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Carceri: Bambinisenzasbarre, il 5 dicembre “La partita con papà”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 17:00

Il 5 dicembre, per il terzo anno consecutivo, ritorna “La partita con papà”, la giornata di calcio dei papà detenuti coi loro figli, negli istituti penitenziari italiani. La partita si giocherà in contemporanea nelle tre carceri milanesi di Opera, San Vittore e Bollate, e sul territorio nazionale, aprendo alla comunità e alla stampa l’intero circuito penitenziario cittadino, per raccontare il carcere in modo diverso e mettere in luce il tema dei bambini figli di detenuti. Organizzata da Bambinisenzasbarre con il sostegno del Ministero di Giustizia-Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, un’iniziativa unica in Europa, per sensibilizzare le istituzioni, i media e l’opinione pubblica sulla situazione dei 100 mila bambini in Italia (2.1 milioni in Europa) che vivono la separazione dal proprio genitore detenuto offrendo loro un momento speciale d’incontro.
“Il contesto milanese è particolarmente significativo perché sono proprio le carceri milanesi, città dove nasce Bambinisenzasbarre, la base di partenza della progettualità dell’Associazione e costituiscono un osservatorio permanente sull’applicazione del Protocollo-Carta dei figli di genitori detenuti da parte del sistema penitenziario”, si legge in una nota. Testimonial dell’evento sarà Regina Baresi, capitano dell’Asd Inter femminile, che arbitrerà la partita nel carcere di Bollate.
“La partita con papà” si inserisce nella Campagna “Dona un abbraccio”, che pone l’attenzione sulla necessità di preservare il legame con il genitore, fondamentale per la crescita del bambino e per la sua stabilità emotiva. “Un legame che si fonda sugli aspetti affettivi della relazione che vengono salvaguardati. Il padre in carcere continua ad amare il figlio e viceversa – afferma Lia Sacerdote, presidente dell’associazione -. Il mantenimento del legame tra il genitore e il figlio, durante la detenzione, svolge un’importante funzione preventiva rispetto a fenomeni di devianza giovanile, abbandono scolastico, illegalità, più frequenti in presenza di un’interruzione del rapporto genitori figli”.
La campagna “Dona un abbraccio” supera i pregiudizi di cui sono spesso vittime questi bambini, che si trovano a pagare per un crimine che non hanno commesso, perché troppo spesso stigmatizzati ed emarginati, e per ricordare che il figlio di genitori detenuti è innanzitutto un bambino con i suoi bisogni e i suoi diritti.

Austria: Chiesa cattolica partecipa alla Giornata mondiale contro l’Aids. Card. Schönborn, stasera celebrazione in cattedrale a Vienna

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 16:59

Con diversi momenti di riflessione e manifestazioni ecclesiali, la Chiesa d’Austria partecipa ufficialmente alla Giornata mondiale contro l’Aids, in corso di celebrazione oggi. È il giorno in cui viene appuntato sui baveri delle giacche il “Fiocco rosso” ci ricorda che l’Hiv/Aids non è ancora stato sconfitto in tutto il mondo, e anche in Austria. La Giornata mondiale fu proclamata per la prima volta dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) nel 1988 e quest’anno ha come slogan “La mia salute, i miei diritti”, ponendo l’attenzione alla lotta contro la discriminazione: il fiocco rosso è un segnale contro l’esclusione e la stigmatizzazione delle persone colpite dalla malattia. Per la prima volta, oggi, si terrà nella cattedrale di Santo Stefano a Vienna una celebrazione appositamente progettata per la ricorrenza, a cui parteciperanno il cardinale Christoph Schönborn e Gery Keszler, presidente dell’associazione Life+ (lifeplus.org). La celebrazione inizierà alle 22.30, e sarà trasmessa anche dalla televisione di Stato Orf III e dalla radio della arcidiocesi viennese, Radio klassik Stephansdom: la messa sarà aperta a tutti i credenti e non, per ricordare i 36 milioni di morti nel mondo a causa dell’Aids e per manifestare contro ogni pregiudizio: “Celebriamo questa messa per pregare per coloro che sono morti di Aids, per confortare il lutto e per richiedere forza per chi è affetto da Hiv/Aids. La compassione è molto importante nel nostro tempo. E il dono è guardare attentamente e mostrare la volontà di imparare”, ha detto l’arcivescovo viennese in una dichiarazione di presentazione della celebrazione.

Lotta all’Aids: Unicef, “120.000 bambini morti nel 2016 e rischio 3,5 milioni nuovi casi nel 2030. Inaccettabile”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 16:30

