Feed aggregator

Missioni: Comunità Villaregia, 12 missionari e 30 volontari ricevono mandato missionario

Agensir.it - Mon, 2017-07-24 11:10

Dodici missionari, pronti per partire e portare il Vangelo fino agli estremi confini del mondo, in quelle periferie della Chiesa tanto amate da Papa Francesco. Sono dodici, tra sacerdoti, missionarie e missionari della Comunità di Villaregia, associazione pubblica di fedeli nata nel 1981 e riconosciuta dal Vaticano nel 2012, e che opera in 7 missioni nel sud del mondo. Lo scorso 14 luglio i missionari hanno ricevuto l’invio. Si tratta di Adriana Lima e padre Edson Santana in partenza per il Mozambico; padre Hernando Echeverry, Marzia Buzzat e Diego Fieni per il Perù; Adeline Loukouri e padre Olivier Nelle per la Costa d’Avorio; Dani Moras e padre Paolo Motta per il Burkina Faso; Maura Alhuay per il Messico; Mariarosa Testa per il Brasile; Juan Carlos Coto per il Porto Rico. Particolarmente emozionante è stato il momento della consegna del crocifisso che per l’occasione è stato realizzato da alcuni rifugiati ospitati dalla Comunità di Villaregia nella sede in Veneto (a Porto Viro).  Oltre ai missionari, ci sono anche 30 volontari, giovani, coppie, famiglie, che hanno deciso di vivere un periodo in una missione dell’Africa o dell’America del Sud della Comunità Missionaria di Villaregia.

Migranti: una linea guida per uniformare i controlli sanitari ai migranti

Agensir.it - Mon, 2017-07-24 11:08

Una linea guida per fornire raccomandazioni sui controlli sanitari di profughi e richiedenti asilo, a partire da una valutazione iniziale in fase di soccorso alla visita medica completa nei centri di prima accoglienza fino alla “presa in carico” vera e propria nella seconda accoglienza. Si rivolge ai decisori, agli enti gestori dei centri di accoglienza e agli operatori sociosanitari per uniformare i comportamenti sul territorio nazionale. Sarà presentata stasera alle 17.30 nella sala stampa della Camera dei Deputati con il Ministro della salute Beatrice Lorenzin, il direttore generale dell’Istituto nazionale salute migrazioni e povertà (Inmp) Concetta Mirisola, il presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi, il presidente della Società italiana di medicina delle migrazioni – Simm Maurizio Marceca e il direttore generale della prevenzione del Ministero della Sanità Ranieri Guerra. E’ il primo importante contributo scientifico a livello europeo su un tema così attuale. Il documento, intitolato “Controlli sanitari all’arrivo e percorsi di tutela per i migranti ospiti nei centri di accoglienza”, è stato elaborato nell’ambito del “Programma nazionale linee guida salute migranti, sviluppato dall’Inmp in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e la Simm. “Sono state prese in considerazione le principali malattie infettive e diffusive (tubercolosi, malaria, epatite B e C, HIV, parassitosi, infezioni sessualmente trasmissibili) e alcune patologie cronico-degenerative (diabete, anemie, ipertensione, carcinoma cervice uterina) – si legge in una nota del Ministero della Sanità  – la cui diagnosi precoce si associa a una riduzione degli esiti negativi per la salute e dei costi per il Servizio sanitario nazionale. Sono state anche considerate alcune condizioni – quali la gravidanza – meritevoli di particolare tutela e in grado di modificare il percorso di accoglienza”.

Medio Oriente: Cappelaere (Unicef), “violenza e conflitti stanno mettendo a rischio la vita e il futuro di quasi 27 milioni di bambini”

