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Migranti: vescovi liguri, “provare compassione come Gesù buon samaritano”

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 12:15

“La nostra fede ci chiede un coinvolgimento profondo secondo lo spirito evangelico del ‘provare compassione’ come Gesù buon samaritano”: lo scrivono i vescovi liguri nel documento “Migranti, segno di Dio che parla alla Chiesa”. “Nello specifico si tratta di comprendere che la migrazione coinvolge la vita di tutti, ci ‘tocca’ tutti in eguale maniera, riguarda l’uomo al di là della provenienza, della religione, della condizione sociale, delle convinzioni politiche”. L’obiettivo non è “solo risolvere il problema contingente dell’accoglienza ma è la costruzione di una società più giusta e accogliente”. Non solo: “Si tratta di saper cogliere dentro il fenomeno delle migrazioni segni di realtà divine, vale a dire il dispiegarsi nella storia del disegno di Dio sull’umanità, del quale la realtà che viviamo è il momento attuale, nell’attesa del ritorno del Signore”. Per i presuli, “il fenomeno delle migrazioni sollecita le nostre diocesi a un profondo ripensamento delle modalità con cui offriamo la proposta evangelica”, domandando “un rinnovamento del linguaggio e della prassi dell’evangelizzazione a cui, come Chiesa, non possiamo sottrarci”. Il primo passo da cui partire è “quello di un profondo cambio di prospettiva: fino ad ora la missio ad gentes ha prevalentemente favorito l’atteggiamento di chi è chiamato a portare ad altri il Vangelo, la cultura, gli aiuti. Ora il mondo, le culture, le religioni interpellano le nostre chiese”. Occorre anzitutto “ascoltare: i profughi sono portatori di culture altre, di stili di vita differenti, di sensibilità alternative alle nostre e, quando cristiani, di un patrimonio di esperienza di fede e vita ecclesiale da cui abbiamo molto da imparare, soprattutto in un contesto così secolarizzato come il nostro”.

Migranti: vescovi liguri, c’è un “peccato di smemoratezza” rispetto al fenomeno

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 12:14

Il primo passo verso l’accoglienza, suggeriscono i presuli liguri, nel documento “Migranti, segno di Dio che parla alla Chiesa”, è cercare di comprendere “le ragioni che spingono enormi masse di persone ad abbandonare il proprio Paese, dalla mancanza di prospettive al degrado ambientale e al terrorismo, dalle guerre alla violazione dei diritti umani. I vescovi denunciano “il ‘peccato di smemoratezza’. Nel modo con cui il fenomeno delle migrazioni forzate viene affrontato, è contemporaneamente cancellata la storia: spesso non si riconosce il minimo coinvolgimento nelle cause storiche (economiche, politiche, ambientali, sociali, ecc. …) che sono alla base dell’attuale fenomeno delle migrazioni”. La denuncia prosegue ricordando altri mali che affliggono il Sud del mondo: l’accaparramento delle terre e delle materie prime, il meccanismo del debito, “la persistente vergogna del commercio delle armi, mercato florido per il Nord del mondo, tragedia per i popoli del Sud del mondo”, la tratta delle persone in fuga.
Di fronte a questi drammi, “grande è il valore dell’enorme ed encomiabile opera di soccorso verso quanti attraversano il mare su precarie imbarcazioni: tutta l’opera di accoglienza fino ad ora dispiegata da organismi pubblici (sostenuti dal Governo italiano), da associazioni e da organismi ecclesiali merita un forte riconoscimento e un convinto sostegno. Davvero significativa è l’opera di accoglienza dispiegata dalla Chiesa cattolica soprattutto attraverso Caritas e Migrantes a livello nazionale e diocesano, unitamente all’impegno di altre Chiese cristiane. È necessario continuare in questa direzione, ma occorre anche cercare di andare oltre”, avvertono i vescovi liguri, che chiedono di “ripensare a fondo la legislazione europea e italiana sull’accoglienza dei richiedenti asilo perché abbia come reale obiettivo quello dell’integrazione”. Facendo poi un parallelismo con la situazione dei giovani italiani scrivono: “Mettere in campo una seria politica economica e sociale permetterà di risolvere i problemi sia dei profughi sia dei nostri giovani. Le contrapposizioni che oggi si stanno fomentando avvieranno solamente una guerra tra poveri che non andrà a vantaggio di nessuno”.

