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Sovvenire: Calabresi (Cei), “tornano a crescere le offerte per i sacerdoti”

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 12:11

(Salerno) Cinque mesi consecutivi di donazioni in crescita. Le Offerte per i sacerdoti sembrano aver cambiato decisamente passo, rispetto al calo degli ultimi anni, virando verso un incremento costante della raccolta. “Sia negli ultimi due mesi 2016, cioè alla vigilia delle festività natalizie, dove si concentra abitualmente oltre metà delle donazioni annuali, sia nel primo trimestre 2017, gli indicatori superano di slancio quelli di un anno fa”. È quanto ha reso noto oggi Matteo Calabresi, direttore del Servizio Promozione Cei, durante il convegno nazionale degli incaricati del Sovvenire, a Salerno.
“Questo convegno – ha aggiunto Calabresi – è dedicato alla memoria del cardinale Attilio Nicora, scomparso lo scorso 22 aprile, ‘padre’ dell’8xmille e lungimirante costruttore dell’attuale sistema del sostegno economico alla Chiesa. Il suo monito e stimolo a insistere sui valori di condivisione ecclesiale e corresponsabilità economica verso la missione della Chiesa si dimostra tuttora, a diversi anni di distanza, veramente profetico”.
Secondo i dati dell’Istituto centrale sostentamento clero (Icsc), la raccolta ha raggiunto 865mila euro, con una progressione del +17,6 rispetto a un anno fa, quando si era fermata a 735mila euro. Ancor più deciso l’aumento del numero di donazioni: 15.262 offerte, ossia +29,8% rispetto alle 11.761 dello stesso periodo 2015. Si contrae invece l’offerta media del -9,4%: cioè 56,65 euro, rispetto ai 62,52 euro del 2015, scelta comprensibile da parte delle famiglie italiane alle prese con la crisi economica.
La raccolta 2016 si era chiusa a 9 milioni 365mila euro, in flessione rispetto al 2015 (-5.5%), nonostante il 2,4% di donazioni in più (99.906 nel 2016, erano state 97.582 nel 2015), a causa della limatura a ribasso dell’offerta media (da 99 euro a 93).

Sovvenire: don Soddu (Caritas), “la carità e la corresponsabilità economica verso la Chiesa attestano una fede credibile”

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 12:06

(Salerno) – È un binomio inscindibile quello tra carità e sovvenire, tra ridistribuzione ai poveri e risorse alimentate dai fedeli, formati alla corresponsabilità economica verso la missione della Chiesa. È intervenuto don Francesco Soddu, direttore della Caritas Italiana, alla giornata conclusiva del convegno nazionale degli incaricati per il Sovvenire, oggi a Salerno. Questo incontro tra Caritas e beni messi in comunione, attraverso le firme 8xmille o le Offerte per i sacerdoti, promotori di progetti per gli ultimi, “diventa visibile in parrocchia – ha detto Soddu – luogo privilegiato della Chiesa nel territorio dove testimoniare la carità, che non è un optional ma espressione irrinunciabile dell’essenza della Chiesa. Non a caso il 51% dei Centri ascolto Caritas sono di tipo parrocchiale. La parrocchia è il laboratorio di queste relazioni attorno ai poveri, al Vangelo. È primo lievito di fraternità, perché si mette in discussione di fronte ai mali del territorio e del mondo”. Entrambe – carità e sovvenire – attestano la credibilità della fede che si professa: “I poveri alla porta del ricco non sono un ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita, ci ricorda Papa Francesco. Sono la proposta forte che Dio fa alla nostra Chiesa perché cresca nell’amore e nella fedeltà”, ha evidenziato Soddu. Le firme 8xmille sostengono innumerevoli interventi caritativi oggi in Italia e all’estero: nel 2016, 270 milioni di euro, di cui 40 per esigenze nazionali e 145 alle diocesi.

Corea del Sud: vescovi al nuovo presidente Moon Jae-in, “abbiamo bisogno di un leader che cammina sulla strada della pace e della giustizia”

