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Papa Francesco: al Rinnovamento carismatico, “non dimenticate mai il lieto annuncio” del vangelo

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 18:47

Durante il suo intervento alla Veglia di Pentecoste del Rinnovamento carismatico al Circo Massimo di Roma, Papa Francesco ha richiamato il tema della carità, espressione della fede in Cristo, e si è poi soffermato sui “martiri di oggi, che sono ancora più numerosi di quelli del passato”. A proposito delle attuali persecuzioni cui sono sottoposti “i cristiani delle diverse confessioni nel mondo”, il Papa ha parlato di un “ecumenismo del sangue”. Quindi una riflessione sui 50 anni del movimento carismatico e pentecostale, “cammino da proseguire con maggiore consapevolezza e coraggio”. Papa Francesco ha poi sottolineato la positività di una preghiera “gioiosa”: “o il cristiano – ha detto – sperimenta la gioia nel suo cuore è c’è qualcosa che non va”. “Non dimenticate mai – ha concluso – il lieto annuncio” del vangelo”.

Papa Francesco: al Rinnovamento carismatico, “la pace è possibile se siamo in pace tra noi”. “Vogliamo essere una diversità riconciliata”

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 18:42

“Grazie per la testimonianza che date qui, oggi. Fa bene a tutti, fa bene anche a me”. Papa Francesco ha svolto un’ampia riflessione nel corso della Veglia di Pentecoste del Rinnovamento carismatico al Circo Massimo di Roma. Riferendosi al brano biblico della Pentecoste, ha detto: “Oggi siamo qui, come in un cenacolo, ma a cielo aperto, perché non abbiamo paura”. Il Papa ha proseguito, più volte interrotto dagli applausi, ricordando la natura ecumenica del movimento: “stringete legami di amicizia, di unità per la missione”; la missione di “annunciare l’amore del Padre per tutti”. “Dimostrate – ha proseguito il Pontefice – che la pace è possibile, ma essa è possibile se siamo in pace tra noi”. Papa Bergoglio ha ricordato che “esistono differenze” tra le confessioni cristiane, ma “noi vogliamo essere una diversità riconciliata”, espressione che, ha ricordato, “non è mia ma di un luterano”. Francesco ha quindi parlato del Rinnovamento carismatico e pentecostale come di “una corrente di grazia”.

Rinnovamento carismatico: pastore Traettino, “contribuire a risveglio e unità delle chiese”, perché “Cristo è monogamo, ha una sola sposa”

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 18:25

“Dio emigra nel cuore dell’uomo”, infatti ci “ha visitati in Cristo”. E nella Pentecoste sperimentiamo “l’irruzione di Dio nei nostri cuori”. Giovanni Traettino, pastore della Chiesa evangelica della Riconciliazione, ha svolto, dopo padre Cantalamessa, una riflessione nel corso della Veglia di Pentecoste, svoltasi nel pomeriggio al Circo Massimo di Roma, dinanzi a Papa Francesco. Traettino ha ricostruito alcuni passaggi della storia del movimento, “fino a questa storica e sorprendente giornata”, richiamando il movimento “a contribuire al risveglio delle nostre chiese e all’unità delle chiese”, perché “Cristo è monogamo, ha una sola sposa”. “Dobbiamo camminare con fiducia – ha concluso Traettino – verso l’unità della fede”.

Rinnovamento carismatico: padre Cantalamessa, “essere uniti nella carità”

