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Iraq: Unicef, 100.000 bambini in pericolo a causa del conflitto a Mosul Ovest

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 14:20

“Le vite dei bambini sono a rischio. I bambini vengono uccisi, feriti e utilizzati come scudi umani. Stanno subendo e assistendo a terribili violenze che nessun essere umano dovrebbe mai vedere. In alcuni casi, sono stati costretti a partecipare ai combattimenti e alle violenze”. È quanto afferma Peter Hawkins, rappresentante Unicef in Iraq che in una dichiarazione parla di “notizie allarmanti sull’ uccisione di civili, tra cui anche diversi bambini, a Mosul ovest”. Il rappresentante Unicef stima che “100.000 ragazze e ragazzi siano in condizioni estreme di pericolo nella città vecchia e in altre aree di Mosul Ovest. Molti sono intrappolati e arrivano di attacchi contro ospedali e altre strutture mediche”. Da qui l’appello dell’Unicef “a tutte le parti a Mosul ovest di proteggere i bambini e tenerli lontani dalle violenze in ogni momento, rispettando i loro obblighi secondo il diritto umanitario. Attacchi contro civili e infrastrutture civili, compresi ospedali, cliniche, scuole, case e sistemi per la rete idrica dovrebbero finire immediatamente”. Intanto sul terreno l’organizzazione umanitaria continua a garantire “la riunificazione familiare ai bambini che sono stati separati dai loro genitori o da altri componenti della famiglia, l’assistenza legale ai bambini che sono stati detenuti dalle forze di sicurezza, il supporto psicosociale di emergenza e altri servizi specializzati per la protezione dell’infanzia per i bambini vittime di traumi”. Forte anche l’impegno nel predisporre aiuti di emergenza – che comprendono acqua e aiuti per l’igiene – lungo le diverse rotte che percorrono gli sfollati per raggiungere quante più persone possibile. Nei campi per sfollati, l’Unicef sta garantendo cibo, servizi sanitari di base, acqua e servizi igienico sanitari per supportare i bambini e le famiglie più vulnerabili.

Don Milani: Landi (ex allievo), “giornata storica”. Ai giovani, l’invito a “rimboccarsi le maniche”

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 14:18

“Stiamo vivendo una giornata storica, perché ricordiamo una persona che ha vissuto molto intensamente, una vita breve, ma schierata dalla parte degli ultimi”. Lo ha detto, commosso, Paolo Landi, ex allievo di don Lorenzo Milani, intervenuto all’evento dedito al prete di Barbiana dal Miur. “Don Lorenzo muore emarginato dalla Chiesa, in esilio a Barbiana, ma muore anche isolato dal mondo della scuola”, ha fatto notare portando la sua testimonianza: “Il 20 Papa Francesco andrà a pregare sulla sua tomba, e don Milani è al centro di un suo messaggio in cui lo indica come figura primaria della Chiesa: viene rimesso al centro della Chiesa, dopo 50 anni”. “Vedere che il Ministro rimette la figura don Lorenzo al centro della scuola – ha proseguito Landi – vuol dire che don Milani ritorna ad essere un maestro da cui apprendere e su cui riflettere, a 50 anni della morte”. “Non era un intellettuale”, ha precisato: “dargli dell’intellettuale era un’offesa, il suo era un insegnamento nei confronti dei ragazzi, anche nell’arte dello scrivere. Barbiana oggi è un museo: muore con la morte di don Lorenzo, quello che restano sono gli insegnamenti, ancora attuali”. Essere allievi di don Milani vuol dire “essere schierati dalla parte ultimi, degli oppressi, dei deboli”, ha spiegato Landi, citando un obiettivo “un po’ dimenticato” del priore di Barbiana: “Fare dei cittadini sovrani”, cioè “fare politica per uscirne assieme, da soli è un egoismo”. Ai ragazzi, come agli insegnanti, l’invito è a “organizzarsi per cambiare la scuola: all’impegno individuale deve seguire l’impegno collettivo. Bisogna rimboccarsi le maniche. Senza impegno non si cambiano le strutture”.

Diocesi: Spoleto-Norcia, inaugurata la prima delle tre stalle donate dalle Caritas del Nord-Est alle aziende zootecniche colpite dal sisma

