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Bilancio: De Palo (Forum), “le famiglie sono stanche di bonus ed elemosine. Serve una riforma fiscale strutturale”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 17:19

“Leggiamo varie agenzie che riguardano le misure pro famiglia all’interno del bilancio. Tante buone intenzioni che finiscono per scontrarsi sull’indisponibilità di fondi”. Lo dice oggi Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari. “Per la famiglia – prosegue – si può e si deve fare di più. Le famiglie sono stanche di bonus ed elemosine, serve, non ci stancheremo mai di ripeterlo, una riforma fiscale strutturale”.

Società: card. Bagnasco, “la vita fragile interpella non solo la famiglia”, ma tutta la comunità e le istituzioni

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 17:09

“Quando la Chiesa si interessa dell’inizio e della fine della vita, lo fa anche per salvaguardare il ‘durante’, perché ciò che le sta a cuore è tutto l’uomo la cui dignità non è a corrente alternata”. Lo ha detto il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, per dieci anni presidente della Cei, in un’intervista rilasciata oggi ad Avvenire, in cui anticipa i contenuti di un libro intervista sul suo decennio alla guida della Conferenza episcopale italiana. “La vita nascente come la vita malata o anziana è parte viva e cara del corpo familiare, poiché ognuno è importante e sta a cuore agli altri per quello che è, non per ciò che fa o produce”. Una dimensione che, secondo il porporato, non è solo familiare ma che dovrebbe riprodursi nel corpo sociale e nello Stato. “La fotografia realista di una società è determinata anzitutto dal suo rapportarsi virtuoso non con i soggetti efficienti e produttivi – ha sottolineato Bagnasco -, ma con i più bisognosi e indifesi”. Quindi, “la vita fragile interpella non solo la famiglia, che già se ne fa carico, ma la società intera; chiede alla comunità e ai suoi apparati istituzionali di non abbandonarla ma di essere presa ‘a cuore’. Sta qui la prima e incancellabile verità di una collettività e non in termini di assistenza, bensì di giustizia, poiché questo è lo scopo della buona politica”.

Società: card. Bagnasco, “vedo in atto una sorta di colonizzazione culturale”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 17:03

“Vedo in atto una sorta di colonizzazione culturale, che intende ridefinire le basi della persona e della società, secondo una concezione dell’individuo sciolto da legami etici e sociali, proteso verso una sua presunta libertà assoluta”. Lo ha detto il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, per dieci anni presidente della Cei, in un’intervista rilasciata oggi ad Avvenire, in cui anticipa i contenuti di un libro intervista sul suo decennio alla guida della Conferenza episcopale italiana. E tra i temi centrali vi è quello della famiglia. “Si usa ancora il termine ‘famiglia’, ma si pensa a qualunque nucleo affettivo a prescindere dal matrimonio e persino dai generi – ha sottolineato il porporato -. Analogamente si parla dei figli, ma quasi fossero un diritto degli adulti o addirittura un prodotto da laboratorio. Si discute sulla malattia e sulla morte come di realtà che devono essere a disposizione dell’arbitrio individuale e non invece nella prospettiva per cui la salute di ogni cittadino interessa il bene comune, come anche la nostra Costituzione afferma”. Il timore del cardinale si racchiude nella “pretesa di chi punta ad assicurarsi diritti individuali assolutizzati e volutamente al di là dei corrispettivi doveri sociali”. Particolare attenzione, secondo il card. Bagnasco, va riservata nell’impegno a non indebolire la famiglia e a non umiliarla con “concezioni che le affiancano modelli alternativi, che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo alla sua identità”. “La famiglia – ha sottolineato il cardinale – è il risultato paziente dell’antropologia di riferimento della nostra cultura, per la quale il nostro Paese è costituito anzitutto in una società di famiglie. Questa sua connotazione ha ripercussioni decisive a livello educativo”.

Etichetta: Coldiretti, “bene la scelta del Tar di respingere istanza di sospensione su origine del grano utilizzato nella pasta”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 16:46

