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Diario di un discepolo indisciplinato (3): il primo incontro con l’eremita

Natidallospirito.com - Mon, 2018-06-25 19:36

Natidallospirito.com è venuto in possesso di un manoscritto di un pellegrino australiano che ha vissuto nei monasteri di Wadi el Natrun per più di tre anni. Il suo è un romanzo di formazione che si basa sulla propria esperienza spirituale a stretto contatto con un eremita del deserto e ha come titolo “The diary of an undisciplined disciple”, “Il diario di un discepolo indisciplinato”. L’autore, che ha deciso di rimanere anonimo, ha scelto di non pubblicare il suo romanzo per ragioni personali a noi ignote ma di lasciarlo in consegna a uno dei monasteri di Wadi el Natrun e ha autorizzato Natidallospirito.com a tradurlo. Lo pubblicheremo a puntate.

1a puntata
2a puntata

Le upupe erano una delle cose più esotiche che circondavano l’eremita. Da noi in Australia è possibile vederle soltanto sul National Geographic o, forse, imbalsamate in un qualche museo di storia biologica. Nell’antico Egitto, l’upupa veniva considerata un uccello sacro e spesso veniva raffigurata su tombe e templi. Era proibito ucciderla. Persino per la Bibbia è proibito mangiarla. Si legge nel Deuteronomio: “Potrete mangiare qualunque uccello puro, ma delle seguenti specie non dovete mangiare: … l’upupa”. Come venni poi a sapere, anche in Egitto venivano chiamate con un nome onomatopeico simile a upupa: hudhud. Tantissime “hudhud” saltellavano allegramente attorno alla cella dell’eremita beccando minuscoli petali di gelsomino caduti a terra, il loro lauto pranzo. Avevano dei colori meravigliosi: bianco, nero, rosso, marroncino. Il ciuffo nero e rossiccio era qualcosa di una bellezza commovente. Il becco lungo e ricurvo verso il basso e le zampette tozze le rendevano al contempo buffe e familiari. Mi avvicinai a una di loro. Ci guardammo a lungo. Fece qualche saltello verso di me. Le sorrisi e le dissi qualcosa del tipo “come sei bellina!”. Strappai con delicatezza qualche fiorellino di gelsomino dall’alberello che si trovava poco distante dalla cella dell’eremita. Abbassandomi sulle ginocchia glieli porsi con il palmo aperto. Lei si avvicinò, beccò un po’. Poi si guardò attorno e volò via in tutto il suo splendore. Mentre sorridevo per la nuova amicizia che avevo stretto con l’upupa che avevo già battezzato con il nome di “Upi”, in lontananza scorsi l’eremita.

Era molto alto e indossava una tunica e un cappuccio nero con tredici croci gialle, sei per lato con una più grande vicino alla nuca. Portava sulle spalle un lungo bastone di legno dalle cui estremità pendevano due taniche di acqua che, a giudicare dal suo andamento, non dovevano essere per nulla leggere. Risaliva l’ultimo tratto di una piccola collinetta di sabbia. La sua cella, infatti, era abbastanza rialzata rispetto al livello del monastero. Rimasi lì dov’ero, a qualche decina di metri dalla cella. L’eremita arrivò, aprì la porta di legno della cella, ripose le taniche e uscì a innaffiare il suo piccolo giardino. Rimasi a osservalo per un po’. Prese un innaffiatoio, lo riempì con dell’acqua dalla tanica. Poi con una piccola croce manuale di legno iniziò a segnare l’acqua più volte. Disse qualche preghiera in arabo. Poi soffiò sull’acqua. E iniziò a innaffiare. Restai per qualche minuto meravigliato di tanta semplicità. Come può un uomo vivere così, senza un televisore, senza internet, senza un’automobile? Ma soprattutto senza nessun essere umano attorno… né uomini né donne. Certo io ero lì ed ero tremendamente indeciso se disturbarlo o no. Mi sembrava di fargli violenza. Ma mi avevano confessato in monastero che l’eremita amava molto poco la compagnia e accettava di accogliere qualcuno solo un paio di volte all’anno. Mi feci coraggio. Non ero venuto qui appositamente dall’Australia? Non appena feci il mio primo passo, un cespuglietto di rami secchi scrocchiò facendo accorgere di me l’eremita.

– Benarrivato Joshua – mi disse in un perfetto inglese, come se mi conoscesse da una vita.

– Buonasera, abuna… Come fa a sapere come mi chiamo?

– Mi hanno avvisato dal monastero. Abuna Theophilos mi ha detto che saresti venuto a stare da me per qualche giorno.

Abuna (che in arabo significa “padre”) Theophilos era un suo confratello. Si occupava di accogliere in monastero gli ospiti stranieri. Gli avevo scritto almeno cinque email prima di partire. Non rispose mai. Arrivai in monastero con la paura di non trovare posto. Poi ci fu il suo sorriso luminoso.

– Joshua carissimo! Lode a Dio per il tuo arrivo, ti aspettavamo!

Gli risposi, un po’ stizzito:

– Vi ho mandato un bel po’ di email ma non mi avete mai risposto!

– Che bisogno c’è di rispondere se la risposta è sì? E poi non siamo abituati a rispondere mesi prima a richieste di ospitalità. Qui in Oriente viviamo giorno per giorno secondo il comandamento di nostro Signore: “A ogni giorno la sua pena”.

Fu la mia prima lezione di cristianesimo: “A ogni giorno la sua pena”. Forse che questa pace che sentivo tutto a torno fosse proprio il frutto di questo versetto evangelico? Molti dei miei problemi non derivavano forse dalle mie proiezioni in avanti e indietro sulla linea della Storia e della mia piccola storia? Abuna Theophilos fu estremamente gentile con me. Mi accolse in una cella molto confortevole e mi invitò a cenare.

– In questo periodo siamo chiusi per via del digiuno di Quaresima. Ci sono pochi ospiti. Spero non ti diano noia.

Mi sciacquai velocemente la faccia e corsi giù nel refettorio degli ospiti. Gli dissi subito chiaramente che volevo incontrare “l’eremita”. Mi rispose sorridendo:

– Il Signore provvederà. Ogni cosa ha il suo tempo sotto il cielo.

Avevo capito, dalle sue parole, che bisognava trascorrere un piccolo periodo in monastero prima di poter essere qualificati a stare con l’eremita. Accettai pensando che mi avrebbe fatto bene trascorrere un periodo di decompressione dalla sindrome da stress occidentale.

Mangiai voracemente un po’ di riso ben cotto con un po’ di tonno in scatola. Poi mi portarono delle nespole raccolte dal giardino del monastero. Abuna Theophilos si mise a sedere vicino a me e mi offrì un po’ di tè alla menta che sorseggiai lentamente guardando le cupolette delle chiese del monastero.

– Sarai stanco per il viaggio – mi disse. Avrai da recuperare il jet lag… Va’ a riposarti. Ci rivediamo domani. Per ora non far caso alle campane. Poi, quando ti sarai rimesso, ti spiego tutto.

Fu abuna Theophilos ad accompagnarmi dall’eremita. Si fermò a qualche centinaia di metri dalla sua cella. Mi disse di procedere tranquillamente e che l’eremita si sarebbe preso cura di me.

– Sono un pubblicitario australiano – gli dissi.

– Ah, un pubblicitario. E io che pensavo che fossi un essere umano che porta il nome del Salvatore, Joshua [Joshua in inglese vuol dire Giosuè, dall’ebraico Yehoshu’a, da cui deriva anche Gesù, N.d.T.].

Iniziai subito a conoscere l’eremita. Mi disse:

– Se vuoi giocare a fare l’antropologo stai perdendo tempo, Joshua. Non c’è tempo qui per collezionare farfalle. Qui, semmai, facciamo il tentativo quotidiano di volare come loro.

