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Card. Sandri: a Bibione, “cristiani Medio Oriente sperimentano sulla loro pelle sofferenze e inutili stragi”

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 12:47

“In cento anni, l’umanità ha raggiunto traguardi importanti, ha creato delle istituzioni internazionali perché non si ripetessero più certe tragedie, ma non si è estinto purtroppo il desiderio del potere, la sete del guadagno, il mercato delle risorse energetiche e delle armi per difenderle o conquistarle”. Lo ha detto il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, presiedendo, ieri sera, a Bibione, presso la Parrocchia di Santa Maria Assunta, l’apertura della prima “Perdonanza Bibionese”, concessa da Papa Francesco (dall’1 al 16 agosto) e che vede la comunità locale rivolgere una particolare preghiera per le comunità cristiane del Medio Oriente. Citando la “Lettera ai capi dei popoli belligeranti” scritta 100 anni fa da Benedetto XV per scongiurare l’“inutile strage” della Prima Guerra Mondiale, il porporato ha ricordato che “dalle carneficine fatte a colpi di cannone e fucili nelle trincee anche non lontane da qui, in Friuli, siamo passati alle esplosioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki, il cui triste anniversario sarà tra pochi giorni, fino alle bombe che oggi qualcuno osa chiamare ‘Madre’. I fratelli e sorelle delle Chiese Orientali – ha aggiunto Sandri – sperimentano sulla loro pelle sofferenze e ‘inutili stragi’, causate in parte da un altro momento in cui i potenti della terra si fecero sordi all’appello lanciato da san Giovanni Paolo II prima della Guerra del Golfo e l’invasione dell’Iraq: ‘Mai più la guerra!’. Ma l’umanità è rimasta un popolo di dura cervice. Preghiamo – ha concluso il prefetto – per la conversione dei cuori, che assecondi l’aspirazione di tanti ad una pace giusta e duratura”. Al termine della messa il cardinale ha impartito la Benedizione Papale cui è legata anche l’indulgenza Plenaria. Prima della celebrazione l’apertura della Porta Santa.
Il programma della “Perdonanza Bibionese” prevede domani la “Notte bianca della Misericordia” alla presenza di mons. Ovidio Poletto, vescovo emerito di Concordia-Pordenone, e proseguirà con varie iniziative come messe in spiaggia, adorazioni notturne, spettacoli teatrali, giornate di solidarietà e la III edizione del premio “Luigi Padovese” assegnato quest’anno al Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton. Venerdì 11 agosto il card. Ernest Simoni celebrerà una messa e porterà la sua testimonianza di internato per 24 anni in un campo di concentramento in Albania. A chiudere le celebrazioni il 16 agosto sarà il vescovo locale mons. Giuseppe Pellegrini.

Giubileo del Perdono: card. Parolin, “sfuggendo a Dio non si ottiene né felicità né pace”

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 12:42

“Inseguendo soltanto realizzazioni terrene si rischia di andare incontro ad amare sconfitte”. Ma oggi è difficile “non vivere senza bussola, vagando alla ricerca di una felicità che sfugge perennemente perché sfuggendo a Dio non si ottiene mai né la felicità né pace”. Lo ha affermato questa mattina il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, presiedendo presso la basilica di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi, la celebrazione eucaristica per la Festa del Perdono con la quale si è concluso l’anno giubilare per l’VIII centenario del Perdono di Assisi. Come nel Magnificat “Maria ringrazia per le mirabili azioni compiute da Dio nella storia e nella sua persona”, così “Francesco gioisce per la bontà del Signore che con la concessione dell’indulgenza offre con larghezza il perdono togliendo non solo la colpa e la condanna ma anche la pena temporale residua per mandarci tutti in Paradiso”. Al tempo di Francesco c’era più consapevolezza che “il destino definitivo, quello vero – ha aggiunto – non si gioca nelle soddisfazioni e realizzazioni terrene, ma lo si trova nel mondo futuro. Lassù, nella città dei santi, e non quaggiù, nelle città terrene colme di affanni, di dubbi commerci e vanità”. “Oggi non è così facile rientrare in se stessi come fece il figliol prodigo”, ha osservato Parolin. “Non è scontato capire che occorre rivolgersi a Dio, chiedere a Lui luce e conforto, accogliere il suo perdono, cambiare vita, mettere al centro il nostro destino definitivo”. Per il segretario di Stato, oggi “risulta complicato far spazio al pensiero su Dio e sull’importanza della Parola di Dio per non compiere scelte distruttrici della comunione delle famiglie, delle parrocchie, degli ambienti di lavoro”. La festa odierna, ha rilevato Parolin, ci invita a “guardare con occhi nuovi la realtà, ad incamminarci verso la Porziuncola per adorare e ricevere la forza di essere gioiosi testimoni di Cristo”. “Da qui, oggi, si diffonda nuovamente per tutti il desiderio di un’autentica conversione, l’aspirazione alla santità, la gioia di camminare nella quotidianità con i piedi ben poggiati a terra ma con lo sguardo costantemente rivolto al cielo per ricevere dall’alto guida, chiarezza d’intenti, consolazione, aiuto e protezione”, ha concluso.

