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100 giorni alla maturità: migliaia di studenti al santuario di San Gabriele. P. Di Saverio, “dobbiamo fare i conti con la società corrotta”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 16:51

“Tutti siamo alla ricerca della felicità”: padre Federico Di Saverio, parlando alle migliaia di ragazzi radunati nel santuario di San Gabriele nella diocesi di Teramo-Atri a 100 giorni dall’esame di maturità, ha ricordato come a 15 anni aveva lasciato gli studi, travolto dai “luoghi comuni” della società. “Inseguivo soldi, svago, alcool, sesso, droga – sollevando brusio tra i tanti ragazzi per questo, messi a tacere immediatamente con il seguire dell’intervento – dobbiamo essere sinceri e io vi dico la mia verità”, le parole di padre Di Saverio, giovane passionista ordinato sacerdote da non molto tempo che ha aggiunto di essere stato sempre più triste fino all’incontro con Gesù “ma che ti eri fatto? Direte voi… Vi giuro che ero sobrio”. Un intervento allegro al ritmo dei ragazzi, attenti anche quando il passionista ha chiesto loro “fate della vostra vita un dono”, confessando apertamente di provarci anche lui ogni giorno, consapevole della difficoltà perché “dobbiamo fare i conti con la società corrotta che ci vuole far credere che la felicità è realizzare gli interessi personali”.

Guatemala: Lutte (Mojoca-bambini di strada), 40 ragazze morte nell’incendio “è crimine di Stato”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:50

“Ci troviamo di fronte ad un crimine di Stato. In Guatemala non c’è una politica per l’infanzia e l’adolescenza, non ci sono le risorse”: lo denuncia Gérard Lutte, ex docente universitario di psicologia dell’età evolutiva all’Università La Sapienza, fondatore del Mojoca (Movimiento jovenes de la calle), storica realtà che da oltre 20 anni aiuta i bambini di strada a Città del Guatemala con metodi pedagogici innovativi. Lutte e i suoi collaboratori sono scossi dal tragico incendio nella casa di accoglienza statale “Hogar seguro” (“Focolare sicuro”), a 22 km da Città del Guatemala, che ha visto la morte, finora, di 40 bambine e adolescenti. Nei giorni precedenti le ragazze avevano protestato per la violenza e gli abusi subiti nello stesso centro, alcune di loro erano state rinchiuse in un dormitorio, dove pare sia stato appiccato il fuoco per protesta. “Stiamo vivendo giorni di tristezza, di collera, di ribellione – dice -. L’emozione e la collera sono particolarmente intense nel Mojoca perché lavoriamo con gli stessi bambini. Madeline Hernandez, 12 anni, è morta bruciata viva. Jackeline, 14 anni, si è salvata perché è fuggita in tempo”. “Molte denunce – racconta Lutte – erano state presentate dai genitori dei bambini per maltrattamenti, violenze, abusi sessuali, stupri, incitazione alla prostituzione e si temono fatti ancora più orribili, come tratta di minori, adozioni illegali e assassinii”. In Guatemala, tra i Paesi più poveri e pericolosi al mondo, dopo 36 anni di guerra civile con 200mila morti per mano dell’esercito, l’infanzia paga un prezzo enorme in termini di violenza e degrado sociale. “Il dipartimento per il ‘Benessere sociale’, che dipende direttamente dal presidente della Repubblica, non ha dato seguito a vari ordini di tribunali di minorenni”, ricorda Lutte, che punta il dito contro l’indifferenza e la disonestà dello Stato.

100 giorni alla maturità: migliaia di studenti al santuario di San Gabriele. P. Panetta: “Non chiediamo ore e ore di preghiera”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:47

Sono circa 10mila i ragazzi che questa mattina, dalle ore 9, stanno affollando il santuario di San Gabriele dell’Addolorata (Teramo) e tutti gli spazi limitrofi, per ricordare i “100 giorni agli esami di maturità”. La manifestazione è giunta alla 37ª edizione. “Questa è una manifestazione unica in Italia, perché nata spontaneamente dagli studenti stessi. Non vedremo vescovi e cardinali ma frati che accolgono i ragazzi”, ricorda al Sir il rettore del santuario, padre Natale Panetta, responsabile della pastorale e quindi dei momenti di gioia e preghiera indicati per la giornata. “Non chiediamo ore e ore di preghiera, offriamo confessioni, messe e poi li lasciamo liberi per vivere con spensieratezza e gioia questa giornata”. “Pensiamo che uno come loro è stato studente tutta la vita”, le parole di padre Panetta riferite al santo ispiratore di questa manifestazione, san Gabriele, dal cui santuario i ragazzi torneranno nelle loro case e scuole con nella borsa penne, vocabolari, cellulari e tablet, benedetti dal balcone che si affaccia sulla piazza, a “colpi” di rami di ulivo intinti in una conca di rame colma di acqua santa.