Agensir.it - Mon, 2017-07-24 10:57

“La violenza e i conflitti stanno mettendo a rischio la vita e il futuro di quasi 27 milioni di bambini” in Yemen, in Siria e nei Paesi che ospitano i rifugiati, nello Stato della Palestina, in Iraq, Libia e Sudan. È quanto denuncia Geert Cappelaere, direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa. “Il momento peggiore delle violenze a Mosul può essere terminato – osserva Cappelaere – ma per troppi bambini a Mosul e nella regione, continua una sofferenza estrema”. “Continuano ad essere trovati bambini in stato di shock – spiega – alcuni tra i detriti o nascosti nei tunnel di Mosul. Alcuni bambini hanno perso le loro famiglie mentre fuggivano per salvarsi. Le famiglie sono state costrette ad abbandonare i loro bambini, che ora vivono nella paura, soli”. Inoltre, aggiunge, “molti bambini sono stati costretti a combattere e alcuni a compiere atti di violenza estrema”. Secondo Cappelaere, nella città nord-orientale di Ar-Raqqa, in Siria, “la violenza si è ulteriormente intensificata nelle ultime settimane, con i bambini che vengono ripetutamente attaccati”. “Tra 30mila e 50mila civili – prosegue – continuano ad essere intrappolati nella città, mentre continua una terribile violenza attorno a loro. Le famiglie hanno parlato di condizioni orribili e pericolose, con cecchini, mine e ordigni di guerra inesplosi”. Per il direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, “questi bambini che sono soli hanno bisogno del nostro supporto per trovare le loro famiglie, essere riuniti e essere accuditi con protezione e assistenza, indipendentemente dall’origine o dall’affiliazione della loro famiglia. Come per qualsiasi altro bambino nel mondo, hanno il diritto di essere salvaguardati, anche attraverso la documentazione legale”. “Ora – conclude Cappelaere – è il momento di agire”. È ancora possibile contribuire alla campagna lanciata da Unicef Italia per aiutare i bambini di Mosul e dell’Iraq.

Diocesi: Gaeta, da giovedì 27 al Museo diocesano la mostra “Tessere la speranza”

Agensir.it - Mon, 2017-07-24 10:27

Verrà inaugurata giovedì 27 luglio, alle 17.30 presso il Museo diocesano e della religiosità del Parco dei Monti Aurunci a Gaeta, la mostra “Tessere la speranza”. “L’esposizione – si legge in una nota – presenta un aspetto molto peculiare del culto della Madonna: la vestizione dei simulacri della Santissima Vergine, densa di significati simbolici, ritualità e segretezza”. Una manifestazione del sacro, diffusa in tutto il mondo cattolico fin dalle origini del Cristianesimo e che riguarda insieme la storia dell’arte, della devozione e del costume”. Nell’allestimento della mostra, viene dedicata una specifica attenzione alle espressioni del culto per la Madonna a Gaeta, “Città di Maria nel Giubileo della Misericordia” ed è anche incentrata sul restauro, particolarmente impegnativo, di alcune “Madonne vestite”: la Madonna della cintura di Gaeta e la Madonna del Rosario di Casalattico, di recente riportate all’antico splendore a conclusione di delicati interventi. All’inaugurazione, interverranno l’arcivescovo di Gaeta, mons. Luigi Vari, Tiziana Coccoluto, vice capo di Gabinetto del Mibatc, Alfonsina Russo, soprintendente per archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, Saverio Urciuoli, soprintendente per archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti, don Gennaro Petruccelli, direttore del Museo diocesano, Elisabetta Silvestrini, etnoantropologa dell’Università La Sapienza di Roma. Modererà Lino Sorabella, del Museo diocesano di Gaeta. “Tessere la speranza” sarà visitabile fino a domenica 1° ottobre.

Stati Uniti: leaders religiosi scrivono a Trump per incoraggiare la pace tra Israele e Palestina

Agensir.it - Mon, 2017-07-24 10:03

(da New York) – “Crediamo sia possibile la pace tra Israele e Palestina”. Così si sono espressi trentacinque leaders religiosi cristiani, musulmani ed ebrei in una lettera indirizzata a Donald Trump per incoraggiare gli sforzi della presidenza statunitense nella soluzione del conflitto israelo-palestinese. I leaders aggiungono che “sulla base delle aspettative legittime e di lunga durata degli israeliani e dei palestinesi per l’autodeterminazione e la sicurezza nazionale, la soluzione di due Stati rappresenti ancora il modo più realistico per soddisfare gli interessi essenziali di entrambi i popoli e risolvere il conflitto”. Nell’analisi presentata a Trump, frutto del rapporto di ciascun leader con il Consiglio delle Istituzioni religiose della Terra Santa, si sottolinea che nonostante “alcuni israeliani e alcuni palestinesi sostengano che uno Stato sia preferibile, i recenti sondaggi mostrano che la maggioranza dei popoli ancora desidera due Stati. Seguire la soluzione di un solo Stato porterebbe ulteriori anni di violenze”. Le autorità religiose offrono il loro sostegno e il loro aiuto agli sforzi e alle iniziative, messi in campo dal governo, per trovare una soluzione di pace. E aggiungono che “la realizzazione di una giusta pace tra israeliani e palestinesi avrebbe effetti positivi sia per i due popoli, sia per la regione mediorientale, sia per gli interessi Usa che per il mondo intero”. Tra i firmatari della lettera ci sono mons. Oscar Cantú, vescovo di Las Cruses e presidente della Commissione giustizia e pace degli Stati Uniti, il vescovo emerito di Washington, McCormick, il vescovo della Chiesa ortodossa e di quella metodista, membri del clero di tutte le denominazioni cristiane, imam e rappresentanti del mondo islamico e dodici rabbini a capo di sinagoghe e di organizzazioni ebraiche.

