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Card. Montenegro: “perdono per questa tua Chiesa che non sempre sa scandalizzare con la profezia dell’amore, che preferisce le tradizioni al Vangelo”

Agensir.it - Sat, 2017-04-15 10:12

“Sento di chiederti perdono per questa tua Chiesa che mi hai chiamato a servire perché non sempre dimostra di essere attenta ai gravi problemi che attanagliano questa terra, perché qualche volta è come incatenata dal timore di affrontare il nuovo, che non sempre sa scandalizzare con la profezia dell’amore, che preferisce le tradizioni al Vangelo, che ti mette al primo posto, come meriti, ma non sempre riesce a fare altrettanto con coloro che ami di più – i poveri e gli scartati – come invece chiedi”. È un passaggio della riflessione che l’arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro, ha proposto ieri sera durante la processione notturna del Venerdì Santo. Presentando “il mio stato d’animo” in una sorta di preghiera-dialogo con Gesù, l’arcivescovo ha rilevato che “i giorni che stiamo vivendo sono pieni di grande tristezza” per “i tanti scenari di guerra e di terrore disseminati nel pianeta”, per “le calamità geologiche e atmosferiche che inghiottono fratelli e paesi”, per “i muri di acqua, sabbia o filo spinato, ma soprattutto il muro che si innalza alto in molti cuori”. “Possiamo definirci cristiani se la pensiamo così? Così facendo non mettiamo il Tuo Vangelo sotto i piedi?”, ha proseguito Montenegro, osservando che “ci hai lasciato i poveri come tuo sacramento eppure riusciamo, senza sentirci in colpa, a separare, con una leggerezza niente affatto evangelica, i poveri dai sacramenti”. E dopo aver elencato le sofferenze di Agrigento, il cardinale ha affermato che “non mancano i segnali incoraggianti”. “Tu non farci mancare il tuo aiuto – ha concluso – perché l’oceano di acque stagnanti, putride e melmose non neutralizzi queste tante gocce d’acqua pulita e preziosa”.

Benedetto XVI: mons. Gänswein, la presenza del fratello Georg è “il dono più bello” per i 90 anni

Agensir.it - Sat, 2017-04-15 10:04

“Ci sarà un piccolo momento di festa adatto alle sue forze. Questo momento sarà a Pasquetta, un giorno dopo il compleanno, con una modesta festa alla bavarese, con una piccola delegazione dalla Baviera e con la presenza degli Schützen. Sarà presente anche il fratello Georg, il dono più bello per questo giorno”. Così Benedetto XVI festeggerà i 90 anni che compirà il 16 aprile, nello stesso giorno in cui, quest’anno, viene celebrata la Pasqua. A svelare i dettagli in un’intervista al Sir è mons. Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia e segretario particolare del Papa emerito. “Per un uomo della sua età – rivela il segretario – sta bene. È sereno, di buon umore, lucidissimo. Certo le forze fisiche diminuiscono. Nel camminare fa fatica, perciò usa un deambulatore che gli garantisce autonomia nel movimento e sicurezza. Le giornate sono ben scandite, come da sempre: preghiera, meditazione, lettura, studio, corrispondenza; ci sono anche visite, la musica ha certamente il suo posto insieme alla passeggiata quotidiana”.

Benedetto XVI: mons. Gänswein, non si è mai “lasciato provocare da reazioni ostili o denigratorie”

Agensir.it - Sat, 2017-04-15 10:00

“Gli attacchi non sono mancati né prima al cardinale Ratzinger da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede né dopo a Papa Benedetto”. Ma egli “non si è lasciato provocare, tanto meno intimidire da reazioni ostili o, persino, denigratorie”. Lo afferma mons. Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia e segretario particolare di Benedetto XVI, in un’intervista al Sir per i 90 anni del Papa emerito. “Difendere la verità della fede, difendere la Chiesa”, riconosce mons. Gänswein, “ha il suo prezzo. In sincerità ci si dovrebbe domandare se le critiche alla persona e all’operato fossero fondate e convincenti. C’è stato un miscuglio d’incomprensione e aggressione, mai del tutto chiarito”. E anche “creare e nutrire ‘ex post’ ipotetiche polemiche fra Papa Francesco e il suo predecessore è un gioco troppo superficiale e scorretto”.

Circa la scelta del monastero “Mater ecclesiae” per vivere dopo la rinuncia, “Benedetto – ricorda il suo segretario – spesso ha parlato del primato della preghiera, senza la quale tutto l’impegno dell’apostolato e della carità si riduce ad attivismo. Questo vale anche e anzitutto per il governo della Chiesa universale”. Perciò “proprio nel momento della rinuncia si sentiva chiamato a ‘salire sul monte’, a dedicarsi ancora di più alla preghiera e alla meditazione per sostenere in questo modo la Chiesa e il suo successore sulla cattedra di Pietro. È un impegno al quale si dedica giorno per giorno, volentieri e con tutto il cuore”. Infine, mons. Georg esprime “una grande gratitudine nei suoi confronti” con l’augurio “che il Signore gli mantenga la pace dell’anima e la gioia del cuore”.

