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Papa Francesco: a santa Maddalena di Canossa, “non si paga per fare il Papa”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 10:04

“Si paga per diventare Papa?”. È una delle domande a cui ha risposto ieri Francesco, nell’incontro con i bambini e i ragazzi del catechismo, durante la visita alla parrocchia di Santa Maddalena di Canossa, alla Borgata Ottavia. “Se tu hai un mucchio di soldi e vai lì e li dai ai cardinali, loro ti faranno Papa per questo?”, ha chiesto Francesco a sua volta ai bambini, nel “botta e risposta” a braccio, ricevendo un “no” corale. “Gesù sceglie chi vuole che faccia il Papa in questo tempo; in un altro tempo sceglie un altro, e un altro, e un altro..”, ha proseguito Francesco facendo notare ai ragazzi che il primo Papa, Pietro, non era un santo ma un peccatore.  Ti piace il tuo “lavoro”, o ti piaceva più quello di prima, hanno chiesto ancora i bambini: “A me piace, e mi piaceva anche quando ero parroco in una parrocchia, rettore della facoltà e anche parroco, tutti e due: mi piaceva tanto”, la risposta di Francesco: “Mi piaceva anche fare scuola di catechesi, la Messa ai bambini… mi piaceva. Sempre, essere sacerdote è una cosa che a me è piaciuta tanto”. “Così, che è più bello: fare il Papa o fare il prete?”, ha domandato il Papa ai ragazzi:  “Tutti e due: quello che Dio vuole. Quello che il Signore ti dà è bello, perché quando il Signore ti dà un compito da fare, un lavoro, essere pastore di una parrocchia, o di una diocesi o fare il Papa, pastore, lì, ti dà un compito”.

Papa Francesco: messa a santa Maddalena di Canossa, “Gesù si è fatto peccato”. “Parlare dei peccati altrui è una cosa brutta”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 10:03

Tra la trasfigurazione e la resurrezione “ci sarà un altro volto di Gesù: ci sarà un volto non tanto bello; ci sarà un volto brutto, sfigurato, torturato, disprezzato, insanguinato dalla corona di spine…”. Lo ha detto il Papa nell’omelia pronunciata, a braccio, ieri pomeriggio, durante la visita alla parrocchia di Santa Maddalena di Canossa, in Borgata Ottavia. “Tutto il corpo di Gesù sarà proprio come una cosa da scartare”, ha proseguito Francesco: “Due trasfigurazioni e in mezzo Gesù Crocifisso, la croce”. “Dobbiamo guardare tanto la croce!”, l’invito: “È Gesù, il Figlio di Dio, Dio stesso, nel quale il Padre si compiace: lui si è annientato per salvarci! E per usare una parola troppo forte, troppo forte, forse una delle parole più forti del Nuovo Testamento, una parola che usa Paolo: si è fatto peccato”. “Il peccato è la cosa più brutta”, ha commentato il Papa: “Il peccato è l’offesa a Dio, lo schiaffo a Dio, è dire a Dio: ‘Tu non mi importi, io preferisco questo…’. E Gesù si è fatto peccato, si è annientato, si è abbassato fino a lì… E per preparare i discepoli a non scandalizzarsi di vederlo così, in croce, ha fatto questa trasfigurazione”. “Noi siamo abituati a parlare dei peccati altrui”, ha detto Francesco: “È una cosa brutta… Invece di parlare dei peccati altrui, non dico di farci peccato noi, perché non possiamo, ma di guardare i nostri peccati e lui, che si è fatto peccato”. “Questo è il cammino verso la Pasqua, verso la Risurrezione”, ha concluso il Papa: “Con la sicurezza di questa trasfigurazione andare avanti; vedere questo volto tanto luminoso, tanto bello che sarà lo stesso nella Risurrezione e lo stesso che troveremo in Cielo, e anche vedere quest’altro volto, che si è fatto peccato, ha pagato così, per tutti noi. Gesù si è fatto peccato, si è fatto maledizione di Dio per noi: il Figlio benedetto, nella Passione è diventato il maledetto perché ha preso su di sé i nostri peccati. Pensiamoci, a questo. Quanto amore! Quanto amore! E pensiamo anche alla bellezza del volto trasfigurato di Gesù che incontreremo in Cielo. E che questa contemplazione dei due volti di Gesù – quello trasfigurato e quello fatto peccato, fatto maledizione – ci incoraggi ad andare avanti nel cammino della vita, nel cammino della vita cristiana. Ci incoraggi a chiedere perdono per i nostri peccati, a non peccare tanto… Ci incoraggi soprattutto ad avere fiducia, perché se lui si è fatto peccato è perché ha preso su di sé i nostri. E lui è disposto sempre a perdonarci. Soltanto, dobbiamo chiederlo”.

