Feed aggregator

“I ragazzi del Bambino Gesù”: mons. Viganò (SpC), “nel segno della ‘buona notizia’ di cui ci parla il Papa”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 17:10

“Un coraggioso e delicato storytelling della malattia, di un’umanità giovane che si batte in maniera eroica per la salute, per la vita”; un documentario “nel segno della ‘buona notizia’ di cui ci parla papa Francesco”. Monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione (SpC) della Santa Sede, definisce così le dieci puntate del progetto “I ragazzi del Bambino Gesù”, in onda su Rai Tre dal 19 febbraio (ore 22.50), illustrato questa mattina presso la sede della Rai e oggi pomeriggio, alla sua presenza, all’Auditorium San Paolo dell’ospedale pediatrico romano. Intervenuto alla proiezione in anteprima della prima puntata, mons. Viganò parla di “ragazzi capaci di mettersi in gioco anche nel racconto della loro esperienza, affinché tutto questo possa risultare occasione preziosa di confronto e conforto, in particolare per coloro che vivono le medesime avversità”. Secondo il prefetto della Spc, il lavoro “è certamente nel segno” di “quella ‘buona notizia’ di cui ci parla papa Francesco nel suo Messaggio per la 51a Giornata mondiale per le comunicazioni sociali” chiedendo “uno sforzo agli operatori della comunicazione, alla comunità tutta, nel raccontare i fatti, la cronaca, il mondo intorno, con una luce diversa, con la prospettiva della speranza”. Non si tratta, quindi, di “nascondere la gravità del male, le difficoltà che nascono da esso”. Serve però “un approccio diverso al racconto, bisogna trovare il modo di tracciare nelle storie un sentiero di possibilità e speranza”.

“I ragazzi del Bambino Gesù”: mons. Viganò (SpC), “testimonianza positiva, inno alla vita nonostante il male”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 17:09

Le storie de ‘I ragazzi del Bambino Gesù’” costituiscono “una testimonianza positiva, un inno alla vita nonostante il male”, mostrano “l’efferatezza della malattia”, ma danno anche volto “alla voglia di lottare, alla tenerezza che si accende negli abbracci e nei sorrisi tra pazienti e medici, tra famiglie e infermieri”, afferma ancora monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione (SpC) della Santa Sede, intervenendo questo pomeriggio a Roma alla presentazione del progetto di Rai Tre, dieci puntate in onda dal 19 febbraio (ore 22.50). Nel documentario “si nomina il male, senza esitazione, ma si ricorda anche che è possibile combatterlo” e che “si vince insieme”. Dopo avere ripercorso le modalità con cui cinema e televisione hanno narrato negli ultimi decenni il topos della malattia, passando dal registro melodrammatico alla proposta di storie “illuminate dalla voglia di sorridere”, Viganò si sofferma su quelle dedicate a bambini e adolescenti malati e richiama la fortunata serie di Rai Uno “Braccialetti rossi” con il suo “messaggio positivo e di speranza, senza però sminuire la portata della malattia”. Sulla scia di quella fiction, muovendosi in un genere e con un linguaggio diverso, il documentario sul Bambino Gesù costituisce “un messaggio luminoso che rischiara il buio in cui la malattia conduce”. Di qui il richiamo a “Kemioamiche”, docureality a puntate di Tv2000 che racconta “con un mix di musica, risate e lacrime, un gruppo di amiche nella lotta al tumore al seno”.

“I ragazzi del Bambino Gesù”: mons. Viganò (SpC), “la malattia si può battere”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 17:08

“La vita dell’uomo non è solo una cronaca asettica di avvenimenti, ma è storia, una storia che attende di essere raccontata attraverso la scelta di una chiave interpretativa in grado di selezionare e raccogliere i dati più importanti”. Richiama le parole di Papa Francesco, monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione (SpC) della Santa Sede, concludendo il suo intervento alla presentazione, questo pomeriggio a Roma, del documentario “I ragazzi del Bambino Gesù”. “La realtà, in se stessa, non ha un significato univoco – avverte Francesco nel Messaggio per la 51a Giornata mondiale per le comunicazioni sociali. “Tutto dipende dallo sguardo con cui viene colta, dagli ‘occhiali’ con cui scegliamo di guardarla: cambiando le lenti, anche la realtà appare diversa”. Di qui la conclusione di mons. Viganò: “La sfida alla malattia è dunque aperta; una sfida che è iniziata da un sorriso, da quando l’abbiamo guardata non solo con tremore, ma anche con possibilità, quella di poterla battere”.

