Feed aggregator

Giovani e lavoro: Francesco Spagnolo (Caritas italiana), servizio civile “forma alla professione e rafforza autoconsapevolezza”

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 18:48

La ricerca dell’Inapp (ex Isfol) del marzo 2017 su un campione di 1.000 intervistati tra i 4.251 giovani che hanno svolto il servizio civile nel 2015 tramite il programma europeo “Garanzia giovani”, destinato ai Neet, evidenzia che a sei mesi dalla fine del servizio, “un ragazzo su tre risulta occupato (33,5%): tra questi, il 22,5% ha trovato lavoro attraverso gli enti dove ha prestato servizio”. Del rapporto tra servizio civile nazionale e occupabilità (per la quale risulta essere il secondo canale dopo il passaparola di parenti e amici) parla Francesco Spagnolo, di Caritas italiana, intervenuto al seminario “Quale formazione per quale lavoro? Giovani e lavoro tra esperienze e buone pratiche” in corso a Roma. Il Snc ha un significato formativo, solidaristico, di sviluppo di reti e legami, di cittadinanza attiva. Tra le opportunità offerte, “collegare le innovatività progettuali sul territorio, e quindi l’esperienza fatta dai giovani, con le competenze richieste dal mondo del lavoro; non solo formare al lavoro, ma educare al valore del lavoro; contribuire al recupero di quella fascia di giovani più svantaggiati e/o ‘scoraggiati’; valorizzare la dimensione relazionale, intergenerazionale e generativa della figura dell’operatore locale di progetti; sviluppare percorsi di orientamento alla consapevolezza di sé, delle proprie capacità ed attitudini”.
I rischi sono “alimentare la crescita della cosiddetta ‘generazione tirocinio’”, giovani che non approdano mai ad un vero e proprio lavoro; costruire “un’esperienza iper professionalizzante, ma che cresce nella desolazione dell’attuale mercato del lavoro italiano; creare un’ulteriore forma di lavoro non riconosciuto”.

Comunicazione: Eurostat, 85% delle famiglie europee ha accesso a internet. Italiani i più connessi. Cresce l’e-commerce

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 18:28

(Bruxelles) Nel 2016 l’85% delle famiglie europee aveva accesso a internet (contro il 70% nel 2010). La maggior parte di esse ha navigato attraverso il telefono (79%, di cui il 94% giovani tra i 16 e i 24 anni), un computer portatile (64%) o un computer di casa/ufficio (54%) o ancora con il tablet (44%). I più frequentemente “on line” – il dato è relativo a coloro che utilizzano internet – sono gli italiani, con il 96% di utenti quotidiani, seguiti a ruota dal Lussemburgo, con il 95%. Sono alcuni dei dati che compaiono nella pubblicazione interattiva “Società ed economia digitale nell’Ue” lanciata oggi da Eurostat, l’istituto di statistiche dell’Unione europea, sull’utilizzo delle tecnologie digitali nell’informazione e comunicazione. Quattro sono le parti dello studio: una prima parte descrive “il profilo della società e delle imprese digitali” offrendo numeri interessanti sull’uso e le modalità di accesso di privati e imprese. Si scopre ad esempio che all’inizio del 2016 era solo il 3% delle imprese a non avere connessione internet e che il 69% delle imprese che lo utilizzava forniva ai propri dipendenti un dispositivo portatile con una connessione internet mobile.
Lo studio poi analizza la situazione dell’“e-commerce”, vale a dire chi compra o vende beni e servizi on line. Il 69% delle persone che usano internet, senza grosse differenze d’età, hanno già comprato on line, soprattutto abbigliamento e articoli sportivi. Ad amare l’e-shopping sono i britannici (87%), i danesi (84%) e i tedeschi (82%). Lo studio spiega poi alcuni aspetti legati alla sicurezza su internet, alla privacy e protezione delle informazioni personali, alla sicurezza delle imprese. Nel quarto capitolo si spiega infine “contenuto e obiettivi della politica Ue in materia di creazione del mercato unico digitale”.