Tacqui. Non mi aspettavo una tale estrema sincerità, una verità così nuda e cruda. Mi fece male e la sentii come un’aggressione. A giudicare dalla mia reazione, il monaco diceva il vero. Era per questo che le sue parole bruciavano. In fondo, ero soltanto molto curioso. Il mio atteggiamento era molto più simile a quello di uno scienziato che lavora al microscopio che a quello di un discepolo che vuole apprendere da un maestro. Mi sono sentito scoperto, come se mi avesse passato ai raggi X. Se solo ci fosse stato qualcuno a coprirmi…

– Due anni fa venne da me un antropologo di Londra. Gli feci fare il party di benvenuto a dei scorpioncini che ogni tanto mi vengono a trovare. Non resistette due ore. Scappò via con la reflex a tracollo. Vieni ti mostro la tua cella.

Sudai freddo. Un eremita mattacchione? E se avesse messo degli scorpioni anche a me? O magari una colonia di piccole tarantole che avevo intravisto passeggiando nel deserto? O magari la mia cella era naturalmente abitata da questa lucertola del deserto, il temibile burs, di dimensioni molto maggiori rispetto alla lucertola che siamo abituati a conoscere. Il suo naturale colore rosa fa sì che si mimetizzi talmente tanto con l’ambiente da non riuscire a distinguerla. Non ero per nulla preparato a simili scherzi. Ci mancava solo l’eremita mattacchione! Allontanai il pensiero cercando di concentrarmi sul panorama meraviglioso del tramonto. Presi il mio zaino. Ero orgoglioso di essere riuscito a comprare questo enorme zaino per metterci dentro tutto ciò di cui avevo bisogno. Dopo un’attenta analisi del microclima del deserto di Wadi el Natrun avevo fatto molti acquisti mirati: dei pantaloni di cotone, molte t-shirt, due paia di sandali resistenti, alcuni calzini traspiranti, un cappellino per il sole, occhiali per il sole, crema solare… Avevo la pelle molto chiara e, a giudicare dai siti che avevo consultato, avrei rischiato di prendermi una bella scottatura se non fossi stato attento. Ero stato costretto ad andare a un grande store che vende abbigliamento estivo tutto l’anno, a Sydney. Quando ero partito da noi era infatti inverno e a Wadi el Natrun il caldo estivo aveva già invaso la regione a metà della primavera. Comprai anche tante piccole borracce d’acqua. E tanto tanto cibo in scatola. Avevo preso una macchina fotografica reflex molto professionale che volevo imparare a usare proprio per quella occasione. Un trepiedi e un kit di lenti completavano la strumentazione. Volevo fare tante foto all’eremita, alla flora e alla fauna di quel luogo così affascinante, per non dimenticare nessun dettaglio. Avevo anche comprato una sedia portatile, un cuscino gonfiabile, delle lenzuola, una macchina per il caffè americano, saponette artigianali, creme anti-stress. Ero riuscito a trovare posto anche per il mio laptop, per i miei hard-disk e per una piccola biblioteca cartacea essenziale di libri spirituali. Ovviamente, non poteva mancare “Vita di Antonio”.

Mentre ci incamminammo verso la cella, situata a qualche centinaio di metri da quella dell’eremita, il tanto necessario a preservare la sua discrezione monastica, l’eremita stette in silenzio. Tutto iniziava a essere troppo silenzioso attorno a me. Non ero abituato a tutto questo fracassante silenzio. Si sentivano solo le upupe e il vento che accarezzava i gelsomini e le foglie di palma. Fui assalito da tic nervosi.

– Abuna, come fai a conoscere così bene l’inglese? Lo parli benissimo!

– Prima di entrare in monastero ho vissuto negli Stati Uniti per qualche tempo.

– Ah, Stati Uniti! Wow! Anch’io ho vissuto per alcuni mesi. È stato bellissimo, adoro gli States! Credo che sia uno dei paesi più belli al mondo! La Sierra è meravigliosa, qualcosa davvero di eccezionale. Mi ricorda qui, questo deserto. Non credi?

Silenzio. Tacqui anch’io per qualche lunghissimo e imbarazzante secondo poi ripresi:

– Non credi abuna che gli Stati Uniti abbiano una natura proprio bella?

Non rispose per la seconda volta. Mi diede le chiavi della cella. Mi disse:

– La cella ti insegnerà ogni cosa.

Non capii.

– In che senso? La cella? Abuna devi spiegarmi tutto, sai io sono un pubblicitario, mi occupo di pubblicità, non sapevo neanche che esistesse una cella diversa da quella degli ergastolani. Francamente mi sento già mancare l’aria, sono in prigione?

– Buonanotte, allora. Ci vediamo domani. Il Signore vegli su di te.

E senza altri convenevoli, se ne ritornò in cella. Erano le 7 di sera. Credo che mai nella mia vita qualcuno mi abbia detto “buonanotte” alle 7 di sera, neanche mia madre da bambino. Se qualche volta ho dormito a quell’ora c’è stato qualcosa che non andava nella mia vita: una bottiglia di troppo, una donna di troppo, un po’ di lavoro di troppo. Oppure, come mi era capitato negli ultimi mesi, la depressione. Lasciai lo zaino fuori dalla cella ed entrai.

La cella sembrava uscita dal quarto secolo. Era stata scavata a mano all’interno di uno strato roccioso di chissà quale epoca protozoica. Era come se la roccia “imbottita” di uno spesso strato di terriccio simile al tufo, facilmente erodibile, fosse stata svuotata. Le era stata aggiunta una porta in legno, una brandina, un armadietto, una libreria, un comodino. Non c’era né elettricità né acqua e per i bisogni il deserto metteva generosamente a disposizione molti scomodi cespugli. C’erano un cartone pieno di candele e numerosi pacchetti di fiammiferi. Nonostante fosse agosto, la cella era piuttosto fresca per via dell’alto soffitto roccioso. All’esterno vi era un piccolo cortile circondato da un muretto in mattoni e cemento. Era ricoperto con del fogliame di palma. Se si voleva, per via dell’ombra, era possibile sostare all’esterno. Tirava un bellissimo venticello. Ero preso da sentimenti contrastanti. Passavo velocemente da una fiducia totale in quell’uomo a una grande e inspiegabile paura. Era come se lui sapesse tutto di me e questo mi spaventava. Mi spaventava l’idea che potesse sfruttare le mie paure per farmi del male.

Dopo aver acceso un paio di candele, controllai che la porta fosse ben chiusa. Mi avevano raccontato, giù al monastero, che di notte giravano strane bestie nel deserto. Il discorso dell’eremita sugli scorpioni non mi aveva di certo tranquillizzato. Ma il pensiero delle bestie non bastò a farmi star sveglio. Ero talmente stanco e provato emotivamente che crollai.

La mattina dopo, attorno alle 8, uscii in cerca dell’eremita. Avevo bisogno di fargli vedere assolutamente il libro che mi aveva portato fin lì da lui e volevo anche fargli qualche foto. Feci per aprire lo zaino ma… dov’era lo zaino? Fu il panico. Tutto il mio armamentario era sparito! Non era possibile, come avrei fatto? Come avrei vissuto in quel luogo così inospitale? Come avrei mangiato? Ecco, il solito distratto – mi dissi, dovevo stare più attento. Dovevo prendere maggiori precauzioni rispetto alle bestie del deserto. Avranno sentito l’odore del cibo! L’angoscia mi pervase.

Corsi verso la cella dell’eremita. Lo trovai seduto nel cortiletto della sua cella intento a intrecciare croci di cuoio. Non lo salutai nemmeno:

– Le bestie mi hanno preso lo zaino, abuna! O forse qualcuno me l’ha rubato! Insomma, non c’è!