60° Trattati di Roma: Mcl, “rilanciare e affrontare insieme i grandi problemi che attanagliano l’Ue”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:43

L’Mcl si interroga sul futuro dell’Unione europea. Il Consiglio generale del Movimento cristiano lavoratori dedicherà la mattina del 25 marzo a una riflessione sul 60° Anniversario dei Trattati di Roma, firmati in Campidoglio nel 1957. Un tema caro al Movimento e a quanti auspicano “un rilancio dell’iniziativa dei Padri fondatori. Un’Europa unita e solidale”. Per Carlo Costalli, presidente di Mcl, “occorre rilanciare ulteriormente e affrontare insieme i grandi problemi che attanagliano l’Europa: dall’integrazione dei migranti all’economia, dal lavoro giovanile alla sicurezza, la formazione professionale, la tutela dei diritti, le vecchie e nuove povertà, le tutele sindacali”. L’obiettivo è “governare questi macro fenomeni che toccano tutti indistintamente per trovare le ragioni comuni di un nuovo stare insieme”. Il primo dei Trattati di Roma istituiva la Comunità economica europea (Cee), il secondo la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). Gli Stati firmatari: Belgio, Germania, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi. La cerimonia avvenne in Campidoglio. Per l’Italia firmarono il presidente del Consiglio Antonio Segni e il ministro degli Affari esteri Gaetano Martino. Dopo le ratifiche da parte degli ordinamenti nazionali, il 1° gennaio 1958 i due Trattati entrarono in vigore. Info: www.mcl.it.

In un altro mondo: Guidetti, “incontrando i migranti sulla rotta balcanica non puoi non indignarti”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:38

“Dai un calcio all’impossibile. Se ci riesci, rimane solo ‘possibile’. Questa parola fa sempre rima con speranza, e la speranza va a braccetto con la forza. In Serbia ho visto queste tre parole rincorrersi tra le strade di Belgrado, andare a sbattere contro i muri ungheresi, perdersi nel bosco oltre di essi”. Inizia così la testimonianza di Irene Guidetti, giovane di Reggio Emilia, che grazie al progetto “In un altro mondo” promosso da Cei e Caritas Italiana, nell’estate del 2016 ha trascorso 30 giorni in Serbia. “Sono sinceramente contenta che Caritas Italiana aiuti a nutrire la speranza di quei migranti che sono bloccati in quelle strade polverose accanto all’autostrada”, spiega Guidetti, secondo cui “quello che succede sotto quei muri, ma anche in tutti i campi profughi della Serbia, sono convinta entrerà nei libri di storia e occuperà altre pagine in bianco e nero, nonostante stiamo vivendo anni digitalmente coloratissimi”. “Se incontri le persone di cui si parla – ammette la giovane – non puoi non indignarti. Finché sarà possibile passare i confini dell’Unione Europea, i migranti sulla rotta balcanica troveranno la forza di continuare a camminare, anche a costo di nutrirsi solo della speranza di ottenere una serenità maggiore di quella appartenente alla vita che si sono già lasciati alle spalle”. “Possibilità, speranza e forza. Se dovessi sintetizzare queste tre parole userei la parola Ayub, che corre ancora, ma oggi lascia le sue orme nelle strade di una capitale dell’Ue”, conclude la giovane, sottolineando che “in fondo, se lo si vuole veramente, tutto è possibile”.