Scontri a Gerusalemme: Patton (custode), “Situazione molto pericolosa”. Occorre “trovare punti di consenso e di compromesso”

Agensir.it - Mon, 2017-07-24 09:41

“Desidero anzitutto ringraziare il Santo Padre perché ha a cuore la situazione di Gerusalemme. Per dei credenti il suo richiamo alla preghiera è fondamentale perché senza questa ispirazione interiore, che viene da Dio, è difficile che le persone si aprano al dialogo, alla riconciliazione e alla pace”. A dichiararlo al Sir è padre Francesco Patton, custode di Terra Santa, commentando le parole di Papa Francesco all’Angelus di ieri. Il Pontefice ha lanciato un forte appello alla “moderazione e al dialogo”. Queste le sue parole: “Seguo con trepidazione le gravi tensioni e le violenze di questi giorni a Gerusalemme. Sento il bisogno di esprimere un accorato appello alla moderazione e al dialogo. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, affinché il Signore ispiri a tutti propositi di riconciliazione e di pace”. “Pregare per la pace – afferma il custode – aiuta chi prega a maturare una coscienza di pace, che porta all’impegno per la pace. Ritengo molto importante anche l’invito alla moderazione e al dialogo”. “Alla moderazione – spiega Patton – per evitare che la tensione e la violenza siano ulteriormente alimentate e al dialogo perché è lo strumento diplomatico, cioè pacifico, che aiuta a trovare punti di consenso e di compromesso che permettano alle parti in causa di uscire in modo onorevole da una situazione molto pericolosa”.

Siccità: Coldiretti, “in Italia si trattiene solo l’11% dell’acqua piovana”. “Po più basso di decine di centimetri rispetto all’anno scorso”

Agensir.it - Mon, 2017-07-24 09:40

“L’Italia resta un Paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente, ma per le carenze infrastrutturali se ne trattengono solo l’11%”. È quanto denuncia oggi la Coldiretti, sottolineando che secondo l’ultimo monitoraggio del 24 luglio il Po al Ponte della Becca (Pv) è sceso a -3,30 metri sotto le zero idrometrico, circa 70 centimetri più basso dello scorso anno mentre a Piacenza è di -0,41 metri, circa 35 centimetri più basso. “Dal bacino idrografico del Po – ricorda Coldiretti – dipende direttamente il 35% dell’agricoltura nazionale, ma lo stato di sofferenza è esemplificativo della situazione nella Penisola dove i 2/3 del territorio nazionale sono in una situazione di difficoltà idrica”. Nell’evidenziare la necessità di interventi strutturali, la Coldiretti rileva che “l’Italia è costretta ad affrontare una grave emergenza che è già costata all’agricoltura perdite per 2 miliardi e che mette a rischio la disponibilità di acqua per usi civili perché è mancata la programmazione in un Paese che è ricco della risorsa acqua, ma che deve fare i conti con cambiamenti climatici in atto”. “Di fronte alla tropicalizzazione del clima – ha affermato la Coldiretti – serve organizzarsi per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi e per poi distribuirla in quelli più siccitosi”. Secondo Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, “insieme alle necessarie misure per affrontare l’emergenza con lo stato di calamità occorrono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini aziendali e utilizzando anche le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere l’acqua piovana”. “Non deve essere dimenticato che l’acqua – conclude Moncalvo – è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio e la competitività dell’intero settore alimentare”.

