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Migranti: card. Montenegro (Agrigento), “non accoglierli è non credere in Dio”

Agensir.it - Mon, 2018-07-02 09:41

“È una civiltà, ma purtroppo anche una religione (ma si può chiamare religione, se è così?) che disconosce i diritti degli uomini, che fabbrica i poveri, e poi non li vuole perché danno fastidio, e li lascia morire”. Lo ha detto l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro, nell’omelia della messa per la festa del patrono san Calogero, celebrata ieri nel santuario dedicatogli. “I migranti, i poveri sono un termometro per la nostra fede. Non accoglierli, soprattutto chiudendo loro il cuore, è non credere in Dio – ha aggiunto il porporato –. È Gesù a venire da noi su un barcone, è lui nell’uomo o nel bambino che muore annegato, è Gesù che rovista nei cassonetti per trovare un po’ di cibo”. Sottolineando come “ogni migrante è una storia e una vita che, ci piaccia o no, s’intreccia con le nostra”, l’arcivescovo ha ricordato che “i poveri e i migranti hanno un nome come noi, sognano come noi, sono pieni di paure come noi, sperano come noi, vogliono una famiglia come noi, credono in qualcosa o in qualcuno come noi, osano come o più di noi, desiderano essere trattati come noi”. Quindi, l’invito a “lasciarci scuotere la coscienza dal fatto che tanti bambini, uomini, donne, perdano la vita in mare”. “La parola di Dio ci mette in guardia dall’essere ipocriti. Corriamo il pericolo di essere ipocriti quando stacchiamo la preghiera dalla vita; quando mettiamo la maschera dei buoni e poi, quando accadono le tragedie, sempre più frequenti, ci giriamo dall’altra parte, come se la cosa non ci interessasse, semmai recitiamo qualche preghiera per acquietare la nostra coscienza”. Così il card. Montenegro ha concluso affermando che “non sono solo il coltello o la pistola a uccidere, ma anche l’ipocrisia, il buonismo, il silenzio e l’indifferenza”. “È vero che non possiamo risolvere noi problemi complessi come quelli dell’immigrazione e della povertà ma come cristiani abbiamo il dovere della compassione, uno dei nomi più belli della carità”.

Diocesi: card. Montenegro (Agrigento), “società che si definisce ‘cristiana’ ma non reagisce alla cultura della morte”

Agensir.it - Mon, 2018-07-02 09:40

“Essere credenti significa impegnarsi per una società e una città più giusta, scegliere la trasparenza, la legalità, l’onestà, l’attenzione per i poveri e gli immigrati, offrire rispetto e amicizia a chi è disprezzato ed emarginato”. Lo ha detto l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro, nell’omelia della messa per la festa del patrono san Calogero, celebrata ieri nel santuario dedicatogli. Invitando a sentire “nemica la cultura di morte oggi così diffusa”, il porporato l’ha indicata in “un’economia che sacrifica i più deboli”, nel “benessere che scarta chi è considerato un peso sociale”, nei “consumi che avvelenano tutto: mari, aria, cibi, e soprattutto il cuore dell’uomo”. “Credere nel Dio della vita significa rifiutare queste complicità”. Non considerare i poveri – ha sottolineato l’arcivescovo – “è voltare le spalle a Dio”. “Viviamo in una società che ci sta mettendo l’uno contro l’altro come concorrenti diffidenti e ci fa sentire stranieri l’uno all’altro; società segnata da un individualismo (ognuno per sé) pericoloso in cui contano il potere, il denaro e il piacere; una società che pur definendosi ‘cristiana’ non sempre reagisce dinanzi alla diffusione della cultura della morte”. Il riferimento è al “modo di fare politica oggi” e a “quanto sta succedendo con i migranti”. “Ci diciamo credenti, eppure sbattiamo con disprezzo la porta in faccia a chi non ci piace, non pensando che la sbattiamo in faccia a Lui (Dio, ndr), nonostante all’altare mangiamo il suo pane e lo chiamiamo padre”.

Nuovi cardinali: Petrocchi (L’Aquila), “Chiesa struttura capovolta rispetto alla prospettiva mondana, governare vuol dire servire”

