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Papa Francesco: a Pav, “rivolgere lo sguardo alla questione seria della destinazione ultima della vita”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 13:01

La bioetica globale ci sollecita “alla saggezza di un profondo e oggettivo discernimento del valore della vita personale e comunitaria, che deve essere custodito e promosso anche nelle condizioni più difficili”, afferma Papa Francesco rivolgendosi ai partecipanti alla XXIV assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita (Pav), ricevuti questa mattina in udienza. “Senza l’adeguato sostegno di una prossimità umana responsabile – il monito del Pontefice – , nessuna regolazione puramente giuridica e nessun ausilio tecnico potranno, da soli, garantire condizioni e contesti relazionali corrispondenti alla dignità della persona”. Per Francesco, inoltre, la cultura della vita “deve rivolgere più seriamente lo sguardo alla ‘questione seria’ della sua destinazione ultima”. Occorre “interrogarsi più a fondo sulla destinazione ultima della vita, capace di restituire dignità e senso al mistero dei suoi affetti più profondi e più sacri”. La vita dell’uomo, spiega il Papa, “bella da incantare e fragile da morire, rimanda oltre sé stessa: noi siamo infinitamente di più di quello che possiamo fare per noi stessi. La vita dell’uomo, però, è anche incredibilmente tenace, di certo per una misteriosa grazia che viene dall’alto, nell’audacia della sua invocazione di una giustizia e di una vittoria definitiva dell’amore. Ed è persino capace – speranza contro ogni speranza – di sacrificarsi per essa, fino alla fine”.

Povertà: Rossini (Acli), recupero degli sprechi, una risposta efficace

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 13:00

“Le Acli sperimentano ogni giorno l’aumento del disagio e delle disuguaglianze sociali. La domanda di assistenza da parte delle famiglie e delle persone che si rivolgono a noi si fa sempre più pressante”. Così il presidente nazionale Acli e portavoce dell’Alleanza contro la povertà in Italia, Roberto Rossini, in vista della pubblicazione dei dati Istat sulla povertà. “Per combattere l’aumento della povertà, le Acli si impegnano concretamente, su tutto il territorio nazionale, con diverse iniziative di recupero e distribuzione di generi alimentari, farmaci, abbigliamento. Nell’ultimo anno è stato possibile recuperare 1.394.427 kg di generi alimentari, 11.877 confezioni di cibo in scatola e 7.552 confezioni di farmaci, distribuiti a 424.980 persone in stato di bisogno tramite progetti specifici che mettono in rete diverse realtà”, spiega il presidente Rossini: “Il riconoscimento del ruolo del Terzo Settore è fondamentale per fornire risposte efficaci ad un’emergenza che ci interpella come associazione e ci sollecita nella nostra funzione di corpo intermedio. Invitiamo il Governo a perseguire la strada del dialogo e della collaborazione con il mondo associativo perché la lotta alla povertà diventi una priorità di tutti”.

Elezioni in Turchia: i titoli dei giornali dopo il successo di Erdogan. “Vittoria del popolo”, “Voto irregolare”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 11:41

All’indomani del voto che ha segnato l’ennesima vittoria di Recep Tayyp Erdogan, capo di Stato uscente riconfermato, i giornali turchi cantano vittoria anche se alcune testate osano esprimere seri dubbi sul futuro del Paese che nei prossimi cinque anni sarà sotto la guida di un presidente con poteri quasi assoluti e un forte maggioranza anche in parlamento. “La maggioranza al popolo!”, si legge nella prima pagina del giornale turco “Hürriyet”, che con un gioco di parole allude all’alleanza del partito di Erdogan Akp (Partito per la giustizia e lo sviluppo) con i nazionalisti partner di coalizione Mhp (Partito del movimento nazionalista). Nell’editoriale si afferma che “senza il Mhp Erdogan non sarebbe stato rieletto e l’Akp non avrebbe avuto la maggioranza nel parlamento”. Il filogovernativo “Sabah” elogia la “Vittoria del popolo” mentre l’edizione conservativa islamica “Yeni Safak” ha scelto come titolo “Yeniden Bismillah” cioè “Di nuovo Bismillah – Di nuovo sia lodato Allah”. “Le elezioni hanno trasformato Devlet Bahceli, il leader nazionalista e indispensabile partner di Erdogan dopo il voto in un attore cruciale”, spiega “Cumhuriyet”, giornale di profilo laico schierato con l’opposizione”, aggiungendo che il voto presto si rivelerà “una trappola di lupi per il Saray” (il palazzo del presidente), alludendo al legame del Partito nazionalista con l’organizzazione “Lupi grigi”. “Elezioni non corrette”: è categorico invece il giornale “Birgün”.

