Feed aggregator

Natale: card. Montenegro (Agrigento), “fare qualcosa perché una storia tragica cambi”

Agensir.it - Tue, 2017-12-26 11:58

“Augurarci buon Natale è augurare speranza e desiderare che davvero questa storia di tristezza e di pesantezza, che tante volte offende l’uomo, possa finire”. Lo dice il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, nel videomessaggio rivolto ai fedeli per il Natale. “Se quel Bambino è venuto a Betlemme, è perché il mondo prendesse una velocità diversa – aggiunge -, sapesse scegliere valori più alti. Purtroppo ancora non ce ne siamo resi conto. Siamo distratti e non ci stiamo accorgendo che questa distrazione ci sta portando lontani dalla verità, dalla realtà, l’uno dall’altro”.

Il porporato ricorda “la tristezza di tanta gente, di quelli che non riusciranno a fare il Natale, perché sarà un giorno come gli altri, anzi peggio degli altri, perché vedranno alcuni festeggiare e loro messi da parte”. Un pensiero esteso a “chi soffre nel corpo o nello spirito”. “Penso ai tanti anziani, alle famiglie dissestate, a chi non ha lavoro o una casa, ai tanti giovani che stanno vedendo passare questi giorni senza sapere che fare, senza poter pensare al loro futuro”. “Augurarci buon Natale è sentire di fare qualcosa perché questa storia possa cambiare”. “Il presepe – conclude – ci dice che non è possibile far festa completamente fin quando un bambino è costretto a nascere in una stalla, in un barcone o per strada, vedersi abbandonato anche dai suoi, vedere che deve migrare o che i genitori sono disperati senza lavoro”. Così “questa storia diventa tragica”. “Se vogliamo essere sinceri con noi stessi, ‘buon Natale’ significa dire che il Natale dipende da noi, da quello che farò perché questa storia cambi”.

Natale: mons. Santoro (Taranto), “testimoniare la nuova dignità dei figli di Dio nella custodia dell’ambiente e nella difesa di un lavoro degno”

Agensir.it - Tue, 2017-12-26 11:44

È un invito a “ostinarsi nella speranza”, perché “a partire dagli ultimi il mondo cambia”, quello racchiuso nel messaggio per il Natale dell’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, che indica il compito dei cristiani: “Testimoniare la nuova dignità dei figli di Dio nella custodia dell’ambiente, della casa comune e nella difesa di un lavoro degno, particolarmente per i giovani”. Un impegno da condurre anche nella preghiera “dell’uomo a che Dio gli diventi davvero compagno ed esperienza nel nostro quotidiano”. “Il Bambinello ci scomoda, disorienta e cambia la lettura della storia, imprime un movimento nuovo alle nostre azioni e ci fa volgere verso ciò che gli uomini scartano, che non notano nemmeno”, sottolinea mons. Santoro. “È in una periferia dimenticata, nel non luogo per una festa come può essere una stalla che si dischiude lo stupore per il mondo intero”. L’arcivescovo chiede attenzione per una “dimensione fondamentale” del Natale che “è quella della gratuità”. “La gioia del Natale, infatti, nasce da un dono gratuito che non viene da noi, ma da un Altro. È amore puro, donazione agli altri”, aggiunge. “Il Natale che non richiama e vive la solidarietà, è vuoto, triste e lascia amarezza e insoddisfazione. Ecco perché il Natale è la festa del bambino e del povero, del debole, di coloro attendono il dono e volentieri lo condividono”. Il presule parla del Natale come di una provocazione, perché “non viene per mettere tra parentesi i problemi e le sfide. La vicenda della famiglia Nazareth non narcotizza la vita ma scopre tutti i nervi di un mondo che non si accorge e non si cura di due sposi che aspettano un bambino e non hanno dove andare”. “La storia di Gesù è vera – aggiunge mons. Santoro -, come quella delle nostre famiglie, dei nostri bambini, dei precari come Giuseppe, delle donne colpite nel momento di maggiore fragilità come quello di quando si diventa mamme”.

Natale: card. Bagnasco (Genova), “si pretende di avere nuove vite ad ogni costo e di sopprimere la vita umana”. Eppure non ne siamo “padroni ma custodi”

Agensir.it - Tue, 2017-12-26 11:30

“Il Natale è la nascita di Gesù, Figlio di Dio e Signore della storia”. E se “il mondo tende a dare altri nomi a questo santissimo giorno, e a riempirlo di altri significati per giustificare luci e colori, addobbi e festa, la verità per noi cristiani resta questa, e come tale la proclamiamo per essere fedeli alla fede e quindi al mondo”. Ad affermarlo il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, nell’omelia pronunciata ieri nella cattedrale di san Lorenzo, in occasione della messa di Natale. “Il Natale del Signore – ha detto ancora il cardinale – ci fa riflettere sul mistero della vita, dono che Dio pone nelle nostre mani non come padroni ma come custodi” e “su questo versante, il discorso è quanto mai serio e decisivo, poiché assistiamo ad una paradossale schizofrenia. Da una parte si pretende di avere nuove vite ad ogni costo, e dall’altra si pretende di sopprimere la vita umana: nell’uno e nell’altro caso, la mentalità è quella del padrone e non del custode, è quella dell’individualismo assoluto e non quella della solidarietà personale e collettiva”. Al contrario, per il cardinale, “la società è veramente umana quando si spende innanzitutto per i più deboli: i bambini, i vecchi, i malati; diversamente, dà l’idea che prevalga il criterio dell’economia e dell’efficienza anziché dell’amore, che sempre più si affermi l’io anziché il noi”. L’arcivescovo ha poi ricordato che “la famiglia è sotto l’attacco di una cultura che vuole destrutturare, liquefare i vincoli, che fa apparire la sequenza ordinata dei giorni e dei doveri qualcosa di insopportabile, anziché la struttura portante e lieta dell’esistenza”. Per questo, ha esortato i fedeli a combattere tale deriva: “Cari amici dobbiamo opporci a questa demolizione della famiglia così come Dio l’ha creata, e come l’esperienza universale la conosce. La sua stabilità genera personalità stabili e mature, e crea una società affidabile”.