“La scelta del Tar di respingere l’istanza di sospensione del decreto per l’etichettatura d’origine del grano utilizzato nella pasta accoglie le richieste dell’81% degli italiani che chiedono maggiore trasparenza su quel che portano in tavola”. È quanto ha affermato la Coldiretti nel commentare la decisione del Tribunale amministrativo regionale del Lazio che ha bocciato il ricorso dei pastai contro il decreto dei ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo economico Carlo Calenda per l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima a partire dal febbraio 2018 sull’etichettatura della pasta. “Prendiamo atto con soddisfazione che la Magistratura – sottolinea il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo – ha riconosciuto il primato degli interessi dell’informazione dei cittadini su quelli economici e commerciali, respingendo un ricorso che andava contro gli interessi dell’Italia e degli italiani che chiedono trasparenza”. “Non si può impedire ai consumatori – aggiunge Moncalvo – di conoscere la verità privandoli di informazioni importanti come quella di sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, accusato di essere cancerogeno e per questo proibito sul grano italiano”. Ma il decreto per l’etichettatura d’origine della pasta punta anche a contrastare le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione con una drastica riduzione delle semine e il rischio di abbandono per un territorio di 2 milioni di ettari coltivati situati spesso in aree marginali. “L’Italia – conclude la Coldiretti – è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con 4,3 milioni di tonnellate su una superficie coltivata pari a circa 1,3 milioni di ettari che si concentra nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano circa il 40% della produzione nazionale”.

Diocesi: Assisi, venerdì 24 un convegno di formazione sul “sovvenire”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 16:28

Capire le modalità e i benefici derivanti dalla destinazione dell’8xmille o delle donazioni liberali. Rivolgendosi sia ai parroci che ai cittadini che vogliono fare un’offerta alla Chiesa cattolica il convegno dal titolo: “Formazione diocesana sul sovvenire” che si terrà venerdì 24 novembre, dalle 18,30 alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli, “vuole aiutare un vasto pubblico a conoscere, comprendere e decidere. Un incontro rivolto a tutti e in particolare a sacerdoti, religiosi e religiose, membri dei consigli pastorali e degli affari economici, aggregazioni laicali, commercialisti e fedeli per richiamare la loro attenzione su un argomento di fondamentale importanza che merita di essere diffuso e comunicato al fine di sensibilizzarne il valore”, si legge in un comunicato della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino. “Invito tutti a partecipare a questo interessante appuntamento – rende noto l’incaricato diocesano per il Sovvenire, Eduardo D’Amico – in quanto è necessario conoscere gli aspetti del sostegno economico alla chiesa cattolica, per darne visibilità e spiegarne altresì la normativa di riferimento. L’incontro è volto a presentare questo servizio ecclesiale a coloro che non lo conoscono e, al tempo stesso, consentire un approfondimento per coloro che ne conoscono solo qualche aspetto, ma anche a rendere noto, nel rispetto della trasparenza, a quali scopi la Chiesa destina i fondi ricevuti”. Come da programma, dopo i saluti di Edoardo D’Amico che aprirà i lavori, interverranno il vescovo di Assisi–Nocera Umbra–Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino, il vescovo delegato dalla Ceu per il sovvenire, mons. Mario Ceccobelli, il delegato nazionale della Cei, Paolo Cortellessa, che terrà la relazione esplicativa. La seconda parte sarà aperta al dibattito e alle domande del pubblico.

#CongressoFidae2017: Diaco (Cei), senza effettiva parità c’è “crisi di libertà educativa”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 16:27

Senza un’effettiva parità scolastica, c’è “crisi di libertà educativa”. Ne è convinto Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale educazione, scuola e università (Unesu) della Cei, che questo pomeriggio presenta il IX Rapporto del Cssc (Centro studi scuola cattolica) “Il valore della parità” all’assemblea nazionale della Fidae (Federazione istituti di attività educative), che si è aperta a Roma, preceduta dall’udienza generale con il Papa in piazza San Pietro. Il calo delle scuole paritarie, e al loro interno di quelle cattoliche che costituiscono circa due terzi di tutto l’insieme – nell’anno scolastico 2016-17 scese a 8.322, con una perdita di ben 1.049 unità in soli sei anni – rivela secondo Diaco “una situazione di difficoltà che può dipendere da molti fattori, non ultima la crisi economica dell’ultimo decennio”, ma soprattutto è “il segnale di una crisi di libertà educativa, se le scelte delle famiglie non sono determinate da una autonoma decisione ma dall’impossibilità materiale di affrontare i costi della scuola paritaria. Il valore della parità non si basa solo sui costi, ma certamente non possiamo neanche escludere la dimensione economica dalla nostra considerazione”.

