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Sostentamento clero: mons. Galantino, “come fedeli e cittadini abbiamo il dovere di essere trasparenti”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 17:32

“Come fedeli e cittadini abbiamo il dovere di essere trasparenti”. Ad affermarlo è stato monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, che ha aperto oggi a Roma il convegno nazionale degli Istituti diocesani per il sostentamento del clero. “Il principio della trasparenza ha come fondamento la comunione ecclesiale, che si avvera tra soggetti di pari dignità e si sviluppa come corresponsabilità e partecipazione”, ha spiegato il vescovo. Di qui l’attualità delle indicazioni contenute nel documento della Cei del 2008, stilato a 20 anni da “Sovvenire alla necessità della Chiesa” (1988): “Amministrare i beni della Chiesa – ha detto Galantino citandolo – esige chiarezza e trasparenza. Ai fedeli che contribuiscono con le loro offerte, agli italiani che firmano per l’otto per mille, alle autorità dello Stato e all’opinione pubblica abbiamo reso conto in questi anni come la Chiesa ha utilizzato le risorse economiche che le sono state affidate. Siamo fermamente intenzionati a continuare su questa linea, cercando, se possibile, di essere ancora più precisi e dettagliati. Nelle nostre comunità si è sviluppata infatti una mentalità gestionale più attenta e una maggiore sensibilità all’informazione contabile”. Su questo fronte, tuttavia, ha aggiunto il vescovo citando sempre il documento, “dobbiamo ancora crescere: ogni comunità parrocchiale ha diritto di conoscere il suo bilancio contabile, per rendersi conto di come sono state destinate le risorse disponibili e di quali siano le necessità concrete della parrocchia, perché sia all’altezza della sua missione”. Sul tema della “corresponsabilità”, il segretario della Cei ha stigmatizzato “la difficoltà di tanti presbiteri a suscitare e coordinare la collaborazione dei laici nell’impegno amministrativo, sia come consulenti tecnici che come consiglieri. Il presbitero troppo spesso delega ad altri la propria responsabilità o, al contrario, accentra su di sé tutta l’amministrazione”, la denuncia.

Sostentamento clero: mons. Galantino, la Chiesa non è distinta “tra alcuni che fanno e comandano e altri che usano dei servizi e li pagano”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 17:31

“Superare l’idea di una Chiesa distinta tra alcuni che fanno e comandano e altri che usano dei servizi da questi prestati e ne pagano il pedaggio”. È l’invito rivolgo da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ai partecipanti al Convegno degli Istituti diocesani per il sostentamento del clero, in corso a Roma fino al 15 marzo. “Non possiamo negare che spesso abbiamo pensato – o forse continuiamo ancora a pensare – che si possa evangelizzare tenendo separate, anche se inconsapevolmente, la parola e la testimonianza, o peggio ancora che si possa evangelizzare misurando l’efficacia dell’evangelizzazione in termini di influenza socio-politica o di assolutizzazione dell’attività amministrativa”, il monito del vescovo, che ha sintetizzato il ruolo degli Idsc con tre parole d’ordine: “solidarietà, corresponsabilità e trasparenza”. “Siamo passati da un sistema di sostegno del clero incentrato sul singolo beneficio e che non prevedeva alcuna forma di collegamento, di compensazione o solidarietà tra le tante e frammentate realtà ecclesiali, a un sistema che promuove la fondamentale uguaglianza di trattamento fra i sacerdoti italiani attraverso adeguate forme di solidarietà e partecipazione”, ha ricordato Galantino, sottolineando che “tale solidarietà oggi trova espressione nella pronta disponibilità dei singoli Istituti diocesani a dare il loro generoso apporto all’Istituto centrale a favore di tutti i sacerdoti inseriti nel sistema, superando possibili tentazioni individualistiche”. Quanto alle offerte fiscalmente deducibili per il sostentamento dei sacerdoti, il segretario generale ha fatto notare che “diminuiscono progressivamente sia la somma complessiva raccolta, sia il numero delle offerte sia il loro valore medio”, segno della “difficoltà a condividere i valori di perequazione e di solidarietà tra tutti i sacerdoti he vivono e operano in Italia e le relative comunità di appartenenza”. Altro rischio è quello dell'”assuefazione”, che “tende a spostare l’asse portante del sistema verso l’otto per mille”.