Natale: mons. Moraglia (Venezia), “non ci sono pelle, né lingua né cultura che non entrino nell’abbraccio di Dio”

Agensir.it - Tue, 2017-12-26 11:16

“A Natale Dio raggiunge ogni uomo e ogni popolo, anche i più abbandonati e vilipesi. Se Dio si rende presente nell’umanità, allora, nessuno più potrà sentirsi escluso e potrà escludere nessuno; non c’è colore della pelle, non c’è lingua, non c’è cultura, non c’è razza, non c’è continente che non entrino nell’abbraccio di Dio e dei suoi discepoli”. Lo ha detto il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, nell’omelia della messa di Natale, che ha presieduto, ieri, nella basilica di san Marco. La conversione è il tema dei primi passaggi. “La parola ‘conversione’ ci porta a pensare subito a qualche comportamento da correggere, ma a Natale la conversione chiede qualcosa di più: aprirsi a Dio, alla Sua grazia, alle Sue scelte. Solo tale abbandono ci apre la strada della conversione”. Lo sguardo del patriarca si è poi rivolto verso gli ultimi. “Ogni uomo, per quanto dimenticato, per quanto povero, per quanto discriminato, non può però esser espropriato della propria umanità. Potrà esser umiliato e potrà essere violato nel modo più disumano, ma l’uomo rimane sempre tale. E Dio è, alla fine, più forte di ogni ingiustizia e di ogni prevaricazione”. “A Natale la scelta di Dio colma ogni discriminazione contro l’uomo e ogni popolo”, ha aggiunto . “A Natale la vicinanza di Dio ad ogni uomo dimenticato e disprezzato è più forte del crimine più terribile. Per usare l’espressione cara a Papa Francesco: Dio è più forte di ogni tentativo di scarto. Per Dio farsi uomo vuol dire raggiungere tutti gli uomini, nessuno escluso”.

Natale: mons. Fontana (Arezzo), “costruire una città solidale, chi ha risorse le metta a disposizione” 

Agensir.it - Tue, 2017-12-26 11:03

“Ancora troppi nostri concittadini soffrono della carenza del necessario, al di là delle dichiarazioni di maniera di chi è interessato a blandire l’opinione pubblica. I poveri non sono solo le persone che vengono da fuori”. Lo ha detto il vescovo di Arezzo, mons. Riccardo Fontana, nell’omelia della messa nella notte di Natale, che ha presieduto in cattedrale, invitando gli aretini al coraggio. Il presule ha focalizzato la propria attenzione sulla povertà, che “ferisce la generazione più giovane”, perché “toglie la speranza che gli studi servano a cambiare la situazione in cui siamo, a trovare lavoro, a fare una società più giusta”. “Tra i danni del tempo presente vi è una sorta di rinato egoismo intergenerazionale. C’è chi crede di essere potente perché, tentato dal materialismo pratico, ha rimosso la solidarietà e non si accorge che i propri figli e nipoti tribolano come i pastorelli del presepio”. Da qui l’invito a “costruire una città solidale dove chi ha risorse le mette a disposizione della ripresa e dove nessuno si volti dall’altra parte”. Per riuscirci, “conviene rimettere in moto la fattiva possibilità del dialogo e della solidarietà”. Infine, un pensiero per la famiglia: “Questa festa ci aiuta a riscoprire il valore della famiglia, la risorsa della pace sociale. Giova anche per liberarci dal materialismo che ha invaso l’Occidente”.

Natale: card. Bassetti (Perugia-Città della Pieve), “Gesù nasce tra i poveri e gli emarginati del nostro tempo”