In un altro mondo: De Lucia, “in Brasile tornerò con un progetto come mi è stato chiesto”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:38

“Un pezzo di me è rimasto lì e forse non farà più parte di me, ma sono contenta che sia rimasto là, con il mio ricordo ed il mio contributo”. È quanto afferma Silvia De Lucia, giovane di Certaldo (Fi), ripensando all’esperienza vissuta la scorsa estate in Brasile dove ha trascorso un mese avendo vinto il concorso “In un altro mondo” promosso da Conferenza episcopale italiana (Cei) e Caritas Italiana. “Sono stata accolta da quella che è poi diventata la mia famiglia in questo mese, in una comunità di missionarie delle suore Camiliane a Juazeiro do Norte, rinomata per essere la capitale brasiliana delle violenze (di qualsiasi tipo) soprattutto verso il genere femminile”, spiega De Lucia, ricordando la “periferia di povertà e violenza, dove sorgono piccole strade di terra rossa, ovvero piccole ma numerosissime favelas” e le attività con bambine ed adolescenti. “Lacrime, rabbia ed impotenza le emozioni più dure da mandare giù”, rivela la giovane, aggiungendo che “non è facile dare per scontato tutti i vissuti di queste ragazze, la maggior parte vittime di violenza, o legate a prostituzione e soprattutto droga”. “Ho lasciato un paese ed un quartiere che era diventano il mio, una casa ed una comunità che era e che è tutt’ora la mia famiglia”, ammette De Lucia. “Ma soprattutto le mie bambine e ragazze, che porterò con me sempre”. “Inizierò l’università, continuerò a lavorare nell’ambito del sociale e tornerò – assicura la giovane – con un progetto, proprio come mi è stato chiesto prima di ripartire”. “Un po’ glielo devo”, conclude.

In un altro mondo: Agatiello, “nelle Filippine ho scoperto valori che da questa parte del mondo non abbiamo più voglia di curare”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:37

“Un mese a Roxas, nelle Filippine, a contatto con le realtà Caritas, seduto accanto a chi ha visto l’inferno nell’occhio di un ciclone, è stato un viaggio dal valore inestimabile”. Così Ivan Agatiello, giovane materano, ricorda l’esperienza vissuta nell’estate 2016 grazie al progetto “In un altro mondo” promosso da Conferenza episcopale italiana (Cei) e Caritas Italiana. “Mi viene in mente una sola parola per provare a racchiudere una valigia piena zeppa di emozioni vissute in quei luoghi: ‘umano’”, prosegue Agatiello, rivelando che “lì, tra l’infinito verde delle isole e gli occhi vivi della gente dei baranggay, ho scoperto valori che da questa parte del mondo non abbiamo più voglia di curare, di accudire”. Sono “l’amore verso la propria Terra, il rispetto verso la vita, la condivisione di ogni bene con il resto degli uomini”, spiega il giovane. “Ho visto bambini senza scarpe sorridere di gusto, uomini senza un soldo in tasca ringraziare la natura per i suoi doni, donne stanche ritrovare le forze nell’abbraccio della propria famiglia”, aggiune Agatiello, osservando che “non è stato un viaggio in un Paese diverso” ma “piuttosto atterrare su un altro pianeta, come il nostro, ma indietro di secoli”. “Grazie a quella Terra viva ed ospitale. Grazie a quegli occhi – conclude – che non mi hanno mai fatto sentire diverso, a quelle mani che mi hanno accolto come se mi conoscessero da sempre”.

In un altro mondo: Rotella, “in Ecuador ho scoperto la vera bellezza del donarsi”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:36

“Ho conosciuto il vero Ecuador entrando nelle case delle famiglie con bambini con disabilità, ho scoperto la vera bellezza del donarsi, sentendo il cuore che accelerava i battiti quando la mamma di una bambina disabile e cieca mi ha abbracciato dicendo parole che non riuscivo a comprendere, ho sentito la gioia che attraversava l’aria calda della foresta equatoriale, quando un bambino su una sedia a rotelle mi ha stretto la mano sorridendo”. È la testimonianza di Barbara Rotella, giovane barese, una dei vincitori dell’edizione 2016 del concorso “In un altro mondo” promosso da Conferenza episcopale italiana (Cei) e Caritas Italiana. “Partire è un po’ morire” – aggiunge Rotella – “perché un’esperienza così non può che donarti nuovi occhi, per guardare un orizzonte che mai avresti immaginato”. “Ci si sente un po’ morire, ma solo per rinascere immediatamente, per capire che tutto quello che pensavi di aver capito fino a quel momento, in realtà non ha alcuna importanza, per capire che la vita è una cosa meravigliosa e che non importa proprio per niente che la tua casa sia fatta di assi di legno o di cemento, domani il sole sorgerà lo stesso, illuminerà la mia vita esattamente come la tua, e non c’è nulla di cui preoccuparsi perché ci sarà sempre un motivo per sorridere”, prosegue la giovane, rilevando che “l’Ecuador mi ha insegnato questo, e non sarò mai grata abbastanza per tutte le persone che quotidianamente mi hanno fatto ‘morire’, perché se non fosse stato per ogni incontro casuale, per ogni sorriso per strada, la mia vita non sarebbe rincominciata”.