Lui, con aria sorniona e con un sorriso malcelato che lasciava intuire tutto, disse:

– Tranquillo, tranquillo. Qualcuno che conosco l’ha preso. Te lo terranno in monastero, non temere. Ne avevi bisogno?

Per la reazione dell’eremita, la rabbia fece posto all’angoscia. Ero terribilmente irato dalla sua leggerezza ma soprattutto per avermi domandato se ne avevo bisogno! Ma certo che ne avevo bisogno! Era tutto per me! E poi si capiva benissimo che era stato lui a nascondere lo zaino chissà dove. Andai via dalla sua cella in preda allo sdegno. Ci mancava anche l’eremita buffone! Cosa ci facevo lì? Forse stavo nuovamente illudendomi di qualcosa che non esisteva, forse stavo soltanto proiettando su quell’uomo ciò che ero troppo pigro per cercare dentro di me. Avevo preso per santo un mezzo demoncello. Pensavo seriamente di ritornare a casa.

Mi chiusi in cella. Tutte le emozioni dei giorni passati me le sentii tutte aggrovigliarsi in gola. Quell’episodio fece crollare un’enorme, antica, decadente diga. Piansi a dirotto. Non ricordavo più l’ultima volta in cui lo avevo fatto. Mi sentivo ferito e incompreso, come un bambino a cui avessero tolto il giocattolo nuovo. Mi misi a fissare il muro per un po’ di tempo. Poi qualcuno schioccò le mani fuori dalla porta.

– Aghapi, Joshua!

“Aghapi” è la formula di saluto che si usa in monastero. Proviene del greco e significa “amore”. Chi pronuncia “aghapi” vuole dire all’altro “Fammi un gesto d’amore” oppure “Ecco, vengo in pace, vengo a farti un gesto d’amore”. Era la voce dell’eremita.

Aprii la porta. Aveva in mano dei piatti e una brocca d’acqua. Uscii asciugandomi le lacrime. Non riuscivo a guardarlo in faccia.

– Hai fame, vero? Vieni, mangiamo.

Ci sedemmo nel cortiletto.

– Joshua, non c’è nascita senza taglio del cordone ombelicale. Non ci sono fiori e frutti senza potatura. Preghiamo Joshua, ringraziamo il Signore per la tua presenza, per il cibo e perché il nostro cuore ancora batte nonostante gli anni. Sono sicuro che il Signore Gesù ti aiuterà, anzi ne sono certo.

E si mise a pregare:

– Nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, unico Dio, amen. Signore e Sovrano delle nostre vite, Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, ti rendiamo grazie, o Signore, per la tua grande e inesauribile generosità con la quale ci inondi di beni in ogni momento. A te innalziamo la lode, o Salvatore dell’universo, perché ci hai amati fino a morire per noi sulla Croce. Sii benedetto, o Amico degli Uomini, per Joshua e per la sua presenza tra noi. Invia su di noi il tuo Spirito Santo perché noi possiamo conoscerti e l’amore di Dio possa riversarsi nel nostro cuore. Allontana da noi, Signore, l’avversario maligno, rendici figli della Luce e figli del giorno. A te la lode, la gloria, la potenza, l’onore e la riconoscenza, o Cristo, per questo cibo che ci offri di condividere e per il nostro respiro. In te, infatti, noi respiriamo, ci muoviamo e siamo. Che il cibo possa non mancare su alcuna tavola sotto il cielo, o Dio. Ma soprattutto non far mancare a nessuno spirito di uomo sotto il cielo il vero cibo e la vera bevanda, il tuo Corpo santo e il tuo Sangue prezioso. Per le intercessioni della santa Madre di Dio, Maria, e dei santi del deserto. Amen.

Fece il segno della croce sul cibo e su di noi.

Dopo la preghiera era come se avessi dimenticato il motivo per cui ero così adirato. Una indescrivibile pace mi pervase. Il volto dell’eremita era luminoso e sereno. Non appena vide un’upupa avvicinarsi preparò qualche briciola nella mano e facendo un verso buffo gliele appoggiò a terra. Mi porse un po’ di pane e un piatto di fave cotte.

РBuon appetito, fratello. Dio ̬ generoso, ̬ molto generoso.

tradotto dall’inglese da Natidallospirito.com

Notizie Sir del giorno: Papa Francesco sulla sacralità della vita, Parolin e migranti, libertà religiosa in Medio Oriente, incontro mondiale famiglie, elezioni in Messico, cittadella carità a Carpi

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 19:30

Papa Francesco: la vita umana è sempre sacra

“La difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri” già nati, che si dibattono nella miseria e nell’esclusione, “nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto”. Lo ha affermato Papa Francesco ricevendo questa mattina in udienza i partecipanti alla XXIV assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita (Pav), sul tema “Equal beginnings. But then? A global responsibility”, che ha luogo in Vaticano, nell’Aula Nuova del Sinodo, da oggi al 27 giugno. (clicca qui)

Migranti-Europa: card. Parolin, “problematica esige coinvolgimento di tutti”

“Credo che ci debba essere una risposta comune a questo problema. Certamente i porti chiusi non sono una risposta. Però la risposta può venire soltanto da una collaborazione tra tutti i Paesi europei”. Così il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha risposto al Sir parlando della questione – al centro ieri a Bruxelles – della gestione dei flussi dei migranti nel Mediterraneo e della responsabilità dell’Europa. “Ecco la domanda”, ha esordito Parolin: “L’Europa dov’è? C’è ancora? E, come si dice, se ci sei, batti un colpo”. “Credo che si debba insistere su questo”, ha poi aggiunto il segretario di Stato: “La problematica delle migrazioni è una problematica che esige il coinvolgimento di tutti”. (clicca qui)

Libertà religiosa: card. Sandri, “i cristiani di Siria, Iraq, Libano, Egitto, Turchia non sono persone di seconda categoria”

“I cristiani di Siria, Iraq, Libano, Egitto, Turchia, amano il loro Paese, vi sono legati, e lo vogliono servire perché in esso non si sentono ospiti o stranieri: ma vogliono viverci a pieno titolo, non come persone di seconda categoria, che vedono preclusi alcuni posti di lavoro o ruoli di responsabilità all’interno delle amministrazioni”. È quanto ha dichiarato il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, al Simposio “Defending International Religious Freedoom: Partnership and action” organizzato a Roma, dall’ambasciata Usa presso la Santa Sede con la Comunità di Sant’Egidio e Aiuto alla Chiesa che soffre. (clicca qui)

Incontro mondiale famiglie: da oggi su www.worldmeeting2018.ie si possono prenotare i biglietti

È possibile da oggi prenotare i biglietti per partecipare a due eventi della Giornata mondiale delle famiglie, che vedono Papa Francesco protagonista: il primo è la visita al Santuario mariano di Knock, la mattina del 26 agosto, dove il Papa andrà in pellegrinaggio per pregare nella cappella dell’apparizione e poi recitare l’Angelus sulla piazza antistante la Basilica. Il Papa resterà a Knock un’ora (9,45-10,45) e 45mila persone potranno essere presenti a questo momento. Biglietti saranno indispensabili anche per assistere nel pomeriggio dello stesso giorno alla messa conclusiva della Giornata mondiale, al Phoenix Park di Dublino. Per questo evento sono disponibili da oggi 500mila biglietti. (clicca qui)

Messico: vescovi in vista delle elezioni presidenziali, “contribuire alla riconciliazione sociale”

Un invito alla partecipazione, ma anche all’unità e alla riconciliazione. È quello che arriva dalla Conferenza episcopale messicana (Cem) che, a una settimana esatta dalle elezioni presidenziali, ha emesso ieri un’articolata nota sull’appuntamento elettorale, firmata dall’intera presidenza Cem, a cominciare dal presidente, il cardinale José Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Guadalajara. I vescovi messicani lamentano il fatto che l’attuale processo elettorale “ha generato polarizzazione e asprezza non solo tra i candidati ma anche tra alcuni dei loro militanti, che in molte occasioni sembra abbiano privilegiato la passione più della ragione, più la squalifica che l’argomentazione, più il desiderio di distruggere l’avversario che la costruzione di ponti per un Messico riconciliato”. (clicca qui)

