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Diocesi: Mazara del Vallo, appuntamento social sulle vocazioni “per raggiungere un maggior numero di persone”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 20:23

Si parla di vocazioni, questa sera alle 21, in diretta video sulla pagina Facebook della diocesi di Mazara del Vallo. Don Davide Chirco e don Giuseppe Inglese condurranno l’appuntamento social. Oltre a rispondere alle domande degli utenti, spiegheranno cos’è il Centro vocazionale diocesano e presenteranno le sue attività. Poi spazio anche al Festival vocazionale. Si tratta del secondo live curato dalla diocesi, che ha scelto di puntare sulla comunicazione attraverso i social media per far conoscere le proprie iniziative. Una strategia che ha portato alla trasformazione della sua testata giornalistica “Condividere” dall’edizione cartacea a quella digitale e alla programmazione di alcuni appuntamenti live sui social network. L’obiettivo è quello di raggiungere un numero maggiore di persone rispetto al passato, quando veniva diffuso il quindicinale cartaceo. In occasione della prima diretta Facebook, la psicologa Giusy Agueli ha parlato del Consultorio familiare della Caritas-Fondazione San Vito Onlus.

Koinè 2017: Scuola Arte Sacra di Firenze, “partecipare è stata una scelta felice”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 20:19

“La Scuola di Arte Sacra sta partecipando per la prima volta alla Fiera Koinè: è stata una scelta felice” perché “i giovani artisti hanno potuto conoscere altre realtà presenti alla Fiera e così confrontarsi e aprirsi a nuove esperienze” vivendo l’esperienza di “un arricchimento che aiuta a crescere e a formarsi anche una mentalità imprenditoriale”. È quanto si legge in una nota della Scuola di Arte Sacra di Firenze, che ha l’obiettivo di promuovere la creatività nell’arte e nell’artigianato artistico sacro collaborando con le botteghe artigiane e con alcuni studi artistici della città. La partecipazione alla Fiera in corso a Vicenza, “è un’operazione inserita nel piano didattico formativo”. “Gli allievi hanno pensato a tutto nei mesi precedenti, dalla preparazione del campionario delle opere alla logistica e allestimento dello stand”, prosegue la nota, nella quale si evidenzia come “in questo modo hanno imparato che cosa significa esporre in una fiera e saranno più pronti per affrontare il mondo del lavoro artistico e artigianale”. “L’accoglienza che abbiamo ricevuto dal mondo ecclesiale, dalle comunità di religiosi e dai dirigenti e dal personale tutto della Fiera – conclude la nota – ci incoraggia a proseguire con determinazione nel lavoro formativo iniziato, contenti di contribuire alla ricerca di nuove forme di comunicazione nel sacro”.

Preti: convegno Faci a 100 anni dalla fondazione, “solidarietà, formazione e cultura” le tre direttrici per il futuro

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 20:11

Solidarietà, formazione e cultura. Sono queste le tre direttrici su cui deve giocarsi il futuro della Federazione tra le associazioni del clero in Italia (Faci), a 100 anni dalla sua istituzione. “Bisogna insistere sulla fraternità, non solo nella sua dimensione comunionale, ma anche organizzativa, mettendo insieme cioè gli aspetti economici, relazionali e abitativi”, ha sottolineato monsignor Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza, intervenendo al convegno “Essere preti oggi: da un secolo di Faci al futuro” che oggi ha ufficialmente dato il via, a Vicenza, alle celebrazioni per il centenario. L’incontro, che si è svolto nella cornice di Koinè, la 17esima rassegna internazionale di arredi, oggetti liturgici e componenti per l’edilizia di culto, si è aperto con il saluto del presidente nazionale, don Francesco Scalmati, che a nome della Faci ha voluto salutare papa Francesco, nel giorno del quarto anniversario della sua elezione. A Vicenza sono stati ricordati i risultati raggiunti dalla Faci nel corso degli anni attraverso la relazione di monsignor Antonio Marangoni, presidente dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Vicenza, ma anche di interrogarsi sul contributo che il mutato contesto sociale ed ecclesiale richiede. Di fronte “ad una contrazione del clero e all’aumento della sua età media, alla fatica che la rete parrocchiale fa a seguire il cambiamento di distribuzione della popolazione sul territorio, alla sempre minore propensione delle comunità a sostenere i loro sacerdoti e alla diminuzione del flusso dei fondi drenati dall’otto per mille”, ha spiegato monsignor Giuseppe Baturi, sottosegretario della Conferenza episcopale italiana, la Faci è chiamata a ripensare il suo ruolo. “Il suo – ha osservato Baturi – sarà un grande futuro se riuscirà a sintonizzarsi con i nuovi scenari, sapendo essere punto di riflessione per cercare soluzioni convergenti, erogare servizi e sperimentare forme nuove e creative di solidarietà tra sacerdoti e tra comunità”. Ecco allora che “la formazione potrebbe essere una via privilegiata per il rilancio della Federazione”, ha aggiunto monsignor Umberto Oltolini, consigliere nazionale della Faci, per il quale è necessario “dare forma, far crescere una mentalità, favorire atteggiamenti corretti e virtuosi”. È fondamentale, ha affermato, “formare ad un corretto uso dei beni nello spirito della sobrietà e della condivisione, tenere alto il principio dei fini senza confonderli con i mezzi, educare alla condivisione con le parrocchie che hanno meno risorse e aiutare a considerare il compito amministrativo importante quanto quello pastorale per una responsabilità integrale”.