Pena di morte: Comunità di Sant’Egidio, il 28 novembre a Roma il decimo “Incontro internazionale dei ministri della Giustizia” e il 30 Concerto al Colosseo”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 16:10

“Il 30 novembre del 1786 venne abolita, per la prima volta, la pena di morte in uno Stato, il Granducato di Toscana. Da allora molta strada è stata fatta nel cammino che porta alla liberazione dalla pena capitale nel mondo. Ma tanto si può e si deve fare ancora contro questo strumento altamente inumano oltre che inutile, dato che non funziona come deterrente e riduce gli Stati a meri esecutori di ingiustizia”. Lo ricorda in una nota la Comunità di Sant’Egidio, che negli ultimi anni ha portato avanti una campagna in tutti i continenti per giungere ad una moratoria universale. La stessa Comunità invita tutti il 30 novembre, alle 18.30, ad un “Concerto al Colosseo”, con la partecipazione di Max Giusti e tanti amici dello spettacolo, della musica e dello sport, come Noemi, Pier Davide Carone, Daiana Lou & Sermonti, Marco Morandi, Giulia Luzi, Vanessa Jay Mulder & Henry Padovani, Super Max Band.
Nello stesso giorno oltre 2.000 “Città per la Vita” nel mondo illumineranno i loro monumenti per dire di “no” alla pena di morte. Si tratta ormai “di un movimento che coinvolge migliaia di persone in tutti i continenti e che è riuscito, attraverso un paziente impegno collettivo e rapporti con i diversi governi, a diminuire il numero dei Paesi mantenitori, a partire dall’Africa che potrà essere, in futuro, il secondo continente libero dalla pena di morte”. Due giorni prima, il 28 novembre, si svolgerà, a Roma, presso la Nuova Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, il decimo “Incontro internazionale dei ministri della Giustizia” per “Un mondo senza pena di morte”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio insieme al Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione italiano e alla Confederazione svizzera.

Ergastolo a Mladic: mons. Tomasevic (Conferenza episcopale Bosnia-Erzegovina), “sentenza che richiama il triste passato”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 16:04

“La sentenza odierna mi ricorda le cose terribili successe durante la guerra, di alcune delle quali sono stato testimone, essendo segretario del cardinale Puljic con cui ho girato in lungo e in largo il Paese”: è il commento a caldo, rilasciato al Sir da mons. Ivo Tomasevic, segretario generale della Conferenza episcopale della Bosnia-Erzegovina, a proposito della condanna all’ergastolo per Ratko Mladic, l’ex comandante dell’esercito serbo bosniaco emessa oggi dalla Corte del Tribunale penale internazionale dell’Aia. Nel ricordare quel periodo, mons. Tomasevic esprime la propria “tristezza” perché allora “si praticava una politica che ha avuto come risultato moltissime vittime, persone cacciate via dal proprio villaggio, case distrutte, chiese e moschee rase al suolo. Ci sono stati tantissimi crimini e molte delle persone coinvolte probabilmente non si rendevano conto di quello che facevano, si agiva secondo l’atmosfera che si era creata”, afferma. Mons. Tomasevic è inoltre dispiaciuto per il fatto che dopo molti anni non emerge alcun desiderio di ammettere le proprie colpe. “Anche Mladic come tutti noi un giorno sarà di fronte al Signore, giudice della vita, e la sua odierna reazione rattrista”. “Bisogna poter ammettere di avere fatto del male e chiedere scusa per quello che è stato fatto, e se possibile rimediare almeno parzialmente il male compiuto”. Tomasevic ritiene che “in Bosnia-Erzegovina sia necessaria una struttura che aiuti i profughi e le vittime della guerra”.

Belgio: oggi pomeriggio la firma di un protocollo d’intesa per l’apertura dei corridoi umanitari

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 15:52

Theo Francken, ministro per l’Asilo e le Migrazioni, il cardinale Jozef De Kesel, arcivescovo di Bruxelles, e Hilde Kieboom, vicepresidente della Comunità di Sant’Egidio, firmeranno oggi pomeriggio un protocollo d’intesa per l’apertura dei corridoi umanitari. Saranno 150 i siriani attualmente rifugiati in Libano e in Turchia che potranno raggiungere il Belgio, nei prossimi mesi, in modo legale e sicuro. Una volta arrivati, i nuclei familiari – selezionati secondo il criterio della vulnerabilità sperimentato già in Italia e in Francia (vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, donne sole, anziani, malati, persone con disabilità) – saranno ospitati da Chiese cristiane di varie confessioni, che si prenderanno cura anche della loro integrazione, dall’insegnamento della lingua all’inserimento in percorsi lavorativi.
“Grande soddisfazione e apprezzamento per la decisione del governo di Bruxelles e per l’impegno delle Chiese del Belgio a farsi carico di questo progetto di accoglienza”, esprime Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, che così commenta la notizia: “All’Italia e alla Francia, dove arriverà un altro gruppo di rifugiati il prossimo 24 novembre, si unisce oggi il Belgio, il Paese che ospita la maggior parte delle istituzioni europee. È un passo importante per la diffusione in Europa dei corridoi umanitari, un modello che offre una soluzione al dramma dei rifugiati in fuga dalle guerre e coniuga solidarietà, sicurezza e integrazione”.