Nel 2016 almeno 120.000 bambini sotto i 14 anni sono morti per cause legate all’Aids e ogni ora 18 bambini sono colpiti da Hiv.  Se le attuali tendenze continueranno, nel 2030 saranno 3,5 milioni i nuovi casi di adolescenti colpiti da Hiv. Sono i dati resi noti dall’Unicef in occasione della Giornata mondiale per la lotta all’Aids che ricorre oggi. “È inaccettabile vedere così tanti bambini morire di Aids e pochi progressi per proteggere gli adolescenti da nuove infezioni da Hiv”, ha dichiarato Chewe Luo, responsabile dell’Unicef per l’Hiv. “La diffusione dell’Aids non è finita; continua a essere una minaccia per le vite dei bambini e dei giovani. Si può e si deve fare di più per prevenirla”. Un’analisi demografica dell’Unicef sulle tendenze e nuovi dati sull’Hiv rivela che gli obiettivi fissati nel piano 2020 Super-Fast-Track sviluppato nel 2016 per porre fine all’Aids fra i bambini, non saranno raggiunti. Sono stati compiuti dei progressi nella prevenzione della trasmissione dell’Hiv madre-figlio. Dal 2000, si sono evitati circa 2 milioni di nuovi casi di Hiv fra i bambini. Tuttavia, l’Unicef avverte che “questi progressi non devono portare a un atteggiamento di indifferenza, visto che le statistiche sottolineano che i bambini con 4 anni o meno con Hiv affrontano un maggiore rischio di morte legata all’Aids rispetto agli altri gruppi di età”. Il controllo e la cura pediatrica dell’Hiv sono indietro: “solo il 43% dei bambini esposti all’Hiv riceve controlli durante i primi due mesi di vita, come raccomandato, e la stessa percentuale di bambini con HIV riceve cure antiretrovirali salvavita”. Anche i progressi per prevenire nuovi casi fra gli adolescenti sono stati lenti. Solo nel 2016, 55.000 adolescenti (di 10-19 anni) sono morti per cause legate all’Aids, il 91% dei quali in Africa subsahariana. “Continuare con progressi così lenti significa giocare con le vite dei bambini e condannare le generazioni future a una vita con l’Hiv o l’Aids, che si poteva prevenire – ha affermato Luo -. Dobbiamo agire urgentemente per rafforzare i risultati raggiunti nei decenni passati”.

Tratta: padre Baggio (Dicastero sviluppo umano), “le organizzazioni criminali hanno scoperto la loro nuova ricchezza in questo commercio nefasto”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 16:17

“Lo sfruttamento sessuale è diventato solo uno degli obiettivi della tratta di esseri umani. Sta crescendo il traffico per il lavoro schiavo. Stime indicano un aumento fino al 37% in un anno. Quella della vendita di schiavi su internet in Libia è una parte del fenomeno, ma tanti altri lavoratori nel mondo stanno lavorando in condizioni di schiavitù”. Lo ha detto padre Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per lo sviluppo umano integrale, intervenuto oggi pomeriggio al convegno, a Roma, su “Francesca Cabrini, patrona dei migranti: una santa per l’oggi”. “Le denunce hanno segnalato come compagnie rinomate fossero collegate a questo lavoro – ha aggiunto -. È un fenomeno in espansione che in alcuni continenti rimane sommerso. Tutto il percorso dei migranti è segnato dal lavoro schiavo: lo accettano per pagarsi il viaggio”. Altri, pur di continuarlo, hanno “accettato o sono stati obbligati anche alla vendita degli organi”. Attenzione anche sul fenomeno della prostituzione. “Alcune zone del mondo sono segnate più di altre – ha spiegato il sottosegretario vaticano -. America latina e Filippine sono due aree particolarmente colpite dalla tratta. Le organizzazioni criminali hanno scoperto la loro nuova ricchezza in questo commercio nefasto”. Infine, padre Baggio ha ricordato l’impegno e l’attività della Sezione che guida. “In 11 mesi abbiamo raccolto tanti dati dalle Conferenze episcopali. Prima di febbraio vorremmo convocare gli attori cattolici che stanno lavorando su questo terreno per sviluppare una riflessione comune e organizzare una risposta rispetto a questo fenomeno – ha raccontato -. Il Santo Padre ci ha chiesto di essere al servizio delle Chiese locali e degli operatori sul campo. Abbiamo ricevuto come mandato dal Papa l’attenzione a migranti, rifugiati e vittime della tratta. Saranno al centro della nostra azione”.

Periferie: Occhiuto (Anci), “il Piano è un tassello importante per la crescita sostenibile delle città italiane”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 16:13

“Grande soddisfazione da parte di Anci per l’imminente completamento dell’iter che nelle prossime settimane vedrà i Comuni italiani firmare l’atto di convenzione con la presidenza del Consiglio dei ministri per il piano delle periferie”. Lo dichiara Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza e delegato Anci all’Urbanistica e ai Lavori pubblici. “I Comuni stanno ricevendo in questi giorni lo schema sul Piano delle periferie – sottolinea ancora Occhiuto -. Si tratta di una proposta lanciata qualche anno fa all’Assemblea nazionale Anci che si svolse a Bari in occasione dell’avvio della presidenza di Antonio Decaro. Il governo prese allora l’impegno di finanziare tutti i progetti presentati. Finalmente, dopo vari rallentamenti procedurali, possiamo dire che adesso potranno essere concretamente attuate politiche legate alla rigenerazione delle aree marginali riconnesse al tessuto urbano. L’obiettivo principale è quello di non creare nuove periferie, rimediando così a quella alienazione urbanistica che era stata creata con azioni sbagliate negli anni ’60, ’70 e ’80″. “Oggi – prosegue Occhiuto – dobbiamo intervenire su pezzi di città rivitalizzandoli con servizi e attrezzature e rendendoli sempre più attrattivi grazie a opere di riqualificazione. Il Piano per le periferie è un tassello molto importante di una strategia più complessiva rivolta verso la crescita sostenibile delle città italiane perché va ad unirsi ad una serie di risorse destinate alle aree urbane. Con il completamento dell’iter amministrativo che ogni singolo Comune sta espletando in vista della firma della convenzione, sarà quindi possibile accedere ai fondi destinati alla realizzazione dei progetti presentati”. Anche in Italia, conclude, “parte un processo incentrato su un percorso virtuoso che pone al centro le città, cuore pulsante del nostro Paese”.