Fisco: De Palo (Forum Famiglie), “prima la riforma dell’Irpef, poi gli assegni familiari”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 20:11

“Dopo i preoccupanti dati demografici pubblicati nei giorni scorsi dall’Istat, si torna a parlare di famiglia, e questo è senz’altro un fattore positivo, così come siamo sempre contenti quando la politica prova a mettere al centro la famiglia e i figli”. È il commento di Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, organismo che porta avanti le istanze di circa 4 milioni di famiglie italiane. Per De Palo, “è un buon segnale anche provare a riordinare il sistema degli assegni familiari soprattutto se, come sembra, ne viene innalzato il finanziamento”. Però, aggiunge, “sul fronte fiscale sono tante le cose da affrontare. Ad esempio: il ddl Lepri in corso di approvazione al Senato costa 23,4 miliardi di euro, cioè quasi il doppio di quanto verrebbe impegnato nell’applicazione del FattoreFamiglia, ma la maggior spesa non risolverebbe l’odiosa discriminazione fiscale che penalizza da oltre 40 anni le famiglie monoreddito e numerose. Così come gli italiani sono in attesa della non più differibile riforma strutturale dell’Irpef che vada a sostituire gli interventi congiunturali sull’Isee”. In sostanza, conclude De Palo, “è bene che si faccia il possibile per dare un segnale chiaro alle famiglie italiane, anche potenziando gli assegni familiari ma l’intervento non può fermarsi lì. Occorre una riforma fiscale seria perché le famiglie non chiedono elemosina, ma giustizia”.

Diocesi: Trento, il 31 marzo incontro con Coser nell’ambito della mostra “Fratelli e sorelle. Racconti dal carcere”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 20:00

Adottare “lo sguardo cinematografico per superare il giudizio nell’esperienza carceraria”. Di questo parlerà il giovane film-maker trentino Manuel Coser nel corso dell’incontro che si terrà venerdì 31 marzo, a Trento. L’iniziativa sarà ospitata, a partire dalle 17.30, presso la sala arazzi del Museo diocesano tridentino nell’ambito della mostra “Fratelli e sorelle. Racconti dal carcere”. Coser è autore de “L’incorreggibile” con cui recentemente ha vinto il “Premio Solinas – Documentario per il cinema” per il progetto originale (scrittura, trattamento ed intenzione di regia). Il protagonista de ‘L’incorreggibile’ è un uomo, un detenuto comune eppure a suo modo speciale, che dopo 46 lunghissimi anni vissuti in carcere inizia a riassaporare la libertà grazie ad alcuni permessi”, si legge in una nota, nella quale si sottolinea come “il soggetto non è d’invenzione” perché “Coser ha davvero incontrato l’‘incorreggibile’ durante un laboratorio teatrale all’interno di un penitenziario piemontese, circostanza che ha permesso al regista di approfondire la conoscenza dell’uomo e della sua travagliata vicenda”. “Una storia complessa e avvincente che Manuel Coser racconterà in occasione dell’incontro in Museo – conclude la nota – soffermandosi in particolare sulle motivazioni che lo hanno spinto a dedicarsi a questo progetto con uno ‘sguardo cinematografico’ del tutto peculiare, capace di superare il giudizio nell’esperienza carceraria”.

Clochard arso vivo: p. Rattoballi (Palermo), “la sua vicenda grida il bisogno di dignità e di attenzione ai più poveri”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 19:51

“La morte di Marcello è la conseguenza estrema della povertà. È arrivato a diventare clochard perché non aveva più un lavoro. La sua vicenda grida il bisogno di dignità e di attenzione ai più poveri”. Lo dice al Sir padre Cesare Rattoballi, parroco nella chiesa dell’Annunciazione del Signore di Palermo, che ha celebrato i funerali di Marcello Cimino, il clochard 45enne bruciato vivo nella notte tra venerdì e sabato nella missione San Francesco. “Palermo è una tra le città italiane che ha il numero più alto di clochard, 2.500 dicevano le statistiche di questi giorni – aggiunge il parroco -. A Marcello era stato proibito di raccogliere il ferro vecchio perché non aveva la licenza. È giusto, ma nessuno si è chiesto come avrebbe dovuto sfamare la sua famiglia. Sappiamo solo creare divieti e non sappiamo creare lavoro”. P. Rattoballi descrive l’immagine di una città “ridotta alla fame” ma in cui c’è tanta solidarietà. “La Caritas diocesana fa tanto per i più bisognosi, anche grazie alle mense per i poveri. La nostra parrocchia mediamente spende 10mila euro in alimenti per 610 famiglie. Ma non basta”.