Agensir.it - Tue, 2017-12-26 10:53

“Noi abbiamo bisogno di questo Natale per riempire tanti vuoti e forse tante angosce, che albergano nel nostro cuore e nella nostra vita”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, durante l’omelia della celebrazione eucaristica, che ha presieduto nella notte di Natale nella cattedrale di san Lorenzo. Come per la Sacra Famiglia di Nazareth, ha ricordato il cardinale, “non c’era posto nell’albergo, né in nessun’altra casa, così oggi a chi cerca un alloggio, un lavoro, al giovane smarrito, arriva la risposta: ‘qui non c’è posto’. Non c’è posto nel mondo del lavoro, nelle stanze della politica, che rischia di ripiegarsi su se stessa, piuttosto che servire il bene comune, che è il bene di tutti”, ha aggiunto. “Non c’è posto per Lui, là dove si giocano i destini economici del mondo. C’è poco posto per Cristo nel mondo e c’è poco posto per i poveri. Non c’è posto per il Signore in tante case, perché per molti Dio è un inquilino scomodo”. Il cardinale si è poi chiesto “dove nasce Gesù in questo 2017”. “Anche oggi, forse, dovrai trovarti un posto nel campo dei pastori, tra i poveri e gli emarginati dal nostro tempo. È lì che nascerai: nelle camere dove c’è un ammalato, negli spazi di solitudine di tanti anziani abbandonati e privi di affetto, tra le file dei disoccupati, nelle carovane dei ragazzi distrutti dalla droga. Nascerai Gesù tra i profughi che ieri sera (23 dicembre, ndr) sono arrivati attraverso un corridoio umanitario”. Infine, il card. Bassetti, prima di deporre il Bambinello nel presepe allestito nella cappella di sant’Anello, in cattedrale, ha augurato “buon Natale” ai fedeli presenti e, in particolare, a “quelle famiglie dove quest’anno è nato un bambino, perché il Natale è la festa dei più piccoli, e a tutte quelle coppie di fidanzati che si sono unite in matrimonio”. Un altro pensiero il porporato l’ha riservato “a tutti i luoghi della sofferenza, dove manca il lavoro e la casa, dove vivono gli anziani, i malati e i detenuti”, “luoghi che non possiamo dimenticare mentre Dio è venuto sulla terra per esprimere a tutti il suo amore”.

Carcere: mons. Delpini (Milano) a San Vittore, “sia un luogo dove si pratica l’arte del buon vicinato”

Agensir.it - Tue, 2017-12-26 10:46

“Tu che cammini in un tratto di buio che può essere la tua cella, la tua solitudine, la tua sofferenza, hai ricevuto il dono della grande luce”. Lo ha detto l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, nell’omelia della messa, che ha presieduto ieri mattina, nel giorno di Natale, nel carcere di San Vittore, ai detenuti presenti, parlando di “una luce che visita il popolo degli ‘invisibili’, quelli che sono immersi nelle tenebre, il popolo dei dimenticati, che sono segregati e separati dagli affetti più cari e dalle attività più ordinarie”. “Splendore che rende chiaro, come in un’alba, l’orizzonte dell’esistenza, permettendo di rincominciare e che si rivela, con la stessa forza liberatrice, dentro e fuori dal carcere”. All’ingresso, mons. Delpini ha stretto le mani di coloro che si sono sporti da dietro le sbarre. “La presenza di Cristo è splendore che avvolge la storia dell’umanità” e quella personale che, magari, diviene “una ricostruzione per dimostrare che abbiamo avuto ragione e che, se abbiamo fatto qualche cosa di male, questo è dovuto alle circostanze in cui ci si trovati e alla cattiveria altrui”. O che, invece, è storia “segnata dal peso di ciò che è stato fatto, dal rammarico per quello che non siamo riusciti a fare, dal senso di colpa per quello che è andato male”. “La luce di Gesù – ha aggiunto – non fa diventare giuste le cose sbagliate, ma semina in ogni storia una vocazione alla santità, una chiamata all’audacia di ricominciare, una gioia di liberazione per lasciarci abbracciare dalla misericordia che perdona e si fa perdonare, che ricostruisce ciò che è stato distrutto. L’arcivescovo, infine, ha richiamato la speranza che il carcere possa diventare un luogo dove praticare “l’arte del buon vicinato” e ha visitato anche alcuni reparti. “Penso che qui si metta a dura prova lo stare vicino con persone che non si sono scelte e con le quali si divide uno spazio ristretto – ha concluso – ma vi chiedo che facciate di questo carcere un luogo dove si pratichi l’arte del buon vicinato”.

Natale: mons. Piemontese (Terni) a pranzo con 130 poveri e stranieri in episcopio

Agensir.it - Tue, 2017-12-26 10:42

Per il 17° anno consecutivo le porte della curia vescovile di Terni sono state aperte, ieri, per accogliere circa 130 ospiti, assistiti dalle associazioni caritative della diocesi, nella casa del vescovo per il pranzo di Natale. Assieme a mons. Giuseppe Piemontese si sono sedute ai tavoli, addobbati con le decorazioni preparate dagli studenti dell’istituto comprensivo Einuadi di Narni e Amelia, intere famiglie, alcune con numerosi bambini e persone sole: anziani, immigrati, senza fissa dimora e una rappresentanza della comunità ucraina e filippina, serviti da una trentina di volontari. Ad accogliere all’ingresso dell’episcopio i partecipanti al pranzo, mons. Piemontese e il sindaco di Terni, Leopoldo di Girolamo, che ha portato il suo saluto e alcuni doni per il pranzo. “Un bell’incontro di festa, amicizia e condivisione – ha detto il vescovo – per non far sentire nessuno solo ed escluso proprio nel giorno in cui Gesù nasce per donare il suo amore a tutti. Tra noi ci sono tanti bambini, anziani e famiglie straniere, siamo come una grande famiglia che mostra il volto bello dell’amore e della solidarietà tra tutti, senza distinzione alcuna. Celebriamo il Natale insieme familiarmente con una speranza e preghiera per tutti perché le preoccupazioni possano essere alleviate e superate con la solidarietà e vicinanza degli altri”.