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 18:13

“Dobbiamo vedere in che cosa consiste la via carismatica all’unità. San Paolo ha tracciato alla Chiesa questo programma: ‘Fare la verità con la carità’” (Ef 4, 15). “Quello che dobbiamo fare non è scavalcare il problema della fede e delle dottrine, per ritrovarci uniti sul fronte dell’azione comune dell’evangelizzazione. L’ecumenismo – ha proseguito padre Cantalamessa nel suo intervento alla Veglia di Pentecoste del Rinnovamento carismatico – ha sperimentato, ai suoi inizi, questa via e ne ha costatato il fallimento. Le divisioni riemergono ben presto, inevitabilmente, anche sul fronte dell’azione. Non dobbiamo sostituire la carità alla verità, ma piuttosto tendere alla verità con la carità; cominciare ad amarci per meglio comprenderci”. “La cosa straordinaria, circa questa via ecumenica basata sull’amore, e che essa è possibile subito, è tutta aperta davanti a noi. Non possiamo ‘bruciare le tappe’ circa la dottrina, perché le differenze ci sono e vanno risolte con pazienza, nelle sedi appropriate. Possiamo però bruciare le tappe nella carità, ed essere uniti, fin d’ora. È l’unico “debito” che abbiamo gli uni verso gli altri. Le differenze non possono essere una scusa per non farlo”. Cantalamessa ha proseguito: “Cristo non ci ha comandato di amare solo quelli che la pensano come noi, che condividono interamente il nostro credo. Se amate solo costoro, ci ha ammonito, che fate di speciale che non facciano anche i pagani? Noi possiamo accoglierci l’un l’altro perché quello che già ci unisce è infinitamente più importante di quello che ancora ci divide”.
“Ci unisce la stessa fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo; Gesù Signore, vero Dio e vero uomo; la comune speranza della vita eterna, il comune impegno per l’evangelizzazione, il comune amore per il corpo di Cristo che e la Chiesa. Ci unisce anche un’altra cosa: la comune sofferenza e il comune martirio per Cristo. In tante parti del mondo, i credenti delle diverse Chiese stanno condividendo le stesse sofferenze, sopportando lo stesso martirio per Cristo. Essi non vengono perseguitati e uccisi perché cattolici, anglicani, pentecostali o altro, ma perché ‘cristiani’. Agli occhi del mondo noi siamo già una cosa sola, ed è una vergogna se non lo siamo davvero, anche nella realtà”. Ma “come fare, in concreto, per mettere in pratica questo messaggio di unità e d’amore? Ripensiamo all’inno alla carità di san Paolo. Ogni sua frase acquista un significato attuale e nuovo, se applicata all’amore tra membri delle diverse Chiese cristiane, nei rapporti ecumenici”. “Beato quel servo – diceva san Francesco d’Assisi in una delle sue Ammonizioni – che si rallegra del bene che Dio fa per mezzo degli altri, come se lo facesse per mezzo suo. Noi possiamo dire: Beato quel cristiano che è capace di rallegrarsi del bene che Dio fa per mezzo di altre Chiese, come per il bene che fa per mezzo della propria Chiesa”.

Rinnovamento carismatico: padre Cantalamessa, “vocazione e responsabilità particolari nei confronti dell’unità dei cristiani”

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 18:06

Attuare una “conversione”: “da noi stessi a Dio, dalla piccola unità che è la nostra parrocchia, il nostro movimento, la nostra stessa Chiesa, alla grande unità che è quella dell’intero corpo di Cristo, anzi dell’intera umanità. È il passo ardito che Papa Francesco sta spingendo noi cattolici a fare e che i rappresentanti di altre Chiese qui convenuti mostrano di volere condividere”. Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, ha svolto un’ampia riflessione nel corso della Veglia di Pentecoste del Rinnovamento carismatico al Circo Massimo, alla presenza di Papa Francesco. “Già sant’Agostino aveva messo in chiaro che la comunione ecclesiale si realizza per gradi e può avere diversi livelli: da quello più alto che consiste nel condividere sia i sacramenti esterni che la grazia interiore dello Spirito Santo, a quello meno completo che consiste nel condividere lo stesso Spirito Santo. San Paolo abbracciava nella sua comunione ‘tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro’” (1 Cor 1,2). “Una formula – ha aggiunto Cantalamessa – che dobbiamo forse riscoprire e tornare a valorizzare. Essa ci permette di estendere la nostra comunione anche ai fratelli Ebrei messianici”.
“Il fenomeno pentecostale e carismatico ha una vocazione e una responsabilità particolari, nei confronti dell’unità dei cristiani”. Attraverso varie citazioni bibliche, padre Cantalamessa ha poi osservato: “Dio ha effuso il suo Spirito Santo su milioni di credenti, appartenenti a quasi tutte le denominazioni cristiane e, affinché non ci fossero dubbi sulle sue intenzioni, lo ha effuso con le stesse identiche manifestazioni, inclusa la più singolare che è il parlare in lingue. Anche a noi non resta che tirare la stessa conclusione di Pietro: ‘Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi, chi siamo noi per continuare a dire di altri credenti cristiani: non appartengono al corpo di Cristo, non sono dei veri discepoli di Cristo?’”.

Pellegrinaggio a Lough Derg: aperta oggi “la stagione”. Mons. McGuinness, “questo luogo testimonia il bisogno di guarigione e speranza”

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 18:00

Si è ufficialmente aperta oggi la “stagione del pellegrinaggio dei tre giorni”, esperienza spirituale che ha come centro l’isola di Lough Derg, nella contea di Donegal in Irlanda, e che si ispira alla figura di San Patrizio. “Questo luogo testimonia il bisogno di guarigione e speranza in un mondo ferito e rotto. Dagli orrori di massa della guerra agli intimi dolori dei nostri cuori, la necessità del dono di misericordia, perdono, empatia umana e amore generoso è inesauribile” ha detto il vescovo Joseph McGuinness, amministratore diocesano di Clogher, celebrando la messa nella Basilica di San Patrizio a Lough Derg, luogo che “fornisce una cura intensiva per l’anima e dove molti, sia credenti sia non credenti che hanno trovato qui un vero senso di rinnovamento e di pace”. Da quindici secoli infatti si ripete la tradizione che richiede che per tre giorni si digiuni, mangiando un pasto solo al giorno, si cammini scalzi e si resti una volta svegli a pregare per 24 ore di fila. “Voi qui questa sera state continuando quella tradizione ininterrotta” ha detto il vescovo rivolgendosi ai pellegrini presenti nella basilica. “Ciò che state facendo sarebbe chiamato nei termini moderni contro-intuitivo e contro-culturale” ha detto ancora il vescovo. “In società di relativo benessere come la nostra, la privazione e il disagio fisici sono cose da evitare, non da abbracciare. L’idea di affrontare le sfide di Lough Derg sembrerebbe un’assurdità. Ma è un’assurdità gloriosa, la testimonianza più meravigliosa dei più profondi valori spirituali”. Come ogni anno, sarà possibile compiere questo particolare pellegrinaggio fino al 15 agosto.

