra vita. Ci sentiamo parte di questa città. Non vogliamo tornare ad essere invisibili”. Gli ospiti del centro invitano la sindaca Raggi ad incontrarli o ad andare a trovarli alla Croce Rossa. “Vedrà che insieme è stata creata una situazione che può funzionare per tutti. Non chiudiamola”, concludono.

Iraq: Acs, “in un anno rientrate nella Piana di Ninive più del 42% delle famiglie costrette a fuggire dall’Isis”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 11:03

Al 25 marzo scorso le famiglie rientrate nell’intera Piana di Ninive erano 8.213, più del 42% delle 19.452 costrette a fuggire a causa dell’invasione dello Stato Islamico nell’agosto del 2014. Ne dà notizia oggi Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) in una nota nella quale sottolinea che “continua la ricostruzione nella Piana di Ninive e prosegue il Piano Marshall di Acs per sostenere i cristiani d’Iraq. A meno di un anno dall’apertura dei primi cantieri nei villaggi di Bartella, Karamless e Qaraqosh, l’8 maggio 2017, sono straordinari i risultati raggiunti”. Le abitazioni private distrutte dai jihadisti in due anni erano oltre 13.088, di cui 1.234 totalmente distrutte. “Finora ne sono state riparate 3.249”, spiega Acs, aggiungendo che “a coordinare i lavori è il Comitato per la ricostruzione Ninive, istituito il 27 marzo 2017 dalle tre Chiese d’Iraq, caldea, siro-cattolica e siro-ortodossa con la collaborazione di Acs”. “I cristiani sono stati i primi a ritornare in questi villaggi – dichiara don Salar Boudagh, vicario generale della diocesi caldea di Alqosh e membro del Comitato – e con l’aiuto della Chiesa e delle associazioni ad essa legate hanno iniziato a ricostruire e a riqualificare la regione”. Le difficoltà non mancano, conferma il sacerdote: “Le tensioni tra il governo di Bagdad e quello del Kurdistan hanno influito sul livello di sicurezza e sulle condizioni economiche. Inoltre, la strada che unisce Mosul alla Piana di Ninive è ancora chiusa e i cristiani non possono raggiungere la seconda città irachena per cercare lavoro”. Poi vi sono l’incertezza e i timori legati alle prossime elezioni parlamentari che si terranno il prossimo 12 maggio. “Temiamo nuovi disordini”, afferma don Boudagh. Ciononostante, a Tellskuff è rientrato circa il 68% della popolazione, mentre a Qaraqosh sono tornati ben 23.300 cristiani, ovvero il 42% di quanti vi abitavano prima dell’arrivo di Isis, sebbene al momento sia stato ricostruito soltanto il 20,82% delle 6.826 abitazioni distrutte. “Molto resta da fare, ma – sottolinea il sacerdote – è confortante vedere che tante altre famiglie ci chiedono di riparare le loro case perché vogliono tornare”.
Dall’inizio dell’avanzata di Isis nel giugno 2014, Acs ha sostenuto progetti emergenziali e umanitari in Iraq per un totale di 37.703.054 euro. La Fondazione è la prima associazione nella Piana di Ninive per entità di aiuti.

Irlanda: mons. Brennan (Ferns), lettera pastorale a difesa del “diritto alla vita”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 10:44

Nella domenica per le vocazioni il vescovo irlandese di Ferns, Denis Brennan, che è anche membro della Commissione episcopale per le vocazioni ha commentato nell’omelia il vangelo del “buon pastore”, citando un “libretto”, “Lettere a un giovane sacerdote” scritto da “un prete tedesco dopo alcuni anni dall’aver lasciato il ministero” e il pittore francese Jean Dubuffet per spiegare come “molti dei valori” che i sacerdoti celebrano e rappresentano “sono considerati dalla saggezza convenzionale del nostro tempo come valori disprezzati” e come questo “sia difficile da accettare per i sacerdoti e i religiosi”. “È qui che la nostra scelta vocazionale diventa molto personale, forse anche dolorosa”, ha aggiunto il vescovo. “È qui che il Vangelo si impegna con il mondo, o con le parole di Bonhoeffer, questo è il prezzo del discepolato”. E omaggiando e ringraziando “ogni sacerdote e religioso” per ciò che è e fa, ha terminato con una preghiera di Oscar Romero che “ben esprime” il significato del sacerdozio e che recita, tra l’altro: “Siamo operai, non capi, ministri, non messia. Siamo profeti di un futuro non nostro”. Sempre ieri, il vescovo Brennan, come già numerosi suoi confratelli, ha pubblicato la lettera pastorale in vista del referendum del 25 maggio per l’abolizione dell’emendamento costituzionale che tutela la vita del nascituro. Tra le varie argomentazioni che adduce contro questa revoca, mons. Brennan scrive: “In un mondo in cui le persone lottano duramente per conquistare diritti umani, a noi in Irlanda viene chiesto di abolire un diritto, e il diritto più fondamentale di tutti, il diritto alla vita”.