Abusi coro Ratisbona: mons. Voderholzer (vescovo) annuncia nuove indagini su contesti storici e sociologici. Vittime trovino “il coraggio di fidarsi di noi” e denuncino

Agensir.it - Mon, 2017-07-24 09:26

“Altri due studi dovranno chiarire ulteriormente i contesti storici e sociologici” delle vicende consumatesi negli anni ‘60 e ‘70 nelle scuole frequentate dai piccoli membri del “Regensburger Domspatzen”, letteralmente “gli uccellini del duomo di Ratisbona”, oggetto delle 425 pagine del Rapporto dell’avvocato Ulrich Uber. A renderlo noto è mons. Rudolf Voderholzer, vescovo di Ratisbona, che il 22 luglio ha scritto ai fedeli. Una parte del Rapporto infatti riferisce di come siano stati affrontati i casi noti soprattutto dopo il 2010, quando la diocesi ha messo in funzione misure, strutture e persone che si occupano non solo dei casi di abusi sessuali, ma anche di violenze fisiche. La diocesi continuerà a impegnarsi per le vittime con sostegni economici e psicologici identificati alla luce delle conclusioni dei nuovi studi. Il vescovo chiede aiuto perché “tutti coloro che sono stati vittime di violenze o abusi sessuali in altre istituzioni ecclesiastiche e che fino ad ora non lo hanno ancora segnalato, trovino il coraggio di fidarsi di noi”, perché “possano sperimentare riconoscimento e giustizia, e trovino aiuto”. Quanto alla tutela dei bambini e ragazzi oggi se “molto è stato fatto” nel Coro e nelle scuole, internati e asili, il vescovo chiede “sostegno” per altre iniziative per prevenire e identificare tempestivamente simili casi. “Sostenere i bambini ei giovani, testimoniare la fede con la parola e con l’esempio, ma anche imparare da loro, questo è il nostro compito per il futuro”.

Abusi coro Ratisbona: mons. Voderholzer (vescovo), “profondamente addolorato” e pieno di vergogna per quanto subito dai bambini

Agensir.it - Mon, 2017-07-24 09:23

È stata letta ieri, nelle chiese della diocesi di Ratisbona, una lettera del vescovo Rudolf Voderholzer che si è rivolto ai fedeli dopo la pubblicazione, il 18 luglio, del “Rapporto sui casi di violenza” sui piccoli cantori del coro di Regensburg: nella sua parte più consistente è fatto dalle descrizioni, spiega il vescovo. Sono fatti risalenti agli anni ‘60 e ‘70, ma alcuni casi sono del 1992. “Chi legge queste descrizioni può solo provare orrore e sbigottimento”, perché le violenze corporali sui bambini, in molti casi fin dall’età prescolare, erano “ben superiori” ai “ceffoni” che costituivano all’epoca una misura punitiva accettata; perché bimbi e ragazzi sono stati abusati sessualmente; perché molti “vivevano in un costante terrore” di punizioni “arbitrarie e imminenti” e perché molti, ancora oggi soffrono per le “umiliazioni subite”. “Isolamento”, “barriere comunicative” e “omissioni” da parte dei responsabili politici ed ecclesiali sono alcune delle circostanze che l’hanno reso possibile. “Tutto ciò mi addolora profondamente e mi riempie di vergogna”, scrive mons. Voderholzer, ed è tanto più grave perché “questi bambini erano stati affidati in buona fede a sacerdoti e a personale ecclesiale”, il cui impegno era di vivere i “dieci comandamenti e il comandamento dell’amore”. “Posso solo chiedere umilmente perdono” e, come vescovo di Regensburg, “a nome dei colpevoli per la maggior parte deceduti” chiedo di perdonare e “di accogliere questa richiesta di perdono”.

Abusi coro Ratisbona: mons. Voderholzer (vescovo), lettera a diocesi dopo rapporto su violenze bambini

Agensir.it - Mon, 2017-07-24 09:22

“Il contributo più importante a questo lavoro è stato dato dalle persone coinvolte. A loro va il mio sincero ringraziamento perché, nonostante la sofferenza vissuta, si sono messi in contatto con i rappresentanti della diocesi, e in particolare con il signor Weber”. Lo scrive il vescovo di Ratisbona, mons. Rudolf Voderholzer, in una lettera del 22 luglio che ha chiesto fosse letta in tutte le celebrazioni domenicali di ieri in diocesi. Una lettera per affrontare un “tema molto serio che in questi giorni agita molti”, cioè la pubblicazione del Rapporto conclusivo, curato dall’avvocato Ulrich Weber, sui casi di violenze sui piccoli cantori del Regensburger Domspatzen, il rinomato coro di voci bianche della diocesi. È la “fine di un lavoro compiuto da un avvocato indipendente su incarico della diocesi” per “documentare” gli atti di violenza che si sono consumati, “fare luce” sulle “strutture” e i “contesti” che hanno “reso possibili o addirittura favorito” questi atti e “valutare” il lavoro che la diocesi dal 2010 sta già compiendo a riguardo. Si tratta di risultati “difficili da digerire anche per noi”, scrive il vescovo, ma il rapporto è stato accolto positivamente sia da “alcune vittime”, che hanno detto che “il rapporto li aiuterà a mettere pace in questo doloroso capitolo della loro storia”, sia dalle autorità competenti del Governo Federale.