Papa Francesco: domenica in visita alla parrocchia romana di san Pier Damiani

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 12:07

Domenica 21 maggio, alle ore 16, Papa Francesco visiterà la comunità di San Pier Damiani in via Guido Biagi, a Casal Bernocchi. Ad accoglierlo ci saranno, tra gli altri, il cardinale vicario Agostino Vallini, titolare della parrocchia, il vescovo ausiliare del settore Sud, mons. Paolo Lojudice, e il parroco don Lucio Coppa. Durante la visita, riferisce una nota del Vicariato di Roma, il Papa incontrerà i giovani, i malati, le famiglie con i bimbi battezzati quest’anno e gli operatori pastorali della parrocchia, confesserà quattro persone e intorno alle 18 presiederà la Messa. Prima della celebrazione il Pontefice si intratterrà con gli ottanta bambini iscritti al catechismo in preparazione alla prima comunione e con i circa cento adolescenti che frequentano il post-cresima. La parrocchia, si legge nel comunicato, “offre un servizio Caritas svolto da una quindicina di volontari: 50 famiglie, appartenenti alla comunità parrocchiale, due volte al mese ricevono un contributo in viveri dal banco alimentare. Da un anno è operativa la mensa che per due sabati al mese offre un pasto a cinquanta persone provenienti anche dai quartieri limitrofi. L’oratorio della parrocchia è molto frequentato: una cinquantina i bambini che vi accedono ogni domenica mattina dopo la celebrazione eucaristica a loro riservata. Nel periodo estivo, invece, è aperto tutti i giorni per un mese intero grazie alla disponibilità di giovani animatori. Tra gli appuntamenti fissi a San Pier Damiani i quattro giorni di festa organizzati in occasione della festa per l’anniversario della dedicazione della chiesa, avvenuta l’8 giugno 2002, e il mercatino di Natale allestito nelle quattro domeniche di Avvento, il cui ricavato viene devoluto ogni anno in beneficienza. “La comunità ha accolto la notizia con incontenibile gioia – dice il parroco – questa zona della Capitale è carente di servizi essenziali, con pochi esercizi commerciali e quasi inesistenti luoghi di aggregazione: è un quartiere dormitorio, la gente esce di casa al mattino presto per raggiungere il posto di lavoro e rientra la sera. Non tutti prendono parte alle celebrazioni, ma sono sempre disponibili a dare il proprio contributo in caso di necessità”.

Migranti: vescovi liguri, “il fenomeno ci chiede di essere missionari nell’accogliere le genti a casa nostra”

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 11:58

“Troppo spesso il tema dei profughi e dei loro Paesi di origine viene trattato superficialmente, sulla base di pregiudizi fondati su una paura dell’altro intenzionalmente costruita, senza un’attenta lettura delle cause di un fenomeno così complesso e di difficile gestione”: lo denunciano i vescovi liguri in un documento dal titolo “Migranti, segno di Dio che parla alla Chiesa”. Firmato dagli otto vescovi delle diocesi della Liguria, sette ordinari più un ausiliare (card. Angelo Bagnasco, mons. Alberto Tanasini, mons. Luigi Ernesto Palletti, mons. Guglielmo Borghetti, mons. Antonio Suetta, mons. Vittorio Francesco Viola, mons. Calogero Marino, mons. Nicolò Anselmi), con la data del 23 aprile, Domenica della Divina Misericordia, ma reso noto in questi giorni, il testo “vuole offrire alle nostre comunità cristiane una riflessione che ci aiuti a leggere le migrazioni come un segno di Dio che parla alla Chiesa, non dimenticando le cause del fenomeno. Vuole, inoltre, aprirsi al confronto con tutti coloro che hanno a cuore il bene della famiglia umana”.
I presuli sottolineano che “il Sud del mondo vive gravissimi problemi che sono la conseguenza di politiche economiche e di strategie geopolitiche che altro non sono che giochi di potere, pagati a caro prezzo soprattutto dai poveri”. In realtà, “l’arrivo dei richiedenti asilo nei nostri paesi solleva non solo problemi di ordine sociale ed economico, ma anche ecclesiale, perché fa emergere la profonda difficoltà delle nostre comunità a essere evangelizzatrici verso queste persone, anche solo nella modalità dell’accoglienza. Persino il rapporto con gli immigrati cristiani spesso risulta estremamente faticoso”. Di qui la necessità di una “rielaborazione di una missionarietà efficace”, perché “il fenomeno delle migrazioni ci chiede di essere missionari nell’accogliere le genti a casa nostra”.