Trattativa Stato-mafia: Alberti, la sentenza deve spingere ad “approfondire cosa sono le mafie oggi”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 10:31

“Questo processo così come il processo d’appello in corso su Mafia Capitale devono spingerci a ragionare e approfondire che cosa sono le mafie oggi, che cosa sono storicamente, che cosa sono le forme di corruzione e che cosa è lo Stato, cioè che cos’è la cittadinanza. Non come fatto moralistico, ma a partire da noi stessi, dalla nostra esistenza quotidiana e generale”. Così Vittorio V. Alberti, filosofo e autore del libro “Pane sporco”, commenta al Sir la sentenza di primo grado del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. Riflettendo sugli obiettivi colpiti dalla mafia negli anni interessati dal processo, il ’92 e il ’93, il filosofo spiega che sono stati “i simboli della cultura, della nostra identità”. “La mafia sembra aver capito molto bene la potenza simbolica, la potenza di libertà, la potenza educativa, la bellezza di questi luoghi – aggiunge –. Allora, questi luoghi e questo sapere possono rappresentare la chiave per iniziare a sviluppare una coscienza contro la corruzione e contro la mafia. È possibile quindi farlo partendo da ciò che di formidabile abbiamo, cioè il nostro patrimonio storico-artistico. Ciò dovrebbe attivare un processo di azione con le scuole, non saltuario ma sistematico”.

Fuci: Reggio Calabria, il 3 maggio il congresso nazionale aperto dal card. Bassetti

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 10:31

Si svolgerà da giovedì 3 maggio a domenica 6, a Reggio Calabria, il 67° congresso nazionale della Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci), dal titolo “RigenerAZIONE – Universitari confusi, connessi, innovativi”. Ad aprire l’iniziativa nell’Università Mediterranea sarà la prolusione del card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana. Seguirà l’intervento di Dario Eugenio Nicoli, docente di Sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. La giornata di venerdì 4 maggio sarà, invece, dedicata a una tavola rotonda, in cui si confronteranno Franco Garelli, docente di Sociologia dei processi culturali e Sociologia della religione all’Università di Torino, Adriano Fabris, docente di Etica della comunicazione e di Filosofia morale all’Università di Pisa, e don Armando Matteo, docente di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Urbaniana di Roma. Nel pomeriggio i ragazzi saranno impegnati nei gruppi di lavoro per riflettere insieme. Sabato 5 maggio e domenica 6, il momento conclusivo, quello dell’assemblea federale, che “vedrà coinvolti tutti i fucini a confrontarsi e lavorare per arricchire la proposta della Federazione”. “L’Università – afferma Gabriella Serra, presidente nazionale femminile della Federazione – non può che essere uno dei contesti significativi, non solo per interrogarsi sui giovani, ma essere anche una frontiera privilegiata della nuova evangelizzazione”. Gianmarco Mancini, presidente nazionale maschile, sottolinea invece come “la tematica del congresso si inserisce nel percorso verso il Sinodo dei vescovi sul tema ‘I giovani, la fede e il discernimento’”. “Gli universitari rappresentano una fetta di quei giovani, è un range più ristretto per poterci soffermare meglio su ciò che sentiamo più vicino a noi e alla Federazione. Vogliamo dire chi siamo e cosa significa avere il dono della fede in un mondo che ormai sembra poterne fare a meno”.