Giovani: mons. Galantino, “sono ancora capaci di sognare e di progettualità”

Agensir.it - Mon, 2017-07-24 09:12

“I giovani oggi sono ancora capaci di sognare. Sono capaci di progettualità perché il futuro nessuno può fermarlo”. Lo ha affermato ieri il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, intervenendo alla Summer school “Una speranza per l’Europa” che si chiude oggi a Cagliari. “Questo desiderio di futuro lo vedo realizzato in tanti modi e in tante storie”, ha osservato Galantino, richiamando l’esperienza del progetto “Erasmus”, quella del “Servizio civile, quella “sempre più diffusa del volontariato che riveste un ruolo cruciale nella crescita umana, individuale e collettiva” e quella “di impegno e formazione su terreni e beni confiscati alle mafie” che “migliaia di giovani scelgono ogni estate di fare”. Per il segretario generale della Cei, in Italia va rafforzandosi “la percezione di un’effettiva distanza tra il bene presentato come bene comune e che di fatto va a vantaggio solo di pochi ed il vero bene comune, che non è mai semplicemente la somma di interessi, fosse pure interessi di molti”. “Se questa è l’aria che spira – ha rilevato – diventa davvero faticoso educare al bene comune e contribuire alla sua costruzione”. La “cattiva globalizzazione”, il “duro e angoscioso ‘egoismo generazionale’”, la “società della prestazione efficace” complicano il quadro. In questo contesto, percorrere le “vie dell’uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare”, secondo Galantino, “vuol dire sentirsi di fatto protagonisti del cammino che porta al bene comune. Un bene comune che richiede impegno, partecipazione e responsabilità pubblica”. “Non può esserci vera assunzione di responsabilità da parte del singolo senza una reale partecipazione di tutti”, ha ammonito. D’altra parte, se ai giovani “non proponiamo di assumersi una responsabilità attraverso il lavoro, se li dichiariamo inutili, in quanto per loro non c’è posto, diventa impensabile che accettino di inserirsi in un quadro di leggi o di comportamenti, e – ha concluso – di assumere un’etica condivisa e quindi di contribuire al bene comune della città”.

Giovani: mons. Galantino, “in Italia si investe davvero poco sulle nuove generazioni”

Agensir.it - Mon, 2017-07-24 09:10

“È un dato di fatto che, per motivi diversi, da troppo tempo in Italia si semini poco e non necessariamente bene. È un dato di fatto che si investa davvero poco sulle nuove generazioni”. Lo ha affermato ieri il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, intervenendo a Cagliari alla Summer school di dottrina sociale della Chiesa promossa dall’Opera salesiana “Teresa Gerini” e dalle diocesi di Cagliari e Faenza-Modigliana in preparazione alla 48ª Settimana Sociale dei cattolici italiani. Secondo Galantino, “l’Italia malata di bassa mobilità sociale e di scarsa crescita economica del primo decennio di questo secolo, è il coerente ritratto di un Paese che non è stato in grado di predisporre e offrire adeguati strumenti di protezione, promozione e partecipazione per i giovani”. Il segretario generale ha ricordato i “dati impietosi” secondo cui “l’Italia è al primo posto in Europa nella classifica dei cosiddetti ‘Neet’”. “Si è prodotta una mutazione antropologica nelle nuove generazioni”, ha aggiunto Galantino, rilevando che “i ventenni di oggi non fanno più parte della ‘generazione X’”. I “Millennials”, ha proseguito, hanno “una spiccata identità generazionale” e si caratterizzano per “l’uso delle nuove tecnologie, che considerano vitali come l’aria che respirano”. Inoltre, “domina una visione positiva del proprio ruolo, la grande maggioranza è convinta infatti di poter dare un contributo attivo per migliorare il proprio Paese se potesse avere spazio e opportunità adeguati”. Ma “la politica e il sistema produttivo italiano – ha osservato Galantino – fanno fatica a trovare risposte credibili per una generazione il cui talento è indubbiamente sottoutilizzato ancorché poco riconosciuto nelle sue specificità”.