Diocesi: Latina, un convegno su “Giovani e il lavoro”

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 11:51

“Giovani e il lavoro” è il tema del convegno organizzato dall’Ufficio diocesano per la pastorale sociale di Latina venerdì 19 maggio, alle 20.15, presso la Curia vescovile di Latina (ingresso via Sezze 16). L’incontro sarà introdotto da don Massimo Castagna, direttore dell’Ufficio. Al tavolo dei relatori siederanno: Nicola Tavoletta, direttore provinciale delle Acli pontine, che parlerà di “Analisi della situazione lavorativa nella provincia con particolare riferimento all’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. Le problematicità e le prospettive”; Paolo Carraro, Dipartimento mercato del lavoro Cisl nazionale, su “Analisi delle normative riguardanti il lavoro con particolare riferimento all’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro della provincia. Problematicità e prospettive”. Porteranno un loro contributo anche Alessandra Bonifazi, presidente Laziosociale, che illustrerà i dati sull’occupazione nel Lazio e in provincia di Latina, e Andrea Tiberi, del Progetto PortafuturoLazio per l’orientamento professionale (progetto della Regione Lazio, pubblico e gratuito, realizzato in collaborazione con gli Atenei). Sono previste anche le testimonianze di giovani coinvolti in diverse esperienze imprenditoriali sul territorio pontino. L’argomento scelto per il convegno è originato anche dalla richiesta del vescovo Mariano Crociata, posta nell’ambito del cammino pastorale di quest’anno indicato alla diocesi, e cioè quella di “prestare una attenzione specifica in particolare a ragazzi e giovani”.

Rapporto Istat: famiglie di impiegati, pensioni d’argento e classe dirigente

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 11:42

Tre gruppi che l’Istat nel rapporto 2017 accomuna sotto l’etichetta “famiglie benestanti”. Le “famiglie di impiegati” sono il gruppo più numeroso in termini di individui, tra le nuove categorie descritte dall’Istituto di statistica. Comprendono 12,2 milioni di persone (un quinto della popolazione) e 4,6 milioni di famiglie, nella metà dei casi coppie con figli ancora in casa. In quattro casi su dieci la persona di riferimento per il reddito è una donna. È un gruppo molto caratterizzato e omogeneo (anche se per un quarto comprende lavoratori in proprio, tra cui un 6,4% di stranieri), con una forte presenza di impiegati della pubblica amministrazione. Il titolo di studio è elevato, il reddito medio equivalente superiore del 14% alla media nazionale. Il rischio di povertà è relativamente basso (9,5%) e in situazione di grave privazione si trova solo il 3,5%, analogamente al gruppo “pensioni d’argento” (3,6%), così definito per distinguerlo dalle cosiddette “pensioni d’oro”. In questo secondo gruppo sono compresi 4,6 milioni di individui per 1,8 milioni di famiglie, di cui un terzo di coppie senza figli (forse già usciti dal nucleo). L’età media della persona di riferimento è di 64,6 anni, con un livello d’istruzione alto. È un gruppo molto omogeneo, a reddito elevato, in otto casi su dieci vive in una casa di proprietà. Basso rischio di povertà: 6.1%.
Nel gruppo “classe dirigente” l’Istat colloca 1,8 milioni di famiglie (7,2% del totale, 2,46 componenti in media), pari a 4,6 milioni di individui. Il reddito equivalente è superiore del 70% alla media nazionale ed è pari al 12,2% del reddito totale. La persona di riferimento ha in media 56,2 anni e possiede un titolo di studio universitario.

Brexit: sondaggio Ppe, cittadini europei chiedono di proteggere gli interessi dei 27 restanti membri dell’Ue