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 12:01

“Nell’ultimo anno abbiamo passato il tempo duro dell’impeachment e delle anticipate elezioni presidenziali. Ora il popolo ha eletto un nuovo presidente. Ora abbiamo bisogno di un leader che cammina la strada di vera pace e giustizia, valorizzando questi principi anche nei momenti di conflitti e confronti. Prego che il nuovo presidente diventi un grande leader che realizza la pace nella penisola coreana e lo sviluppo della gente coreana, radicando profondamente la democrazia nella nostra terra”. Comincia così il messaggio di congratulazioni che oggi l’arcivescovo Kim Hee-jung, presidente della Conferenza episcopale coreana, ha inviato al 19° presidente della Repubblica di Corea, Moon Jae-in, eletto ieri nelle anticipate elezioni presidenziali dopo che Park Geun-hye è stata accusata di corruzione e deposta con una procedura di impeachment. I vescovi coreani augurano al nuovo presidente di guidare “la nazione secondo lo spirito della Costituzione” e, in particolare, chiedono che la Corea sia sempre più un Paese in cui “anche i deboli nella società possono godere la dignità umana”; in cui “tutti possono esprimere la loro opinione apertamente senza limitazione della libertà del pensiero e della coscienza” e in cui “le persone di tutte le regioni possono partecipare agli uffici dello Stato senza discriminazione regionale”. Fanno sperare le primissime dichiarazioni rilasciate dal neo-presidente Moon riguardo i rapporti con Washington e Corea del Nord. “Se fosse necessario volerei a Washington immediatamente”, ha detto. Ma “anche a Pechino e Tokyo”, per rilanciare il dialogo necessario a fermare la minaccia nucleare della Corea della Nord, a cui non oppone una chiusura totale. “Andrei anche a Pyongyang nelle giuste circostanze”, ha detto il nuovo presidente, confermando la sua intenzione di essere un uomo della distensione. Il presidente dei vescovi sottolinea l’importanza di questa politica di dialogo rilanciando a Moon, nel suo messaggio di congratulazioni, la necessità di una politica che punti alla “co-esistenza tra la Corea del Sud e del Nord”, alla “pace” e alla “riconciliazione tra le due Coree”.

Dopo di noi: mons. Zuppi (Bologna), “è una vergogna aver impiegato così tanto per la legge”

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 11:22

(Bologna) – “Una riflessione importante che riguarda tutti perché il ‘Dopo di noi’ è dentro la nostra vita, ha conseguenze sull’oggi: è infatti folle pensare di continuare a fare i giovani per sempre”. Lo ha osservato l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Maria Zuppi, portando il suo saluto al Seminario di studio in corso oggi a Bologna per iniziativa dell’Ufficio catechistico nazionale. È un tema, ha aggiunto, che “ci fa sfuggire alla tentazione del provvisorio che riguarda noi e ovviamente le persone disabili”. L’arcivescovo ha poi parlato della legge 112/2016 (“Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilita’ grave prive del sostegno familiare”), esprimendo soddisfazione per l’approvazione, “ma è una vergogna – ha rimarcato – aver impiegato cosi tanto tempo per averla”. In chiusura un ricordo per l’uomo che ha ucciso la moglie e la figlia tetraplegica perché “non ce la faceva più. È un’angoscia – ha detto – non soltanto una tragedia personale. È un’urgenza: fare o non fare non è la stessa cosa, c’è un conto che si paga. Alcune intuizioni apriranno possibilità importanti, più personali e meno istituzionali, aspetto fondamentale in un problema come questo”. Non è mancato, infine, il riferimento evangelico: “Questo è tuo figlio, questa è tua madre: è il ‘Dopo di noi’ per Gesù – ha concluso mons. Zuppi -. Dobbiamo trovare soluzioni che ci impegnino, l’uno con l’altro, a essere figlio per la madre e madre per il figlio”.

Europa: mons. Ambrosio (Comece), “l’uomo al centro del progetto comunitario” per dare una “nuova giovinezza” all’Ue

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 11:03

(Bruxelles) “Purtroppo la festa dell’Europa è ignorata o dimenticata, ma il ricordo della pace e dell’unità in Europa è molto importante. Papa Francesco, in occasione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, lo ha richiamato, dicendo: ‘Nel vuoto di memoria che contraddistingue i nostri giorni, spesso si dimentica anche un’altra grande conquista frutto della solidarietà sancita il 25 marzo 1957: il più lungo tempo di pace degli ultimi secoli’”. All’indomani della Festa d’Europa (che si celebra il 9 maggio a ricordo della Dichiarazione Schuman del 1950), celebrata sotto tono in Italia, mons. Gianni Ambrosio, riflette sul tema. Il vescovo di Piacenza-Bobbio è infatti vicepresidente della Comece, la Commissione degli episcopati della Comunità europea, che a Bruxelles raccoglie i rappresentanti delle Conferenze episcopali dei Paesi aderenti all’Ue. “La data del 9 maggio ricorda l’anniversario della storica dichiarazione di Schuman”, dichiara Ambrosio al Sir. “In occasione di un discorso a Parigi, nel 1950, l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman ha esposto la sua idea di una nuova forma di cooperazione politica per l’Europa in modo da rendere impensabile e irrealizzabile una guerra tra le nazioni europee. La sua ambizione era grande e questo era solo il primo passo del suo progetto: creare un’istituzione europea che avrebbe messo in comune e gestito insieme la produzione del carbone e dell’acciaio. Un trattato che dava vita a una simile istituzione è stato firmato appena un anno dopo. Per questo la proposta di Schuman è considerata l’atto di nascita di quella che oggi è l’Unione europea. Sono poi stati fatti molti altri passi per avvicinare popoli che nella storia si erano combattuti in guerre terribili, come la seconda guerra mondiale”.
Papa Francesco, sempre nel 60° anniversario della firma dei Tratti di Roma, ricorda mons. Ambrosio, ha invitato a rivolgersi ai Padri fondatori perché “ci ricordano che l’Europa non è un insieme di regole da osservare, non un prontuario di protocolli e procedure da seguire. Essa è una vita, un modo di concepire l’uomo a partire dalla sua dignità trascendente e inalienabile e non solo come un insieme di diritti da difendere, o di pretese da rivendicare. All’origine dell’idea d’Europa vi è la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica”, “con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria”. Il vescovo aggiunge: “Occorre ritornare al ‘cuore pulsante del progetto politico europeo’ che è l’uomo”, “per superare la crisi davvero grande dell’Europa e dei popoli europei a causa delle spinte centrifughe come pure a causa della riduzione degli ideali fondativi dell’Unione”. “Se l’Europa riscopre il grande progetto dei fondatori, allora”, come afferma il Papa, “non ha davanti a sé un’inevitabile vecchiaia, ma la possibilità di una nuova giovinezza. Il suo successo dipenderà dalla volontà di lavorare ancora una volta insieme e dalla voglia di scommettere sul futuro”.