Libertà religiosa: convegno Università Santa Croce. Gringrich (ambasciatrice Usa), “dobbiamo e possiamo fare di più”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 11:37

“Quella religiosa è la prima libertà sancita dagli Usa nel primo emendamento della sua Costituzione. Essa fa parte di ciò che siamo come popolo e nazione. Il nostro impegno per questo ideale rimane costante. Gli Usa, come ha detto il presidente Trump, continueranno a essere i difensori della libertà religiosa nel mondo”. Lo ha detto Callista L. Gringrich, ambasciatrice Usa presso la Santa Sede, aprendo questa mattina a Roma il convegno internazionale sulla difesa della libertà religiosa, promosso dalla stessa ambasciata con Aiuto alla Chiesa che soffre e Comunità di Sant’Egidio. La rappresentante statunitense ha ricordato che nel 2018 ricorre il 20° anniversario della legge sulla libertà religiosa a livello internazionale e citato il Rapporto annuale sulla libertà religiosa redatto dal Dipartimento di Stato americano e basato su “fatti e non ipotesi di persecuzioni religiose, repressioni e violenze in 200 Paesi dove i credenti vedono soppressi o del tutto eliminati i loro diritti religiosi. Nessuna comunità religiosa è immune” in Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina. “Ci troviamo – ha spiegato – in una situazione critica, dobbiamo e possiamo fare di più. La libertà religiosa e la tolleranza sono un baluardo contro le forze dell’estremismo e basi della pace e della sicurezza. I governi e le società che difendono la libertà religiosa sono più sicuri e prosperi”. Da qui la scelta Usa di convocare il 25 e 26 luglio una riunione sulla libertà religiosa a Washington con lo scopo “d’individuare modi concreti per limitare la persecuzione religiosa e garantire maggiore libertà religiosa”. “Governi e società civile devono lavorare insieme per la libertà religiosa e rafforzare la pace – ha concluso Gingrich -, le crisi globali richiedono soluzioni globali. Dobbiamo combattere chi esporta persecuzione religiosa ed estremismo violento. Solo con comprensione e cooperazione potremo salvaguardare il diritto umano della libertà religiosa”.

Libertà religiosa: convegno Università Santa Croce. Il grido del popolo yazida, “mettete fine alle sofferenze delle minoranze in Iraq e Siria”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 11:27

“Abbiamo bisogno di azioni concrete. Abbiamo bisogno che tutte le persone che nel mondo hanno a cuore la giustizia e la pace, agiscano. Chiedo a voi di immaginarvi l’entità del dolore che stiamo vivendo e mettere fine alle sofferenze delle minoranze in Iraq e Siria”. Con questo grido del popolo yazida si è aperto questa mattina il convegno sulla libertà religiosa promosso dall’Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede in partnership con Aiuto alla Chiesa che soffre e Comunità di Sant’Egidio nella sede della Pontificia Università Santa Croce. A farsi portavoce del popolo yazida è stata una giovane ragazza Salwa Khalaf Rasho che da tre anni vive in Germania ma che nel 2014 è stata rapita da membri del cosiddetto Stato Islamico e tenuta in ostaggio per 8 mesi. Con lei sono state rapite 6mila donne e bambini yazidi. Come lei hanno subito abusi fisici e sessuali. Picchiati e torturati. Salwa ha avuto la fortuna di poter fuggire ma in Iraq ci sono ancora 3mila donne e bambini abbandonati a “un destino ignoto”. “La situazione purtroppo sta peggiorando “, ha testimoniato la ragazza che ha chiesto una serie di interventi: ricostruzione dei territori distrutti dalla guerra ed eliminazione in loco delle mine e di ogni residuato bellico; accertarsi del destino dei 3mila yazidi rimasti in Iraq; verificare le 60 fosse comuni presenti nella regione yazida per avere le prove e quindi avviare sotto l’egida dell’Onu un’indagine internazionale; assicurare protezione alle minoranze.