Iraq: patriarca Younan, “è in atto un genocidio dei cristiani. In gioco c’è la nostra sopravvivenza come comunità siro-cattolica”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 16:10

“Non è una questione di persecuzione contro individui, quello che è in atto in Iraq è un genocidio dei cristiani. In gioco c’è la nostra stessa sopravvivenza come comunità siro-cattolica”. È l’accusa lanciata dal patriarca siro-cattolico Ignace Youssif III Younan, in un’intervista pubblicata dal settimanale diocesano novarese “L’Azione” in preparazione agli incontri che nel fine settimana vedranno la partecipazione, nella diocesi di Novara, dello stesso Younan. “Dal 2014 la nostra comunità vive sradicata dalla Piana di Ninive, ha passato il terzo Natale nei campi profughi con questa atmosfera di desolazione. Non sappiamo quando le varie comunità cristiane potranno tornare nelle loro case”, racconta il patriarca, rilevando che “non sappiamo come convincere la nostra gioventù a farsi coraggio, tornare nelle loro terre e vivere la speranza cristiana”. “La comunità siro-cattolica rischia di scomparire o di vivere completamente sradicata dalla propria terra e di perdere la propria identità”, prosegue Younan, secondo cui “la gente non vede la possibilità di tornare: se emigreranno in Australia o in Canada, il Medio Oriente resterà privo di una componente fondamentale della sua storia, e questi Paesi saranno deprivati di un fattore cruciale per il pluralismo, il rispetto delle differenze,la moderazione nel mondo islamico”. I numeri parlano chiaro: “tutta la popolazione della nostra diocesi è stata cacciata ed è la più perseguitata dai miliziani dell’Isis: di 12mila famiglie più della metà sono in Kurdistan come profughi, altre 5mila hanno ripiegato in Libano” dove “abbiamo anche 1.300 famiglie siriane, altrettante in Giordania e circa 700 famiglie in Turchia”. Il patriarca due mesi fa è tornato in visita in Iraq: “ovunque ho trovato non solo la devastazione che ci aspettavamo ma i segni dell’odio religioso: prima di andarsene i jihadisti hanno bruciato la metà delle case e delle chiese”. Younan punta il dito contro la coalizione internazionale: “in questi anni l’Occidente ha perseguito solo e unicamente i propri interessi geopolitici. Dobbiamo riconoscere che la Russia è stata più seria di altre nazioni: sono gli unici che hanno realmente contrastato i jihadisti”. “L’ho già detto in passato – conclude – noi cristiani orientali siamo stati traditi e venduti dall’Occidente per il petrolio”.

Corpi civili di pace: enti, “inaugurata una nuova era del Servizio civile italiano per percorsi di riconciliazione tra i popoli”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 15:45

Si sono chiusi nei giorni scorsi i termini ultimi per il primo bando dei Corpi civili di pace per il quale sono giunte più di 800 candidature a fronte di 86 posti messi a disposizione. “I giovani selezionati potranno partecipare a progetti finalizzati, sia in Italia che all’Estero, alla costruzione di percorsi di ‘riconciliazione’ tra i popoli, in luoghi dove ci sono conflitti di tipo ambientale, sociale, culturale, etnico, religioso”, ricordano gli enti (Acli, Arci Servizio Civile, Caritas Italiana, Cesc Project, Focsiv, Focus Casa dei diritti sociali, Fondazione Avsi, Federazione Scs/Cnos Salesiani, Università degli Studi si Bari, Un Ponte per), che hanno promosso i bandi in una nota. Una sperimentazione che mette le basi ed offre elementi di valutazione in grado di rendere strutturale l’esperienza dei Corpi civili di pace anche per i prossimi anni. “La maggior parte dei ragazzi che hanno risposto a questo bando ha già fatto l’esperienza di Servizio civile in Italia o all’estero e desidera proseguire con impegno più specifico in favore della pace, sottolineando da un lato il desiderio di mettersi in gioco in prima linea e dall’altro l’attenzione al tema della riconciliazione e della pace duratura – si legge in una dichiarazione congiunta degli enti – L’interesse e la preoccupazione di questi giovani verso la continua crescita di situazioni critiche e di conflitto, sia all’interno del nostro Paese che nel resto del mondo, impongono a tutti – Enti, Istituzioni, esponenti politici e Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile – di dare immediato avvio ai primi progetti senza ulteriori ritardi, di dare mandato al Comitato di valutazione e monitoraggio dei Corpi civili di pace e di rivedere il decreto e l’attuale format progettuale per predisporre entro la fine dell’anno un nuovo bando progetti”.

Donna: Previte (Cristiani per servire), “non basta una Giornata, ma soluzioni per valorizzarne le specificità”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 15:29

“La Giornata internazionale della donna, che ogni anno si celebra l’8 marzo, ci ricorda il dovere di continuare la difesa dei diritti della donna e della valorizzazione della stessa”. Lo sottolinea oggi, in una nota, Franco Previte, presidente di “Cristiani per servire”, che punta l’attenzione, in particolare, sulle “violenze verso le donne, specie quelle portatrici di disabilità fisica e psichica”. “Purtroppo nei Governi Renzi e Gentiloni – prosegue Previte – non hanno ‘valutato’ la mancanza di quel ministero o di quella struttura, la cui azione è tesa alla ‘difesa’ della donna ed è strano che non si è ritenuto precipuo il riconoscimento delle Pari Opportunità dei diritti con l’uomo, ancora oggi carenti in alcuni settori”. Di fronte alle tragedie che si consumano in famiglia, il presidente di Cristiani per servire chiede “più consistenti ‘interventi legislativi’, già parzialmente adottati, per dare risposte alle necessità di congiunti, mariti, figli costretti a far fronte quotidianamente a fatti che logorano le loro resistenze fisiche e psichiche in una silenziosa sofferenza”.

