Feed aggregator

Papa Francesco: gli auguri “Urbi et orbi”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 12:18

Dopo il tradizionale messaggio natalizio “Urbi et orbi”, il Papa – dalla loggia centrale della basilica vaticana – ha fatto gli auguri di Buon Natale alle decine di migliaia di fedeli presenti oggi in piazza San Pietro, in una splendida giornata romana di tramontana. “A voi, cari fratelli e sorelle, giunti da ogni parte del mondo in questa piazza, e a quanti da diversi Paesi siete collegati attraverso la radio, la televisione e gli altri mezzi di comunicazione, rivolgo il mio cordiale augurio”, le parole di Francesco: “La nascita di Cristo Salvatore rinnovi i cuori, susciti il desiderio di costruire un futuro più fraterno e solidale, porti a tutti gioia e speranza. Buon Natale!”. Accanto a Papa Francesco, durante gli auguri e la benedizione “Urbi et orbi”, c’erano i cardinali Leonardo Sandri e Prosper Grech.

Papa Francesco: messaggio Urbi et Orbi, “no” a trafficanti e migranti forzati. “Il nostro cuore non sia chiuso come le case di Betlemme”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 12:13

“Vediamo Gesù nei molti bambini costretti a lasciare i propri Paesi, a viaggiare da soli in condizioni disumane, facile preda dei trafficanti di esseri umani”. Nella parte finale del messaggio “Urbi et Orbi”, dedicato ai bambini, il Papa ha menzionato tutte le criticità che appartengono al mondo degli adulti. “Attraverso i loro occhi vediamo il dramma di tanti migranti forzati che mettono a rischio perfino la vita per affrontare viaggi estenuanti che talvolta finiscono in tragedia”, le parole di Francesco. Poi l’appello, mutuato dal riferimento all’esperienza personale recente: “Rivedo Gesù nei bambini che ho incontrato durante il mio ultimo viaggio in Myanmar e Bangladesh, e auspico che la comunità internazionale non cessi di adoperarsi perché la dignità delle minoranze presenti nella Regione sia adeguatamente tutelata”. “Gesù conosce bene il dolore di non essere accolto e la fatica di non avere un luogo dove poter poggiare il capo”, ha ricordato il Papa: “Il nostro cuore non sia chiuso come lo furono le case di Betlemme. Come la Vergine Maria e san Giuseppe, come i pastori di Betlemme, accogliamo nel Bambino Gesù l’amore di Dio fatto uomo per noi, e impegniamoci, con la sua grazia, a rendere il nostro mondo più umano, più degno dei bambini di oggi e di domani”.

Papa Francesco: messaggio Urbi et Orbi, “superare le contrapposizioni” in Corea. Prega per bambini vittime di violenza e figli di disoccupati

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 12:11

“Preghiamo che nella penisola coreana si possano superare le contrapposizioni e accrescere la fiducia reciproca nell’interesse del mondo intero”. Nel tradizionale messaggio “Urbi et orbi”, il Papa ha lanciato un forte appello per scongiurare una delle minacce più concrete a un futuro di pace. Poi ha ripreso l’elenco dei bambini il cui futuro può essere compromesso dalla guerra: “A Gesù Bambino affidiamo il Venezuela perché possa riprendere un confronto sereno tra le diverse componenti sociali a beneficio di tutto l’amato popolo venezuelano. Vediamo Gesù nei bambini che, insieme alle loro famiglie, patiscono le violenze del conflitto in Ucraina e le sue gravi ripercussioni umanitarie e preghiamo perché il Signore conceda al più presto la pace a quel caro Paese”. L’elenco di Francesco continua con le ordinarie situazioni di precarietà che tutti sperimentiamo: “Vediamo Gesù nei bambini i cui genitori non hanno un lavoro e faticano a offrire ai figli un avvenire sicuro e sereno”. “E in quelli a cui è stata rubata l’infanzia, obbligati a lavorare fin da piccoli o arruolati come soldati da mercenari senza scrupoli”, ha aggiunto.

Natale: mons. Pizziol (Vicenza), “il carico burocratico e fiscale non può ricadere sulle spalle dei giovani”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 11:45