Diocesi: Cerreto Sannita, oggi l’inaugurazione della “Casa delle Donne” a Sant’Agata de’ Goti

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 11:17

Sarà inaugurata oggi, lunedì 25 giugno, alle 18, a Sant’Agata de’ Goti nei locali di Villa Fiorita la “Casa delle Donne”. Un progetto, espressione di un percorso comune tra Caritas diocesana, la cooperativa sociale di comunità iCare e la Fondazione Villa Fiorita Ianieri – D’Ambrosio, che punta alla creazione di una filiera di contrasto alla violenza di genere e sulle donne in difficoltà. “La Casa delle Donne – spiega la presidente della cooperativa sociale di comunità iCare, Mirella Maturo – è un luogo di condivisione e di incontro delle donne e fatto dalle donne, in un’ottica di collaborazione e di rete. Essa rappresenterà lo spazio in cui ognuna di esse avrà la piena libertà di espressione e sostegno concreto. Le donne saranno supportate nella gestione della vita privata, lavorativa e familiare”. “Credo nella dignità della forza delle donne e nella forza della dignità delle donne – ha aggiunto il vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, mons. Domenico Battaglia -. Vorrei vedere realizzato questo sogno. E possiamo farlo soltanto insieme”.

Repubblica Centrafricana: “dobbiamo continuare la messa”, le ultime parole di p. Albert Toungoumalé-Baba ucciso nell’attentato a Bangui

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 11:02

“Moses, dobbiamo continuare la messa”. Sono state queste le ultime parole di p. Albert Toungoumalé-Baba, il sacerdote ucciso il 1º maggio insieme ad altre 29 persone, nell’attentato contro la parrocchia di Nostra Signora di Fatima a Bangui. A raccontare – in un’intervista al Sir – il dramma di quegli interminabili minuti è il parroco, p. Moses Otii Alir. “Quella mattina c’erano oltre duemila persone. Dal momento che la chiesa, per quanto grande, non riesce ad accoglierle tutte, molte di loro hanno trovato posto nel piazzale antistante, dove, all’ombra degli alberi, abbiamo sistemato delle panche. 19 i sacerdoti alla celebrazione eucaristica organizzata per l’occasione dal gruppo San Giuseppe. Canti, preghiere e la liturgia della Parola: tutto è proseguito senza problemi. Fino all’offertorio, quando ho iniziato a sentire qualche sparo, ma mi sembrava qualcosa di molto lontano. Purtroppo a Bangui abbiamo fatto l’abitudine al rumore degli spari. Mai e poi mai ci saremmo aspettati il massacro che di lì a poco si è consumato davanti ai nostri occhi”. Oggi la situazione continua ad essere molto tesa. Le messe sono presidiate da un cordone di militari armati. “Nonostante la paura, la gente ha una grande fede e continua a venire in chiesa – racconta p. Moses -. Ogni domenica a messa partecipano tra 2.000 e 2.500 persone. All’indomani dell’attentato ho incontrato i fedeli e insieme abbiamo deciso di continuare le attività. Domenica 3 giugno 400 ragazzi, tra i 12 e 14 anni, hanno ricevuto i sacramenti del Battesimo e della Prima comunione. A Pentecoste ci sono state le Cresime di 103 ragazzi. Tra di loro anche un 19enne che è rimasto ferito ad una gamba durante l’attentato del 1. maggio”.

Messico: vescovi in vista delle elezioni presidenziali, “contribuire alla riconciliazione sociale”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 10:45

Un invito alla partecipazione, ma anche all’unità e alla riconciliazione. È quello che arriva dalla Conferenza episcopale messicana (Cem) che, a una settimana esatta dalle elezioni presidenziali, ha emesso ieri un’articolata nota sull’appuntamento elettorale, firmata dall’intera presidenza Cem, a cominciare dal presidente, il cardinale José Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Guadalajara. I vescovi messicani lamentano il fatto che l’attuale processo elettorale “ha generato polarizzazione e asprezza non solo tra i candidati ma anche tra alcuni dei loro militanti, che in molte occasioni sembra abbiano privilegiato la passione più della ragione, più la squalifica che l’argomentazione, più il desiderio di distruggere l’avversario che la costruzione di ponti per un Messico riconciliato”. È necessario comprendere, allora, che “le proposte di governo presentate dai candidati devono essere accompagnate da una maggiore volontà di raggiungere consenso e punti d’accordo che non solo conferiscano vitalità politica alle idee, ma contribuiscano anche alla riconciliazione sociale”.