Papa Francesco: Angelus, appello per “moderazione” e “dialogo” a Gerusalemme

Agensir.it - Mon, 2017-07-24 09:04

“Seguo con trepidazione le gravi tensioni e le violenze di questi giorni a Gerusalemme. Sento il bisogno di esprimere un accorato appello alla moderazione e al dialogo. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, affinché il Signore ispiri a tutti propositi di riconciliazione e di pace”. Sono le parole dedicate dal Papa, al termine dell’Angelus di ieri, all’escalation di violenza a Gerusalemme. Tra i saluti ai fedeli, quelli ai giovani di Casamassima, “che hanno svolto un servizio di volontariato a Roma”, e ai ragazzi partecipanti al “Cantiere Hombre Mundo”, che “sono impegnati a testimoniare la gioia del Vangelo nelle periferie più disagiate dei vari continenti”.

Papa Francesco: Angelus, “la linea di confine tra il bene e il male passa nel cuore di ogni persona”

Agensir.it - Mon, 2017-07-24 09:02

“Il Signore, che è la Sapienza incarnata, oggi ci aiuta a comprendere che il bene e il male non si possono identificare con territori definiti o determinati gruppi umani: ‘Questi sono i buoni, questi sono i cattivi’. Egli ci dice che la linea di confine tra il bene e il male passa nel cuore di ogni persona, passa nel cuore di ognuno di noi, cioè: siamo tutti peccatori”. Lo ha detto il Papa, durante l’Angelus di ieri. “A me viene la voglia di chiedervi”, ha proseguito rivolgendosi ai fedeli in piazza San Pietro: “’Chi non è peccatore alzi la mano’. Nessuno! Perché tutti lo siamo, siamo tutti peccatori”. Per questo Gesù, oltre al battesimo, “ci ha dato anche la Confessione, perché abbiamo sempre bisogno di essere perdonati dai nostri peccati”. “Guardare sempre e soltanto il male che sta fuori di noi, significa non voler riconoscere il peccato che c’è anche in noi”, ha ammonito Francesco, che è partito dalla parabola del grano buono e della zizzania, “che illustra il problema del male nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio”. “Quanta pazienza ha Dio!”, ha esclamato: “Anche ognuno di noi può dire questo: ‘Quanta pazienza ha Dio con me!’”.
Con l’immagine del grano e della zizzania, ha spiegato il Papa, “Gesù ci dice che in questo mondo il bene e il male sono talmente intrecciati, che è impossibile separarli ed estirpare tutto il male. Solo Dio può fare questo, e lo farà nel giudizio finale. Con le sue ambiguità e il suo carattere composito, la situazione presente è il campo della libertà, il campo della libertà dei cristiani, in cui si compie il difficile esercizio del discernimento fra il bene e il male”. Di qui la necessità di “congiungere, con grande fiducia in Dio e nella sua provvidenza, due atteggiamenti apparentemente contraddittori: la decisione e la pazienza”.
“La decisione – ha detto Francesco – è quella di voler essere buon grano, con tutte le proprie forze, e quindi prendere le distanze dal maligno e dalle sue seduzioni. La pazienza significa preferire una Chiesa che è lievito nella pasta, che non teme di sporcarsi le mani lavando i panni dei suoi figli, piuttosto che una Chiesa di ‘puri’, che pretende di giudicare prima del tempo chi sta nel Regno di Dio e chi no”. Gesù, inoltre, “ci insegna un modo diverso di guardare il campo del mondo, di osservare la realtà. Siamo chiamati a imparare i tempi di Dio – che non sono i nostri tempi – e anche lo sguardo di Dio: grazie all’influsso benefico di una trepidante attesa, ciò che era zizzania o sembrava zizzania, può diventare un prodotto buono. È la realtà della conversione. È la prospettiva della speranza!”. L’augurio finale del Papa è di “cogliere nella realtà che ci circonda non soltanto la sporcizia e il male, ma anche il bene e il bello; smascherare l’opera di Satana, ma soprattutto a confidare nell’azione di Dio che feconda la storia”.