“Tante fatiche e incertezze sono legate alla dimensione del lavoro, che per molte persone rappresenta un drammatico problema: disoccupazione, precariato, assenza di tutele, lavoro festivo. Già nella scena della nascita di Gesù possiamo vedere simbolicamente rappresentate queste situazioni di sofferenza”. Lo scrive il vescovo di Vicenza, mons. Beniamino Pizziol, nel suo messaggio di Natale alla diocesi. “Come può essere festa per quelli che non trovano lavoro neppure per un solo giorno alla settimana, oppure, sono in perenne incertezza, non sapendo se il giorno dopo saranno ancora impiegati in qualche parte?”, si chiede il vescovo. È per questo motivo che “di fronte ai drammi dei senza lavoro o dei precari la nostra Chiesa non può stare in silenzio”. Il pensiero del presule è così rivolto “a chi nel lavoro non trova garanzie adeguate”, “ai tanti che ancora non hanno una occupazione stabile e dignitosa, oppure rischiano di perderla”. “Come non pensare alle lavoratrici e ai lavoratori che, davanti al pericolo concreto di una ‘delocalizzazione’ del loro lavoro, da settimane stanno lottando per difendere un posto in cui si sono identificati e spesi per anni?”. Dall’altra parte, c’è chi un lavoro lo ha, “proprio per questo motivo, ha il dovere di viverlo con onestà e responsabilità”. Il vescovo chiama in causa i datori di lavoro. “Intuisco il carico burocratico e fiscale che rende questo impegno estremamente difficoltoso. Ma tutto questo non può ricadere sulle spalle dei giovani, di donne e uomini che pur di portare a casa qualcosa sono indotti ad accettare condizioni lavorative ingiuste e indegne”. Quindi, l’augurio che il Natale sia “occasione per riconoscere tutte le violenze che l’attività lavorativa dell’essere umano può infliggere alle realtà più fragili e indifese”.

Natale: mons. Pizzi (Forlì), “il Signore ci chiede di accoglierlo nell’emarginato che ci vive accanto”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 11:14

“Il Natale del Signore possa portare a tutti, in particolare ai più deboli e svantaggiati, segni concreti di speranza, gioia e pace”. Lo scrive il vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Lino Pizzi, nell’editoriale dedicato al Natale pubblicato dal settimanale diocesano “Il momento”, invitando tutti a un impegno: prendere parte seriamente alla vita sociale. “Collaboriamo con senso di responsabilità e sollecitiamo anche coloro che hanno la prima responsabilità del nostro Paese, perché affrontino i veri problemi della gente e operino con onestà e dedizione per preparare per tutti un futuro migliore”. Un’esortazione, quella del presule, che precede un ritratto della situazione vissuta nel mondo, ricordando le parole di Papa Francesco, che “ha denunciato, più volte, lo sconsiderato sfruttamento della terra, l’inquinamento ambientale, di cui soffrono particolarmente i poveri; le stridenti disuguaglianze tra i popoli e il godimento dei beni della terra concentrato nelle mani di piccolissime minoranze, a scapito dei più svantaggiati”. Di fronte a una realtà in cui “crescono i muri, le chiusure, le paure e le collere a difesa degli egoismi e degli interessi di pochi” e “si aggrava la situazione di milioni di famiglie e di individui, costretti a vivere sotto la soglia di povertà”, si assiste a uno “spettacolo della politica, bloccata da litigi e personalismi, in crescente frammentazione in vista della scadenza elettorale, preoccupata di accalappiare voti di qualche categoria o associazione, rimandando sine die un impegno serio e concreto a difesa e promozione delle persone”. Da qui, secondo il vescovo, il bisogno di rispondere con un sì alla “missione di vita, di gioia e di pace per tutti”, chiesta dal Signore. “Vuole che l’accogliamo nel povero, nell’immigrato, nel disoccupato, nel carcerato, nel malato, nell’emarginato, che ci vive accanto”.

Biotestamento: mons. Rocconi (Jesi), “con imposte al medico le disposizioni del paziente, ignorando scienza e coscienza”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 10:43

“Le ‘disposizioni anticipate di trattamento’ di fatto diventano una norma che impongono al medico le disposizioni del paziente, ignorando scienza e coscienza del medico stesso e negandogli l’obiezione di coscienza, di fronte ad un aberrante principio che della vita si può fare quello che si vuole”. Lo scrive il vescovo di Jesi, mons. Gerardo Rocconi, nel messaggio per il Natale pubblicato dal settimanale diocesano “Voce della Vallesina”, commentando la recente approvazione della legge sul fine-vita. “Questa legge che non vieta esplicitamente l’eutanasia, di fatto legalizza l’eutanasia omissiva, allorché permette che possano essere sospese nutrizione e idratazione, come se dare nutrimento fosse un accanimento terapeutico”, spiega il presule. Una notizia giunta in prossimità del Natale. “È triste che il Natale, festa della vita, sia accompagnato da questi fatti, cioè da un disprezzo della vita che viene dalla minaccia di guerre e dall’approvazione di una legge che, guarda un po’, ha commosso chi dell’aborto si è fatto paladino”. Un’altra preoccupazione che mons. Rocconi evidenzia è quella della pace, “messa continuamente a repentaglio”. “Si è ritornati a parlare di guerra nucleare; vediamo come la terra di Gesù sia così nella sofferenza”.