Parole che cadono in un contesto drammatico di violenza, come dimostrato anche nell’attuale campagna elettorale: “C’è un grande dolore per le morti violente di molti cittadini negli ultimi anni e, in particolare, di molti candidati in questo processo elettorale. Siamo coscienti che non ci sono lacrime sterili e che tutte sono una preghiera silenziosa per la giustizia e la pace che il nostro popolo oggi tanto reclama”. “Noi vescovi – prosegue la nota – desideriamo rivolgere un particolare appello a tutti i candidati, ai tutti i militanti dei vari partiti e a tutti i cittadini: uniti possiamo fare della prossima giornata elettorale un esercizio esemplare di civiltà, evitando parole e gesti di ostilità, delegittimazione o violenza”. La Presidenza della Cem, infatti, esprime la convinzione che la pace si costruisca “passo dopo passo, giorno dopo giorno. Tutti dobbiamo diventare seminatori di pace. Mai come ora il Messico ha bisogno di vivere in un clima di pace” per costruire il suo futuro e chi sarà eletto non potrà non tenere conto che è imprescindibile un “lavoro di ricostruzione del tessuto sociale, che è ferito per gravi e diversi motivi”. Nel comunicato si afferma che partecipare al voto è “un obbligo morale” e che l’astensionismo non aiuta a costruire una solida democrazia. L’invito è quello di esprimere la propria scelta “in coscienza”, nell’auspicio che le elezioni si svolgano ovunque in maniera “conforme alla legge, con onestà e trasparenza”, senza indebite pressioni.

Migranti: card. Betori (Firenze), “la ricerca di un maggiore coinvolgimento dei Paesi Ue non giustifica le nostre chiusure”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 10:35

“La logica dello scarto tocca la persona umana quando questa trova chiusa la porta dell’accoglienza, perché c’è chi non la ritiene sufficientemente giustificata per chi aspira a una condizione di pace, a fuggire dagli spettri della fame confidando nella condivisione fraterna dei beni della terra, a una possibilità di vita migliore per sé e per i propri cari”. Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori, durante l’omelia della messa che ha celebrato ieri in cattedrale nella festa di san Giovanni Battista, patrono della città. “Ci sono ovviamente dei limiti connessi alla misura delle risorse di cui si dispone – ha aggiunto -, ma non possiamo dire che il nostro è un Paese che non può condividere perché esso stesso in stato di povertà”. Quindi, l’invito a guardare l’esempio dell’accoglienza di profughi in Paesi come il Libano per “doverci vergognare di un solo rifiuto”. Il cardinale è consapevole che “non mancano anche tra noi sacche di miseria e disagio”, ma “questo dovrebbe sollecitare piuttosto una più equa distribuzione dei beni e una presa in carico di tutte le povertà, senza eccezioni. E se è vero che tutti i Paesi in Europa devono condividere i nostri sforzi, la ricerca di un maggiore coinvolgimento degli altri non può giustificare nostre chiusure”. Di qui l’invito ad “aprire corridoi umanitari” e “promuovere politiche concrete di sviluppo nei paesi di partenza dei migranti”. “Se ne accompagni l’accoglienza con percorsi di integrazione e non si mettano i poveri contro i poveri per scopi di propaganda”. Un clima di divisione è – ha sottolineato l’arcivescovo – “sempre nocivo per una società, soprattutto quando prende a pretesto le origini etniche”. “La dignità della persona umana è un principio irrinunciabile e precede cittadinanza, provenienza, etnia, cultura, religione”.

Diocesi: card. Betori (Firenze), “la città perde identità, manca tessuto forte fatto di famiglie”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 10:31