Agensir.it - Mon, 2018-07-02 09:23

“Governare vuol dire servire, l’arricchirsi coincide con il diventare povero, e l’essere ‘primi’ comporta il farsi ‘ultimi’”. Lo ha​ detto il card. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo di L’Aquila, nella sua prima messa celebrata ieri in città dopo essere stato creato cardinale. Condividendo l’immagine che raffigura la Chiesa come una “piramide rovesciata”, il porporato ha affermato che “si tratta di una struttura ‘capovolta’ rispetto alla usuale prospettiva ‘mondana’”. “Nella Chiesa chi più si avvicina al ‘vertice’, che è orientato verso il basso, tanto più cala di livello. Inoltre, sulla punta della piramide rovesciata, si scarica il peso dell’intera struttura – ha spiegato –, mentre, nell’altro assetto, quello mondano, il peso delle classi superiori grava sulla base”. Un dinamismo di “progressivo abbassamento” che, secondo il card. Petrocchi, “nella Chiesa non è accessorio ma costitutivo”, perché “riflette l’itinerario percorso dal Signore, Verbo-fatto-carne”. Quindi, chi riveste un’autorità, nella comunità cristiana, “ha l’obbligo di servire di più”. “La dedizione, fino al dono della vita, deve essere direttamente proporzionale all’incarico di governo ricevuto”. A proposito dell’ingresso nel Collegio cardinalizio, l’arcivescovo ha affermato che “esige di essere pienamente sintonizzati e sincronizzati sul pensiero e sulla volontà del Papa, in modo da essere ‘ponti’ affidabili che favoriscono il ‘transito comunionale’ nelle due direzioni di marcia: dal Papa verso le periferie e dalle periferie verso il Papa”. Per questo motivo, “la vocazione primaria del Collegio cardinalizio è quella di costituire un ‘presidio di unità’ attorno al Papa, garantendo al Successore di Pietro, la piena comunione: in tutto, nonostante tutto, sopra tutto”.

Riforma Curia: card. Becciu, “struttura complessa, non è facile, ma no opposizioni”

Agensir.it - Mon, 2018-07-02 09:13

“Non è facile riformare la curia perché c’è in atto un peso di secoli e la complessità della struttura stessa. Non è regolata da un semplice regolamento né solo dal punto di vista della legislazione canonica. C’è anche la complessità della tradizione”. Lo ha detto il neo cardinale Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato vaticana e prossimo prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, intervenendo ieri sera a Melfi all’ultima serata della Festa di Avvenire. “Mentre si fa una riforma si possono dire le proprie idee e ciò non è andare contro la riforma ma dare il proprio contributo – ha aggiunto il porporato –. Molte volte alcuni, non il Papa, volevano fare in fretta presupponendo una sorta di vacatio legis, ma non si riforma in questa maniera. Non si può far finta che non ci sia la legge”. Il riflesso all’esterno è stato che “la curia si oppone, ma era solo difformità di idea sul mondo di fare la riforma. Una volta fatta la legge, i primi a obbedire sono state le persone di curia”. A proposito della riduzione del numero delle diocesi auspicato da Papa Francesco, il cardinale ha detto che “è sensibilissimo” su questo tema. “Se la riforma non serve per far crescere ma per dare tristezza, anche stavolta il Papa la rinvierà”. Infine, rispondendo a una domanda sui politici santi, il card. Becciu ha ribadito che “farsi politico significa essere al servizio della gente”. “I cattolici devono ritornare alla politica e impiegare quel patrimonio di valori che la Chiesa ha proposto in vari modi e farlo fruttare”.

Papa Francesco: card. Becciu, “è un rivoluzionario, ha liberato la Chiesa dagli orpelli”

Agensir.it - Mon, 2018-07-02 09:12

“Papa Francesco è un Papa rivoluzionario perché ha una visione di una Chiesa come la vorrebbe Gesù Cristo, semplice, senza orpelli, una Chiesa che badi all’essenziale”. Lo ha detto il neo cardinale Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato vaticana e prossimo prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, intervenendo ieri sera a Melfi all’ultima serata della Festa di Avvenire. “Con lui si creò un bel rapporto perché è semplice. La prima volta che andai da lui a Santa Marta, dopo il conclave, abitava ancora la stanza da cardinale. Entrai e mi disse di sedermi – ha ricordato –. C’erano due sedie, una era occupata dai libri e l’altra era vuota. Lui si sedette sul letto. Fu uno choc perché non si era abituati a vedere il Papa non seduto su una poltrona. Una piccola cosa che rivelava l’uomo semplice”. Poi, il porporato ha indicato tre qualità del Papa: semplicità, immediatezza e senso dell’umorismo. Considerando il Papa un rivoluzionario, il cardinale ha detto che “il protocollo lo rispetta quando ci sono i capi di stato, ma dal protocollo ecclesiastico ci ha liberato e ci ha fatto sentire tutti più sacerdoti”. E ancora: “è rivoluzionario perché vuole una Chiesa più evangelica, quel ritorno ai primi tempi”. E, infine, vuole “una Chiesa rivoluzionaria che predica la misericordia”.