Balcani: messaggio dei vescovi di Bosnia, Croazia, Slovenia, “Accordo di Dayton non ha generato pace e giustizia”

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 10:58

“L’Accordo di pace di Dayton ha fermato lo spargimento di sangue, ma non ha generato giustizia ed equità per tutti i cittadini del Paese, bensì un conflitto politico costante tra i soggetti nazionali e i politici che rende lo stato della Bosnia Erzegovina (BiH) sempre più instabile e senza prospettive”. Così scrivono tre vescovi di Slovenia (mons. Stanislav Zore), Croazia (mons. Vjekoslav Huzjak) e Bosnia Erzegovina (mons. Franjo Komarica) presidenti delle commissioni Justitia et Pax nei rispettivi Paesi, in una dichiarazione congiunta. Il testo ricorda gli interventi della Commissione per denunciare le “privazione dei diritti dei cittadini e dei popoli in BiH” e “l’organizzazione antidemocratica, irrazionale e disfunzionale dello stato multietnico di BiH” nato da Dayton. A preoccupare è “la drammatica situazione del popolo croato”, che ancora “manca per più del 45%” da queste terre e per oltre il 90% nella cosiddetta Repubblica Serba”. I vescovi chiedono che “per tutti i rifugiati e gli sfollati si creino le condizioni per un ritorno sicuro e sostenibile” e chiedono “una riforma costituzionale nel senso del federalismo, del decentramento, della sussidiarietà e della rappresentazione legittima dei popoli costituenti e delle minoranze nazionali”. “Salutano con favore” il “Rapporto del Parlamento europeo del 15 febbraio 2017, che manifesta la volontà di aiutare lo Stato della BiH, in modo più efficace, nel quadro del processo di stabilizzazione e di adeguamento alle strutture europee”.

Papa Francesco: udienza, “pellegrino a Fatima per affidare alla Madonna le sorti dell’umanità”

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 10:52

“Mi recherò, pellegrino, a Fatima, per affidare alla Madonna le sorti temporali ed eterne dell’umanità e supplicare sulle sue vie le benedizioni del Cielo”. Con queste parole, rivolte questa mattina nel corso dell’udienza generale del mercoledì ai pellegrini di lingua portoghese, papa Francesco definisce il suo prossimo viaggio apostolico al santuario di Fatima, il 12 e 13 maggio. “Chiedo a tutti – ha quindi aggiunto il Santo Padre – di unirsi a me, quali pellegrini della speranza e della pace: le vostre mani in preghiera continuino a sostenere le mie. Voglia la più grande e la migliore delle Madri vegliare su ognuno di voi, lungo i vostri giorni fino all’eternità”. Nel salutare i pellegrini di lingua italiana, il Papa ha rivolto un pensiero particolare ai partecipanti alla settimana ecumenica promossa dal Movimento dei Focolari, esortandoli a “proseguire il comune cammino dell’unità, del dialogo e dell’amicizia tra le religioni e i popoli”. Poi la triplice consegna ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli: “Sabato prossimo ricorrerà il centenario delle apparizioni ai tre pastorelli della Beata Maria Vergine di Fatima. Cari giovani, imparate a coltivare la devozione alla Madre di Dio, con la recita quotidiana del Rosario; cari ammalati, sentite la presenza di Maria nell’ora della croce; e voi, cari sposi novelli, pregatela perché non manchi mai nella vostra casa l’amore e il rispetto reciproco”.