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 11:34

(Strasburgo) “Proteggere gli interessi dei 27 restanti membri dell’Ue” dovrebbe essere, secondo il 78% dei cittadini Ue, l’obiettivo primario dei negoziati del Brexit; il 22% degli europei invece vorrebbe che i negoziati si concentrassero sulla “costruzione di nuove relazioni economiche con il Regno Unito, concedendo condizioni privilegiate”. I dati sono stati raccolti dall’istituto Red C Research e presentati da Manfred Weber, capogruppo del Partito popolare europeo (Ppe), che ha commissionato il sondaggio. Secondo gli intervistati, in ordine di priorità occorrerebbe lavorare per i mercati finanziari nei 27 per garantirne la stabilità; concentrarsi sugli interessi a più lungo termine dei 27, anziché sui vantaggi economici a breve termine; garantire che il Regno Unito paghi gli obblighi finanziari in sospeso all’Ue, che non si venga a creare una categoria di cittadini di seconda classe e si proteggano i diritti dei cittadini Ue che vivono nel Regno Unito. Secondo Weber questi dati “sostengono la posizione presa dal Ppe fin dall’inizio”. Quando nel 2019 il Parlamento europeo dovrà votare le condizioni del Brexit, “la nostra prima priorità sarà sempre quella di garantire un buon futuro per i cittadini europei”. Il sondaggio è stato condotto in Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Spagna e Svezia.

Brexit: Juncker, “negoziati nelle mani degli avvocati divorzisti”. Verhofstadt, “per Ue tempo di cambiare e andare avanti”

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 11:21

(Strasburgo) “Il negoziato per il Brexit mostrerà il meglio dell’Ue, la nostra unione di intenti e la solidarietà” per “proteggere i diritti dei cittadini Ue che vivono nel Regno Unito” e per garantire quelli dei cittadini britannici che vivono in Europa. Ne è convinto Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, che oggi si trova a Strasburgo per un confronto con gli eurodeputati sul Brexit. Tusk ribadisce gli esiti del Consiglio europeo del 29 aprile: garantire i diritti dei cittadini Ue e gli interessi comunitari; risolvere prima le condizioni del “divorzio” da Londra per poi pensare ai rapporti tra Ue e Regno Unito; dopo il Brexit l’isola sarà considerata un Paese terzo con cui stringere stretti rapporti di amicizia e di collaborazione sotto diversi profili (politici, economici, di sicurezza e difesa…). Sulla stessa linea il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker: “Il negoziato è ora nelle mani dei nostri avvocati divorzisti. Ma il Brexit non può assorbire tutte le nostre energie” e passa quindi a elencare le urgenze su cui l’Unione deve concentrarsi per il proprio futuro. In emiciclo e fuori dall’aula i pareri sono più o meno gli stessi, fatte salve le posizioni dei britannici e di alcune frange nazionaliste del Parlamento. Guy Verhofstadt, che segue il Brexit per conto del Parlamento europeo, dice: “Il Brexit ha inviato un messaggio forte all’Europa e ha spaventato molti cittadini. I populisti perdono le elezioni. Questo è un messaggio all’Ue: è tempo di riformarsi e di guardare avanti”.

Lavoro: Molfetta, due appuntamenti verso la Settimana Sociale. Il vescovo Cornacchia incontra lavoratori e imprenditori

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 11:18

“La soluzione dei problemi economici e occupazionali, così urgente nell’Italia di oggi, non può essere raggiunta senza una conversione spirituale che permetta di tornare ad apprezzare l’integralità dell’esperienza lavorativa. Per tornare a guardare con ottimismo al proprio futuro, l’Italia deve mettere il lavoro al primo posto”. Lo si legge in una nota della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi che, a partire dal messaggio per la Giornata del 1° maggio 2017 della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, vuole tenera alta l’attenzione sulle questioni del lavoro. Pertanto l’Ufficio diocesano per i problemi sociali ed il lavoro organizza due appuntamenti insieme all’Associazione imprenditori dell’area industriale di Molfetta, il Progetto Policoro diocesano e la parrocchia S. Famiglia di Molfetta. Venerdì 19 maggio, alle 19, il vescovo Domenico Cornacchia incontrerà lavoratori ed imprenditori della zona industriale di Molfetta presso la sede dell’Associazione imprenditori dell’area industriale di Molfetta “per ribadire come, laddove si riconosce la centralità del lavoro, si può generare un valore economico realmente propulsivo per l’intera comunità anche di fronte ai cambiamenti causati dall’innovazione tecnologica”, prosegue la nota. Sabato 20 maggio, alle 20, presso la parrocchia, con l’aiuto di don Pinuccio Magarelli, parroco della “zona Industriale”, si rifletterà invece su come il lavoro umano possa generare quel “valore” capace di integrare la dimensione economica, un lavoro “libero, creativo, partecipativo e solidale”.