Giovani e lavoro: Montaruli e Binetti (Msac Molfetta), su alternanza “i giovani chiedono di essere ascoltati”

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 18:21

Intervenendo al seminario “Quale formazione per quale lavoro? Giovani e lavoro tra esperienze e buone pratiche” promosso questo pomeriggio a Roma dall’Istituto Vittorio Bachelet dell’Azione cattolica italiana, Antonio Montaruli e Martino Binetti del Msac della diocesi di Molfetta – Ruvo – Giovinazzo – Terlizzi, riferiscono i risultati di un’indagine effettuata tra un campione di studenti di licei, istituti tecnici e professionali della diocesi, inserito in un progetto di alternanza scuola – lavoro. A una metà di giovani che si dichiarano soddisfatti dell’esperienza vissuta che definiscono “un arricchimento”, corrisponde un’altra metà che “vede l’alternanza come un obbligo e non coglie la pertinenza tra quello che si studia in aula e quello che si andrà a fare nel mondo del lavoro”. Come punti di forza vengono indicati la buona accoglienza in azienda – che sembra migliore per gli studenti degli istituti tecnici: come punto di debolezza la scarsa o addirittura mancata comunicazione tra insegnanti e studenti e tra azienda e scuola. Trasversale il desiderio e l’auspicio che gli stessi studenti vengano “ascoltati di più” sulle loro esigenze e attese per “contribuire ad elaborare e strutturare meglio i percorsi di alternanza”.

+++ Helmut Kohl: Tajani (Parlamento Ue), “grande visione europeista, eredità politica di estrema attualità” +++

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 18:16

(Bruxelles) “Helmut Kohl ha sempre mostrato una grande visione europeista e può certamente essere considerato un padre della casa comune europea”: lo dichiara al Sir il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, che ricorda “con stima e ammirazione” l’ex cancelliere tedesco, deceduto oggi all’età di 87 anni a Ludwigshafen am Rhein, sua città natale. “Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Kohl nel 1994, accompagnando l’allora presidente del Consiglio Berlusconi nella sua visita ufficiale a Bonn”. Tajani sottolinea l’impegno del cancelliere democratico cristiano “per la riunificazione della Germania e per la realizzazione della moneta unica”. “Aveva una idea di Europa non germano-centrica; piuttosto intendeva l’Europa come una unione di valori al servizio dei cittadini e dei Paesi europei”. Per il presidente del Parlamento europeo “l’eredità politica di Kohl è anche un messaggio di estrema attualità: l’invito a costruire un’Europa politica, con una forte identità, protagonista sula scena mondiale”.

Giovani e lavoro: Truffelli (Azione cattolica), tappa del percorso verso Settimana sociale e Sinodo 2018

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 18:04

“La prima delle coordinate di questa iniziativa è l’inizio del nuovo triennio associativo: domani il nuovo Consiglio nazionale completerà il percorso assembleare. Il primo momento di avvio di questo triennio è il seminario dell’Istituto Bachelet che da diversi anni organizziamo insieme ai nostri giovani focalizzandoci su questioni che riguardano il mondo giovanile”. Così Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana, nel suo saluto al seminario “Quale formazione per quale lavoro? Giovani e lavoro tra esperienze e buone pratiche” promosso questo pomeriggio a Roma dall’Istituto Vittorio Bachelet. La seconda coordinata, spiega Truffelli, “è il traguardare verso la 48ma Settimana sociale dei cattolici italiani (Cagliari, 26-29 ottobre sul tema ‘Il lavoro che vogliamo libero, creativo, partecipativo e solidale’) che si lega ad un’altra componente, quella dei giovani e del lavoro”. Quest’ultima, chiosa il presidente di Ac, “ci rimanda a un’ulteriore coordinata che farà da asse a tutto il triennio associativo: il Sinodo dei giovani”. Il seminario vuole essere occasione “per capire la realtà dei giovani – conclude – non guardandola da fuori ma con il contributo degli stessi giovani che parlano e raccontano di sé. Ulteriore elemento, rafforzare il legame tra lavoro, mondo giovanile e formazione”.

+++ Helmut Kohl: Juncker (Commissione Ue), “ha riempito di vita la casa europea” costruendo ponti con l’Occidente e con l’Est +++

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 17:52

(Bruxelles) “La notizia della morte dell’ex Cancelliere federale e mio caro amico Helmut Kohl mi ha profondamente colpito. Ci mancherà, perché era una persona di fiducia, alleato dell’Europa e mio personalmente. Mi ha portato e accompagnato su tutti i cammini europei”. Così scrive in una dichiarazione il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker per la morte di Helmut Kohl, che “ha riempito di vita la casa europea” costruendo ponti con l’Occidente e con l’Est, ma anche perché “non ha mai smesso di fare progetti sempre migliori per il futuro dell’Europa”. All’ex cancelliere, Juncker riconosce il merito di aver lottato per l’introduzione della moneta unica, di cui comprendeva “l’importanza politica ed economica, il valore inestimabile e il significato per il nostro continente”. In ogni tema politico che Kohl ha affrontato “non ha mai dimenticato che il progetto europeo ha salvato il continente dopo le due guerre mondiali”, scrive il presidente della Commissione: per lui l’Ue “non era solo una questione di prosperità, ma anche e soprattutto un appello ad assumersi la responsabilità comune per il futuro”. Juncker nel messaggio ricorda anche alcuni momenti particolarmente significativi come la visita ai campi di battaglia di Verdun nel 1984 insieme al presidente francese Mitterrand, con cui ha anche ricevuto il Premio Carlo Magno nel 1988. “Ha sempre concepito l’unità tedesca, merito suo più di chiunque altro, come parte del progetto europeo” ed è “sempre stato particolarmente attento alle sensibilità e agli interessi dei paesi più piccoli”, segno del “suo atteggiamento di fondo” incentrato sullo “scambio e il compromesso politico”.