Natale: mons. Castellucci (Modena-Nonantola), “ci aiuti a vivere il nostro legame di figli e ad esprimerlo nella tenerezza e cura verso gli altri”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 17:30

“Il Natale ci aiuti a vivere serenamente il nostro legame di figli e ad esprimerlo nella tenerezza e nella cura verso tutti gli altri figli, specialmente quelli che rischiano di soccombere nella loro fragilità”. Lo scrive l’arcivescovo di Modena-Nonantola, mons. Erio Castellucci, nel messaggio in occasione delle prossime festività natalizie. Richiamando la frase del Vangelo di Luca “Lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia”, l’arcivescovo sottolinea come “il Figlio di Dio non ha voluto saltare la fase primordiale della vita umana: il concepimento, la gestazione, il parto, le cure iniziali. Non ha voluto diventare subito attivo, ma ha voluto attraversare quella passività che segna l’inizio di ogni esistenza”. Castellucci parla di una innanzitutto di una “passività fragile”. “La fragilità del piccolo Gesù è il simbolo e il punto di raccolta di tante, troppe fragilità dei piccoli di tutti i tempi”. “Molti esseri umani – spiega – non vedono la luce, a volte per motivi naturali e altre volte per l’intervento degli adulti: spuntano ma non fioriscono; altri bimbi nascono ma vengono abbandonati o maltrattati; altri vivono in condizioni di estrema povertà e denutrizione o condividono il disagio della guerra e della migrazione insieme alle loro famiglie e a volte perfino da soli. Vi sono bimbi che soffrono per le divisioni dei loro genitori o che subiscono emarginazione e rifiuto, trascuratezza e violenza”. È una fragilità “preziosa”, perché “che lo vogliamo o no, siamo dipendenti da altri. È un dato prezioso perché ci rende per tutta la vita bisognosi di relazione”. “Senza questa esperienza originaria di passività, ci illuderemmo di essere autosufficienti e dipendere solo da noi stessi”, osserva Castellucci, evidenziando che “invece sappiamo – perché è stato inciso fin dall’origine nel nostro essere – di dipendere da altri”. In sostanza, “siamo figli”: “L’unica condizione che accomuna tutti coloro che sono al mondo, nessuno escluso”.

Natale: mons. Tardelli (Pistoia), “la questione veramente seria per ciascuno è accogliere Dio, per se stesso e nel volto del fratello”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 16:33

“Allora come oggi, dunque, la questione veramente seria per ciascuno di noi è accogliere Dio, per se stesso e nel volto del fratello, inscindibilmente”. Lo scrive il vescovo di Pistoia, mons. Fausto Tardelli, nel messaggio in occasione delle prossime festività natalizie. Il vescovo inizia la sua riflessione ricordando “le vicende di Gerusalemme e dell’improvvida decisione di D. Trump di spostare lì l’ambasciata americana, riconoscendo la città capitale d’Israele. Mentre vedevo accendersi la rabbia e gli scontri, pensavo tra me e me: son passati duemila anni da quando il Figlio di Dio è venuto ad abitare in quella terra e tutto è ancora sottosopra e non si vede la fine”. “Nazareth, Betlemme, Gerusalemme: quei luoghi santi che hanno visto il Verbo di Dio incarnarsi, vivere la sua vita d’uomo, morire, risorgere e salire al cielo, continuano ad essere al centro di contese e violenze. Ancora oggi, perché tali lo sono stati da sempre”, osserva Tardelli. Il vescovo richiama il prologo del Vangelo di Giovanni: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”. “Questa ‘non accoglienza’ – rileva – è alla radice della rovina insolubile di quelle terre; dove i ‘suoi’, sia chiaro, non sono soltanto gli ebrei di allora; siamo tutti noi, umanità del mondo, pagani e romani del tempo, nel mondo”. “I suoi non l’hanno accolto”, prosegue, evidenziando che questa “è la drammatica verità”. “Il rifiuto che segna la venuta di Dio nel mondo – aggiunge Tardelli – richiama la triste vicenda del rifiuto di Dio da parte dell’uomo alle origini della storia dell’umanità”. E allora l’indicazione ad “aprirsi alla sua venuta nel cuore; lasciarsi conquistare dal suo amore e farsi rinnovare dal suo perdono; andare incontro al fratello con le mani piene d’amore, a partire da chi ci sta accanto ogni giorno”. Secondo il vescovo, “chi lo fa o cerca di farlo, scrive la storia vera, quella dell’avanzare inesorabile del Regno di Dio nonostante tutte le avversità. La sua fatica, persino il suo sangue, non andranno perduti ma feconderanno la terra e edificheranno la Gerusalemme nuova nella quale tutti i popoli si sentiranno a casa”.