Benedetto XVI: card. Becciu, “l’età avanza, però è lucidissimo”

Agensir.it - Mon, 2018-07-02 09:11

“Siamo stati ricevuti da Papa Benedetto dopo la cerimonia, è stato un momento breve di saluto e di preghiera. L’età avanza anche per lui, però è lucidissimo. Ci ha detto belle parole come sapeva fare sempre quando era Papa. Sapeva parlare e incidere nel cuore di chi ascoltava”. Lo ha detto il neo cardinale Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato vaticana e prossimo prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, intervenendo ieri sera a Melfi all’ultima serata della Festa di Avvenire. Il porporato ha ricordato i due anni da sostituto al fianco di Benedetto XVI. “Fu lui a chiamarmi nel 2010, mentre ero nunzio a Cuba”, ha ricordato. Sottolineandone le qualità, il card. Becciu lo ha considerato “l’uomo della semplicità”, “timido ma carico di tenerezza”. Un uomo che “sapeva parlare e approfondiva la teologia e il mistero di Dio”. “Sapeva esporlo alla gente”. E ancora: “un uomo metodico”. E, infine, “l’uomo del coraggio”, ha aggiunto Becciu. “Si è reso conto che non aveva più le forze per governare la Chiesa e fece la famosa e nobile decisione di dimettersi”. A proposito delle tante “teorie e fantasie” su ciò, il cardinale ha spiegato che “lui non se la sentiva più”. “Ricordo che dovevamo preparare il viaggio per la Giornata mondiale della gioventù in Brasile e capii che non era tanto deciso – ha affermato Becciu -. Dal viaggio in Messico e Cuba era tornato stanchissimo. Io gli dissi che, se non se la sente, i giovani faranno una Gmg senza il Papa. Lui rispose che una Gmg senza il Papa non era tale. E quindi che il Papa ci doveva essere. Non ha detto ‘io ci sarò, ma il Papa ci deve essere’. A febbraio diede l’annuncio delle dimissioni. In lui prevalse il senso del dovere e di responsabilità verso la Chiesa”.

Papa Francesco: Angelus, a Bari “pellegrinaggio di pace e di unità”

Agensir.it - Mon, 2018-07-02 09:03

“Sabato prossimo mi recherò a Bari, insieme a molti Capi di Chiese e Comunità cristiane del Medio Oriente. Vivremo una giornata di preghiera e riflessione sulla sempre drammatica situazione di quella regione, dove tanti nostri fratelli e sorelle nella fede continuano a soffrire, e imploreremo a una voce sola: ‘Su di te sia pace!’ (Sal 122,8). Chiedo a tutti di accompagnare con la preghiera questo pellegrinaggio di pace e di unità”. Lo ha detto il Papa dopo l’Angelus di ieri.

Papa Francesco: Angelus, appelli per Nicaragua, Siria, Etiopia ed Eritrea

Agensir.it - Mon, 2018-07-02 09:02

“Rinnovando la mia preghiera per l’amato popolo del Nicaragua, desidero unirmi agli sforzi che stanno compiendo i Vescovi del Paese e tante persone di buona volontà, nel loro ruolo di mediazione e di testimonianza per il processo di dialogo nazionale in corsosulla strada della democrazia”. Così Papa Francesco dopo l’Angelus: “Rimane grave la situazione in Siria, in particolare nella provincia di Daraa, dove le azioni militari di questi ultimi giorni hanno colpito anche scuole e ospedali, e hanno provocato migliaia di nuovi profughi. Rinnovo, insieme con la preghiera, il mio appello perché alla popolazione, già duramente provata da anni, siano risparmiate ulteriori sofferenze”.

Quindi, ha proseguito il Papa, “in mezzo a tanti conflitti, è doveroso segnalare una iniziativa che si può definire storica – e si può dire anche che è una buona notizia: in questi giorni, dopo vent’anni, i governi di Etiopia ed Eritrea sono tornati a parlare insieme di pace. Possa tale incontro accendere una luce di speranza per questi due Paesi del Corno d’Africa e per l’intero continente africano”. Infine, Francesco assicura “la mia preghiera anche per i giovani dispersi da oltre una settimana in una grotta sotterranea in Thailandia”.

Papa Francesco: Angelus, “la morte di cui avere paura è quella del cuore indurito dal male”