Nel ricordo personale di Juncker, Kohl è stato “un grande sostenitore, una cara persona, che sapeva ascoltare, che sapeva guardare al mondo anche senza gli occhiali del partito, che aveva molto umorismo”. “Sono orgoglioso di averlo conosciuto”. Concludendo il messaggio Juncker augura “a noi stessi lo stesso incrollabile coraggio, pazienza e determinazione di Helmut Kohl nell’affrontare le sfide europee oggi” e dichiara suo “desiderio politico e personale di collaborare affinché il suo sogno europeo si avveri”. Il fatto che solo tre persone, Jean Monnet, Jacques Delors e Helmut Kohl, ricorda ancora Juncker, abbiano ricevuto la cittadinanza onoraria europea “parla da sé e rende ancora più pensante la nostra perdita oggi sul piano politico e umano”. Per decisione del presidente Juncker, le bandiere europee sventolano oggi a mezz’asta davanti alle istituzioni europee.

Helmut Kohl: morto l’ex cancelliere tedesco. Politico cattolico fu alla guida della Germania Ovest e poi del Paese riunificato

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 17:50

L’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl è morto oggi, all’età di 87 anni a Ludwigshafen. Cancelliere della ex Germania Occidentale dal 1° ottobre 1982 al 3 ottobre 1990 quando assunse la carica di cancelliere della Repubblica Federale di Germania sino al 27 ottobre 1998. Precedentemente era stato primo ministro del Land Renania-Palatinato. Tra i suoi successi politici fondamentale fu il lavoro per plasmare il processo di riunificazione tedesca, con la caduta del Muro di Berlino e l’integrazione europea: fu tra i massimi fautori della introduzione di una moneta comune. Assunse la presidenza della Cdu nel 1973 mantenendola per 25 anni. Durante il suo cancellierato, da convinto cattolico, non si distaccò dall’idea di uno stato laico, ma mantenne sempre uno stretto rapporto morale con la Chiesa tedesca. La sua carriera politica subì un grave colpo dallo scandalo dei fondi segreti alla Cdu, scoppiato nel 1999. Profondamente religioso manifestò una grande attenzione all’ecumenismo e al dialogo interreligioso: il suo primo matrimonio fu con una donna evangelica, Hannelore Renner, che morì drammaticamente nel 2001. Anche dopo aver lasciato la politica attiva si occupò del rapporto tra fede e politica partecipando ai lavori della fondazione per la costruzione del Collegio di studi ebraici di Heidelberg, e fondò la “Fondazione europea della Cattedrale di Spira”. Di fisicità imponente, ha vissuto dal 2008 in condizioni di salute precarie, costretto infine su una sedia a rotelle, assistito dalla seconda moglie Malke Richter e dai figli Walter e Peter.

Stati Uniti: Conferenza episcopale esprime “preoccupazione per la riforma del sistema sanitario”. “Nessuna abrogazione senza adeguata sostituzione”

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 17:24

Si è parlato anche di riforma sanitaria all’assemblea plenaria di primavera della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Indianapolis, 14-15 giugno). Il vescovo di Venice (Florida) Frank Dewane, ha sintetizzato le preoccupazioni che i vescovi vorrebbero accolte nella riforma del sistema sanitario: che rispetti la vita, sia accessibile per tutti e realmente sostenibile economicamente, di alta qualità. I vescovi chiedono che non avvenga “nessuna abrogazione senza un’adeguata sostituzione”. La proposta di riforma del governo repubblicano desta preoccupazione per “le persone che vivono in povertà, i temi legati alla vita, gli immigrati e la protezione della libertà di coscienza”. Il vescovo di Helena, George Thomas, ha lanciato un appello ai confratelli a non restare in silenzio nel dibattito sulla riforma perché “significherebbe esserne complici”. Nel primo giorno della plenaria i vescovi avevano lungamente discusso di immigrazione e di quanto compiuto dal Gruppo di lavoro temporaneo sull’immigrazione. “Consapevoli del fatto che continua l’urgenza di una riforma globale dell’immigrazione, di una politica sui rifugiati e confini sicuri”, il presidente dei vescovi, card. Daniel Di Nardo di Galveston-Houston, ha esteso il mandato del Gruppo di lavoro. Momento forte della plenaria è stata la celebrazione di apertura, quando tutti i vescovi americani si sono inginocchiati per chiedere perdono a Dio per gli abusi sessuali sui minori compiuti da persone di Chiesa e la guarigione di chi ne è stato vittima.