Turismo: Coldiretti-Ixè, per il ponte del 25 aprlie “7 milioni di italiani in viaggio, uno su tre al mare”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 10:16

“Ha scelto il mare quasi un italiano su tre (33%) che ha colto l’occasione per fare vacanza nei ponti di primavera ma molto gettonato è il turismo verde tra campagne, parchi e oasi naturali (32%) che batte le città d’arte (20%), la montagna e i laghi”. È quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixé, per la giornata mondiale della Terra, nel lungo ponte del 25 aprile durante il quale “7 milioni di italiani hanno deciso di mettersi in viaggio”. “A favorire le partenze per la Festa della Liberazione sono state – sottolinea la Coldiretti – le positive previsioni meteo che hanno condizionato ben il 79% dei vacanzieri secondo l’indagine”. Il sole, secondo la rilevazione, ha spinto gli italiani all’aria aperta “sia per una breve vacanza che per una semplice gita in giornata”. Tra le destinazioni dei ponti di primavera accanto al mare, che si classifica come meta preferita, “buone sono le presenze per il turismo verde nelle campagne, nei parchi, in oasi e riserve dove con l’arrivo del caldo è possibile assistere al risveglio della natura”. Una tendenza sostenuta da “una maggiore sensibilità ambientale che – sottolinea la Coldiretti – sta portando alla riscoperta della vacanza ‘a chilometro zero’, spesso con mete da raggiungere in giornata”. “Il successo del turismo ecologico e ambientale è dovuto – continua la Coldiretti – ai costi contenuti, all’elevato valore educativo e alla pluralità di mete disponibili senza dover percorrere grandi distanze, in un Paese come l’Italia che può contare su ben 871 i parchi e aree naturali protette che coprono il 10 per cento del territorio nazionale”. Per la scelta dell’ospitalità molto gettonati sono gli agriturismi, dove “sono 800mila gli italiani e gli stranieri che hanno scelto di sedersi a tavola durante il lungo ponte del 25 aprile”.

Alfie Evans: mons. Paglia (Pav), “solo con un’alleanza d’amore sarà possibile aiutarlo”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 10:05

“La drammatica vicenda di Alfie Evans continua a suscitare una profonda risonanza emotiva. Considerando gli sviluppi di cui siamo testimoni non possiamo sfuggire a un forte disagio, dovuto soprattutto alla sensazione di trovarci in un vicolo cieco in cui tutti rischiamo di rimanere sconfitti”. Lo ha affermato in una nota mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, pronunciandosi sulla vicenda del bambino inglese di 23 mesi affetto da malattia neurodegenerativa di cui non si conosce la causa. “Date le soluzioni comunque problematiche che si prospettano nell’evoluzione delle circostanze, riteniamo importante che si lavori per procedere in modo il più possibile condiviso – aggiunge l’arcivescovo –. Solo nella ricerca di un’intesa tra tutti, un’alleanza d’amore tra genitori, famigliari e operatori sanitari, sarà possibile individuare la soluzione migliore per aiutare il piccolo Alfie in questo momento così drammatico della sua vita”.

Alfie Evans: card. Betori (Firenze), “sia affidato all’amore dei suoi genitori”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 09:58

“Il piccolo Alfie Evans sia lasciato affidato all’amore dei suoi genitori”. Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, card. Giuseppe Betori, ieri sera a Scandicci, pronunciandosi sulla vicenda del bambino inglese di 23 mesi affetto da malattia neurodegenerativa di cui non si conosce la causa. “Non possiamo non ricordare davanti al Signore, e come monito a tutta la società, il dramma dei suoi genitori, a cui viene impedito di prendersi cura del proprio figlio in nome di un astratto ‘miglior interesse’ stabilito da ospedali e tribunali”. Strutture che, ha ribadito il porporato, “si arrogano il diritto di stabilire il limite sotto il quale la vita non sarebbe più degna, addirittura ‘inutile’, un confine che chiunque potrebbe spostare fino a eliminare ogni imperfezione, in un folle disegno che sembra voler unire ideologie eugenetiche e obiettivi di risparmi sulla sanità”.