Agensir.it - Mon, 2018-07-02 09:01

“Sulla strada del Signore sono ammessi tutti: nessuno deve sentirsi un intruso, un abusivo o un non avente diritto. Per avere accesso al suo cuore, al cuore di Gesù, c’è un solo requisito: sentirsi bisognosi di guarigione e affidarsi a Lui. Io vi domando: ognuno di voi si sente bisognoso di guarigione? Di qualche cosa, di qualche peccato, di qualche problema? E, se sente questo, ha fede in Gesù?”. Lo ha detto Papa Francesco prima dell’Angelus di ieri in pizzza San Pietro. Per il Santo Padre, quelli citati “sono i due requisiti per essere guariti, per avere accesso al suo cuore: sentirsi bisognosi di guarigione e affidarsi a Lui. Gesù va a scoprire queste persone tra la folla e le toglie dall’anonimato, le libera dalla paura di vivere e di osare. Lo fa con uno sguardo e con una parola che li rimette in cammino dopo tante sofferenze e umiliazioni. Anche noi siamo chiamati a imparare e a imitare queste parole che liberano e questi sguardi che restituiscono, a chi ne è privo, la voglia di vivere”. “Non c’è motivo di disperarsi” di fronte alla morte fisica, ha concluso il Papa: “Un’altra è la morte di cui avere paura: quella del cuore indurito dal male! Di quella sì, dobbiamo avere paura! Quando noi sentiamo di avere il cuore indurito, il cuore che si indurisce e, mi permetto la parola, il cuore mummificato, dobbiamo avere paura di questo. Questa è la morte del cuore. Ma anche il peccato, anche il cuore mummificato, per Gesù non è mai l’ultima parola, perché Lui ci ha portato l’infinita misericordia del Padre”.

Sir: principali notizie dall’Italia e dal mondo. Migranti, altra tragedia nel Mediterraneo. Messico, Obrador nuovo presidente. Seehofer minaccia tenuta governo tedesco

Agensir.it - Mon, 2018-07-02 09:00

Migranti: altra tragedia nel Mediterraneo. 63 persone disperse, 41 tratte in salvo

Una nuova tragedia si è consumata ieri nel Mediterraneo, al largo della Libia. A dare notizia di un naufragio con a bordo un centinaio di migranti è stato l’Unhcr Libia che, attraverso il proprio profilo Twitter, ha riferito che “63 persone risultano disperse oggi dopo che il barcone su cui viaggiavano si è capovolto. Altre 41 persone sono state tratte in salvo dalla guardia costiera a largo di Zwara”.

Messico: ad Andres Manuel Lopez Obrador le elezioni presidenziali

Vittoria schiacciante per Andres Manuel Lopez Obrador, candidato di Morena alle elezioni presidenziali messicane. Al “populista” di sinistra, secondo i dati ufficiali andrebbe oltre il 52% dei voti, staccando nettamente Ricardo Anaya (Pan-Prd) con il 24% e José Antonio Meade (Pri) con il 14,8%. E se Meade, candidato della forza politica attualmente al potere, ha riconosciuto la sconfitta, ad Obrador sono arrivate le “congratulazioni” da parte del presidente americano Trump che, con un tweet, ha affermato che “non vedo l’ora di lavorare con lui. C’è molto che può essere fatto per portare benefici sia agli Stati Uniti che al Messico!”. A spingere Obrador, primo presidente di sinistra in Messico dopo decenni, verso la vittoria sarebbero stati i voti di giovani e anziani. Nel suo primo discorso pubblico dopo vittoria, “Almo” – come lo chiamano i sostenitori – ha invitato “alla riconciliazione e a mettere davanti agli interessi personali, per quanto legittimi, l’interesse superiore e generale”. La coalizione da lui guidata “non punta a costruire una dittatura” e garantisce “libertà di espressione, imprenditoriale e religiosa”.

Germania: possibile crisi di governo. Seehofer vuole dimettersi per la questione respingimenti

Non è ancora scongiurata la crisi di governo in Germania, legata alla questione dei respingimenti dei migranti. Decisivo sarà il vertice di maggioranza in programma in mattinata tra Cdu e Csu. Horst Seehofer, attuale presidente della Csu e ministero dell’Interno, avrebbe offerto le dimissioni al partito, dopo che la cancelliera Angela Merkel ha escluso i respingimenti immediati dei migranti al confine. A poco più di 100 giorni dal varo, la prosecuzione del governo tedesco guidato dalla Merkel è a rischio per via del fatto che gli accordi bilaterali tra Berlino e altri Paesi europei disposti ad accogliere i migranti espulsi dalla Germania sono considerati insufficienti da Seehofer, sostenitore di respingimenti immediati e unilaterali alle frontiere.

Criminalità/1: Palermo, 17 fermi per tratta di migranti e traffico di armi

Associazione per delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, al traffico di armi da guerra e al riciclaggio di diamanti, oro e denaro contante. Sono questi i reati, contestati a vario titolo, di cui sono accusate 17 persone fermate dai Carabinieri del Nucleo informativo di Palermo, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’organizzazione criminale aveva rapporti con Cosa nostra, a cui vendeva armi, e col gruppo paramilitare albanese Nuovo Uck, legato ad ambienti jihadisti.