Pasqua 2017: mons. Zenti (Verona), “immetta i suoi germi di vita e di speranza nel cuore di ogni uomo”

Agensir.it - Sat, 2017-04-15 09:51

“L’attuale stato di non speranza, esasperazione e disperazione in cui si dibattono tante singole persone e troppe famiglie senza futuro, è un grido al mistero della Risurrezione, perché immetta i suoi germi di vita e di speranza nel cuore di ogni uomo, a partire da chi riveste posti di responsabilità politica”. È quanto scrive il vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, nel messaggio di auguri per la Pasqua pubblicato dal settimanale diocesano “Verona Fedele”. “Perché Risorto, Cristo – prosegue Zenti – è principio e radice del nostro vivere culturale, sociale e spirituale da risorti lungo il percorso dell’esistenza terrena, mentre siamo incamminati verso il mondo dei risorti”. “La Risurrezione di Cristo è la fonte della speranza grande – aggiunge il vescovo – anche se purtroppo la cultura dominante tende a considerarla insignificante”. “I fatti però dimostrano che senza di essa la speranza umana non esiste. In nessun ambito. Nemmeno in quello economico, tanto meno in quello sociale”, perché – osserva Zenti – “prevalgono sopraffazione, egoismo, interessi degli individui o delle multinazionali” e “l’uomo in quanto persona viene lasciato in balia di se stesso”. “Ma senza speranza viene a mancare l’ossigeno per una vita degna dell’uomo e per una società davvero civile”.

Pasqua 2017: mons. Bodo (Saluzzo), “è il natale dell’umanità”

Agensir.it - Sat, 2017-04-15 09:31

“La Pasqua è il natale dell’umanità. Nella morte e nella risurrezione del Signore c’è la nascita di una storia nuova. Qui siamo alle radici ultime della speranza”. Ad affermarlo è il vescovo di Saluzzo, mons. Cristiano Bodo, nel messaggio alla diocesi in occasione della Pasqua. La risurrezione di Cristo, rileva il vescovo, “è la notizia dell’anno, dei secoli, della storia. L’unica destinata a rimanere per sempre mentre il tempo consegna tutto all’oblio di un passato senza ritorno”. “Se per assurdo si cancellasse questa ‘notizia’ dall’agenda della storia – prosegue Bodo – sarebbe buio per l’umanità; sarebbe la morte di ogni speranza; la morte resterebbe solo morte”. Secondo il vescovo, “la notizia è per tutti, ma è soprattutto per quelli in cui rimangono le ferite aperte di un prolungato venerdì santo e tarda a venire l’alba del giorno nuovo. E sono molti, vicini e lontani”. “Trasmettere a costoro, con verità, l’augurio di buona Pasqua – conclude Bodo – significa far sentire con gesti concreti l’amicizia di Dio: con la solidarietà, la condivisione, la pacificazione, il farsi prossimo. Perché la notizia arrivi davvero a tutti”.

Pasqua 2017: mons. Caliandro (Brindisi-Ostuni), “ci rinnovi il cuore e ci doni occhi nuovi per amare tutti”

Agensir.it - Sat, 2017-04-15 09:18

“La celebrazione dei misteri pasquali ci rinnovi il cuore e ci doni occhi nuovi per amare tutti indistintamente e per fare delle nostre comunità cristiane una famiglia che ha per pietra angolare Cristo, morto e risorto per noi”. È quanto afferma l’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, mons. Domenico Caliandro, nel messaggio alla diocesi per la Pasqua. “Negli ultimi anni stiamo assistendo a rotture di trattati politici e a irrigidimenti internazionali”, scrive l’arcivescovo, osservando che “queste crisi diffuse sono uno specchio delle fragilità sociali che interessano la cellula primaria della comunità umana, che è la famiglia”. “Le crisi familiari sono sempre esistite – riconosce Caliandro – ma spesso il pudore, la fede viva, senza trascurare certi condizionamenti sociali e religiosi, permettevano a una coppia di portare avanti la relazione, nonostante tutto”. “Oggi – aggiunge – questa forza interiore sembra svanita” per cui “è più facile dividersi che rinvigorire l’unità”. Si sente dire spesso che “l’amore non è per sempre. Noi cristiani non possiamo adeguarci”, ammonisce l’arcivescovo, per il quale “le parrocchie devono rimettere al centro dei loro progetti come costruire l’unità”. “Il Signore – conclude Caliandro – ci doni famiglie sante che sappiano parlare ai giovani e li sollecitino a scelte forti in nome del Dio della vita”.