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 14:01

Mercoledì 31 maggio l’arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto a Norcia un momento di preghiera per l’inaugurazione di una delle tre stalle per bovini donate dalla Caritas Diocesana di Spoleto-Norcia ad alcune aziende zootecniche situate nei Comuni di Norcia e di Cascia, colpite dal sisma dello scorso anno. L’iniziativa, rende noto oggi l’ufficio stampa dell’arcidiocesi, è stata resa possibile grazie alla generosità delle Caritas del Nord-est italiano. In totale sono state donate sette strutture: tre stalle e quattro magazzini per il deposito di mezzi agricoli, foraggio e sementi. La spesa complessiva è stata di circa 350mila euro. Le strutture temporanee realizzate dalla Caritas, in particolare le stalle – dotate d’impianto di areazione e di acqua calda – potranno essere utilizzate a titolo definitivo dagli allevatori. Questi però dovranno optare per la ricostruzione della struttura inagibile nel sito dove è stata ora posizionata la stalla provvisoria, già predisposto con il cemento, con gli allacci e con tutti gli accessori a terra per l’allevamento del bestiame. “In tal modo – afferma il direttore della Caritas Giorgio Pallucco – l’Ente Pubblico potrà realizzare una rilevante economia, posto che il contributo che sarà concesso non riguarderà le opere di fondazione e quelle interne, ma solamente la parte esterna (cielo-terra). Speriamo – prosegue Pallucco – che con il denaro risparmiato lo Stato possa destinare le proprie risorse ad ulteriori iniziative di ripresa economica dei territori: le cose da fare, infatti, sono ancora tante e i tempi rimangono desolatamente incerti”. Ringraziamenti sono giunti dalla Caritas diocesana di Spoleto-Norcia alla locale Coldiretti che si è messa a disposizione per favorire positive relazioni con le categorie produttive agricole e zootecniche, fornendo tutte le informazioni necessarie al buon esito dell’intervento. Ora l’impegno della Caritas nei territori della Valnerina proseguirà con iniziative a sostegno dei commercianti e degli imprenditori-artigiani locali.

Don Milani: Adele Corradi (professoressa a Barbiana), “renderlo una materia scolastica è come imbalsamarlo”

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 13:47

“Secondo me ai ragazzi non bisognerebbe parlare di don Milani. Renderlo una materia scolastica sarebbe come prendere un animale, imbalsamarlo e far conoscere ai ragazzi quell’animale imbalsamato”. A lanciare la provocazione, durante la giornata dedicata dal Miur al prete di Barbiana, è stata Adele Corradi, la professoressa che arrivò lì nel 1962 ed è stata l’unica insegnante ammessa ad aiutare don Lorenzo. “Don Milani deve essere una scoperta”, la proposta di Corradi, che ha applaudito l’arrivo, “finalmente”, dell’Opera omnia e ha auspicato “che dal Miur parta un messaggio fondato sull’importanza degli scritti di don Milani: spesso si parla di lui a orecchio, non so quanti siano quelli che hanno studiato seriamente don Milani avendo consultato, digerito e assimilato i suoi scritti”. “Prima di conoscere la scuola di Barbiana – ha raccontato Adele – ero identica alla professoressa contro la quale si è scagliato: un’insegnante vecchio stampo. Nel ’63 è uscito ‘Esperienze pastorali’, subito ritirato, e poi gli altri scritti. Ho scoperto che Barbiana era la scuola di cui avevo bisogno, la scuola come avrebbe dovuto essere, la scuola del futuro”.  “Quando si parla di Milani se ne parla spesso in modo molto superficiale, poi sentirne parlare a scuola spesso è inutile”, la tesi di Corradi: “Se non si ha approccio diretto, si può fare danno, i ragazzi lo archiviano immediatamente”. “Il metodo non serve, se non si è assimilato Milani”, ha detto Adele: “Studiare e nutrirsi di Milani: forse così la scuola cambierebbe!”. Oltre all’Opera omnia, ha annunciato Renata Colorni, direttrice dei “Meridiani”, tra un paio di settimane verrà anche pubblicata l’edizione economica della “Lettera a una professoressa”, per gli Oscar Mondadori. Adele Corradi, invece, ha firmato un libro su don Milani che si intitola: “Non so se don Lorenzo”.

Messico: vescovi, “cambiamenti strutturali profondi” di fronte all’emergenza che “avvelena tutto il Paese”