Sostentamento clero: mons. Galantino, “ottimizzazione negli investimenti e profitto non possono essere unici criteri”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 17:30

“L’ottimizzazione negli investimenti e il profitto, per quanto auspicabili, giusti e giustificati, non possono essere né i primi né gli unici criteri che guidano il nostro impegno”. Lo ha detto monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, aprendo questo pomeriggio il convegno nazionale degli Istituti diocesani per il sostentamento del clero, in corso a Roma fino al 15 marzo sul tema “La responsabilità di essere Chiesa: identità e obiettivi degli Idsc”. Citando l’Evangelii gaudium, il vescovo ha messo in guardia da quella “mondanità spirituale” che può tradursi “in un funzionalismo manageriale, carico di statistiche, pianificazioni e valutazioni, dove il principale beneficiario non è il popolo di Dio ma piuttosto la Chiesa come organizzazione”. “Bisogna avere il coraggio, in alcune circostanze, di stabilire o ristabilire priorità riconoscibili come ‘priorità di Chiesa’, priorità di gente cioè che crede a un Vangelo vero, possibile e praticabile anche nell’ amministrazione dei beni”, l’appello di Galantino: “Priorità di una Chiesa che non è disposta a mettere tra parentesi tutto ciò”. “Praticarsi degli sconti, in questo ambito, vuol dire dimenticare la dimensione pastorale e testimoniale del vostro lavoro, che investe sia le relazioni con le persone sia la relazione con i beni; relazioni che devono essere sempre improntate alla lealtà, al rispetto e alla giustizia”, ha detto il segretario generale della Cei ai presenti, specificando che “la natura delle cose che trattiamo (denaro, beni mobili e immobili) non ci colloca in una sorta di zona franca”. Nel Sussidio sul Rinnovamento del clero, di prossima pubblicazione per raccogliere il frutto delle riflessioni e delle proposte dei vescovi italiani in questi due anni su questo tema, ha ricordato Galantino, tra i temi affrontati c’è anche quello del rapporto con i beni temporali e il denaro.

Giuseppe Cacciami: Verbania, il 17 marzo Bustaffa e mons. Rini lo ricordano nel quinto anniversario della morte

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 17:21

Saranno il giornalista Paolo Bustaffa, già direttore del Sir, e monsignor Vincenzo Rini, presidente del consiglio d’amministrazione del Sir e già presidente della Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc), a ricordare venerdì 17 marzo, a Verbania, la figura di monsignor Giuseppe Cacciami nel quinto anniversario della morte. A partire dalle ore 16, infatti, presso l’Hotel “Il Chiostro” si terrà un pomeriggio di riflessione dedicato a mons. Cacciami, direttore per decenni della ex Famiglia Studenti e ideatore dello storico hotel. Il sacerdote, giornalista di spicco della stampa cattolica nazionale e internazionale, fu fondatore e presidente della Fisc e vicepresidente della Ucip (Union catholique internationale de la presse). In cappella, mons. Rini presiederà la celebrazione eucaristica in suffragio di don Cacciami, mentre l’incontro sarà ospitato in sala Monastero. Nell’occasione, sarà anche inaugurato il “Garçon”, la scultura che l’artista Carlo Rapp, ha recentemente donato a “Il Chiostro”. Si tratta dell’opera che ricevette il Prix Florence Jay-Gould pour la sculpture nel 1978 a Montecarlo.

100 giorni alla maturità: p. Ciro Bendettini, “la Chiesa non può non avere un volto sempre giovane”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 17:11