Natale: mons. Nosiglia (Torino), “abbattere con l’accoglienza la cultura dell’interesse”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 10:11

“La novità è Cristo, il Figlio di Dio che nasce per noi. Ma per accorgersene e per sentire che Lui sta bussando alla porta di casa, occorre non essere distratti, disattenti e preoccupati per altre cose, come lo sono stati gli abitanti di Betlemme, che gli hanno chiuso la porta delle loro case e del loro cuore”. Lo ha detto mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, durante l’omelia della Messa nella Notte di Natale, che ha presieduto in cattedrale. “L’accoglienza rappresenta anche oggi uno dei gesti più difficili”, perché “esige un atteggiamento e una scelta precisa: quelli della gratuità”, ha sottolineato il presule. Mentre “la cultura che persegue anzitutto il proprio interesse ostacola l’apertura del cuore senza riserve verso gli altri”. Così “si ama chi ci ama, si aiuta chi ci può a sua volta aiutare, si accoglie chi un giorno ci potrà restituire quel favore”. E si “chiude il cuore verso chi non rientra nel cerchio ristretto di questo ‘mio’”. Ma “Gesù è venuto per insegnarci una via migliore: quella di allargare i confini della nostra casa, famiglia, patria e cultura a tutti coloro che lo desiderano, rompendo steccati consolidati e superando divisioni di ogni genere”. Aperture che rendono “la pace possibile”, “quando nasce dentro di noi, accettando di fare spazio a Dio”. Una pace che “si traduce in gesti concreti di amore e di perdono, di impegno per la promozione della dignità di ogni uomo, per l’abbattimento di ogni steccato che ci divide dagli altri”. All’interno della famiglia, “il regalo di Natale più importante è il saper perdere un po’ del nostro tempo prezioso per stare di più insieme”. All’esterno, l’attenzione per i poveri, ai quali “riserviamo qualche buona azione, generosa elemosina e solidarietà”. “Sono gesti belli e significativi, se non restano però isolati – ha concluso l’arcivescovo -. Guardare negli occhi una persona che soffre e stargli vicino costa tempo e impegno, ma rende molto di più, ti fa sentire vivo e utile, ti dà la carica dell’amore e realizza i più bei sogni che hai nel cuore”.

Natale: mons. Zuppi (Bologna), “i poveri non siano più invisibili”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 09:58

“Nonostante le tante incrostazioni, il Natale ci permette di superare distanze e incomprensioni, di guardare con meno distrazione e fretta il mondo intorno. Genera tanta speranza di amore in un mondo che è assetato di vita e di notizie vere”. Lo ha affermato mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, durante l’omelia della Messa che ha celebrato in cattedrale nella notte di Natale. “La sofferenza cerca consolazione e ha diritto a questa e non alla morte; il giovane cerca il suo futuro e ha diritto alla cultura e al lavoro non al precariato o alla disillusione – ha aggiunto -; il vecchio cerca quello che non finisce e ha diritto al futuro e alla custodia premurosa della sua debolezza; l’uomo vuole quello che non delude, la vittima anela la pace. Nel cuore di ogni uomo – ha ricordato l’arcivescovo – c’è sempre un desiderio. Oggi Dio sancisce il diritto all’amore e lo affida a noi”. Da mons. Zuppi l’invito a non avere paura, “perché la scelta di Dio risolve la disuguaglianza e ci rende uguali a Lui”. “Non abbiamo paura della gioia perché la sua non finisce e ci libera dalla tristezza. Non abbiamo più paura dell’amore perché conquistati da un amore così tenero e totale. Non abbiamo più paura dell’abisso del nostro cuore, perché lui lo illumina tutto. Non abbiamo più paura del futuro, perché accende in noi la speranza. Non abbiamo paura di apparire ingenui, di perdere ruolo e considerazione, delle delusioni, perché sappiamo che c’è più gioia nel dare che nel ricevere”. Infine, un’esortazione perché “i poveri non siano più invisibili, e quindi avvertiti come un pericolo, ma portiamo negli occhi i loro occhi, nel cuore il loro cuore, li adottiamo vedendo in essi i suoi e nostri fratelli più piccoli”. “Gesù – ha concluso l’arcivescovo – è povero per liberarci dalla fame di benessere che ci rende schiavi della dipendenza più sottile e difficile: stare bene a ogni costo, tanto che abbiamo paura di sacrificarci per qualcuno, di perderci per qualcosa. È povero, perché combattiamo la povertà e amiamo i poveri”.