USA: Bishops Conference sets up the Permanent Religious Freedom Committee

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 17:24

In Indianapolis, on the last day of their plenary meeting, the US Bishops decided to set up a Permanent Religious Freedom Committee that will “strengthen and support religious freedom by assisting the bishops” in their efforts “to promote and defend religious freedom in politics and law”, as explained in a release. “Persecution has a face”, said the bishop of Las Cruces, Oscar Cantú, as he introduced the topic at the plenary meeting. According to the figures of the Pew Research Center, Christians are persecuted in 128 countries, Muslims in 125 countries. “This is partly due to the fact that they are the largest religious groups in the world”, the Bishops explained. Focussing attention on Christians “does not mean neglecting the others’ pain” but strengthens “the entire social fabric in the protection of everyone’s rights” and is “inclusive”. The US Church asks the Government to provide assistance to refugees and evacuees, not least through religion-inspired organisations; to assist rehomed refugees, with a special focus on victims of persecution; to encourage the central and regional governments in Iraq and Syria to strengthen the rule of law based on citizenship. The Church will be responsible for encouraging prayers for persecuted people, raise awareness of and support Islam-Christian dialogue, provide material support, lobby the US Government to give refugees assistance and dignity.

Immigrazione: Caritas-Migrantes, il 21 giugno presentazione del Rapporto 2016 “Nuove generazioni a confronto”

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 16:48

Caritas italiana e Fondazione Migrantes presentano mercoledì 21 giugno a Roma (ore 11.30 Sala Marconi – Piazza Pia, 3) il Rapporto immigrazione 2016 intitolato “Nuove generazioni a confronto”. Intervengono: card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana; Delfina Licata, area ricerca Fondazione Migrantes; mons. Guerino di Tora, vescovo ausiliare di Roma e presidente Fondazione Migrantes. Coordina: Stefano Proietti, dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei.

Missionari Consolata: padre Stefano Camerlengo confermato superiore generale

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 16:14

Padre Stefano Camerlengo è stato confermato superiore generale dei missionari della Consolata nel corso XIII Capitolo generale svoltosi a Roma. Nato l’11 giugno 1956 a Morrovalle (Mc) è stato ordinato sacerdote il 19 marzo 1984 a Wamba, nell’attuale Repubblica democratica del Congo. Eletto nel maggio del 2005 vice superiore generale, dal giugno 2011 è il superiore generale dei missionari della Consolata. Nel corso del XIII Capitolo generale è stato scelto come vice superiore generale padre James Bhola Lengarin, nato a Maralal in Kenya nel 1971 e ultimamente amministratore dei missionari della Consolata in Kenya. Eletti anche i tre consiglieri generali: padre Godfrey Msumange, tanzaniano nato a Iringa nel 1973 attualmente superiore dei missionari della Consolata in Tanzania, padre Jaime Carlos Patias, brasiliano nato nel 1964 a Tuparendi che ricopriva l’incarico di comunicatore e segretario nelle Pontificie opere missionarie del Brasile, e padre Antonio Rovelli, nato nel 1958 a Barzago (Lc) attualmente vice superiore dei missionari della Consolata in Italia e coordinatore della pastorale migranti della diocesi di Torino.