Papa Francesco: Angelus, ascoltare “urlo nascosto” di “ragazze e ragazzi vittime di violenze, maltrattamenti, sfruttamento e guerre”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 10:02

“Esprimo la mia vicinanza al popolo del Guatemala, che vive in lutto per il grave e triste incendio scoppiato all’interno della Casa Refugio Virgen de la Asunción, causando vittime e ferite tra le ragazze che vi abitavano”. Sono le parole pronunciate dal Papa dopo la recita dell’Angelus di ieri. “Il Signore accolga le loro anime, guarisca i feriti, consoli le loro famiglie addolorate e tutta la nazione”, ha proseguito Francesco. Poi un appello: “Prego anche e vi chiedo di pregare con me per tutte le ragazze e i ragazzi vittime di violenze, di maltrattamenti, di sfruttamento e delle guerre”. “Questa è una piaga, questo è un urlo nascosto che deve essere ascoltato da tutti noi e che non possiamo
continuare a far finta di non vedere e di non ascoltare”, la denuncia del Papa.

Papa Francesco: Angelus, “la Croce cristiana non è una suppellettile”, ma “la porta della Resurrezione”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 10:01

“La Croce cristiana non è una suppellettile della casa o un ornamento da indossare, ma è un richiamo all’amore con cui Gesù si è sacrificato per salvare l’umanità dal male e dal peccato”. Lo ha ricordato il Papa, che durante l’Angelus di ieri ha esortato i 35mila fedeli presenti, in questo tempo di Quaresima, a contemplare “con devozione l’immagine del crocifisso, Gesù in croce:  è il simbolo della fede cristiana, è l’emblema di Gesù, morto e risorto per noi”. “Facciamo in modo che la Croce segni le tappe del nostro itinerario quaresimale per comprendere sempre di più la gravità del peccato e il valore del sacrificio col quale il Redentore ha salvato tutti noi”, l’invito di Francesco, che partendo dall’episodio della trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor ha osservato come, sulla strada verso Gerusalemme, “Gesù si stava dimostrando un Messia diverso rispetto alle attese, a quello che loro immaginavano sul Messia, come fosse il Messia: non un re potente e glorioso, ma un servo umile e disarmato; non un signore di grande ricchezza, segno di benedizione, ma un uomo povero che non ha dove posare il capo; non un patriarca con numerosa discendenza, ma un celibe senza casa e senza nido”. “È davvero una rivelazione di Dio capovolta, e il segno più sconcertante di questo scandaloso capovolgimento è la croce”, ha commentato il Papa: “Ma proprio attraverso la croce Gesù giungerà alla gloriosa risurrezione, che sarà definitiva, non come questa trasfigurazione che è durata un momento, un istante”. “Gesù trasfigurato sul monte Tabor ha voluto mostrare ai suoi discepoli la sua gloria non per evitare a loro di passare attraverso la croce, ma per indicare dove porta la croce”, ha concluso Francesco: “Chi muore con Cristo, con Cristo risorgerà. E la croce è la porta della risurrezione. Chi lotta insieme a lui, con lui trionferà. Questo è il messaggio di speranza che la croce di Gesù contiene, esortando alla fortezza
nella nostra esistenza”.

Di gratitudine non è mai morto nessuno!

Marco Pozza - Sun, 2017-03-12 12:55

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«Lo insegniamo ai bambini, ma poi lo dimentichiamo!» ebbe modo di notare Papa Francesco. GRAZIE. Una parola piccola, breve, semplice, ma quanto mai preziosa e, talvolta, impegnativa.