Rapporto Istat: famiglie tradizionali della provincia, anziane sole e giovani disoccupati

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 11:03

L’Istat la ha definite “famiglie tradizionali della provincia” e rappresentano il più esiguo tra i nove gruppi sociali presentati nel rapporto 2017. L’elemento tradizionale sta soprattutto nel fatto che in nove casi su dieci il principale percettore di reddito è un uomo e nella presenza di più generazioni. Si tratta di meno di un milione di famiglie (il 3,3% del totale) per 3,6 milioni di individui (6%). Quindi si tratta di nuclei relativamente numerosi (4,3 componenti in media), nella quasi totalità coppie con figli o costituiti a loro volta da più nuclei (8,2%). Vivono per lo più al Sud e in centri al di sotto dei 50mila abitanti. La persona di riferimento ha in media 53,5 anni, possiede al massimo la licenza media e in un caso su due è commerciante o artigiano. E’ uno dei gruppi a minore benessere monetario, ma può contare su un minimo di supporto sociale se è vero che a un rischio di povertà elevato (quasi il 30%) corrisponde una quota di grave deprivazione in linea con la media nazionale (11,8). Il gruppo “anziane sole e giovani disoccupati” si spiega perché l’Istat non è partito da un’ipotesi a tavolino, ma ha lasciato che fossero i dati a determinare le categorie. In questo caso concorrono i livelli di reddito, la cittadinanza italiana e le modeste dimensioni del nucleo (fino a tre componenti). Detto ciò, il gruppo è comprende 3,5 milioni di famiglie e 5,4 milioni di persone (l’8,9% del totale) ed è costituito per l’88,7% da pensionati, prevalentemente donne in età avanzata (68,4 anni di media) e con pensioni diverse da quelle da lavoro (sociali, invalidità…), mentre solo per l’11,3% da disoccupati, per lo più maschi e con una media di 43,1 anni. Ovviamente si tratta di un gruppo molto eterogeneo ma con un elevato rischio di povertà (39%) e, in particolare, una quota di persone in condizioni di grave privazione (21,6%) quasi doppia rispetto alla media nazionale.

Rapporto Istat: famiglie con almeno uno straniero hanno le peggiori condizioni economiche

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 11:02

Nel rapporto Istat 2017 il gruppo composto da famiglie in cui almeno uno dei componenti è uno straniero è quello che presenta le peggiori condizioni economiche in base al reddito, con uno svantaggio di circa il 40% rispetto alla media nazionale. E questo nonostante il fatto che, per titolo di studio della persona di riferimento, questo gruppo è secondo soltanto alla classe dirigente e alle famiglie degli impiegati. Vi rientrano 1,8 milioni di nuclei (7,1% del totale) corrispondenti a 4,7 milioni di individui (7,8% del totale). In oltre un caso su tre si tratta di persone sole o di coppie senza figli. E’ il gruppo più giovane, in quanto l’età media della persona di riferimento è 42,5 anni. Oltre la metà di queste famiglie si trova in condizione di rischio di povertà o esclusione sociale e il 27,2% in stato di grave deprivazione. Le famiglie a basso reddito di soli italiani sono costituite per oltre il 90% da coppie con figli e sono relativamente numerose (4,3 componenti in media). Ecco perché pur rappresentando il 7,5% del totale dei nuclei (1,9 milioni) comprendono il 13,6% degli individui (8,3 milioni). La persona di riferimento ha in media 45,5 anni, un titolo di studio basso (media inferiore per il 54%) e fa l’operaio i sei casi su dieci. Il reddito familiare è inferiore di circa il 30% alla media nazionale, ma all’interno del gruppo ci sono notevoli differenze. La quota di persone a rischio povertà è molto elevata: 33,3%. Una persona su cinque è in condizioni di grave deprivazione. La distribuzione di questi due gruppi è speculare: il primo è presente soprattutto nelle regioni del Centro-Nord, il secondo nel Mezzogiorno.