#CongressoFidae2017: Kaladich (presidente), “questa mattina il Papa mi ha detto: ‘Non mollate’”. Parità e autonomia ancora incompiute

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 15:43

“Questa mattina ho potuto salutare personalmente il Papa, gli ho parlato del nostro impegno per raggiungere un’effettiva parità e lui mi ha incoraggiato dicendo: ‘Non mollate’”. Esordisce così Virginia Kaladich, presidente della Fidae (Federazione istituti di attività educative), aprendo a Roma l’assemblea nazionale, preceduta questa mattina dall’udienza generale con il Pontefice in piazza San Pietro. Domani si aprirà il congresso “Quale scuola per il XXI secolo?” (23 – 24 novembre). “Dobbiamo avere a cuore tutta la scuola, non siamo in conflittualità – assicura Kaladich -. Nella misura in cui sappiamo fare rete con le altre realtà cresciamo anche noi”. Con la legge 62/2000, prosegue, “siamo entrati nel sistema di istruzione nazionale costituito da scuola statale e paritaria, tuttavia in Italia la piena parità non è ancora attuata. Ci sono stati piccoli passi, ma ai genitori non è ancora garantito il diritto costituzionale di libertà di scelta educativa per i propri figli”. Richiamando il documento “Autonomia, parità e libertà di scelta educativa”, approvato qualche mese fa dal Consiglio nazionale della scuola cattolica, Kaladich sintetizza la posizione unitaria raggiunta tra le diverse realtà: “Rimane ancora incompiuta l’autonomia, tuttora sotto la tutela dell’amministrazione statale”, e “a 17 anni dalla legge istitutiva la parità è solo nominale” mentre i ritardi nell’erogazione dei contributi “mettono in ginocchio la scuola. A livello europeo in materia di libertà educativa siamo fanalino di coda”. Di qui l’intenzione di “dare gambe” al suddetto documento. Al riguardo la presidente annuncia la convention “Esserci per educare…le nuove generazioni”, in programma sabato 25 novembre a Verona con la partecipazione del card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia–Città della Pieve e presidente della Cei, e della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, occasione “per una riflessione generale coinvolgendo comunità civile ed ecclesiale e tutte le persone che hanno a cuore la scuola paritaria”.

Zimbabwe: mons. Zalewski (nunzio apostolico), dimissioni Mugabe accolte “con grande entusiasmo dalla gente”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 15:38

La gente ha accolto la notizia delle dimissioni di Robert Mugabe “con grande entusiasmo e con grande speranza per il futuro”. Lo ha detto a Radio Vaticana l’arcivescovo Marek Zalewski, nunzio apostolico in Zimbabwe. L’ex capo di Stato 93enne, per 37 anni al potere, ha lasciato ieri, di fronte alle procedure di impeachment avviate in Parlamento. “Qui ad Harare – racconta mons. Zalewski – abbiamo visto le feste, la gente ballare e suonare in strada per festeggiare questa notizia, perché dopo 37 anni di un regime abbastanza duro, di difficoltà economiche, la gente veramente aspettava un cambiamento”. L’arcivescovo ha segnalato il recente malcontento della gente. “In questi ultimi mesi si è registrata di nuovo una grande inflazione”, i cui livelli si attestano “al 40-50%”. Mons. Zalewski ha spiegato il sistema che l’ha causata, cioè l’introduzione dei “cosiddetti bond notes, obbligazioni cartacee emesse dallo Stato con la garanzia che un bond note, come lo chiamano qui, vale un dollaro. Ma – ha aggiunto il nunzio – il loro valore reale è minore del dollaro e ciò ha provocato un’inflazione ancora più grande”. A subentrare a Mugabe sarà Emmerson Mnangagwa. “Gli zimbabwani – ha sottolineato il nunzio – aspettano con grande entusiasmo e speranza che cominci a lavorare per il loro Paese. La gente aspetta pazientemente un cambiamento, per vivere bene, per avere più cibo da dare ai figli, per avere i soldi ed essere curata o mandare i bambini a scuola”.

Diocesi: card. Bagnasco (Genova) ai genitori, “impegniamoci perché i bambini, che sono il nostro futuro, possano diventare uomini e donne secondo il progetto di Dio”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 15:34