Natale: mons. Semeraro (Albano), “scegliere il versante della povertà e della fragilità”

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 09:30

“Nel Natale c’è il mistero dell’immensamente grande contenuto dall’enormemente piccolo: Gesù, il figlio unico di Dio, in una mangiatoia. Il mistero è soprattutto qui”. Lo ha detto il vescovo di Albano, mons. Marcello Semeraro, nell’omelia della celebrazione eucaristica nella notte di Natale, che ha presieduto in cattedrale. Il presule ha sottolineato il “capovolgimento dei ruoli” del creatore che si è fatto creatura, richiamando le parole di sant’Efrem. “Questa inversione ci provoca a scoprire la ‘verità’ del Natale ed è qui: ciò che veramente fa crescere non sono la ricchezza, l’esibizione, la potenza, la forza ma, paradossalmente, la povertà, la nudità, l’insicurezza, la fragilità”. Secondo mons. Semeraro, “scegliere questo versante dell’umanità vuol dire collocarsi su quella sua parte ch’è, alla fin fine, la più vera e la più sincera”. “La fragilità umana – ha aggiunto – ha una sua forza e l’immagine del presepe ci chiede di scoprirla e di valorizzarla”. Ed è proprio la fragilità che “riesce a rifare l’uomo; la potenza, invece, lo frantuma”. Il “modo di relazionarci”, di stare gli uni con gli altri, a suo avviso, orienta “la possibilità di entrare nel mistero del Natale”. “Se abbiamo il delirio di potenza, non riusciamo a entrare nella debolezza; se ci rode la brama di possedere, non riusciamo ad amare i poveri e la loro povertà; se facciamo delle nostre certezze una fortezza, non riusciamo a dialogare con l’altro”. “Anche ora, quando non si fa posto a Gesù – ha concluso il vescovo -, Egli va altrove. Se però gli troviamo un posto nel nostro alloggio, Egli entra e dimora con noi”.

Sir: auguri a Papa Francesco nel giorno in cui ricorda il Battesimo

Agensir.it - Mon, 2017-12-25 09:00

Un uccellino ha cinguettato al Sir che oggi Papa Francesco ricorda il giorno del proprio Battesimo. Per questo, rivolgiamo al Santo Padre cordiali auguri, che si uniscono a quelli per il Santo Natale. In diverse occasioni Papa Francesco ha sottolineato l’importanza di ricordare la data del proprio Battesimo. Lo ha fatto l’8gennaio 2014, durante l’udienza generale in piazza San Pietro. Ricordiamo le sue parole: “Conoscere la data del nostro Battesimo è conoscere una data felice. Il rischio di non saperlo è di perdere la memoria di quello che il Signore ha fatto in noi, la memoria del dono che abbiamo ricevuto. Allora finiamo per considerarlo solo come un evento che è avvenuto nel passato – e neppure per volontà nostra, ma dei nostri genitori -, per cui non ha più nessuna incidenza sul presente. Dobbiamo risvegliare la memoria del nostro Battesimo. Siamo chiamati a vivere il nostro Battesimo ogni giorno, come realtà attuale nella nostra esistenza. Se riusciamo a seguire Gesù e a rimanere nella Chiesa, pur con i nostri limiti, con le nostre fragilità e i nostri peccati, è proprio per il Sacramento nel quale siamo diventati nuove creature e siamo stati rivestiti di Cristo. È in forza del Battesimo, infatti, che, liberati dal peccato originale, siamo innestati nella relazione di Gesù con Dio Padre; che siamo portatori di una speranza nuova, perché il Battesimo ci da questa speranza nuova: la speranza di andare sulla strada della salvezza, tutta la vita. E questa speranza niente e nessuno può spegnere, perché la speranza non delude. Ricordatevi: la speranza nel Signore non delude mai. Grazie al Battesimo, siamo capaci di perdonare e di amare anche chi ci offende e ci fa del male; che riusciamo a riconoscere negli ultimi e nei poveri il volto del Signore che ci visita e si fa vicino. Il Battesimo ci aiuta a riconoscere nel volto delle persone bisognose, nei sofferenti, anche del nostro prossimo, il volto di Gesù. Tutto ciò è possibile grazie alla forza del Battesimo!”. E ancora, il 2 agosto 2017, durante l’udienza generale nell’Aula Paolo VI: “L’impegno di oggi è imparare o ricordare la data del Battesimo, che è la data della rinascita, è la data della luce, è la data nella quale – mi permetto una parola – nella quale siamo stati contaminati dalla luce di Cristo. (…) Se saremo fedeli al nostro Battesimo, diffonderemo la luce della speranza, il Battesimo è l’inizio della speranza, quella speranza di Dio e potremo trasmettere alle generazioni future ragioni di vita”. Per questo, oggi, non possiamo non porgere gli auguri a Papa Francesco.

Ti ringrazio perché hai inviato tuo Figlio per salvarci! (inno copto di Avvento)

Natidallospirito.com - Mon, 2017-12-25 05:19

Quello che segue è un inno intolato “Tishepehmot entotk” ovvero “Ti ringrazio” che la Chiesa copta ortodossa canta nelle veglie di Kiahk. Kiahk è il quarto mese del calendario antico-egizio e copto. Il 1˚ kiahk corrisponde al 10 o all’11 dicembre; il 30 kiahk corrisponde all’8 o al 9 gennaio. È un mese di lode, in cui si canta l’Incarnazione del Verbo: le chiese sono stipate di fedeli che vegliano fino a tardi nella notte cantando la “Salmodia di kiahk”. In tutto il mese di kiahk la vergine Maria, la Theotókos, â€œMadre di Dio”, la Madre della Luce, è lodata con tante immagini simboliche tratte dall’Antico Testamento, in particolare come “roveto ardente”: così come il roveto arse per la presenza in esso del fuoco divino, senza consumarsi (cf. Es 3,2), così, nonostante il grembo di Maria sia arso per aver contenuto il fuoco della divinità del Verbo, pur tuttavia ella non si consumò.