In assenza di strutture del Governo in atto per la difesa della donna, per Previte, “importante è a livello europeo continuare a proporre soluzioni che tengano sempre conto della specificità dell’essere donna, dei valori conquistati di uguale opportunità, rispetto, promozione e garanzia futura”. Questo “il significato del ricordo dell’8 marzo 2017 nella Giornata internazionale della donna, per rievidenziare, anche al Governo Gentiloni, l’importanza, tra altre necessità, di taluni valori fondamentali etici, sociali e dopo politici “. “Il problema femminile non può essere ricordato solo in questa Giornata, ma nella quasi certezza di continuare a proporre soluzioni atte a risolvere anche quelle specificità di essere donna, riconoscendo il loro ottimo lavoro di laboriosità e di ingegno sia nel sociale che nel politico, parità di partecipazione in Italia non ancora efficienti ed efficaci”.

Mozambico: don Tartari (Brescia), “il ciclone è stato molto forte, ha scoperchiato e distrutto gran parte delle case. Anche l’ospedale ha subito gravi danni”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 15:14

“L’epicentro del ciclone è stato a Mocodoene, a poca distanza dalla missione di Morrumbene. Il ciclone è stato molto forte, ha scoperchiato e distrutto gran parte delle case che sono costruite con fango e lamiera. Anche l’ospedale ha subito gravi danni”. È quanto ha raccontato don Carlo Tartari, direttore dell’Ufficio per le missioni della diocesi di Brescia, in un’intervista pubblicata sul sito internet del settimanale diocesano “La Voce del popolo” a seguito della telefonata che ha avuto con don Piero Marchetti Brevi, sacerdote bresciano “fidei donum” a Morrumbene, in Mozambico, durante la quale lo ha rassicurato circa le sue condizioni di salute e quelle della missione in cui opera. “Si sta prodigando – ha aggiunto don Tartari – per accogliere i feriti dovuti a questo evento che ha causato anche molti morti”. Per questo, “c’era evidentemente una condizione psicologica di grande prova nelle parole e nei toni di don Piero”. “Come Centro missionario diocesano – ha proseguito il direttore – ci siamo sentiti con le ong bresciane Medicus Mundi, Scaip e Svi, oltreché con Cuore Amico, per essere immediatamente disponibili ad accogliere le azioni di aiuto e sostegno alla missione” anche perché “sono presenti là alcuni volontari delle nostre ong che fin da subito si sono attivati con don Piero per essere di aiuto alla popolazione”. Già aperta una raccolta fondi da destinare alle popolazioni colpite nell’area (Iban: IT67T0501811200000000192357 – causale: Emergenza ciclone Mozambico).

Card. Mariadiaga: con il C9 “abbiamo già fatto 18 riforme. I risultati ci sono, ma non si vedono perché non fanno rumore”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 15:06

“Abbiamo già fatto 18 riforme. A volte ci chiedono ‘ma cosa fa questo Consiglio di cardinali? Non vediamo risultati’. I risultati invece ci sono, ma non si vedono perché non fanno rumore. Papa Francesco nel discorso del Natale scorso alla Curia romana li ha elencati proprio per far vedere che si cammina”. Lo afferma il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, il coordinatore del Consiglio di 9 cardinali (C9) istituito da Papa Francesco, in un’intervista pubblicata dal settimanale della Chiesa torinese “La Voce e il Tempo”. Maradiaga racconta di come è nato il C9 e del lavoro svolto in questi anni per la Riforma della Curia. “Tra i nodi da affrontare, un numero eccessivo di dicasteri”, rileva il cardinale, secondo cui “si è proceduto ad accorpare alcuni consigli in dicasteri, non per dare più importanza ad alcuni, ma per semplificare la burocrazia e lavorare più agilmente. Non un accentrare, ma uno snellire”. Per il coordinatore del C9, “quando le riforme saranno fatte” uscirà la nuova costituzione sul governo della Chiesa: “non sarà l’inizio, ma la fine di un processo”, assicura Maradiaga, per il quale “il Consiglio continuerà perché non è stato costituito solo per riformare la ‘Pastor bonus’, ma per offrire consigli quando il Santo Padre li richiede”. Maradiaga sottolinea poi come “quando Papa Francesco parla di ‘Chiesa in uscita’ ci dice che non dobbiamo fermarci nelle nostre curie, nelle nostre canoniche, ma andare incontro a coloro che si sono allontanati o a coloro che non abbiamo mai incontrato perché nessuno gli ha mai parlato di Dio”. Si tratta di diffondere “quella gioia del Vangelo” che emerge da “Evangelii gaudium”, che “riassume lo stile sudamericano di Papa Francesco: la gioia, l’allegria”. E sul prossimo Sinodo sui giovani, il cardinale evidenzia come “dobbiamo prepararci bene, ascoltando anche quei ragazzi che non vengono in Chiesa, quelli marginalizzati per la droga, dobbiamo attrarli verso Dio”. “Come ha fatto don Bosco e come ci ripete Papa Francesco – conclude – guardando ad una Chiesa che cammina con loro, aperta al cambiamento, in uscita per farsi vicina a ciascuno”.