Criminalità/2: blitz contro la Sacra corona unita a Lecce, 33 in manette. Arresti per mafia in diverse città italiane

Sono 33 le persone finite in carcere al termine di un blitz contro la Sacra corona unita eseguito dai Carabinieri nella provincia di Lecce. A finire in manette sono gli esponenti di due gruppi criminali federati al clan “Tornese” di Monteroni, accusati di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi e altri reati aggravati dal metodo mafioso. Le indagini hanno consentito di ricostruire gli assetti organizzativi dei gruppi salentini della Sacra corona unita e i tentativi d’infiltrazione in alcuni settori economici del litorale di Gallipoli, in articolare in quello ittico e dei servizi di sicurezza in locali pubblici.
Nelle stesse ore i Carabinieri di Caltanissetta hanno condotto un’operazione contro la famiglia mafiosa di Riesi, con numerosi arresti per associazione mafiosa, omicidi, estorsioni e droga. I provvedimenti cautelari, emessi dalla Direzione distrettuale antimafia, oltre la provincia di Caltanissetta sono stati eseguiti anche a Monza, Ascoli Piceno e in alcuni case di reclusione.

Cultura: Ivrea è il 54° sito Unesco italiano. Premiata la concezione di Olivetti

“Ivrea città industriale del XX secolo” è il 54° sito italiano ad essere iscritto nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco. La decisione è arrivata nel corso dei lavori del 42° Comitato del Patrimonio mondiale che si sta svolgendo a Manama, in Bahrein, dal 24 giugno fino al 4 luglio. Per Alberto Bonisoli, ministro dei Beni e delle attività culturali, si tratta di “un riconoscimento che va a una concezione umanistica del lavoro propria di Adriano Olivetti”. “Progettato da importanti urbanisti e architetti italiani, per lo più tra il 1930 e il 1960, questo complesso architettonico – si legge nel comunicato pubblicato sul sito dell’Unesco – riflette le idee del Movimento Comunità. Un progetto sociale modello, Ivrea esprime una visione moderna del rapporto tra produzione industriale e architettura”.
Rinviato invece al 2019 l’inserimento tra i siti Unesco delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, nel Trevigiano.

Un solo Amore

Marco Pozza - Mon, 2018-07-02 00:38

Diocesi: Campobasso, domani l’arcivescovo Bregantini celebra i 40 anni di sacerdozio

Agensir.it - Sat, 2018-06-30 19:30

Celebrerà quarant’anni di vita sacerdotale l’arcivescovo di Campobasso-Boiano, mons. GianCarlo Maria Bregantini, domani, domenica 1° luglio. E lo farà con una messa di ringraziamento, alle 19, nella chiesa Santuario Madonna della Libera di Cercemaggiore. Nell’occasione sarà celebrata anche la cerimonia di noviziato, lettorato e accolitato di alcuni giovani della Comunità Maria Stella della Nuova Evangelizzazione. Ad accompagnarlo, i circa 45 seminaristi dei quattro seminari della diocesi. A seguire, l’agape fraterna nel convento di Sepino, ora seminario missionario diocesano “Redemptoris Mater”. “Nella diversità e nella specificità di ogni vocazione, personale ed ecclesiale, si tratta di ascoltare, discernere e vivere questa Parola che ci chiama dall’alto e che, mentre ci permette di far fruttare i nostri talenti, ci rende anche strumenti di salvezza nel mondo e ci orienta alla pienezza della felicità”, ha affermato il presule. Così “i 40 anni di sacerdozio – ha aggiunto mons. Bregantini – sono la gioia di un traguardo ma anche un esempio per far fiorire nuove vocazioni soprattutto in questa terra, il Molise, che abbondanti ne ha generate come germogli di salvezza, attraverso la preghiera costante, la testimonianza della carità, la fedeltà sponsale a Cristo, la missionarietà di cuore, braccia e mani aperte con amore alla solidarietà”.

Carceri: p. Occhetta (La Civiltà Cattolica), “non siano discariche sociali”