Pasqua 2017: mons. Petrocchi (L’Aquila), “dentro un guscio amaro il Signore nasconde sempre una sorpresa dolce”

Agensir.it - Sat, 2017-04-15 09:00

“Per mantenere la pace e un sano ottimismo, bisogna aprirsi alla ‘lezione’ e alla esperienza della Pasqua”. È quanto scrive l’arcivescovo de L’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, nel messaggio alla diocesi per le festività pasquali. “Dobbiamo imparare sempre meglio a ‘leggere’, secondo il Vangelo, i fatti e le stagioni che scandiscono la nostra esistenza, sapendo scoprire i ‘doni di Dio’, non solo nelle esperienze che rispondono alle nostre attese, ma anche negli angoli oscuri e dolorosi della nostra storia”, afferma l’arcivescovo, secondo cui “la Parola di Dio ci assicura che il Signore si prende cura di noi sempre, anche quando attraversiamo i ‘tunnel’ della sofferenza”. “Se rimaniamo impantanati nelle sabbie mobili delle difficoltà, rischiando di sprofondarci dentro – prosegue – dobbiamo chiederci se abbiamo seguito la ‘segnaletica evangelica’, posta da Dio sulle nostre strade, e se ci siamo riforniti alle sorgenti di grazia, che scaturiscono nella comunità ecclesiale”. Perché, osserva Petrocchi, “dentro un guscio amaro il Signore nasconde sempre una sorpresa dolce; così come il mondo dispensa spesso, dentro un guscio dolce, una sorpresa amara”.

Morto tutto. La bella-storia è andata in malora

Marco Pozza - Sat, 2017-04-15 00:59

buio

Hanno mangiato, bevuto. Lui ha lavato i loro piedi, asciugati, baciati. Poi ha deciso di farsi pane, di farsi divorare: «Li amò sino alla fine» (Gv 13,1). Fino all'esaurimento, al bordo estremo dell'amore s'è sporto il Dio-equilibrista. A loro non ha chiesto nulla, solo la libertà di starsene e andarsene: a governare con la paura lasciò che fossero gli incapaci a farlo. Lui scelse il governo della libertà, senza la quale non ci sarà mai gioia. Dunque: "Volete andarvene pure voi?» Quella volta – a Cesarea – erano tutti

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+++ Papa Francesco: il testo integrale della preghiera recitata al termine della Via Crucis +++

Agensir.it - Fri, 2017-04-14 23:17

Pubblichiamo di seguito il testo integrale della preghiera composta da Papa Francesco e recitata da Egli stesso al termine della Via Crucis al Colosseo:

O Cristo lasciato solo e tradito perfino dai tuoi e venduto a basso prezzo.

O Cristo giudicato dai peccatori, consegnato dai Capi.

O Cristo straziato nelle carni, incoronato di spine e vestito di porpora. O Cristo schiaffeggiato e atrocemente inchiodato.

O Cristo trafitto dalla lancia che ha squarciato il tuo cuore.

O Cristo morto e seppellito, tu che sei il Dio della vita e dell’esistenza.

O Cristo, nostro unico Salvatore, torniamo a Te anche quest’anno con gli occhi abbassati di vergogna e con il cuore pieno di speranza:

Di vergogna per tutte le immagini di devastazioni, di distruzioni e di naufragio che sono diventate ordinarie nella nostra vita;

Vergogna per il sangue innocente che quotidianamente viene versato di donne, di bambini, di immigrati e di persone perseguitate per il colore della loro pelle oppure per la loro appartenenza etnica e sociale e per la loro fede in Te;

Vergogna per le troppe volte che, come Giuda e Pietro, ti abbiamo venduto e tradito e lasciato solo a morire per i nostri peccati, scappando da codardi dalle nostre responsabilità;

Vergogna per il nostro silenzio dinanzi alle ingiustizie; per le nostre mani pigre nel dare e avide nello strappare e nel conquistare; per la nostra voce squillante nel difendere i nostri interessi e timida nel parlare di quelle dell’altrui; per i nostri piedi veloci sulla via del male e paralizzati su quella del bene;

Vergogna per tutte le volte che noi Vescovi, Sacerdoti, consacrati e consacrate abbiamo scandalizzato e ferito il tuo corpo, la Chiesa; e abbiamo dimenticato il nostro primo amore, il nostro primo entusiasmo e la nostra totale disponibilità, lasciando arrugginire il nostro cuore e la nostra consacrazione.