Papa Francesco: messaggio a Movimenti popolari, “resistere a disumanizzazione” e “difendere la creazione”. No a terrorismo

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 15:00

“Come mi rende felice vedervi lavorare insieme per la giustizia sociale!”. È il saluto del Papa ai Movimenti popolari, contenuto nel messaggio inviato ai partecipanti all’Incontro che si sta svolgendo a Modesto, in California, dal 16 al 19 febbraio. “Come vorrei che questa energia costruttiva si diffondesse in ogni diocesi, in modo che diventino ponti tra i popoli e gli individui”, il sogno di Francesco, secondo il quale “questi sono i ponti che possono abbattere i muri dell’esclusione, dell’indifferenza, del razzismo e dell’intolleranza”. Di fronte a un processo di “disumanizzazione accelerata”, per Francesco bisogna che i Movimenti popolari sappiano cogliere “i pericoli ma anche le opportunità che ogni crisi porta con sé”. “Il grave pericolo è espropriare i nostri vicini”, e di dividere il mondo tra “vicini” e “non vicini”, invece di scegliere l’icona del Buon Samaritano come strada da seguire per la prossimità. No, allora, a un “sistema economico che ha il dio denaro al centro”, all’ipocrisia e alla falsa “tolleranza”: “La disoccupazione è reale, la violenza è reale, la corruzione è reale, la crisi di identità è reale”, scrive il Papa, ricordando che è nella misericordia che si trovano le “radici dell’identica umanità che resiste alla disumanizzazione che prende le sembianze dell’indifferenza, dell’ipocrisia e dell’intolleranza”.

“Difendere la creazione”, l’altro imperativo del Papa, tenendo presente che la scienza non è “neutrale” rispetto alle nuove conquiste dell’umanità. “Nessuna persona è un criminale e nessuna religione è terrorista”, afferma il Papa: “Il terrorismo cristiano non esiste, il terrorismo ebraico non esiste, il terrorismo musulmano non esiste. Ci sono individui fondamentalisti e violenti in tutti i popoli e in tutte le religioni, e con l’intolleranza generalizzata diventano più forti perché si nutrono di odio e di omofobia”. “Affrontando il terrorismo con l’amore, lavoriamo per la pace”, conclude Francesco.

Papa Francesco: a Roma Tre, università promuova “cultura dell’incontro”. Prima “minaccia” all’Europa viene “dall’interno”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 14:52

“L’università può essere anche luogo in cui si elabora la cultura dell’incontro e dell’accoglienza delle persone di tradizioni culturali e religiose diverse”. Lo assicura il Papa, che al termine del suo discorso consegnato al rettore cita Nour, la ragazza siriana salita con lui sull’aereo a Lesbo e fa riferimento alla “paura” dell’occidentale nei confronti dello straniero in quanto potrebbe “minacciare la cultura cristiana dell’Europa”. “A parte il fatto che la prima minaccia alla cultura cristiana dell’Europa viene proprio dall’interno dell’Europa – puntualizza Francesco – la chiusura in sé stessi o nella propria cultura non è mai la via per ridare speranza e operare un rinnovamento sociale e culturale. Una cultura si consolida nell’apertura e nel confronto con le altre culture, purché abbia una chiara e matura consapevolezza dei propri principi e valori”. Di qui l’incoraggiamento del Papa “a vivere l’università come ambiente di vero dialogo, che non appiattisce le diversità e neppure le esaspera, ma apre al confronto costruttivo. Siamo chiamati a capire e apprezzare i valori dell’altro, superando le tentazioni dell’indifferenza e del timore”. “Non abbiate mai paura dell’incontro, del dialogo, del confronto”, l’altro invito: “Mentre portate avanti il vostro percorso di insegnamento e di studio nell’università, provate a domandarvi: la mia forma mentis sta diventando più individualistica o più solidale? Se è più solidale, è buon segno, perché andrete contro-corrente ma nell’unica direzione che ha un futuro e che dà futuro. La solidarietà, non proclamata a parole ma vissuta concretamente, genera pace e speranza per ogni Paese e per il mondo intero. E voi, per il fatto di lavorare e studiare in università, avete una responsabilità nel lasciare un’impronta buona nella storia”.