Corpus Domini: Perugia, messa in cattedrale e processione per le vie della città

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 15:50

Domenica 18 giugno la diocesi di Perugia celebra il Corpus Domini: la solennità avrà inizio nella cattedrale di San Lorenzo (ore 10), con la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo cardinale Gualtiero Bassetti, e si concluderà nella basilica di San Domenico (ore 12.30), dove giungerà la tradizionale processione del Santissimo Sacramento risalente al XIV secolo. La processione, una delle più antiche, partecipate e sentite della città, farà sosta con preghiere davanti alle sedi delle istituzioni civili e politiche del capoluogo umbro. Vi partecipano migliaia di fedeli con parroci, religiosi e religiose, diaconi, membri degli ordini cavallereschi di Malta e del Santo Sepolcro e di diverse confraternite presenti in città. La comunità cristiana perugina è da sempre molto legata alla solennità del Corpus Domini, istituita da papa Urbano IV che morì a Deruta il 2 ottobre 1264 e sepolto nella cattedrale di Perugia. Circa due mesi prima della morte, l’11 agosto 1264, Urbano IV istituì ufficialmente questa solennità con la bolla Transiturus de hoc mundo, a seguito del “particolare miracolo eucaristico” avvenuto a Bolsena l’anno precedente. La popolarità di questa festa, che manifesta pubblicamente la fede del popolo cristiano in questo Sacramento, è cresciuta con il Concilio di Trento (1545-1563), quando si sono diffuse le processione eucaristiche e il culto del Santissimo Sacramento al di fuori della messa. Il percorso attuale, dalla cattedrale di San Lorenzo alla basilica di San Domenico, risale al “provvedimento” del 1378. A partire dal XV secolo in molte città sono sorte le Confraternite del Santissimo Sacramento; quella perugina risale alla seconda metà del ‘400 ed è stata ricostituita lo scorso settembre come “Venerabile Confraternita del Santissimo Sacramento, di San Giuseppe e del Sant’Anello in Cattedrale”, che per la prima volta, domenica 18 giugno, animerà la processione del Corpus Domini.

Don Milani: Gesualdi (allievo Barbiana), “visita Papa colma ferite con la Chiesa”

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 15:22

“Il Papa a Barbiana è un riconoscimento ufficiale per tutto quello che ha fatto don Milani. Francesco con questo gesto colma una serie di ferite che nel tempo ci sono state proprio nei rapporti con l’autorità ecclesiastica, soprattutto quella locale”. Lo ha detto l’attivista e saggista, Francesco Gesualdi, allievo di don Milani alla scuola di Barbiana, in un’intervista a “Soul”, il programma-intervista di Tv2000, condotto da Monica Mondo, in onda sabato 17 giugno 2017 alle ore 12.15 e 21.15 in occasione della visita di Papa Francesco a Barbiana il 20 giugno per il 50° anniversario della morte di don Lorenzo Milani. “Don Milani – ha aggiunto Gesualdi – aveva una certezza granitica: dentro la Chiesa ci voleva stare perché ne aveva bisogno, ne aveva bisogno per il perdono dei peccati. Questo era il motivo per cui all’interno della Chiesa poteva essere giudicato estremamente rivoluzionario e al tempo stesso obbedientissimo. Poi il riconoscimento della Chiesa per il priore era importante perché si rendeva conto che l’essere messo ai margini dalla Chiesa allontanava i suoi parrocchiani e questo per lui era una sofferenza”. “Da dove si ricavi l’idea – ha sottolineato Gesualdi – che Don Milani avesse un atteggiamento discriminatorio verso le donne questo non lo so. Posso dire assolutamente ‘no’. È un fatto che a Barbiana le ragazze fossero poche: il problema era che le famiglie non davano importanza all’istruzione delle giovani e quindi non le mandavano a scuola”.

Primo Mazzolari: don Bignami (postulatore), gli alterni rapporti tra il parroco-scrittore e i pontefici. Martedì l’omaggio di Bergoglio

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 14:59

“Anch’io voglio bene al papa” e “La carità del papa”: sono due libri scritti da don Primo Mazzolari (Cremona, 1890-1959), parroco, giornalista e scrittore, che però non furono ben accolti a suo tempo in Vaticano. Fra Mazzolari e i Pontefici i rapporti furono spesso difficili e più volte il sacerdote fu richiamato all’ordine dal Sant’Uffizio. “Solo con Giovanni XXIII la musica cambia. Il celebre incontro del 5 febbraio 1959 è stato un evento straordinario, tanto più importante perché osteggiato fino all’ultimo. Il saluto benevolo del Papa ha chiuso un capitolo doloroso: ‘Ecco la tromba dello Spirito Santo in terra mantovana’. Sul diario personale don Primo commenta l’incontro con parole di gioia: ‘Esco contento. Ho dimenticato tutto’”. Lo racconta sul Sir don Bruno Bignami, presidente della Fondazione Don Primo Mazzolari e postulatore della causa di beatificazione del prete cremonese, in vista della visita che Papa Francesco farà martedì 20 giugno proprio a Bozzolo, per sostare in preghiera sulla tomba dell’arciprete. Subito dopo Bergoglio si recherà a Barbiana (Toscana), per un’altra eloquente visita-omaggio ai luoghi di don Lorenzo Milani.
Bignami aggiunge: “Amarezze e incomprensioni sono diventate gradualmente un ricordo lontano” per Mazzolari, “ma solo dopo la morte del prete di Bozzolo, avvenuta il 12 aprile 1959. Col passare degli anni e con l’avvicendarsi dei papi, ciascuno a suo modo ha voluto rendere omaggio al parroco dei lontani. Il 1° maggio 1970 Paolo VI, mentre benediceva la lampada da deporre sulla tomba di don Primo nella chiesa di San Pietro a Bozzolo, ha ammesso che don Mazzolari ‘camminava avanti con un passo troppo lungo e spesso noi non gli si poteva tener dietro’. Persino Giovanni Paolo I, protagonista di un brevissimo pontificato, ha confessato durante alcune conversazioni col teologo don Germano Pattaro: ‘Don Primo fu un uomo leale, un cristiano vero, un prete che cammina con Dio, sincero e ardente. Un pastore che conosce il soffrire e vede lontano’”. Il resto è storia recente, con gli omaggi resi a don Mazzolari da Benedetto XVI e ora da Papa Francesco.