«La gratitudine è un dovere che va reso, ma che nessuno ha il diritto di aspettarsi» (Jean Jacques Rousseau)

 Non si tratta di ottenere un "pareggio di bilancio" tra dare e avere, né una pretesa, bensì, piuttosto, dedicare la delicatezza dell'attenzione a chi ci fa del bene, ricordando che esso "costa" sempre qualcosa a chi lo compie. Non perché il dono sia

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Quella strana-lettera spedita da Barbiana cinquant'anni fa

Marco Pozza - Sun, 2017-03-12 01:00

Barbiana

Ancor oggi – dopo essere stata abitata da un profeta randagio – Barbiana è una terra sconosciuta alle mappe. L'ultima segnaletica, l'unica, sta appesa sul tronco di un albero, a pochi metri dall'arrivo: «Le strade storte, i tetti sfondati, il fango rappreso, le porte rotte, le stanze fredde, i sandali bucati, la vita senza parole, le croste sui ginocchi dei bimbi balbuzienti» (E. Affinati). Terra che porta cucito addosso il nome di chi l'ha resa terra-santa: la curazia – che è meno di una parrocchia – di don Lorenzo Milani,

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L'ultima furberia di Satana: "Sono morto. Ditelo a tutti"

Marco Pozza - Sat, 2017-03-11 21:25

pipistrello

Che nessuno sghignazzi dicendo: “Satana non esiste”. Quel lurido essere immondo non ha mai guadagnato tanto terreno come quando, dotato d'immane furbizia, ha fatto circolare la falsa-notizia della sua morte: «L'ultima astuzia del Diavolo, fu scritto, è di sparger voce della sua morte» (G. Papini). È proprio una notizia-del-demonio: anche il diavolo, non dimenticatelo mai, ha i suoi miracoli. I suoi marchingegni per abbindolare il cuore: sa di non poter promettere ciò che promette Cristo, il suo perpetuo avversario. Non potendo competere in fatto di qualità, fa leva sul complemento-di-tempo,

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Fossa comune in Irlanda: mons. Neary (Tuam), “la verità emerga in modo chiaro e obiettivo”. “Impariamo dal passato perché queste ingiustizie non si ripetano”

Agensir.it - Sat, 2017-03-11 20:00

“Vi è urgente bisogno di un’inchiesta per esaminare tutti gli aspetti della vita a quel tempo, allargando il focus da una particolare congregazione religiosa e affrontando il tema dei ruoli e delle interrelazioni tra Chiesa, Stato, enti locali e la società in generale. Questo approccio dovrebbe assicurare che la verità emerga, per quanto sgradevole possa essere”. In questo modo “saremo in grado di procedere davvero. La speranza è che il report della Commissione faccia emergere la verità in modo chiaro e obiettivo”. Il monito e l’auspicio sono di monsignor Michael Neary, arcivescovo di Tuam, la cittadina irlandese dove alcuni anni fa è stata scoperta in una ex casa di suore una fossa comune in cui sono stati ritrovati almeno 800 corpi di bambini. Nell’omelia – inviata al Sir – della Messa celebrata questa sera nella cattedrale dell’Assunzione, il presule ricorda la vicenda “straziante” della Mother and Baby Home a Tuam. “Possiamo solo tentare di capire lo sconvolgimento emotivo sofferto dalle madri”, afferma, e occorre “tentare di spiegare, ma non giustificare, ciò che è accaduto nel nostro non lontano passato collettivo” chiedendosi come la società irlandese, “che pretendeva di essere definita dai valori cristiani” possa essersi comportata in questo modo verso i più vulnerabili. “Vorrei scusarmi di nuovo per il dolore causato dalle mancanze della Chiesa”, le parole di mons. Neary, quando “questi bambini e le loro madri non sono stati accolti, né voluti né amati”. Quindi il riferimento al presente: “Ancora oggi ci circondano enormi sfide su come ci prendiamo cura delle persone svantaggiate. Negli anni a venire la nostra società attuale sarà inevitabilmente sottoposta a esame e molto probabilmente sarà giudicata carente in molti aree nelle quali al momento siamo ciechi. Dobbiamo imparare dal passato – la conclusione del presule – per evitare simili ingiustizie oggi, e per informare le generazioni future”.