“Occorrono risposte ferme al diffondersi della violenza, rimuovendone i focolai e ostacolando le culture che la giustificano, scardinando la logica del sopruso dal cuore della gente”. Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori, durante l’omelia della messa che ha celebrato ieri in cattedrale nella festa di san Giovanni Battista, patrono della città. Il porporato ha sottolineato il bisogno di chiedere un “impegno per il controllo delle devianze in questa città e l’approntamento di ogni ragionevole intervento per proteggere la serena convivenza nei luoghi dell’incontro e della socialità, a cominciare dalle nostre piazze e dai nostri quartieri”. Il cardinale ha poi considerato “il rispetto della legalità”, che “va chiesto a tutti”, una “condizione irrinunciabile di piena cittadinanza”. Riferendosi a un recente episodio, ha poi ribadito che “non si può accettare che su una delle chiese più care al cuore dei fiorentini e al rispetto di quanti ne amano l’arte e la cultura si possano impunemente affiggere striscioni che insultano la fede e la civiltà di un popolo”. Il pensiero dell’arcivescovo è, dunque, rivolto alla “perdita di identità della nostra città”, che “sembra strettamente connessa a non considerare sufficientemente l’esigenza di creare un tessuto sociale forte, fatto di famiglie e di una rete di risposta ai bisogni primari delle persone, lasciando invece spazio a una logica di profitto e di rendita, che intercetta sì il flusso turistico ma svilisce l’immagine stessa di Firenze”. Problemi che, secondo il card. Betori, “non hanno soltanto risvolti economici, ma prima ancora valoriali e identitari”. Al termine della celebrazione eucaristica l’arcivescovo ha assicurato alle autorità “la collaborazione della Chiesa nell’esercizio delle loro responsabilità”, con l’auspicio che “attraverso la loro opera cresca la coesione sociale, il bene comune e, in particolare, la cura dei più deboli”. Infine, sono stati ricordati gli anniversari dell’ordinazione di alcuni sacerdoti fiorentini.

Diocesi: Milano, documento sulle migrazioni. Mons. Delpini, “disagio e urgenza di interventi e parole che dicano passi di civiltà”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 10:15

“Il Consiglio pastorale diocesano insieme con il vescovo vuole condividere il disagio che prova, le domande che sorgono, l’urgenza di interventi, iniziative, parole che dicano speranze di futuro e passi di civiltà”. È quanto si legge nel documento dal titolo “Inquietudine e disagio” firmato ieri a Triuggio (Mb) dal Consiglio pastorale della diocesi di Milano e dall’arcivescovo, mons. Mario Delpini, sul tema delle migrazioni e dell’accoglienza. Il testo indica una sequenza di domande: “Quello che succede, nel Mediterraneo, in Italia e in Europa può lasciare indifferenti i cristiani? Possono i cristiani stare tranquilli e ignorare i drammi che si svolgono sotto i loro occhi? Possono coloro che partecipano alla Messa della domenica essere muti e sordi di fronte al dramma di tanti poveri, che sono, per i discepoli del Signore, fratelli e sorelle?”. E ancora: “Gli innumerevoli gesti di solidarietà, la straordinaria generosità delle nostre comunità può consentire di ‘avere la coscienza a posto’, mentre intorno a noi c’è gente che soffre troppo, che fa troppa fatica, che paga a troppo caro prezzo una speranza di libertà e di benessere?”. Un’altra domanda riguarda la comunità internazionale, l’Europa, l’Italia: “Possono rassegnarsi all’impotenza, a interventi maldestri, a logorarsi in discussioni e contenziosi, mentre uomini e donne, bambini e bambine muoiono in mare, vittime di mercanti di esseri umani?”. Infine, i governati: “Possono sottrarsi al compito di spiegare quello che stanno facendo, di argomentare di fronte ai cittadini il loro progetto politico, che onori la costituzione, la tradizione del popolo italiano, i sentimenti della nostra gente?”.

Diocesi: Milano, documento sulle migrazioni. Mons. Delpini, “nessuno rimanga indifferente”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 10:12

“Vorremmo che nessuno rimanga indifferente, che nessuno dorma tranquillo, che nessuno si sottragga a una preghiera, che nessuno declini le sue responsabilità”. È quanto si legge nel documento dal titolo “Inquietudine e disagio” firmato ieri a Triuggio (Mb) dal Consiglio pastorale della diocesi di Milano e dall’arcivescovo, mons. Mario Delpini, sul tema delle migrazioni e dell’accoglienza, in cui si esprime “un condiviso disagio per vicende su cui la cronaca quotidiana attira l’attenzione e suscita emozioni e reazioni in tutti gli italiani”. Ci si chiede “che cosa sta succedendo nel Mediterraneo, in Italia e in Europa? I cristiani che sono cittadini italiani vorrebbero sapere, vorrebbero capire. Può bastare un titolo di giornale per leggere una situazione? Può bastare uno slogan per giustificare una decisione? Pensiamo di aver diritto a una informazione comprensibile, pacata, argomentata”.