Colombia: vescovi auspicano un “dialogo sereno” tra governo e insegnanti in sciopero da oltre un mese

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 14:47

“Noi vescovi della Colombia seguiamo con preoccupazione di pastori le notizie riguardanti lo sciopero degli insegnanti, che prosegue da più di un mese. Ci inquieta che non si sia riusciti ad arrivare a un accordo riguardo alle domande e alle situazioni che gli insegnanti hanno reso evidenti con le loro proteste e le loro prese di posizione. Percepiamo che questo sciopero si è convertito in una vera e propria emergenza educativa, con forti ripercussioni per le istanze sociali e soprattutto per la famiglia”. Lo afferma il presidente della Conferenza episcopale colombiana (Cec) e arcivescovo di Tunja, mons. Luis Augusto Castro Quiroga, di fronte alle numerose manifestazioni che si susseguono in queste settimane nel Paese e in particolare a Bogotá. Prosegue mons. Castro: “La Chiesa ha sempre insegnato e ha difeso il valore e il compito educativo nella vita delle persone e della società, perché tale compito rappresenta, come dice il Papa, un atto di amore, di dono della vita”. L’invito è a favorire “un dialogo sereno e con buona volontà tra il governo e gli insegnanti, in modo che si arrivi velocemente ad accordi giusti, equi e rispondenti alla realtà che attraversa il Paese”. Al tempo stesso, “chiediamo che si tenga conto delle difficoltà di un grande numero di famiglie a causa dello sciopero”. “Pensiamo che sia necessario tendere verso un sistema educativo di alta qualità – conclude Castro Quiroga -, diretto a tutti e soprattutto ai più poveri. Si sono fatti passi in avanti nella copertura della popolazione, però ci sono fasce di popolazione che accedono solo ad un’educazione formale, soprattutto per la formazione al lavoro”.

Messaggio Giornata mondiale dei poveri: card. Montenegro, “questo mondo degli scarti dove ci porterà?”

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 14:26

“Questo mondo degli scarti dove ci porterà?”. È la domanda provocatoria posta dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas Italiana, commentando il messaggio di Papa Francesco per la prima Giornata mondiale dei poveri in una videointervista al settimanale diocesana agrigentino “L’Amico del Popolo”.

“Quello che il Papa dice è il Vangelo a dirlo. Che il Papa mi debba ricordare che ho bisogno di vivere il Vangelo diventa preoccupante”, aggiunge Montenegro, rilevando come “chi più di noi parla di amore? Però nel momento in cui viene il povero, il migrante, la persona diversa da me, noi chiudiamo le porte. Ma celebriamo l’eucaristia”. “Una comunione senza condivisione è impossibile”, aggiunge l’arcivescovo, osservando che “la carità non si misura da quello che do ma da quello che mi tolgo. Solo quando mi privo di qualcosa per condividere allora incomincia la mia carità”. Per Montenegro, “la carità che non è giusta, è incompleta e falsa”. “L’egoismo, il nostro stile di vita, il modo con cui personalmente e come comunità viviamo è tale da togliere agli altri il necessario”, prosegue il cardinale, ammonendo che “non si può pensare che ancora oggi ci sono persone con le mani dentro il cassonetto per cercare da mangiare”. “Un Papa che continuamente parla di poveri – e forse qualche volta può dare anche fastidio – ci sta dicendo che senza il povero non c’è il Vangelo”. Montenegro lancia un monito anche alla politica, che è necessario sia “meno litigiosa e che cerchi il bene comune”, perché si ricerchi “insieme ciò che è bene per la gente, a partire dai più deboli”.