“Carissimi genitori, scrivo a voi in occasione della festa del S. Natale. Mi piacerebbe poter entrare nelle vostre case e nel vostro cuore, sedermi alla vostra tavola, per parlare con voi. Immagino quali sono i problemi, le difficoltà e la fatiche che ogni famiglia deve affrontare ogni giorno a causa del lavoro e dell’educazione, in una società nella quale è sempre più arduo stabilire relazioni serene e stabili”. È l’inizio della lettera di Natale che il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, ha indirizzato alle famiglie dei bambini e dei ragazzi del catechismo. La lettera, intitolata “L’attesa più grande”, continua con queste parole: “I bambini, che rallegrano la vostra famiglia, sono un grande dono di Dio. Sono il nostro futuro. È necessario impegnarci insieme perché possano diventare uomini e donne secondo il progetto di Dio. Anche Gesù è stato un dono per l’intera l’umanità: Egli è Via, Verità e Vita” e “la fede in Lui ci aiuta a crescere nella fiducia, e a scoprire chi siamo, a non perdere la speranza”. Il Natale, ricorda ancora l’arcivescovo, “è la Parola di Dio che diventa carne. È Colui che ci dà la possibilità di vivere veramente la famiglia, la parrocchia, la scuola e il lavoro” e “vivere il Vangelo è camminare nella luce”. Infine, “come vostro vescovo, vi auguro di accogliere Gesù nelle vostre famiglie e nelle vostre case. La gioia si moltiplicherà e la luce si diffonderà nel mondo”.

Totò Riina: mons. Staglianò (Noto), “carnefice e vittima non possono stare accanto”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 15:17

“Il carnefice non starà accanto alla vittima, specie se con le sue malvagità ha oscurato totalmente e radicalmente la ‘luce’ che pur aveva in quanto ‘animale divino’, cioè uomo creato nell’immagine e nella somiglianza di Dio”. Lo scrive mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto, nell’editoriale pubblicato sul settimanale “La Vita Diocesana”, a proposito della morte del boss Totò Riina e della realtà ultraterrena. Confutando la teoria “pelagiana”, secondo cui “vittima e carnefice potrebbero abitare insieme in un angolo di paradiso”, il vescovo cita l’enciclica “Spe Salvi” di Benedetto XVI per spiegare che la condanna sia possibile per “gli operatori d’iniquità, i malvagi, quelli che hanno fatto soffrire gli altri senza chiedere perdono e senza darne”, “pur avendo davanti a sé un Dio tutto misericordia”. Quindi, il carnefice “si presenterà così ‘oscurato’ nella sua estrema solitudine – questo è l’inferno – che nessuna parola di speranza potrà raggiungerlo, neanche quella del Cristo che con la sua morte in croce ha ‘espiato anche per lui’. E non perché ‘il malfattore sia imperdonabile’, ma solo perché, così definitivamente oscurato, rifiuta anche il perdono che il Padre della misericordia offre a tutti, nella sua abissale giustizia”. Infine, un monito per i cristiani perché capiscano che “‘Dio è speranza per tutti’ e loro – se vogliono restare cristiani – non possono giudicare al posto di Dio e da cristiani devono sperare anche per Totò Riina. Non potranno mai dire che ‘l’inferno è vuoto’, ma potranno ‘sperare che lo sia’”.

Belgium: 100 refugees homed in the dioceses. Bishops’ message, “we cannot build walls of indifference and fear”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 14:59

(Brussels) “We, as pastors of the Catholic Church in our country, want to keep investing in a culture of acceptance and exchange, while respecting the dignity of every human being, without distinction”. This has been written today by the Bishops of Belgium in a statement, which has published now that 100 Syrian refugees are about to go to Belgium through a new humanitarian corridor. These refugees will be homed by the dioceses. “We believe in the creativity and enthusiasm of our communities of faith as well as in the dynamism of many charity organisations, actions and movements, inside and outside the Church”, write the bishops, who are grateful for such generosity. “Aware of the complexity” of the problems that immigration involves, “we cannot build bridges of indifference and fear” nor “can the migrants shy away from the duty to fit in the society that takes them in”. A future cohabitation will only be possible if “we do not withdraw onto ourselves, do not pursue our own personal interest”, warn the bishops, who, as they wait for these migrants to arrive, also ask that a special fund-raising campaign be held in all Belgian churches at any celebration on Christmas and Christmas Eve, to help the more vulnerable refugees who will come.

Belgio: 100 rifugiati distribuiti nelle diocesi. Messaggio dei vescovi, “non possiamo costruire muri di indifferenza e paura”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 14:59