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 13:45

“Crediamo che la situazione del Messico richieda cambiamenti strutturali profondi, che devono essere frutto di dialogo e non di imposizione, che devono andare alla radice delle problematiche, al di là di risposte occasionali. Sappiamo che tutti i cambiamenti chiedono sacrifici e tutti dobbiamo essere disposti a ciò”. Pertanto, “la maggior sfida oggi è il cambiamento, rispetto alle ingiustizie, la corruzione, l’impunità e le violenze, da qualunque parte vengano”. Lo afferma in una nota la Commissione di pastorale sociale della Confereza episcopale messicana. “Come vescovi del Messico abbiamo la certezza che stiamo affrontando come nazione un’emergenza che è al tempo stesso umanitaria, politica, economica e sociale. Un’emergenza che avvelena tutto il Paese – prosegue il testo – e in particolare le varie regioni”. Di fronte a una crisi multidimensionale, “ci viene chiesto di rispondere tutti, ciascuno per il proprio ruolo e possibilità, e per questo si deve iniziare dal dialogo e dalla collaborazione”. Tra i punti affrontati dal documento, è proprio il dialogo ad essere al primo posto: anzitutto tra i messicani, e poi a livello latino-americano, in particolare con il Celam, e tra Usa e Canada. I vescovi chiedono, inoltre, “una nuova economia, per un autentico sviluppo”, andando alle cause profonde del fenomeno migratorio, denunciando i bassi salari, chiedendo l’istituzione di un salario minimo e promuovendo un consumo responsabile. Inoltre, si legge nella nota, “dobbiamo dare priorità come società alla campagna e ai campesinos, soprattutto a quelli di popolazione indigena”. Sulla rinegoziazione dei trattati economici, soprattutto quello sul Libero scambio in America del Nord e l’Accordo con l’Unione europea, il documento chiede che “i poveri non tornino ad essere abbandonati”. L’ultima parte del testo è dedicata alla politica, in un periodo denso di sfide elettorali, che culminerà con le Presidenziali del prossimo anno. Una politica che deve tornare ad essere “al servizio del nostro popolo”.

Don Milani: Melloni (storico), “né la Chiesa né lo Stato possono fare a meno di lui”

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 13:42

“Né la Chiesa né lo Stato possono fare a meno di don Milani”. Ne è convinto lo storico Alberto Melloni, direttore dell'”Opera omnia” appena uscita nei “Meridiani” Mondadori, intervenuto all’evento dedicato dal Miur al prete di Barbiana, presso la sede del Ministero. “Guai a noi se prendessimo questo evento come una riabilitazione”, ha ammonito il relatore, ricordando che “la cosa che hanno sempre fatto tutte le dittature è riabilitare le vittime, dopo che erano morte e le loro ceneri non potevano più nuocere”. “La Chiesa non gli ha risparmiato nulla”, ha ricordato Melloni: “Il dileggio, l’isolamento, il silenzio, senza alcuno sconto”. Ma don Milani è stato anche  “il terminale della pesantezza istituzionale, la vittima perfetta e la riprova di una certa concezione del potere”: da parte dello Stato, infatti, ha subìto “l’incriminazione, il processo, una condanna in secondo grado che rappresenta ancora una macchia sulla nostra giustizia”. “Oggi le cose sembrano molto diverse”, ha constatato Melloni citando il messaggio inviato dal presidente Mattarella e le parole del Papa per una recensione all’opera di don Milani: “Ma guai a noi se la prendessimo come una riabilitazione. Non ce n’è bisogno, perché non ha nulla per cui deve essere riabilitato: non è  un atto di riabilitazione, né di risarcimento”. “L’educazione italiana, come ha detto Papa Francesco, non può fare a meno di questa figura”, ha proseguito lo storico: “Don Milani ci ricorda che la voce profetica è fuoco dentro le ossa, non negoziabile, a difesa del povero, dell’oppresso, dell’escluso, come motore della storia. L’eguaglianza non è una cosa che si fa, ma da cui si è fatti per la sola forza del dono, per qualcuno che decide di fare della propria vita gesto profetico assoluto. Nel buio dove il male è l’unico dominatore, accendere una piccola scintilla vuol dire negare l’onnipotenza di quel buio”. Durante la giornata al Miur, è stata proiettata la sintesi di un documentario sulla vita di don Milani, prodotto dai curatori dell’Opera omnia per Raicultura,che andrà in onda su TV2000.

Don Milani: Tarquinio (Avvenire), “rimettere l’educazione alla Costituzione nella scuola”

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 13:25

“Se avete il diritto di dividere il mondo tra italiani e stranieri, io non ho patria”. Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”, è partito da questa frase di don Lorenzo Milani, contenuta in “L’obbedienza non è più una virtù”, per ricordare che per il prete di Barbiana stigmatizzava la divisione “tra diseredati e oppressi”,  da una parte, e “privilegiati e oppressori”, dall’altra. Leggendo il brano durante l’evento organizzato dal Miur sulla figura di don Milani, il direttore del quotidiano cattolico ha ricordato che per don Milani “anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi”, tramite le “armi incruente” dello sciopero e del voto.   La parola “patria”, altra denuncia del priore di Barbiana, viene “usata male molte volte, e spesso è stata una scusa per credersi dispensati dal pensare, dallo studiare la storia”. Come recita l’articolo 11 della nostra Costituzione, l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli: una citazione, per Tarquinio, “attualissima, nella nostra epoca di guerra mondiale a pezzi”. “Abbiamo il privilegio di vivere in una patria speciale, con una specialisssima, formidabile Costituzione”, l’analisi del direttore, che lancia una proposta: “Proviamoci a rimettere l’educazione alla Costituzione nella nostra scuola: un’educazione civica, per imparare la misura fondamentale del nostro stare insieme”. “Don Milani ci fa capire, da cittadino e da cristiano, che la libertà e la sovranità degli Stati e l’autonomia delle persone hanno senso solo se coniugate con la solidarietà”, ha attualizzato Tarquinio: “Nessuno si salva da solo, nessuno può essere libero da solo: nessuno può sentirsi padrone del mondo, o di un pezzo di mondo, se ci sono persone che soffrono e devono lottare per sopravvivere, mentre sono privati dell’essenziale”. “Ci sono molti modi di fare la guerra”, ha proseguito: “Contrapporre poveri e ricchi è il più terribile di tutti, il più feroce, perfino del terrorismo. La guerra contro i poveri quasi non viene più riconosciuta come guerra vera: eppure miete milioni e milioni di vittime ogni anno, per fame, per sete, per la mancanza di cure elementari, perché vivono in luoghi resi insani da incuria, avarizia e avidità”.