Siria: Rapporto Medici senza Frontiere, mantenuta presenza sul campo e pratiche sanitarie adattate alla brutalità del conflitto

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 19:49

Sei anni di brutale conflitto hanno profondamente cambiato l’azione medica in Siria. Le strutture sanitarie sotto attacco, i medici uccisi, feriti o fuggiti dal paese mentre chi resta si arrangia con quello che ha, le persone senza cure adeguate, che non vanno in ospedale per paura di essere colpite. Patologie prevenibili o curabili sono diventate malattie mortali ed è tornata la poliomelite, debellata anni fa. È quanto emerge dal nuovo Rapporto di Medici senza Frontiere (MsF), “La trasformazione dell’assistenza medica in Siria”, reso noto oggi, in occasione del sesto anniversario della guerra in Siria (15 marzo). Nel testo MsF illustra i compromessi e cambiamenti che l’azione medica ha dovuto affrontare per continuare ad assistere la popolazione: strutture sotterranee, assistenza da remoto, kit traumatologici, riduzione dei servizi offerti, tecnologia e telemedicina per decentralizzare le cure. “Gli attacchi alle strutture mediche sono diventati vergognosamente frequenti – si legge – e quando i pazienti e il personale medico non si sentono al sicuro si annullano le possibilità di assistenza e cura”. Inoltre con l’aggravarsi del conflitto l’attività di MsF “si è orientata in maniera preminente sul sostegno indiretto con fornitura di medicinali alle strutture mediche locali”. Molte strutture “operano ormai in sotterranei, bunker o enclaves”. Da Rapporto emerge anche una riduzione del personale sanitario, medici e infermieri, molti sono stati uccisi, con conseguente riduzione di assistenza medica. Inviare staff internazionale per sopperire alla mancanza di personale “è diventato impossibile”. In questo contesto, denuncia MsF gli ospedali sono diventati “posti da evitare perché a rischio attacchi”. In Siria, “c’è sempre più domanda di assistenza sanitaria di emergenza e sempre meno risorse mediche. Questo ha portato al razionamento dell’assistenza per le malattie croniche: molti pazienti finiscono per rivolgersi a un medico soltanto quando le loro condizioni si aggravano, mentre altre patologie non vengono proprio diagnosticate”. Altra emergenza per MsF è la vaccinazione dei bambini. Il dilemma per i genitori è enorme: evitando gli ospedali per ridurre il rischio di rimanere vittime di attentati, mettono a rischio i propri figli di contrarre malattie infantili prevenibili”. MsF ha continuato a offrire il programma di vaccinazione di routine, secondo le indicazioni Oms. Per il futuro l’obiettivo di MsF “è di sviluppare rapporti di partenariato più stretti con le strutture le cui attività mediche possono essere monitorate e migliorate”.

Inghilterra: “Flame 2017”, migliaia di giovani a Wembley per “10mila ragioni” per credere e sperare

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 19:47

“Essere testimoni dell’amore di Cristo”. Lo ha chiesto Papa Francesco ai quasi 10mila giovani riuniti sabato scorso alla Sse Arena di Wembley, in Inghilterra, per “Flame 2017” una iniziativa promossa insieme da CYMEvents della “Catholic Youth Ministry Federation” e dalla Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. In un messaggio inviato dal cardinale Segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, il Papa ha ripetuto ai giovani inglesi quanto aveva detto lo scorso luglio a Cracovia in occasione della Gmg, incoraggiando i ragazzi ad “aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia. Andare per le strade seguendo la ‘pazzia’ del nostro Dio che ci insegna a incontrarlo nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nell’amico che è finito male, nel detenuto, nel profugo e nel migrante, nel vicino che è solo”.

Tema del congresso di quest’anno è stato l’invito ai giovani a ricercare ed essere parte delle “10mila ragioni” per credere, sperare e pregare. La musica è stata parte integrante dell’evento grazie alle performance di gruppi musicali come “One Hope Project” e cantanti come Jasmine Elcock (Ant and Dec’s ‘golden buzzer act’ on Britain’s Got Talent 2016) e Matt Redman, due volte vincitore del Grammy award.

Special guest dell’evento il cardinale Charles Bo del Myanmar (Birmania), che ha parlato della situazione politica e religiosa nel Paese, esortando i giovani presenti a essere coraggiosi e a fare la differenza nella società. I ragazzi hanno anche ascoltato testimonianze sulla cura dei rifugiati e le questioni ambientali da Sarah Teather, del Servizio dei gesuiti per i rifugiati, e don Augusto Zampini Davies, del Cafod. Solidarietà e accoglienza dei rifugiati è stato un tema chiave in molti momenti della manifestazione, a partire dalla rappresentazione di una barca con 37 persone, dal Nord Africa a Lampedusa, in fuga dalla violenza e dalla guerra. Durante la messa del pomeriggio, il cardinale Nichols ha invitato i giovani a pregare per i circa 10mila rifugiati che sono annegati mentre cercavano di attraversare il Mar Mediterraneo e ha benedetto una barca in legno tipica del Nord Africa, spesso utilizzata dai migranti per attraversare il mare, come “simbolo di speranza per le persone che sono nella disperazione. Un simbolo di nuovi inizi e di sicurezza. Un simbolo per tutti i nostri viaggi, come una famiglia, unita nell’amore di Dio”.