(Bruxelles) “Noi, pastori della Chiesa cattolica nel nostro Paese, vogliamo continuare a investire in una cultura di accoglienza e di incontro, nel rispetto della dignità di ogni essere umano senza distinzione”. Lo scrivono oggi i vescovi del Belgio in una dichiarazione pubblicata mentre stanno per arrivare nel Paese 100 rifugiati dalla Siria grazie all’apertura di un nuovo corridoio umanitario. I rifugiati saranno distribuiti nelle diocesi. “Crediamo nella creatività e nell’entusiasmo delle nostre comunità di fede, così come nel dinamismo di molte organizzazioni, azioni e movimenti di solidarietà, dentro e fuori la Chiesa”, scrivono i vescovi, riconoscenti per questa generosità. “Consapevoli della complessità” della situazione legata all’immigrazione, “non possiamo costruire muri di indifferenza e paura”, né “i migranti possono sottrarsi all’obbligo di integrarsi nella società che li accoglie”. Il futuro di convivenza sarà possibile solo se “non ci richiudiamo su noi stessi, non cerchiamo il nostro interesse personale”, indicano i vescovi che, in vista di questi nuovi arrivi, chiedono inoltre che in tutta la Chiesa belga si svolga una colletta speciale in ogni celebrazione della vigilia e del giorno di Natale, da destinare ai più vulnerabili tra coloro che arriveranno.

Papa in Myanmar e Bangladesh: Burke (Santa Sede), “in Myanmar incontrerà il capo dell’esercito”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 14:56

“Un viaggio per portare riconciliazione, perdono e pace”. Così il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke, riprendendo le parole di Francesco, ha definito il 21° viaggio apostolico internazionale del Papa, in programma in Myanmar e Bangladesh dal 26 novembre al 2 dicembre. “Sarà la prima volta che un Papa si reca in Myanmar”, ha detto il portavoce vaticano nel briefing odierno con i giornalisti. In Bangladesh Giovanni Paolo II si è recato nel 1986 e Paolo VI era stato a Dakka nel 1970, che però in quel momento era in Pakistan. In Myanmar, ha ricordato Burke, ci sono 51 milioni di abitanti, il 91% dei quali è buddista, mentre in Bangladesh, su una popolazione di 160 milioni di persone, il 98% è di religione musulmana e l’Islam è la religione di Stato.
Il 26 novembre la partenza dell’ aereo papale per l’aeroporto di Fiumicino per Yangon è prevista alle ore 21.40, l’arrivo a Yangon alle 13.30 (ore locale), dove è in programma l’accoglienza ufficiale, senza discorsi. Martedì 28, alle ore 10, l’incontro privato con i leader religiosi del Myanmar, seguito dalla Messa privata. Alle 12 la partenza per Nay Pyi Taw, dove alle 15.10 si svolgerà l’accoglienza ufficiale e alle 15.10 la cerimonia di benvenuto nel palazzo presidenziale, seguita alle 16 dalla visita di cortesia al presidente e alle 16.30 dall’incontro con il Consigliere di Stato e il Ministro degli Esteri. L’incontro con le autorità, con la società civile e il Corpo diplomatico si svolgerà alle 17.15, nell’International Convention Centre; alle 18.20 il ritorno in aereo a Yangon, dove il Papa arriverà alle 19.25 e cenerà in privato. Mercoledì 29 – ha reso noto Burke presentando il programma del viaggio ai giornalisti – la Messa è stata anticipata di un’ora, e si svolgerà alle 8.30. Alle 16.15 l’incontro con il Consiglio supremo “Sangha” dei monaci buddisti al Kaba  Aye Centre, seguito alle 17.15 dall’incontro con i vescovi nel salone della cattedrale, al termine del quale il Papa benedirà le pietre di 16 chiese, del seminario e della nunziatura apostolica non ancora costruita. Tornato nella sua residenza, Francesco incontrerà i gesuiti del Myanmar. Giovedì 30 novembre, in privato, in mattinata nella casa arcivescovile il Papa riceverà il capo dell’esercito, prima della Messa con i giovani in programma alle 10.15 in cattedrale.
Alle 12.45 il congedo ufficiale in aeroporto, alle 13.05 la partenza per Dakka, dove alle 15 si svolgerà in aeroporto la cerimonia di benvenuto e alle 16 la visita al National Martyris Memorial di Savar, dove il Papa renderà omaggio al padre della nazione e sarà accolto al Museo da cinque suoi familiari. Alle 17.30 la visita di cortesia al presidente nel palazzo presidenziale, cui seguirà, alle 18 in una sala attigua, l’incontro con le autorità e il Corpo diplomatico. Venerdì 1° dicembre, alle 10, la Messa con 16 ordinazioni sacerdotali (in un Paese con poco meno di 400 sacerdoti), poi il pranzo in privato e nel pomeriggio, alle 16, la visita alla cattedrale e l’incontro con i vescovi, alle 16.15, nella casa dei sacerdoti anziani della diocesi. Alle 17, nel giardino del palazzo arcivescovile, l’incontro ecumenico ed interreligioso per la pace, a cui parteciperà anche un gruppo di “rohingya”. Poi in privato, alla nunziatura, l’incontro con i gesuiti del Bangladesh. Il 2 dicembre la Messa in privato e il congedo in nunziatura, cui seguirà alle 10 la visita privata alla Casa Madre Teresa di Tejgaon. Poi il Papa raggiungerà a piedi la chiesa del Santo Rosario, la prima chiesa del Bangladesh, dove alle 10.45 incontrerà i sacerdoti, i religiosi, i consacrati, i seminaristi e le novizie e alle 11.45 visiterà il cimitero parrocchiale e la citata chiesa. Dopo il pranzo in nunziatura, l’incontro con i giovani, per circa un’ora. Alle 16.45 il congedo, alle 17.15 la partenza. L’arrivo dell’aereo papale è previsto per le 23 del 2 dicembre a Roma Fiumicino. “In tutte e due le tappe del viaggio, in Myanmar e Bangladesh, sono previsti atti per i giovani”, ha commentato Burke, “per dimostrare che la Chiesa guarda ai giovani con speranza”. In totale, nel suo imminente viaggio apostolico il Papa pronuncerà 11 discorsi, cinque in Myanmar e 6 in Bangladesh, tutti pronunciati in italiano, con traduzioni sui maxischermi e libretti per i vescovi.