L’Antico Testamento è riletto allegoricamente alla luce del mistero dell’incarnazione. Queste lodi di kiahk, dal linguaggio poetico e allegorico, spesso di gusto popolare, che mescola arabo e copto, sono molto amate dai copti. La gioia straripante, la gratitudine e l’emozione che si esprimono in questi canti gioiosi sono talmente intense che sembra di assistere a una piccola Pasqua (cf. l’Introduzione a Matta el Meskin, L’umanità di Dio, Qiqajon).

L’inno che segue è un inno di tipo “psali” in arabo e copto che si canta prima della terza ode della santa Salmodia notturna (il cantico dei tre giovani di Daniele). L’inno ripercorre la vita di Cristo, dall’invio da parte del Padre, alla sessione alla sua destra ed è scandito dal continuo ringraziamento per la sua opera di redenzione e la sua costante misericordia, segno del suo grande amore per gli esseri umani. Con fiducia possiamo cantare anche noi “Ti ringrazio” per tutto ciò che il Signore ha fatto e continua a fare per noi. La forma più alta di preghiera cristiana è, infatti, l’ “eucaristia”, ovvero il “buon ringraziamento”. Ogni cristiano è invitato a fare della sua esistenza una continua eucaristia.

Segue un video in cui si può ascoltare l’inno cantato da anba Rafail, segretario del Santo Sinodo della Chiesa copta, nell’antico patriarcato copto (Cattedrale di Klot Bek, Il Cairo).

“Tishepehmot entotk” psali adam copto-arabo sulla terza Ode

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché mi hai trattato secondo la tua grande misericordia.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché hai inviato tuo Figlio per salvarci.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché ti sei incarnato dalla Santa Maria.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché sei nato a Betlemme, secondo la profezia.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché i pastori hanno contemplato la tua gloria.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché sei sorto per noi nella tua bellezza.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché hai compiuto tanti segni e prodigi.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché i giudei hanno tenuto consiglio contro di te.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché sei stato inchiodato alla Croce sul Golgota.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché sei stato posto in un sepolcro, come i morti.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché dopo tre giorni sei risorto dai morti.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché sei sceso nell’Amenti[1], nella [tua] provvidenza[2].

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché hai salvato Adamo e tutto il genere umano.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché hai dato comandi ai tuoi Apostoli.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché sei asceso nell’alto dei cieli.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché ti sei seduto alla destra del Pantocratore.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché verrai a giudicare la terra.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perché mi hai offerto misericordia e perdono.

Ti ringrazio, Dio di Israele, perdona le nostre cadute.

Ti ringrazio, Dio di Israele, do gloria al tuo nome e ti adoro per la tua grande misericordia.

[1] L’Amenti per gli antichi egizi corrispondeva all’Ade greco, ovvero agli Inferi.

[2] L’arabo traduce per un motivo a noi ignoto “dove ci sono gli inferi”. Ma il greco προνοια significa “provvidenza” o anche “prescienza”. In effetti l’espressione copta potrebbe essere difficile da tradurre perché una traduzione letterale è “sei sceso giù nell’Amenti, fin dentro (ekhoun) la provvidenza”. Il senso potrebbe essere che il gradino più estremo della provvidenza di Dio ha voluto il suo abbassamento totale fino agli inferi.

Related posts:

  1. Santa Trinità abbi compassione di noi! (inno copto di Avvento) Quello che segue è un inno intolato “Apahit nem palas”...
  2. Matta El Meskin, “L’umanità di Dio”: antologia sul Natale È uscito in italiano “L’umanità di Dio”, un nuovo libro...
  3. Perché siamo incapaci di gioire? (Matta el Meskin) Caro padre …, la pace di Dio che sorpassa ogni...
  4. Gioisci, adora, sii in festa: Cristo è nato per te! (Gregorio di Nazianzo) [Accogli] il concepimento [di Cristo] e compi un balzo di...
  5. Natale come “pienezza del tempo”: che cosa significa per noi? In questi giorni gli ortodossi in tutto il mondo vivono...
  6. Il miracolo dell’Incarnazione (Gregorio di Nazianzo) Poiché bisognava che l’adorazione non fosse limitata solamente agli esseri...