Papa Francesco: a missionari Consolata, “attento discernimento” e “conforto a popolazioni segnate da povertà e sofferenza”

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 13:21

“Vorrei esortarvi ad attuare un attento discernimento circa la situazione dei popoli in mezzo ai quali svolgete la vostra azione evangelizzatrice. Non stancatevi di portare conforto a popolazioni che sono spesso segnate da grande povertà e da sofferenza acuta, come ad esempio in tante parti dell’Africa e dell’America Latina”. Così Papa Francesco, rivolgendosi ai partecipanti ai Capitoli generali dei Missionari e delle Missionarie della Consolata ricevuti stamani in udienza in Vaticano, ai quali ha ricordato i confratelli e le consorelle “che hanno amato il Vangelo della carità più di sé stessi e hanno coronato il servizio missionario col sacrificio della vita”. “Per portare avanti questa non facile missione – ha avvertito il Pontefice -, occorre vivere la comunione con Dio nella percezione sempre più consapevole della misericordia di cui siamo oggetto da parte del Signore”. In questa prospettiva, “la vita religiosa può diventare un itinerario di riscoperta progressiva della misericordia divina, facilitando l’imitazione delle virtù di Cristo e dei suoi atteggiamenti ricchi di umanità, per poi testimoniarli a tutti coloro che avvicinate nel servizio pastorale”. Tra le indicazioni di Francesco, quella di “raccogliere con gioia i continui stimoli al rinnovamento e all’impegno che provengono dal contatto reale col Signore Gesù, presente e operante nella missione attraverso lo Spirito Santo. Ciò vi consentirà di essere operosamente presenti nei nuovi areopaghi dell’evangelizzazione, privilegiando, anche se ciò dovesse comportare dei sacrifici, l’apertura verso situazioni che, con la loro realtà di particolare bisogno, si rivelano come emblematiche per il nostro tempo”. Dal Papa l’auspicio che gli orientamenti elaborati dai rispettivi Capitoli generali possano guidare gli Istituti “a proseguire con generosità sulla via tracciata dal fondatore e seguita con eroico coraggio da tanti confratelli e tante consorelle”.

Papa Francesco: a missionari Consolata, dialogo con Islam, dignità donna e famiglia, attenzione a giustizia e pace

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 13:18

“Imprimere nuovo impulso all’animazione missionaria”. A chiederlo ai partecipanti ai Capitoli generali dei Missionari e delle Missionarie della Consolata ricevuti stamani in udienza in Vaticano, è stato Papa Francesco che ha invitato a riqualificare lo “stile del servizio missionario” privilegiando “alcuni elementi significativi, quali la sensibilità all’inculturazione del Vangelo, lo spazio dato alla corresponsabilità degli operatori pastorali, la scelta di forme semplici e povere di presenza tra la gente”. “Attenzione speciale – ha sottolineato Francesco – meritano il dialogo con l’Islam, l’impegno per la promozione della dignità della donna e dei valori della famiglia, la sensibilità per i temi della giustizia e della pace”. “Sappiate anche raccogliere con gioia i continui stimoli al rinnovamento e all’impegno che provengono dal contatto reale col Signore Gesù, presente e operante nella missione attraverso lo Spirito Santo – l’ulteriore esortazione del Pontefice – . Ciò vi consentirà di essere operosamente presenti nei nuovi areopaghi dell’evangelizzazione, privilegiando, anche se ciò dovesse comportare dei sacrifici, l’apertura verso situazioni che, con la loro realtà di particolare bisogno, si rivelano come emblematiche per il nostro tempo”.