Natale: mons. Badini Confalonieri (Susa), “portare l’amore nel mondo, anche se comporta sacrifici e rinunzie”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 16:03

“Il Natale non solo ci ricorda, ma ci fa vivere e condividere la salvezza che Dio aveva preordinato al fine di perdonare e riportare nell’ambito del suo amore le creature”. Lo scrive mons. Alfonso Badini Confalonieri, vescovo di Susa, nel suo messaggio per il Natale, pubblicato sul settimanale diocesano “La Valsusa”. Una festa che “porta ‘l’Amore’ nella nostra vita, poiché noi non riuscivamo a portare il nostro amore a livello della vita divina. Il nostro orgoglio e la nostra disobbedienza viene sopravvestita dall’umiltà e dall’obbedienza del ‘Figlio di Dio’”, aggiunge il presule. Ma l’obbedienza, sottolinea il vescovo, non è costante nella vita degli uomini. “Oggi noi siamo chiamati a permettere al Figlio di venire a vivere sempre di più nella nostra vita. Questa è il completamento della salvezza che si attua fino alla fine dei tempi”. Quindi, “il Salvatore, venendo in noi, ci dona la forza di portare l’amore nel mondo, anche se comporta sacrifici e rinunzie. La fede ci svela, e ci fa vedere presente Gesù in ogni nostro fratello, specie se povero e bisognoso, perché Gesù si è fatto povero e bisognoso”.

Natale: mons. Arnolfo (Vercelli), “no alla frenesia della festa senza volti”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 15:16

“Vi invito, carissimi fratelli e carissime sorelle, a fermarvi un momento davanti a voi stessi, la vera capanna dove oggi il Cristo vuole nascere, a non lasciarvi stordire dalla frenesia della festa senza volti”. Lo scrive mons. Marco Arnolfo, arcivescovo di Vercelli, nel suo messaggio per il Natale, pubblicato sul settimanale diocesano “Corriere Eusebiano”. Parole che sono rivolte, in particolare, “a voi, carissimi amici, che dietro le sbarre vi accingete a vivere il Natale in un clima di malcelata tristezza per la lontananza degli affetti più cari”. E poi “anche a voi, carissimi fratelli incontrati alla mensa del povero, dove non avreste mai pensato di sedere, ma dove non vi ha abbandonato il sogno di ricominciare con un lavoro che possa restituire serenità e dignità”. Nella rassegna dei volti, presentata da mons. Arnolfo, ci sono anche quelli “gioiosi” dei “collaboratori parrocchiali appena incontrati nelle ultime visite pastorali, desiderosi di una Chiesa giovane, capace di rinnovarsi per annunciare oggi il Vangelo della gioia a tutti, partendo dalle nuove Comunità pastorali”. Infine, l’arcivescovo chiama in causa anche le autorità civili e militari e i rappresentanti di diverse associazioni, incontrati recentemente. “Mi ritornate in mente con il vostro desiderio di servire gli altri, lottando contro burocrazia e corruzione, per favorire una nuova società a partire dall’educazione e dalla formazione al lavoro dei giovani”.

Natale: mons. Pompili (Rieti), “ci voleva un terremoto per ricordarsi che la vita è straordinaria”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 15:13

“La greppia e il fieno sono lo spazio del mistero: niente di più, niente di meno. La vista si concentra su questo spazio disadorno, e perfino maleodorante. La mangiatoia, senza scomodare la psicanalisi, è qualcosa di più profondo, rimanda al grembo della vita, il fieno rimanda al grano, dunque all’essenziale. Sembra niente, ma è ciò che è necessario ritrovare: la distinzione tra ciò che è necessario e ciò che è superfluo, accessorio”. Così, durante la Messa nella notte di Natale, celebrata a Greccio, il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, ha descritto il senso della Natività. “Noi siamo abitualmente stregati dal superfluo – ha spiegato il vescovo – mentre perdiamo di vista ciò che è veramente necessario. E cosa è necessario guardando a una mangiatoia e al fieno? È necessario ricordare che la vita è un dono straniante per la quale sempre e continuamente meravigliarci ogni giorno che spunta. Ci voleva un terremoto per ricordarsi che l’esistenza, la vita che ci è data, è talmente straordinaria che ogni giorno occorrerebbe ritrovarla con lo stupore di chi grato sa che ci è data una possibilità che non torna, che non passa”. E allora la paglia – segno del pane, e dunque dell’eucaristia –i ricorda “che non siamo mai soli, ma siamo sempre interdipendenti. Noi rischiamo di crederci indipendenti, di poter bastare a noi stessi. Qualche volta ci sentiamo dipendenti, cioè schiavi. Ma siamo interdipendenti: abbiamo un legame che ci porta a sentire che non siamo mai veramente isolati, perché quando si sta da soli qualsiasi problema diventa ciclopico, quando siamo uniti qualsiasi difficoltà può essere attraversata”. “Di fronte alla natività e al presepe che qui Francesco ha intuito – ha concluso don Domenico – non ci resta che inginocchiarci. Non c’è da polemizzare, né da creare false forme di contrapposizione. C’è solo da inginocchiarsi davanti al bambino. Infatti, nel Cristo Dio diventa un volto e l’uomo, a sua volta, conosce il suo. Per questo a Natale è festa, per questo continuiamo a scambiarci gli auguri”.