Famiglia: card. Betori (Firenze), “non è un contratto per l’autorealizzazione, ma un cammino di felicità condiviso”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 09:50

“L’illusione dell’autonomia aggredisce anche la famiglia e distrugge i legami su cui essa si fonda. Pensa la famiglia come un contratto in cui ciascuno deve potersi assicurare la propria realizzazione, non invece come un camminare insieme, in cui si ricerca un progetto comune di felicità”. Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, card. Giuseppe Betori, ieri sera a Scandicci in occasione della Festa diocesana della famiglia. Il suo auspicio è di “ripensare la famiglia come un modo con cui ci si fa carico reciprocamente gli uni degli altri”, senza cercare “l’equilibrio degli interessi, ma vivendo nel completo disinteresse, da cui solo può nascere il dono di sé”. “Senza dono di sé – ha aggiunto – c’è spazio per ogni pretesa e ogni rivendicazione. È l’inferno di molte famiglie oggi, quello che si svela nelle dispute delle separazioni e dei divorzi”. L’atteggiamento da mantenere in famiglia è, dunque, quello di “viverla come luogo di libertà perché nell’amore nessuno può pensare di soggiogare l’altro”. “Occorre accogliere l’altro come persona e non come un oggetto, tanto meno un possesso – ha sottolineato il cardinale –. I figli per primi intuiscono presto quando l’amore dei genitori è un amore possessivo, asfissiante ed egoista, ovvero li si rispetta come persone. Lo stesso vale per il rapporto tra i coniugi, che solo nel rispetto dell’altro come persona sfugge alle derive della gelosia, del dominio, della prepotenza”. Infine, il card. Betori ha riflettuto sulla “giusta apertura delle famiglia”, che “non si attua nell’indebolire i legami, ma facendo di essi un ponte che ci permettere di raggiungere gli altri, perché in loro possa riflettersi la fecondità del nostro amore”. Quelle indicate sono, quindi, “famiglie aperte alle necessità dei poveri, al sostegno delle famiglie più fragili, alla partecipazione alla vita sociale”.

Perù: terroristi di Sendero Luminoso fuori dal carcere. I vescovi: “Hanno mostrato pentimento sincero?”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 09:46

Divide l’opinione pubblica in Perù la decisione di far uscire dal carcere dei componenti del gruppo terroristico marxista Sendero Luminoso e, in particolare, di concedere gli arresti domiciliare a Osmán Morote, uno dei leader del gruppo che, a partire dal 1980, avviò un conflitto destinato a causare quasi 70mila vittime in vent’anni. Lo stesso presidente Martín Vizcarra ha espresso il suo disaccordo.
Sulla vicenda è intervenuta sabato con un comunicato la presidenza della Conferenza episcopale peruviana (Cep): “Il dolore e la condanna che ha lasciato la violenza terroristica in Perù sono ancora molto forti, come si può verificare con il rifiuto e l’indignazione della popolazione rispetto al cambiamento dello status giuridico di alcuni membri della dirigenza Sendero Luminoso in processi giudiziari che li riguardano”, scrivono i vescovi.
A partire da questa premessa, la Cep precisa, in primo luogo, che “è obbligo dello Stato garantire al popolo peruviano in modo integrale la vita, il bene comune e la pace sociale. Di questa responsabilità, nessun potere dello Stato può essere escluso”, in quanto il mancato rispetto dell’integrità della legge lascerebbe la popolazione indifesa”.
In secondo luogo, secondo i vescovi peruviani, “non possiamo negare che il nostro Paese è rimasto gravemente ferito dalle azioni di violenza e terrorismo che hanno distrutto vite, famiglie, intere comunità”. Le ferite causate da quei fatti non sono ancora state sanate. Certo, “il diritto a una giustizia proporzionale al danno causato è fondamentale, ma lo è anche il rispetto per la legge, senza il quale cadiamo nella logica che il più forte impone sempre la sua volontà. Ma ci chiediamo: queste persone che hanno seguito la strada sbagliata, hanno chiesto scusa per questo? Hanno mostrato pentimento sincero?”.
La nota prosegue sottolineando che “lo Stato di diritto in cui viviamo, forse imperfetto e criticabile, deve essere difeso dall’intera società. Condanniamo i tentativi di alcuni gruppi che continuano a promuovere ideologie che giustificano o promuovono il terrorismo e i suoi metodi”. Proseguono i vescovi peruviani: “Dobbiamo chiederci: lo Stato ha adempiuto al suo ruolo di garantire per il nostro popolo in modo integrale la vita, il bene comune e la costruzione di una società che guarda al futuro con pace e giustizia?”.