Papa Francesco: “per favore, continuate a pregare per me”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:28

“Per favore, continuate a pregare per me”. È il messaggio che Papa Francesco affida a Instagram nel giorno in cui ricorre il quarto anniversario della sua elezione.

Quattro anni di Papa Francesco: Delle Foglie (Copercom), “grazie al più grande comunicatore del nostro tempo”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:25

“Gli auguri più sinceri di buona comunicazione” a Papa Francesco, in occasione del quarto anniversario della sua elezione. “Quattro anni indimenticabili – sottolinea il presidente del Copercom, Domenico Delle Foglie – per il più grande costruttore di buone notizie del nostro tempo”. Come Francesco “ci ha insegnato, dinanzi al dilagare delle cattive notizie – sottolinea Delle Foglie -, è responsabilità dei comunicatori cattolici aprire la strada alla Buona notizia che è Gesù stesso. Francesco, da par suo, lo ha fatto andando incontro, giorno dopo giorno alle periferie del mondo, geografiche ed esistenziali. Costruendo ponti e allacciando dialoghi, guardando negli occhi, accarezzando volti e stringendo mani”. In una parola, “accogliendo uomini e donne così come sono e spendendo parole e gesti di misericordia per tutti”. Di tutto questo, conclude Delle Foglie, “il Copercom, con le sue 29 fra associazioni e movimenti, è profondamente grato a Francesco”.

Legalità: domani a Bari l’assemblea della Fondazione antiusura San Nicola e Santi Medici con il commissario Cuttaia

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 15:22

Ci sarà anche Domenico Cuttaia, commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, all’assemblea della Fondazione San Nicola e Santi Medici che si terrà domani, martedì 14 marzo, a Bari. In mattinata si svolgerà una prima parte dell’assemblea, riservata alla stampa, nel corso della quale il presidente della Fondazione, monsignor Alberto D’Urso, illustrerà ai giornalisti, il bilancio annuale e la relazione socio-pastorale collegata. Nel pomeriggio, invece, sarà la sala consiliare del Palazzo della Città Metropolitana, ad ospitare un evento pubblico aperto alla cittadinanza. Oltre a Cuttaia saranno presenti monsignor Domenico Padovano, vescovo emerito di Conversano-Monopoli, Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani), Giuseppe Maresca, capo della Direzione V – Prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario per fini del Dipartimento del Tesoro-Ministero economia e finanze (Mef), Isabella Fontana, dirigente dell’Ufficio VIII – Azione internazionale e rapporti bilaterali in materia di prevenzione dei reati finanziari del Dipartimento del Tesoro-Mef, e Giustino Trincia, responsabile dell’Ufficio dei Rapporti con i consumatori dell’Abi (Associazione bancaria italiana).

Quattro anni di Papa Francesco: card. Montenegro, “a Lampedusa un pentagramma delle note che sarebbero venute dopo”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 14:15