Terremoto: mons. Perego (Ferrara-Comacchio), “le chiese ancora chiuse dal 2012 sono una ferita che ci fa soffrire”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 14:36

“Anche se il Natale è gioia, è festa, è famiglia non possiamo dimenticare in questo Natale che molte campane non suoneranno nelle nostre ancora numerose chiese chiuse dopo il terremoto del 2012: è una ferita che ci fa soffrire, ma che al tempo stesso ci impegna, insieme”. Lo scrive mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, nel suo primo messaggio per il Natale alla diocesi. Il pensiero del presule è rivolto anche ai “risparmiatori azzerati da un sistema bancario che, da luogo di tutela del risparmio, è diventato strumento di dilapidazione del frutto del lavoro e del risparmio stesso, complice una politica economica ancora incerta nel costruire un sistema di solidarietà che faccia giustizia di una situazione iniqua”. L’attenzione dell’arcivescovo è anche per “le troppe famiglie di persone sole: anziani, vedove, immigrati, separati e divorziati, ammalati”. “Entrando nelle città e nei paesi della nostra diocesi – afferma mons. Perego – vorrei fermarmi e non dimenticare soprattutto questi luoghi, queste persone, per sognare con loro, nelle loro case un Natale che porti il regalo di una Chiesa riaperta, di un conto in banca ricostruito, per affrontare con serenità la quotidianità e la vecchiaia, di una compagnia e una prossimità che rassereni”.

Natale: mons. Boccardo (Spoleto-Norcia), “la morte, anche quando è cercata, è sempre una sconfitta”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 14:25

“Di fronte alle derive eutanasiche che sembrano svilupparsi e crescere, di ben altra cultura abbiamo bisogno: di quella cioè che spinge ad aiutare il malato nel momento in cui la morte si approssima. Perché una cosa è aiutarlo a morire; altra cosa è farlo morire. La morte, infatti, anche quando è cercata, è sempre una sconfitta”. Lo ha affermato l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, mons. Renato Boccardo, che ha presieduto questa mattina la Messa di Natale in cattedrale. “Ogni nascita è un miracolo di per sé, è un dono di Dio. E questa mattina l’evangelista Giovanni afferma che quel bambino è il Verbo di Dio, è la sua Parola, la piena rivelazione del suo amore per l’uomo”, ha aggiunto il presule durante l’omelia della celebrazione, animata dalla Cappella musicale del duomo e dalla corale parrocchiale di Santa Maria. L’arcivescovo ha sottolineato come “da sempre l’uomo aspiri a diventare dio ma senza Dio”. “È per soddisfare questa sete di infinito – ha proseguito – che l’uomo corre dietro al potere, ingordo nella smania di accumulare ricchezze, di decidere ciò che è bene e ciò che è male senza tenere in alcun conto la volontà e il progetto del suo Creatore”. Una corsa che “genera una cultura della morte che affascina pericolosamente il pensiero contemporaneo, fino a voler determinare nei tempi e nelle modalità anche il momento finale della vita umana, presentando questo presunto ‘traguardo’ come una conquista di civiltà, la quale in realtà ne esce umiliata e avvilita”. Contro questa prospettiva emerge “la vera dignità”, che è “quella che sperimenta la persona fragile e malata quando viene curata con delicatezza e tatto e accompagnata con affetto e generosa dedizione; quando è circondata da relazioni umane autentiche, che la aiutano a custodire il significato della vita e a scoprire un senso nella sofferenza e anche nella morte”. Sempre in mattinata, prima di celebrare la Messa di Natale nel duomo, mons. Boccardo ha visitato le persone ricoverate nell’Hospice “La Torre sul Colle” di Spoleto. Con loro, con i loro familiari, il personale medico e paramedico e i volontari, ha presieduto una celebrazione eucaristica.

Natale: mons. Tisi (Trento), “le nostre parole riprendano verità, incisività e creatività”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 13:44

“La parola è un vero miracolo, una realtà straordinaria: è vita e dà vita. Molti sono però i rischi nell’uso della parola. Tra questi, che si pensi di aver fatto qualcosa solo perché se n’è parlato. Il timore che la parola, da forza creatrice, si spenga e divenga suono sordo, vuoto, senz’anima, è forte. Possono fare questa fine anche gli auguri di Natale”. Lo ha detto l’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi, durante l’omelia del pontificale di Natale, che ha presieduto questa mattina in cattedrale, in cui ha sottolineato il valore delle parole, ma anche i rischi. “Bellissima l’umiltà di Dio che diventa parola rivestendosi della nostra umanità. Come sorprendenti sono i trent’anni in cui questa parola rimane custodita nel quotidiano di Nazareth”, ha aggiunto il presule che ha rivolto ai fedeli presenti un auspicio: “Quanto sarebbe bello, se anche le nostre parole ritrovassero il gusto del silenzio della grotta di Betlemme per riprendere verità, incisività, creatività”. L’arcivescovo ha poi sottolineato l’importanza di “sentire che la voglia di Dio è quella di essere uno di noi, di camminare con noi”, in un mondo dove “si tende a mettere distanze, ad avere qualcuno che sta sopra e qualcuno che sta sotto”, in un mondo “lacerato dalla contrapposizione”. “Lontano dalle stanze del volersi bene – ha concluso – non c’è futuro, non c’è cambiamento, non c’è innovazione, non c’è pace”.