Diocesi: Caltanissetta, il 6 dicembre inaugurazione di una mostra su Vincenzo Roggeri per celebrare il decennale della morte di mons. Giovanni Speciale

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 15:56

Dal 6 dicembre al 16 febbraio 2018 nelle sale del Museo diocesano del Seminario vescovile “G. Speciale” di Caltanissetta, saranno in mostra numerose opere, oli su tela di grande valore artistico, di Vincenzo Roggeri, pittore nisseno vissuto nella prima metà del Seicento. La mostra, che espone oltre alle tele custodite al Museo, dipinti del Roggeri abitualmente collocati in altri siti, apre il ciclo delle manifestazioni programmate dalla curia nel corso del prossimo anno per celebrare il decennale della morte di mons. Giovanni Speciale, che ricorre nel luglio del prossimo anno 2018.
“Alla sapiente e raffinata sensibilità artistica di mons. Speciale, che lo indusse a sottrarre alla dispersione e al deterioramento vecchi quadri, tele arrotolate e dimenticate, paramenti e arredi sacri abbandonati in vecchi armadi, e all’intuizione di creare uno ‘scrigno di bellezza’ per custodire e valorizzare un patrimonio storico-artistico altrimenti destinato alla rovina, si deve la nascita del Museo diocesano – dice mons. Giuseppe La Placa, vicario generale – che è cresciuto pian piano arricchendosi, e che oggi custodisce ed espone in dieci sale e due gallerie più di 500 opere tra dipinti, sculture, argenti, vesti liturgiche e manufatti d’arte applicata. Tutte opere d’arte datate dal XV al XXI secolo, di pregevole valore artistico”. Perciò, “per esprimere l’amore e la gratitudine nostra e di un territorio, che per lui e da lui è stato reso più ‘ricco’ – aggiunge La Placa -, il Museo diocesano ha voluto realizzare la mostra su Vincenzo Roggeri, desiderata ma non realizzata da mons. Speciale”. La mostra, che espone oltre alle tele custodite al Museo, dipinti del Roggeri abitualmente collocati in altri siti, allestita in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni culturali di Caltanissetta sarà inaugurata mercoledì 6 dicembre, alle ore 17.30, dal vescovo mons. Mario Russotto.

Papa in Myanmar: p. Soe Naing (portavoce vescovi), “è stato un momento storico”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 15:47

“Un momento storico” per la vita della piccola comunità cattolica ma anche per tutto il Myanmar. “L’opinione pubblica ha specialmente gradito che il Papa non abbia menzionato la crisi nel Rakhine State ma abbia fatto un discorso inclusivo, chiedendo il rispetto di tutti i gruppi etnici”. Così padre Mariano Soe Naing, portavoce della Conferenza episcopale del Myanmar, traccia oggi al Sir un bilancio della visita di Papa Francesco che si è conclusa ieri, 30 novembre.  “Stiamo cercando, insieme ai vescovi, di fare una sintesi della visita per cercare di andare più in profondità nei contenuti e significati dei suoi discorsi – spiega -. Tra i momenti più importanti, secondo me, la messa con i giovani Messa alla St. Mary’s Cathedral, specialmente quando il Papa ha parlato liberamente con i giovani, è stato un momento molto emozionante. I giovani erano felicissimi per la presenza del Papa tra loro, c’è stato uno scambio molto bello”. Positivo anche l’impatto sull’opinione pubblica e sui media. “L’approccio di Papa Francesco alla gente è spesso semplice e paterno – dice -, e questa familiarità ha commosso molto tutti: non solo i cristiani, anche i buddisti. Credo abbiano percepito una grande disciplina e unità della Chiesa cattolica, nonostante i timori che l’afflusso di migliaia di persone tutte insieme potesse creare delle difficoltà. La polizia e l’opinione pubblica sono rimasti colpiti dalla nostra disciplina durante e dopo gli eventi, dalla capacità di aiutarci gli uni con gli altri, dalla gentilezza reciproca e dal nostro desiderio di unità per tutto il Paese”. Padre Mariano auspica che la visita “favorisca l’accettazione reciproca” tra fedeli di diverse religioni, “superando tutte le divisioni e lavorando insieme per la pace, la crescita e la sicurezza delle persone”.  A gennaio ci sarà l’incontro della Conferenza episcopale del Myanmar durante il quale saranno pianificate le prossime iniziative secondo le indicazioni di Papa Francesco. “Faremo in modo di non dimenticare presto ciò che ci ha detto e prolungare il più possibile l’impatto positivo della sua visita”, conclude.