Rapporto Istat: i giovani blue-collar e le famiglie degli operai in pensione

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 11:01

Nel rapporto annuale 2017 l’Istat individua due gruppi sociali comprendenti famiglie a reddito medio. Il gruppo giovani blue-collar (i cosiddetti “colletti blu”) riunisce famiglie in cui nella stragrande maggioranza dei casi il principale percettore di reddito ha in media 45 anni è un operaio assunto a tempo indeterminato e possiede un diploma di scuola media o superiore. Nel gruppo rientrano 2,9 milioni di famiglie (l’11,3% di tutte quelle residenti in Italia), nel 35,6% dei casi costituite da coppie senza figli, per un totale di circa 6,2 milioni di individui (il 10,2% della popolazione). E’ un gruppo molto omogeneo sul piano del reddito e con una quota di persone a rischio di povertà (il 14,9%) inferiore alla media nazionale. Tra i nove nuovi gruppi sociali descritti nel rapporto Istat quello delle famiglie degli operai in pensione è il più numeroso: comprende 5,8 milioni di famiglie (il 22,7% del totale) e oltre 10,5 milioni di individui. Nel 76,8% dei casi si tratta di nuclei costituiti da una persona o da coppie senza figli. La persona di riferimento ha in media 72 anni e possiede al massimo la licenza media. In oltre il 75% dei casi queste famiglie vivono in un’abitazione di proprietà. Anche in questo gruppo il rischio di povertà (16,4%) è inferiore alla media nazionale, mentre è piuttosto alto il rischio di esclusione sociale (26,9%). Esso è anche il primo per comportamenti a rischio per la salute: eccesso di peso, sedentarietà e consumo eccedentario di alcol.

Rapporto Istat: nove gruppi sociali per cercare di capire meglio un’Italia profondamente cambiata

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 11:00

Nell’epoca della grande crisi la struttura sociale dell’Italia è divenuta molto più complessa, le tradizionali categorie o classi non sono più adeguate a rappresentare la sua articolazione. Per questo l’Istituto nazionale di statistica, nel suo 25° rapporto annuale presentato oggi a Roma, ha provato a suddividerla in nove gruppi sociali, con un approccio “multidimensionale”: alla componente economica (reddito, condizione occupazionale) sono state associate quella culturale (titolo di studio) e quella socio-demografica (cittadinanza, dimensione della famiglia, ampiezza demografica del comune di residenza). Il reddito (il reddito equivalente, per l’esattezza, cioè quello rapportato alle condizioni reali delle famiglie) resta l’elemento prevalente ma non esclusivo e questo, spiegano all’Istat, ha consentito di allargare molto il campo visuale e allo stesso tempo di andare più in profondità. I nove gruppi, secondo la terminologia del rapporto, sono: giovani blue-collar; famiglie degli operai in pensione (questi primi due considerati a reddito medio); famiglie a basso reddito con stranieri; famiglie a basso reddito di soli italiani; famiglie tradizionali della provincia; anziane sole e giovani disoccupati (questi quattro considerati a basso reddito); famiglie di impiegati; pensioni d’argento; classe dirigente (gruppi considerati benestanti). L’Istat osserva che la perdita del senso di appartenenza a un classe sociale ha investito con più forza classe operaia e piccola borghesia, che si ritrovano frammentate in più gruppi dei nove, mentre la classe media impiegatizia è ben rappresentabile (l’83,5% si ritrova nel gruppo “famiglie di impiegati”) e così pure la borghesia all’interno del gruppo “classe dirigente”.

Parlamento Ue: segretario generale Onu Guterres a Strasburgo. Colloqui su terrorismo, migrazioni, clima

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 10:58

(Strasburgo) La situazione in Siria e Venezuela, la cooperazione Onu-Ue nella lotta al terrorismo, nella gestione dei flussi migratori e nella tutela dei diritti umani, la necessità di rafforzare le capacità d’azione Ue di politica estera e di sicurezza: sono i temi del colloquio in corso a Strasburgo tra il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, e il segretario generale Onu, António Guterres, che alle 12 interverrà in plenaria. Tajani e Guterres discutono inoltre – secondo una fonte dell’Euroassemblea – dell’aggravarsi delle crisi alimentari in Africa, di lotta ai cambiamenti climatici e del ruolo chiave dell’Unione europea nell’attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030. António Guterres è stato Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, da giugno 2005 a dicembre 2015 e primo ministro portoghese dal 1995 al 2002. Dal 1° gennaio 2017, Guterres è succeduto a Ban Ki-moon in qualità di segretario generale Onu. Guterres è il primo cittadino europeo e diventare Segretario generale delle Nazioni Unite.