Natale: mons. Agostinelli (Prato), “metterci nei panni degli altri” per “costruire una città più giusta e a misura d’uomo”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 13:43

“Nella città che ha fatto delle stoffe, dei tessuti, dei panni, il proprio lavoro – e il proprio vanto – tutti noi dovremmo riuscire a metterci nei ‘panni’ degli altri. Se ci pensate bene questo è il messaggio dell’incarnazione: Dio si fa uomo e si mette nei nostri panni”. Lo scrive il vescovo di Prato, mons. Franco Agostinelli, nel messaggio in occasione delle prossime festività natalizie. Secondo il vescovo, “solo se sapremo metterci nei panni del nostro vicino di casa, del collega con cui lavoriamo, dello straniero in fuga da guerre e persecuzioni, di coloro che hanno una famiglia ma non sanno arrivare alla fine del mese, del giovane in cerca di futuro e dell’anziano bisognoso di cure e attenzioni, riusciremo a costruire una città più giusta e a misura d’uomo”. Mons. Agostinelli ribadisce che “Prato non può essere la città del rimpianto” ma osserva “come a mancare sia un collante che ci tenga uniti”. “L’occasione della ‘festa delle feste’, l’accoglienza del Bambino Gesù, di Nostro Signore che sceglie di venire ad abitare in mezzo a noi, sia motivo di rinascita e di fraternità tra di noi”, augura il vescovo. “C’è bisogno di una città che sa ancora tessere un tessuto unitario e che sappia riscoprire valori fondanti come l’accoglienza, il rispetto reciproco, l’amore verso il prossimo, la lealtà nel rispetto delle regole e la bontà”, ammonisce, aggiungendo che “non pensiate che soltanto la politica possa e debba cambiare le storture della società. Tocca a ciascuno di noi”.

Natale: mons. Ghizzoni (Ravenna-Cervia), “apra altri cuori e altre case ai bambini cui Dio desidera dare la vita”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 13:15

“Questo Natale apra altri cuori e altre case ai bambini cui Dio desidera dare la vita!”. È l’augurio che l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, mons. Lorenzo Ghizzoni, rivolge nel messaggio di auguri natalizi pubblicato sul settimanale diocesano “Risveglio Duemila”. L’arcivescovo sottolinea che “contro la festa artificiale dei consumi e delle spese straordinarie, questa festa mette al centro la nascita di un bambino. Proprio mentre in Italia e in tutta Europa, si lascia emergere nella coscienza pubblica e privata l’ansia per il calo demografico che sta mettendo in pericolo il nostro futuro economico, sociale e politico”. Secondo mons. Ghizzoni, “il Dio di Gesù ha dato una dignità speciale al concepimento, alla gestazione, al parto, alle cure materne… alla fase in cui la persona umana entra nel mondo con tutti i suoi bisogni e la sua necessaria dipendenza dagli adulti, dal babbo e dalla mamma (chissà se c’erano anche i nonni a Nazareth)”. “Oggi – osserva l’arcivescovo – i bambini nelle nostre famiglie sono amati e super protetti, giustamente, anche perché la loro nascita è sempre più un evento eccezionale”. Ma “troppe paure sono ancora concentrate sulla nascita di uno o più figli, troppe attese negative, troppo poca speranza nella Provvidenza e nell’aiuto degli altri e della comunità civile, anche se effettivamente molte cose potrebbero essere fatte per aiutare le famiglie che li desiderano”. “Diversamente dalle zone povere della terra – ammonisce – i bambini nella nostra società corrono il rischio di non essere visti come una ricchezza, un dono che moltiplica il bene dei genitori e della famiglia allargata, una speranza di futuro per tutta la società, un trionfo della vita sulla morte, la forma più alta di collaborazione creatrice all’opera di Dio, data all’uomo e alla donna”.

Terra Santa: Messa Natale. Mons. Pizzaballa, “piccoli sì, ma aperti, pochi sì ma ospitali, poveri sì ma generosi”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 13:04

“Piccoli sì, ma aperti, pochi sì ma ospitali, poveri sì ma generosi nel condividere quello che abbiamo per vivere, uomini sì ma figli di Dio: questo è Natale!”. Lo ha detto l’amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Piazzaballa durante la messa di Natale, celebrata questa mattina a Betlemme. “Il Natale – ha ricordato – è festa di incontro: Dio e uomo, cielo e terra, eternità e tempo, infinito e finito si abbracciano e si uniscono ma senza confondersi, né annullarsi reciprocamente, come accade in ogni incontro ben riuscito. Il Verbo si è fatto bambino, ma quel bambino è il Verbo eterno in persona. Basta proclamare questo per essere liberati dal rischio di ridurre o semplificare il mistero del Natale, trasformando la grazia della piccolezza in un sentimentalismo a basso prezzo consolatorio e vuoto”. “Il ‘qui’, che risuona in ogni Liturgia celebrata in questi Luoghi Santi e di cui andiamo giustamente fieri – ha proseguito l’arcivescovo – può fatalmente trasformarsi in un pretesto ideologico per chiuderci nel pregiudizio, nella presunzione, nell’orgoglio identitario che nulla o poco concedono all’altro e al diverso. Gli ingiusti muri esterni, che tanto ci fanno soffrire, possono diventare interni a noi stessi, possono trasformarsi in stili e comportamenti ostili e inospitali. Se stanotte, perciò, abbiamo sostato presso la mangiatoia accogliendo la profezia del Natale, stamane vorremmo innalzarci, con l’aiuto del Prologo di Giovanni, li dove il Natale vuole condurci: alle altezze della gloria di Dio rivelata qui a tutta la terra”. La grandezza di Gesù, ha precisato il presule, sta nel viverla “nella forma del dono e non del possesso. E noi saremo salvi davvero se la nostra identità diventerà un’offerta e non un possesso, se sapremo scambiarci gli uni gli altri il dono e il perdono che ci rende fratelli e non nemici in una terra che prima che nostra è del Signore. Le migliaia di pellegrini che, grazie al Cielo, hanno affollato e affollano le nostre strade e i nostri santuari ce lo ricordano continuamente. È una tensione difficile – ha concluso – quella di mantenersi aperti e disponibili al dono, in un mondo e in un tempo dove vecchi e nuovi fondamentalismi rendono difficile la relazione cordiale e fraterna; ma è l’unica tensione degna di essere vissuta: è la tensione del Natale! Le tensioni cui ci espone il Mondo sono tensioni che separano, dividono, distruggono, uccidono. La tensione faticosa e beata del Natale invece tiene insieme, unisce, costruisce, fa vivere”.