Papa Francesco: messa notte di Natale, “non abbiate paura!”. “Farci carico della speranza e della tenerezza della nostra gente”

Agensir.it - Sun, 2017-12-24 22:16

“Natale è tempo per trasformare la forza della paura in forza della carità, in forza per una nuova immaginazione della carità. La carità che non si abitua all’ingiustizia come fosse naturale, ma ha il coraggio, in mezzo a tensioni e conflitti, di farsi ‘casa del pane’, terra di ospitalità”. Al termine dell’omelia della Messa di Natale, celebrata questa sera a San Pietro, il Papa ha fatto risuonare in basilica lo stesso grido di san Giovanni Paolo II, per la messa d’inizio pontificato: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo”. “Nel Bambino di Betlemme, Dio ci viene incontro per renderci protagonisti della vita che ci circonda”, ha spiegato Francesco: “Si offre perché lo prendiamo tra le braccia, perché lo solleviamo e lo abbracciamo. Perché in Lui non abbiamo paura di prendere tra le braccia, sollevare e abbracciare l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato, il carcerato”. “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo”, ha ripetuto Francesco: “In questo Bambino, Dio ci invita a farci carico della speranza. Ci invita a farci sentinelle per molti che hanno ceduto sotto il peso della desolazione che nasce dal trovare tante porte chiuse. In questo Bambino, Dio ci rende protagonisti della sua ospitalità”. “Commossi dalla gioia del dono, piccolo Bambino di Betlemme – la preghiera finale – ti chiediamo che il tuo pianto ci svegli dalla nostra indifferenza, apra i nostri occhi davanti a chi soffre. La tua tenerezza risvegli la nostra sensibilità e ci faccia sentire invitati a riconoscerti in tutti coloro che arrivano nelle nostre città, nelle nostre storie, nelle nostre vite. La tua tenerezza rivoluzionaria ci persuada a sentirci invitati a farci carico della speranza e della tenerezza della nostra gente”.

Papa Francesco: messa nella notte di Natale, abbracciare “pagani, peccatori e stranieri”. Dio è “visitatore indiscreto” che viaggia sui nostri autobus. Serve “nuova immaginazione sociale”

Agensir.it - Sun, 2017-12-24 22:14

“La gioia che in questa notte siamo invitati a condividere, a celebrare e ad annunciare” è “la gioia con cui Dio, nella sua infinita misericordia, ha abbracciato noi pagani, peccatori e stranieri, e ci spinge a fare lo stesso”. Il Papa ha sintetizzato così il messaggio del Natale, nella parte centrale dell’omelia della Messa nella notte santa celebrata nella basilica di San Pietro. “La fede di questa notte ci porta a riconoscere Dio presente in tutte le situazioni in cui lo crediamo assente”, l’invito: “Egli sta nel visitatore indiscreto, tante volte irriconoscibile, che cammina per le nostre città, nei nostri quartieri, viaggiando sui nostri autobus, bussando alle nostre porte”. “E questa stessa fede ci spinge a dare spazio a una nuova immaginazione sociale, a non avere paura di sperimentare nuove forme di relazione in cui nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto”, l’impegno chiesto da Francesco a tutti i credenti.

Papa Francesco: messa notte di Natale, Maria e Giuseppe “sono i primi ad abbracciare” colui che ci dà “il documento di cittadinanza”. Pastori “primi destinatari”

Agensir.it - Sun, 2017-12-24 22:12

“Maria e Giuseppe, per i quali non c’era posto, sono i primi ad abbracciare Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza”. Nell’omelia della Messa di Natale celebrata questa sera a San Pietro, il Papa si è soffermato sulla descrizione del primo abbraccio di Maria e Giuseppe al proprio figlio. “Colui che nella sua povertà e piccolezza denuncia e manifesta che il vero potere e l’autentica libertà sono quelli che onorano e soccorrono la fragilità del più debole”, ha proseguito: “In quella notte, Colui che non aveva un posto per nascere viene annunciato a quelli che non avevano posto alle tavole e nelle vie della città”. “I pastori sono i primi destinatari di questa Buona Notizia”, ha sottolineato Francesco a proposito dei primi a cui Gesù bambino si è rivelato: “Per il loro lavoro, erano uomini e donne che dovevano vivere ai margini della società. Le loro condizioni di vita, i luoghi in cui erano obbligati a stare, impedivano loro di osservare tutte le prescrizioni rituali di purificazione religiosa e, perciò, erano considerati impuri. La loro pelle, i loro vestiti, l’odore, il modo di parlare, l’origine li tradiva. Tutto in loro generava diffidenza. Uomini e donne da cui bisognava stare lontani, avere timore; li si considerava pagani tra i credenti, peccatori tra i giusti, stranieri tra i cittadini. A loro – pagani, peccatori e stranieri – l’angelo dice: ‘Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore'”.