Papa Francesco: a Roma Tre, “la fede non limita mai la ragione”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 14:48

“Non abbiate paura di aprirvi agli orizzonti dello spirito, e se ricevete il dono della fede – perché la fede è un dono – non abbiate paura di aprirvi all’incontro con Cristo e di approfondire il rapporto con Lui”. È l’esortazione contenuta nella parte finale del discorso scritto indirizzato agli studenti dell’Università Roma Tre, a cui il Papa spiega che “la fede non limita mai l’ambito della ragione, ma lo apre a una visione integrale dell’uomo e della realtà, preservando dal pericolo di ridurre la persona a materiale umano”. “Con Gesù le difficoltà non spariscono, ma si affrontano in modo diverso, senza paura, senza mentire a sé stessi e agli altri”, testimonia Francesco: “Si affrontano con la luce e la forza che viene da lui. E si può diventare operatori della carità intellettuale, a partire dalla stessa università, perché sia luogo di formazione alla ‘sapienza’ nel senso più pieno del termine, di educazione integrale della persona”. In questa prospettiva, secondo il Papa, “l’università offre il suo peculiare e indispensabile contributo al rinnovamento della società”.

Papa Francesco: a Roma Tre, “questa è la testimonianza personale della mia vita”. “Gesù è il mio compagno di strada”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 14:43

“Parlando di trascendenza, voglio parlarvi da persona a persone, e dare testimonianza di chi sono”. Nella parte finale del discorso scritto e non pronunciato a Roma Tre, il Papa sceglie un tono colloquiale, e si rivolge ai destinatari usando la prima persona. “Mi professo cristiano e la trascendenza alla quale mi apro e guardo ha un nome: Gesù”, le parole di Francesco: “Sono convinto che il suo Vangelo è una forza di vero rinnovamento personale e sociale”. “Parlando così – precisa il Papa – non vi propongo illusioni o teorie filosofiche o ideologiche, neppure voglio fare proselitismo. Vi parlo di una Persona che mi è venuta incontro, quando avevo più o meno la vostra età, mi ha aperto orizzonti e mi ha cambiato la vita”. “Questa Persona può riempire il nostro cuore di gioia e la nostra vita di significato”, assicura Francesco: “È il mio compagno di strada; Lui non delude e non tradisce. È sempre con noi. Si pone con rispetto e discrezione lungo il sentiero della nostra vita, ci sostiene soprattutto nell’ora dello smarrimento e della sconfitta, nel momento della debolezza e del peccato, per rimetterci sempre in cammino. Questa è la testimonianza personale della mia vita”.

Papa Francesco: a Roma Tre, sui social network “necessario sano discernimento”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 14:41

In un “ambito così complesso” come quello dei social network, è “necessario operare un sano discernimento, sulla base di criteri etici e spirituali”. È la raccomandazione del Papa, nel discorso scritto consegnato a Roma Tre, secondo il quale “in ogni ambiente, specialmente in quello universitario, è importante leggere e affrontare questo cambiamento di epoca con riflessione e discernimento, cioè senza pregiudizi ideologici, senza paure o fughe”. “Ogni cambiamento, anche quello attuale, è un passaggio che porta con sé difficoltà, fatiche e sofferenze, ma porta anche nuovi orizzonti di bene”, osserva Francesco: “I grandi cambiamenti chiedono di ripensare i nostri modelli economici, culturali e sociali, per recuperare il valore centrale della persona umana”. Il Papa fornisce suggerimenti precisi sul modo in cui stare nella Rete: “Occorre interrogarsi su ciò che è buono, facendo riferimento ai valori propri di una visione dell’uomo e del mondo, una visione della persona in tute le sue dimensioni, soprattutto quella trascendente”.

“I ragazzi del Bambino Gesù”: Albano (garante infanzia), “malattia non è tabù, attiva coraggio e trasforma”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 14:33

“Quando la malattia e la morte toccano un bambino, un ragazzo, la sofferenza e il dolore vengono ingigantiti e dilatati. Il documentario/progetto ci insegna, con mirabile sapienza e delicatezza, che la malattia non è un tabù, ma è una condizione che attiva meccanismi di coraggio e di solidarietà”. Sono le parole di Filomena Albano, Garante autorità infanzia e adolescenza, intervenuta alla presentazione, oggi a Roma, del documentario “I ragazzi del Bambino Gesù”, girato per un anno in cinque reparti dell’omonimo ospedale pediatrico e che racconta la quotidianità di dieci giovani (5 – 20 anni) affetti da una grave malattia, delle loro famiglie, dello staff medico. Ideato da Simona Ercolani, realizzato da Stand by me e patrocinato dal ministero della Salute e dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, il format andrà in onda a partire da domenica 19 febbraio su Rai Tre (ore 22.50). Per Albano, “è la testimonianza di come sia possibile un impegno comune per attraversare la sofferenza, per attribuire alla sofferenza un significato trasformativo, di come dentro le pieghe del dolore e della sofferenza sia possibile intercettare la speranza e la bellezza della vita”. “In questo racconto – afferma Antonio Campo Dall’Orto, direttore generale Rai – troverete umanità, professionalità. Un racconto che non ha paura di parlare di malattia” e lo fa “con speranza, con amore”.