Papa Francesco: udienza, “non siamo orfani. Abbiamo una Madre in cielo” soprattutto “quando tutto appare privo di senso”

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 10:40

“Non siamo orfani. Abbiamo una Madre in Cielo. La Santa Madre di Dio” che “ci insegna la virtù dell’attesa quando tutto appare privo di senso: lei sempre fiduciosa nel mistero di Dio, anche quando Lui sembra eclissarsi per colpa del male del mondo. Nei momenti di difficoltà, Maria, la Madre che Gesù ha regalato a tutti noi, possa sempre sostenere i nostri passi! Possa sempre dirci al cuore: alza, guarda avanti, guarda l’orizzonte perché lei è Madre di Speranza”. È dedicata alla figura di Maria, soprattutto colta nei momenti più bui della passione di Gesù, la catechesi di papa Francesco a pochi giorni dalla sua partenza per il Santuario di Fatima. Il Papa ha ripreso il ciclo di catechesi sulla speranza cristiana e si è soffermato sul tema: “La Madre della Speranza”. Maria – ha detto Francesco – “ha attraversato più di una notte nel suo cammino di madre”, fin dal suo apparire nella storia del Vangelo e fin dal suo primo “sì” all’invito dell’angelo, “ci appare come una delle tante madri del nostro tempo, coraggiose fino all’estremo quando si tratta di accogliere nel proprio grembo la storia di un nuovo uomo che nasce”.
Quel “sì” – ha proseguito Francesco – è il primo di una lunga “lista di obbedienze”. Maria “non è una donna che si deprime davanti alle incertezze della vita, specialmente quando nulla sembra andare per il verso giusto. Non è nemmeno una donna che protesta con violenza, che inveisce contro il destino della vita che ci rivela spesso un volto ostile. È invece una donna che ascolta. Non dimenticate che c’è un grande rapporto tra la speranza e l’ascolto e Maria è una donna che ascolta, che accoglie l’esistenza così come essa si consegna a noi, con i suoi giorni felici, ma anche con le sue tragedie che mai vorremmo avere incrociato. Fino alla notte suprema di Maria, quando il suo Figlio è inchiodato al legno della croce”. “Le madri – ha proseguito il Papa – non tradiscono” e anche quando tutti si dileguano, Maria “stava”. I Vangeli non dicono “se piangesse o non piangesse”. Dicono solamente che “stava”. “Stava lì nel momento più brutto, nel momento più crudele e soffriva con il Figlio. Maria stava, semplicemente era lì”. “Maria stava nel buio più fitto, stava”. “È lì, fedelmente presente, ogni volta che c’è da tenere una candela accesa in un luogo di foschie e nebbie”. E così facendo, Maria risponde al “suo istinto di madre che semplicemente soffre, ogni volta che c’è un figlio che attraversa una passione”. “Le sofferenze delle madri”, si è fermato Francesco. “Tutti noi abbiamo conosciuto donne forti che hanno portato avanti tante sofferenze dei figli”. “Per questo noi la amiamo come Madre”.

Diocesi: Ceis Genova, inaugurata “Casa Bozzo” per richiedenti asilo

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 10:36

(Genova) “Un dono della provvidenza per la città” perché l’edificio, “che per tanti anni era rimasto inutilizzato, grazie alla Curia è stato messo a disposizione per l’accoglienza sia di persone che arrivano da lontano sia di genovesi anziani”. Così Enrico Costa, presidente del Ceis (Centro italiano di solidarietà) di Genova nonché figlio di Bianca Costa, cui la casa è stata dedicata, ha definito “Casa Bozzo”, la struttura del Ceis Genova che attualmente ospita 50 richiedenti asilo adulti nel quartiere di Quezzi, inaugurata ieri dall’arcivescovo, card. Bagnasco. Si tratta, ha spiegato Costa, di “una dimostrazione dell’accoglienza che la città sa dare alle emergenze sociali”. Oltre al piano già ristrutturato e aperto per l’accoglienza dei migranti, infatti, la casa è dotata di un secondo piano, con 25 posti letto, che, dopo un’impegnativa ristrutturazione ancora da definire, verrà destinato all’accoglienza e alla cura degli anziani, in particolare soli e non autosufficienti o in fase riabilitativa post operatoria.