Papa Francesco: messa notte di Natale, “nei passi di Giuseppe e Maria si nascondono i passi” di “intere famiglie obbligate a partire” per la “sopravvivenza”

Agensir.it - Sun, 2017-12-24 22:10

“In mezzo all’oscurità di una città che non ha spazio né posto per il forestiero che viene da lontano, in mezzo all’oscurità di una città in pieno movimento e che in questo caso sembrerebbe volersi costruire voltando le spalle agli altri, proprio lì si accende la scintilla rivoluzionaria della tenerezza di Dio”. Lo ha fatto notare il Papa, nell’omelia della Messa di Natale celebrata questa sera nella basilica di San Pietro. Francesco ha ricordato che “il Figlio di Dio dovette nascere in una stalla perché i suoi non avevano spazio per Lui”. “A Betlemme si è creata una piccola apertura per quelli che hanno perso la terra, la patria, i sogni”, ha affermato il Papa tracciando un parallelo con l’attualità: “Persino per quelli che hanno ceduto all’asfissia prodotta da una vita rinchiusa”. “Nei passi di Giuseppe e Maria si nascondono tanti passi”, il quadro delineato dal Papa: “Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra. In molti casi questa partenza è carica di speranza, carica di futuro; in molti altri, questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza. Sopravvivere agli Erode di turno che per imporre il loro potere e accrescere le loro ricchezze non hanno alcun problema a versare sangue innocente”.

Papa Francesco: messa notte di Natale, Maria “ci ha regalato l’Emmanuele in una terra dove non c’era posto per loro”

Agensir.it - Sun, 2017-12-24 22:08

“Maria diede alla luce, Maria ci ha dato la Luce”. È il “cuore” della “notte santa”, nelle parole adoperate dal Papa nell’omelia della Messa della notte di Natale celebrata questa sera nella basilica di San Pietro, in cui Francesco è partito dal versetto del Vangelo di Luca: “Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia”. “Un racconto semplice per immergerci nell’avvenimento che cambia per sempre la nostra storia”, il commento: “Tutto, in quella notte, diventava fonte di speranza”. “Per decreto dell’imperatore, Maria e Giuseppe si videro obbligati a partire”, ha ricordato il Papa facendo un passo indietro nella storia dei genitori di Gesù, che “dovettero lasciare la loro gente, la loro casa, la loro terra e mettersi in cammino per essere censiti”. “Un tragitto per niente comodo né facile per una giovane coppia che stava per avere un bambino”, ha osservato Francesco: “Si trovavano costretti a lasciare la loro terra”. “Nel cuore erano pieni di speranza e di futuro a causa del bambino che stava per venire; i loro passi invece erano carichi delle incertezze e dei pericoli propri di chi deve lasciare la sua casa”, ha proseguito: “E poi si trovarono ad affrontare la cosa forse più difficile: arrivare a Betlemme e sperimentare che era una terra che non li aspettava, una terra dove per loro non c’era posto. E proprio lì, in quella realtà che era una sfida, Maria ci ha regalato l’Emmanuele”.

Natale: mons. Gaid (Santa Sede) celebra al carcere di Latina. “Sperare sempre perché la speranza non ha limiti, non ha mura”

Agensir.it - Sun, 2017-12-24 21:08

“Dio sceglie gli umili perché sanno trasformare anche le esperienze più negative in un porto sicuro per la pace interiore”. Lo ha detto mons. Yoannis Lahzi Gaid, secondo segretario personale di Papa Francesco, durante l’omelia della celebrazione eucaristica che ha presieduto, sabato 23 dicembre, nel carcere di Latina. Ai detenuti ha presentato la risposta delle persone alla venuta di Gesù. E così, durante la Messa alla quale hanno partecipato la direttrice del carcere, Nadia Fontana, e il cappellano, padre Nicola Cupaiolo, ha parlato delle persone “fedeli” e “fiduciose”. Sono “le persone che continuano a credere contro ogni speranza, continuano a sognare, nonostante le tenebre e il buio della notte – ha aggiunto -. A loro Gesù viene, bussa, e li trova vigilanti nella preghiera, pronti ad accoglierlo con gioia”. Persone tra le quali mons. Gaid ritrova “tutte e tutti voi in questa casa circondariale”. “Sperare sempre perché la speranza non ha limiti, non ha mura – ha affermato -. E penso anche a tutte le persone che, nonostante i limiti, hanno intrapreso il cammino della conversione spirituale, trasformando perfino il loro carcere in presepe”. Infine, le persone “umili” e “semplici”, che “hanno la capacità di abbassarsi per permettere a Dio di alzarle e di riempirle con la sua ricchezza”, “persone dimenticate dal mondo ma non da Lui”.