Tra le migliaia di studenti radunati nel santuario di San Gabriele dell’Addolorata per il tradizionale appuntamento dei “100 giorni” agli esami di maturità, ha portato la sua testimonianza padre Ciro Benedettini, passionista, rientrato nel santuario della diocesi di Teramo-Atri con l’incarico di direttore de “L’Eco di San Gabriele”, dopo essere stato per molti anni vicedirettore della Sala stampa vaticana.
“È importante che questa occasione sia reale, genuina, sentita”, ha detto padre Benedettini, spiegando al Sir il senso dell’evento. Un momento importante perché spinge i giovani “a riflettere sulla loro vita, sulle decisioni che devono prendere”. E questo “senza rinunciare all’aspetto goliardico”.
Padre Benedettini ha sottolineato come la tappa degli esami di maturità rappresenti per gli studenti “un bivio”. “Le confessioni più belle ai giovani – ha raccontato il padre passionista – io le ho fatte in questi momenti, perché i giovani riflettono profondamente sulla loro vita”.
Il discorso si è poi allargato oltre i confini del santuario e della regione Abruzzo, dato che per questa giornata convergono nella località ai piedi del Gran Sasso anche studenti di altre regioni, ed è arrivato a toccare la prospettiva del prossimo Sinodo dei vescovi, che Papa Francesco ha voluto fosse dedicato proprio ai giovani. “Il Papa – ha ricordato padre Benedettini riferendosi al questionario che verrà distribuito in vista del Sinodo – si aspetta le loro proposte e le loro critiche”. Tutto questo fa parte di un grande “movimento di coinvolgimento dei giovani”, che “più si sentiranno parte della Chiesa, più l’arricchiranno con il loro contributo”, perché la Chiesa – ha concluso – “non può non avere un volto sempre giovane”.

Salute: Taranto, Acli e 118 donano dieci defibrillatori a condomìni di altrettante zone della città

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 17:00

Le Acli provinciali e il 118 della Asl di Taranto insieme per “una questione di cuore”. Primo in Italia è partito il progetto “Condomìni cardioprotetti”. Saranno donati dieci defibrillatori a condomìni di altrettante zone della città, scelti dalle Acli, con alcuni inquilini per palazzo pronti a partecipare a corsi di formazione sull’utilizzo e sul primo soccorso in caso di infarto. Secondo i dati forniti durante la presentazione dell’iniziativa dal direttore del 118 di Taranto, Mario Balzanelli, il 70% degli arresti cardiaci avviene tra le mura domestiche. Pochi minuti in cui parenti e vicini della persona coinvolta, non sanno come comportarsi e come poter aiutare. “In questo modo – spiega il presidente delle Acli provinciali di Taranto, Aldo La Fratta – si cerca invece di promuovere una cultura salva-vita. Stare accanto alle famiglie, anche in vicissitudini come queste, è una nostra priorità”. I condomìni che daranno il loro assenso, si impegneranno a custodire il defibrillatore, posizionarlo a vista, all’ingresso del proprio stabile, indicandolo adeguatamente, e poi, a spese proprie, penseranno alla manutenzione, cambiando ogni due anni le placche autoadesive attraverso cui l’elettricità viene erogata al torace dell’infartato, ed ogni 4-5 anni le batterie del macchinario. L’obiettivo è arrivare ad una mappatura della città, grazie ad una app per smartphone a cui gli studenti di alcune scuole cittadine stanno già lavorando nell’ambito dei progetti di alternanza scuola/lavoro delle Acli provinciali. Così i cittadini sapranno dove si trovano il defibrillatore ed il soccorritore più vicino a loro.

100 giorni alla maturità: migliaia di studenti al santuario di San Gabriele. P. Di Saverio, “dobbiamo fare i conti con la società corrotta”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 16:51

“Tutti siamo alla ricerca della felicità”: padre Federico Di Saverio, parlando alle migliaia di ragazzi radunati nel santuario di San Gabriele nella diocesi di Teramo-Atri a 100 giorni dall’esame di maturità, ha ricordato come a 15 anni aveva lasciato gli studi, travolto dai “luoghi comuni” della società. “Inseguivo soldi, svago, alcool, sesso, droga – sollevando brusio tra i tanti ragazzi per questo, messi a tacere immediatamente con il seguire dell’intervento – dobbiamo essere sinceri e io vi dico la mia verità”, le parole di padre Di Saverio, giovane passionista ordinato sacerdote da non molto tempo che ha aggiunto di essere stato sempre più triste fino all’incontro con Gesù “ma che ti eri fatto? Direte voi… Vi giuro che ero sobrio”. Un intervento allegro al ritmo dei ragazzi, attenti anche quando il passionista ha chiesto loro “fate della vostra vita un dono”, confessando apertamente di provarci anche lui ogni giorno, consapevole della difficoltà perché “dobbiamo fare i conti con la società corrotta che ci vuole far credere che la felicità è realizzare gli interessi personali”.