Don Milani: Molinari (La Stampa), “oggi jihadismo è nuovo totalitarismo”

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 13:06

“Un contributo alla formazione delle nuove generazioni”. Così Maurizio Molinari, direttore de “La Stampa”, ha definito “Esperienze pastorali”,  il libro firmato da don Lorenzo Milani, di cui il direttore ha letto un brano, intervenendo all’evento dedicato dal Miur al prete di Barbiana.
Nel testo in questione, don Milani parla di “una legge non ancora ben scritta nei codici”, ma “ben scritta” anche nei cuori dei ragazzi: alcuni la chiamano “legge di Dio”, altri “legge della coscienza”. “Quelli che non credono né all’una, né all’altra, che non sono né cattolici né laici, sono un’infima minoranza malata, sono i cultori dell’obbedienza cieca”, ammonisce don Milani, che per Molinari si richiama alla “doppia identità dello Stato unitario: Stato cattolico e Stato laico”. “Ciò che più ha fondato questa nazione è il principio del dialogo tra laici e cattolici, e l’integrazione di identità diverse”, ha commentato il direttore del quotidiano torinese: “Essere italiani significa essere laici e cattolici: è un principio basilare della nostra identità collettiva”. I “cultori dell’obbedienza cieca”, ha fatto notare Molinari, “sono i seguaci di quei totalitarismi che hanno insanguinato il Novecento”. Un totalitarismo che “oggi ha un’altra espressione: il jihadismo, che è annullamento dell’altro attraverso la violenza, dove l’altro è anche un musulmano. Don Milani è stato un visionario”.

Portogallo: Festival “Terras sem sombras” 2017 verso la conclusione. Appuntamenti fra spiritualità, musica e arte

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 13:03

Il Festival di musica sacra “Terras sem sombras” si avvia alla conclusione con i concerti che si terranno nella città di Beja (17-18 giugno), e la cerimonia di consegna dell’omonimo Premio internazionale in Sines, prevista per il primo luglio. Presentando alla stampa il bilancio dell’edizione 2017, il direttore generale del Festival si è detto soddisfatto dell’apprezzamento ricevuto dalle proposte musicali di quest’anno, tutte ispirate alla tematica “La spiritualità nell’arte”. “La popolazione della regione dell’Alentejo ha un grande interesse per la musica sacra e per l’arte religiosa in generale”, ha dichiarato José António Falcão: “Nel corso di questa 13ma edizione abbiamo riscontrato un pubblico locale e nazionale assolutamente entusiasta dei repertori e degli interpreti che abbiamo scelto, ma abbiamo potuto rilevare anche una certa partecipazione di persone straniere che inizia a creare qualche problema di spazio nelle nostre chiese più piccole”. Fondato nel 2003, il Festival “Terras sem Sombras” è un’iniziativa della società civile che intende “rendere accessibile a un pubblico allargato i monumenti religiosi della diocesi di Beja, quali luoghi privilegiati, dal punto di vista storico, artistico ed acustico, di fruizione della musica sacra”. La valorizzazione delle risorse naturali costituisce un’altra delle priorità della manifestazione: “ad ogni spettacolo si trova associata un’attività sperimentale di volontariato finalizzata alla tutela della biodiversità”.

Malta: Muscat vince le elezioni e giura come rieletto primo ministro. Juncker (Ue), “attendiamo di lavorare insieme”

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 12:45

Si è appena conclusa alla Valletta, Malta, la cerimonia di giuramento del rieletto primo ministro Joseph Muscat, che con il 55% dei voti accordati al Partito laburista è risultato il vincitore delle elezioni del 3 giugno scorso. Sconfitto Simon Busuttil, leader del Partito nazionalista con il 43% dei consensi. Alle urne sono andati il 92% dei maltesi e Muscat ha ricevuto qualche decina di voti in più rispetto alle elezioni del 2013, nonostante la tempesta scatenata dai Panama Papers che aveva costretto Muscat a interrompere la precedente legislatura e tornare alle urne. Ieri la presidente Maltese Marie-Louise Coleiro Preca ha lanciato un appello al Paese perché si avvii un processo di riconciliazione dopo una campagna elettorale in cui “sono mancati rispetto e dignità tra i politici e le persone” e in cui “sono andati persi i valori della compassione, della solidarietà e del senso comunitario”. Nella giornata di ieri, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha inviato un messaggio di congratulazioni a Muscat, che riprenderà anche le funzioni legate alla presidenza di turno dell’Ue ricoperta da Malta in questo semestre. “Questa vittoria è un tributo significativo alla sua leadership degli ultimi anni”, ha scritto Juncker. “Attendiamo di poter lavorare con il nuovo governo e la corrente presidenza del Consiglio dei ministri Ue, per assicurare che l’attuale agenda dell’Unione sia implementata e diventi la realtà di domani e il futuro comune per tutti gli europei”.