“A Lampedusa mise, come in un pentagramma, la chiave di lettura delle note che sarebbero venute dopo”. Così il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, ripercorre, in una videointervista al settimanale diocesano “L’Amico del popolo”, il pontificato di Papa Francesco in occasione del quarto anniversario dell’elezione. In quel 13 marzo 2013 c’è stata “meraviglia, come per tanti altri – rivela Montenegro – che un po’ alla volta è diventata concretezza di qualcosa di grande che stava succedendo”. “Un po’ alla volta sono venute fuori quelle qualità, quello stile, quelle modalità di cui alcuni argentini mi parlavano e che buona parte stanno apprezzando”, prosegue il cardinale, secondo cui – riferendosi alla richiesta di pregare per lui affacciandosi alla loggia di san Pietro – “oggi possiamo dire che è stato sorprendente”. Per l’arcivescovo, Francesco “è un papa inquietante, che continuamente ha una proposta nuova da farti. Che conosce e ama la gente e che parla il linguaggio della gente”. Per parlare della semplicità con cui si è presentato dopo l’elezione, Montenegro ricorda “la giornata di Lampedusa, che è stata straordinaria. Per me era la seconda volta che lo incontravo dopo la visita ‘ad limina’ con i vescovi. Ma a Lampedusa è stato come se avessi un fratello vicino, non c’era l’impaccio di avere accanto il Papa”. Dopo Lampedusa, “è andato a Lesbo e in tante periferie – osserva il cardinale – con la semplicità e la forza di un padre e di un pastore”. “Ma a Lampedusa ho avuto l’impressione che fosse anche un profeta e che, come Mosè, indicasse a tutti la strada da prendere”. Nel video Montenegro parla anche del rapporto amichevole con Papa Francesco e sottolinea “la prossimità e il fatto che la gente lo senta vicino, questo vale per il potente e per il povero”. “Ci sta parlando di tutto e di tutti, ci sta scuotendo mettendoci davanti la figura di quel Dio che è padre misericordioso”, aggiunge il cardinale, evidenziando che “con le cose semplici ci sta meravigliando”. “Anche quando dice cose grandi, che potrebbero sembrare pesanti, sono dette con il tono e la voce di un amico che sa che vuole prenderti per mano. Ma il bello – conclude – è che anche lui vuole essere preso per mano per poter fare la strada insieme”.

Giornata comunicazioni sociali: Copercom, al via una riflessione a più voci sul Messaggio di Papa Francesco

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 14:14

Prende il via oggi sul sito del Copercom una riflessione a più voci sul Messaggio di Papa Francesco per la 51ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. “Esiste uno statuto della ‘buona notizia’? La domanda si è fatta pressante dopo la pubblicazione del Messaggio del Papa”, scrive Domenico Delle Foglie, presidente del Coordinamento delle associazioni per la comunicazione, che nel “vasto programma” che il Papa indica agli operatori della comunicazione individua “dieci piccoli indizi per la buona notizia”. Il primo: “la buona notizia semina speranza e fiducia, ma non ambisce all’autoreferenzialità e alla tranquillità dello scorrere dei giorni. E tanto meno vuol essere moraleggiante”. Secondo: “si annida nel quotidiano”, sperando di “trovare spazio nel cuore e nelle menti”. Terzo: “è impastata della vita degli uomini e delle donne”. Quarto: “si manifesta apertamente nel racconto dell’uomo o della donna colti nel loro tempo e nel loro spazio. Una sorta di immanenza che è propria della tradizione cristiana”. Quinto: “si fa vita buona e manifesta una direzione giusta che non tradisce l’uomo nella sua umanità”. Sesto: “fa i conti con la povertà di ciascuno e non si nasconde la difficoltà di non tradire l’umanità”. Settimo: “rispetta la nostra antropologia, anzi cerca di decifrarla” senza “ergersi a giudice impietoso”. Ottavo: “è disinteressata. Non persegue l’obiettivo della gratificazione o del proselitismo”. Nono: “non si impone con la forza”, ma “entra nelle vite degli altri in punta di piedi”. Decimo: “è il frutto dei nostri occhiali nuovi che hanno sperimentato la speranza e la fiducia anche nelle situazioni più difficili, dunque è pronta a raccontare ‘cuori capaci di commuoversi, volti capaci di non abbattersi, mani pronte a costruire’”.

Dat: mons. Paglia (Santa Sede), “sul testamento biologico mi auguro ci sia l’accordo più ampio possibile in Parlamento”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 14:11