Guatemala: Lutte (Mojoca-bambini di strada), 40 ragazze morte nell’incendio “è crimine di Stato”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:50

“Ci troviamo di fronte ad un crimine di Stato. In Guatemala non c’è una politica per l’infanzia e l’adolescenza, non ci sono le risorse”: lo denuncia Gérard Lutte, ex docente universitario di psicologia dell’età evolutiva all’Università La Sapienza, fondatore del Mojoca (Movimiento jovenes de la calle), storica realtà che da oltre 20 anni aiuta i bambini di strada a Città del Guatemala con metodi pedagogici innovativi. Lutte e i suoi collaboratori sono scossi dal tragico incendio nella casa di accoglienza statale “Hogar seguro” (“Focolare sicuro”), a 22 km da Città del Guatemala, che ha visto la morte, finora, di 40 bambine e adolescenti. Nei giorni precedenti le ragazze avevano protestato per la violenza e gli abusi subiti nello stesso centro, alcune di loro erano state rinchiuse in un dormitorio, dove pare sia stato appiccato il fuoco per protesta. “Stiamo vivendo giorni di tristezza, di collera, di ribellione – dice -. L’emozione e la collera sono particolarmente intense nel Mojoca perché lavoriamo con gli stessi bambini. Madeline Hernandez, 12 anni, è morta bruciata viva. Jackeline, 14 anni, si è salvata perché è fuggita in tempo”. “Molte denunce – racconta Lutte – erano state presentate dai genitori dei bambini per maltrattamenti, violenze, abusi sessuali, stupri, incitazione alla prostituzione e si temono fatti ancora più orribili, come tratta di minori, adozioni illegali e assassinii”. In Guatemala, tra i Paesi più poveri e pericolosi al mondo, dopo 36 anni di guerra civile con 200mila morti per mano dell’esercito, l’infanzia paga un prezzo enorme in termini di violenza e degrado sociale. “Il dipartimento per il ‘Benessere sociale’, che dipende direttamente dal presidente della Repubblica, non ha dato seguito a vari ordini di tribunali di minorenni”, ricorda Lutte, che punta il dito contro l’indifferenza e la disonestà dello Stato.

100 giorni alla maturità: migliaia di studenti al santuario di San Gabriele. P. Panetta: “Non chiediamo ore e ore di preghiera”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:47

Sono circa 10mila i ragazzi che questa mattina, dalle ore 9, stanno affollando il santuario di San Gabriele dell’Addolorata (Teramo) e tutti gli spazi limitrofi, per ricordare i “100 giorni agli esami di maturità”. La manifestazione è giunta alla 37ª edizione. “Questa è una manifestazione unica in Italia, perché nata spontaneamente dagli studenti stessi. Non vedremo vescovi e cardinali ma frati che accolgono i ragazzi”, ricorda al Sir il rettore del santuario, padre Natale Panetta, responsabile della pastorale e quindi dei momenti di gioia e preghiera indicati per la giornata. “Non chiediamo ore e ore di preghiera, offriamo confessioni, messe e poi li lasciamo liberi per vivere con spensieratezza e gioia questa giornata”. “Pensiamo che uno come loro è stato studente tutta la vita”, le parole di padre Panetta riferite al santo ispiratore di questa manifestazione, san Gabriele, dal cui santuario i ragazzi torneranno nelle loro case e scuole con nella borsa penne, vocabolari, cellulari e tablet, benedetti dal balcone che si affaccia sulla piazza, a “colpi” di rami di ulivo intinti in una conca di rame colma di acqua santa.