Media: don Maffeis (Cei), “contenti di abitare il mondo digitale con curiosità e passione, provocati a viverlo con il nostro specifico”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 15:44

“Nel giro di pochi anni è davvero cambiato un mondo. Noi siamo contenti di abitarlo questo mondo. Ci rendiamo conto delle opportunità che offre e non vogliamo solo farci spaventare dai pericoli. Nell’abitarlo con curiosità e passione, ci sentiamo anche provocati a viverlo con quello che è il nostro specifico, con quello che ci distingue”. Lo ha affermato questo pomeriggio don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, aprendo a Roma la sessione pomeridiana dell’incontro degli Animatori della comunicazione e della cultura (Anicec) dedicato a “Youtubers e le pratiche di comunicazione online: opportunità per la Chiesa”. “Questo tempo ci mette davanti alcuni interrogativi rispetto ai quali sono convinto non ci sia qualcuno che ha le soluzioni”, ha osservato don Maffeis, aggiungendo che “condividere un cammino di formazione come il corso Anicec ci aiuta a cercare di decifrare questo nostro tempo”. Don Maffeis ha invitato i presenti ad andare a rileggere “quello che Papa Francesco ha detto la mattina del 6 ottobre ai partecipanti al convegno sugli abusi in rete promosso dalla Pontificia Commissione sui minori. Parole che fanno il punto e che possono aiutarci a fare qualche passo in avanti, proprio a livello fondativo”. Secondo il direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, “tante cose il mondo le sa già, le conosce meglio di noi e ce le può insegnare”. Ma “in questo contesto in cui tutto è comunicazione, vorremmo esserci con passione, competenza, disponibilità. Per abitare questa cultura cercando di parlare anche con i lontani senza allontanare i vicini”. “Questo tempo ci consegna alcune chiavi preziose che già appartengono al nostro dizionario cristiano, alla nostra esperienza ecclesiale”. Innanzitutto, “l’importanza di prendere l’altro seriamente”. “Oggi – ha notato – tutti avvertono la necessità di dire la propria, di commentare, di postare”. “Questo ci allena a metterci in ascolto” avendo “cura delle relazioni” che “è un profilo che ci deve contraddistinguere proprio mentre abitiamo questo stesso orizzonte”. E poi, “quello che noi possiamo portare, senza presunzione ma con umiltà, è uno sguardo, che dia unità”. “Uno dei servizi più importanti in cui giochiamo la nostra autorevolezza è proprio nella capacità di allenarci, sforzarci, educarci a portare uno sguardo di speranza e di fiducia su quello che accade”. E, richiamando le parole del Papa nel messaggio per la 51ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, ha concluso invitando ad “aiutarci a portare uno sguardo credente sul nostro tempo, uno sguardo che aiuti ad assolvere la missione ecclesiale che è l’annuncio, la comunicazione, il portare all’uomo di oggi la Parola della vita”.

Diocesi: Reggio Calabria-Bova, ogni mercoledì il vescovo incontra i ragazzi in biblioteca

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 15:38

“Ragazzi, ricordatevi: c’è il vescovo che vi aspetta in biblioteca”. Con questo promemoria ogni mercoledì gli insegnanti del liceo classico “Tommaso Campanella” di Reggio Calabria invitano gli studenti ad un confronto con l’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, mons. Giuseppe Fiorini Morosini. I giovani – dice il presule – “cercano risposte, vogliono il confronto sui problemi della loro età”. Si tratta di uno Sportello di ascolto e l’iniziativa di mons. Fiorini Morosini rientra “in quello sforzo che come diocesi stiamo facendo per rispondere agli appelli dello smarrimento che già dall’età adolescenziale lanciano questi studenti”. Una Chiesa “in uscita”, per usare un termine caro a Papa Francesco, che a Reggio Calabria dopo alcuni recenti fatti di cronaca – come la violenza di gruppo di Melito Porto Salvo ai danni di una tredicenne e il suicidio di una studentessa figlia di un affiliato di ‘ndrangheta – ha deciso di “sedersi tra i banchi di scuola” aspettando i ragazzi “che vogliono parlare”, dice al settimanale diocesano “Avvenire di Calabria” mons. Fiorini Morosini sottolineando che tanti di questi giovani hanno “bisogno di spiritualità e di fede e lo dimostrano sin dalle prime battute delle nostre chiacchierate”. La scuola, in questo, si sta dimostrando un’agenzia educativa evoluta: “Anzi, molti insegnanti hanno chiesto un confronto personale anche con loro”.

Papa in Bangladesh: ad un gruppo di profughi Rohingya, “la vostra tragedia è molto dura, chiedo perdono”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 15:13

“La vostra tragedia è molto dura e grande, ma vi diamo spazio nel cuore. A nome di tutti quelli che vi hanno perseguitato, che vi hanno fatto del male, chiedo perdono”. Con queste parole Papa Francesco si è rivolto, al termine dell’incontro interreligioso sulla pace, ad un gruppo di profughi Rohingya, fuggiti dal Myanmar, come riferito da Radio Vaticana. “Anche questi fratelli e sorelle – ha detto Francesco – sono l’immagine del Dio vivente. Una tradizione della vostra religione dice che Dio ha preso dell’acqua e vi ha versato del sale, l’anima degli uomini. Noi tutti portiamo il sale di Dio dentro. Anche questi fratelli e sorelle”. “Mi appello al vostro cuore grande – ha aggiunto il Pontefice parlando a braccio – perché sia capace di accordarci il perdono che chiediamo. Continuiamo a stare vicino a loro perché siano riconosciuti i loro diritti. Non chiudiamo il cuore, non guardiamo dall’altra parte. La presenza di Dio oggi si chiama anche Rohingya. Ognuno – ha concluso – ha la sua risposta”.