Tanta vergogna Signore ma il nostro cuore è nostalgioso anche della speranza fiduciosa che tu non ci tratti secondo i nostri meriti ma unicamente secondo l’abbondanza della tua Misericordia; che i nostri tradimenti non fanno venir meno l’immensità del tuo amore; che il tuo cuore, materno e paterno, non ci dimentica per la durezza delle nostre viscere;

La speranza sicura che i nostri nomi sono incisi nel tuo cuore e che siamo collocati nella pupilla dei tuoi occhi;

La speranza che la tua Croce trasforma i nostri cuori induriti in cuore di carne capaci di sognare, di perdonare e di amare; trasforma questa notte tenebrosa della tua croce in alba folgorante della tua Risurrezione;

La speranza che la tua fedeltà non si basa sulla nostra;

La speranza che la schiera di uomini e donne fedeli alla tua Croce continua e continuerà a vivere fedele come il lievito che da sapore e come la luce che apre nuove orizzonti nel corpo della nostra umanità ferita;

La speranza che la tua Chiesa cercherà di essere la voce che grida nel deserto dell’umanità per preparare la strada del tuo ritorno trionfale, quando verrai a giudicare i vivi e i morti;

La speranza che il bene vincerà nonostante la sua apparente sconfitta!

O Signore Gesù, Figlio di Dio, vittima innocente del nostro riscatto, dinanzi al tuo vessillo regale, al tuo mistero di morte e di gloria, dinanzi al tuo patibolo, ci inginocchiamo, invergognati e speranzosi, e ti chiediamo di lavarci nel lavacro del sangue e dell’acqua che uscirono dal tuo Cuore squarciato; di perdonare i nostri peccati e le nostre colpe;

Ti chiediamo di ricordarti dei nostri fratelli stroncati dalla violenza, dall’indifferenza e dalla guerra;

Ti chiediamo di spezzare le catene che ci tengono prigionieri nel nostro egoismo, nella nostra cecità volontaria e nella vanità dei nostri calcoli mondani.

O Cristo, ti chiediamo di insegnarci a non vergognarci mai della tua Croce, a non strumentalizzarla ma di onorarla e di adorarla, perché con essa Tu ci hai manifestato la mostruosità dei nostri peccati, la grandezza del tuo amore, l’ingiustizia dei nostri giudizi e la potenza della tua misericordia. Amen

Notizie Sir del giorno: Via Crucis al Colosseo e ad Amatrice, Venezuela, superbomba Usa e tensioni Nord Corea

Agensir.it - Fri, 2017-04-14 23:00

Papa Francesco: Via Crucis al Colosseo, “vergogna per tutte le volte che abbiamo scandalizzato e ferito la Chiesa”

“O Cristo lasciato solo e tradito perfino dai tuoi e venduto a basso prezzo. O Cristo giudicato dai peccatori, consegnato dai Capi. O Cristo straziato nelle carni, incoronato di spine e vestito di porpora. O Cristo schiaffeggiato e atrocemente inchiodato. O Cristo trafitto dalla lancia che ha squarciato il tuo cuore”. È cominciata con questa serie d’invocazioni la preghiera, quasi sussurrata, con cui il Papa ha concluso il rito della Via Crucis al Colosseo. “Vergogna”, la parola dominante, “per il sangue innocente quotidianamente versato da donne, bambini, immigrati e di persone perseguitate per il colore della loro pelle oppure per la loro appartenenza etnica e sociale e per la loro fede in Te”. Vergogna, “per le troppe volte che, come Giuda e Pietro, ti abbiamo venduto e tradito e lasciato solo a morire per i nostri peccati”. Vergogna “per la nostra voce squillante nel difendere i nostri interessi e timida nel parlare di quelli altrui”. Vergogna “per i nostri piedi veloci sulla via del male e paralizzati sulla vita del bene”. Vergogna anche “per tutte le volte che noi Vescovi, Sacerdoti, consacrati e consacrate abbiamo scandalizzato e ferito il tuo corpo, la Chiesa”. (clicca qui)

Venezuela: mons. Padrón (presidente vescovi), “pressione internazionale contro dittatura”

“La Chiesa è molto preoccupata per il destino del Paese” che rischia di scivolare verso “la dittatura” a causa del “golpe di Stato giudiziario” e la “forte repressione contro ogni forma di manifestazione e dissenso”. A parlare in una più ampia intervista al Sir è monsignor Diego Padrón Sanchez, arcivescovo di Cumanà e presidente della Conferenza episcopale del Venezuela, commentando gli scontri in corso in questi giorni in tutto il Venezuela, con 5 vittime, decine di feriti e centinaia di persone arrestate. Il presule racconta pure delle due le azioni che la Chiesa del Venezuela sta portando avanti per contrastare la grave crisi politica ed economica in corso: la “Olla solidaria” (pentola solidale) con i più poveri riuniti per condividere il cibo e l’accompagnamento della popolazione. (clicca qui)

Via Crucis ad Amatrice: mons. Pompili (Rieti), “Venerdì Santo ininterrottamente dal 24 agosto, una croce è stata piantata in questa terra”