Diocesi: Carpi, inaugurata Cittadella della Carità. Mons. Cavina, “percorso di promozione umana ai padri separati in difficoltà”

(da Carpi) “È un evento di gioia e di ringraziamento al Signore per una struttura che dà una degna sede alla Caritas diocesana e all’associazione Camilla Pio e nello stesso tempo intende dare una risposta alle difficoltà in cui cadono alcuni padri al momento della separazione”. Così il vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina, ha inaugurato oggi – sotto una pioggia battente – la Cittadella della Carità intitolata ai coniugi Odoardo e Maria Focherini e realizzata con i fondi dell’8xmille Cei e della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi. Nella struttura, costata 600mila euro, anche una cappellina nel cui altare è stata murata la “prima pietra” benedetta da Papa Francesco durante la visita del 2 aprile 2017. (clicca qui)

Lavoro: vescovo di Acerra, solidarietà ai lavoratori della Simav/Siram. Ritirare i licenziamenti

“Vicinanza e solidarietà” ai lavoratori della società Simav/Siram della sede di Pomigliano D’Arco, appartenenti al gruppo francese Veolia, coinvolti nella procedura aziendale di licenziamenti collettivi che sarà ufficializzata al ministero del Lavoro il 27 giugno. È quanto esprime oggi, in una nota, il vescovo di Acerra, mons. Antonio Di Donna. Da venerdì scorso, informa la diocesi, i 5 impiegati – che l’azienda d’impiantistica industriale ha deciso di licenziare insieme ad altri 5 dipendenti della sede di Roma dopo aver esternalizzato il lavoro – stanno protestando ininterrottamente asserragliati sul tetto dell’azienda in via ex Aeroporto. (clicca qui)

Ccee: Nicosia, incontro segretari generali Conferenze episcopali in Europa. “La cultura dell’incontro”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 19:20

“Per sua natura la Chiesa è una realtà ‘di relazioni’. In essa gli uomini incontrano Dio e s’incontrano tra di loro. Per questo essa è anche ‘in relazione’ con tutti gli uomini e donne. Papa Francesco fa un continuo appello perché tutta la Chiesa s’impegni nella promozione della cultura dell’incontro. In Europa questa è un’urgenza a tanti livelli. Ma come portare oggi all’Europa il messaggio e l’esperienza di salvezza offerti da Gesù, specialmente laddove permane divisione e conflitto?”. Queste ed altre questioni sul ruolo della Chiesa nel vivere e promuovere la cultura dell’incontro saranno al centro del 46° Incontro dei segretari generali delle Conferenze episcopali in Europa i cui lavori si terranno a Nicosia (Cipro), dal 29 giugno al 2 luglio. L’incontro sarà aperto nel pomeriggio del 29 giugno da mons. Youssef Soueif, arcivescovo maronita di Cipro, che ospita l’incontro, e da padre Jerzy Kraj, vicario patriarcale (patriarcato latino di Gerusalemme) per i cattolici latini in Cipro. Successivamente, mons. Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee, condividerà la sua riflessione su “L’Europa e la Chiesa in Europa oggi”. Sabato 30 giugno, i segretari generali, con l’aiuto dell’arcivescovo maronita di Cipro, avranno un momento “per guardare in profondità i bisogni spirituali dell’Europa oggi”. Si condivideranno pensieri ed esperienze – spiega una nota Ccee – sulla comune e specifica missione della Chiesa in Europa oggi nel rispondere a questi bisogni che abbracciano la persona in tutte le sue dimensioni.
Il pomeriggio sarà dedicato ad approfondire il tema con un dialogo volto ad analizzare la cultura dell’incontro con gli ambiti della carità, della politica, della giustizia e della pace. Interverranno i segretari generali di tre reti cattoliche europee: padre Olivier Poquillon, segretario generale della Comece; Jorge Nuño Mayer, segretario generale della Caritas Europa; Stefan Lunte, segretario generale di Giustizia e pace Europa. Per mons. Youssef Soueif “Gesù, nella sua vita su questa terra, ha incontrato tutte le persone che gli si accostavano. Attraverso questo incontro ha guarito i loro cuori e la loro mente. Oggi la Chiesa ha il compito di favorire quest’opera di guarigione e riconciliazione tra i popoli. La cultura dell’incontro non è un ideale, è l’essenza stessa della Chiesa”. Domenica 1° luglio, dopo la celebrazione dell’eucaristia nella cattedrale maronita a Nicosia, la mattinata sarà dedicata al confronto con la Caritas Cipro-Diakonia e con i coordinatori della pastorale giovanile e per i migranti. Nel pomeriggio, dopo la presentazione del Rapporto delle attività del Ccee e delle sue nuove commissioni, i segretari scambieranno i loro pareri attorno ad alcune questioni ritenute rilevanti emerse nel corso dell’anno. L’incontro si concluderà lunedì 2 luglio con un incontro con sua beatitudine Crisostomo, arcivescovo ortodosso di Cipro, e una visita alla televisione cristiana ecumenica Sat7.

Dire: i titoli e il tg politico

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 19:00

(DIRE-SIR) Ecco i titoli e il tg politico della Dire. Anche su www.dire.it e www.agensir.it

https://agensir.it/wp-content/uploads/2018/06/20180625_Tg_Politico_1.mp4

Comunali: avanzano Lega e Centrodestra

Cadono le roccaforti rosse nei ballottaggi per le comunali. Le urne premiano il centrodestra e su tutti la Lega. Il centrosinistra riesce ad affermarsi ad Ancona, Brindisi e Teramo ma perde città storiche come Massa, Pisa e Siena che vanno al centrodestra. Imola, così come Avellino, è invece 5 stelle. A Imperia successo di Claudio Scajola. Polemiche dopo il crollo nei feudi rossi. Per Carlo Calenda una “navigazione a vista sta portando il centrosinistra all’irrilevanza”: bisogna “ripensare tutto, allargare e andare oltre il Pd”.

Salvini in Libia: non c’è accordo su hotspot in africa

Visita interlocutoria quella di Matteo Salvini in Libia. Il ministro dell’Interno è volato a Tripoli per annunciare “supporto tecnico ed economico” alla Libia e proporre la costruzione di “hotspot ai confini meridionali” del paese africano. Il vicepremier libico ha però respinto immediatamente l’idea: “Rifiutiamo categoricamente l’idea di realizzare “campi per migranti in Libia: non è consentito dalla nostra legge”. Intanto continua l’odissea dei 300 migranti bloccati sulla Lifeline, la nave della ong tedesca ferma da cinque giorni in mare. I responsabili vorrebbero ora attraccare in Francia.

Sport e disabilità, arriva il sostegno del governo

“Andate avanti contando sulla vostra passione e da oggi anche sul nostro sguardo benevolo”. Il sottosegretario con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti sceglie per la sua prima uscita pubblica la premiazione delle squadre di calcio di disabili al termine del campionato. Intervenendo in Senato il rappresentante del governo sottolinea: “Sono molto contento di essere qui – dice durante la cerimonia in Senato – tante realtà sportive si sono messe insieme dando alle famiglie risposte che non trovano in altre situazioni”. Il sottosegretario alla Disabilità, Vincenzo Zoccano, avverte: “Basta usare il termine handicappato, noi siamo parte integrante di questa società”.