 

 

Firenze: card. Betori, “invierò degli animatori” per “riscoprire la bellezza del Vangelo”. Il 22 aprile apertura del “cammino sinodale”

Agensir.it - Sat, 2017-03-11 19:25

“Chiamo le nostre comunità parrocchiali, le comunità di vita consacrata, le associazioni, movimenti, gruppi, comunità e realtà ecclesiali di fedeli laici a essere un popolo di uomini e donne in ricerca della gioia del Vangelo. Vi chiedo di entrare in dialogo con Dio e di comprendere che Lui è in mezzo a noi, ci parla, ci accompagna, e ci vuole bene”. È l’invito rivolto dall’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, in una lettera alla comunità ecclesiale fiorentina, con cui comunica l’indizione di un cammino sinodale sulla “Evangelii gaudium”. “L’ascolto che vogliamo promuovere – osserva l’arcivescovo – riguarda noi stessi, la vita delle comunità ecclesiali e della realtà ecclesiale e culturale di oggi”. “Celebrata la Pasqua – annuncia Betori – vi invierò degli animatori che guidando l’inizio di questo cammino, vi aiuteranno a riscoprire la bellezza del Vangelo, a confrontarvi nella fraternità delle vostre comunità, e a individuare degli obiettivi condivisi per essere confermati dalle parole di Gesù: ‘Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro’ (Mt 18,20)”. La lettera dell’arcivescovo verrà letta e distribuita domani da tutti i parroci della Chiesa fiorentina. Il cammino sinodale si aprirà ufficialmente sabato 22 aprile, alle 21, con una veglia di preghiera presieduta dal card. Betori nella chiesa di san Giovanni Battista all’Autostrada.

Firenze: card. Betori, un “cammino sinodale sulla Evangelii gaudium”

Agensir.it - Sat, 2017-03-11 19:19

Un “Cammino sinodale sulla Evangelii gaudium”, “un percorso per crescere insieme nella missione di testimonianza del Vangelo in questo tempo”. L’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, in una lettera alla comunità ecclesiale fiorentina, che sarà letta e distribuita domani da tutti i parroci della diocesi, comunica l’indizione di un cammino sinodale. Richiamando l’indicazione data da Papa Francesco in Santa Maria del Fiore durante il V Convegno ecclesiale nazionale – “in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium” – il card. Betori afferma che “questa chiara esortazione del Papa non può rimanere senza una nostra risposta”. “So bene – aggiunge l’arcivescovo – che non si tratta di cominciare da ora, perché il suo invito ha già mosso molti tra noi e l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium è stata al centro di iniziative che hanno visto protagoniste la stessa arcidiocesi, molte parrocchie e aggregazioni ecclesiali”. Ma “è bene ora dare a questo nostro impegno una forma organica e condivisa”. “Chiamiamo ‘sinodale’ questo percorso – rileva Betori – perché vogliamo creare un ascolto attento di ciascuno e di tutti, per giungere a un consenso attorno ad alcuni, pochi ed essenziali, spazi di azione su cui intervenire con scelte da condividere”. “Tale consenso – sottolinea il cardinale – non sarà il risultato della somma delle nostre singole volontà, bensì la ricerca insieme della volontà di Cristo per noi”.

Quattro anni di Papa Francesco: il card. Nichols (Inghilterra e Galles), gratitudine, sostegno e preghiere

Agensir.it - Sat, 2017-03-11 19:15

Il cardinale Vincent Nichols, presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, scrive a Papa Francesco che si prepara a celebrare il quarto anniversario di elezione a vescovo di Roma e a 265 ° successore di Pietro (13 marzo 2013). Nel testo, pubblicato sul sito della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, il cardinale presidente offre preghiere per il Santo Padre ed esprime al Papa “a nome di tutta la comunità cattolica in Inghilterra e Galles, e sono certo di molte più persone”, gratitudine “per il modo risoluto con cui afferma gli insegnamenti di Cristo e della Chiesa, presentandoli in opere e in parole con una freschezza e immediatezza che attirano l’attenzione del mondo”. Il card. Nichols ringrazia Dio perché “lo Spirito Santo ha guidato la Chiesa nel processo” di elezione del Papa e “lo stesso Spirito Santo” guida e sostiene il Pontefice “di giorno in giorno”. “Ringraziamo Dio – scrive ancora il porporato a Francesco – per la ricchezza di doni e frutti dello Spirito Santo, che sono le caratteristiche del suo ministero: gioia e pace, pazienza e gentilezza, fedeltà, saggezza e misericordia”. “Preghiamo – si legge a conclusione della lettera – che Dio le dia forza e coraggio per continuare questo grande ministero da cui tutti traiamo tale incoraggiamento. Le assicuro, Santo Padre, l’amore, la stima e il sostegno convinto di tutti noi”.