“Nessun male viene da Dio! Dio non vuole il male dei suoi figli, ma lo condivide, solidale con tutte le vittime di ogni ingiustizia”. È cominciata con queste parole, alla presenza di mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, la Via Crucis nella zona Rossa di Amatrice: 14 stazioni, comprese tra l’ospedale “Francesco Grifoni”, gravemente lesionato dal sisma del 24 agosto e in via di demolizione, e la Chiesa simbolo di Sant’Agostino, di cui resta in piedi solo la parete destra puntellata da un castello di tubi innocenti. A portare la Croce, per tutto il tragitto, una famiglia terremotata, tra letture, meditazioni, preghiere e canti. “Ogni giorno è Venerdì Santo nel mondo e per noi lo è ininterrottamente dal 24 agosto” quando in quella “notte d’estate, in mezzo a gente allegra e spensierata, è stata piantata una croce su questa terra. Una croce più crudele e devastante di qualsiasi nostra immaginazione. Amatrice e Accumoli inghiottite in un attimo”, ha detto mons. Pompili, chiudendo la Via Crucis. (clicca qui)

Superbomba Usa e tensioni NordCorea: mons. Ricchiuti (Pax Christi), “siamo esterrefatti e sgomenti”

“Siamo esterrefatti, senza parole e anche un po’ sgomenti”. Così mons. Giovanni Ricchiuti, arcivescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente di Pax Christi Italia, commenta le continue tensioni internazionali: ieri gli Stati Uniti hanno bombardato i covi dell’Isis nella provincia afghana di Nangarhar con una Gbu-43, anche nota come Moab (Massive Ordnance Air Blast), acronimo anglosassone che qualcuno traduce liberamente come “madre di tutte le bombe”. Oggi si parla di possibili raid Usa contro i test nucleari in Nord Corea. “Ma è mai possibile che non si riescano a trovare altre strade, se non quelle che portano sempre alla guerra?”, domanda Ricchiuti, ribadendo che “la guerra è un crimine”. (clicca qui)

Naufragio migranti in Libia: mons. Perego (Migrantes), “un muro di morti sta salendo nel Mediterraneo”

Il “Venerdì Santo” di quest’anno “incrocia un nuovo naufragio in acque nazionali libiche. Cento nuove croci, soprattutto di donne e bambini, che rischiano d’indicare un rallentamento europeo del salvataggio in mare e, al tempo stesso, il fallimento di un accordo tra Libia e Italia”. A dirlo è il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo eletto di Ferrara-Comacchio, dopo il naufragio di migranti al largo della Libia, a poche miglia da Tripoli. (clicca qui)

Carcere di Paliano: Cersosimo (direttrice), per la Messa in Coena Domini il Papa “ha scelto gli ultimi tra gli ultimi”

Papa Francesco “ha scelto gli ultimi tra gli ultimi, quanti hanno più bisogno”, per la Messa in Coena Domini di quest’anno. Così parla Nadia Cersosimo, direttrice del carcere di Paliano, in un’intervista al Sir all’indomani della visita del Papa. “Solo ora – racconta – iniziamo a prendere coscienza della meraviglia del dono che il Santo Padre ci ha fatto venendo qui, all’inizio del triduo pasquale. Continuiamo a lavorare come sempre, ma con uno spirito diverso. C’è una sorta di gioia che non è comune, che può venire solo dall’amore di Dio, un amore incommensurabile, che davvero lascia lo spazio per il perdono per tutti coloro che hanno sbagliato”. (clicca qui)

Reddito di inclusione: siglato un memorandum tra Governo e Alleanza contro la povertà

Un memorandum per condividere il percorso di attuazione della legge delega di contrasto alla povertà è quello siglato oggi tra il Governo e l’Alleanza contro la povertà. I rappresentanti delle 37 organizzazioni, che compongono l’Alleanza, sono stati ricevuti a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. “Iniziamo una fase che inaugura un nuovo modo di pensare l’intervento pubblico in tema di povertà”. Lo ha affermato il portavoce dell’Alleanza contro la povertà, Roberto Rossini (che è anche presidente delle Acli), intervenendo a Palazzo Chigi. (clicca qui)

Papa Francesco: Via Crucis, “vergogna” per “sangue innocente di donne, bambini, immigrati” e per scandali della Chiesa