Migranti: Vaticano, serve risposta di tutta l’Europa

“La problematica dei migranti esige il coinvolgimento di tutti, non può essere rigettata sulle spalle di alcuni. Se l’Europa esiste ancora deve battere un colpo”. Il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin chiede all’Europa un sussulto di dignità. Intervistato dal Sir, il cardinale sollecita i governi europei ad affrontare la questione con “umanità e solidarietà. I porti chiusi non sono una risposta- ammonisce- però la soluzione può venire soltanto da una collaborazione tra tutti i Paesi europei”.

Lavoro: mons. De Donatis (vicario Roma), “la fatica della ricerca può creare sfiducia, non lasciare i giovani da soli”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 18:45

“Alla fatica dell’operosità del lavoro si aggiunge la fatica della ricerca. Questo può creare sfiducia”. Lo ha detto mons. Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, intervenuto oggi pomeriggio alla presentazione del cantiere “Generiamo LavORO”, iniziativa dalle Acli di Roma e provincia e del Vicariato. “Il percorso messo in opera con le Acli – ha auspicato il presule – possa diventare un cantiere aperto in cui i giovani possano sentire di non essere lasciati soli ad affrontare questa fatica per capire – ha aggiunto rivolgendosi a loro – cosa desiderate veramente”. Quindi, mons. De Donatis ha indicato una “parola chiave”: “discernimento”. “Il momento presente richiede un’attenzione maggiore. Non si tratta solo di risolvere una situazione. In questa crisi emerge il bisogno di una maggiore capacità di discernere”. Secondo l’arcivescovo, “la possibilità di ottenere un lavoro qualificato è una risposta al vuoto esistenziale”. E lo ha sottolineato ricordando le parola di Papa Francesco a Genova, “il lavoro è centro di ogni patto sociale”. Quindi, “cercarlo è un bisogno insopprimibile”. O a volte lo diventa “inventare qualcosa” per “andare avanti e fuori dal deserto in cui non abita la speranza”. Prima dell’intervento di mons. De Donatis, all’iniziativa delle Acli è intervenuto, tra gli altri, Luca Bergamo, vicesindaco di Roma, secondo cui “è finito il tempo della ricerca di un lavoro ed è cominciata l’epoca dell’inventarlo”. “Il campo dei servizi culturali offre molte possibilità”. Maria Pangaro, delegata nazionale giovani del Movimento cristiano dei lavoratori, infine, ha evidenziato l’importanza del Servizio civile. “Tantissimi giovani sono passati attraverso il Servizio civile e molti sono rimasti. Perché il volontariato dà la possibilità di stare insieme. Serve a fare riscoprire l’importanza della persona”.

Lavoro: Borzì (Acli Roma), “no interventi spot ma valorizzazione della rete”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 18:40

“Il tema ‘giovani e lavoro’, con la disoccupazione under 24 al 40% e i lavoretti al ribasso, non può essere affrontato con interventi spot e frammentati o a compartimenti stagni, ma esige un impegno incentrato sulla valorizzazione del lavoro di rete”. Lo ha detto Lidia Borzì, presidente delle Acli di Roma e provincia, presentando oggi pomeriggio le conclusioni del cantiere “Generiamo Futuro”, sviluppato in collaborazione con il Vicariato di Roma. “Il nostro obiettivo – ha aggiunto – è promuovere azioni che avvicinino i giovani al mondo del lavoro, anche attraverso l’istituzione della Scuola permanente Generiamo lavORO, cioè laboratori per facilitare l’avvicinamento dei giovani al lavoro”. Si tratta di “un’occasione per rilevare, condividere e mettere a sistema le iniziative a favore del lavoro giovanile messe in campo da tutti gli attori sociali interessati”. La consapevolezza di Borzì è che “i nativi digitali sono anche nativi precari”. “Il lavoro è un’emergenza sociale a Roma, ma anche in tutto il Paese. C’è, però, un barlume di speranza: i giovani che dicono che si vogliono impegnare in prima persona”.

Sinodo giovani: don Sala (segretario speciale), “pastorale giovanile vocazionale abiti gli ambiti della loro vita”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 18:27

“La pastorale giovanile vocazionale ha estrema necessità di abitare i luoghi di vita dei giovani, altrimenti sarà simile ad uno spot forse anche suggestivo e simpatico, ma estemporaneo rispetto all’esistenza feriale dei giovani”. Lo ha affermato oggi pomeriggio don Rossano Sala, segretario speciale del Sinodo sui giovani, intervenendo ad Assisi alla 68ª Settimana di aggiornamento pastorale promossa dal Centro di Orientamento pastorale. Presentando l’Instrumentum laboris per il Sinodo sui giovani reso pubblico una settimana fa, don Sala ha rilevato come “bisogna abitare i loro ambiti di vita, bisogna offrire loro attività che intercettino la loro esistenza quotidiana”. “La prossimità pastorale – ha aggiunto – è la condizione di possibilità di ogni altra azione pastorale. Siamo chiamati ad essere l’anima del mondo, abitandolo dall’interno e fecondandolo con la nostra presenza qualificata”. Per il segretario speciale, ha poi evidenziato come sia “degna di attenzione la centralità e la qualità spirituale della comunità cristiana come orizzonte della nostra azione educativa e pastorale”. “Trasversale e preoccupante – ha sottolineato don Sala – emerge purtroppo la perdita della passione educativa di tanti pastori e di tanti adulti, sia a livello civile che ecclesiale. Gli adulti, in questo Documento, non emergono sempre come figure credibili”. Dito puntato contro l’“adultità adulterata” di quegli adulti che inseguono l’essere “diversamente giovani” più che adulti. Siamo in presenza di una “fatica di accompagnare e di discernere”, a volte di “una inadeguatezza”. Ma “i giovani cercano alleanze con il mondo degli adulti: ne sentono il bisogno in un mondo non facile, ne esprimono la richiesta in vari passaggi”, ha rimarcato il segretario speciale. Inoltre, secondo don Sala, “c’è anche da lavorare molto sulla qualità della nostra vita e della nostra proposta: a proposito di preghiera, liturgia, parola di Dio e catechesi i giovani appaiono critici e insoddisfatti nei confronti di ciò che vivono e ricevono”. E poi, “un terzo nodo da affrontare con estrema serietà è quello della ‘conversione istituzionale’, che riguarda il nostro modo di vivere e lavorare insieme”.
Don Sala ha anche sottolineato “la ‘predilezione’ dell’Instrumentum laboris per le situazioni di difficoltà, di fragilità, di marginalità che toccano i giovani”. “In questa sollecitudine pastorale per i più piccoli e i più poveri – ha ammonito – si gioca la credibilità di una Chiesa che si prende cura di coloro di cui nessuno si prende cura, di una Chiesa chiamata a dare di più a chi ha ricevuto di meno dalla vita”. E ha concluso con un accenno alla “ripresa del servizio in ottica vocazionale” rilevando che “tanti giovani sono particolarmente aperti e disponibili verso esperienze di volontariato e di servizio”.