60° Trattati di Roma: Mcl, “rilanciare e affrontare insieme i grandi problemi che attanagliano l’Ue”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:43

L’Mcl si interroga sul futuro dell’Unione europea. Il Consiglio generale del Movimento cristiano lavoratori dedicherà la mattina del 25 marzo a una riflessione sul 60° Anniversario dei Trattati di Roma, firmati in Campidoglio nel 1957. Un tema caro al Movimento e a quanti auspicano “un rilancio dell’iniziativa dei Padri fondatori. Un’Europa unita e solidale”. Per Carlo Costalli, presidente di Mcl, “occorre rilanciare ulteriormente e affrontare insieme i grandi problemi che attanagliano l’Europa: dall’integrazione dei migranti all’economia, dal lavoro giovanile alla sicurezza, la formazione professionale, la tutela dei diritti, le vecchie e nuove povertà, le tutele sindacali”. L’obiettivo è “governare questi macro fenomeni che toccano tutti indistintamente per trovare le ragioni comuni di un nuovo stare insieme”. Il primo dei Trattati di Roma istituiva la Comunità economica europea (Cee), il secondo la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). Gli Stati firmatari: Belgio, Germania, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi. La cerimonia avvenne in Campidoglio. Per l’Italia firmarono il presidente del Consiglio Antonio Segni e il ministro degli Affari esteri Gaetano Martino. Dopo le ratifiche da parte degli ordinamenti nazionali, il 1° gennaio 1958 i due Trattati entrarono in vigore. Info: www.mcl.it.

In un altro mondo: Guidetti, “incontrando i migranti sulla rotta balcanica non puoi non indignarti”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:38

“Dai un calcio all’impossibile. Se ci riesci, rimane solo ‘possibile’. Questa parola fa sempre rima con speranza, e la speranza va a braccetto con la forza. In Serbia ho visto queste tre parole rincorrersi tra le strade di Belgrado, andare a sbattere contro i muri ungheresi, perdersi nel bosco oltre di essi”. Inizia così la testimonianza di Irene Guidetti, giovane di Reggio Emilia, che grazie al progetto “In un altro mondo” promosso da Cei e Caritas Italiana, nell’estate del 2016 ha trascorso 30 giorni in Serbia. “Sono sinceramente contenta che Caritas Italiana aiuti a nutrire la speranza di quei migranti che sono bloccati in quelle strade polverose accanto all’autostrada”, spiega Guidetti, secondo cui “quello che succede sotto quei muri, ma anche in tutti i campi profughi della Serbia, sono convinta entrerà nei libri di storia e occuperà altre pagine in bianco e nero, nonostante stiamo vivendo anni digitalmente coloratissimi”. “Se incontri le persone di cui si parla – ammette la giovane – non puoi non indignarti. Finché sarà possibile passare i confini dell’Unione Europea, i migranti sulla rotta balcanica troveranno la forza di continuare a camminare, anche a costo di nutrirsi solo della speranza di ottenere una serenità maggiore di quella appartenente alla vita che si sono già lasciati alle spalle”. “Possibilità, speranza e forza. Se dovessi sintetizzare queste tre parole userei la parola Ayub, che corre ancora, ma oggi lascia le sue orme nelle strade di una capitale dell’Ue”, conclude la giovane, sottolineando che “in fondo, se lo si vuole veramente, tutto è possibile”.

In un altro mondo: De Lucia, “in Brasile tornerò con un progetto come mi è stato chiesto”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:38

“Un pezzo di me è rimasto lì e forse non farà più parte di me, ma sono contenta che sia rimasto là, con il mio ricordo ed il mio contributo”. È quanto afferma Silvia De Lucia, giovane di Certaldo (Fi), ripensando all’esperienza vissuta la scorsa estate in Brasile dove ha trascorso un mese avendo vinto il concorso “In un altro mondo” promosso da Conferenza episcopale italiana (Cei) e Caritas Italiana. “Sono stata accolta da quella che è poi diventata la mia famiglia in questo mese, in una comunità di missionarie delle suore Camiliane a Juazeiro do Norte, rinomata per essere la capitale brasiliana delle violenze (di qualsiasi tipo) soprattutto verso il genere femminile”, spiega De Lucia, ricordando la “periferia di povertà e violenza, dove sorgono piccole strade di terra rossa, ovvero piccole ma numerosissime favelas” e le attività con bambine ed adolescenti. “Lacrime, rabbia ed impotenza le emozioni più dure da mandare giù”, rivela la giovane, aggiungendo che “non è facile dare per scontato tutti i vissuti di queste ragazze, la maggior parte vittime di violenza, o legate a prostituzione e soprattutto droga”. “Ho lasciato un paese ed un quartiere che era diventano il mio, una casa ed una comunità che era e che è tutt’ora la mia famiglia”, ammette De Lucia. “Ma soprattutto le mie bambine e ragazze, che porterò con me sempre”. “Inizierò l’università, continuerò a lavorare nell’ambito del sociale e tornerò – assicura la giovane – con un progetto, proprio come mi è stato chiesto prima di ripartire”. “Un po’ glielo devo”, conclude.