Migrazioni: mons. Perego (Migrantes), “ancora morti. Necessario rafforzare azioni a tutela della vita delle persone”

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 10:35

Ancora 250 vite perse nel Mediterraneo, donne e uomini che cercavano di raggiungere l’Europa e una vita meno precaria. E il giovane del Mali morto suicida a Milano in attesa di protezione internazionale. “Tutti questi morti, in mare e in stazione, chiedono non di indebolire, ma di rafforzare alcune azioni a tutela della dignità e della vita delle persone forzatamente migranti. Queste morti chiedono di estendere il controllo e il salvataggio nel Mediterraneo come prima e costante azione finché il Mare Nostro resterà l’unica via di fuga per le persone migranti”. Lo scrive in una nota per il Sir mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e direttore generale della Fondazione Migrantes. “Chiedono, questi morti, un impegno deciso e immediato per e con la Libia, per e con i Paesi dell’Africa orientale e subsahariana, per una sicurezza nei loro Paesi e nei viaggi dai loro Paesi, oggi abbandonati ai trafficanti di esseri umani e a multinazionali senza scrupoli. Si tratta di allargare l’esperienza di corridoi e canali umanitari che le esperienze già in atto dicono possibili e che vedono l’impegno congiunto di istituzioni, società civile e Chiese. Chiedono ancora, questi morti, più sicurezza sociale per i migranti accolti in Italia e in Europa, perché per mesi e per anni non subiscano nuove umiliazioni e privazioni”.

Salute: p. Pessini (Camilliani), “proteggere e curare la vita vulnerata”

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 10:32

(Bologna) – “Dove la vita è vulnerata dobbiamo proteggerla e curarla. Gli strumenti possono cambiare ma lo spirito deve restare quello del Samaritano”. Lo ha affermato questa mattina padre Leocir Pessini, superiore generale dell’Ordine dei ministri degli infermi (Camilliani) intervenendo al XIX Convegno nazionale dei direttori degli uffici diocesani e degli operatori di pastorale della salute in corso a Bologna. “Siamo discepoli missionari per promuovere, difendere curare e celebrare la vita”, ha osservato padre Pessini, sottolineando che questo impegno “si concretizza in tre dimensioni: solidale, che è quella del buon Samaritano; comunitaria, per favorire la promozione e l’educazione sanitaria ponendo accento sulla sanità pubblica; e politico-istituzionale, per vegliare che gli organismi e le istituzioni tengano presente la propria missione sociale, politica, etica, bioetica e comunitaria”. “Questo è il nuovo paradigma per una nuova evangelizzazione nel mondo della salute”, ha aggiunto il superiore generale dei Camilliani, evidenziando che “queste tre dimensioni vanno integrate”. “La salute – ha aggiunto – in alcune parti del mondo, come in America Latina, è un diritto virtuale, non reale”. Anche perché oggi, “la salute nella concretezza della vita è un commercio”, ha proseguito, sottolineando la necessità di “alzare la voce e gridare per questo benedetto diritto alla salute”. Padre Pessini ha parlato anche della corruzione “che nel mondo della salute significa sempre meno risorse”.

Clima: nove organizzazioni cattoliche (tra cui religiosi e diocesi) disinvestono dai combustibili fossili

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 10:17

Nove organizzazioni cattoliche di Italia, Usa e Regno Unito –  compresi i gesuiti, i francescani, i passionisti, religiose, comunità monastiche e una diocesi italiana -, hanno annunciato oggi la decisione di disinvestire i propri portafogli dalle industrie del carbone, petrolio e gas, per contribuire a contrastare i cambiamenti climatici. Nel gennaio scorso si era svolta infatti a Roma una conferenza su “Laudato si’ e investimenti cattolici” centrata proprio su questo tema. Dall’ottobre 2016 ad oggi sono 27 nel mondo le istituzioni cattoliche che hanno aderito a questa iniziativa, portata avanti nel mondo dal Movimento cattolico per il clima che riunisce 100 organizzazioni impegnate sul tema e diverse campagne e Ong (tra cui  www.divestitaly.org e 350.org). Le nove organizzazioni sono: la curia generale della Congregazione missionaria delle Serve dello Spirito Santo; l’arcidiocesi di Pescara-Penne; “Il Dialogo”; Provincia d’Italia della Compagnia di Gesù; Rete interdiocesana nuovi stili di vita (Italia); Comunità monastica di Siloe (Italia); Mgr foundation (Usa); Suore francescane Wheaton, Provincia di Santa Chiara delle Sorelle Francescane, Figlie del Sacro Cuore di Gesù e Maria (Usa); Provincia di San Giuseppe della Congregazione della Passione di Gesù Cristo – Provincia inglese dei Passionisti (Regno Unito). La diocesi di Pescara è la seconda diocesi a disinvestire finora, quella dei gesuiti italiani è la seconda provincia italiana. La diocesi di Bologna, insieme alla Cei e alla Focsiv, promuoverà invece un incontro sul disinvestimento l’8 giugno, con il ministro italiano dell’ambiente Gian Luca Galletti, che due giorni dopo dirigerà i lavori del G7 ambiente a Bologna. “Auspichiamo che l’azione possa costituire sia un richiamo ai leader internazionali per impegnarsi nel contrastare il cambiamento climatico – afferma Gianfranco Cattai, presidente della Focsiv -, e un supporto alla presidenza italiana del G7 affinché continui il suo lavoro nel dare priorità alla questione climatica nell’agenda del vertice”.