Giornata memoria e impegno in ricordo vittime mafie: mons. Oliva (Locri-Gerace), “mai più violenza e spargimento di sangue”

Agensir.it - Sat, 2017-03-11 19:00

“Mai più nella nostra terra violenza e spargimento di sangue, sequestri di persone e faide distruttive! Scompaia ogni tentazione di fare uso della forza e della vendetta! Vengano meno tutte le forme di associazione criminale. La ‘ndrangheta è morte per la nostra terra, la causa principale del nostro sottosviluppo”. A scriverlo in una lettera indirizzata alla diocesi è stato monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, in preparazione alla Giornata nazionale della memoria e dell’impegno per le vittime delle mafie che si svolgerà il 21 marzo a Locri. “‘Memoria’ e ‘impegno’ sono due parole chiave del nostro cammino civile e religioso” – scrive mons. Oliva – perché “la memoria richiama il sangue versato da faide violenti che hanno seminato morte e distrutto i nostri paesi”, richiama “la sofferenza che il tempo dei sequestri ha cagionato”. Per il presule è “memoria delle tante vittime spezzate dalla violenza della mafia, vite di uomini e donne, giovani e meno giovani, ragazzi e bambini, vittime innocenti di una criminalità spietata che non si è mai fermata davanti a niente”. L’invito di mons. Oliva è a stringerci “ai familiari delle tante vittime innocenti delle mafie. Facciamo nostro il loro dolore, ponendoci accanto a loro e condividendone la sofferenza” per “trasformare le fragilità e il dolore in risorse preziose per un cammino nuovo”. Per mons. Oliva poi “impegno è volontà di cambiamento, di conversione e di vita nuova”. Il presule invita a fare “obiezione di coscienza di fronte a qualunque progetto di morte e alla mentalità mafiosa, prepotente e arrogante”, per “ridare dignità alla nostra terra” e “ricostruire rapporti di pace e riconciliazione”, “favorire legami di cooperazione nel bene, di volere un lavoro per tutti”.

Mons. Giovanni Benedetti compie 100 anni: gli auguri dei vescovi umbri

Agensir.it - Sat, 2017-03-11 18:51

I vescovi della Conferenza episcopale umbra formulano gli “auguri più affettuosi” a mons. Giovanni Benedetti, vescovo emerito di Foligno, per il suo centesimo genetliaco. Nato a Spello il 12 marzo 1917, nel 1974 è nominato vescovo ausiliare di Perugia e nel 1976 è trasferito alla guida della Chiesa di Foligno, che ha retto fino al 1992. È il vescovo più anziano d’Italia, il quarto nel mondo. I presuli sottolineano “l’acume pastorale, la profondità spirituale, la raffinata intelligenza e la premura paterna di mons. Benedetti, prete e vescovo con profonda visione conciliare della Chiesa, che ha sostenuto attraverso lo studio e la diffusione in Italia del pensiero teologico del gesuita francese Henri-Marie De Lubac. Apprezzato insegnante di materie teologiche, era convinto che la teologia più che fornire risposte dovesse suscitare interrogativi e domande”. Come vescovo di Foligno ha consolidato l’attuazione del Concilio Vaticano II, celebrando anche il Sinodo. “È ricordato – si legge in una nota dei vescovi umbri – come un pastore animato da grande passione per le persone affidate alle sue cure pastorali, in modo particolare per i preti, i giovani e quanti segnati dalla sofferenza”. I vescovi nel “rinnovare gli auguri a mons. Benedetti, in segno di riconoscenza per il lungo e fedele servizio reso alla Chiesa in Umbria, invocano dal Signore, per intercessione della Madonna – a Foligno invocata in modo particolare col titolo del Pianto -, di S. Feliciano e di Santa Angela una rinnovata effusione di doni e di ricompense celesti sulla sua persona”.