Processo Ilva: don Marco Gerardo assolto. Il Consiglio pastorale parrocchiale, “grazie per fede e serenità che ci hanno mostrato come vivere da buoni cristiani e onesti cittadini”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 15:07

“A seguito della completa assoluzione, con la più ampia formula ‘perché il fatto non sussiste’, del nostro amato parroco, mons. Marco Gerardo, sentiamo il bisogno di esprimere la nostra gioia e soddisfazione”. Lo si legge in un comunicato diffuso oggi dal Consiglio pastorale della parrocchia del Carmine di Taranto, dopo l’assoluzione del sacerdote. “Ringraziamo il Signore, che ha sostenuto don Marco in questa lunga e grave prova e per avergli dato la forza di continuare senza sosta il suo servizio, senza mai perdere il sorriso”, prosegue il Consiglio pastorale parrocchiale, che è grato a mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, il quale, “anche durante la tempesta, ci ha lasciato don Marco come pastore, mentre qualcuno dall’esterno invocava una pubblica ‘esecuzione’ (punizione) sulla base di quello che poi si è mostrato infondato. Sarebbe stato più facile, ma sarebbe stato anche assolutamente ingiusto”.
Ma “il grazie più grande va al nostro caro don Marco. Grazie perché non ha mai perso la fiducia nel Signore; grazie per l’esempio di umiltà e di pazienza che ci donato anche quando gli attacchi erano aggressivi, vergognosi e fuori della corretta critica sociale e del retto convivere; grazie perché ci ha mostrato una infinita correttezza verso le Istituzioni dello Stato, che ha sempre rispettato; grazie perché in questi anni di sofferenza non ci ha mai privati della sua guida e del suo servizio e non ha mai anteposto le sue vicende ai nostri bisogni”. La comunità parrocchiale, che “sempre gli è stata vicina sostenendolo con il proprio affetto e che mai ha perso la fiducia e la stima verso il proprio pastore”, “ora gioisce pienamente insieme a lui”. E il Consiglio ricorda come pure in questa prova il parroco sia stato da esempio: “Anche in queste ore il nostro don Marco è stato in silenzio e a noi che ci siamo stretti attorno a lui non ha fatto altro che ripetere: ‘Il Signore può chiederci di tutto, la gioia e la sofferenza. Lui sa perché; noi dobbiamo sempre fare la sua volontà, qualsiasi cosa ci chieda’. Grazie, caro don Marco, perché la tua fede e la tua serenità ci hanno mostrato ancora una volta come vivere da buoni cristiani e onesti cittadini”.

Libia: Amnesty, “piani Ue e Unione africana mirano a rimpatri, non a reinsediamenti”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 15:00

“Due settimane di tormenti sulle aste di schiavi in Libia sono state seguite da due giorni di annunci mirati a mantenere la finzione della preoccupazione umanitaria, lasciando intatto l’obiettivo primario dell’Europa – la chiusura della rotta del Mediterraneo centrale”. Così John Dalhuisen, direttore di Amnesty international per l’Europa, commenta  l’annuncio dell’Unione europea, dell’Unione africana, delle Nazioni Unite e degli Stati membri di intraprendere azioni collettive e unilaterali per contribuire a facilitare l’evacuazione di migranti e rifugiati africani detenuti in Libia. “La realtà – afferma – è che centinaia di migliaia di rifugiati e migranti si sono trovati intrappolati in Libia ed esposti a orribili abusi a seguito della cooperazione intensa dell’Unione europea con le autorità libiche”. Secondo Amnesty “i piani che a gran maggioranza stabiliscono come prioritario il ritorno ‘volontario’ di persone, ora bloccate in Libia, nel loro Paese di origine senza un sistema efficace per valutare e soddisfare le esigenze di asilo o per offrire più posti di reinsediamento, finiranno per costituire un meccanismo per una deportazione di massa, coperto da una foglia di fico umanitaria”.

Processo Ilva: diocesi di Taranto, don Marco Gerardo assolto perché il fatto non sussiste

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 14:58

“Nell’apprendere che mons. Marco Gerardo, del presbiterio dell’arcidiocesi di Taranto, è stato assolto in secondo grado dall’imputazione di favoreggiamento personale dei signori Archinà e Liberti, nel processo ‘Ambiente svenduto’, perché il fatto non sussiste, l’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro e questa curia metropolitana, non possono che esprimere viva soddisfazione”. Lo dichiara don Emanuele Ferro, portavoce dell’arcivescovo di Taranto, in una nota. “Questa sentenza – prosegue la nota – è motivo di serenità per questa Chiesa e per il sacerdote che in questi anni è stato al centro di una durissima prova personale, non solo per le accuse, oggi chiaramente giudicate improprie, ma per l’inesorabile macchina del fango che ha cercato sempre di travolgere lui e di coinvolgere l’intera comunità diocesana. Si è comunque sia sempre manifestato grande rispetto per l’azione della Magistratura, fin dall’inizio, così come la fiducia che oggi più che mai riconosciamo ben riposta”. A don Marco “l’augurio dell’auspicata serenità nel suo ministero, che si estende alla sua comunità, alla sua famiglia e tutti coloro che in questi anni gli sono stati vicino”.