Giubileo del Perdono: card. Parolin, “l’esempio del Poverello di Assisi interroga ancora oggi coscienze e comunità”

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 12:40

“L’esempio del Poverello di Assisi interroga ancora oggi le nostre coscienze e le nostre comunità e ci attira al Signore”. Lo ha affermato questa mattina il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, presiedendo presso la basilica di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi, la celebrazione eucaristica per la Festa del Perdono con la quale si è concluso l’anno giubilare per l’VIII centenario del Perdono di Assisi. Portando il “cordiale e benedicente saluto di Papa Francesco”, Parolin ha osservato che “è davvero motivo di sommo gaudio constatare come il bene compiuto dai santi si dilati nello spazio e nel tempo e giunga fino a noi”. Riferendosi a San Francesco, il segretario di Stato ha sottolineato che “l’ardore con il quale egli amò il Signore divenne compassione e carità verso il prossimo. Si trasformò in supplica a Dio perché riversi con abbondanza la sua misericordia sul suo popolo”. Questa – ha proseguito – “è la missione fondamentale della Chiesa”, che è quella di “favorire l’incontro tra Dio e gli essere umani, di costruire solidi ponti tra il cielo e terra, di mostrare una via di salvezza offerta a tutti e non riservata a piccoli gruppi di dotti e di sapienti”. “Una strada – ha aggiunto – accessibile ai poveri e agli ultimi. Una strada ampia e libera da ostacoli che conduce alla salvezza anche se attraverso una porta stretta come quella della Porziuncola”. Secondo Parolin, “nella Porziuncola, come nella grotta di Betlemme e nella santa casa di Nazaret, l’infinita misericordia divina si manifesta in uno spazio delimitato. Dio si rivela e nello stesso tempo sembra velarsi, si pone al nostro fianco, ci vuole portare tutti in Paradiso ma utilizza canali di umiltà scegliendo luoghi periferici e segni delicati”, facendosi “piccolo e debole”.

Strage di Bologna: Mattarella, “il bisogno di verità non può fermarsi dove sono presenti ancora zone d’ombra”

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 12:34

“L’Italia si raccoglie in ricordo dell’umanità straziata nella stazione di Bologna, teatro di un attentato infame e sanguinoso nella nostra storia repubblicana”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione rilasciata oggi, a trentasette anni dalla strage della Stazione di Bologna (2 agosto 1980). “La memoria del Paese – afferma il presidente – esprime anzitutto il cordoglio per le 85 vite spezzate da quel micidiale ordigno, e una profonda solidarietà verso i familiari delle vittime, i loro amici, i feriti di allora e tutta la città di Bologna, che non risparmiò le forze nel dare generosamente aiuto. Al tempo stesso, la memoria si conferma a fondamento di una risoluta, consapevole risposta civile contro il terrorismo di ieri e di oggi, contro coloro che sono pronti a usare violenza per condizionare la vita sociale e la democrazia, contro ogni trama concepita nell’illegalità e nell’ombra per tentare di piegare le istituzioni erette sui valori della Costituzione”. Mattarella ricorda che “la strage della stazione fu parte di un disegno eversivo. Quella strategia di destabilizzazione, che mirava a scardinare le basi democratiche e frenare il progresso sociale dell’Italia, ha seminato per lunghi anni nel Paese lutti, tragedie, paure. Gli italiani hanno saputo reagire con una forte unione, difendendo la nostra convivenza, i principi di civiltà su cui essa poggia, i valori e i diritti che assicurano la libertà dei cittadini. La coesione ci ha consentito di respingere il terrorismo e ci consentirà di affrontare ogni insidia alla vita democratica. Il costante impegno dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage di Bologna è stato, nel tempo, un motore prezioso, che ha fatto crescere la coscienza collettiva, ha cercato incessantemente la verità”. Per il presidente, “la ricerca della verità, e l’affermazione piena della legalità, sono strettamente connesse con i valori democratici. Le sentenze definitive, pronunciate dalla magistratura, hanno affermato responsabilità gravi che contribuiscono a delineare le strategie criminali e destabilizzanti. Il bisogno di verità tuttavia non può fermarsi dove sono presenti ancora zone d’ombra, e pone traguardi verso i quali tendere. Alla partecipazione del nostro popolo al grande e incancellabile dolore per la strage della stazione, desidero unire i miei personali sentimenti e la mia vicinanza ai familiari delle vittime e a tutti i bolognesi”.