Diocesi: Milano, lettera card. Scola al termine della Visita pastorale. Seguendo il Papa “rinnovarsi ed incarnarsi nella storia”

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 14:08

Nella sua lettera alla diocesi al termine della Visita pastorale, l’arcivescovo Angelo Scola segnala anche alcune difficoltà riscontrate: “Penso alla comprensibile fatica di costruire le comunità pastorali o nell’accogliere gli immigrati che giungono a noi per fuggire dalla guerra e dalla fame. Ma, con una limpida testimonianza, personale e comunitaria, con gratitudine per il dono di Cristo e della Chiesa, siamo chiamati a lasciarlo trasparire come un invito affascinante per quanti quotidianamente incontriamo”. Infine “una parola su quanto la Visita pastorale ha dato a me, arcivescovo. Lo dirò in maniera semplice: durante la celebrazione dell’Eucaristia nelle tante parrocchie e realtà incontrate, così come nei saluti pur brevi che ci siamo scambiati dopo la messa, e, in modo speciale, nel dialogo assembleare cui ho fatto riferimento, ho sempre ricevuto il grande dono di una rigenerazione della mia fede e l’approfondirsi in me di una passione, quasi inattesa, nel vivere il mio compito”. E subito dopo: “Ma devo aggiungere un’altra cosa a cui tengo molto. Ho appreso a conoscermi meglio, a fare miglior uso dei doni che Dio mi ha dato e, nello stesso tempo, ho imparato un po’ di più quell’umiltà (humilitas) che segna in profondità la nostra storia. Ho potuto così, grazie a voi, accettare quel senso di indegnità e di inadeguatezza che sorge in me tutte le volte che mi pongo di fronte alle grandi figure dei nostri patroni Ambrogio e Carlo”.

La lettera del card. Scola si chiude così: “Se consideriamo la Visita pastorale feriale dal punto di vista profondo che la fede, la speranza e la carità ci insegnano, e non ci fermiamo a reazioni emotive o solo sentimentali, non possiamo non riceverla come una grande risorsa che lo Spirito Santo ha messo a nostra disposizione e che ci provoca ad un cammino più deciso e più lieto. Seguendo la testimonianza di Papa Francesco, la grande tradizione della Chiesa milanese può rinnovarsi ed incarnarsi meglio nella storia personale e sociale delle donne e degli uomini che abitano le terre ambrosiane”.

Diocesi: Milano, lettera card. Scola al termine della Visita pastorale. “Chiesa di popolo” in una realtà secolarizzata

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 13:58

Una lettera a “tutti i battezzati, le donne e gli uomini delle religioni e di buona volontà”, per “esprimere la mia gratitudine per il dono della Visita pastorale feriale giunta alla sua conclusione”. La firma l’arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola, perché sia diffusa in tutte le parrocchie ambrosiane. Scola descrive anzitutto le varie fasi in cui si è sviluppata la visita alla diocesi, la quale “ha consentito a me e ai miei collaboratori di toccare con mano la vita di comunione in atto nella Chiesa ambrosiana, non certo priva di difficoltà e di conflitti e tuttavia appassionata all’unità”. I diversi passaggi della visita, che ha toccato le oltre 1.100 parrocchie della diocesi, “hanno confermato ai miei occhi la vitalità di comunità cristiane non solo ben radicate nella storia secolare della nostra Chiesa, ma capaci di tentare, su suggerimento dello Spirito, adeguate innovazioni. Questa attitudine di disponibilità al cambiamento l’ho toccata con mano sia nelle parrocchie del centro” di Milano, “sia nelle grandi parrocchie di periferia, esplose negli ultimi sessant’anni, sia nelle città della nostra diocesi, sia nelle parrocchie medie e piccole”. L’arcivescovo osserva: “È stata però la Visita del Papa a farmi cogliere nitidamente l’elemento che unifica le grandi diversità che alimentano la nostra vita diocesana”.

“La venuta tra noi del Santo Padre è stata, infatti, un richiamo così forte da rendere visivamente evidente che la nostra Chiesa è ancora una Chiesa di popolo. Certo, anche da noi il cambiamento d’epoca fa sentire tutto il suo peso. Come le altre metropoli, siamo segnati spesso da un cristianesimo fai da te”. “Non manca confusione su valori imprescindibili; spesso non è chiaro il rapporto tra i diritti, i doveri e le leggi…”. “Ma è inutile insistere troppo sull’analisi degli effetti della secolarizzazione su cui ci siamo soffermati in tante occasioni. Più utile, anzi necessario, è domandarci – con ancora negli occhi il popolo della santa messa nel parco di Monza, l’incontro con i ragazzi a San Siro, l’abbraccio al Santo Padre degli abitanti delle Case bianche e dei detenuti di San Vittore, e soprattutto la folla che ha accompagnato la vettura del Papa lungo tutti i 99 km dei suoi spostamenti – che responsabilità ne viene per noi? Come coinvolgere in questa vita di popolo i tantissimi fratelli e sorelle battezzati che hanno un po’ perso la via di casa? Come proporre con semplicità in tutti gli ambienti dell’umana esistenza la bellezza dell’incontro con Gesù e della vita che ne scaturisce? Come rivitalizzare le nostre comunità cristiane di parrocchia e di ambiente perché, con il Maestro, si possa ripetere con gusto e con semplicità a qualunque nostro fratello ‘vieni e vedi’? Come comunicare ai ragazzi e ai giovani il dono della fede?”. La lettera aggiunge: “In una parola: se il nostro è, nelle sue solidi radici, un cristianesimo di popolo, allora è per tutti. Non dobbiamo più racchiuderci tristi in troppi piagnistei sul cambiamento epocale, né ostinarci nell’esasperare opinioni diverse rischiando in tal modo di far prevalere la divisione sulla comunione”.