 

Diocesi: Lecce, domani l’ingresso di mons. Seccia. In un video messaggio, “mi sento accolto e vi accolgo tutti nel mio cuore”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 14:42

“Mi sento accolto e vi accolgo tutti, uno per uno, nel mio cuore: dai sacerdoti ai laici, dai religiosi alle famiglie, da coloro che sono sereni e vivono nel benessere agli ammalati e a coloro che attraversano momenti non facili della loro vita”. In un video, si rivolge con queste parole alla Chiesa leccese mons. Michele Seccia, che domani farà il suo ingresso ufficiale in diocesi. Il presule invia “un abbraccio speciale ai poveri e ai giovani, sapendo quanto sono stati impegnati dal mio predecessore nel Sinodo dei e con i giovani”. “La Chiesa, ci sta insegnando Papa Francesco – ha detto direttamente ai giovani -, vuole camminare in mezzo a voi, vuole sentirsi con voi e vuole trasmettere a voi la gioia più grande che possiede, cioè la conoscenza di Gesù”, “il Figlio di Dio, capace di donarci quella verità, quella gioia interiore che non possiamo provare da nessuna altra parte, perché la gioia che Dio ci dona è la gioia del cuore”, “una gioia che è capace di darci serenità nutrita di speranza nei momenti più difficili”. A tutti l’arcivescovo fa giungere “la certezza” della sua “preghiera” e la sua “benedizione”.

Giovani: Gialli (giornalista), “per i nostri ragazzi non c’è più alcun tipo di distinzione tra reale e virtuale”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 14:26

“Per i nostri ragazzi non c’è più alcun tipo di distinzione tra reale e virtuale”. Lo ha affermato questa mattina Laura Gialli, giornalista del Tg2 Rai, intervenendo a Roma all’incontro degli Animatori della comunicazione e della cultura (Anicec) dedicato a “Youtubers e le pratiche di comunicazione online: opportunità per la Chiesa”. Presentando i contenuti del libro “Youtubers” (San Paolo) che ha curato con la pedagogista Chiara Palazzini, Gialli ha osservato come Youtube “abbia cambiato radicalmente usi e costumi dei nostri tempi e anche il modo di comunicare”. Non solo, “i millennials fanno un uso così smodato degli smartphone che le ultime ricerche mettono in luce un cambiamento nella postura dei nostri ragazzi”. Per Gialli, il ruolo degli adulti “in questo mondo si fa ancora più significativo e importante, soprattutto nei primi anni di vita”. A differenza delle generazioni precedenti, “i nativi digitale sperimentano contemporaneamente il mondo digitale e quello reale” ma “rischiano di avere un utilizzo del digitale e una scarsa sperimentazione del reale”. Secondo la giornalista, “Youtube è un mezzo potentissimo che non va sopravvalutato né demonizzato”. Per i giovani, “è, come per tutti i social, una lente d’ingrandimento del nostro mondo, dove tutto appare ingigantito. Forse è questo a spaventare maggiormente il mondo adulto che lì vede riflessi i suoi vizi, mali e pericoli”. Gialli ha spiegato come per le giovani generazioni, “l’uso di Youtube non è mai passivo perché alla base c’è l’azione che permette di fare esperienza. Ogni volta che cliccano compiono una scelta più o meno consapevole che fa acquisire loro una modalità di comportamento completamente diversa dalla nostra”. “I nostri figli vivono un mondo meno duale del nostro, in cui c’è solo distinzione tra chi fa una cosa o chi non la fa, ma non giudicano”. Per descrivere lo spaccato di Youtube, la giornalista ha parlato di alcuni “youtubers” italiani che ha intervistato per il libro: Favij (Lorenzo Ostuni), Violetta Rocks, Gli autogol, Sofia Viscardi, La Cindina (Sandra Sold) e Benedetta Rossi. Ha spiegato che “Youtube è nato nel 2005, è un’azienda e funziona come azienda anche se non appare come tale”. È un mondo in cui la “spontaneità è necessaria ma non sufficiente” e nel quale con il passare degli anni sono entrati la pubblicità, il marketing, la promozione e le agenzie che “individuano e sostengono gli youtubers”. E se i ragazzi “lo utilizzano per divertirsi e dare spazio alla creatività” c’è chi “è diventato una webstar sfruttando il talento” anche se “meno del 5% guadagna grazie a Youtube”. In generale si possono individuare due categorie: i primi sono “i giovani intorno 30 anni, non nativi digitali” ai quali “Youtube ha dato loro la possibilità di sperimentare ciò che il mondo reale non gli ha permesso di fare”. Questi “hanno fatto della loro passione un lavoro”. Poi ci sono i “ragazzi e giovanissimi per cui Youtube è quotidianità e realtà condivisa”. Gialli ha invitato a “non avere un atteggiamento giudicante” e ad “andare a conoscere questo mondo confrontandosi con i ragazzi” evitando “i giudizi frettolosi”. E ha evidenziato come “i ragazzi non sono consapevoli che un loro ‘like’ può far partire una moda, una tendenza o può generare dei dispiaceri”. In ogni caso, “il web dà loro sicurezza perché li fa sentire uniti tra coetanei in un mondo in rapido cambiamento. Sono adolescenti che hanno bisogno di un gruppo e che anche nella realtà si ritrovano e condividono un affetto tangibile”.