In un altro mondo: Agatiello, “nelle Filippine ho scoperto valori che da questa parte del mondo non abbiamo più voglia di curare”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:37

“Un mese a Roxas, nelle Filippine, a contatto con le realtà Caritas, seduto accanto a chi ha visto l’inferno nell’occhio di un ciclone, è stato un viaggio dal valore inestimabile”. Così Ivan Agatiello, giovane materano, ricorda l’esperienza vissuta nell’estate 2016 grazie al progetto “In un altro mondo” promosso da Conferenza episcopale italiana (Cei) e Caritas Italiana. “Mi viene in mente una sola parola per provare a racchiudere una valigia piena zeppa di emozioni vissute in quei luoghi: ‘umano’”, prosegue Agatiello, rivelando che “lì, tra l’infinito verde delle isole e gli occhi vivi della gente dei baranggay, ho scoperto valori che da questa parte del mondo non abbiamo più voglia di curare, di accudire”. Sono “l’amore verso la propria Terra, il rispetto verso la vita, la condivisione di ogni bene con il resto degli uomini”, spiega il giovane. “Ho visto bambini senza scarpe sorridere di gusto, uomini senza un soldo in tasca ringraziare la natura per i suoi doni, donne stanche ritrovare le forze nell’abbraccio della propria famiglia”, aggiune Agatiello, osservando che “non è stato un viaggio in un Paese diverso” ma “piuttosto atterrare su un altro pianeta, come il nostro, ma indietro di secoli”. “Grazie a quella Terra viva ed ospitale. Grazie a quegli occhi – conclude – che non mi hanno mai fatto sentire diverso, a quelle mani che mi hanno accolto come se mi conoscessero da sempre”.

In un altro mondo: Rotella, “in Ecuador ho scoperto la vera bellezza del donarsi”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:36

“Ho conosciuto il vero Ecuador entrando nelle case delle famiglie con bambini con disabilità, ho scoperto la vera bellezza del donarsi, sentendo il cuore che accelerava i battiti quando la mamma di una bambina disabile e cieca mi ha abbracciato dicendo parole che non riuscivo a comprendere, ho sentito la gioia che attraversava l’aria calda della foresta equatoriale, quando un bambino su una sedia a rotelle mi ha stretto la mano sorridendo”. È la testimonianza di Barbara Rotella, giovane barese, una dei vincitori dell’edizione 2016 del concorso “In un altro mondo” promosso da Conferenza episcopale italiana (Cei) e Caritas Italiana. “Partire è un po’ morire” – aggiunge Rotella – “perché un’esperienza così non può che donarti nuovi occhi, per guardare un orizzonte che mai avresti immaginato”. “Ci si sente un po’ morire, ma solo per rinascere immediatamente, per capire che tutto quello che pensavi di aver capito fino a quel momento, in realtà non ha alcuna importanza, per capire che la vita è una cosa meravigliosa e che non importa proprio per niente che la tua casa sia fatta di assi di legno o di cemento, domani il sole sorgerà lo stesso, illuminerà la mia vita esattamente come la tua, e non c’è nulla di cui preoccuparsi perché ci sarà sempre un motivo per sorridere”, prosegue la giovane, rilevando che “l’Ecuador mi ha insegnato questo, e non sarò mai grata abbastanza per tutte le persone che quotidianamente mi hanno fatto ‘morire’, perché se non fosse stato per ogni incontro casuale, per ogni sorriso per strada, la mia vita non sarebbe rincominciata”.

Papa Francesco: “per favore, continuate a pregare per me”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:28

“Per favore, continuate a pregare per me”. È il messaggio che Papa Francesco affida a Instagram nel giorno in cui ricorre il quarto anniversario della sua elezione.