Koinè 2017: don Pennasso (Cei), “utile laboratorio di confronto tra mondo della produzione e liturgisti”

Agensir.it - Sat, 2017-03-11 18:44

“L’appuntamento di Koinè si conferma come utile laboratorio di confronto tra mondo della produzione e liturgisti, architetti, operatori pastorali e artisti”. È quanto ha affermato questa mattina don Valerio Pennasso, direttore dell’Ufficio nazionale per i Beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Conferenza episcopale italiana (Cei), intervenendo all’inaugurazione di Koinè 2017, la rassegna di arredi, oggetti liturgici e componenti per l’edilizia di culto ospitata fino a martedì 14 marzo presso il quartiere fieristico di Vicenza. “La collaborazione ormai quasi trentennale della Cei con Koinè è espressione del dialogo con le professionalità che si esprimono sia nell’arte sacra sia nella liturgia e nei servizi tecnici e progettistici per le parrocchie”, ha sottolineato don Pennasso, secondo cui si tratta di “un dialogo di grande rilievo e necessario perché ai produttori è affidata, in qualche modo, la divulgazione pratica dei principi e delle indicazioni dei vescovi in materia di adeguamento liturgico e di arte sacra”.

Koinè 2017: mons. Pizziol (Vicenza), “qui è forte il legame tra arte e liturgia”

Agensir.it - Sat, 2017-03-11 18:41

“Siamo di fronte non solo a degli oggetti commerciali, ma anche e soprattutto a degli oggetti artistici, per sottolineare il forte legame tra arte e liturgia”. Lo ha affermato questa mattina il vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol, nel corso dell’inaugurazione di Koinè 2017, la rassegna biennale di arredi, oggetti liturgici e componenti per l’edilizia di culto, in programma fino a martedì 14 marzo presso il quartiere fieristico di Vicenza. “L’inaugurazione della 17ª edizione – ha sottolineato il vescovo – ha una sua valenza particolare per la presenza del vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, al quale sono stati consegnati oggi dei segni liturgici di solidarietà per le oltre 100 chiese lesionate dal terremoto”. Pizziol ha rivolto “un invito a visitare questa rassegna”, osservando che “l’arte ha quasi una funzione maieutica nel generare quella bellezza che le celebrazioni liturgiche devono esprimere nel loro insieme, nei canti, nei paramenti e negli oggetti”. “Credo che Koinè – ha concluso – può contribuire alla realizzazione di questa celebrazione liturgica che è in sé unica”.

Koinè 2017: mons. Pompili (Rieti), “grazie per l’attenzione verso le centinaia di chiese gravemente distrutte dal sisma”

Agensir.it - Sat, 2017-03-11 18:38

“La vostra generosa attenzione contribuisce ad affrontare uno dei problemi più rilevanti posti dal sisma. Solo nelle zone di Amatrice ed Accumoli sono oltre 100 le chiese gravemente distrutte e la messa in sicurezza e la ricostruzione sono processi che richiederanno anni”. Lo ha affermato questa mattina a Vicenza il vescovi di Rieti, monsignor Domenico Pompili, all’inaugurazione di Koinè 2017, dove è intervenuto in rappresentanza delle comunità terremotate del Centro Italia per ricevere dalle mani di alcuni espositori presenti doni per la ricostruzione delle chiese distrutte. Ringraziando il vescovo di Vicenza, mons. Beniamino Pizziol, i responsabili di Ieg, che organizza la rassegna, e i produttori per l’invito e i doni ricevuti, mons. Pompili ha sottolineato come “dopo la ricostruzione dei legami sociali e dell’economia di un territorio che già soffriva le conseguenze di un progressivo spopolamento, la distruzione ‘di massa’ delle chiese soprattutto nella zona del cratere è un’ulteriore ferita per le comunità che, intorno ad esse, si riunivano e si riconoscevano e la ricostruzione dei beni artistici cui voi contribuite è anche, e soprattutto, ricostruzione degli spazi pubblici e di incontro di cui le chiese sono simbolo”. Al vescovo sono stati donati paramenti liturgici, calici, patene, arredi per le aule di culto, immagini sacre, impiantistica, offerti da oltre 100 produttori, di cui 60 hanno materialmente consegnato il proprio dono; altri hanno promesso la fornitura d’impianti di amplificazione o campane o elementi per l’edilizia.