Papa Francesco: a Roma Tre, oggi “guerra mondiale a pezzi”. No a “industria delle armi”, sì a “nonviolenza”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 14:32

“Stiamo vivendo una guerra mondiale a pezzi: ci sono conflitti in molte regioni del pianeta, che minacciano il futuro di intere generazioni”. Lo si legge nel discorso scritto, consegnato al rettore, Mario Panizza, nel quale il Papa esorta i presenti a chiedersi: “Come mai la comunità internazionale, con le sue organizzazioni, non riesce a impedire o a fermare tutto questo? Gli interessi economici e strategici hanno più peso del comune interesse alla pace? Sicuramente queste sono domande che trovano spazio nelle aule delle università, e risuonano prima di tutto nelle nostre coscienze”. “L’università è un luogo privilegiato in cui si formano le coscienze, in un serrato confronto tra le esigenze del bene, del vero e del bello, e la realtà con le sue contraddizioni”, afferma Francesco, che come “esempio concreto” cita l’industria delle armi: “Da decenni si parla di disarmo, si sono attuati anche processi importanti in tal senso, ma purtroppo, oggi, malgrado tutti i discorsi e gli impegni, molti Paesi stanno aumentando le spese per gli armamenti. E questa, in un mondo che lotta ancora contro la fame e le malattie, è una scandalosa contraddizione”, la denuncia di Francesco, che esordisce ricordando che “la nostra società è ricca di bene, di azioni di solidarietà e di amore nei confronti del prossimo: tante persone e tanti giovani, sicuramente anche tra di voi, sono impegnati nel volontariato e in attività al servizio dei più bisognosi. E questo è uno dei valori più grandi di cui essere grati e orgogliosi. Però, se ci guardiamo attorno, vediamo che nel mondo ci sono tanti, troppi segni di inimicizia e di violenza”. Di qui l’attualità del Messaggio per la Giornata della Pace di quest’anno, che “propone proprio la nonviolenza come stile di vita e di azione politica”.

“I ragazzi del Bambino Gesù”: Enoc (presidente), “mostrare dignità della vita e comunicare speranza”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 14:30

Da domenica 19 febbraio andrà in onda su Rai Tre (ore 22.50) “I ragazzi del Bambino Gesù”, documentario in dieci puntate girato nell’omonimo ospedale pediatrico. Il nosocomio, che ogni anno accoglie circa 100mila pazienti da ogni parte d’Italia, apre per la prima volta le porte mostrando la quotidianità di dieci giovani (5 – 20 anni) affetti da una grave malattia, delle loro famiglie, dello staff medico, in un intenso viaggio alla ricerca della guarigione. Il format, ideato da Simona Ercolani, realizzato da Stand by me e patrocinato dal ministero della Salute e dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, è stato presentato questa mattina a Roma, nella sede della Rai. “Abbiamo deciso di aderire a questo progetto – spiega Mariella Enoc, presidente del Bambino Gesù – animati dal desiderio di mostrare la straordinaria normalità e dignità della vita anche in situazioni difficili di sofferenza o tristezza. E accanto a questa, la straordinaria rete di competenze, professionalità, umanità e solidarietà che ruota intorno ai ragazzi e alle loro famiglie: non solo medici e infermieri, ma anche volontari, associazioni, case di accoglienza”. È “il nostro modo – prosegue – di ‘comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo’, come ci chiede Papa Francesco nel suo ultimo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali”. “Offrire narrazioni contrassegnate dalla logica della buona notizia”, che non significa “ignorare la realtà della sofferenza, ma raccontarla sapendo suscitare cuori capaci di commuoversi, volti capaci di non abbattersi, mani pronte a costruire”. “Speriamo e crediamo – conclude Enoc – di esserci riusciti”.

Diocesi: Vicenza, domani il vescovo Pizziol incontra gli amministratori locali

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 14:08

Dopo la positiva esperienza vissuta lo scorso anno in occasione del Giubileo degli amministratori locali che vide la presenza di oltre ottanta sindaci dell’area berica, il vescovo di Vincenza, mons. Beniamino Pizziol, rinnova anche quest’anno l’invito per un momento di confronto e riflessione sui temi che – con le legittime e doverose differenze – stanno a cuore tanto alla Chiesa quanto ai Comuni. L’incontro tra mons. Pizziol e gli amministratori locali si terrà domani, sabato 18 febbraio, dalle 15 alle 17 al Centro pastorale “Onisto” in Borgo Santa Lucia. Il tema scelto per il dialogo di quest’anno è quello della costruzione di reti educative che sappiano coinvolgere e valorizzare positivamente i diversi soggetti presenti sul territorio, comuni e parrocchie in primo luogo.
Il pomeriggio inizierà con la proposta di una riflessione da parte di don Matteo Pasinato, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro, sul tema “Il potere, l’impegno e la comunità” a cui seguirà un contributo del pedagogista Marco Tuggia sull’importanza delle reti educative. L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Laboratorio di cittadinanza attiva dell’Azione cattolica vicentina e il settimanale diocesano “La Voce dei Berici”.