Sostentamento clero: don Maffeis (sottosegretario Cei), “oggi siamo tutti coautori e distributori di informazione”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 19:41

“I media hanno contribuito a farci fare dei passi avanti, ci hanno incalzati, ci hanno messo sotto pressione”. Il tributo viene da don Ivan Maffeis, sottosegretario Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, che durante il convegno degli Istituti diocesani per il sostentamento del clero si è soffermato sul rapporto tra informazione e formazione. “Oggi si tratta di passare da un atteggiamento di pura difesa a una cultura attiva nella comunicazione”, la proposta, che comporta “la necessità di essere pronti, propositivi nel dire la verità”. “Abbiamo camminato in fretta in questi anni”, l’analisi di Maffeis: “Tante nostre diocesi sono pronte a dare la notizia, per evitare cattive interpretazioni o strumentalizzazione dei fatti” che di volta in volta, dal territorio, assurgono all’onore delle cronache. “Alla gestione onesta e corretta deve poter corrispondere anche uno sforzo comunicativo che sia da tutti verificabile”, ha ammonito il sottosegretario della Cei, esortando a uno “stile trasparente che risponda a un’esigenza diffusa, a partire dalle nostre comunità ecclesiali”. Solo così, la tesi di Maffeis, “si contribuisce a creare fiducia e volontà di condivisione”. Se fino a ieri, infatti, “la distinzione tra emittente e destinatario della comunicazione era molto netta e precisa”, nell’era dei social “i destinatari non solo scelgono il percorso di comunicazione, ma diventano essi stessi coautori e distributori di comunicazione”. Per recuperare fiducia ci vuole, inoltre, da parte della Chiesa, un supplemento di impegno per “una comunicazione semplice, diretta”, in un contesto culturale in cui “il dizionario cristiano è scomparso”, dando luogo “a un impoverimento gravissimo del linguaggio”, ha concluso Maffeis.

Papa a Milano: tappa in carcere, preghiera “Aspettando un amico”. Suor Gianna, “Francesco incontra persone, non detenuti”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 19:38

“Stupore ed entusiasmo”: sono i due sentimenti – riferiti dal cappellano, don Marco Recalcati – che ha suscitato a San Vittore, la notizia che il Papa, nel suo viaggio a Milano, si sarebbe fermato nel carcere che sorge nel cuore della città. Per prepararsi all’incontro, i detenuti che hanno voluto sono stati accompagnati, per otto domeniche, dal cappellano e dalle suore di Antida Thouret, operanti nella struttura, a rileggere e meditare i discorsi tenuti dai vari pontefici nelle rispettive visite ai penitenziari, da Giovanni XXIII allo stesso Francesco. Per la visita del 25 marzo è stata anche predisposta una preghiera, distribuita a chi ne facesse richiesta, che si intitola “Aspettando un amico”. Comincia così: “Insolita visita di un amico inatteso: ci ha stupiti la buona notizia, che insegna a sperare e a dare ali ai desideri più veri”. In carcere ci sono molti stranieri, persone di fedi diverse: come hanno reagito alla visita del Papa? “C’è stata una risposta unanime. Tutti i detenuti hanno mostrato interesse e la voglia di incontrarlo”, chiarisce don Recalcati.
Anche suor Gianna, che opera in carcere da due anni, fa un’osservazione in merito: “I detenuti sanno bene che una volta ripartito il Papa non cambierà nulla per quanto riguarda il loro iter processuale, non avranno nessuno sconto di pena per questo. Eppure io credo che la luce che si sarà accesa, non si spegnerà più”. Aggiunge: “Il Papa incontra delle persone, che sono al momento detenute. Ma incontra persone, non carcerati. Si ha la percezione forte che a San Vittore arriverà Gesù. Ci sono sentimenti forti, avvertiti anche dai detenuti di altre fedi religiose”.

Diocesi: Acerra, arriva la seconda edizione del Neymar Jr’s Five, il più grande torneo al mondo di calcio a 5

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 19:27

Sbarca ad Acerra il più grande torneo al mondo di calcio 5 contro 5 organizzato da Redbull. Il 30 aprile arriva nella diocesi campana la seconda edizione del Neymar Jr’s Five – le qualificazioni regionali si svolgeranno nel 2017 in 53 paesi del mondo e 6 continenti – insieme alla possibilità per tutte le squadre partecipanti di realizzare il sogno di volare alla Finale Internazionale in Brasile a Santos all’Instituto Projecto Neymar Jr e incontrare il campione brasiliano Neymar, il quale poi a sua volta ospiterà i vincitori mondiali dell’edizione 2017 a Barcellona. La tappa della Campania che si svolge ad Acerra, in provincia di Napoli, è patrocinata dall’Amministrazione Comunale ed è organizzata in collaborazione con il San Francesco Dreaming Soccer di San Felice a Cancello, in provincia di Caserta, con il contributo dell’Ufficio per lo sport della Diocesi di Acerra in continuità con il Giubileo degli sportivi organizzato nel 2016. Per l’Ufficio diocesano dello sport, infatti, si tratta di un’occasione importante al fine di “continuare il cammino cominciato con il grande Giubileo dell’anno scorso”. Nel 2016, l’edizione italiana ha coinvolto 138 squadre e 1300 partecipanti, mentre in tutti i 47 Paesi hanno partecipato in più di 65.000.