Agensir.it - Fri, 2017-04-14 22:45

“O Cristo lasciato solo e tradito perfino dai tuoi e venduto a basso prezzo. O Cristo giudicato dai peccatori, consegnato dai Capi. O Cristo straziato nelle carni, incoronato di spine e vestito di porpora. O Cristo schiaffeggiato e atrocemente inchiodato. O Cristo trafitto dalla lancia che ha squarciato il tuo cuore”. È cominciata con questa serie d’invocazioni la preghiera, quasi sussurrata, con cui il Papa ha concluso il rito della Via Crucis al Colosseo. “Vergogna”, la parola dominante, “per il sangue innocente quotidianamente versato da donne, bambini, immigrati e di persone perseguitate per il colore della loro pelle oppure per la loro appartenenza etnica e sociale e per la loro fede in Te”. Vergogna, “per le troppe volte che, come Giuda e Pietro, ti abbiamo venduto e tradito e lasciato solo a morire per i nostri peccati”. Vergogna “per la nostra voce squillante nel difendere i nostri interessi e timida nel parlare di quelli altrui”. Vergogna “per i nostri piedi veloci sulla via del male e paralizzati sulla vita del bene”. Vergogna anche “per tutte le volte che noi Vescovi, Sacerdoti, consacrati e consacrate abbiamo scandalizzato e ferito il tuo corpo, la Chiesa”. La preghiera, poi, si è fatta invocazione al Signore perché “trasformi i nostri cuori induriti in cuori capaci di perdonare e di amare” e per il dono della speranza che consenta alla Chiesa di essere fedele e di continuare a portare la sua testimonianza “nel corpo della nostra umanità ferita”, “per continuare ad essere voce che grida nel deserto dell’umanità per preparare la strada del tuo ritorno trionfante”. “Ricordati dei nostri fratelli stroncati dalla violenza, dall’indifferenza e dalla guerra”, l’invocazione finale: “Insegnaci a non vergognarci mai della Croce, a non strumentalizzarla”.

Via Crucis al Colosseo: quattordicesima stazione, “solitudine e silenzio”, le donne e la tomba vuota

Agensir.it - Fri, 2017-04-14 22:43

“Le donne se ne sono andate”, dopo aver visto il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù. “Solitudine e silenzio”, si legge nel commento alla quattordicesima e ultima stazione della Via Crucis. “È di un altro compimento che oggi si tratta; per ora nascosto e impenetrabile”, scrive l’autrice nel testo: “Shabbat in cui restare oggi immobili, nel raccoglimento del cuore e della memoria velata di lacrime. Preparando anche i profumi e gli aromi con cui esse renderanno il loro ultimo omaggio al suo corpo, domani, di buon mattino”. “Ma, con quel gesto – la domanda finale – si preparano soltanto a imbalsamare la loro speranza? E se Dio avesse preparato alla loro sollecitudine una risposta che esse non possono nemmeno prevedere, immaginare, intuire… la scoperta di una tomba vuota, l’annuncio che lui non è più lì, perché ha spezzato le porte della morte”.

Via Crucis al Colosseo: tredicesima stazione, la “dolcezza”, dopo “la violenza degli uomini omicidi”

Agensir.it - Fri, 2017-04-14 22:36

“La dolcezza è ritornata nel luogo del supplizio”, dopo “la violenza degli uomini omicidi”. Con queste parole Anne-Marie Pellettier interpreta l’episodio della deposizione, narrato nella tredicesima stazione della Via Crucis. Sotto lo sguardo di Giuseppe Di Arimatea, di Nicodemo e di “alcune donne che, ostinatamente fedeli, osservano”, Maria “teneramente” riceve tra le sue braccia “il corpo nato dalla sua carne”: “Ormai è un corpo immenso, a misura del suo dolore, a misura della nuova creazione che origina dalla passione d’amore che ha attraversato il cuore del figlio e della madre”. “Nel grande silenzio che è sceso dopo le urla dei soldati, gli scherni dei passanti e i rumori della crocifissione, i gesti ora non sono che dolcezza, carezza di rispetto”, il commento: “Gesù è strappato dalle mani dei suoi uccisori. Ormai, nella morte, si ritrova tra quelle della tenerezza e della compassione. Dolcezza di Dio e di coloro che gli appartengono, quei cuori miti ai quali Gesù promise un giorno che avrebbero posseduto la terra. Dolcezza originaria della creazione e dell’uomo ad immagine di Dio. Dolcezza della fine, quando ogni lacrima sarà asciugata, quando il lupo abiterà con l’agnello, perché la conoscenza di Dio avrà raggiunto ogni carne”.

Via Crucis al Colosseo: dodicesima stazione, Gesù ha compiuto “la missione della misericordia”. “Acqua e sangue, vita e nascita”

Agensir.it - Fri, 2017-04-14 22:29

“Adesso, tutto è compiuto. L’incarico di Gesù è portato a termine. Era uscito dal Padre per la missione della misericordia”. È il commento alla dodicesima stazione della Via Crucis, dove Cristo muore in Croce. “Apparentemente, tutto sembra piombare nel silenzio della morte”, che segna “la sconfitta di Gesù”: ma “in mezzo a tanta delusione, acqua e sangue colano dal fianco del Crocifisso. La ferita aperta dalla lancia del soldato lascia passare dell’acqua e del sangue che parlano di vita e di nascita”. “Qui è la fonte di vita che lava tutto l’universo, sgorgando dalla piaga di Cristo”, si legge nella meditazione: “Il messaggio è estremamente discreto, ma tanto eloquente per i cuori che hanno un po’ di memoria. Dal corpo di Gesù sgorga la sorgente che il profeta ha visto uscire dal Tempio. La sorgente che cresce e diventa un fiume possente, le cui acque risanano e fecondano tutto ciò che toccano nel loro passaggio. Gesù un giorno non aveva definito il suo corpo come il nuovo tempio? E il ‘sangue dell’alleanza’ accompagna l’acqua. Gesù non aveva parlato della sua carne e del suo sangue come cibo per la vita eterna?”.