Natale: mons. Gaid (Santa Sede) celebra al carcere di Latina. “Vi porto l’abbraccio di Papa Francesco”

Agensir.it - Sun, 2017-12-24 21:05

“Il mio essere qui, oggi, in mezzo a voi è soprattutto il voler portare a tutti, e a ciascuno singolarmente, il saluto, l’abbraccio, l’augurio di ogni bene da parte di Sua Santità Papa Francesco, che, attraverso piccoli e semplici doni, desidera farvi giungere il suo augurio di un Santo Natale e la sua benedizione apostolica”. Lo ha detto mons. Yoannis Lahzi Gaid, secondo segretario personale di Papa Francesco, durante l’omelia della celebrazione eucaristica che ha presieduto, sabato 23 dicembre, nel carcere di Latina. Ai detenuti ha presentato la risposta delle persone alla venuta di Gesù. E così, durante la Messa alla quale hanno partecipato la direttrice del carcere, Nadia Fontana, e il cappellano, padre Nicola Cupaiolo, ha parlato delle persone “disinteressate” o “scoraggiate”. Sono “le persone troppo prese dalla vita e dagli affari, talmente presi che non si rendono neanche conto dell’arrivo del Signore. Sono accecati da se stessi, dagli affanni e dagli affari della vita – ha aggiunto -, dai sentimenti negativi: odio, vendetta, violenza, invidia, avversità, rabbia, malvagità, rancore. A loro Gesù viene, bussa, cerca posto ma loro non lo sentono, non lo vedono, non lo accolgono e, qualche volta, lo cacciano perfino fuori dalla loro vita”. La chiosa di mons. Gaid è netta: “Per loro il Natale non significa niente. Il sole sorge ma loro chiudono gli occhi e continuano a vivere nel buio”. Sulla stessa frequenza le persone “potenti” o “prepotenti”, cioè “le persone che trovano in Cristo un pericolo da eleminare”. “Confidano nella loro forza, ricchezza, gioventù, conoscenze, mettono la loro speranza nella loro forza fisica, professionale, sociale, nelle cose che periscono. A loro viene Gesù ma loro non lo accolgono – conclude -, anzi cercano di ucciderlo, parlando male di Lui, considerando i credenti persone sciocche, per loro il Natale rappresenta un peso”.

Natale: mons. Giudice (Nocera-Sarno), “a Betlemme ritrova il significato della vita e anche della morte”

Agensir.it - Sun, 2017-12-24 20:00

“La notte di Natale a Betlemme Dio si è fatto uomo, cioè ha voluto condividere dell’uomo, dell’umanità, tutta la storia eccetto il peccato. Dalla notte di Natale una luce è brillata nella storia, per questo l’umanità è sempre in cammino verso Betlemme, perché a Betlemme ritrova il significato della vita e anche il significato della morte”. Lo dice mons. Giuseppe Giudice, vescovo di Nocera Inferiore-Sarno, nel messaggio video e audio rivolto alla diocesi per Natale, pubblicato stasera sul sito della diocesi e sui suoi canali social. “Se guardiamo intorno a noi con uno sguardo non di fede potremmo dire ‘dov’è il Natale, dov’è il Signore?’. L’indicazione che ci viene dalla fede, che ci viene dalla liturgia che attualizza il mistero, è proprio questa sottolinea il presule -: tutti dobbiamo passare per Betlemme, perché a Betlemme c’è una grotta angusta, a Betlemme è sporco il fango, è sporca la paglia, però su quella paglia, in quella grotta angusta, scende la luce del Signore, il verbo si fa carne. Per questo motivo, se nella nostra vita ci sono sofferenze, ci sono motivi di lutto e di difficoltà, non dimentichiamo mai che Gesù è passato per Betlemme”. Il vescovo sottolinea: “Il mistero del Natale è questo andare a Betlemme. Andiamoci come i pastori, andiamoci con il cuore di Maria, andiamoci con il silenzio di Giuseppe. A Betlemme abbiamo ricevuto un dono che è il Figlio di Dio, per questo nel giorno di Natale ci scambiamo gli auguri, ci scambiamo i doni, ed è bello che la famiglia si ritrovi intorno alla tavola del Natale”. Di qui l’auspicio: “Come sarebbe bello se nel giorno di Natale, alle nostre tavole, si potesse sedere un povero, uno straniero, uno che è solo, uno che è in difficoltà”. E a chi gli chiede dove cercare gli ultimi, mons. Giudice risponde: “Guarda bene sul tuo pianerottolo, guarda nel tuo cortile, guarda nel tuo quartiere, guarda nel tuo cuore e troverai Gesù che ancora si nasconde nel volto di quel povero. Ecco c’è stato dato un figlio: un figlio si accoglie, un figlio si ama, questo Figlio è il principe della Pace”. Da quando “la Parola si è fatta storia e Dio cammina con noi – conclude -, non siamo più soli, non siamo senza figli, non siamo abbandonati: un bambino è nato per noi, questo Bambino è il Figlio di Dio”.

Menù ad Accesso Rapido

Accesso rapido

La Parola
Ragazzi
Scie di Luce
Servizi La Stanza
Media
Cattolici  Protestanti  Ortodossi  Ecumenismo  Vita Quotidiana
  • ° Vita Pubblica
  • ° Lui & Lei
  • ° Matrimonio
  • ° Figli
  • ° Ricette
  • ° Viaggi


 Notizie