Sinodo giovani: don Sala (segretario speciale), “nell’Instrumentum laboris l’idea di una pastorale giovanile vocazionale”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 18:23

Il cammino sinodale ha fatto maturare l’esigenza di una “pastorale giovanile vocazionale”. Un’“espressione, relativamente nuova” che “da una parte desidera allargare l’idea della ‘pastorale vocazionale’, che rischia di essere elitaria ed escludente” e “dall’altra ha il compito di qualificare la ‘pastorale giovanile’, che corre il pericolo di essere generica e superficiale”. Lo ha affermato oggi pomeriggio don Rossano Sala, segretario speciale del Sinodo sui giovani, intervenendo ad Assisi alla 68ª Settimana di aggiornamento pastorale promossa dal Centro di Orientamento pastorale. Presentando l’Instrumentum laboris reso pubblico una settimana fa, don Sala ha rilevato come tutto il cammino sinodale vuole attuare “uno stile specifico di pensare l’impegno della Chiesa per e con i giovani: non si tratta semplicemente di far camminare i giovani, ma di camminare con loro”. Sei le “sfide antropologiche e culturali” individuate nel Documento: “il corpo, l’affettività e la sessualità”, “i nuovi paradigmi conoscitivi e la ricerca della verità” in un tempo che – ha osservato – “ha bisogno di discernimento”, “gli effetti antropologici del mondo digitale”, “la delusione istituzionale e le nuove forme di partecipazione giovanile”, “la paralisi decisionale” e “la nostalgia spirituale delle giovani generazioni”, per far fronte alla quale serve “una svolta qualitativa nelle nostre proposte di fede” per proporre “una ‘offerta’ spirituale di qualità”. “Questi sei aspetti – ha notato don Sala – sono delle vere e proprie condizioni epocali di esercizio della nostra missione ecclesiale”: “Non riconoscere tutto ciò significa pensare e agire al di là della concretezza della vita e della storia”.
Un’altra sfida è legata al “ripensamento della questione vocazionale nel suo insieme”, considerato che “abbiamo perso la cultura vocazionale”. “Una delle grandi debolezze della nostra pastorale oggi – ha rilevato il segretario speciale – risiede nel pensare la ‘vocazione’ secondo una visione riduttiva e ristretta, che riguarderebbe solo le vocazioni al ministero e alla vita consacrata”. C’è la necessità, pertanto, di una “pastorale giovanile vocazionale”, un aspetto per il quale “c’è un lavoro enorme da fare, perché una visione distorta è molto radicata nell’immaginario ecclesiale e civile”.

Lavoro: Acli Roma, “nella Capitale 1 under 24 su 2 è disoccupato”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 18:20

“Il lavoro, soprattutto quello giovanile, è una vera e propria emergenza sociale nella Capitale. Il 40,2% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni è disoccupato, quasi 1 su 2”. È quanto si evince da uno studio delle Acli di Roma e provincia, presentato oggi pomeriggio. Secondo quanto emerso dalla ricerca, l’80% dei giovani romani ha un livello alto o medio-alto di “remissività lavorativa”, cioè sarebbe pronto a rinunciare ai giorni di malattia (28,2%), alle ferie il 26,6%, il 15,2% a una parte dello stipendio, l’11,1% alla maternità. “Dai dati emerge una crisi dell’aspetto valoriale del lavoro, che gli intervistati non percepiscono più quale strumento di crescita integrale della persona, ma ridotto a mero cambio prestazione/compenso”, si legge nella ricerca. Proprio per contrastare questa “deriva”, diventa scuola permanente il progetto “Generare Futuro”, un percorso di formazione compiuto da circa 40 giovani impegnati in un ciclo di 10 laboratori che ha aiutato gli studenti ad avere “una visione alta del lavoro”, incentrata sulla Dottrina sociale della Chiesa. “In un contesto occupazionale difficile e spesso ostile è essenziale stimolare reti e forme di cooperazione per promuovere l’occupazione giovanile quale presupposto fondamentale per una cittadinanza piena ed attiva”. Il percorso, sviluppato dalle Acli e dal Vicariato di Roma, è iniziato ad aprile ed è diventato così “un patto per facilitare i giovani a inserirsi nel mondo lavorativo”, firmato dalle organizzazioni con cui è stato sviluppato.

Sinodo giovani: don Sala (segretario speciale), “mai così tanta abbondanza e libertà di parola ai soggetti” interessati

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 18:12

“Mai un Sinodo aveva con così tanta abbondanza e libertà lasciato la parola ai soggetti di cui si sta parlando! Anche questo è da considerarsi un ‘segno dei tempi’ da non sottovalutare, che afferma un modo inedito e interessante di partecipare alla vita della Chiesa”. Lo ha sottolineato oggi pomeriggio don Rossano Sala, segretario speciale del Sinodo sui giovani, intervenendo ad Assisi alla 68ª Settimana di aggiornamento pastorale promossa dal Centro di Orientamento pastorale. Don Sala ha presentato genesi e contenuti dell’Instrumentum laboris, il documento che sarà alla base dei lavori del Sinodo del prossimo ottobre. Il segretario speciale ha osservato come si tratti di un “momento di convergenza dell’ascolto di tutti” oltreché di “quadro di riferimento aggiornato e realistico” a proposito “della condizione giovanile, della Chiesa in rapporto al suo compito educativo verso le giovani generazioni e della ‘pastorale giovanile vocazionale’ oggi”. Si è cercato, ha aggiunto don Sala, di rendere l’Instrumentum laboris “un testo il più possibile sinfonico e rappresentativo di tutte le istanze emerse”. Sarà anche un’“agenda e piano dei lavori sinodali” e per questo è uno “strumento interlocutorio di lavoro” che “sarà per così dire ‘superato’ sia dal Documento finale del Sinodo, che sarà approvato al termine del mese di ottobre, ma poi soprattutto dall’Esortazione apostolica post-Sinodale del Santo Padre, che rilancerà i tre anni di cammino sul tema e che effettivamente sarà una vera e propria ‘mappa di navigazione’ per tutta la Chiesa”.
Nell’Instrumentum laboris – ha rilevato – “la voce dei giovani è la più presente”, loro sono “molto presenti e protagonisti in questo Documento”. “Non si parla semplicemente dei giovani – ha proseguito -, ma si lascia loro la parola”. “Nessuno – ha evidenziato – ha messo loro il silenziatore, ma la loro voce è ascoltata senza filtri e la loro parola è stata presa in molte occasioni alla lettera, anche quando si è fatta sentire in modo tagliente. Sempre però rispettosa e mai offensiva”. I giovani, ha spiegato don Sala, “ci chiedono di essere ‘Chiesa autentica’, ‘più relazionale’, ‘impegnata per la giustizia’”. Inoltre, chiedono “alla Chiesa di tener duro sulla tolleranza zero di fronte agli abusi sessuali ed economici” e di “ascoltare la loro richiesta di una liturgia viva e di omelie capaci di intercettare la loro vita”. E vorrebbero una “Chiesa come casa spirituale, che sia luogo di unificazione ed elemento catalizzatore rispetto alla frammentazione e alla confusione”.
Accanto alla voce dei giovani, quella di tante Conferenze episcopali di tutte le parti del mondo dalle quali “è emersa la fatica delle Chiese ad ascoltare e a confrontarsi con linguaggi e mondi non sempre ben conosciuti, come quello digitale, e con dinamiche globali che mettono in discussione le culture locali con i loro valori”.

Fondazione Scholas Occurrentes: le università “in uscita” a confronto a Castel Gandolfo

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 18:04

“Università e Scuola. Verso il rilancio di università ‘in uscita’”: è questo il titolo del IV Congresso internazionale promosso dalla Pontificia Fondazione Scholas Occurrentes, in programma a Castel Gandolfo dal 27 al 29 giugno. Durante la tre giorni, docenti di 75 università provenienti da 30 Paesi di tutto il mondo si confronteranno su innovazione educativa, sviluppo integrale sostenibile, dialogo interculturale e interreligioso. Il congresso avrà come obiettivo quello di “fare rete” tra le diverse istituzioni che, in ogni parte del mondo, promuovono gli studi ecclesiastici, e le istituzioni accademiche presenti nei diversi Paesi. Il tutto finalizzato – come indica Papa Francesco nella Veritatis Gaudium – per dare vita a centri specializzati di ricerca dove studiare i problemi di portata epocale che investono oggi l’umanità e giungendo a proporre soluzioni realistiche e concrete. Nata a Buenos Aires per mano dell’allora arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, la Pontificia Fondazione Scholas Occurrentes si propone di utilizzare lo strumento dell’educazione al fine di promuovere cambiamenti sociali.