Canada: Sako (patriarca caldeo), ai sacerdoti “siate liberi dai soldi”. Ai laici “dividere la comunità è peccato”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 14:20

“Essere liberi da ogni restrizione e vincolo, in particolare quello del denaro e delle relazioni tribali e familiari per essere pienamente impegnati ad annunciare la Parola di Dio alla comunità in queste circostanze difficili”: è il monito che il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Sako, ha rivolto ai sacerdoti caldei presenti alla cerimonia di ingresso di mons. Bawai Soro, nuovo vescovo della comunità caldea in Canada (diocesi di Mar Addai), avvenuta il 29 novembre scorso. Durante la messa il patriarca ha ricordato ai sacerdoti che il loro servizio “non è un lavoro” e per questo motivo “è necessario rafforzarci quotidianamente con la preghiera, la meditazione e l’esame di coscienza”. Mar Sako ha ricordato anche le parole di Papa Francesco che più volte ha invitato a “mettere in pratica il servizio gratuito per i Sacramenti della Chiesa” chiedendo ai preti caldei di rafforzare il loro “legame con il Patriarcato e la Chiesa madre in Iraq, di attuare le raccomandazioni e le decisioni del Sinodo, di preservare la nostra identità caldea e salvaguardare la nostra spiritualità orientale e la nostra eredità viva. Tale unione è un segno di forza e ricchezza”. Rivolgendosi poi ai laici presenti Mar Sako li ha ringraziati “per l’impegno profuso ad alleviare le sofferenze dei rifugiati in Iraq e nei Paesi della Regione. Apprezziamo molto il vostro impegno. Tenete vive le vostre tradizioni, la vostra identità e lingua. Anche nella diaspora siete chiamati ad essere quelle stelle che portano a Gesù”. “I laici – ha aggiunto Mar Sako – sono membri della comunità della Chiesa e partner nel lavoro pastorale, quindi il loro ruolo non dovrebbe essere solo di consulenza, ma reale. Lavorate, pertanto, a stretto contatto con il vostro nuovo vescovo e i vostri sacerdoti per un futuro migliore della Chiesa e per proteggere la vostra unità perché dividere la comunità è peccato. Vi invito anche ad assumere un ruolo nelle attività culturali e sociali, in particolare aderendo alla Lega Caldea che riunisce tutti i caldei di tutto il mondo per affrontare le sfide attuali. Pregate per l’Iraq dove stiamo affrontando migliaia di problemi a causa della guerra e della instabilità”.

Giovani: Palazzini (pedagogista), “occorre equilibrio tra relazioni social e quelle in carne ed ossa”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 14:19

“Occorre equilibrio tra relazioni social e quelle ‘in carne ed ossa’”. Lo ha affermato questa mattina Chiara Palazzini, pedagogista e docente Pontificia Università Lateranense, intervenendo a Roma all’incontro degli Animatori della comunicazione e della cultura (Anicec) dedicato a “Youtubers e le pratiche di comunicazione online: opportunità per la Chiesa”. Presentando i contenuti del libro “Youtubers” (San Paolo) che ha curato con la giornalista Laura Gialli, Palazzini ha sottolineato come verso i giovani ci sia la “necessità di sviluppare adeguate capacità comunicative di base, emotive e socio-relazionali”. Oggi, ha spiegato, “molto spesso siamo di fronte ad analfabeti emotivi perché i giovani non solo non sanno riconoscere e dar un nome alle loro emozioni ma non sanno neppure portar fuori e condividere le emozioni positive così come quelle negative”. Bisogna quindi “allenare alla comunicazione emotiva” le giovani generazioni chiarendo che con loro “non esistono argomenti tabù”. Una “parola chiave è consapevolezza”, ha aggiunto la pedagogista, che ha chiesto: “Quanto siamo consapevoli di ciò che buttiamo in rete?”. “I nativi digitali – ha osservato – non è detto che siano ‘naturalmente consapevoli’”. Ma la “consapevolezza ci porta a distinguere tra fare uno scherzo in giardino, filmare quello scherzo e mettere in rete il filmato dello scherzo”. Questo implica “la necessità di un’educazione mediale”. “Noi – ha rilevato – abbiamo sempre una visione strumentale e invece bisogna educare la persona alla medialità, per imparare ad abitare il mondo digitale in modo critico”. Palazzini ha poi rilevato come gli “youtubers”, cioè coloro che pubblica filmati su Youtube, lo fanno perché “vogliono dire qualcosa, vogliono raccontare qualcosa”. È, molto spesso, “una richiesta di attenzione”. Quasi “una manina alzata che dice al mondo adulto ‘ci sono anch’io’”. La pedagogista ha sottolineato come sono necessari “percorsi di alfabetizzazione e responsabilizzazione mediale anche per gli adulti”. “L’educazione mediale – ha proseguito – è centrata sull’integrità della persona e non solo sull’uso dell’oggetto mediale”. “Vietare – ha notato – serve a poco se manca l’interessamento e il dialogo tra genitori e figli”. Per i genitori, si tratta piuttosto di “conoscere attraverso i figli questo” mondo, un “universo estremamente dinamico e complesso, variegato”. Nella scuola, secondo Palazzini, “l’espediente non credo che sia dare il telefonino il computer a tutti, ma l’educazione mediale degli insegnanti per un apprendimento formale delle istituzioni scolastiche”. “Questo implica la necessità di nuovi stili di insegnamento e apprendimento”, i cui processi “dovranno essere sempre più personalizzati”. La pedagogista ha concluso ponendo l’attenzione sul fatto che “i media non sono neutrali così come qualsiasi processo educativo non può essere neutro rispetto ai valori di riferimento”.