Valdesi: 17 febbraio 1848; Paolo Ricca (teologo), “il rispetto delle minoranze è termometro di democrazia”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 14:05

“Come vengono trattate le minoranze è il termometro della democrazia, dove le minoranze sono maltrattate, ignorate, perseguitate o rifiutate la democrazia è debole o addirittura inesistente”. Questo il messaggio oggi della celebrazione del 17 febbraio, data in cui si ricorda l’estensione dei diritti civili ai valdesi nel 1848, e pochi giorni dopo anche agli ebrei, grazie alle Lettere Patenti di re Carlo Alberto. A sottolinearlo è il teologo valdese Paolo Ricca che raggiunto telefonicamente dal Sir, riporta subito la celebrazione di oggi all’attualità: “Questa è la sorte oggi di molte chiese cristiane in Paesi islamici dove sono ridotte al silenzio, soltanto al culto privato e non possono comparire in pubblico. La piccola vicenda dei valdesi non è per niente soltanto una cosa del passato”. L’estensione dei diritti civili ai valdesi e poi agli ebrei dopo secoli di persecuzione e ghettizzazione è stato “un guadagno per tutti, per la democrazia, che non è soltanto mai democrazia politica ma è anche democrazia religiosa, democrazia culturale. È esistenza di una pluralità”. “Il messaggio – spiega il teologo – è quindi implicito nel fatto. E il fatto è che una piccola minoranza a lungo perseguitata, distrutta, discriminata, ghettizzata, è stata riconosciuta come una presenza legittima all’interno di una comunità nazionale che allora era lo Stato sabaudo e poi è diventata l’Italia. Un paese cattolico che riconosce una presenza protestante sia pure appunto minuscola dal punto di vista numerico, però tenace nell’affermare il suo diritto all’esistenza e alla testimonianza: questo è il significato”.


Le chiese valdesi oggi, con un centinaio di comunità e una popolazione di circa 24mila persone, sono le più antiche delle chiese protestanti presenti nel nostro paese. Dal 1979 esse sono integrate in un unico Sinodo con le chiese metodiste.  Numerosi sono gli eventi che le chiese protestanti hanno organizzato per ricordare il 17 febbraio attorno ai temi dei diritti, della laicità, dell’impegno nella società.
Nelle Valli valdesi del Piemonte le celebrazioni del 17 febbraio sono caratterizzate dai tradizionali Falò della libertà che sono stati accesi la sera del 16 febbraio per ricordare il gesto di gioia con cui la popolazione delle Valli accolse la notizia della propria emancipazione nel 1848. Tra i falò da segnalare quello di Torino nella centralissima piazza Castello. Alla celebrazione erano presenti anche il presidente della comunità ebraica torinese Dario Disegni e la sindaca Chiara Appendino.

 

Papa Francesco: a Roma Tre, “accogliere e integrare” antidoto a “paura dei migranti”. Attentatori di Zaventem erano belgi, “figli di emigranti ghettizzati”. Mediterraneo è “cimitero”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 13:57

Oggi i migranti “fuggono, per arrivare in Europa dove pensano che avranno uno status migliore, ma poi anche lì sono sfruttati dagli sfruttatori dei barconi, quelli che hanno fatto del Mediterraneo un cimitero”. Nella parte finale del suo discorso all’Università Roma Tre, il Papa si è soffermato a braccio sulle migrazioni. “Non dimentichiamo: oggi il Mediterraneo, il ‘Mare Nostrum’ è un cimitero! Pensiamo a questo quando stiamo da soli, come se fosse una preghiera!”, l’invito. “Quatto anni fa, quando sono andato a Lampedusa – è stato il primo viaggio che ho fatto, ho sentito che dovevo farlo – incominciava il fenomeno”, le parole di Francesco: “Adesso è di tutti i giorni”. “Come si devono ricevere i migranti? Come si devono accogliere?”, si è chiesto: “Prima di tutto come fratelli e sorelle. Sono uomini e donne come noi”, la risposta tra gli applausi. Secondo: “Ogni Paese deve vedere quale numero di migranti è capace di accogliere. È vero, non si può accogliere se non c’è la possibilità, ma tutti possono fare qualcosa”. Poi, “non solo accogliere: integrare, cioè ricevere questa gente e cercare di integrarli anche noi: che imparino la lingua, cercare un lavoro, un’abitazione… Che ci siano organizzazioni per integrare”.