Diocesi: Bolzano-Bressanone, due giovani migranti nigeriani vestono sacerdote novello

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 17:49

Sono stati due giovani migranti a vestire Peter Kočevar, sacerdote novello ordinato ieri pomeriggio insieme a Michael Lezuo nelle cattedrale di Bressanone da mons. Ivo Muser. Gabriel e Iredia, questi i loro nomi, sono entrambi originari della Nigeria. Entrambi sono arrivati in Italia “sulla barca”. Per due anni sono stati ospiti di un centro di accoglienza a Bolzano, in attesa che venisse accolta la loro domanda di asilo. Da gennaio di quest’anno vivono a San Candido. E proprio nel paese della val Pusteria hanno conosciuto Peter Kočevar, che ha svolto l’anno di servizio diaconale a Dobbiaco e San Candido. Con Peter si sono preparati per ricevere il battesimo e, ieri pomeriggio, sono stati loro, emozionati e felici, che nel battesimo hanno vestito la veste bianca, ad aiutare Peter, novello sacerdote, ad indossare la sua casula bianca. Emozionato e felice anche il seminarista Matthias Kuppelwieser, che insieme al parroco di Appiano, don Christian Pallhuber, ha “vestito” Michael Lezuo. 
Nella sua omelia, il vescovo Muser ha invitato i novelli sacerdoti ad essere “testimoni sacramentali”. “Non abbiamo bisogno di funzionari – ha sottolineato il vescovo di Bolzano-Bressanone -. Tenete a Cristo come al tesoro più prezioso della vostra vita e tramandate con generosità, con umiltà e con profondo rispetto ciò che non vi appartiene, ma che vi viene affidato con l’ordinazione”. Nel duomo gremito di fedeli – molti dei quali provenienti da Brezice (Slovenia), paese natale di Peter Kočevar – il vescovo Muser ha augurato ai due sacerdoti novelli di fare tesoro del significato del nome di san Giovanni (di cui ieri la Chiesa ha festeggiato la natività): “Giovanni significa Dio è misericordioso, Dio ha donato la sua grazia. Possa questo nome arrivare a voi, caro Peter e caro Michael, e attraverso di voi alla nostra Chiesa locale e alle persone per cui voi oggi siete ordinati sacerdoti”.

Migranti: corridoio umanitario Cei. Ok Viminale a 139 profughi in Italia

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 17:31

Sono 139 i profughi che mercoledì 27 giugno all’alba arriveranno all’aeroporto di Roma Fiumicino. Uomini, donne e bambini strappati alla vita disumana dei campi profughi. Un corridoio umanitario reso possibile grazie al protocollo siglato dal ministero dell’Interno e dalla Cei che finanzia interamente il progetto. L’intero viaggio dei profughi è documentato dalle telecamere del Tg2000, il telegiornale di Tv2000, e dall’inviato Vito D’Ettorre. Venerdì scorso al Viminale la Caritas italiana e rappresentanti del ministero dell’Interno hanno messo a punto come di consueto le procedure di arrivo dei profughi in Italia ricevendo di fatto il nulla osta. Da qualche settimana i rifugiati si trovano nella capitale dell’Etiopia, Addis Abeba, per sbrigare tutte le formalità necessarie per ottenere il visto dall’ambasciata italiana. Impronte digitali, registrazioni, controlli. La Caritas italiana da mesi è al lavoro nei campi profughi in Etiopia per selezionare i casi vulnerabili. Ad attendere i profughi a Roma ci saranno gli operatori delle Caritas diocesane che li accoglieranno e si occuperanno della loro integrazione.
“Ci saranno oltre 20 Caritas diocesane che in questi mesi – ha spiegato un operatore Caritas al Tg2000 – si sono attrezzate per preparare gli appartamenti e le comunità per l’accoglienza di queste persone. Sono nuclei familiari, persone singole, uomini e donne. Ci sono anche alcune donne vittime di violenze e torture”.
“Sono davvero emozionato”, ha detto, ai microfoni del Tg2000, Uddin eritreo scappato dal suo Paese perché perseguitato dal regime di Asmara. Con la famiglia sarà accolto ad Assisi. “Non vedo l’ora di andare ad Assisi – ha proseguito l’eritreo -. Io sono grato fin da adesso alle persone che in Italia ci accoglieranno. Conoscere persone nuove vuol dire imparare ed apprezzare una nuova cultura. E’ esattamente quello che voglio fare. Ho imparato anche qualche parola d’italiano come ‘buongiorno’ e ‘buonanotte’. La vita nel campo profughi dove ho vissuto è durissima: il cibo non è abbastanza, le cure mediche sono scarse. Le baracche sono fatte di plastica e lamiera. Non si possono chiamare case, ci piove dentro e quando fa caldo è insopportabile viverci. Il campo profughi non è un posto adatto agli esseri umani. Grazie Italia”.

Cinema: box office al 24 giugno, al vertice ancora “Jurassic World”. Giraldi, “tengono i dinosauri, ma gli incassi restano magri”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 17:30

“Ancora una volta primo al box office, dopo tre settimane, è ‘Jurassic World’, che rastrella un altro milione di euro portandosi alla somma complessiva di oltre 8milioni. Un dato però non rassicurante, se si guarda al complesso dell’incasso nel fine-settimana 21-24 giugno: nessuno dei primi dieci film supera il milione e ben otto su dieci sono sotto i 200mila euro. Il risultato è dunque magro, segno come abbiamo detto in più di un’occasione che la stagione estiva rimane sempre critica per il cinema. Al di là dei grandi appuntamenti, dei kolossal, la risposta del pubblico è modesta e poco incoraggiante. Ci chiediamo nuovamente se sia il caso di ripensare le strategie distributive e di programmazione in sala”. Riflette così con il Sir Massimo Giraldi, presidente della Commissione nazionale valutazione film della Cei.
Andando a guardare nel dettaglio il box office italiano al 24 giugno, sul podio troviamo “Jurassic World” diretto da Juan Antonio Bayona, con Chris Pratt e Bryce Dallas Howard, che ottiene €938.358 per un totale di €8.482.454 alla terza settimana di programmazione. Al secondo posto c’è il film thriller dalle pennellate horror “Obbligo o verità” di Jeff Wadlow, che incassa in quattro giorni €755.029, confermando il dato che il genere horror durante la stagione estiva trova un pubblico pronto a rispondere. Medaglia di bronzo per la commedia degli equivoci di produzione francese “Sposami, stupido!” di Tarek Boudali, che nel fine-settimana 21-24 raggiunge un incasso €134.387.
Scende dal podio “211. Rapina in corso” di York Alec Shackleton, che alla seconda settimana di programmazione ottiene €105.358 per un totale di €368.211. Tiene ancora “Solo: A Star Wars Story” diretto da Ron Howard, che incassa altri €85.039 e portandosi sulla cifra totale di oltre 4milioni di euro. Siamo però lontani dai numeri della saga “Star Wars” ideata da George Lucas.
Dalla sesta alla decima posizione il “bottino” si fa ancora più esiguo: al sesto posto c’è “Ogni giorno” di Michael Sucsy con €82.615 (totale €353.029); al settimo “A Quiet Passion” di Terence Davies, film biografico sulla poetessa Emily Dickinson, con €54.799 (totale €149.062); in ottava posizione troviamo l’unico film italiano, anche new entry in classifica, “Una vita spericolata” di Marco Ponti, che incassa in quattro giorni €46.314; il nono posto è occupato da “Deadpool 2” della Marvel con €45.309, arrivando alla soglia dei 7milioni di euro in sei settimane; chiude in decima posizione la proposta d’autore di Todd Haynes, “La stanza delle meraviglie. Wonderstruck”, con €39.432, per un totale di €128.820.