“Sul disegno di legge sul testamento biologico, che non c’entra nulla né con l’eutanasia né con il suicidio assistito, mi auguro che ci sia l’accordo più ampio possibile in Parlamento. Mentre va rispettata la volontà del malato sull’accesso o meno alle terapie, volontà garantita dal dettato costituzionale. Inoltre, si deve contrastare, da un lato, ogni forma di accanimento terapeutico, dall’altro, va dato largo spazio alle cure palliative per non far soffrire il malato”. Così monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, in un’intervista a Famiglia Cristiana interviene nel dibattito sul fine vita in concomitanza con l’inizio della discussione alla Camera del ddl sul biotestamento. “Mi chiedo spesso perché tanta fretta per legiferare sulla eutanasia, che è comunque provocare la morte, e si tace del tutto senza neppure un cenno programmatico per contrastare gli abbandoni terapeutici che sono una pratica più che diffusa e che riguarda decine di migliaia di malati? Non sarebbe urgente un sussulto di civiltà per aiutare questi ultimi a vivere?” si domanda mons. Paglia. Infine, sulle posizioni del mondo cattolico sul caso di Fabiano Antoniani, chiarisce: “Rispetto al passato si è scelto in luogo della contrapposizione ideologica la via del dialogo e dell’approfondimento, ma senza nessuna rinuncia ai principi. Va peraltro evitato un giudizio morale che leghi senza appello peccato e peccatore, come scriveva papa Giovanni. Dobbiamo essere larghi nella compassione senza diminuire la fermezza nei principi”.

Quattro anni di Papa Francesco: mons. Viganò (SpC), “ogni giorno ha come centro l’Eucaristia”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 14:10

“Il magistero di Papa Francesco dischiude una grande verità: Dio non appartiene alla religione intesa in senso opposto alla vita al mondo. In questi quattro anni di Pontificato ci ha insegnato – e continua a farlo anche oggi – che siamo chiamati a trasformare in vita in Dio, il mondo che abbiamo ricevuto in dono. Infatti, all’origine di tutto Dio parla e proprio con la parola crea. Dunque, ciascuna creatura è parola che Dio ci rivolge, l’universo è linguaggio con cui Dio parla a noi e il mondo è una vera e propria manifestazione di Dio”. È la riflessione al Sir di monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione (SpC), nel giorno del quarto anniversario dell’elezione al soglio pontificio del cardinale Bergoglio. “Francesco – spiega Viganò – è intriso nel corpo dell’esperienza di Dio e ci richiama continuamente a non cedere alla tentazione della mondanità, ovvero alla riduzione della Chiesa al mondo e ai suoi problemi. Quella di Francesco non è una visione sociologica della fede; anzi richiama a non cedere alla tentazione di fare del mondo il volto del male chiudendosi in una morbosa tristezza o annegando in nostalgici ricordi”. In questi quattro anni, prosegue il prefetto, “Francesco ci ha mostrato come sia importante la conoscenza su Dio ma come sia decisamente determinante per la vita la conoscenza di Dio. La prima si risolve in definizioni e distinzioni, la seconda apre allo stupore contemplativo di chi nel cielo sta davanti alla gloria di Dio”. Tutto ciò “ha un centro per Papa Francesco: l’Eucaristia. Spesso qualcuno dice di vederlo stanco quando inizia una celebrazione. No! Si tratta del suo entrare nella grazia (la grazia non discende ma nella grazia si entra), del suo avere coscienza che l’Eucarestia è ingresso della Chiesa nella gioia del Signore. La celebrazione eucaristica davvero è via del paradiso”.

Clochard arso vivo: Palermo, quesra sera un momento di silenzio e di preghiera per ricordare Marcello Cimino

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 14:03

Un momento di silenzio e di preghiera per ricordare Marcello Cimino, il clochard arso vivo a Palermo, nella notte tra il 10 e l’11 marzo, mentre dormiva nel suo giaciglio. A presiederlo, questa sera alle 21 nella parrocchia di Santa Maria della Pace, saranno l’arcivescovo monsignor Corrado Lorefice e il parroco fra Enzo Marchese. Parteciperanno tutte le realtà che ogni giorno sono impegnate nell’assistenza ai più poveri e alle persone più fragili, come la Caritas diocesana, la Comunità di Sant’Egidio e la comunità dei frati minori cappuccini. Intanto, ieri sera centinaia di palermitani si sono radunati in piazza Cappuccini per ricordare con una fiaccolata Cimino. Da lì il corteo silenzioso ha raggiunto la Missione San Francesco, dove è avvenuto l’omicidio. La Comunità di Sant’Egidio ha animato anche una messa in memoria dell’uomo nella chiesa di Santa Maria dei Canceddi al Capo. “Alla violenza rispondiamo con la preghiera e con la mitezza, alla disumanità rispondiamo con l’umanità”, hanno ribadito i volontari presenti alla celebrazione eucaristica.