Strage di Bologna: mons. Zuppi (arcivescovo), “non arrendersi mai alla logica del male”, “scegliendo sempre la via della solidarietà e del bene comune”

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 12:30

Un invito a dare e trovare “consolazione aiutando gli altri, amando il nostro Paese e la casa comune che è il mondo intero, cercando che non accada più e ricordando che c’è una strage della stazione ogni giorno in quella guerra a pezzi che tante forze del male hanno causato e alimentano. E tutti possiamo e dobbiamo fare molto”. È l’invito che ha rivolto oggi mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, nella Messa di suffragio per il 37° anniversario della strage di Bologna. Commentando il Vangelo, il presule ha spiegato: “Convertirsi significa costruire ponti, cercare sempre la via del dialogo e non accettare mai muri che separano e fanno crescere le radici dell’odio. Convertirsi è non tollerare nessuna complicità con il male, come, ad esempio, la corruzione, la logica mafiosa che inizia con il sottile piegare il pubblico all’interesse personale o alla convenienza, economica, di ruolo, di considerazione. Convertirsi vuol dire non smettere di provar orrore di fronte al male, qualsiasi esso sia, anche in luoghi di cui non sappiamo nulla e costruire una convivenza giusta, anzitutto compiendo il proprio dovere”. E, ancora, “convertirsi vuol dire rifiutare qualsiasi pregiudizio, l’intolleranza, la violenza nelle parole o l’aggressività banale delle parole, peggio se scagliate nell’anonimato di internet. Convertirsi significa non sciupare le opportunità, non ingannare con mezze verità, con la furbizia, prendendo in giro con parole vuote e promesse che sappiamo non mantenere. Convertirsi significa anche cercare sempre e comunque il bene comune”.
L’arcivescovo ha concluso l’omelia chiedendo al  Signore di insegnarci “a non arrenderci mai alla logica del male, a saperlo riconoscere e combattere con la forza e l’intelligenza dell’amore, scegliendo sempre la via della solidarietà e del bene comune. Disarma i cuori intossicati dall’odio, dalla violenza, dal pregiudizio perché nessuno muoia per colpa di mano assassine. Consola, aiutaci a consolare e a cercare sempre la misericordia e la giustizia per aiutare chiunque è nella sofferenza”.

Diocesi: Caritas Novara, operativa la “Locanda d’agosto”. Volontari a tavola con i più bisognosi

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 12:24

È iniziata lunedì 31 luglio e proseguirà fino a domenica 3 settembre l’attività della “Locanda d’agosto”, la mensa per i poveri gestita nel periodo estivo dalla Caritas diocesana di Novara in sostituzione delle altre tre mense cittadine operanti nella parrocchia del Sacro Cuore, dai frati di san Nazzaro e presso la Comunità di sant’Egidio. Rispetto al passato, la “Locanda d’agosto” è ospitata presso il centro sociale diocesano “Le Grandi volte” di via Tornielli 9. “Ai volontari, oltre a tutti gli altri compiti – ha spiegato il direttore della Caritas novarese, don Giorgio Borroni, sul settimanale diocesano ‘L’Azione’ – abbiamo chiesto quest’anno anche di sedersi al tavolo con i commensali, per mangiare con loro”. L’obiettivo – aggiunge – è “provare l’aspetto relazionale della cena, della condivisione dell’altro, con chi è in difficoltà”. Dei volontari, una cinquantina, molti sono giovani. “Punteremo molto – prosegue don Borroni – a una mensa che non solo somministra pasti, ma che crea rapporti, che costruisce relazioni con i propri ospiti”. L’invito a partecipare – sottolinea il direttore – è “esteso ai parroci, alla cittadinanza, per sperimentare direttamente lo stare accanto a chi ha bisogno”. Nel 2016 alla “Locanda d’agosto” vennero distribuiti 4.492 pasti, con una media di 124 commensali a cena ogni sera. Nel 2014 furono 93 e nel 2015 salirono a 110. Secondo quanto riportato dal settimanale novarese “L’Azione”, “il 48% degli ospiti sono stati italiani, il 52% stranieri”. “La generazione maggiormente rappresentata è quella tra i 47 e i 56 anni”.