Quattro anni di Papa Francesco: Delle Foglie (Copercom), “grazie al più grande comunicatore del nostro tempo”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:25

“Gli auguri più sinceri di buona comunicazione” a Papa Francesco, in occasione del quarto anniversario della sua elezione. “Quattro anni indimenticabili – sottolinea il presidente del Copercom, Domenico Delle Foglie – per il più grande costruttore di buone notizie del nostro tempo”. Come Francesco “ci ha insegnato, dinanzi al dilagare delle cattive notizie – sottolinea Delle Foglie -, è responsabilità dei comunicatori cattolici aprire la strada alla Buona notizia che è Gesù stesso. Francesco, da par suo, lo ha fatto andando incontro, giorno dopo giorno alle periferie del mondo, geografiche ed esistenziali. Costruendo ponti e allacciando dialoghi, guardando negli occhi, accarezzando volti e stringendo mani”. In una parola, “accogliendo uomini e donne così come sono e spendendo parole e gesti di misericordia per tutti”. Di tutto questo, conclude Delle Foglie, “il Copercom, con le sue 29 fra associazioni e movimenti, è profondamente grato a Francesco”.

Legalità: domani a Bari l’assemblea della Fondazione antiusura San Nicola e Santi Medici con il commissario Cuttaia

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:22

Ci sarà anche Domenico Cuttaia, commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, all’assemblea della Fondazione San Nicola e Santi Medici che si terrà domani, martedì 14 marzo, a Bari. In mattinata si svolgerà una prima parte dell’assemblea, riservata alla stampa, nel corso della quale il presidente della Fondazione, monsignor Alberto D’Urso, illustrerà ai giornalisti, il bilancio annuale e la relazione socio-pastorale collegata. Nel pomeriggio, invece, sarà la sala consiliare del Palazzo della Città Metropolitana, ad ospitare un evento pubblico aperto alla cittadinanza. Oltre a Cuttaia saranno presenti monsignor Domenico Padovano, vescovo emerito di Conversano-Monopoli, Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani), Giuseppe Maresca, capo della Direzione V – Prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario per fini del Dipartimento del Tesoro-Ministero economia e finanze (Mef), Isabella Fontana, dirigente dell’Ufficio VIII – Azione internazionale e rapporti bilaterali in materia di prevenzione dei reati finanziari del Dipartimento del Tesoro-Mef, e Giustino Trincia, responsabile dell’Ufficio dei Rapporti con i consumatori dell’Abi (Associazione bancaria italiana).

Quattro anni di Papa Francesco: card. Montenegro, “a Lampedusa un pentagramma delle note che sarebbero venute dopo”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 14:15

“A Lampedusa mise, come in un pentagramma, la chiave di lettura delle note che sarebbero venute dopo”. Così il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, ripercorre, in una videointervista al settimanale diocesano “L’Amico del popolo”, il pontificato di Papa Francesco in occasione del quarto anniversario dell’elezione. In quel 13 marzo 2013 c’è stata “meraviglia, come per tanti altri – rivela Montenegro – che un po’ alla volta è diventata concretezza di qualcosa di grande che stava succedendo”. “Un po’ alla volta sono venute fuori quelle qualità, quello stile, quelle modalità di cui alcuni argentini mi parlavano e che buona parte stanno apprezzando”, prosegue il cardinale, secondo cui – riferendosi alla richiesta di pregare per lui affacciandosi alla loggia di san Pietro – “oggi possiamo dire che è stato sorprendente”. Per l’arcivescovo, Francesco “è un papa inquietante, che continuamente ha una proposta nuova da farti. Che conosce e ama la gente e che parla il linguaggio della gente”. Per parlare della semplicità con cui si è presentato dopo l’elezione, Montenegro ricorda “la giornata di Lampedusa, che è stata straordinaria. Per me era la seconda volta che lo incontravo dopo la visita ‘ad limina’ con i vescovi. Ma a Lampedusa è stato come se avessi un fratello vicino, non c’era l’impaccio di avere accanto il Papa”. Dopo Lampedusa, “è andato a Lesbo e in tante periferie – osserva il cardinale – con la semplicità e la forza di un padre e di un pastore”. “Ma a Lampedusa ho avuto l’impressione che fosse anche un profeta e che, come Mosè, indicasse a tutti la strada da prendere”. Nel video Montenegro parla anche del rapporto amichevole con Papa Francesco e sottolinea “la prossimità e il fatto che la gente lo senta vicino, questo vale per il potente e per il povero”. “Ci sta parlando di tutto e di tutti, ci sta scuotendo mettendoci davanti la figura di quel Dio che è padre misericordioso”, aggiunge il cardinale, evidenziando che “con le cose semplici ci sta meravigliando”. “Anche quando dice cose grandi, che potrebbero sembrare pesanti, sono dette con il tono e la voce di un amico che sa che vuole prenderti per mano. Ma il bello – conclude – è che anche lui vuole essere preso per mano per poter fare la strada insieme”.