Attacco a Londra: il sindaco Sadiq Khan invita tutti alla veglia stasera in memoria delle vittime. Presente anche l’arcivescovo mons. Peter Smith

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 12:45

Una veglia questa sera, a partire dalle 18, a Potters Fields Park in memoria delle vittime dell’attentato di sabato sera. A promuoverla è il sindaco di Londra, Sadiq Khan, che ha invitato tutti i londinesi e chi sta in questi giorni visitando la città a “venire tutti insieme in solidarietà per ricordare coloro che hanno perso la loro vita nell’attacco di sabato, esprimere la propria vicinanza alle loro famiglie e ai loro amici e mostrare che siamo uniti al mondo e a coloro che stanno cercando di dividerci e di distruggere il nostro modo di vivere. Non permetteremo che questi vigliacchi vincano e non soccomberemo mai alla paura del terrorismo”. L’arcivescovo cattolico di Southwark, mons. Peter Smith, ha già fatto sapere che parteciperà alla veglia.

Join us at Potters Fields at 6pm today to remember the victims of Saturday’s attack and stand against terrorism https://t.co/vKvk25TTLe

— Mayor of London (@MayorofLondon) June 5, 2017

 

 

Papa Francesco: nomina mons. Claudio Palumbo nuovo vescovo di Trivento

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 12:42

Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Trivento, presentata da mons. Domenico Angelo Scotti, e ha nominato vescovo della medesima diocesi mons. Claudio Palumbo, finora vicario generale della diocesi di Isernia-Venafro. A darne notizia è la Sala Stampa della Santa Sede. Mons. Palumbo è nato a Venafro il 30 gennaio 1965. Dopo la maturità classica è entrato nel Pontificio Seminario Regionale di Chieti ed ha conseguito il Baccalaureato in Teologia presso l’Istituto Teologico Abruzzese-Molisano. Presso la Pontificia Università Gregoriana ha conseguito nel 1994 la Licenza e nel 2006 il Dottorato in Storia della Chiesa, disciplina che ha insegnato sino ad oggi in Istituti Teologici.È stato ordinato sacerdote il 15 agosto 1990 per la diocesi di Isernia-Venafro. Dal 1990 al 2011 è stato parroco di San Giovanni Bosco. Dal 1993 al 1998 è stato vicerettore del Pontificio Seminario Regionale di Chieti. Dal 1993 al 2011 è stato bibliotecario dell’Istituto Teologico Abruzzese-Molisano. Dal 2009 è vicario generale e dal 2011 è parroco di San Pietro Apostolo. Dal 2009 è prelato d’onore di Sua Santità.

Attacco a Londra: lord Alton (Pari del Regno), “non si può continuare come se nulla fosse. Riscoprire i valori della nostra società”

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 12:40

La premier britannica Theresa May dovrà spiegare che cosa significa “essere più duri con i terroristi perché il rischio, dopo l’ultimo attentato a Londra, è di pensare che l’attacco non abbia nulla a che vedere con la religione oppure continuare come se nulla fosse”. Lord David Alton, il cattolico investito dalla Regina, nel 1997, del massimo onore di Pari del Regno Unito, dopo una lunga carriera nella Camera dei Comuni, non usa mezze parole nel commentare l’ennesima carneficina nella quale sono morte sette persone nella capitale britannica, e rivolge il pensiero sia all’islam più radicale sia al rischio di “business as usual”, ovvero non accorgersi del grave pericolo che minaccia la Gran Bretagna. “Ed Hussain, un musulmano ex salafita ed ex attivista di gruppi banditi in Gran Bretagna perché considerati terroristici, oggi collaboratore delle autorità britanniche, sostiene che ci troviamo dentro una battaglia per l’anima della religione musulmana. Dire che l’ideologia salafista non ha nulla a che vedere con la religione è assurdo. Quasi come dire che tutte le religioni sono violente o che la religione automaticamente genera violenza”. Sbagliato anche, secondo Lord Alton, pensare che “dobbiamo continuare come se nulla fosse”. “Sfidati da un’ideologia letale che ha nel suo cuore la distruzione della nostra società, dobbiamo riscoprire quelle convinzioni che hanno dato coesione e forza alla nostra società”. “La carneficina di sabato scorso inevitabilmente cambierà il nostro modo di vivere”, dice ancora Lord Alton, “come la presenza di grandi numeri di poliziotti armati sulle nostre strade dimostra”.