Incontro mondiale famiglie: da oggi su www.worldmeeting2018.ie si possono prenotare i biglietti

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 10:06

È possibile da oggi prenotare i biglietti per partecipare a due eventi della Giornata mondiale delle famiglie, che vedono Papa Francesco protagonista: il primo è la visita al Santuario mariano di Knock, la mattina del 26 agosto, dove il Papa andrà in pellegrinaggio per pregare nella cappella dell’apparizione e poi recitare l’Angelus sulla piazza antistante la Basilica. Il Papa resterà a Knock un’ora (9,45-10,45) e 45mila persone potranno essere presenti a questo momento. Biglietti saranno indispensabili anche per assistere nel pomeriggio dello stesso giorno alla messa conclusiva della Giornata mondiale, al Phoenix Park di Dublino. Per questo evento sono disponibili da oggi 500mila biglietti. “Non sarà possibile ammettere nessuno a questi luoghi senza biglietto, né adulti né bambini”, spiega una nota diffusa dall’ufficio stampa irlandese della Giornata. I biglietti sono disponibili su www.worldmeeting2018.ie e sono gratuiti, precisa la nota, spiegando anche che “al momento della prenotazione ci sarà un invito a dare un contributo volontario alla Giornata mondiale per compensare i costi dell’evento: è facoltativo e non avrà alcuna conseguenza sulla possibilità di ottenere un biglietto”.

Diocesi: Torino, l’arcivescovo Nosiglia a pranzo con migranti, rom e senza dimora per il 50° dell’ordinazione sacerdotale

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 09:55

Con un pranzo assieme a una famiglia di migranti, una famiglia rom e una di senza fissa dimora l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha festeggiato il 50° anniversario di ordinazione sacerdotale, al temine della concelebrazione che ha presieduto ieri in cattedrale. C’era una famiglia rom proveniente dai campi della città, composta da 6 persone tra cui 4 minori e seguita dalla associazione Aizo. E anche una famiglia italiana di 5 persone tra cui 3 minori. È stata sfrattata ed è stata inserita nel progetto “Sister”, che la Caritas diocesana ha realizzato utilizzando i fondi che Papa Francesco ha voluto lasciare per i bisognosi di Torino dopo la sua visita del 21-22 giugno 2015. Infine, presente al tavolo una famiglia congolese di 8 persone tra cui 6 minori, aiutata e seguita da Migrantes. Il pranzo è stato preparato e servito dal Sermig insieme con le due suore indiane dell’arcivescovado. “L’invito di mons. Nosiglia – si legge in una nota dell’arcidiocesi – vuole essere un richiamo al dovere della ospitalità che, al di là del pasto, può essere svolta da ogni famiglia e comunità della nostra città anche per altre circostanze utili ad attuare l’invito del comandamento: ‘ama il prossimo tuo come te stesso’”. Un gesto che, afferma l’arcidiocesi, “sta sotto il segno dell’incontro reciproco fraterno e amicale e di stile familiare, che aiuta a non aver paura dell’altro anche diverso da sé e instaura invece relazioni autentiche fra gli abitanti della stessa città, che è di tutti e in cui è doveroso prestare attenzione alle persone in maggiore difficoltà”.

Diocesi: Firenze, l’arcivescovo Betori incontra una delegazione della Lega Musulmana

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 09:49

“Il dialogo è lo strumento più importante per arrivare alla pace nel mondo. Il nostro compito, incontri e gesti come quello di oggi dimostrano che le religioni possono essere elemento di unione e fraternità fra i popoli e non di divisione”. Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, card. Giuseppe Betori, che ha incontrato ieri in arcivescovado il segretario della Lega Musulmana Mondiale, Muhammad Bin Abdul Karim Al Issa accompagnato da una delegazione. Alla visita hanno partecipato anche il vicario generale della diocesi, mons. Andrea Bellandi, il rabbino Joseph Levi e l’imam Izzeddin Elzir, responsabili della “Scuola Fiorentina di Alta Formazione per il Dialogo Interreligioso ed Interculturale”. “Per aiutare e sostenere su questa strada chi ha responsabilità di governo, politica, e civile è nata a Firenze la scuola di educazione al dialogo interreligioso. Il nostro incontro – ha aggiunto il card. Betori – avviene nel giorno del patrono della città san Giovanni Battista, un ebreo, considerato un grande profeta anche dalla religione islamica”. Un fatto che “ci ricorda che molto ci unisce anche nella storia delle nostre religioni e la scuola per il dialogo interreligioso servirà a mostrare anche queste radici comuni”. “A Firenze – ha concluso il cardinale – abbiamo una particolare responsabilità: nel secolo scorso il sindaco Giorgio La Pira è stato promotore di dialogo fra Paesi e religioni una eredità pesante quindi, ma che ci onora e ci incoraggia su questo cammino”. ​