Elezioni amministrative: card. Bagnasco, priorità sia il lavoro

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 10:15

(Genova) “Lavoro, lavoro, lavoro”. Per il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei e del Ccee, dovrà essere questa la priorità della nuova amministrazione comunale di Genova dopo le elezioni che si terranno il prossimo 11 giugno (il 25 l’eventuale turno di ballottaggio). Il porporato ne ha parlato ieri pomeriggio al suo arrivo presso la casa Bozzo di via Edera, dove ha presieduto la cerimonia d’inaugurazione di una nuova struttura di accoglienza, gestita dal Ceis di Genova, che attualmente ospita 50 richiedenti asilo. La domanda era in riferimento al confronto tra i candidati sindaco organizzato dalla diocesi , nell’ambito del “Percorso diocesano di formazione politica”, che si terra oggi pomeriggio presso la sala Quadrivium del capoluogo ligure.

Europa: card. Bagnasco, Ue diventi casa dove “affrontare i problemi insieme”

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 10:02

(Genova) L’Unione europea, “nella quale la Chiesa crede convintamente”, deve diventare una casa comune dove si possano “affrontare i problemi insieme”. Ad affermarlo il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei e del Ccee, che ieri pomeriggio ha presieduto la cerimonia di inaugurazione di Casa Bozzo, la struttura del Ceis (Centro italiano di solidarietà) di Genova per richiedenti asilo. “Il Sud del mondo – ha detto l’arcivescovo – si è messo in marcia verso il Nord. Siamo di fronte a un fenomeno epocale e l’Italia, che è la porta dell’Europa, ha fatto fin dall’inizio del suo meglio”. In particolare, nella gestione del fenomeno migratorio, ha osservato, l’Italia è stata lasciata “inizialmente e totalmente da sola rispetto all’Europa”. “Oggi è un po’ meno sola – ha proseguito – ma, a mio giudizio, non è ancora abbastanza accompagnata”. Come Chiesa, ha sottolineato, “crediamo fermamente nell’Unione Europea” – “ci vuole più Europa in questo momento non meno Europa”, ha ribadito – “però l’Europa deve essere veramente una casa ed essere casa non vuol dire distribuire degli aiuti e basta, vuol dire affrontare dei problemi spiritualmente e moralmente insieme”. Per il porporato, quindi, “l’atteggiamento di una coscienza collettiva deve essere ancora acquisito dall’Unione Europea”.

Sinodo giovani: card. Baldisseri, “discernimento, vocazione e accompagnamento” sono i tre “cardini del Documento preparatorio

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 09:54

Sono tre “i cardini” del Documento preparatorio del Sinodo dei vescovi sui giovani del 2018. A presentarli è il card. Lorenzo Baldisseri, intervenuto ieri a Catanzaro in occasione del Convegno internazionale del Movimento Apostolico. “La prima chiave di lettura è ravvisabile nell’invito al discernimento”, ha detto il porporato. “Discernimento significa prima di tutto stare insieme e mettersi in ascolto, valutare tutto ciò che avviene nella vita del mondo e della Chiesa, sostare nelle feritoie della storia con vigilanza evangelica e attenzione profetica”. Per questo, ha evidenziato Baldisseri, “la pastorale non è una semplice ‘applicazione’ di regolamenti o di prassi fredde e burocratiche alla realtà delle persone, ma è frutto di un discernimento continuo fatto di ascolto, dialogo, confronto, progetto, verifica e rilancio”. “La Chiesa si metta lealmente in discussione nel suo agire pastorale con i giovani, verificando quello che va e che non va, cercando strade nuove”. Seconda chiave di lettura la “vocazione”, anzitutto quella “che accomuna tutti gli uomini: la vocazione alla vita e all’amore”. Per questo, Baldisseri invita sin d’ora i giovani ad “avere il coraggio di osare sentieri nuovi, liberare con audacia la propria creatività, entrare sempre meglio nella logica del servizio”, in sostanza di “prendere in mano la propria esistenza non più come un semplice dono da ricevere, ma soprattutto come un compito da attuare. Il Santo Padre ci incoraggia a sognare”. Terza chiave di lettura del Sinodo, per il card. Baldisseri, è quella dell’“accompagnamento”, per il quale il cardinale ha evidenziato alcuni “tratti caratteristici”: “Lo sguardo amorevole, la parola autorevole, la capacità di ‘farsi prossimo’, la scelta di ‘camminare accanto’, la testimonianza di autenticità”.