Sostentamento clero: don Maffeis (sottosegretario Cei), “trasparenza e legalità banco di prova per la credibilità della Chiesa”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 19:10

“Le esigenze di trasparenza e di legalità sono un banco di prova, la condizione di credibilità della Chiesa”. Ad affermarlo è stato don Ivan Maffeis, sottosegretario Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, intervenuto questo pomeriggio al convegno nazionale degli Istituti diocesani per il sostentamento del clero, in corso a Roma fino al 15 marzo. “Il vostro lavoro è quello che cattura di più l’attenzione dei media”, ha esordito Maffeis: “Se per noi parlano i fatti, è anche vero che ogni volta che ci rapportiamo con i media, esponiamo non solo noi stessi, ma la Chiesa”. “Davanti a tanti episodi di cattiva gestione, veri o presunti che siano – ha ammonito il relatore – lo smarrimento è duplice: in primo luogo perché a tradire la fedeltà è un pastore, in secondo luogo perché il suo farsi mercenario ha trovato complicità, magari con la scusa di non far scoppiare uno scandalo”. “Negli ultimi dieci anni – ha reso noto Maffeis citando un’indagine del Servizio Cei per il sostegno economico alla Chiesa sull’otto per mille – mai la Chiesa ha toccato livelli di scarsa credibilità come lo scorso anno, e proprio per una cattiva gestione del denaro”. “La delusione allontana dall’appartenenza, dal sentirsi Chiesa”, ha spiegato il sottosegretario della Cei, indicando nella necessità di recuperare la fiducia una delle priorità, in una cultura in cui “termini come segreto o riservatezza non esistono più, sono stati spazzati via”. Un esempio per tutti: la “cultura dei social”, dove “l’attenzione che ci è riservata è condizionata al dover rinunciare a fette sempre più significative della nostra intimità, della nostra privacy”.

Papa a Milano: tappa in carcere fra gli 850 detenuti di San Vittore. Gli incontri, il risotto giallo e il dono di una sciarpa

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 19:07

Risotto giallo e cotoletta alla milanese: non poteva essere che questo il menu che attende il Papa, in visita al capoluogo lombardo il prossimo 25 marzo. Inconsueta invece la location: la mensa del carcere di San Vittore, una delle tappe (la più lunga per durata) della giornata all’ombra della Madonnina. Bergoglio appena atterrato all’aeroporto di Linate visiterà il vicino quartiere periferico sviluppatosi attorno a via Salomone, con le “Case bianche”, palazzoni popolari della parrocchia San Galdino. Quindi in duomo per incontrare i consacrati e l’Angelus sulla piazza antistante. Alle 11.30 arriverà alla struttura detentiva di via Filangeri, che lascerà per raggiungere Monza, dove celebrerà la messa alle 15; infine il trasferimento allo stadio San Siro-Meazza dove incontrerà i cresimandi con le famiglie e gli educatori. Della tappa in carcere racconta il cappellano, don Marco Recalcati. “Appena arrivato a San Vittore il Papa sarà salutato dalla direttrice. Poi un breve saluto alle mamme detenute con i loro figli” (i figli delle detenute non vivono in carcere, ma sono ospitati all’Icam, Istituto a custodia attenuata per detenute madri, con figli fino a tre anni). Poi l’incontro con gli operatori del penitenziario: educatori, operatori sanitari, volontari (uno per ognuna delle 18 associazioni presenti a San Vittore; i volontari in totale cono circa 300). “Fra questi ci sarà, in prima fila – spiega sorridendo don Recalcati – anche Maria, volontaria 92enne, che distribuisce a tutte le sue caramelle”.
Per la visita, il Papa ha chiesto che tutte le persone interessate avessero l’opportunità di vederlo o almeno di sentirlo, “e questo è stato programmato”, ovviamente considerando le difficoltà legate alla struttura carceraria. San Vittore, che ospita circa 850 detenuti per lo più in attesa di giudizio, ha fra l’altro una struttura piuttosto particolare, divisa in sei “raggi” con una “rotonda” centrale. Il papa percorrerà i vari raggi fino a fermarsi nella rotonda per pronunciare un intervento e incontrare una ottantina di detenuti. “Papa Francesco ha voluto avere anche un incontro personale con i cosiddetti ‘detenuti protetti’, ossia quelli che hanno commesso crimini contro donne o minori”. Alle 12.30 il pranzo, con una tavolata di 50 metri e un centinaio di detenuti. “Una precisazione – tiene a dire Recalcati –: tutti i detenuti avranno lo stesso menu del Papa. In un luogo come il carcere, certe piccole attenzioni possono avere il loro valore”. Al Papa sarà consegnato, come dono, una sciarpa realizzata da una cooperativa del carcere. Infine un momento di raccoglimento nella cappella, per poi ripartire di volata verso Monza.