Argentina: conclusa la Settimana sociale. I provvedimenti di risanamento economico “non ricadano sui poveri”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 09:48

Si è conclusa ieri a Mar del Plata la Settimana sociale promossa dalla Chiesa argentina, attraverso la Commissione episcopale di pastorale sociale (Cepas). Nel messaggio finale, letto a conclusione della messa finale, si chiede che le politiche di risanamento economico “non ricadano sui poveri” e si auspicano provvedimenti per risolvere i problemi “dell’esclusione e della marginalità crescenti di milioni di argentini”. Ancora, si sostiene che la democrazia vada consolidata per “saldare il debito con gli scartati della nostra patria”. Nel documento letto da mons. Oscar Frassia, vescovo di Avellaneda-Lanús, si ricordano le responsabilità delle istituzioni democratiche nella “promozione di politiche di inclusione, lavoro e protezione”. La povertà “deve essere al centro delle preoccupazioni di una democrazia”. Gli oltre 450 presenti, vescovi, politici, sindacalisti, imprenditori, referenti di organizzazioni sociali, si sono detti d’accordo sulla necessità di “una più equa distribuzione della ricchezza” e sull’applicazione “di nuove regole etiche sul sistema finanziario”, alla luce del recente documento vaticano “Oeconomicae et pecuniariae questiones”.

In precedenza, mons. Jorge Lugones, vescovo di Lomas de Zamora e presidente della Cepas, aveva riflettuto sul tema “Democrazia: un cammino a servizio dei poveri”. “Ricordiamo con gratitudine questi trentacinque anni di governi democratici, perché crediamo che una democrazia partecipativa sia il miglior sistema che oggi in un paese si possa desiderare per il proprio popolo”, ha affermato mons. Lugones. Tuttavia “la democrazia, pur essendo il sistema ottimale per risolvere la dura realtà dei poveri in Argentina, non ha ancora prodotto risultati positivi”. Certo, secondo il presidente della Cepas, “abbiamo avuto alcuni miglioramenti ma non abbiamo una politica sostanziale che resti nel tempo”. Il vescovo di Lomas de Zamora ha anche riflettuto sull’oppportunità di affrontare l’attuale crisi insieme alle altre nazioni dell’America Latina, con le quali l’Argentina condivide l’identità, la storia e l’umanesimo cristiano.

Famiglia: mons. Nulty (Kildare e Leighlin), “le vocazioni sacerdotali sono affari di tutti”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 09:36

“Penso che in Irlanda rischiamo di vedere l’imminente incontro mondiale delle famiglie attraverso un prisma irlandese e solo attraverso esso. Sarà un evento mondiale in cui Papa Francesco avrà qualcosa da dire a tutte le famiglie”. Sono parole che il vescovo Denis Nulty di Kildare e Leighlin ha pronunciato ieri a Knock, celebrando la messa per il pellegrinaggio annuale della Saint Joseph’s Young Priests Society, organizzazione laicale che si occupa di sostenere i giovani che si preparano al sacerdozio. A Knock Papa Francesco sarà tra circa due mesi e ci andrà “come pellegrino”, per pregare “per la vita famigliare e il rafforzamento dell’unità”, ha precisato il vescovo, sottolineando che “nella famiglia si nutre e si forma una vocazione al sacerdozio o alla vita religiosa”, sebbene “per coltivare una vocazione ci voglia molto più di una famiglia: ci vuole un’intera parrocchia e ancora tanti di più”. Rivolgendosi ai membri della Società di San Giuseppe, il vescovo ha affermato che per incoraggiare le vocazioni bisogna “iniziare a parlarne nelle parrocchie: le vocazioni sacerdotali sono affari di tutti, ma se sacerdoti, diaconi, operatori e membri del consiglio pastorale non ne parlano, allora chi lo farà?”. “La Chiesa non è più la forza dominante come una volta era nella vita irlandese e questa è una buona cosa” e “un sacerdote oggi lavora in collaborazione con donne e uomini laici, giovani e vecchi, per portare avanti la vita parrocchiale”. Per i giovani sacerdoti che vivono nelle parrocchie irlandesi il vescovo Nulty ha chiesto un particolare sostegno e incoraggiamento della Società, insieme al sostegno per i seminaristi che sono in Irlanda.