Strage di Bologna: mons. Zuppi (arcivescovo), “non vogliamo consolazioni finte, di convenienza, ma risposte vere”

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 12:21

“Il male si nutre dell’indifferenza, cresce nell’individualismo, quando cioè il destino dell’altro non mi interessa, non lo sento mio, lo guardo come un estraneo, al massimo posso avere qualche solidarietà, ma sempre da spettatore, come fosse un problema suo e non nostro. Per voi la consolazione avvenne fin dal primo momento dopo quei terribili momenti. Ad una forza di distruzione si contrappose subito una energia straordinaria di amore, di dedizione, di generosità, istintiva, commossa, umanissima”. Lo ha ricordato, stamattina, mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, nella Messa di suffragio per il 37° anniversario della strage di Bologna. “Tutta la città si mobilitò e si unì, si sentì partecipe e tutti furono come parenti delle vittime e sentirono quelle persone come fossero i propri familiari. A distanza di anni è ancora così. Quante lacrime vedere quei nomi! Ecco cosa significa solidarietà: aiutarsi, non lasciare soli”, ha osservato.
“Consolazione – ha precisato il presule – non è solo lenire il dolore, ma trovare delle risposte, sapere trarre dal male una forza di vita che così lo sconfigge. Quello che chiedono i nostri morti non è la vendetta, ma giustizia, fraternità, solidarietà. Non smettiamo di cercarla”. Intanto, l’invito, “la doniamo agli altri anche per le vittime delle troppe stragi che in tante città oggi Caino prepara, con la solita complicità di tanti, di quella belva umana che ancora non è contenta perché non ha imparato a vivere senza ammazzare”. “Non vogliamo consolazioni finte, di convenienza, che in realtà irritano e feriscono ancora di più, come le promesse non rispettate perché perse nel grigio della burocrazia, dove nessuno è responsabile.Vogliamo risposte vere”, ha affermato mons. Zuppi, che ha anche esortato a non stancarsi “di chiedere, con umile fermezza, a chi sa qualcosa di dirlo, di liberarsi, di trovare un modo per aiutare a consolare qualcosa che non trova consolazione. Farlo è un dovere e un debito che essi hanno. Farlo aiuta e mitiga un giudizio severo sulla loro vita, perché oltre quello degli uomini e della coscienza personale c’è il giudizio di Dio”.

Strage di Bologna: mons. Zuppi (arcivescovo), evento che “ha segnato vita città in maniera indelebile. Dimenticare sarebbe un tradimento per le vittime”

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 12:17

“Una ferita insopportabile, dolorosa a distanza di tanti anni, perché il tempo in realtà non lenisce o fa passare il dolore, anzi, qualche volta lo rende più profondo e acuto con una percezione fisica della definitività così difficile da accettare”. Così, stamattina, mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, ha definito la strage alla stazione di Bologna, nella Messa di suffragio per le vittime, celebrata nella chiesa parrocchiale di San Benedetto, nel 37° anniversario dell’attentato. “È la ferita per la perdita dei nostri cari – ha osservato il presule – ma ancora di più per il modo con cui questa è avvenuta. Dopo il terribile scoppio che ha inghiottito le loro vite non c’è stata la ricostruzione desiderata e dovuta. Insieme a loro ricordiamo anche tutte le persone che ne portano ancora le conseguenze nel corpo e nell’anima”. Ma, ha sottolineato l’arcivescovo, “in fondo la strage ha segnato la vita di tutta la nostra città in maniera indelebile. Non vogliamo e non possiamo dimenticare. È vero che sarebbe un tradimento di quanti ne sono state vittime”.
“L’amore diventa ricordo e il loro sangue ci chiede di fare tutto il possibile perché quanto successo non avvenga per altri – ha sostenuto mons. Zuppi -. Lo abbiamo fatto poco fa con il ricordo istituzionale, esigente come non può non essere da chi attende giustizia e non vuole arrendersi che questa non ci sia. Lo faremo con la bella iniziativa di quegli ottantacinque narratori che hanno raccolto tanti frammenti della storia delle persone uccise nella strage. Essi racconteranno in vari luoghi della città la storia di quei nomi, ci ricorderanno che sono ognuno una persona, una vita, quella vissuta e quella rubata dagli assassini”.