Agensir.it - Sat, 2018-06-30 19:16

“Ripensare il carcere è responsabilità di tutti. La giustizia riparativa come modello può funzionare se noi come patto sociale decidiamo di tornare alla radice antropologica dell’uomo attraverso la spiritualità”. Lo ha detto padre Francesco Occhetta, scrittore de “La Civiltà Cattolica”, intervenuto all’incontro organizzato dalla Commissione regionale per i problemi sociali e del lavoro, la giustizia e la pace della Conferenza episcopale delle Marche. L’iniziativa è stata patrocinata dall’Ordine degli avvocati di Ancona e dall’Ordine dei giornalisti delle Marche, in collaborazione con: Ucsi Marche, Azione Cattolica Ancona, Ucid sezione di Ancona e Confindustria Marche nord. Un momento di riflessione sul tema che è anche titolo del libro di padre Occhetta “La giustizia capovolta”. Diversi gli spunti sul tema della giustizia riparativa, quel percorso che ha l’obiettivo di “permettere a chi ha commesso un reato di rimediare alle conseguenze delle sue azioni”. “Per fare questo – si è detto nel corso del convegno – è necessario attivare un processo che, grazie all’intervento di mediatori, coinvolga, purché vi aderiscano liberamente, le vittime (o i familiari) i rei, e la società civile”. “Non è un modo per accorciare la durata della pena, ma per tentare di ‘riparare’ un danno”. “Oggi il sistema carcerario non può essere certo definito ‘rieducativo’ dal momento che anche il tasso di recidiva è altissimo, pari al 69%”, ha sottolineato padre Francesco Occhetta. “Una giustizia riparativa è quella in cui la riparazione è ricostruire ciò che è stato rotto, è una scelta culturale. Occorre scommetterci in questo modello, perché può portare grandi frutti”. Un modello inteso come capace di ricomporre una frattura sociale. “È un errore riparare soltanto con il castigo”. Nel corso dell’incontro è emersa la necessità di umanizzare la pena, del richiamo alla politica sulla situazione nelle carceri, l’importanza del mediatore civile e di evitare che i penitenziari vengano considerati “discariche sociali”. “Ci sono uffici di mediazione civile – ha affermato Occhetta – che applicano modelli di giustizia riparativa capace di sgonfiare quella guerra che abbiamo nei cuori”.

Carceri: mons. Trasarti (Fano), “riabilitare la dignità dei detenuti”. Mons. Spina (Ancona), “un percorso che rimetta al centro l’umanità”

Agensir.it - Sat, 2018-06-30 19:16

“Dobbiamo ricordare che il reo è anche vittima della sua storia personale, perché non ha mai conosciuto il calore di un abbraccio carico d’amore”. Lo ha detto mons Armando Trasarti, vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, intervenuto ad Ancona all’incontro organizzato dalla Commissione regionale per i problemi sociali e del lavoro, la giustizia e la pace della Conferenza episcopale delle Marche, durante il quale si è riflettuto sui temi della “giustizia capovolta”, titolo del libro di padre Francesco Occhetta. Il vescovo ha poi ricordato lo status della popolazione carceraria spesso non adeguatamente assistita “se non da un avvocato d’ufficio”. “Occorre riabilitare la dignità dei detenuti, che sono pur sempre persone anche se prive di libertà”. A chiudere i lavori l’arcivescovo di Ancona-Osimo, mons. Angelo Spina. “Fino a quando non faremo un percorso educativo culturale che rimette al centro l’umanità avremo tanti più arrestati e molta più delinquenza – ha affermato -. Qui ci vuole un percorso diverso e proprio”. L’arcivescovo ha parlato anche delle tante visite ai detenuti nelle carceri come quelle di Montacuto e del dolore di chi sconta la pena tra quelle mura. “La giustizia riparativa è prima di un sistema giuridico un prodotto culturale che recuperi la dignità umana”.

Diocesi: Cerreto Sannita, il 3 e 4 luglio l’assemblea per definire il programma pastorale 2018/2019

Agensir.it - Sat, 2018-06-30 19:00

Un’assemblea diocesana a settembre, durante la quale presentare e condividere il programma pastorale 2018/2019 da realizzare in tutte le parrocchie e nelle foranie, una condivisione di “percorsi” tra più uffici per una pastorale d’insieme e integrata. Per raggiungere quest’obiettivo, il vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, mons. Mimmo Battaglia, ha pianificato un cammino a tappe. La prima fase si svolgerà martedì 3 e mercoledì 4 luglio nel Centro pastorale “Emmaus” di Cerreto Sannita, dove si svolgerà un’assemblea convocata per tutti i sacerdoti, per i direttori degli Uffici di Curia e per tutti i laici impegnati nelle diverse equipe. Sarà rivolto loro un momento di riflessione, ascolto e condivisione, che partirà dalla lettera pastorale “Coraggio! Alzati, ti chiama!”. “Sarà un momento di arricchimento, di ricerca e di ricarica. Sarà un momento pensato e vissuto con stile sinodale per creare un ascolto attento di ciascuno e di tutti, per giungere a una condivisione attorno ad alcuni, pochi ed essenziali, spazi di azione su cui intervenire con scelte concrete per le linee pastorali del prossimo anno”, si legge in una nota della diocesi. Tre le parole-chiave che guideranno la riflessione della due giorni. “Ciascuna identifica e specifica il volto della Chiesa: “insieme” (sinodale), “in cammino” (in uscita), “in comunione” (profetica)”. A partire dalle proposte concrete che emergeranno nei gruppi di lavoro si passerà, poi, alla fase successiva di esplicitazione e di arricchimento delle proposte all’interno dei vari Uffici e dei Tavoli della condivisione per programmare pastoralmente e per calendarizzare gli appuntamenti del nuovo anno.