Don Milani: Fontana (Corriere della Sera), insegnava ai ragazzi a essere “combattenti contro le leggi ingiuste”

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 12:32

“Mi importa che i ragazzi, ricchi e poveri, abbiamo le stesse opportunità di istruzione, che è una leva formidabile del progresso e della crescita individuale. Mi importa che crescano con quello spirito critico che li aiuti a esse buoni cittadini e rispettosi delle leggi, ma anche combattenti contro le leggi ingiuste”. Così Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, in videocollegamento da Milano, ha tradotto l'”I care” di don Milani, al centro di un evento dedicato a Roma, presso la sede del Miur, al prete di Barbiana. “Mi dispiace che don Milani non abbia potuto assistere al cambiamento legge che ha portato al riconoscimento dell’obiezione di coscienza”, ha detto il direttore dopo aver letto un passo della “Lettera ai giudici”, scritta da don Milani dopo essere stato rinviato a processo in seguito alla denuncia dei cappellani militari. Don Lorenzo aveva 65 anni, era già gravemente malato e non poteva presentarsi al processo: “Ha rispetto, però, per la corte – ha sottolineato Fontana – e invia lunga lettera che è una testimonianza e una ‘summa’ memorabile del suo lungo impegno di cristiano e di educatore”. “Non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo di amare la legge è obbedirla: posso dire di tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste”, scrive don Milani preconizzando il diritto all’obiezione di coscienza: “Quando vedranno che le leggi non sanzionano il sopruso del forte, dovranno battersi perché siano cambiate”.

Cronaca: don Toffaloni (diocesi di Milano) racconta i fatti di Torino. “Molta paura, ma ho visto tanti eroi. Dio ha operato con le loro mani”

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 12:22

“Me la sono cavata con qualche piccola contusione, qualche piccolo taglio, e una lieve slogatura. Come ha scritto questa mattina Tommaso, anch’io ora ho molta paura, non lo scrivo per farmi compatire. Desidero come lui raccontarvi quanto è accaduto. Raccontarvi la mia paura che tutto questo possa risuccedere”. Don Davide Toffaloni è un giovane sacerdote della diocesi di Milano, in servizio presso gli oratori della comunità pastorale San Magno-San Domenico a Legnano. Di fede juventina, sabato si era recato a Torino assieme ad alcuni giovani amici per assistere alla finale di Champions tra Juventus e Real Madrid in piazza San Carlo, a un certo punto sconvolta dal panico diffusosi tra la folla. Le cronache parlano un numero non inferiore a 1.500 feriti, alcuni dei quali gravi. Don Toffaloni racconta ora sulla sua pagina Facebook i momenti di terrore, la fuga, l’intervento per aiutare persone in difficoltà. Attimi terribili emergono dalle parole e dalle immagini postate dal sacerdote. Che, dopo un dettagliato e vivo resoconto, afferma: “Ho paura ad immedesimarmi negli uomini e donne di Londra perché ora so cosa si prova in quel momento. Ho avuta, per la prima volta nella mia vita, la paura di morire. In tutto questo, però, da cristiano e prete che sono non posso fermarmi alla paura…”.

“Ho desiderato quest’oggi”, ieri per chi legge, “celebrare la messa con la mia comunità per dire grazie al Signore per essermi rimasto vicino, per avermi dato la forza di rialzarmi più volte, per essere riuscito a mettere da parte la paura di perdere la vita per cercare di salvare quella di quella ragazza… Mi sono sentito di ringraziarlo per la testimonianza che ho ricevuto da tutti gli ‘eroi nascosti’ che in tutto quel casino, mentre tutti correvano, si fermavano ad aiutare chi stava male, anche solo con piccoli gesti”. “Dov’è Dio in tutto questo?” è la domanda “che qualcuno potrebbe rivolgermi. Dio ha operato attraverso quelle mani capaci di medicare, rianimare, curare, consolare, estrarre corpi prima che soffocassero, incoraggiare, asciugare molte lacrime”. Don Davide conclude: “Ho pregato per tutte quelle persone che ieri erano li con me, affinché il Signore dia pace e serenità a quei genitori che oggi stanno trascorrendo la loro giornata ai piedi del letto del loro figlio nella speranza che si risvegli. Non posso negarlo… Ho ancora tanta paura, ma grazie a questi eroi, grazie alle loro mani, mi sto ripetendo nella mente e nel cuore le parole del profeta Isaia”, che afferma: “Non temere, perché io sono con te; sentirai la mia forza nel tuo cammino; tu sei prezioso ai miei occhi, vali più del più grande dei tesori… Io sarò con te ovunque andrai! La mia mano ti proteggerà”.

Giornali Fisc: al via il “bando nazionale 8xmille senza frontiere” insieme al Servizio Sovvenire della Cei

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 12:14

Otto per mille senza frontiere 2017. Anche quest’anno la Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), unitamente al Servizio Sovvenire della Cei ha pubblicato il bando nazionale “8xmille senza frontiere” per contribuire a sensibilizzare sull’importanza di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica. Il concorso è rivolto ai settimanali diocesani. Una sezione speciale è stata aperta per quanti operano nelle televisioni iscritte all’Associazione “Corallo”. Per partecipare è necessario, in entrambi i casi, produrre un articolo o un reportage su una realizzazione, un’opera-segno o anche la storia di un sacerdote sostenuto dall’Istituto centrale del sostentamento del clero. Quest’anno per le testate che sono anche on-line, si potrà realizzare anche un servizio supportato da un video (non obbligatorio) nella direzione di uno stile comunicativo “aperto e creativo”. Saranno selezionati gli articoli (delle testate) e i video (delle tv) realizzati entro il 31 gennaio 2018. Per altre informazioni il bando completo è a disposizione sul sito www.fisc.it. Gli articoli e i video pubblicati potranno essere utilizzati per progetti di informazione e sensibilizzazione a cura del Spse (Servizio Cei per la promozione del sostegno economico). In particolare gli articoli finalisti faranno parte della pubblicazione “Firmo dunque Dono” e diffusi su tutto il territorio nazionale.