Ddl concorrenza: ok Senato a fiducia con 146 sì, è legge

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 12:12

(DIRE-SIR) – Il governo ha incassato la fiducia del Senato con 146 sì e 113 no sul ddl concorrenza. Non avendo subito modifiche rispetto al testo licenziato dalla Camera il provvedimento è legge. (www.dire.it)

Codice di condotta Ong: Cini, no a “inedito ordine pubblico internazionale” che non rispetta diritti

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 10:44

“La Dichiarazione Onu dei diritti dell’uomo e le sue Convenzioni, a partire da quella inerente i diritti dei minori, rappresentano la base imprescindibile sulla quale orientare ogni azione operativa”.  Lo ribadiscono gli aderenti al Cini – Coordinamento italiano Ong internazionali, commentando le polemiche sul Codice di regolamentazione delle Ong per il salvataggio in mare dei migranti. Il Cini è composto da Actionaid, Amref, Cbm, Save the Children, Terre des hommes, Vis-Volontariato internazionale per lo sviluppo. “Da qualche tempo – fa notare il portavoce Antonio Raimondi – si assiste a forme di pressione sulle Organizzazioni non governative da parte di diversi livelli istituzionali europei, nazionali e internazionali affinché il diritto internazionale dei diritti umani venga ricondotto all’interno delle compatibilità politiche che Stati e Governi intendono di volta in volta perseguire per la gestione degli aiuti umanitari”. “Senza entrare nel merito di scelte che competono alle singole organizzazioni – precisa Raimondi -, ribadiamo che essere arrivati a questo punto è una sconfitta per tutti dato, che la gestione in modalità emergenziale di un fenomeno così drammatico e carico di implicazioni politiche complesse quali quello migratorio non può e non deve essere affrontato con strumenti che configurano un inedito ‘ordine pubblico internazionale’, ma applicando coerentemente gli strumenti della prevenzione e di un modello di sviluppo inclusivo incentrato sulla lotta alla povertà, il perseguimento della pace e rispettoso dell’ambiente, come recentemente approvato dalle Nazioni unite con gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile”.

 

Caldo: Comunità di Sant’Egidio, “non dimenticare gli anziani. Rompere isolamento sociale di tanti che restano nelle grandi città”

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 10:21

“Il caldo da bollino rosso è un disagio per tutti in questi giorni, a partire da chi resta in città. Ma diventa un grave rischio per la popolazione anziana del nostro Paese, in particolare per chi vive da solo”. È l’allarme lanciato oggi dalla Comunità di Sant’Egidio.  Dopo un primo appello all’inizio di giugno, di fronte all’emergenza di queste ore la Comunità di Sant’Egidio chiede alle istituzioni “di adoperarsi al massimo per ridurre i pericoli per la salute di chi è avanti con l’età”.
Ma, prosegue la Comunità di Sant’Egidio, “soprattutto ci rivolgiamo a tutti i cittadini: occorre prestare attenzione alle situazioni di disagio dei nostri vicini di casa, come di ogni persona anziana che incontriamo per strada e che vediamo in difficoltà, segnalando i casi e aiutando direttamente. Spesso più che il caldo è l’isolamento sociale a fare vittime. Lo abbiamo sperimentato in tanti anni di vicinanza e attenzione ai problemi degli anziani. Sant’Egidio, a partire da Roma, Napoli, Genova e altre grandi città italiane, ha costruito, anche con il programma ‘Viva gli anziani!’, reti solidali e di monitoraggio della popolazione che sono servite non solo ad allargare la solidarietà ma a diminuire la mortalità e l’ospedalizzazione”. Di qui l’invito: “Partiamo dai gesti concreti che ognuno di noi può fare. Accorgiamoci degli anziani in questi giorni di gran caldo, fermiamoci di fronte alle situazioni di disagio, suoniamo il campanello di un nostro vicino per sapere come sta: una visita, a volte, può salvare una vita”.

Papa Francesco: udienza generale, “essere cristiani significa vivere nella speranza e nella luce, anche quando il mondo è avvolto nelle tenebre”