Diocesi: Messina, al via la Settimana teologica su “Incontrare Dio nella città”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 13:53

Prenderà il via nel pomeriggio di oggi, lunedì 13 marzo, la Settimana teologica 2017 promossa dall’arcidiocesi di Messina-Lipari-S. Lucia del Mela sul tema “Incontrare Dio nella città”. L’iniziativa, che sarà ospitata fino a mercoledì 15 nell’aula magna del Rettorato dell’Università degli studi di Messina, sarà aperta dalla prolusione di monsignor Giuseppe Merisi, vescovo emerito di Lodi e membro della Commissione episcopale per il laicato, dopo il saluto iniziale dell’arcivescovo diocesano, monsignor Giovanni Accolla. “Arricchirà il momento di riflessione – si legge in una nota – la presenza del coro di voci bianche e giovanili ‘Note Colorate’, diretto da Giovanni Mundo”. Seguirà il dibattito moderato dal delegato episcopale per il laicato, mons. Tindaro Cocivera. Domani, sempre alle 18, interverrà invece Luca Diotallevi, docente di Sociologia all’Università di Roma Tre, che parlerà de “I laici e la vita pubblica”. Il successivo dibattito sarà moderato da Paola Ricci Sindoni. Mercoledì 15 marzo, sarà la volta di don Antonio Loffredo, parroco nel Rione Sanità di Napoli, che – prosegue la nota – “presenterà la sua ricca e articolata esperienza”. Alla sua testimonianza si aggiungerà quella di “un operaio del Birrificio Messina, segno di speranza per la nostra città”. Il confronto con i partecipanti sarà moderato da Palma Maria Milazzo. I tre incontri verranno trasmessi in streaming nella pagina del sito web diocesano (www.diocesimessina.it) dedicata alla Settimana teologica 2017.

Solidarietà: Cei e Caritas, dal 26 marzo aprono le iscrizioni al progetto “In un altro mondo”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 13:42

Si apriranno il prossimo 26 marzo per concludersi il 27 aprile le iscrizioni al concorso “In un altro mondo” promosso dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) e Caritas Italiana. Giunto alla IV edizione, il progetto – rivolto a giovani dai 20 ai 30 anni – mette in palio, si legge in una nota, “30 giorni di formazione umana in luoghi raggiunti dall’8xmille lontani da noi”. “Saranno i più poveri della terra al centro della vita” dei quattro vincitori, “ai quali sarà chiesto – spiegano i promotori – di misurarsi concretamente con 4 valori da non dimenticare: solidarietà, altruismo, condivisione e fraternità”. I giovani saranno accolti in strutture nelle periferie del mondo sostenute con le risorse dell’8xmille destinato dagli italiani alla Chiesa cattolica. “Tutti coloro che hanno partecipato finora a ‘In un altro mondo’ hanno dimostrato di essere in grado di mettersi in gioco con spirito di sacrificio e grande senso di solidarietà e fraternità”, afferma Matteo Calabresi, responsabile del Servizio Promozione della Cei che promuove il bando. “Quando abbiamo pensato a questo progetto, è stata una sfida: i giovani avrebbero aderito ad una gara la cui posta in gioco era quella di trascorrere un mese senza riposo, relax, discoteca, tuffi al mare e cene con gli amici?”, prosegue Calabresi, aggiungendo che “la risposta ha superato ogni aspettativa, facendo registrare numerosi candidati. Chi è stato selezionato ha confermato che oggi i giovani sono disposti al sacrificio, ripagato dalla vera gioia del dare”. Anche quest’anno la selezione dei 4 vincitori avverrà sul web, attraverso il sito www.inunaltromondo.it sul quale verrà anche pubblicato il materiale multimediale raccolto della loro esperienza che sarà vissuta, in estate, con Caritas per la ricostruzione dopo l’uragano Mathiew ad Haiti, con l’associazione Centro orientamento educativo per la promozione dei diritti umani e il reinserimento dei detenuti nelle carceri in Camerun, nel centro diurno per anziani dell’associazione Pro Terra sancta in Palestina e nella Casa della Provvidenza che accoglie bambine di strada a Calcutta.