Papa Francesco: saluta “veterani” e “combattenti” di Montecassino. “Pace nell’Europa e in tutto il mondo”

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 10:43

Salutando, oggi, i pellegrini polacchi, il Papa si è rivolto in particolare ai “veterani del Secondo Corpo d’armata polacco, che sono giunti qui in Italia per l’anniversario della battaglia di Montecassino”. “Saluto voi tutti combattenti qui presenti, che nel corso della seconda guerra mondiale avete lottato per la libertà del vostro Paese e delle altre nazioni”. “Il vostro sforzo, l’impegno e il sacrificio di vita dei vostri compagni, fruttifichino con la pace nell’Europa e in tutto il mondo”, l’auspicio. Durante il saluto ai fedeli di lingua italiana, il Papa ha salutato, tra gli altri, il Comitato vittime di Rigopiano e l’Associazione “Nonni felici”. Nel triplice saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, Francesco ha citato la festa liturgica odierna di San Pasquale Baylon, patrono delle Associazioni eucaristiche: “Il suo amore per l’Eucaristia indichi a voi, cari giovani, l’importanza della fede nella presenza reale di Gesù. Il pane eucaristico sostenga voi, cari ammalati, ad affrontare con serenità la prova e sia il nutrimento per voi, cari sposi novelli, nella crescita umana e spirituale della vostra nuova famiglia”.

Papa Francesco: udienza, Dio “non è un sognatore”. Dire come la Maddalena: “Ho cambiato vita perché ho visto il Signore”

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 10:32

Dio “non è un sognatore”, “ci chiama per nome” e ci fa dire: “Sono un’altra persona”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, concludendo l’udienza. “Gesù non è uno che si adatta al mondo, tollerando che in esso perdurino la morte, la tristezza, l’odio, la distruzione morale delle persone”, ha spiegato Francesco: “Il nostro Dio non è inerte, il nostro Dio è un sognatore: sogna la trasformazione del mondo, e l’ha realizzata nel mistero della Risurrezione”. “Maria vorrebbe abbracciare il suo Signore, ma lui è ormai orientato al Padre celeste, mentre lei è inviata a portare l’annuncio ai fratelli”, ha raccontato il Papa ai 15mila fedeli in piazza San Pietro, a proposito dell’epilogo dell’incontro tra Maria Maddalena e il Signore Risorto. “E così quella donna, che prima di incontrare Gesù era in balìa del maligno, ora è diventata apostola della nuova e più grande speranza”, ha commentato. “Nell’ora del pianto e dell’abbandono, ascoltare Gesù Risorto che ci chiama per nome, e col cuore pieno di gioia andare ad annunciare: ‘Ho visto il Signore!'”, la consegna finale. “Ho cambiato vita perché ho visto il Signore”, ha proseguito Francesco a braccio: “Adesso sono diverso da prima, sono un’altra persona, ho cambiato perché ho visto il Signore. Questa è la nostra forza e questa è la nostra speranza”.

Papa Francesco: udienza, risurrezione di Gesù “non è gioia col contagocce, ma cascata”. “L’esistenza cristiana non è intessuta di felicità soffici, ma di onde che travolgono tutto”

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 10:22

“La risurrezione di Gesù non è una gioia data col contagocce, ma una cascata che investe tutta la vita”. Lo ha detto il Papa, nella parte finale della catechesi dell’udienza di oggi, dedicata alla figura di Maria Maddalena. “L’esistenza cristiana non è intessuta di felicità soffici, ma di onde che travolgono tutto”, ha fatto notare Francesco descrivendo la “felicità” della Maddalena al vedere il Signore Risorto. “Provate a pensare anche voi, in questo istante, col bagaglio di delusioni e sconfitte che ognuno di noi porta nel cuore, che c’è un Dio vicino a noi che ci chiama per nome e ci dice: ‘Rialzati, smetti di piangere, perché sono venuto a liberarti!'”, il suggerimento ai 15mila fedeli presenti in piazza: “E’ bello questo!”, il commento a braccio.

Papa Francesco: udienza, “ognuno di noi è una storia di amore di Dio, che ci chiama per nome”

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 10:17

“Com’è bello pensare che la prima apparizione del Risorto sia avvenuta in un modo così personale! Che c’è qualcuno che ci conosce, che vede la nostra sofferenza e delusione, che si commuove per noi, e ci chiama per nome”. Lo ha esclamato il Papa, commentando durante l’udienza di oggi l’apparizione di Gesù Risorto a Maria Maddalena. “È una legge che troviamo scolpita in molte pagine del Vangelo”, ha commentato: “Intorno a Gesù ci sono tante persone che cercano Dio; ma la realtà più prodigiosa è che, molto prima, c’è anzitutto Dio che si preoccupa per la nostra vita, che la vuole risollevare, e per fare questo ci chiama per nome, riconoscendo il volto personale di ciascuno”. “Ogni uomo è una storia di amore che Dio scrive su questa terra”, l’affermazione centrale di Francesco, che poi ha aggiunto a braccio: “Ognuno di noi è una storia di amore di Dio: Dio chiama ognuno di noi con il proprio nome, ci conosce per nome, ci guarda, ci aspetta, ci perdona, ha pazienza per noi”. “È vero o non è vero?”, ha chiesto ai 15mila fedeli presenti in piazza: “Ognuno di noi ha questa esperienza”. “E Gesù la chiama: Maria!”, ha proseguito il Papa riprendendo il racconto evangelico: “La rivoluzione della sua vita, la rivoluzione destinata a trasformare l’esistenza di ogni uomo e donna, comincia con un nome che riecheggia nel giardino del sepolcro vuoto”.