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 10:16

Essere cristiani “vuol dire guardare alla luce, continuare a fare la professione di fede nella luce, anche quando il mondo è avvolto dalla notte e dalle tenebre”. Lo ha detto oggi Papa Francesco ai pellegrini e ai fedeli riuniti nell’Aula Paolo VI, per l’udienza generale del mercoledì. “I cristiani – ha affermato – non sono esenti dalle tenebre, esterne e anche interne. Non vivono fuori dal mondo, però, per la grazia di Cristo ricevuta nel Battesimo, sono uomini e donne ‘orientati’: non credono nell’oscurità, ma nel chiarore del giorno; non soccombono alla notte, ma sperano nell’aurora; non sono sconfitti dalla morte, ma anelano a risorgere; non sono piegati dal male, perché confidano sempre nelle infinite possibilità del bene”. “Noi siamo coloro – ha aggiunto il Papa – che credono che Dio è Padre: questa è la luce! Non siamo orfani. Abbiamo un Padre e il nostro Padre è Dio”. E “questa è la nostra speranza. Vivere nella speranza è vivere nella luce, nella luce di Dio Padre, nella luce di Gesù salvatore, nella luce dello Spirito Santo che ci spinge ad andare avanti nella vita”.
Francesco ha fatto poi notare come anche la stessa vita della Chiesa è “contaminazione di luce”. Per il Pontefice “contaminazione di luce” è “una parola forte”. “Quanto più luce di Gesù abbiamo noi cristiani, quanto più luce di Gesù c’è nella vita della Chiesa, più è viva la Chiesa. La vita della Chiesa è contaminazione di luce”, ha osservato il Santo Padre.

Papa Francesco: udienza generale, “ricordare la data del proprio battesimo, nella quale siamo stati contaminati dalla luce di Cristo”

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 10:09

Compiti da fare a casa: ricordare quale è stata la data del proprio battesimo. È quanto ha proposto oggi ai pellegrini e ai fedeli, presenti nell’Aula Paolo VI, Papa Francesco, nell’udienza generale del mercoledì, la prima dopo l’interruzione di luglio. Il Papa ha parlato del “battesimo: porta della speranza”, partendo dalla Lettera di San Paolo apostolo ai Galati (3, 26-28). E ha detto: “L’esortazione più bella che possiamo rivolgerci a vicenda è quella di ricordarci sempre del nostro Battesimo”. A questo punto, andando a braccio, ha rivolto alle persone presenti in aula una domanda: “Vorrei domandarvi. Quanti di voi si ricordano la data del proprio battesimo? Pensate. Qualcuno forse si vergogna… io non la ricordo. Bene, oggi compiti da fare a casa. Va dalla tua mamma, dal tuo papà, dalla tua zia, zio, nonno e domandagli: ‘Qual è la data del mio battesimo? E non dimenticarla più! Lo farete? Oggi imparare o ricordare la data del battesimo. È la data della rinascita, è la data della luce, è la data nella quale siamo stati contaminati dalla luce di Cristo”. “Noi siamo nati due volte”, ha spiegato il Papa. “La prima alla vita naturale, la seconda, grazie all’incontro con Cristo, nel fonte battesimale. Lì siamo morti alla morte, per vivere da figli di Dio in questo mondo”. “Se saremo fedeli al nostro Battesimo, diffonderemo la luce della speranza di Dio e potremo trasmettere alle generazioni future ragioni di vita”, ha concluso Francesco.

Strage di Bologna: Diaco (Acli provinciali), “mantenere la memoria per non perdere la speranza di fare luce

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 10:03

“Per Bologna e i bolognesi, in particolare, è importante mantenere memoria di ciò che è accaduto, perché non si perda la speranza di fare finalmente luce su questa terribile strage”. Queste le parole del presidente provinciale delle Acli di Bologna, Filippo Diaco, che domani parteciperà alle celebrazioni in occasione del trentasettesimo anniversario della strage del due agosto. “Anche nelle nuove generazioni è importante che venga mantenuto vivo l’interesse verso tale accadimento, perché la giustizia possa fare il suo corso – afferma Diaco -. A distanza di 37 anni, la più grave ferita che ha subito la nostra Città non si è rimarginata”. Di qui l’auspicio del presidente delle Acli provinciali di Bologna che “non sia più il tempo delle polemiche sterili e delle strumentalizzazioni politiche, ma della fiducia nei confronti delle Istituzioni, ricambiata dalla trasparenza e dalla verità, per rispetto delle vittime, dei loro familiari e di tutti i cittadini”.

Papa Francesco: udienza generale, “si sente il caldo?”

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 10:00

“Si sente il caldo?”: con queste parole Papa Francesco si è rivolto questa mattina ai fedeli riuniti per l’udienza generale del mercoledì, che si sta svolgendo nell’Aula Paolo VI. Nella catechesi il Papa si è soffermato a parlare del “battesimo: porta della speranza”. Ma prima di cominciare il Santo Padre ha fatto riferimento all’ondata di calda che in questi giorni sta interessando l’Italia.