Polonia: santuario di Jasna Gora, incontro del movimento per un’“Europa cristiana”

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 13:39

“Non possiamo accettare il mancato rispetto delle leggi di Dio, né il disprezzo nei confronti delle famiglie sane, istituite in base all’indissolubile matrimonio sacramentale tra uomo e donna”, ha affermato nell’omelia domenicale a Jasna Gora il segretario della Conferenza episcopale polacca mons. Artur Mizinski rivolgendosi ai partecipanti al neo costituito movimento “Europa Christi”. Il presule, rammentando la valenza dell’insegnamento di Giovanni Paolo II, ha sottolineato l’attualità delle idee di Alcide de Gasperi e Robert Schuman. “Dobbiamo costruire un’Europa che non sia concentrata sulle questioni economiche ma sulla santità della persona, sui valori imprescindibili, capace di riconoscere con coraggio il proprio passato, e di guardare con fiducia il futuro”, ha rilevato mons. Mizinski. “L’Europa deve ritornare alla fede cristiana”, ha affermato invece la sera prima rivolgendosi alla stessa platea l’ordinario della diocesi polacca di Czestochowa mons. Waclaw Depo. I membri del movimento, a carattere internazionale, dopo aver partecipato al pellegrinaggio nel più noto santuario mariano della Polonia, domani 14 marzo a Varsavia assisteranno alla Conferenza sul futuro del nostro continente. Fra i relatori, oltre alla figlia di Alcide de Gasperi, Maria Romana, ci saranno Rocco Buttiglione, padre Bernardo Ardura, postulatore del processo di beatificazione di Robert Schuman, nonché alcuni studiosi polacchi.

Servizio civile: 500 giovani al raduno nazionale di Lamezia. Gli interventi di mons. Cantafora e don Soddu

Agensir.it - Mon, 2017-03-13 13:39

“Come san Massimiliano, andate controcorrente con il vostro servizio, rispetto a una società che premia l’apparenza e l’indifferenza per chi soffre, che insegue il successo individuale, dimenticandosi di far parte dell’unica famiglia umana. Grazie perché con la vostra scelta ricordate che un seme di solidarietà e amicizia viene piantato giorno per giorno nella nostra terra. Il vostro incontro nazionale qui a Lamezia è un evento che resta nella storia della nostra comunità”. A dirlo è stato ieri il vescovo di Lamezia Terme, mons. Luigi Cantafora, rivolgendosi agli oltre cinquecento giovani da tutta Italia giunti a Lamezia Terme in occasione del dodicesimo raduno nazionale dei giovani del Servizio civile. Per il presule “un servizio civile strutturato, doveroso e forse anche obbligatorio, sarebbe un investimento grande di cittadinanza solidale utile alla nostra società sempre più chiusa e paurosa, indifferente e ‘respingente’”. Mons. Cantafora ha parlato poi di san Massimiliano che “rifiutò il servizio militare sia per non compiere un atto di culto verso gli imperatori romani che volevano essere adorati come ‘divinità’, sia perché la carriera nell’esercito comportava la commissione di atti di violenza, di uccisioni e di devastazioni”.

“L’obiezione di coscienza di san Massimiliano si fonda sul rifiuto di commettere qualsiasi violenza, perché la violenza tradisce il Vangelo”. Come Massimiliano, “così i giovani che scelgono il servizio civile, fino a ‘ieri’ come obiettori di coscienza e ‘oggi’ come volontari, raccontano la loro scelta di pace, servizio e responsabilità civile ad altri giovani”. “Il Signore vi benedica e vi sostenga nel vostro impegno giovanile di servizio”, ha concluso mons. Cantafora augurando ai giovani di “poter migliorare il mondo evitando la forza della violenza, ma attraverso l’amore. Siate felici, e non arrendetevi il giorno in cui vi costerà obbedire alla vostra coscienza”. Alla concelebrazione eucaristica, animata dai giovani della Pastorale giovanile diocesana, hanno preso parte i responsabili del Servizio civile nazionale che hanno partecipato al raduno lametino. “Gridate la speranza con la vostra vita, nel servizio agli ultimi”, ha detto il direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu, a conclusione della celebrazione esortando i volontari “a guardare agli ultimi come a coloro che ci cambiano la vita”.

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