Sinodo giovani: card. Baldisseri, “il questionario non è formalità ma momento di ascolto e discernimento”

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 09:53

(Catanzaro) “Il cammino intrapreso intende realmente raggiungere tutti i giovani del mondo, non solo i cattolici ed i cristiani, ma anche gli appartenenti alle altre credenze o fedi religiose e i non credenti”. Lo ha detto, a proposito del Sinodo dei giovani del 2018, il segretario del Sinodo dei vescovi, il cardinale Lorenzo Baldisseri, intervenuto ieri a Catanzaro in occasione del convegno internazionale del Movimento Apostolico sul tema: “La Chiesa ascolta e accompagna i giovani nel cambiamento d’epoca”. Baldisseri ha evidenziato come “quando si parla di giovani si intendono tutti, nessuno escluso” e che il Sinodo intende “raggiungerli in qualsiasi situazione si trovino, sia che studino sia che lavorino, sia che vivano esperienze che li hanno portati ai margini della società”. “Tutti si sentano interpellati, possano manifestare le loro convinzioni, siano felici di condividere le loro esperienze e proporre soluzioni”, l’esortazione del card. Baldisseri. Il porporato ha spiegato il funzionamento del Sinodo, a partire dal Documento preparatorio attraverso il questionario, che “non è una pura formalità, ma diviene un autentico momento di ascolto e discernimento ecclesiale sui temi sinodali”. “La Chiesa – ha aggiunto – si edifica attraverso processi virtuosi di crescita e di comunione” e “custodisce le sue differenze interne senza mai cercare di omologarle, perché le considera un’autentica ricchezza”, per cui “i frutti del lavoro sinodale esprimono la volontà di camminare insieme”. Dal Sinodo – la certezza del card. Baldisseri – uscirà, per la “recezione ecclesiale” e la “traduzione concreta nelle realtà educativa e pastorali”, ovvero “per poter agire adeguatamente a livello locale”, “una mappa adeguata e aggiornata” attraverso la quale “sarà possibile l’affascinante e rischiosa navigazione nel mare aperto dell’universo giovanile”.

Sinodo giovani: card. Baldisseri, appuntamento per “metterci in movimento abbandonando le nostre presunte sicurezze”

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 09:52

(Catanzaro) – “Si tratta di interrogarci, come Chiesa, sulla vita reale dei giovani di oggi, che vivono in un tempo colmo di faticose sfide e ricco di importanti opportunità, con una particolare attenzione alla loro ricerca di senso e all’esperienza della fede”. Questo uno degli obiettivi del Sinodo dei vescovi del 2018 su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. A fissarlo, il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario del Sinodo dei vescovi, intervenuto ieri a Catanzaro in occasione del IX Convegno internazionale del Movimento Apostolico sul tema: “La Chiesa ascolta e accompagna i giovani nel cambiamento d’epoca”. “L’intenzione sinodale si deve sviluppare verso ciò che di più specifico caratterizza l’età giovanile”, a partire dalla “questione dell’impostazione della propria vita adulta, da intendersi nell’ottica del discernimento vocazionale”, ha detto il porporato. Per il cardinale, “la Chiesa desidera abilitare ogni giovane a prendere coscienza della propria vocazione specifica, per mezzo del discernimento e attraverso l’accompagnamento”. Il segretario, ricordando la “prospettiva generale vocazionale” del prossimo Sinodo, ha richiamato alla necessità che bisogna “uscire dal circolo dell’autoreferenzialità narcisistica e mortifera del ‘chi sono io?’ – che è un tratto dominante della cultura globalizzata tardo moderna – per entrare nel ritmo della più pertinente e decisiva domanda ‘per chi sono io?’”. Infatti, ha aggiunto Baldisseri, “i giovani sono invitati ad uscire per andare verso una terra nuova, perché l’esperienza ecclesiale del Sinodo significa prima di tutto metterci in movimento, abbandonando le nostre presunte sicurezze per camminare, lasciando che il Signore ci conduca là dove egli desidera”.