Diocesi: Cesena, domani la veglia di Avvento. Venerdì 8 dicembre atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 14:08

Il servizio di pastorale giovanile della diocesi di Cesena-Sarsina propone per domani, sabato 2 dicembre, alle 21, nella chiesa di Santa Maria Goretti a Cesenatico, la veglia diocesana di Avvento. All’appuntamento di preghiera sono particolarmente invitati i giovani e gli adolescenti. Dopo la preghiera, ci sarà la possibilità di accedere al sacramento della confessione.
Un altro appuntamento è, poi, per la settimana prossima. Nel centenario delle apparizioni mariane di Fatima, venerdì 8 dicembre alle 15 si terrà l’atto di consacrazione della diocesi al Cuore Immacolato di Maria. In piazza del Popolo a Cesena ci sarà un momento di preghiera mariana e poi la collocazione di una corona di fiori alla statua di Maria Immacolata posta sulla facciata del palazzo comunale. Curerà il canto il coro Vox Animae di San Vittore.

Riviste: su “Scarp de’ tenis” la notte tra i forzati del supermercato. Il cassiere Daniele: “rivoglio la mia vita”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 13:52

“Rivoglio la mia vita”: Daniele, milanese, ha 48 anni, lavora in uno di quei supermercati aperti “24 ore su 24, 7 giorni su 7”. L’esistenza del cassiere notturno non è semplice, “per via degli orari tagli i ponti col resto del mondo”. “Da quando lavoro di notte ho smesso di avere una vita sociale – racconta al mensile di strada ‘Scarp de’ tenis’, promosso dalla Caritas, che dedica al tema un ampio e documentato dossier –; quando fai un lavoro così perdi tutti i contatti con la vita normale. Quando tutti tornano a casa, si fanno una doccia, si cambiano ed escono per andare a cena, a un cinema, a bersi una birra, io inizio il turno. Quando io mi sveglio e ho il mio tempo libero, loro sono al lavoro. Non puoi occuparti più di nulla. Di una moglie, dei figli, degli amici. Settimana prossima compie gli anni mio nipote. Non potrò andarci. Ho un padre anziano. Lo vedo pochissimo. Facevo il musicista. Ho smesso di suonare”. Daniele è stato assunto per lavorare di notte, sempre e solo di notte. Poi torna a casa e riemerge dal sonno intorno a mezzogiorno. A volte – racconta “Scarp” – persino qualche ora dopo. Per lui l’alba coincide con la fine della sua giornata di lavoro e il tramonto con l’inizio. “È una creatura notturna, che vive quando gli altri stanno dormendo – scrive la rivista nel numero in distribuzione da domani, 2 dicembre – e dorme quando gli altri stanno costruendo la loro giornata. Non è una cosa che gli piace. È per colpa del suo mestiere: fa il cassiere notturno di un supermercato milanese. Uno di quei negozi che hanno deciso di restare aperti ventiquattro ore”.
Nella fredda notte milanese si aggirano per strada personaggi strani. Stanotte, racconta Daniele, è entrato un tipo giovane ma un po’ nervoso: “Ha riempito un cestello di patatine e merendine – confida – quello aveva la fame chimica, te lo dico io. L’ho tenuto d’occhio tutto il tempo e me lo sono persino sognato di giorno”. Il supermercato è in un quartiere periferico della metropoli. Al supermercato di Daniele (che guadagna 1.300 euro al mese) fanno la spesa molte persone che lavorano di notte, fra cui tanti medici e infermieri, tassisti, dipendenti dell’Amsa. “Poi ci sono le compagnie di ragazzi, che hanno fame. Costa meno prendere il cibo qui, le patatine, i gelati, gli affettati nelle vaschette e il pane in cassetta, che mangiare nei pub – racconta – vengono anche i travestiti e le prostitute, ma loro sono tranquilli. I difficili sono quelli che vengono per rubare”. Anche se sono passati solo due anni da quando è stato assunto, Daniele è stanco. Sta cercando un lavoro qualunque, ma che sia di giorno. A quanto pare non è così facile. “Rivoglio una vita – dice – rivoglio le relazioni con le persone”.

Salute mentale: don Angelelli (Cei), “è un’emergenza nazionale. Dalla Chiesa una risposta efficace”

Agensir.it - Fri, 2017-12-01 10:37

“La salute mentale è un’emergenza nazionale e lo sarà sempre più. La Chiesa si sta predisponendo a dare un’efficace risposta pastorale”. Lo ha detto al Sir don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute, presentando il convegno “La Chiesa italiana e la salute mentale”, iniziativa Cei, che si svolgerà il 2 dicembre, presso il Palazzo della Cancelleria, a Roma. “Abbiamo chiesto la collaborazione dei 12 principali professionisti, che si occupano di salute mentale in Italia, per fare il punto della situazione. Abbiamo fissato alcuni focus e sono previste tre sessioni. Nella prima verrà descritto lo scenario, seguirà quella con le principali questioni aperte, mentre la terza è più pastorale – ha spiegato il direttore dell’Ufficio Cei -. In base agli esiti di questo incontro potremo sviluppare una progettualità adeguata sul territorio con le nostre strutture, al servizio di quelle persone che vivono le difficoltà della salute mentale e di tutte quelle famiglie che si trovano a gestire una situazione complessa, come avere una persona con problemi di salute mentale all’interno del proprio circolo familiare, non sempre supportata da adeguati servizi nel territorio e non sempre con risposte adeguate”.

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