Dat: Gigli (Mpv), non siano “strumento per aggirare il ‘no’ delle leggi italiane ad eutanasia e suicidio assistito”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 19:01

“Accogliamo con soddisfazione l’invito di monsignor Paglia a cercare un accordo ampio e condiviso in materia di Dat. Mentre va sempre rispettata la volontà del malato nell’accesso alle cure, il consenso informato e le Dat – accertato che siano sottoscritti da persone consapevoli e informate – non possono essere lo strumento con cui aggirare il deciso ‘no’ delle leggi italiane ad eutanasia e suicidio assistito e per violentare la doverosa autonomia scientifica e deontologica del terapeuta, come ha ribadito il presidente della Pontificia Accademia per la Vita”. Lo afferma il deputato Gian Luigi Gigli (gruppo parlamentare ‘Democrazia solidale-Centro democratico’), presidente del del Movimento per la vita italiano (Mpv). “Dunque – sottolinea Gigli – un ‘sì’ convinto alla sedazione del dolore e alle cure palliative. Un forte ‘no’ invece, sia all’ostinazione terapeutica che all’abbandono terapeutico. In assenza di una condizione terminale, la sospensione dei sostegni vitali in persone in condizioni di stabile disabilità al fine di accelerarne la morte si configurerebbe come una scelta suicidaria da parte dell’interessato o come una decisione di tipo eutanasico presa da chi legalmente lo rappresenta”. Per Gigli,” le strutture del servizio sanitario non possono diventare il luogo per il suicidio assistito e per l’eutanasia dei disabili. L’intervento di mons. Paglia forse rivela anche la preoccupazione della Chiesa, se la legge passasse nel suo attuale testo, per una possibile imposizione di pratiche non condivise anche agli ospedali cattolici”.

Koinè 2017: mons. Santi (Koinè Ricerca), “non utilizzare la banca dati dei beni culturali ecclesiastici sarebbe uno spreco”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 18:35

“Se non si conosce in modo documentato e uniforme il patrimonio che si possiede si rischia di valorizzarne solo una parte molto limitata. D’altra parte una banca dati nazionale dei beni culturali ecclesiastici costituisce una potenzialità straordinaria di valorizzazione a livello nazionale, diocesano e locale. La banca attende solo di essere valorizzata, non utilizzarla mi sembra uno spreco”. Lo ha affermato questa mattina monsignor Giancarlo Santi, presidente del Comitato scientifico di Koinè Ricerca e docente all’Università Cattolica di Milano, intervenendo al convegno “Valorizzare le chiese attraverso l’arte, la liturgia e la catechesi” nell’ambito della rassegna Koinè 2017 in svolgimento a Vicenza. Secondo Santi, per valorizzare i beni culturali ecclesiastici bisogna puntare sulla “comunicazione, utilizzando tutti gli strumenti oggi disponibili”. “Sarebbe utile per tutti creare un portale nazionale”, ha aggiunto il sacerdote, indicando come indispensabili anche “lo spirito di iniziativa da parte di gruppi e associazioni laicali” e “la progettualità, per cogliere le domande esplicite e implicite e coniugarle con le risorse”. Inoltre vanno potenziati “coordinamento, collaborazione e lo scambio di informazioni” e “la continuità” perché “la valorizzazione a intermittenza non funziona”. Infine, serve “uno stile ecclesiale, ispirato ai temi ecclesiali alti, quelli che hanno radici nel Concilio Vaticano II” per valorizzare “in una logica e con uno stile ecclesiale, uno stile di vasto respiro, che coniuga locale e globale”. “Il complesso dei beni culturali ecclesiastici sparso in Europa – ha concluso – costituisce una grande risorsa non solo per le Chiesa ma per l’intera società europea” perché “si possono considerare le tracce visibili delle radici cristiane d’Europa”.

Siria: Oxfam, sei anni di guerra. Appello ai leader del mondo “stop alla politica dei muri”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 18:34