Diocesi: mons. Cavina (Carpi), la cattedrale “luogo non solo di culto ma di bellezza”. Oggi un convegno per la riapertura del 25 marzo

Agensir.it - Sat, 2017-03-11 18:33

A due settimane dalla riapertura della cattedrale, si è svolto questa mattina a Carpi il convegno “Ora vedrete il Tempio completato… il ricordo visibile della Luce invisibile” promosso dal settimanale “Notizie” e dall’ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi di Carpi, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, della Città di Carpi e dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna, in collaborazione con Ucsi (Unione italiana stampa cattolica) e Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici). Davanti a una nutrita presenza di partecipanti, gli interventi del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, dell’assessore regionale alla ricostruzione, Palma Costi, e di Marco Soglia, responsabile dell’Ufficio ricostruzione della diocesi di Carpi, hanno sottolineato l’importanza del lavoro di squadra tra istituzioni civili e religiose, amministratori locali e soprintendenze, per portare avanti la ricostruzione, unendo la tutela dei beni al miglioramento sismico. Un esempio di coesione sociale al di là delle barriere che si è ben espresso nel recupero della cattedrale, “luogo non solo di culto ma di bellezza” – ha sottolineato il vescovo di Carpi, monsignor Francesco Cavina – di cui tutti, credenti e non credenti, hanno riscoperto il valore e l’importanza. Introdotti da Chiara Genisio, vicepresidente della Fisc, sono poi intervenuti Mario Staffolani, direttore di “Radio C1” della diocesi di Camerino, Simone Incicco, caporedattore de “L’Ancora” della diocesi di San Benedetto del Tronto, e don Ermanno Caccia, direttore di “Notizie”. Hanno portato la testimonianza di tre organi d’informazione che, continuando a lavorare tra le difficoltà enormi causate dal terremoto, hanno mantenuto vivo un punto di riferimento importante per le comunità, una volta venuti meno gli spazi di aggregazione. “Dove trovare la speranza di fronte a tanta distruzione?”, si è chiesto Staffolani, secondo cui “la vicinanza del Pontefice, della Chiesa italiana, delle istituzioni, dei sindaci, dei tantissimi volontari che sono accorsi, è stato uno stimolo ad andare avanti”. Come giornalisti, ha concluso Incicco, parlando della situazione degli sfollati di San Benedetto del Tronto, “siamo chiamati a raccontare le storie delle persone, i loro bisogni ed esigenze, con la massima sensibilità, mettendo sempre al centro l’uomo”.

Papa alla borgata Ottavia: padre Spinello (parroco), “gli chiederò di pregare per le vocazioni, ne abbiamo bisogno”

Agensir.it - Sat, 2017-03-11 18:30

“Partirò da una consegna – ‘conferma i tuoi fratelli nella fede’ – per poi formulare una speranza: Signore, dacci tante vocazioni, ne abbiamo bisogno”. Ad anticipare, in un’intervista al Sir, cosa dirà al Papa, quando verrà domani in visita alla sua parrocchia, è padre Giorgio Spinello, da dieci anni alla guida di Santa Maddalena di Canossa, periferia Nord Ovest della Capitale. In questi dieci anni padre Giorgio ha avuto la gioia di vedere maturare le vocazioni di un 49enne, ora diacono, e di un ragazzo di 25 anni che riceverà l’ordinazione sacerdotale quest’anno. Ma le situazioni ferite che si incrociano in una periferie sono tante: “Ci sono i malati, le persone che hanno perso il lavoro, i giovani che lo cercano”, l’elenco solo parziale stilato dal parroco. C’è il disagio di un quartiere-dormitorio, in cui mancano punti di aggregazione. Così, solo la parrocchia e la Prefettura sono gli unici punti di riferimento. “Servirebbe una presenza maggiore delle istituzioni”, la richiesta del religioso. “Noi abbiamo l’oratorio, dove portiamo avanti un’azione educativa che offre ai giovani proposte per la loro vita”. Perché la povertà non è fatta solo di carenza di cose materiali, ma di progetti. La parrocchia, su invito del parroco, si è preparata all’incontro con Francesco tramite tre giorni di adorazione eucaristica. “Fare entrare tutti non sarà possibile”, prevede padre Giorgio. Santa Maddalena di Canossa è la terza parrocchia romana visitata dal Papa dall’inizio di quest’anno – dopo Santa Maria a Setteville di Guidonia (15 gennaio) e Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù (19 febbraio) – e la quattordicesima in quattro anni di pontificato.