“L’esperienza che ho avuto quando è venuta Nour – ha raccontato il Papa a proposito di una delle sue interlocutrici nelle domande – è stata che  tre giorni dopo i bambini andavano a scuola, e quando sono venuti tutti insieme da me a un pranzo dopo tre mesi, i bambini parlavano l’italiano. I bambini imparano subito. Questo è integrare, e la maggioranza aveva lavoro, e aveva una persona che li accompagnava nell’integrazione. Le porte aperte. Loro portano una cultura, che è ricchezza per noi, ma anche loro devono ricevere la nostra cultura e fare uno scambio di culture. Rispetto, e questo toglie la paura”. Ma la paura “non è soltanto dei migranti”, ha puntualizzato Francesco: “I delinquenti che vediamo sui giornali sono nativi di qui e migranti, c’è di tutto. Ma integrare è importante”. Poi “un esempio che è triste”: “I ragazzi che hanno fatto strage di Zaventem erano belgi, nati in Belgio, figli di emigranti ma ghettizzati, non integrati”, ha fatto notare il Papa. Al contrario, “ci sono alcuni Paesi d’Europa che danno un bell’esempio di integrazione”. “Io conosco molto bene le dittature militari in America Latina”, ha assicurato Francesco citando il caso della Svezia, che “ha ricevuto tanti migranti sudamericani” che “subito, il giorno dopo, avevano un lavoro”. Su 9 milioni di abitanti, 800mila sono i “nuovi svedesi, figli di emigranti integrati”, ha ricordato il Papa: “Il giorno in cui partivo dalla Svezia è venuta a congedarmi a nome del governo un ministro donna, figlia di una donna svedese e di un padre immigrato. Sanno fare questo, e quando c’è questa accoglienza – accompagnare e integrare – non c’è pericolo con le migrazioni: si riceve una cultura e si offre un’altra cultura. Questa è la risposta alla paura”, ha concluso Francesco tra gli applausi. Prima di congedarsi, uno slogan di sintesi: “Università, dialogo nelle differenze”.

Diocesi: Benevento, presentato il “Manifesto per una Rete campana dei piccoli comuni del welcome”

Agensir.it - Fri, 2017-02-17 13:50

“In questo momento storico la Caritas diocesana di Benevento vuole dire agli amministratori dei Comuni del Sannio: ‘Fermiamoci! Cominciamo a progettare il futuro, solo in questo modo si può cambiare il presente. Gli strumenti ci sono’”. Le parole di don Nicola De Blasio, vicario episcopale per la Carità e direttore della Caritas dell’arcidiocesi di Benevento, a margine della conferenza che si è tenuta ieri, racchiudono l’appello del “Manifesto per una Rete campana dei piccoli comuni del welcome”. “Con questo manifesto – ha affermato il direttore della Caritas – non vogliamo metterci in tasca un euro, voglio che questo sia chiaro. Vogliamo accompagnare chi ha la governance ad avere accesso e a utilizzare fondi che già ci sono per l’inclusione sociale”.

Angelo Moretti, coordinatore Caritas Benevento, ha evidenziato la fondamentale importanza del “Manifesto” , che traccia il passaggio dalla politica del “welfare” a quella del “welcome”. “La novità strutturale – ha spiegato Moretti – è in queste due parole: welfare e welcome, a cui noi teniamo molto, e dicono tanto del cambiamento di visione che potremmo avere nei nostri territori. Il welfare è stata un’esperienza fondamentale di protezione sociale, con il welcome è importante la relazione e mettere al centro la persona”. “Molte volte – ha aggiunto – non si utilizzano le risorse finanziarie europee e italiane perché non si conoscono, ed è in questo che vogliamo porci come guida. Il Sia (Sostegno Inclusione Attiva), finanziato von 7 milioni di euro, è uno strumento straordinario attivo già da giugno 2016, ma che pochi Comuni utilizzano come occasione per fronteggiare l’indigenza. Le Asl, inoltre, hanno la possibilità di attuare un welfare comunale capace di prendersi carico delle persone fragili del proprio territorio attraverso i Ptri con budget di salute (Progetti terapeutico riabilitativi individualizzati). Ma non lo fanno. Sul Sia e sui Ptri Caritas offre la propria disponibilità gratuita ad aiutare i Comuni che vogliono attivarli nella elaborazione dei progetti da presentare”. I Comuni con meno di 70mila abitanti che aderiranno alla Rete avranno la possibilità di essere affiancati,, inoltre, nell’apertura di uno Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). La conferenza stampa di presentazione del “Manifesto per una Rete campana dei piccoli comuni del welcome” è stata arricchita dall’intervento dell’arcivescovo di Benevento Felice Accrocca che, salutando i giornalisti e ricordando loro di “bene-dire” attraverso i mezzi di comunicazione, ha evidenziato l’importanza di fare rete per non disperdere le energie nell’attuazione di progetti comuni che sono un contributo alla vita sociale, economica e spirituale del Sannio.

Menù ad Accesso Rapido

Accesso rapido

La Parola
Ragazzi
Scie di Luce
Servizi La Stanza
Media
Cattolici  Protestanti  Ortodossi  Ecumenismo  Vita Quotidiana
  • ° Vita Pubblica
  • ° Lui & Lei
  • ° Matrimonio
  • ° Figli
  • ° Ricette
  • ° Viaggi


 Notizie