Cinema: mons. Viganò al Siloe Film Festival, “donne coraggiosamente intervengono, parlano e decidono nella Chiesa e nella società”

Agensir.it - Sat, 2017-07-22 17:31

“Siamo invitati a uno sguardo integrale sull’universo femminile, sulle donne che coraggiosamente intervengono, parlano e decidono nella Chiesa, nella società, nella loro famiglia, in modo particolare negli angoli più remoti del mondo, nei territori più periferici. Stiamo attraversando uno scorcio di storia complesso, con prospettive inedite, con mezzi e tecnologie a disposizione inimmaginabili fino a poco tempo fa, e nel contempo siamo testimoni di violenze, diseguaglianze, conflitti e difficoltà che vedono spesso le donne soccombere, rimanere intrappolate in una spirale di violenza e di sopraffazione”. È un passaggio della relazione tenuta oggi da mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione (SpC) della Santa Sede, alla conferenza “Lo sguardo femminile sulla realtà. Uno sguardo di speranza” nell’ambito del Siloe Film Festival. Dalle donne, spiega, “ci arrivano esempi e testimonianze di forza interiore e di consapevolezza dei problemi e della necessità di risolverli, non scelte strategiche di fuga di fronte alle difficoltà. Mostrano il coraggio di guardare al futuro, di pensare al domani, dei loro figli e delle giovani generazioni, facendosi custodi del bene comune e delle risorse disponibili nel nostro ecosistema reso fragile da uno sfruttamento incontrollato. Tendenzialmente, le donne ci offrono prova di saper portare frutto, e non di sfruttare, cioè appropriarsi indebitamente e con violenza delle risorse dell’altro, o dell’altro stesso”.

Cinema: mons. Viganò al Siloe Film Festival, “cerchiamo dalle donne uno sguardo che ci spinga oltre le oscurità e le paure”

Agensir.it - Sat, 2017-07-22 17:30

“Forse, abbiamo bisogno di chiedere con più convinzione e insistenza alle donne di affiancarci con i loro occhi lungimiranti, di offrirci il loro grembo generatore di vita nuova. Ci donino instancabilmente lampi di luce in grado di orientare il cammino, un passo dopo l’altro, come se dovessero sostenere l’andatura incerta, quasi sillabata, di chi sta imparando a camminare, di seguire con gli occhi della tenerezza e della cura un progetto già tracciato ma non ancora del tutto realizzato. Cerchiamo dalle donne uno sguardo che ci spinga oltre le oscurità e le paure, soprattutto ci sproni a vincere il timore di perdere potere”. Così mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione (SpC) della Santa Sede, intervenendo oggi pomeriggio alla conferenza “Lo sguardo femminile sulla realtà. Uno sguardo di speranza” nell’ambito del Siloe Film Festival dedicato quest’anno al tema “Donna, alla ricerca”. Nella sua relazione, anticipata al Sir, mons. Viganò ricorda che “figure come Etty Hillesum ed Edith Stein, Teresa Benedetta della Croce, continuano a seminare speranza, a diffondere fiducia che sulla terra, su questa terra, si può ancora vivere, amare, incontrarsi e ammirare la bellezza e il volto dell’altro, anche del diverso e dello straniero”. Le donne, aggiunge, “ci ‘insegnano’ l’ospitalità necessaria, anche se a volte si mostra difficile, scomoda, provocatoria, quando non si presenta drammaticamente striata di sangue. Eppure un ‘io ospitale’ è l’appello che le donne rivolgono al mondo, continuano a ripeterlo, come un’invocazione alla vita e alla pace, all’accoglienza e alla riconciliazione, una sfida per le nostre coscienze assopite o colpevolmente anestetizzate”.

Oratorio: card. Bassetti, “dare il giusto rilievo alla formazione della fraternità educante”