Terra Santa: mons. Pizzaballa da Betlemme, “coraggio Chiesa di Terra Santa”. Ai politici, “osate la pace”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 12:49

“Devo raccomandare a quanti hanno il potere di decidere del nostro futuro, alla politica, di avere coraggio, di non temere di osare e di rischiare. Di non temere la solitudine, di non rinunciare alla propria visione. Oggi ancora più che ieri abbiamo bisogno di voi, di una politica vera e seria”. È stato il richiamo dell’amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Piazzaballa, lanciato ieri sera da Betlemme, durante la Messa di Mezzanotte, alla presenza delle massime autorità palestinesi, in testa il presidente Abu Mazen, e tanti fedeli che affollavano la Chiesa di santa Caterina. Chiaro il riferimento dell’arcivescovo ai recenti fatti che hanno visto Gerusalemme al centro di nuove e mai sopite questioni e dispute politiche e territoriali, tra israeliani e palestinesi. Chiaro l’appello di mons. Pizzaballa: “Nonostante le tante delusioni del passato e di questi giorni, con determinazione, non rinunciate ad avere una visione, ma al contrario ancora più di prima lasciatevi provocare dal grido dei poveri e degli afflitti perché il Signore Iddio ‘non dimentica il grido degli afflitti’ (Sl 9, 13)”. Un messaggio indirizzato non solo alla politica ma anche “a noi stessi. Tutti, allora come oggi, cerchiamo un Regno potente e forte che ci faccia sentire protetti, al sicuro. Ai pastori e a noi, invece, viene offerto un segno opposto, un neonato inerme e indifeso: tutta la gloria cantata dagli angeli, l’intero esercito celeste che pure si mobilita in quella notte, sono concentrati li, in quel bambino avvolto in fasce, deposto nella mangiatoia. Siamo invitati allora a una inversione di logica e di comportamento, a una metanoia, a un cambiamento di mentalità e di prospettiva: dal grande al piccolo, dalla forza alla debolezza, dal potere al dono, perché così agisce Dio!”. Una profezia che mons. Pizzaballa vede rivolta a “tutti noi Cristiani di Terra Santa, preoccupati e forse spaventati dalla riduzione dei nostri numeri, dalla insufficienza dei nostri mezzi, dalla insicurezza che caratterizza il nostro vivere quotidiano. Stretti tra poteri che si contrappongono, vittime talvolta di dinamiche e strategie più grandi di noi, vorremmo forse anche noi seguire vie di forza e di potere. L’ansia e la paura potrebbero renderci insensibili a quel segno e indurci a trasformare il Natale nella semplice festa dell’identità e della consolazione e a cercare anche noi forza e potere, ricchezza e possesso”. E invece il Natale “ ci svela chi siamo e chi dobbiamo essere come cristiani, qui e in tutto il mondo. Anche noi, anche la nostra Chiesa, con la Chiesa intera, siamo e dobbiamo essere segno discreto della potenza dell’amore, umile inizio di un Regno di pace e di verità, che verrà non con la forza delle armi ma con la conversione della vita, presenza di condivisione e di fraternità, debole forse, fraintesa e addirittura contestata, ma profezia e annuncio della presenza di Dio stesso tra gli uomini, perché ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini”. “Coraggio allora, Chiesa di Terra Santa! Coraggio, fratelli e sorelle! Possiamo continuare a vivere e a restare qui, nella debolezza e nella povertà, perché queste sono le vie di Dio quando vuole venire nel mondo e benedire l’umanità. Non rattristiamoci, poiché la gioia del Signore è la nostra forza!”, ha aggiunto l’amministratore apostolico del Patriarcato Latino che si è rivolto, con le stesse parole, anche ai “potenti del mondo”: “Coraggio anche a voi, potenti del mondo: potete osare l’avventura della pace e della fraternità, rinunciando a mire di grandezza e potere e piegandovi a servire il bene dei fratelli: la porta dell’umiltà che introduce nella Basilica del Natale è anche l’ingresso nella vera grandezza. E quando tra poco ci affolleremo a toccare e a baciare il Bambino di Betlemme, mettiamo il cuore e la vita in quel gesto, accogliendo anche per noi la via natalizia della piccolezza e della umiltà, unica via di salvezza e di pace”.

Menù ad Accesso Rapido

Accesso rapido

La Parola
Ragazzi
Scie di Luce
Servizi La Stanza
Media
Cattolici  Protestanti  Ortodossi  Ecumenismo  Vita Quotidiana
  • ° Vita Pubblica
  • ° Lui & Lei
  • ° Matrimonio
  • ° Figli
  • ° Ricette
  • ° Viaggi


 Notizie