Strage di Capaci: Addiopizzo e la chiesa madre organizzano una giornata per ricordare gli eventi di 25 anni fa

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 10:12

A 25 anni dalla strage che costò la vita al giudice Falcone, alla moglie e a tre agenti di scorta, Addiopizzo e la chiesa madre di Capaci, hanno organizzato una giornata di confronto e riflessione che si terrà domenica 21 maggio, a partire dalle ore 17, a Capaci (Palermo). “Il dibattito intende essere un possibile bilancio dei trascorsi 25 anni, verso il futuro di un più profondo riscatto, e caratterizzerà la seconda parte della giornata quando nella piazza Madrice alle 21 interverrà il regista e attore Pif da tempo impegnato nelle lotte sociali con i suoi lavori cinematografici e televisivi”. Il confronto, proseguono gli organizzatori, “sarà legato anche ai contributi di Lirio Abbate, saggista e autore di note inchieste giornalistiche, oggi sotto scorta per le sue invettive contro la mafia; Gregorio Porcaro, coordinatore regionale dell’associazione Libera; Daniele Marannano presidente di Addiopizzo e don Pietro Macaluso parroco della Chiesa Madre di Capaci il quale due anni fa ha dato la prima pennellata alla scritta ‘No mafia’ della Casina.
“È un chiaro segno dei tempi che dopo 25 anni, l’invito a non dimenticare e a porre nella memoria le fondamenta di un futuro diverso per la nostra terra, provenga dalla collaborazione stretta tra un’associazione laica come Addiopizzo e la comunità ecclesiale del territorio”. Un risveglio della coscienza cristiana che non può convivere con una cultura di terrore e di morte quale quella mafiosa è dato perché “un popolo che perde la memoria della propria storia è un popolo che non riesce a costruire il suo futuro”, affermano in un comunicato congiunto, Dario Riccobono di Addiopizzo e don Pietro Macaluso, della Chiesa Madre di Capaci.

Papa Francesco: udienza, Maria Maddalena “era testarda, non si convinceva”

Agensir.it - Wed, 2017-05-17 10:11

Maria Maddalena “era testarda, non si convinceva”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, che nella catechesi dell’udienza di oggi ha ricordato che “il Vangelo descrive la Maddalena mettendo subito in evidenza che non era una donna di facili entusiasmi”. Dopo la prima visita al sepolcro, infatti, “lei torna delusa nel luogo dove i discepoli si nascondevano; riferisce che la pietra è stata spostata dall’ingresso del sepolcro, e la sua prima ipotesi è la più semplice che si possa formulare: qualcuno deve aver trafugato il corpo di Gesù. Così il primo annuncio che Maria porta non è quello della risurrezione, ma di un furto che ignoti hanno perpetrato, mentre tutta Gerusalemme dormiva”. I Vangeli, però, raccontano di un secondo viaggio della Maddalena verso il sepolcro di Gesù. “Questa volta il suo passo è lento, pesantissimo”, il racconto di Francesco: “Maria soffre doppiamente: anzitutto per la morte di Gesù, e poi per l’inspiegabile scomparsa del suo corpo. È mentre sta china vicino alla tomba, con gli occhi pieni di lacrime, che Dio la sorprende nella maniera più inaspettata”. “L’evangelista Giovanni sottolinea quanto sia persistente la sua cecità”, ha sottolineato il Papa: “Non si accorge della presenza di due angeli che la interrogano, e nemmeno s’insospettisce vedendo l’uomo alle sue spalle, che lei pensa sia il custode del giardino. E invece scopre l’avvenimento più sconvolgente della storia umana quando finalmente viene chiamata per nome: ‘Maria!'”.

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