Giornata comunicazioni sociali: Copercom, al via una riflessione a più voci sul Messaggio di Papa Francesco

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 14:14

Prende il via oggi sul sito del Copercom una riflessione a più voci sul Messaggio di Papa Francesco per la 51ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. “Esiste uno statuto della ‘buona notizia’? La domanda si è fatta pressante dopo la pubblicazione del Messaggio del Papa”, scrive Domenico Delle Foglie, presidente del Coordinamento delle associazioni per la comunicazione, che nel “vasto programma” che il Papa indica agli operatori della comunicazione individua “dieci piccoli indizi per la buona notizia”. Il primo: “la buona notizia semina speranza e fiducia, ma non ambisce all’autoreferenzialità e alla tranquillità dello scorrere dei giorni. E tanto meno vuol essere moraleggiante”. Secondo: “si annida nel quotidiano”, sperando di “trovare spazio nel cuore e nelle menti”. Terzo: “è impastata della vita degli uomini e delle donne”. Quarto: “si manifesta apertamente nel racconto dell’uomo o della donna colti nel loro tempo e nel loro spazio. Una sorta di immanenza che è propria della tradizione cristiana”. Quinto: “si fa vita buona e manifesta una direzione giusta che non tradisce l’uomo nella sua umanità”. Sesto: “fa i conti con la povertà di ciascuno e non si nasconde la difficoltà di non tradire l’umanità”. Settimo: “rispetta la nostra antropologia, anzi cerca di decifrarla” senza “ergersi a giudice impietoso”. Ottavo: “è disinteressata. Non persegue l’obiettivo della gratificazione o del proselitismo”. Nono: “non si impone con la forza”, ma “entra nelle vite degli altri in punta di piedi”. Decimo: “è il frutto dei nostri occhiali nuovi che hanno sperimentato la speranza e la fiducia anche nelle situazioni più difficili, dunque è pronta a raccontare ‘cuori capaci di commuoversi, volti capaci di non abbattersi, mani pronte a costruire’”.

Dat: mons. Paglia (Santa Sede), “sul testamento biologico mi auguro ci sia l’accordo più ampio possibile in Parlamento”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 14:11

“Sul disegno di legge sul testamento biologico, che non c’entra nulla né con l’eutanasia né con il suicidio assistito, mi auguro che ci sia l’accordo più ampio possibile in Parlamento. Mentre va rispettata la volontà del malato sull’accesso o meno alle terapie, volontà garantita dal dettato costituzionale. Inoltre, si deve contrastare, da un lato, ogni forma di accanimento terapeutico, dall’altro, va dato largo spazio alle cure palliative per non far soffrire il malato”. Così monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, in un’intervista a Famiglia Cristiana interviene nel dibattito sul fine vita in concomitanza con l’inizio della discussione alla Camera del ddl sul biotestamento. “Mi chiedo spesso perché tanta fretta per legiferare sulla eutanasia, che è comunque provocare la morte, e si tace del tutto senza neppure un cenno programmatico per contrastare gli abbandoni terapeutici che sono una pratica più che diffusa e che riguarda decine di migliaia di malati? Non sarebbe urgente un sussulto di civiltà per aiutare questi ultimi a vivere?” si domanda mons. Paglia. Infine, sulle posizioni del mondo cattolico sul caso di Fabiano Antoniani, chiarisce: “Rispetto al passato si è scelto in luogo della contrapposizione ideologica la via del dialogo e dell’approfondimento, ma senza nessuna rinuncia ai principi. Va peraltro evitato un giudizio morale che leghi senza appello peccato e peccatore, come scriveva papa Giovanni. Dobbiamo essere larghi nella compassione senza diminuire la fermezza nei principi”.

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