Migranti: Centro Astalli, “seriamente preoccupati per sgomberi a Roma. Offrire alternativa dignitosa”

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 13:37

Il Centro Astalli esprime oggi “grave preoccupazione” per le condizioni delle circa 500 persone, tra cui molti titolari di protezione internazionale, che nei giorni scorsi sono state sgombrate da due stabili in via Vannina, nella periferia Est di Roma. “L’esperienza a Roma ci mostra che lo sgombero è la modalità più rapida e sbrigativa per porre fine a situazioni di degrado in cui vivono persone costrette dalla mancanza di alternative – afferma padre Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli -. Senza un lavoro previo di progettazione e programmazione da parte delle istituzioni per giungere a una alternativa sicura, dignitosa e legale è una misura che lascia molti profili di problematicità aperti e irrisolti, ancora più gravi se coinvolgono, come in questo caso, anche famiglie e bambini”. “Siamo seriamente preoccupati di sapere – sottolinea – che un numero di migranti non quantificabile con precisione viene messa per strada senza che venga offerta loro un’alternativa possibile, e che rimangono al di fuori dai circuiti di assistenza presenti in città”. Tra questi ci sono “numerosi i minorenni e le persone con vulnerabilità, che hanno bisogno di una presa in carico immediata per avviare processi di cura, riabilitazione e integrazione volti all’inserimento protetto nel territorio, per garantire anche una maggiore sicurezza sociale”. Il Centro Astalli chiede al sindaco di Roma “di interloquire con gli enti di tutela che da decenni lavorano a Roma al fianco di migranti e rifugiati convogliando le tante energie positive che arrivano dalla società civile per la costruzione del ben comune. Lavoriamo insieme per rendere Roma sempre più accogliente e per questo più sicura”.

Stati Uniti: Conferenza episcopale istituisce il Comitato permanente per la libertà religiosa

Agensir.it - Fri, 2017-06-16 13:29

I vescovi americani a Indianapolis, nell’ultima giornata dell’Assemblea plenaria, hanno deciso di istituire un Comitato permanente per la libertà religiosa che dovrà “rafforzare e sostenere la libertà religiosa fornendo assistenza ai vescovi” nei loro interventi e “promuovere e difendere la libertà religiosa nella politica e nella legislazione” spiega un comunicato. “La persecuzione ha un volto” ha detto il vescovo Oscar Cantú, di Las Cruces, introducendo il tema in plenaria. Secondo le statistiche del Pew Research Center, i cristiani sono perseguitati in 128 Paesi; i musulmani in 125 Paesi. “Ciò è in parte dovuto al fatto che sono i gruppi religiosi più numerosi nel mondo”, ha spiegato il vescovo. Concentrare l’attenzione sui cristiani “non significa ignorare la sofferenza degli altri”, ma consolida “l’intero tessuto sociale nella protezione dei diritti di tutti” ed è “inclusiva”. Al governo, la Chiesa americana chiede di fornire assistenza ai rifugiati e agli sfollati, anche attraverso le organizzazioni d’ispirazione religiosa; assistere i rifugiati reinsediati, con particolare attenzione alle vittime di persecuzione; incoraggiare i governi centrali e regionali in Iraq e Siria a rafforzare lo stato di diritto fondato sulla cittadinanza. Alla Chiesa il compito di incoraggiare la preghiera per i perseguitati, sensibilizzare e sostenere il dialogo islamo-cristiano, dare sostegno materiale, fare pressioni sul governo americano perché dia assistenza e dignità ai rifugiati.

Menù ad Accesso Rapido

Accesso rapido

La Parola
Ragazzi
Scie di Luce
Servizi La Stanza
Media
Cattolici  Protestanti  Ortodossi  Ecumenismo  Vita Quotidiana
  • ° Vita Pubblica
  • ° Lui & Lei
  • ° Matrimonio
  • ° Figli
  • ° Ricette
  • ° Viaggi


 Notizie