Diocesi: mons. Nosiglia (Torino), “mancanza di lavoro macigno sulla vita dei giovani”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 09:28

“La mancanza di lavoro pesa come un macigno sulla vita dei giovani e delle loro famiglie e di riflesso su tutta la società”. Lo ha detto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nell’omelia della messa di san Giovanni Battista, patrono della città, che ha celebrato ieri in cattedrale. “Negli ultimi due anni, in molti abbiamo cercato di porre l’attenzione sulla questione delle povertà giovanili, che permangono come problema e come pungolo forte per la nostra città”, ha aggiunto il presule che l’ha considerata “una sfida che non possiamo eludere o sottovalutare, lasciando ai singoli interessati o ai loro genitori e nonni il problema e rischiando di espellere intere generazioni dal processo culturale, sociale e produttivo del territorio”. Quindi, mons. Nosiglia ha rivolto l’attenzione alla “formazione” e all’“accompagnamento dei giovani al lavoro”, che “mettono in gioco le Università, le scuole professionali, le imprese, le istituzioni e, da parte della Chiesa, la pastorale del lavoro e la fondazione Operti”. Una preoccupazione che “non deve indurci nell’errore di ritenere che, allora, la condizione degli anziani sia scevra da problemi”, ha sottolineato l’arcivescovo, che ha affermato come “in più d’uno dei centri di ascolto della nostra rete diocesana si sta registrando un incremento delle richieste da parte di anziani, molti dei quali over settantacinque”. “Richieste di natura economica, certo, ma anche inerenti la salute”. Quindi, l’auspicio di “agevolare percorsi” per “prendersi cura di loro”, “valorizzando gli anziani che chiedono con insistenza di venire inserirti in reti di relazioni significative per affrontare la solitudine e la perdita di significato”. Infine, l’attenzione è ricaduta sulla famiglia verso la quale “dobbiamo riuscire a rendere strutturale tutto lo sforzo compiuto, codificandolo in modo più sistematico e curandone gli esiti di piena dignità, cosa che non sempre si realizza, almeno vedendo la situazione di alcuni alloggi popolari, assegnati in condizioni a dir poco precarie”.

Diocesi: mons. Nosiglia (Torino), “avviare un progetto per i rom, rispettoso della loro cultura”

Agensir.it - Mon, 2018-06-25 09:22

“Siamo chiamati al coraggio della solidarietà”. Lo ha detto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nell’omelia della messa di san Giovanni Battista, patrono della città, che ha celebrato ieri in cattedrale. Ricordando il percorso dell’Agorà del Sociale, compiuto in città, il presule ha sottolineato l’impegno “per la costruzione di un welfare con caratteristiche sempre più generative”. “La lunga crisi, da una parte ha messo a dura prova la resistenza delle persone, soprattutto quelle già fragili, colpite dalle sue svariate conseguenze; ma, dall’altra parte, ha fatto emergere con chiarezza la necessità e l’urgenza di puntare con coraggio e lungimiranza sulla valorizzazione delle risorse di persone, gruppi e territori”. Secondo l’arcivescovo, “è su questa linea che siamo chiamati a lavorare insieme, pubblico e privato, istituzioni e chiese o comunità religiose, associazioni e singoli cittadini”. Tanto da definirlo “un obiettivo ambizioso e lungo da raggiungere, che si scontra anche con l’inevitabile emergenza di cui la città negli ultimi mesi ha fatto più di un’esperienza”. In ballo c’è, a suo avviso, “il riconoscimento della dignità delle persone e dei loro diritti di giustizia, che vanno salvaguardati ad ogni costo, non solo per ragioni di tornaconto sociale o politico, ma perché riconoscono che ognuno, anche chi sembra solo bisognoso di ricevere, è considerato cittadino come gli altri a tutti gli effetti”. Dopo aver tracciato un bilancio positivo dell’accoglienza della città verso migranti, mons. Nosiglia ha auspicato che “anche verso i rom si avvii un organico progetto, rispettoso della loro cultura e del loro inserimento nel tessuto cittadino con il loro apporto responsabile”.

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