Omicidi a Napoli: don Palmese (diocesi), “non bisogna arrendersi alla rassegnazione. Dio torni ad avere il primato nella vita delle persone”

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 11:52

“C’è una ripresa della criminalità organizzata che si permette di agire in maniera abbastanza indisturbata perché considera suo il territorio. C’è un atteggiamento di sicurezza rispetto all’impossibilità da parte delle forze dell’ordine di poter controllare il territorio in modo capillare; allo stesso tempo, si manda un segnale a tutti, cittadini e forze dell’ordine: i clan ci sono e possono agire come vogliono”. Lo dice in un’intervista al Sir don Tonino Palmese, vicario episcopale per il settore carità e giustizia della diocesi di Napoli, a proposito dei sette omicidi avvenuti in dieci giorni a Napoli e provincia. “Se si guarda come la gente vive nella quotidianità, ci si accorge che i nostri territori sono invasi da una popolazione che non si è confrontata con lo ‘stare bene’, garantito nello studio, nel lavoro e in abitazioni dignitose. In questo humus attecchisce la camorra”, evidenzia il sacerdote. “Il problema – aggiunge – è che facciamo sempre bonifiche a macchia di leopardo. Mi rendo conto che non c’è una bacchetta magica, però auspico che la bonifica cammini di pari passo a livello culturale, economico e civile”.
“Tutti dobbiamo fare di più e individuare strategie per fare di più e meglio”, sottolinea don Palmese, che invita a “non arrendersi alla rassegnazione” e a “riportare la questione di Dio come primato della vita delle persone”.

Papa Francesco: a Santa Marta, fare opere di misericordia è condividere, compatire, rischiare e scomodarsi

Agensir.it - Mon, 2017-06-05 11:40

Le opere di misericordia non siano un fare l’elemosina per scaricarsi la coscienza, ma un partecipare alla sofferenza degli altri, anche a proprio rischio e lasciandosi scomodare. Così il Papa nella Messa del mattino celebrata oggi  a Casa Santa Marta. Lo riferisce Radio Vaticana. Prendendo lo spunto dalla prima lettura, tratta dal Libro di Tobia, nella quale Tobi seppellisce di nascosto a rischio della propria vita gli ebrei uccisi impunemente dopo la deportazione in Assiria, Francesco spiega che compiere le 14 opere di misericordia corporale e spirituale.non significa solo condividere ciò che uno possiede, ma “soffrire con chi soffre. Un’opera di misericordia non è fare una cosa per scaricare la coscienza: un’opera di bene così sono più tranquillo, mi tolgo un peso di dosso … No! E’ anche compatire il dolore altrui. Condividere e compatire: vanno insieme. E’ misericordioso quello che sa condividere e anche compatire i problemi delle altre persone”. Seppellendo gli ebrei deportati  Tobi rischiava. Compiere opere di misericordia – afferma ancora il Papa – significa anche rischiare: “Ma tante volte si rischia. Pensiamo qui, a Roma. In piena guerra: quanti hanno rischiato, incominciando da Pio XII, per nascondere gli ebrei, perché non fossero uccisi, perché non fossero deportati! Rischiavano la pelle! Ma era un opera di misericordia salvare la vita di quella gente! Rischiare”.

E ancora “Fare opere di misericordia scomoda. ‘Ma io ho un amico, un’amica, malato, vorrei andare a visitarlo, ma non ho voglia … preferisco riposare o guardare la tv … tranquillo’. Fare le opere di misericordia sempre è subire scomodità. Scomodano. Ma il Signore ha subìto la scomodità per noi: è andato in croce. Per darci misericordia”. Chi “è capace di fare un’opera di misericordia” – sottolinea il Papa – è “perché sa che lui è stato misericordiato, prima; che è stato il Signore a dare la misericordia a lui. E se noi facciamo queste cose, è perché il Signore ha avuto pietà di noi. E pensiamo ai nostri peccati, ai nostri sbagli e a come il Signore ci ha perdonato: ci ha perdonato tutto, ha avuto questa misericordia” e noi “facciamo lo stesso con i nostri fratelli”. “Le opere di misericordia – conclude Francesco – sono quelle che ci tolgono dall’egoismo e ci fanno imitare Gesù più da vicino”.

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