Sono 78.000 i siriani bloccati al confine con la Giordania, centinaia di migliaia respinti alla frontiera con la Turchia, 640.000 in Siria, sotto l’assedio militare imposto dal governo e i suoi alleati, dai gruppi armati di opposizione e dall’Isis. È la denuncia che arriva oggi da Oxfam Italia, a sei anni dall’inizio della crisi che ha precipitato la Siria in una sanguinosa guerra civile. Duro l’appello dell’ong ai leader del mondo: “smettere la politica dei muri e rispettare gli impegni di reinsediamento assunti nei confronti di chi fugge dalla guerra”. “Invece di porre fine alle incredibili violenze che affliggono la Siria da 6 anni, si impedisce ai siriani di mettersi in salvo da quelle stesse violenze. È il generale consenso che accomuna il mondo oggi. – afferma Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia – Il risultato è che centinaia di migliaia di persone vivono nelle aree di guerra o in un paralizzante stato di assedio, mentre in tantissimi non hanno nessuna speranza di reinsediamento in altri paesi o di ritorno a casa, a causa di un conflitto che sembra non dover finire mai”. Oxfam denuncia anche la totale mancanza di vie di fuga per le “porte chiuse” in Usa, con “il presidente Donald Trump che ha recentemente firmato un nuovo ordine esecutivo che blocca il programma di reinsediamento per i rifugiati nel paese per 120 giorni”, e Ue, che proprio a partire dal 15 marzo, nel sesto anniversario dall’inizio della crisi, “revocherà la sospensione sul ritorno dei rifugiati in Grecia, ripristinando così il regolamento di Dublino (sospeso dal 2011), con la conseguenza che chi si troverà in altri paesi europei dopo quella data, rischierà di essere rimandato in Grecia per presentare la sua domanda di asilo”. Il 15 marzo, ricorda Oxfam, “coincide anche con l’anniversario dell’accordo Ue-Turchia, che ha causato enormi sofferenze a tantissimi profughi, in buona parte siriani, che cercavano in Europa una possibilità di futuro. A rendere il quadro ancora più sconfortante, un emendamento alla legge sull’immigrazione in Gran Bretagna, varato l’anno scorso, impedisce l’ingresso a minori migranti non accompagnati provenienti da altri paesi europei”. “Siamo di fronte alla più grande tragedia umanitaria dal secondo dopo guerra. Come rappresentanti della società civile non potevamo rimanere con le mani in mano – dichiara Alessandro Bechini, direttore dei programmi in Italia di Oxfam – Da aprile Oxfam aderisce al progetto Corridoi umanitari, inaugurato più di un anno fa dalla Diaconia valdese e dalla Comunità di S. Egidio, che ha già portato in Italia 700 rifugiati siriani vulnerabili, attraverso una via sicura e grazie a visti umanitari previsti dal diritto internazionale. L’obiettivo è ospitarne 1.000 entro la fine del 2017 in varie città italiane”.

Integrazione: a Cosenza torna “FieraInMensa” evento solidale e abbraccio ai “fratelli migranti”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 18:20

Dopo alcuni anni di pausa torna quest’anno a Cosenza dal 15 al 19 marzo “FieraInMensa”, esperienza nata nel 2002 dall’incontro tra realtà ecclesiali, associative e di movimento impegnate in percorsi di condivisione ed inclusione sociale. Fin dalla nascita “FieraInMensa” ha accolto i migranti presenti in città durante la Fiera di San Giuseppe, coprendo spesso il vuoto istituzionale lasciato dalle amministrazioni : ha offerto gratuitamente alcuni servizi di accoglienza di base, distribuito centinaia di pasti, fornito assistenza legale, sanitaria e servizio internet gratuito, creato momenti di incontro, conoscenza e confronto. Quest’anno, per la prima volta, FieraInMensa si sposta in fiera, diventando “MensaInFiera”. “Il cambiamento nasce non solo dal tentativo di risolvere alcune annose difficoltà logistiche, ma anche dalla volontà di proporre una formula che renda la nostra esperienza visibile alla città”, spiegano i promotori. Sabato 18 marzo la cittadinanza è invitata ad una marcia pacifica: “un abbraccio ideale della Cosenza solidale ai nostri fratelli e amici migranti”. Questa #marciaimmensa, marcia dei diritti irrinunciabili dei migranti, vuole ribadire “il diritto all’accoglienza e alla libertà di movimento in un’Europa fatta di ponti e non di muri”. La marcia, che partirà alle ore 19.00 da Piazza Mancini, si concluderà in piazza Bilotti con un momento di festa e abbraccio tra i cosentini e i migranti giunti in fiera. Una conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa si terrà oggi alle 17 presso la sede dell’Auser (via Manzoni snc).

Caritas Italiana: domani il Dossier sui giovani siriani “Come fiori tra le macerie. Giovani e ragazzi che restano”. Il 53,3% ha subito abusi e torture