Cattolici-Luterani: “celebrazione storica” a Hildesheim in Germania. Card. Marx, “continuiamo a camminare insieme”

Agensir.it - Sat, 2017-03-11 18:00

Con una liturgia penitenziale e una preghiera di riconciliazione comune, presso la Michaeliskirche di Hildesheim, le Chiese cattolica e protestante tedesche hanno compiuto oggi un passo importante che rovescia una storia secolare di emarginazioni e contrasti reciproci. Nella liturgia, alla presenza del presidente tedesco, Joachim Gauck, della cancelliera Angela Merkel e del presidente del Bundestag, Norbert Lammert, le Chiese hanno ringraziato per la fiducia reciproca resa visibile in questo cinquecentenario della Riforma: “La commemorazione della Riforma dovrebbe essere un nuovo inizio per un percorso che ci riunisce come Chiese e non ci separa più”, ha detto il vescovo Heinrich Bedford-Strohm, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (Ekd). Nel sermone comune, pronunciato con il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), Bedford-Strohm ha evidenziato che “noi vogliamo lavorare insieme per credere, non vogliamo più un futuro isolato”. Il cardinale Marx ha detto che 500 anni dopo la riforma, questo è un “giorno di gioia”: “Sono contento perché oggi abbiamo un esempio di convivenza nella riconciliazione. Accettiamo la nostra Storia, guardiamo a ciò che i cristiani hanno fatto gli uni agli altri, e continuiamo a camminare insieme”. “Spero che possiamo dire: i cristiani nel nostro Paese sono la speranza per tutte le persone, specialmente i poveri, i deboli e chi non vede futuro”, ha concluso il cardinale Marx. La liturgia ecumenica di Hildesheim è l’evento centrale del cosiddetto processo di “purificazione della memoria”, fatto insieme dalle Chiese per trovare un percorso comune di riconciliazione storica e di fede.

Fuci: dal 20 al 26 marzo Settimana dell’università a Camerino. Dal 4 al 7 maggio Congresso nazionale a Pavia e Vigevano

Agensir.it - Sat, 2017-03-11 17:36

In preparazione a due importanti eventi come la IX edizione della Settimana dell’università, che si svolgerà dal 20 al 26 marzo e il cui evento nazionale sarà a Camerino il 22 marzo, e come il 65° Congresso nazionale, dal 4 al 7 maggio a Pavia e Vigevano, la Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci)  ha lanciato l’hastahg #AbitareleFrontiere per dare inizio ad un “viaggio” che l’intera Federazione intraprenderà dalle prossime settimane. La Settimana dell’università affronterà i temi del merito e della valutazione della qualità della ricerca, mentre il Congresso avrà come tema il Mediterraneo. A legare i due momenti è l’immagine della “Frontiera”. “L’Università, e in particolare ogni ateneo – si legge in un comunicato -, viene intesa, parafrasando le parole di Papa Francesco alla Fuci, come una frontiera che attende l’impegno e la passione di ogni studente, ma anche come un piccolo Mediterraneo, dove ogni giorno approdano mille persone con le loro diversità, che pian piano si fondono. Proprio il luogo universitario, inoltre, vive sulla frontiera del costante cambiamento e del continuo rinnovarsi. Il Mediterraneo viene inteso, invece, come frontiera di speranza, in cui la diversità può divenire ricchezza, ma anche causa di conflitti, dove ogni giorno popoli, affacciati sullo stesso mare, dimenticano l’esistenza l’uno dell’altro. Questo luogo, il mare e l’idea del viaggio, che ne deriva, ci parlano di ostacoli di qualsiasi genere da superare, ma rivelano anche molta speranza nel cambiamento e nel futuro”. L’idea di creare un vero “viaggio federativo” inizierà con il far vivere e conoscere il proprio ambiente, l’Università, per poi aprirsi al “mare” di tutto il mondo universitario fino ad arrivare a guardar fuori, verso l’intera società e ai suoi confini. Si conosceranno così i luoghi di Camerino, che ha vissuto il trauma del terremoto, e la sua Università, e i luoghi di Pavia e Vigevano.

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