Droga: Ramonda (Apg23), no a tutti i tentativi di legalizzazione

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 17:23

“Il recente parere del Consiglio Superiore di Sanità ha svelato l’inganno che si cela dietro il business nato nell’ultimo anno sfruttando l’ambiguità di una legge. Si tratta di un palese tentativo di legalizzare totalmente la cannabis, giocando sull’uso del termine ‘light’. Nella comunità scientifica non esiste una distinzione tra droghe leggere o pesanti. Le droghe producono dipendenza, perdita del senso di realtà, annullamento della coscienza morale, dunque sono dannose per la salute. Per un riscontro basta vedere quanti incidenti stradali mortali sono causati da persone che guidano sotto l’effetto di droghe ed alcol. Legalizzare le droghe è uccidere i giovani, specialmente quelli più fragili”. È quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito al recente parere del Consiglio Superiore della Sanità contro la vendita dei prodotti della cosiddetta cannabis light. Il riferimento è la Legge 242 del dicembre 2016 che governa la filiera della canapa indiana, consentendo la vendita delle infiorescenze di cannabis esclusivamente per uso agricolo o industriale. “La Giornata internazionale della lotta alla droga ha un intento preventivo, in particolare verso i giovani, che sono le prime vittime della droga. – continua Ramonda -. È bene ricordare che i danni delle droghe sono anzitutto sulla persona. Chi fa uso di queste sostanze cessa di crescere nella sua personalità. Smette di affrontare la vita. Fugge di fronte ad ogni difficoltà, rifugiandosi in un ‘paradiso’ artificiale. Al contrario dobbiamo mostrare ai nostri giovani la bellezza di una vita spesa pienamente”. La Comunità Papa Giovanni XXIII ha aperto nel 1980 la prima Comunità terapeutica per il recupero delle persone con dipendenze patologiche. Don Oreste Benzi è stato tra i precursori italiani della lotta alle dipendenze. Oggi Apg23 gestisce 22 Comunità Terapeutiche in Italia e 12 all’estero, in Argentina, Cile, Bolivia, Brasile, Albania e Croazia. Nelle comunità sono accolte oltre 300 persone.

Libertà religiosa: card. Parolin, “promuovere il diritto di cittadinanza e l’istruzione contro la radicalizzazione”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 17:07

“Superare ogni tipo di differenza politica e salvaguardare i diritti delle persone in pericolo; promuovere il pieno rispetto dello Stato di diritto, dell’uguaglianza e del diritto di cittadinanza a prescindere dalla razza, dell’etnia e della religione; favorire il rispetto reciproco e la cooperazione tra comunità religiose e Stato; condannare il terrorismo e ogni sua giustificazione religiosa: assumere il dialogo religioso come strumento per evitare conflitti; sostenere l’istruzione per prevenire la radicalizzazione; porre fine al traffico e alla proliferazione di armi”. Sono questi gli elementi per “proteggere efficacemente le minoranze religiose” elencati dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, parlando oggi al Simposio “Defending International Religious Freedoom: Partnership and action” organizzato a Roma dall’ambasciata Usa presso la Santa Sede con la Comunità di Sant’Egidio e Aiuto alla Chiesa che soffre. Nel suo intervento il segretario di Stato ha ribadito la necessità di “lavorare affinché le condizioni economiche e sociali siano adeguate per agevolare il ritorno delle minoranze religiose nei loro luoghi di origine”.

Punto importante sottolineato dal cardinale è stato “il rispetto reciproco e la cooperazione” che deve esserci “tra comunità religiose e Stato, la salvaguardia della libertà coscienza e del diritto di cittadinanza” a prescindere dalla razza, dell’etnia e della religione e la “condanna del terrorismo e di ogni sua giustificazione religiosa” che deve arrivare dai leader religiosi. A tale riguardo, ha aggiunto il card. Parolin, occorre “un dialogo religioso efficace per prevenire conflitti e per evitare interpretazioni rigide dei testi religiosi che demonizzano persone che professano altro credo religioso. Una solida istruzione e formazione religiosa previene la radicalizzazione che porta agli estremismi”. Non meno importante, per il segretario di Stato, è il “porre fine al traffico e alla proliferazione di armi che permettono di perpetrare violenza contro le minoranze religiose”.

Forum del Gran Sasso: Mattarella, “attività di ricerca applicata, fattore strategico per il futuro dell’umanità”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 17:02

“In un contesto socio-economico complesso, l’attività di ricerca applicata rappresenta un fattore strategico per il futuro dell’umanità con l’obiettivo di individuare tecnologie e procedure sempre più aggiornate, volte a migliorare la qualità della vita dei cittadini”. È quanto scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al presidente emerito della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, in occasione del Forum internazionale di Gran Sasso, dal titolo “Dove il passato incontra il futuro: il contributo delle università e dei centri di ricerca in Europa”, che si è aperto oggi a Teramo. Rivolgendosi a Mirabelli, membro del comitato scientifico del Forum, Mattarella esprime il proprio apprezzamento per quello che “si conferma proficuo momento di riflessione multidisciplinare su temi di grande interesse per lo sviluppo sociale, culturale ed economico del Paese”. “Il programma dell’evento – scrive Mattarella – risponde pienamente all’obiettivo, previsto nell’anno europeo del patrimonio culturale, di favorire il coinvolgimento e l’intenzione di tutte le istituzioni accademiche con la società civile”. Fondamentale è, per il presidente della Repubblica, l’apporto che gli atenei offrono alla società, alle prese con le sfide del presente. “L’attività di innovazione e di trasferimento delle acquisizioni tecnologiche – sottolinea Mattarella –, la formazione continua ed un crescente impegno sociale rappresentano indicatori della capacità degli atenei di far fronte ai grandi mutamenti storici, preservando nel contempo il proprio ruolo di trasmissione delle conoscenze alle generazioni future”.

Papa Francesco: a Forum Gran Sasso, “fondamentale ruolo delle istituzioni accademiche nell’educazione umana e culturale dei giovani”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 17:01

“Favorire il costruttivo confronto circa il significativo apporto dei valori umani e cristiani che hanno forgiato il pensiero e l’arte e la cultura delle nazioni europee, promuovendo incessantemente la solidarietà, il rispetto della dignità umana e privilegiando il dialogo come forma di incontro”. Questo l’auspicio che Papa Francesco rivolge agli organizzatori e ai partecipanti del Forum internazionale del Gran Sasso che si apre oggi a Teramo, dal titolo “Dove il passato incontra il futuro: il contributo delle università e dei centri di ricerca in Europa”. In un telegramma indirizzato a mons. Lorenzo Leuzzi, vescovo di Teramo-Atri, il Papa esprime “vivo apprezzamento per l’opportuna iniziativa volta a riflettere sul fondamentale ruolo delle istituzioni accademiche nell’educazione umana e culturale delle giovani generazioni, in un ambito sociale profondamente trasformato”.

Consiglio d’Europa: la svizzera Liliane Maury-Pasquier eletta presidente dell’Assemblea parlamentare. No ai “sovranismi”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 16:56

(Strasburgo) Liliane Maury-Pasquier, svizzera, è la nuova presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, succedendo all’italiano Michele Nicoletti. Si tratta della quarta donna a presiedere l’assemblea di Strasburgo. Nel suo primo discorso Maury-Pasquier ha ricordato che “i valori del Consiglio d’Europa hanno più che mai bisogno di essere promossi, sostenuti, vissuti nel continente e al di là di esso”. La presidente ha messo in guardia dall’aumento degli atteggiamenti estremisti e violenti in un contesto migratorio e di sicurezza delicato e teso. Ha quindi ricordato “l’inquietante evoluzione in certi Paesi contro la libertà di espressione, la libertà dei media, la protezione delle minoranze”. “I diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto devono ridurre la sofferenza, lo sfruttamento e la miseria”. Ha quindi richiamato i valori fondativi della solidarietà, della coesione e del dialogo e ha messo in guardia dai “sovranismi”.

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