Fatebenefratelli: Roma, all’Isola Tiberina torna in corsia dal 2 luglio la “Cinema-terapia”

Agensir.it - Sat, 2018-06-30 18:50

Al via dal 2 luglio la nuova edizione de “La magia del cinema entra in ospedale”, rivolta ai pazienti ricoverati al Fatebenefratelli all’Isola Tiberina e ai loro familiari, “per regalare loro un momento di sollievo, intrattenimento e svago”. Ogni lunedì, alle 19.30, per tutto il mese di luglio in collaborazione con “L’Isola di Roma – XXIV edizione del Festival L’Isola del Cinema”, nella Sala Assunta dell’ospedale sarà proiettata una selezione di film italiani e internazionali dell’ultima stagione cinematografica: Lasciati andare, Tutto quello che vuoi, Io sono tempesta, Wonder e Metti la nonna in freezer. L’iniziativa, nata nel 2010 dalla collaborazione tra l’ospedale e L’isola del Cinema e che dallo scorso anno si è arricchita con Rai Cinema come partner culturale, affonda le sue basi nella cinema-therapy. “La visione di un film è infatti un’esperienza terapeutica che aiuta a ridurre la percezione del dolore, creando sotto il profilo psicologico un ‘effetto pausa’ e determinando uno stato di benessere riscontrabile a livello neurologico”, si legge in una nota. Proiettare un film in ospedale, inoltre, “favorisce l’aggregazione dei pazienti che, in una cornice differente rispetto alla loro stanza di degenza, partecipano insieme alla visione, hanno la possibilità di esternare le proprie emozioni e scambiarsi commenti e pareri sul film”.

Diocesi: Vallo della Lucania, è morto il vescovo emerito Giuseppe Rocco Favale

Agensir.it - Sat, 2018-06-30 18:39

È morto ieri sera mons. Giuseppe Rocco Favale, vescovo emerito della diocesi di Vallo della Lucania. Si è spento a Gravina in Puglia, nella casa delle Suore di Gesù Crocifisso, dalle quali è stato assistito. Mons. Favale, dopo gli studi liceali e teologici a Molfetta, il 5 luglio 1962 è ordinato sacerdote. Ha mosso i primi passi del ministero sacerdotale a Gravina come vice-rettore del seminario divenendone poi rettore. Nel 1974, la diocesi di Irsina viene staccata da Gravina e aggregata a Matera, dove diviene arcivescovo mons. Michele Giordano, che chiama don Rocco Favale a collaborare come suo segretario. A Matera diviene parroco dell’Immacolata fino al 4 marzo 1989, quando il Papa lo elegge vescovo di Vallo della Lucania. Il 7 maggio 2011 Benedetto XVI accetta le sue dimissioni per raggiunti limiti di età. Da vescovo emerito ritorna nella sua Irsina dove prosegue la sua opera a favore della comunità locale, in particolare degli anziani. A seguito di una lunga malattia viene ricoverato nella casa delle Suore di Gesù Crocifisso di Gravina, in Puglia, dove è morto. Domani, domenica 1° luglio, la salma sarà trasferita nella concattedrale di Irsina, dove saranno celebrate le esequie, alle 15.30. La cerimonia sarà presieduta dall’arcivescovo, mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, assieme al presbiterio diocesano.

Svizzera: petizione per aumentare il numero di rifugiati accolti. Messaggio dei vescovi

Agensir.it - Sat, 2018-06-30 18:34

Ha raccolto oltre 38mila firme ed è stata consegnata al Consiglio federale la petizione “Vie sicure per salvare vite umane”, a sostegno della richiesta che “il contingente di rifugiati accolti dalla Svizzera salga a 10mila persone”. Alla consegna della petizione, un messaggio di sostegno è giunto anche dai tre vescovi che compongono la presidenza della Conferenza episcopale (mons. Charles Morerod, presidente, mons. Felix Gmür e mons. Urban Federer). “Stiamo assistendo a un’immensa tragedia che colpisce i rifugiati”, si legge nella dichiarazione: “Di fronte a una tale situazione, la Svizzera e l’Europa non devono chiudere gli occhi”. L’attenzione è rivolta alle “persone più vulnerabili”, che “si trovano nei campi profughi ai confini meridionali dell’Europa” e che hanno bisogno di “vie legali e sicure” per continuare il loro viaggio. “La Svizzera dovrebbe impegnarsi di più nelle misure dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (il reinsediamento) per garantire che i rifugiati siano sottratti a situazioni umanamente insostenibili”, spiegano i vescovi: questo in nome della “tradizione umanitaria della Svizzera”. Dal canto loro, “le Chiese sono già attive su molti livelli e restano pronte a sostenere lo Stato in tutti i suoi passi”, seguendo l’incoraggiamento di Papa Francesco ad “accogliere, proteggere, promuovere e integrare migranti e rifugiati”.