Salute: card. Montenegro, “dobbiamo liberare il nostro tempo per metterlo a disposizione di malati e poveri”

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 09:43

(Bologna) – “Far venire all’altro il desiderio di vita, anche se lo conduciamo per mano verso quel traguardo che prima o poi toccheremo tutti. È questo il nostro servizio: dire agli altri ‘io voglio che tu viva’”. Lo ha affermato questa mattina il cardinale Francesco Montenegro, presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute della Cei, nel corso della celebrazione eucaristica che, a Bologna, ha aperto la giornata conclusiva del XIX Convegno nazionale dei direttori degli uffici diocesani e degli operatori di Pastorale della salute. Nella sua omelia, il cardinale ha osservato che “non possiamo dare solo il nostro tempo libero ai poveri e ai malati ma dobbiamo liberare il nostro tempo per metterlo a disposizione di malati e poveri”. “Non si tratta di dare qualcosa a loro – ha ammonito – quello che conta nell’amore è che io dia me stesso a loro, perché l’amore si misura da quello che tolgo non da quello che do”. “Così il nostro servizio diventerà prezioso”, ha proseguito Montenegro, invitando i presenti “a sentire compassione per l’altro, a piangere con chi piange e a gioire con chi gioisce”. “Nel nostro operare non dobbiamo mai diventare ingessati, come il fratello maggiore nella parabola del Padre misericordioso, o indifferenti, come il sacerdote e il levita, o ancora presuntuosi, perché non è detto che noi siamo quelli della prima ora”, ha continuato il cardinale, auspicando che “i nostri gesti e il nostro servizio abbiano un sapore sacramentale perché in quei gesti e in quel servizio diventiamo la mano e la voce di Dio”. Concludendo la celebrazione, Montenegro ha voluto ribadire ai presenti “il mio grazie e quello dei vescovi italiani per il vostro servizio. Sentitevi in prima linea – ha concluso – perché davvero lo siete”.

Diocesi: Andria, domani in cattedrale i funerali delle vittime dell’incidente stradale di domenica

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 09:33

Domenica 7 maggio, appresa la notizia dell’incidente lungo la provinciale 231 ex98 che ha coinvolto alcuni appartenenti alla parrocchia S. Nicola di Myra di Andria, “tutti noi ci siamo rivolti a Dio con le parole del profeta Giobbe: ‘Chiama, dunque! Ti risponderà forse qualcuno? E a chi fra i santi ti rivolgerai?’. Smarriti abbiamo cercato risposte al dramma, che in quelle ore i familiari delle vittime stavano vivendo e non ci restava che pregare, per i defunti e per chi lottava tra la vita e la morte”. è quanto viene sottolineato in una nota della diocesi di Andria, in cui s’informa che oggi, alle ore 12 circa, le salme delle vittime dell’incidente di domenica scorsa lungo la provinciale 231 ex98 arriveranno presso la parrocchia S. Nicola di Myra di Andria e sosteranno fino a giovedì mattina. Inoltre, sempre oggi alle 20, l’intera comunità vivrà un momento di preghiera presso la stessa parrocchia. Giovedì 11 maggio alle 12 circa le salme saranno trasferite nella cattedrale di Andria e alle ore 16, il vescovo presiederà la celebrazione Eucaristica.

Fatima: Rai Premium e Rai Vaticano, sabato 13 maggio una fiction e un programma di approfondimento

Agensir.it - Wed, 2017-05-10 09:30

Fatima, tra fiction e attualità, sabato 13 maggio, dalle 21.20 alle 23.30 su Rai Premium. La Rete Rai ripropone la fiction “Il Terzo segreto di Fatima”, scritta da Andrea Purgatori e Jim Carrington e diretta da Alfredo Peyretti, prodotta da Rai Fiction e Ciro Ippolito e poi alle 23 un programma di approfondimento di Rai Vaticano, a cura di Massimo Milone, con un reportage di Costanza Miriano, produttore esecutivo, Francesco Puglielli, edizione, Benny Virno Lamberti. Rai Vaticano con “Fatima, una storia di popolo” si chiede, tra l’altro, cosa rimanga, dopo cento anni del messaggio delle apparizioni, intervistando, tra gli altri, il card. Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; i giornalisti Saverio Gaeta e Vincenzo Sansonetti, autori di libri e inchieste su Fatima. Nel reportage di Rai Vaticano, tra l’altro, il radio messaggio di Pio XII, (l’8 dicembre 1953) e i viaggi di Paolo VI, 1967, e Giovanni Paolo II, 1991, che volle incastonare nella corona che cinge il capo della Madonna di Fatima, che secondo lui lo aveva salvato, il proiettile sparato nell’attentato per mano di Ali Agca.

Ora il viaggio di Papa Francesco, e la canonizzazione dei pastorelli Francesco e Giacinta che, con Lucia, dal 13 maggio al 13 ottobre 1917 mentre erano intenti a pascolare il gregge, videro una donna che si presentò come Vergine del Rosario e che lasciò loro tre messaggi da diffondere al mondo. Nel reportage il card. Muller ricorda , tra l’altro, i “danni dell’ideologie totalitarie del 900, il terrorismo attuale e l’esigenza, per la Chiesa, di costruire la Civitas Dei”.  Il programma di Rai Vaticano “Fatima, una storia di popolo”, sarà trasmesso in replica anche da Rai Storia, domenica 14 maggio alle 12.

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