Agensir.it - Sat, 2017-07-22 17:26

“Laddove l’oratorio è una risposta attuale e moderna all’emergenza educativa delle giovani generazioni, chi ne assume la cura, l’organizzazione e la gestione è chiamato a dare il giusto rilievo alla formazione della fraternità educante e a seguirne con attenzione e discernimento il cammino personale e comunitario”. Lo ha affermato questa mattina il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, presiedendo la celebrazione eucaristica nell’ambito dello stage di formazione annuale promosso dall’Anspi per oratori e circoli. “Aspetto fondamentale da curare – ha sottolineato Bassetti – è la formazione dei formatori”. Secondo il cardinale, “per servire i più piccoli, accompagnarli, custodirli e seguirli in una relazione educativa positiva e costruttiva è prima di tutto necessario e imprescindibile conoscere Gesù, seguire Gesù, imparare l’Amore da Gesù”. Per questo, “le figure educative in oratorio prima di tutto camminano dietro a Gesù e poi si allenano quotidianamente ad eccellere in umanità, personalità, coerenza, professionalità, affinché il loro agire educativo sia sempre consapevole, intenzionale e competente, e si traduca in un’autentica relazione con i ragazzi e in proposte che siano per questi ultimi occasioni di vita, crescita, incontro”. Bassetti ha poi dedicato una riflessione all’associazionismo: “Servire la Chiesa senza servirsene è la sfida bella di tutte le realtà associative”. Il presidente della Cei ha poi espresso un invito: “Non perdete mai di vista l’importanza della comunione con i vostri vescovi, cercando di rispondere con disponibilità e competenza alle loro indicazioni. C’è bisogno di un nuovo patto tra educatori, formatori e sacerdoti”. “Quella che siamo chiamati a vivere come Chiesa – ha aggiunto – è una grande sfida condivisa e l’Anspi possiede una preziosa eredità da investire”.

Europa e Africa: p. Albanese, “dobbiamo coltivare la speranza perché abbiamo un destino comune”

Agensir.it - Sat, 2017-07-22 17:08

“Dobbiamo coltivare la speranza, guardano oltre la linea dell’orizzonte, perché abbiamo un destino comune”. Lo ha affermato questa mattina padre Giulio Albanese intervenendo alla giornata conclusiva della Summer School “Acting EurHope. Insieme per ridare speranza e futuro al progetto europeo”, promossa dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo” dell’Azione cattolica italiana in collaborazione con Caritas italiana, Focsiv e Missio. Nel suo intervento, padre Albanese ha messo in guardia “dallo strapotere degli stupidi” che in questo momento sembrano avere la meglio. “Li troviamo dappertutto”, ha osservato: “Nelle istituzioni, nelle nostre comunità ecclesiali, nella società civile”. “Dobbiamo difenderci da loro – ha ammonito – affermando il pensiero forte, operando un sano discernimento, combattendo il pressapochismo”. “Il fenomeno migratorio, le relazioni tra Europa ed Africa e con il Sud del mondo non sono questioni complicate ma complesse” per cui “la risposta non è scontata, non è immediata. Per questo sono importanti il discernimento, la capacità di ascolto e di dialogo”. Secondo Albanese, “nelle relazioni tra Europa ed Africa, la sfida è soprattutto culturale” mentre “populismi, nazionalismi e regionalismi sono sintomatici del pensiero debole e sono in netta contraddizione con quello che si sta affermando sul palcoscenico della storia”. “Dire che è una sfida culturale significa capire con il cuore e con la mente che i problemi delle periferie del Sud del mondo, delle Afriche, sono i nostri problemi”. “È indecente che nessuno dei nostri telegiornali dica qualcosa su quello che succede in Somalia, nella Repubblica centrafricana, in Eritrea”. “In Francia – ha proseguito – si ha almeno la decenza di parlare delle ex colonie nei notiziari televisivi. Da noi sembra quasi che non abbiamo a che fare con le vicende del Corno d’Africa”. “Molto del pregiudizio nei confronti dei migranti – ha rilevato – è legato a questa ignoranza”. “Oggi lo slogan che va di moda è ‘aiutiamoli a casa loro’”. “Uno slogan – ha spiegato – che lascia il tempo che trova perché il Sud del mondo e le Afriche non sanno che farsene della nostra carità pelosa, della nostra beneficenza. Invocano giustizia, perché non sono Paesi poveri ma impoveriti”. Invece “la nostra gente è convinta che a quelle popolazioni abbiamo dato una barca di soldi. Dobbiamo comprendere – ha concluso – che ci troviamo di fronte a situazioni di esclusione sociale, di ingiustizia e di sopraffazione che gridano vendetta al cospetto di Dio”.

Menù ad Accesso Rapido

Accesso rapido

La Parola
Ragazzi
Scie di Luce
Servizi La Stanza
Media
Cattolici  Protestanti  Ortodossi  Ecumenismo  Vita Quotidiana
  • ° Vita Pubblica
  • ° Lui & Lei
  • ° Matrimonio
  • ° Figli
  • ° Ricette
  • ° Viaggi


 Notizie