Diocesi: L’Aquila, domani la prima messa dell’arcivescovo Petrocchi da cardinale

Agensir.it - Sat, 2018-06-30 18:18

Dopo cinque secoli dagli ultimi tre cardinali vescovi, L’Aquila domani, alle 18, accoglierà il suo cardinale. Tutto pronto a Collemaggio per la prima messa da cardinale in città dell’arcivescovo Petrocchi, che la celebrerà nella basilica in cui il 7 luglio di cinque anni fa iniziò il suo ministero pastorale. Scortato dai Carabinieri in moto, il cardinale arriverà in viale di Collemaggio, dove all’inizio del prato davanti la basilica lo accoglierà il generale Giuseppe di Giovanni, comandante del presidio militare abruzzese dell’Esercito. L’arcivescovo Petrocchi passerà in rassegna tre plotoni composti da 18 militari ciascuno. Alla fine del prato, sul sagrato della basilica, troverà ad attenderlo alcuni rappresentanti delle confraternite e delle aggregazioni laicali con il sindaco, Pierluigi Biondi, che accompagnerà il cardinale all’interno della chiesa. Varcata la soglia di Collemaggio, il cardinale percorrerà la navata centrale della basilica celestiniana fino a recarsi al mausoleo del Santo Papa Pietro Celestino, dove sosterà in preghiera. Subito dopo, presiederà la celebrazione eucaristica cui parteciperanno alcuni vescovi, tra cui il vice presidente della Conferenza episcopale abruzzese-molisana, mons. Gianfranco De Luca, vescovo di Termoli-Larino, e il clero aquilano. A dare il benvenuto al neo cardinale, a nome dell’intera Chiesa aquilana, all’inizio della celebrazione, sarà l’arcivescovo emerito, mons. Giuseppe Molinari. Per volontà del cardinale Petrocchi, le offerte raccolte durante la celebrazione saranno interamente devolute alla parrocchia San Giovanni da Capestrano in Cansatessa per la costruzione della nuova chiesa e dei nuovi ambienti pastorali. Al termine della messa, il sindaco rivolgerà il suo saluto all’arcivescovo a nome di tutta la città. “Voglio mettermi alla Scuola di Maria – si legge nel messaggio del cardinale impresso sul retro dell’immagine che sarà distribuita ai fedeli – per essere un sì al Signore nella Chiesa e nel mondo”. L’arcidiocesi ha predisposto anche un maxischermo all’esterno della basilica, sul lato destro, che proietterà le immagini della celebrazione, riprese dall’emittente LAQTV.

Cooperatori paolini: Roma, concluse le celebrazioni per il centenario dalla fondazione

Agensir.it - Sat, 2018-06-30 18:00

Si sono concluse oggi pomeriggio con una messa celebrata nella basilica di San Paolo Fuori le Mura, a Roma, le celebrazioni per il centesimo anniversario dalla fondazione dell’associazione Cooperatori Paolini, realtà laicale della Famiglia Paolina fondata dal beato Giacomo Alberione, il 30 giugno 1917. L’anno giubilare è terminato nello stesso luogo dove era iniziato, esattamente un anno fa: sulla via Ostiense, luogo significativo per tutta la Famiglia Paolina, che venera san Paolo come suo ispiratore. Il momento clou dell’anno del centenario è stato il primo incontro internazionale dei Cooperatori paolini, che si è tenuto tra Roma e Alba, dal 18 al 27 maggio scorsi. Oltre 270 partecipanti da 25 Paesi di quattro continenti, di cui molti giovani, hanno “rinforzato il loro senso di unità, caratterizzato dalla comune vocazione alla diffusione della Parola di Dio con i mezzi di comunicazione sociale”. Suggestiva, l’adorazione nel duomo di Alba, nella serata del 25 maggio scorso, in cui i Cooperatori hanno potuto richiamare alla memoria il momento iniziale dell’esperienza carismatica di don Alberione. A Roma, invece, si è svolto il convegno internazionale, dal 21 al 22 maggio, “momento importante di condivisione e formazione, in cui è emerso chiaramente come la missione dei laici nella Chiesa di oggi non si esaurisce nel ‘fare qualcosa’ ma piuttosto nel ‘condividere un sogno’, sentendosi, assieme ai consacrati e consacrate della propria famiglia religiosa, responsabili dell’unica missione nata dal carisma del fondatore”.

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