Perdono di Assisi: oggi l’omaggio degli artisti a Papa Francesco

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 09:42

Numerosi artisti si riuniranno oggi, alle 11, ad Assisi per celebrare l’idea di arte di Papa Francesco. Pittori, scrittori e attori e presenteranno nel palazzo del Comune le loro opere, nel giorno del Perdono. Diana Iaconetti interpreterà i brani tratti dal libro di Papa Francesco “La mia idea di arte” e da “Pensiero a Francesco di Assisi” della poetessa e scrittrice Nuccia Martire. Tiziana Lupi, giornalista e curatrice del libro di Papa Francesco, presenterà la sua testimonianza. Veronica Piraccini, artista romana e docente all’accademia delle Belle Arti, presenterà l’opera “Dall’Impronta di Gesù”, la pittrice Natalia Tsarkova “Il Pastore Misericordioso”, immagine dedicata a Papa Francesco. Francesca Capitini, rappresentante dell’arte umbra, condividerà con la platea l’opera “San Francesco predica agli uccelli”. Per la prima volta Cesare Poderosi svelerà il progetto per il restauro della Madonna di Case Sparse, chiesa di Norcia danneggiata dal sisma. Antonello Scarano, attore romano, si esibirà in “Tra spiritualità e romanticismo”. A concludere l’iniziativa sarà la voce di Maheya Collins sulle note di “Madre Teresa”. Verrà inoltre presentato il volume dal titolo “Benedetto XVI. L’arte è una porta verso l’Infinito. Teologia Estetica per un Nuovo Rinascimento”, curato da mons. Jean Marie Gervais e Alessandro Notarnicola. L’iniziativa è promossa e organizzata dall’associazione di volontariato San Pio da Pietrelcina onlus, dall’associazione culturale “Tota Pulchra” e dall’International Spiritual Center SOSJJ.

Papa Francesco: a dirigenti e calciatori Borussia Monchengladbach, “continuate a impegnarvi come ‘atleti del bene e della pace'”

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 09:36

“Un cordiale benvenuto a tutti”. Lo ha rivolto, stamattina, Papa Francesco, ricevendo in udienza, nell’Auletta dell’Aula Paolo VI, i dirigenti e i calciatori del “Borussia Mönchengladbach”. “La vostra visita – ha detto il Pontefice – mi offre l’occasione di esprimere anche la mia gratitudine per il rapporto di amicizia che si è creato tra la vostra società calcistica, in particolare la squadra delle vostre vecchie glorie, e l’associazione sportiva Dipendenti vaticani con vari incontri disputati a Mönchengladbach e a Roma negli ultimi anni”. “La Fohlen-Elf – ha ricordato il Santo Padre – si distingue per il fatto di essere sempre una squadra ‘a misura d’uomo’, per così dire, e una squadra che favorisce le famiglie. È bello vedere come le famiglie popolano il vostro Borussia Park e come vengono svolti i vari programmi e iniziative sportive ed educative per promuovere i giovani, in modo particolare quelli svantaggiati”. Infine, un’esortazione: “Vi invito a continuare ad impegnarvi come ‘atleti del bene e della pace’, di cui il mondo attuale ha tanto bisogno”.

Chiese metodiste e valdesi: Torre Pellice (To), dal 20 al 25 agosto l’annuale Sinodo

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 09:21

Dal 20 al 25 agosto si svolgerà a Torre Pellice (To) l’annuale Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi. Anche quest’anno i 180 deputati – pastori e laici in numero uguale – che convergeranno da tutta Italia nella “capitale delle Valli valdesi” del Piemonte, dedicheranno la loro attenzione a numerosi temi: dai 500 anni della Riforma protestante alle migrazioni, l’accoglienza, l’integrazione; dal dialogo ecumenico all’impegno nella società a favore dei diseredati; dalle questioni eticamente sensibili, come il fine vita, alle sfide della predicazione in un mondo sempre più violento, arrogante e chiuso alle diversità; dalle famiglie alle finanze, senza dimenticare le relazioni internazionali che i metodisti e i valdesi italiani intrattengono a livello globale. Il tradizionale appuntamento si aprirà alle 15.30 del 20 agosto con un culto solenne nel tempio di via Beckwith. La predicazione è stata affidata al pastore Fulvio Ferrario, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma. Nel corso del culto di apertura saranno consacrati al ministero cinque pastori e pastore, non prima, tuttavia, di aver superato il cosiddetto “esame di fede” del giorno precedente.
Attesi numerosi ospiti che come ogni anno giungono da diversi continenti. Dall’Italia per la Cei saranno presenti il vescovo di Lodi, mons. Maurizio Malvestiti, e don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. La consueta “serata pubblica del lunedì”, in agenda il 21 agosto, presso il tempio di Torre Pellice sarà dedicata ai 500 anni della Riforma che ricorre quest’anno. Nel corso dell’evento, che vedrà l’introduzione del politologo Paolo Naso, interverranno lo storico Alberto Melloni, don Cristiano Bettega, i teologi Marinella Peroni e Fulvio Ferrario. Le conclusioni saranno affidate al pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese. L’Assemblea sinodale si chiuderà venerdì 31 agosto con l’elezione delle varie cariche esecutive e amministrative.