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 18:07

“Come fiori tra le macerie. Giovani e ragazzi che restano”. È il titolo del dossier con dati e testimonianze, con un focus su “quel che resta della Siria”, o meglio “chi resta in Siria”, che sarà presentato domani da Caritas Italiana (The Church Palace, in via Aurelia 481) alla presenza del vescovo caldeo di Aleppo e presidente di Caritas Siria, monsignor Antoine Audo. Nel dossier è contenuto uno studio realizzato da Caritas Siria e Caritas Italiana, in collaborazione con Avsi, Engim, Vis e il Patriarcato Armeno, tra gennaio e febbraio 2017, intervistando un campione di 132 giovani operatori impegnati a loro volta con giovani: insegnanti, animatori, educatori, catechisti. Il 50% risulta di età compresa tra 18 e 25 anni, il 38% tra i 26 e i 34. Un campione rappresentativo di circa 3.000 giovani, appartenenti a diverse religioni e contesti. La stragrande maggioranza degli intervistati, il 91,3%, dichiara che i giovani vivono in povertà, in famiglie con seri problemi economici. Una delle principali cause della povertà è ovviamente la mancanza di lavoro: ben l’84,5% degli intervistati dichiara che i giovani vivono in famiglie con forti problemi di disoccupazione. A questo si aggiungono altri drammi molto gravi, legati direttamente alla guerra: famiglie divise dal conflitto, famiglie con vedove o orfani e altissimo risulta essere anche la percezione di “disordini post traumatici da stress”: il 70,6% degli intervistati lo riporta tra le problematiche abbastanza o estremamente frequenti tra i nuclei familiari siriani. Inoltre il 53,3% degli intervistati segnala di aver subito torture o abusi. Dallo studio emerge anche una fotografia di giovani che, nonostante la guerra, cercano di vivere una vita il più normale possibile, al pari di molti loro coetanei. Il loro impegno si concretizza, soprattutto, in attività sociali in favore dei giovani che coinvolgono il 64,4% degli intervistati (in gran parte volontari), mentre il 30,3% è impegnato in attività di “orientamento e consapevolizzazione dei giovani”. Anche le attività legate all’animazione ed educazione religiosa, che vedono impegnati il 55,3% degli educatori, raccontano una generazione che non rinuncia ai propri valori, alle tradizioni e alla spiritualità. Nonostante le problematiche dovute al conflitto, non mancano attività di “promozione della pace e della nonviolenza”, che vedono coinvolto il 13,6% degli intervistati.

Quattro anni di Papa Francesco: Vian (L’Osservatore Romano), pontefice “per questo tempo”, missionario e “radicato nella preghiera”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 18:00

“Il Papa per questo tempo”. E’ il titolo dell’editoriale odierno de “L’Osservatore Romano”, dedicato ai quattro anni di pontificato di Francesco. Nel richiamare la risposte data dal Pontefice ad un bambino della parrocchia romana visitata ieri: “Gesù sceglie chi vuole che faccia il Papa in questo tempo; in un altro tempo sceglie un altro, e un altro, e un altro”, e la confessione: “Sempre, essere sacerdote è una cosa che a me è piaciuta tanto”, Vian puntualizza: “Chi vuole capire davvero Bergoglio deve tenere conto di queste sue risposte, lasciando cadere caricature malevole e ‘chiacchiere’ pericolose perché distruttive, se non addirittura diaboliche”. “Onestà vorrebbe – prosegue il direttore del quotidiano della Santa Sede – che almeno i giornalisti e i cosiddetti opinionisti ne tenessero conto” per non trasmettere immagini “lontane dalla realtà”. Tanto più che “lo stesso Bergoglio aveva delineato, poco prima dell’inizio del conclave, il profilo del nuovo Papa”, quello di un “Pontefice missionario” che si sta confermando tale ogni giorno che passa, “radicato nella preghiera e nella meditazione”. “A pregare del resto – rammenta Vian – Bergoglio aveva esplicitamente invitato sin dai primi momenti del pontificato quando con i fedeli recitò il Padrenostro, l’Avemaria e il Gloria per Benedetto XVI, chiedendo poi ‘la preghiera del popolo’ per il suo vescovo e concludendo il suo primo indimenticabile discorso con una richiesta poi di continuo ripetuta e con l’annuncio di un gesto anch’esso divenuto familiare: ‘Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma’”.

Sostentamento clero: mons. Soligo (Icsc), “solo con le armi della legalità e della trasparenza possiamo affrontare le sfide del nostro tempo”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 17:45

“Solo con le armi della legalità e della trasparenza possiamo affrontare adeguatamente le sfide del nostro tempo”. Ne è convinto monsignor Giovanni Soligo, presidente dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del clero, nel suo saluto di apertura del convegno nazionale degli istituti diocesani per il sostentamento del clero, in corso a Roma fino al 15 marzo sul tema “La responsabilità di essere Chiesa: identità e obiettivi degli Idsc”. Di fronte a “notizie confezionate solo per lo scalpore immediato e sottoposte al giudizio sommario dell’opinione pubblica”, bisogna “mostrare trasparenza nelle scelte che riguardano i patrimoni, nella redazione dei bilanci, nell’impiego dei redditi e nelle scelte professionali e dei collaboratori”, ha detto Soligo, secondo il quale “la condivisione, il dialogo continuo e lo scambio tra gli Idsc sono tra i migliori strumenti per far prosperare il sistema del sostentamento del clero”. Gli Idsc devono, inoltre, “distinguersi per il loro agire giusto, etico”: “Nel nostro lavoro quotidiano e nelle scelte di ogni giorno dobbiamo ispirarci ai principi dell’etica cristiana e della giustizia evangelica. Non dobbiamo mai trascurare le esigenze o i limiti inderogabili connessi alla nostra identità di cristiani”. Di qui la necessità e l’urgenza di “individuare e consolidare strumenti, modalità, pratiche amministrative che permettano di uscire da una gestione individualistica e di andare verso una gestione condivisa, razionale dei patrimoni”.

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