Papa Francesco: onomastico “insieme ai più bisognosi e ai senzatetto di Roma”. L’Elemosineria apostolica distribuisce 3.000 gelati

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 09:41

Papa Francesco “desidera festeggiare il giorno del suo onomastico insieme ai più bisognosi e ai senzatetto di Roma”. Pertanto, rende noto la Sala Stampa della Santa Sede, “l’Elemosineria Apostolica distribuirà oggi, nel giorno in cui la Chiesa ricorda San Giorgio, 3.000 gelati alle persone che vengono quotidianamente accolte nelle mense, nei dormitori e nelle strutture della Capitale, gestite in gran parte dalla Caritas”.

Elezioni in Paraguay: mons. Valenzuela (Caacupé), “c’è carenza di politici ‘di razza’”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 09:34

Le elezioni presidenziali in Paraguay hanno visto la conferma del Partido Colorado, con la vittoria di Mario Abdo Benítez. Dalla Chiesa paraguagia arriva la voce di mons. Ricardo Jorge Valenzuela Rios, vescovo di Caacupé, il maggiore santuario mariano del Paraguay e uno dei maggiori dell’America Latina. Lo scorso 8 dicembre aveva tenuto nel santuario un’omelia che aveva fatto scalpore, nella quale invocava la necessità di cambiamenti radicali per la società, e aveva denunciato la crisi morale di vasti strati del potere politico e giudiziario. Mons. Valenzuela ha confermato al Sir nelle ore che precedevano lo spoglio: “La sfida più grande che il Paese si trova ad affrontare è la lotta alla corruzione, che è molto grande e ramificata”, con responsabilità da parte dello Stato e delle istituzioni. “Nel nostro Paese è come un cancro, che lascia indifesa la gente semplice e povera”. Conclude il vescovo di Caacupé: “Anch’io, come altri, ho notato in campagna elettorale molto sfiducia da parte della gente, sia verso il partito di Governo, che in alcuni frangenti è stato percepito come proprietario dello Stato e non ha rispettato in molti aspetti la Costituzione, ma anche verso l’opposizione. E tra i candidati c’erano cantanti, artisti, modelli, sportivi… ma c’è invece carenza di politici ‘di razza’, in grado di fare proposte nuove”.

Nicaragua: la solidarietà dei Gesuiti del’America centrale ai manifestanti

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 09:26

La Provincia Centro-Americana dei Gesuiti e l’Università Centroamericana (Uca) in una nota emessa sabato scorso esprimono solidarietà al popolo nicaraguense dopo le dure repressioni di esercito e polizia contro i giovani che manifestano da giorni contro la riforma della previdenza. Si legge nella nota diffusa sabato scorso: “Condanniamo la violenza con la quale si sta rispondendo al legittimo diritto di tutti i nicaraguensi a esprimersi pacificamente contro le riforme al sistema di sicurezza sociale e in difesa di un’autentica democrazia. Condanniamo l’aggressione fisica esercitata in modo ingiusto e sproporzionato contro gli studenti e i cittadini”.
Proseguono i Gesuiti, anche a nome delle loro istituzioni: “Sommandoci all’appello del cardinale Leopoldo Brenes perché cessi la violenza, esortiamo a sopprimere la repressione contro la gioventù e i cittadini. Chiediamo che si avvii un dialogo nazionale che riconduca pacificamente il Paese nella direzione di uno sviluppo integrale, di giustizia sociale e ecologica”.

Nicaragua: Ortega ritira riforma delle pensioni, ma resta alta la tensione. Gli appelli dei vescovi