Via Crucis al Colosseo: undicesima stazione, “anche Maria è giunta al termine del cammino”

Agensir.it - Fri, 2017-04-14 22:22

Come Gesù, anche Maria “è giunta al termine del cammino”. L’undicesima stazione della Via Crucis è quella dell’incontro tra Gesù e sua madre. “Eccola arrivata a quel giorno di cui parlava l’anziano Simeone”, annota Anne-Marie Pelletier nella meditazione: “Quando aveva sollevato con le sue braccia tremanti il bambino e il suo rendimento di grazie si era prolungato in parole misteriose, che intrecciavano insieme dramma e speranza, dolore e salvezza”. “Durante le giornate così ordinarie di Nazaret, poi al tempo della vita pubblica, quando c’era stato bisogno di fare spazio all’altra famiglia, quella dei discepoli, quegli estranei dei quali Gesù si faceva dei fratelli, delle sorelle, delle madri, lei aveva conservato queste cose nel suo cuore”, il commento: “Le aveva affidate alla grande pazienza della sua fede”. E ancora: “Oggi è il tempo del compimento. La lama che trafigge il fianco del Figlio trafigge anche il cuore di lei. Anche Maria s’immerge nella fiducia senza appoggio, in cui Gesù vive fino in fondo l’obbedienza al Padre. In piedi, lei non diserta. Stabat Mater. Nel buio, ma con certezza, sa che Dio mantiene le promesse. Nel buio, ma con certezza, sa che Gesù è la promessa e il suo compimento”.

Via Crucis al Colosseo: decima stazione, “soltanto il Dio sofferente può salvare”

Agensir.it - Fri, 2017-04-14 22:16

“Soltanto il Dio sofferente può salvare”. Questa frase di Dietrich Bonhoeffer fa da sfondo alla meditazione della decima stazione della Via Crucis, in cui viene narrata la tentazione di scendere dalla Croce a cui viene sottoposto Gesù. “Nella misura in cui, battezzati nella morte e nella risurrezione di Gesù Cristo, lo seguiamo sulla sua vita, le sfide del Maligno non hanno più presa su di noi, sono ridotte a nulla, la loro menzogna è svelata”, assicura Anne-Marie Pelletier: “Allora si scopre l’imperiosa necessità di quel ‘bisognava’ che Gesù insegna con pazienza e ardore a coloro che erano in cammino sulla vita di Emmaus”. “Cominciamo, così, a comprendere che ‘soltanto il Dio sofferente può salvare’, come scriveva il pastore Dietrich Bonhoeffer pochi mesi prima di morire assassinato, quando, sperimentando sino in fondo il potere del male, poteva riassumere, in questa verità semplice e vertiginosa, la professione della fede cristiana”.

Via Crucis al Colosseo: nona stazione, “veramente Dio è là dove non dovrebbe essere!”

Agensir.it - Fri, 2017-04-14 22:12

“Veramente Dio è là dove non dovrebbe essere!”. Sta in questa esclamazione, il cuore della meditazione della nona stazione della Via Crucis, che commenta il momento della Crocifissione dell’“uomo dei dolori”, da cui ci si tiene lontano “come ci si discosta da tanti esseri umani sfigurati che incrociano le nostre strade”. “La crudeltà della nostra umanità si è accanita contro di lui, ed ha vinto”, il commento alla prima, apparente vittoria. “Sì, Dio è là dove non dovrebbe essere e dove, tuttavia, noi abbiamo tanto bisogno che sia!”, la spiegazione: “Era venuto per condividere con noi la sua vita. Ma si è ritrovato in mano nostra, in territorio di morte e di violenza: quella che ci lascia attoniti nell’attualità del mondo; e quella che serpeggia in ognuno”. Lo sapevano bene i monaci uccisi a Thibirine: “Era necessario che la dolcezza di Dio visitasse il nostro inferno, era l’unico modo per liberarci dal male. Era necessario che Gesù Cristo portasse l’infinita tenerezza di Dio nel cuore del peccato del mondo. Era necessario questo, perché, posta dinanzi alla vita di Dio, la morte indietreggiasse e cadesse, come un nemico che ha trovato uno più forte di lui e si dilegua nel nulla”.