Francescani Umbria: domani le tre “famiglie” in udienza insieme da Papa Francesco

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 14:25

Il cammino dei frati francescani in Umbria 2015-2017 è stato un’esperienza di riconciliazione e comunione culminato con la partecipazione al “Capitolo generalissimo” di Foligno (29 maggio – 2 giugno 2017). Per questo, sarà Papa Francesco, si legge in un comunicato dei frati minori di Assisi, “a sancire, con la sua benedizione, il termine dello spirito di antagonismo e discordia e l’inizio di un nuovo percorso di fraternità e collaborazione, dichiarando che la pace ritrovata è proprio la base per allontanare ogni paura e per essere nuovamente inviati, insieme, ad andare in tutto il mondo ad annunciare la buona novella, Gesù Cristo”. Domani 23 novembre, prima che giunga l’alba, i frati minori, conventuali e cappuccini di Assisi si metteranno in viaggio verso Roma. A loro si uniranno i confratelli residenti negli altri conventi dell’Umbria. Il ritrovo è nella parrocchia di San Gregorio VII a Roma, servita da una comunità di frati minori dell’Umbria. Seguirà un simbolico pellegrinaggio in Vaticano dove per le 12 è prevista l’udienza con Papa Francesco nella Sala Clementina. Nel primo pomeriggio ci sarà, presso i locali della parrocchia di San Gregorio VII, un momento per fare memoria del Cammino dei frati dell’Umbria. Seguirà un messaggio dei ministri generali e un ringraziamento al Signore con la celebrazione eucaristica comunitaria, al termine della quale i frati faranno ritorno nei rispettivi conventi in Umbria.

Papa in Myanmar e Bangladesh: Burke (Santa Sede), “ci saranno anche i rohingya all’incontro ecumenico e interreligioso per la pace in Bangladesh”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 14:15

Ci saranno anche i “rohingya” all’incontro ecumenico ed interreligioso per la pace, in programma alle ore 17 (ora locale) del 1°dicembre, nel giardino dell’arcivescovado di Dakka, in Bangladesh. Lo ha annunciato Greg Burke, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, durante il briefing sul viaggio apostolico di Papa Francesco in Myanmar e Bangladesh. “Non sarà un incontro di preghiera ma di testimonianza” dei vari gruppi religiosi presenti nel Paese, ha precisato il portavoce vaticano, rispondendo alle numerose domande in merito dei giornalisti. “Tutti sappiamo cosa ha consigliato il card. Bo”, ha detto Burke a proposito del consiglio del cardinale di Yangon di non usare mai durante il viaggio la parola “rohingya”: “Il Papa prende il suo consiglio molto sul serio. Però poi cosa farà il Papa lo scopriremo insieme”, ha aggiunto. A differenza dell’incontro interreligioso in programma il 20 novembre in Myanmar, che avrà un carattere privato, quello in Bangladesh sarà un incontro di carattere pubblico, con un discorso del Papa. “Quello dei rohingya è un piccolo gruppo”, ha precisato Burke a proposito dell’incontro del 1° dicembre in Bangladesh: “Sarà un piccolo incontro, parlerà anche con loro”. Interrogato in merito ad ulteriori dettagli su cosa dirà Francesco nel discorso previsto in quel momento del viaggio, Burke ha risposto: “Vediamo quando lo vediamo”. Il termine “rohingya”, ha precisato in risposta alla domanda di un giornalista, “non è una parola proibita” in Vaticano, nel lessico ufficiale della Segreteria di Stato.