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 09:23

Secondo l’emittente Tele Sur il presidente del Nicaragua Daniel Ortega avrebbe deciso il ritiro della riforma delle pensioni, che ha provocato forti scontri nel Paese. Ma resta di grande tensione la situazione in Nicaragua, dopo le proteste, perlopiù pacifiche degli studenti universitari, iniziate mercoledì scorso, per la riforma della previdenza decisa dal Governo del presidente Daniel Ortega e la repressione dell’esercito e della Polizia, che ha causato almeno 25 morti. Anche papa Francesco, ieri, durante il Regina Coeli, ha fatto sentire la sua voce: “Si eviti un inutile spargimento di sangue e le questioni aperte siano risolte pacificamente e con senso di responsabilità”, è stato l’appello del Santo Padre, che si è detto “molto preoccupato per quanto sta accadendo in questi giorni in Nicaragua, dove, in seguito a una protesta sociale, si sono verificati scontri, che hanno causato anche alcune vittime”. “Esprimo la mia vicinanza nella preghiera a quell’amato Paese – ha detto il Pontefice – e mi unisco ai vescovi nel chiedere che cessi ogni violenza, si eviti un inutile spargimento di sangue e le questioni aperte siano risolte pacificamente e con senso di responsabilità”.
La Conferenza episcopale nicaraguense (Cen) era intervenuta venerdì con un comunicato firmato da tutti i vescovi del paese, nel quale si scriveva: “Invitiamo le autorità del Paese ad ascoltare il grido dei giovani nicaraguensi e la voce di altri settori della società che si sono espressi sulle riforme dell’Istituto di sicurezza sociale del Nicaragua (Inss) e di abrogare le riforme alle politiche di quell’Istituto. Tornare indietro sulle decisioni prese è un segno di umanità, ascoltare è segno di buon senso, cercare a tutti i costi la pace è saggezza”.
Pertanto, “ancora una volta, invitiamo gli autori di queste riforme a considerare il dialogo come possibilità per risolvere questo conflitto”. I vescovi hanno poi invitato tutti i soggetti coinvolti a evitare qualunque violenza: “Esortiamo il popolo nicaraguense ad esercitare il proprio diritto a manifestare pacificamente da valori civici ed evangelici”.
Nella giornata di sabato il cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua e presidente della Cen e il vescovo ausiliare di Managua, mons. Silvio José Báez, sono scesi in piazza per incontrare i giovani universitari: “Vi invito a usare sempre il dialogo come miglior mezzo per la soluzione dei problemi”, ha detto il card. Brenes.
“Vorrei ringraziarvi a nome della Chiesa, perché siete la riserva morale che abbiamo”, queste le parole di mons. Báez, in questi giorni molto attivo su Twitter per denunciare le repressioni delle forze statali, che in un caso sono anche penetrate nella cattedrale di Managua.
In un tweet il vescovo ausiliare di Managua chiede al presidente Ortega di deporre “l’arroganza, di ascoltare il popolo, di aprirsi al dialogo con tutta la società”.

¡Presidente Daniel Ortega, deponga su actitud arrogante, escuche al pueblo, ábrase a dialogar con toda la sociedad, sienta el dolor de tantas familias y colabore a la paz en el país!

— Silvio José Báez (@silviojbaez) April 22, 2018

Alfie Evans: appello dei genitori alla regina, “proteggere la vita e la libertà”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 09:16

Non si ferma la battaglia di Thomas Evans, padre del piccolo Alfie di 23 mesi ricoverato nell’ospedale pediatrico Alder Hey Hospital a Liverpool, per ottenere che al figlio non vengano fermate le macchine che lo tengono in vita e possa essere trasferito in un altro ospedale. Dopo il respingimento del ricorso da parte della Corte suprema venerdì scorso, i medici dell’Ospedale possono procedere con la sospensione dei trattamenti. Thomas si è rivolto alla Regina per chiederle di “proteggere la vita e la libertà” di Alfie. In una petizione lanciata ieri, domenica, scrive il padre che le decisioni dei giudici sono “ordini crudeli non autorizzati da alcuna legge mai approvata in un Parlamento democratico” mentre invece essi “fingono di esercitare l’antica giurisdizione autocratica di Vostra Altezza sulla vita e la morte dei sudditi”. “Come sudditi leali, ci rifiutiamo di credere che Vostra Maestà mai ordinerebbe siano compiute simili azioni malvage e denunciamo la condanna a morte e l’imprigionamento di Alfie come un’usurpazione sediziosa contro Vostra Maestà e la legge del Paese” si legge nel testo della Petizione. “Non c’è più tempo da perdere”: si attenderà “pazientemente la protezione e la giustizia regale di Vostra Maestà”, ma intanto l’“esercito di Alfie” non smetterà di manifestare di fronte all’ospedale e di fare “tutto il possibile per difendere Alfie da tutti coloro che si preparano a togliergli la vita nelle prossime ore / giorni”. In un’altra comunicazione Thomas Evans ha informato tra l’altro che se suo figlio morirà, avvierà “procedimenti giudiziari privati contro ogni singola persona” coinvolta: “Non basta, di fronte alla legge e alla coscienza” dire che si sono “semplicemente eseguiti degli ordini”. “Voi dite che togliere il sostegno vitale a un bambino malato è un atto medico umano, io dico che è un omicidio”. “Dite che state agendo nell’interesse superiore del bambino. Forse anche il re Erode ha usato quella frase”.