Via Crucis al Colosseo: ottava stazione, la “folla immensa” dei torturati e “la follia dei torturatori e di chi li comanda”

Agensir.it - Fri, 2017-04-14 21:58

“La folla immensa degli uomini che subiscono la tortura, la spaventosa schiera dei corpi maltrattati, tremanti d’angoscia all’avvicinarsi dei colpi, agonizzanti in sordidi bassifondi”. È una delle immagini della meditazione all’ottava stazione della Via Crucis al Colosseo, guidata dal Papa. L’altra immagine è quella della “follia dei torturatori e di chi li comanda”. “Ma tu sai ciò che noi non sappiamo”, si legge nella preghiera: “Sai trovare un passaggio nel caos e nel buio del male. Sai far brillare, già nella Passione del tuo figlio prediletto, la via della risurrezione”. Di qui la necessità di imparare “a capire la lingua di Dio, lingua della kenosi, questo abbassamento di Dio per raggiungerci là dove siamo”, descritta dal teologo ortodosso Christos Yannaras: “Gesù bambino nudo nella mangiatoia; spogliato nel fiume mentre riceve il battesimo come un servo; sospeso all’albero della croce, nudo, come un malfattore”.

Via Crucis al Colosseo: settima stazione, “il pianto delle donne non manca mai in questo mondo”, come quello di Caterina da Siena ed Etty Hillesum

Agensir.it - Fri, 2017-04-14 21:53

“Il pianto che Gesù affida alle figlie di Gerusalemme come un’opera di compassione, questo pianto delle donne non manca mai in questo mondo”. Comincia così la meditazione della settima stazione della Via Crucis, in cui l’autrice fa notare che il pianto “scende silenziosamente sulle guance delle donne. Più spesso ancora, probabilmente, in modo invisibile, nel loro cuore, come le lacrime di sangue di cui parla Caterina da Siena”.
“Non che le lacrime spettino alle donne, come se la loro sorte fosse quella di piangere passive e impotenti, dentro una storia che gli omini, da soli, sarebbero tenuti a scrivere”, tiene a precisare Anne-Marie Pelletier, spiegando che i pianti delle donne “sono anche, e innanzitutto, tutti quelli che esse raccolgono, lontano da ogni sguardo e da ogni celebrazione, in un mondo in cui c’è molto da piangere”: “Pianto dei bambini terrorizzati, dei feriti nei campi di battaglia che invocano una madre, pianto solitario dei malati e dei morenti sulla soglia dell’ignoto”, il lungo elenco. E ancora: “Pianto di smarrimento, che scorre sulla faccia di questo mondo che è stato creato, nel primo giorno, per lacrime di gioia, nella comune esultanza dell’uomo e della donna”.
“Ed anche Etty Hillesum, donna forte d’Israele rimasta in piedi nella tempesta della persecuzione nazista, che difese fino all’ultimo la bontà della vita – si legge nel testo – ci suggerisce questo segreto che lei intuisce alla fine della sua strada: ci sono lacrime da consolare sul volto di Dio, quando piange sulla miseria dei suoi figli. Nell’inferno che sommerge il mondo, lei osa pregare così: ‘Cercherò di aiutarti’, gli dice. Audacia così femminile e così divina!”.
“Insegnaci a non passare indifferenti accanto a loro”, la preghiera al Dio “di tenerezza e di pietà, pieno d’amore e di fedeltà”: “Insegnaci a non passare indifferenti accanto a loro. Insegnaci anche, nella notte delle nostre sofferenze, delle nostre solitudini e delle nostre delusioni, ad ascoltare la parola di grazia che tu ci rivelasti sul monte: ‘Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati’”.

Via Crucis al Colosseo: sesta stazione, alleviare il dolore di un condannato a morte è alleviare il dolore di Gesù

Agensir.it - Fri, 2017-04-14 21:47

“Nulla ci è detto” di Simone di Cirene, incaricato di portare la Croce di Gesù. Si tratta di “un uomo, con le braccia robuste”, che “appare estraneo agli eventi del giorno. Sta tornando a casa, ignaro di tutta la vicenda del rabbi Gesù. Quando viene precettato dalle guardie per potare la croce”. A farlo notare è Anne-Marie Pelletier, nella meditazione della sesta stazione della Via Crucis, in cui si chiede: “Che cosa avrà saputo del condannato spinto dalle guardie al supplizio?”. “Della sua sorpresa, forse di un suo iniziale rifiuto, della pietà che lo ha colto, nulla ci è detto”, prosegue il testo: “Il Vangelo ha conservato soltanto la memoria del suo nome: Simone, originario di Cirene. Ma il Vangelo ha voluto portare fino a noi il nome di questo libico e il suo umile gesto d’ aiuto anche per insegnarci che, allievando il dolore di un condannato a morte, Simone ha alleviato il dolore di Gesù, il Figlio di Dio, che ha incrociato la sua strada nella condizione di schiavo, assunta per noi, assunta per lui, per la salvezza del mondo. Senza che lui lo sapesse”.

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