Strage di Bologna: mons. Zuppi, “la memoria non venga archiviata”. “Legalità” per contrastare la violenza

Agensir.it - Wed, 2017-08-02 09:05

“La messa celebrata con i famigliari delle vittime sarà l’occasione per continuare a interrogarsi su questa ferita, che resta tale pur a distanza di tanti anni. È un monito perché non ci siano reti occulte di violenza, di qualunque colore essa sia, e per ricordare che il solo modo di contrastarla è la legalità. Speriamo che la memoria non venga archiviata”. Lo dichiara al Sir mons. Andrea Zuppi, arcivescovo di Bologna, nel giorno in cui si commemora la strage compiuta la mattina di sabato 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria della città.
Questa mattina, alle 11.15, l’arcivescovo Zuppi celebrerà la messa di suffragio nella parrocchia di San Benedetto, in via Indipendenza 64. Furono 85 le persone rimaste uccise e oltre 200 quelle ferite, in seguito allo scoppio di un ordigno, contenuto in una valigia abbandonata nella sala d’attesa di seconda classe della stazione, affollata di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze. L’esplosione causò il crollo dell’ala ovest dell’edificio. La bomba era composta da 23 chili di esplosivo. È considerato il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra. Le indagini della magistratura hanno indicato come esecutori materiali alcuni militanti di estrema destra. I mandanti sono rimasti sconosciuti.

Diocesi: mons. Renzo (Mileto), divieto alla Fondazione Natuzza Evolo di organizzare “pubbliche attività di religione e culto” dentro e fuori la propria sede

Agensir.it - Tue, 2017-08-01 20:33

Da oggi la “Fondazione Natuzza Evolo” non potrà organizzare “pubbliche attività” di “religione e culto” dentro e fuori la propria sede. La decisione è del vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo, che con un decreto, datato oggi, revoca il precedente decreto di approvazione dello Statuto emesso nel 1999 dall’allora vescovo, mons. Domenico Tarcisio Cortese. Il presule, nel testo, fa divieto, inoltre, alla Fondazione, di “utilizzare per qualsiasi attività di pastorale e culto pubblico la chiesa del Cuore Immacolato di Maria rifugio delle anime non ancora consacrata, di raccogliere offerte in eventuali pubbliche celebrazioni liturgiche che in ogni caso dovranno organizzarsi solo ad opera della parrocchia Santa Maria degli Angeli in Paravati, unica a essere titolata per qualsiasi attività di religione e culto (processioni, Messe e altro), di conservare il SS. Sacramento e di celebrare la Santa Messa nella casa per anziani Mons. Colloca, compresa l’annessa aula polifunzionale revocando ogni facoltà precedentemente concessa”. Mons. Renzo cita anche le disposizioni emanate da Papa Francesco nel Motu Proprio “Maiorem ac dilectionem”, dove è stabilito che sono proibite nelle chiese le celebrazioni o i panegirici sui “servi di Dio”, la cui santità di vita è tuttora “soggetta a legittimo esame. Ma anche fuori della chiesa bisogna astenersi da quegli atti che potrebbero indurre i fedeli a ritenere a torto che l’inchiesta, fatta dal vescovo sulla vita e sulle virtù, sul martirio o sull’offerta della vita del servo di Dio, comporti certezza della futura canonizzazione dello stesso”. La decisione del vescovo calabrese nasce dopo la bocciaturra , da parte della Fondazione, delle modifiche statutarie proposte dal vescovo. Il decreto, già in vigore da oggi, sarà inviato, dopo i 30 giorni al Ministero dell’Interno per gli opportuni adempimenti civili, alla Nunziatura in Italia e alla Segreteria di Stato Vaticano, “già coinvolte nella vicenda” e infine alla Segreteria generale della Cei “per la dovuta informazione da fornire ai vescovi delle singole diocesi d’Italia”.

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