Pontificia Commissione protezione minori: comunicato assemblea plenaria, “mettere le vittime al primo posto”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 09:11

È stata una “grande opportunità” che ha dato modo di vedere come “la condivisione” delle esperienze e il “mettere le vittime al primo posto” hanno ripercussioni sul lavoro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori (Pcmp). Questo è uno degli echi al termine dell’assemblea plenaria della Commissione creata da Papa Francesco nel 2014, assemblea che si è svolta nei giorni scorsi a Roma. I lavori hanno preso le mosse proprio dall’incontro con i membri Comitato dei sopravvissuti (Survivor Advisory Panel, Sap) della Commissione cattolica nazionale per la salvaguardia dell’Inghilterra e del Galles. L’incontro con i membri del Sap al primo giorno dei lavori, spiega un comunicato diffuso ieri dalla Sala stampa della Santa Sede, mirava a “garantire che le riflessioni e i contributi di chi è stato abusato improntino tutti gli aspetti del lavoro della Commissione”. Un membro del Sap ha espresso l’auspicio che si sviluppi “una più ampia rete di sopravvissuti disposti a consigliare e sostenere il lavoro della Commissione”. Durante l’assemblea del Pcmp si è anche parlato dei risultati della Royal Commission australiana, della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e del “ruolo delle comunità religiose nel superamento dei traumi da abuso”. Sabato 21 aprile 2018, Papa Francesco ha ricevuto i membri della Commissione in udienza privata e ha “dichiarato la sua intenzione di confermare definitivamente lo Statuto della Commissione”. La Commissione lavorerà, nei periodi che intercorrono tra le riunioni assembleari, in tre gruppi di lavoro secondo tre priorità: lavoro con i sopravvissuti; istruzione e formazione; linee guida e norme per la tutela.

Vocazioni: mons. Paolucci Bedini (Gubbio) ai giovani, “possiamo entrare nella vita solo se il nostro cuore è in grado di ascoltare”

Agensir.it - Mon, 2018-04-23 09:08

“La vita ha bisogno anche di regole, di mappe, di tracce da seguire. E questo si impara quando si è ragazzi: nella vita non si entra da vecchi, ma da giovani, quando ancora nello zaino non c’è tutto quello che serve, ma c’è il grande desiderio di andare avanti, di correre”. Lo ha detto, sabato sera, mons. Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio, durante la catechesi che ha tenuto nella chiesa del Gesù, a Perugia, in occasione della 55ª Giornata per le vocazioni dal titolo “Dammi un cuore che ascolta”, celebrata ieri. Sottolineando l’importanza della virtù dell’umiltà, il presule ha invitato i ragazzi presenti a fare come Salomone, che mette “la sua vita nelle mani di Dio”, che “gli chiede l’unica cosa indispensabile, non la soluzione dei problemi attuali, ma un cuore capace di ascolto”. “La virtù dell’essenzialità, di chi sa riconoscere ciò che nella vita non può mancare: il cuore”, che è “l’interezza della persona: libertà, responsabilità, pensieri, intenzioni”. Il cuore nella Bibbia è tutto questo e noi possiamo entrare nella vita solo se il nostro cuore è in grado di ascoltare”. Infine, il vescovo di Gubbio ha esortato i giovani “ad ascoltare sempre i piccoli e i poveri”. “Siamo chiamati quotidianamente ad ascoltare chi ci vive accanto. Dio è contento perché Salomone chiede il discernimento. Nella vita abbiamo bisogno di guide, accompagnatori, madri e padri spirituali, guide che ci amano in nome di Dio, e nessuno di noi è in grado di camminare da solo”. Mons. Paolucci Bedini ha concluso con “una provocazione: ascoltare fa rima con obbedire”. “Perché se io ascolto me stesso davvero, se ascolto Dio davvero e se ascolto gli altri davvero, alla fine mi ritrovo davanti alla verità di me, di Dio e degli altri. L’ascolto vero è quello che mi ha fatto scoprire quale è la strada migliore per me. A quel punto sono io che obbedisco alla mia vita, perché sono io che non vedo strada migliore. Obbedisco alla vita”.

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