Ecumenismo: don Bettega (Cei), “necessario un organismo di collegamento fra le Chiese cristiane presenti in Italia”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 14:12

“È necessario, imprescindibile – non solo opportuno – mettere in piedi un organismo di collegamento fra le Chiese cristiane presenti in Italia: un ‘qualcosa’ che ci permetta di stare collegati. Se forse, anche nel recente passato, non è stato possibile, ora i tempi sono maturi. Ce lo chiede il Vangelo: niente di più e niente di meno del Vangelo. E mi pare più che sufficiente come appello a lavorare insieme”. Lo ha affermato oggi don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, chiudendo ad Assisi il convegno “Nel nome di Colui che ci riconcilia tutti in un solo corpo”. In questo “camminare insieme” – ha riconosciuto – “faremo fatica, a volte ci capiremo di più a volte di meno, a volte avremo l’impressione di viaggiare come una Freccia Rossa e altre volte come una bicicletta: ma viaggeremo, non c’è dubbio”. “E la meta della comunione tra noi – ha aggiunto – non è solo davanti, ad attenderci: ci accompagna per strada”. Don Bettega ha poi sottolineato come “a noi stia il compito di moltiplicare il più possibile passi di comunione piena, per poter contemplare sempre più da vicino quella definitività di comunione che il Signore ha già in mente per noi”. Inoltre, ha evidenziato, “abbiamo capito che ‘è necessario rispondere alle sfide della riforma’, che siamo chiamati a far sì che ‘l’eredità della Riforma di Lutero diventi stimolo per una riforma costante nelle Chiese’ di Oriente e di Occidente”. “Abbiamo bisogno di capire come questo sia possibile – ha ammesso – e su questo dobbiamo proprio aiutarci e lasciarci aiutare: aiutarci tra noi, confrontandoci e anche – se necessario – scontrandoci per capire sempre meglio quello che è veramente essenziale della chiesa; ma anche lasciarci aiutare dallo Spirito di Dio”. Per don Bettega è ora importante che “si diffonda un metodo” e che “l’ecumenismo diventi uno stile scontato di lavoro e vita, annuncio e testimonianza”. Serve “fare quel ‘salto di qualità’ che mi sembra ormai indispensabile”, ha proseguito, notando che “siamo arrivati molto avanti nel nostro cammino ecumenico, ma a volte ho l’impressione che giriamo un po’ attorno allo stesso punto fermo”. Ora è “necessario andare oltre, e inventare e costruire gesti di comunione sempre più concreti. E questo lo dobbiamo fare noi”. “In un mondo tanto individualista – ha concluso – essere cristiani può significare anche questo: essere consapevoli che siamo un ‘noi’, che siamo Chiesa, attenta e aperta verso tutti, a partire dai poveri”.

Ecumenismo: don Bettega (Cei), “una ‘unità bambina’ è già reale tra noi e le nostre Chiese. Va riconosciuta, custodita e sviluppata”

Agensir.it - Wed, 2017-11-22 14:10

“È sicuro che una ‘unità bambina’, come è stata definita, in fondo è già reale tra noi e le nostre Chiese. Va riconosciuta, va custodita, va accompagnata, va evidentemente sviluppata”. Lo ha affermato oggi don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, chiudendo ad Assisi il convegno “Nel nome di Colui che ci riconcilia tutti in un solo corpo”. Don Bettega ha ripercorso il cammino compiuto nell’ultimo biennio, partendo dal convegno “a Bari con l’ortodossia, proseguito a Trento lo scorso anno con le Chiese della Riforma e che ha avuto una sua fondamentale premessa l’anno prima a Salerno, nel convegno che ha visto impegnati tanti di noi nel fissare alcuni punti fermi nel nostro dialogo con l’ebraismo”. Infine, i giorni appena conclusi ad Assisi. “Se qui – ha osservato – converge tutto questo lavoro, va da sé che non può finire qui: sarebbe disonesto e forse anche sciocco, sarebbe come innalzare una barricata sul sentiero che abbiamo percorso, un brusco e ingiustificato cambio di direzione”. “Sicuramente sarebbe una mossa imperdonabile”, ha riconosciuto, anche perché in questi giorni “tra le varie Chiese presenti, abbiamo costruito un clima di ascolto e di confronto, di riflessione e di provocazione, che incoraggia”. E “se ci siamo riusciti, nulla vieta che lo si possa proseguire, approfondire, anche esportare nelle nostre comunità sparse in giro per l’Italia”. Don Bettega ha anche annunciato che l’appello finale, il cui lancio era previsto in conclusione di convegno, “verrà ‘licenziato’ il 5 dicembre quando si riunirà il gruppo di una ventina di persone che ha organizzato il convegno per una verifica di questi giorni”.

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