Servizio civile: Misericordia di Prato cerca cento giovani da impegnare nel trasporto sociale

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 17:47

La Misericordia di Prato cerca “cento giovani desiderosi di mettersi in gioco per gli altri”. È stato pubblicato il bando 2017 per la selezione del Servizio civile nazionale. L’Arciconfraternita pratese partecipa anche quest’anno con due progetti dedicati al trasporto sociale. Oltre alla sede centrale di via Galcianese sono coinvolte diciotto Confraternite presenti sul territorio pratese e non solo. Il progetto “Connessione sociali” potrà essere svolto nelle sedi di Prato, Iolo, Capezzana, Galciana, Castelnuovo-Fontanelle, Chiesanuova, Grignano, Coiano, Mezzana e Narnali. Chi si propone per “Destinazione salute” potrà svolgere servizio a Seano, Calenzano, Comeana, Poggio a Caiano, Capalle, Carmignano, Vaiano, Montemurlo e Vernio. “Il compito richiesto ai giovani – spiega una nota – è quello di accompagnare anziani, malati e disabili in luoghi di cura, a scuola o verso ambienti di lavoro e formazione. Non si tratta solo di un accompagnamento fisico da un posto a un altro, ma di un vero e proprio impegno di vicinanza nei confronti di persone che hanno bisogno di un supporto per poter svolgere la propria quotidianità. Un servizio importante, del quale beneficeranno oltre duemila cittadini”.
Per partecipare al bando occorre aver compiuto 18 anni; è necessaria la patente di tipo B, sia per la guida di mezzi di trasporto sociale che per gli spostamenti all’interno del territorio provinciale. Le domande devono pervenire presso le sedi della Misericordia inserite nel progetto entro e non oltre le ore 14 del 26 giugno. Il Bando, la modulistica e le ulteriori informazioni sono reperibili sul sito internet www.misericordie.it (Sezione Servizio civile) e sul sito del Dipartimento www.serviziocivile.gov.it.

Rinnovamento carismatico: Papa Francesco alla Veglia di Pentecoste al Circo Massimo

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 17:38

Papa Francesco ha raggiunto, poco dopo le 17.30, il Circo Massimo per la Veglia di Pentecoste e la preghiera ecumenica, in occasione del Giubileo d’Oro del Rinnovamento carismatico cattolico, che si conclude domani con la messa di Pentecoste presieduta dal Pontefice in piazza San Pietro. Sul palco, insieme al Papa, i leader del Rinnovamento carismatico e i rappresentanti delle chiese evangeliche, pentecostali e di altre confessioni religiose. L’incontro è stato preceduto da canti, letture e testimonianze, e introdotto dalle meditazion di padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, e del pastore Giovanni Traettino della Chiesa evangelica della riconciliazione.

Diocesi: Milano, card. Scola inaugura la nuova chiesa del quartiere di Quarto Oggiaro

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 17:26

L’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, dedicherà alla Pentecoste la nuova chiesa del quartiere di Quarto Oggiaro. La celebrazione, in programma domani alle 10 in via Graf a Milano, cade esattamente nel giorno della festività liturgica cui sarà intitolato l’edificio e a tre anni dalla posa della prima pietra, alla quale partecipò lo stesso cardinale. La chiesa della Pentecoste è stata realizzata su un progetto dell’architetto italo sloveno, Boris Podrecca, scelto dalla diocesi di Milano, attraverso un bando internazionale, cui parteciparono professionisti da Portogallo, Finlandia, Gran Bretagna. Collocato a poche centinata di metri dall’ex asilo comunale usato sino ad ora dai fedeli come luogo di culto, l’edificio si presenta, con un’alta facciata concepita come un grande portale in calcestruzzo che racchiude l’aula centrale e la navata laterale. La chiesa “sarà il punto di riferimento di una comunità vivace che vive in un contesto spesso dipinto dalla cronache come problematico”, afferma una nota della diocesi.
“L’oratorio è il punto di aggregazione per molti giovani. Sono attivi gruppi di catechesi per i bambini, preadolescenti e adolescenti. I volontari del centro di ascolto della Caritas lo scorso anno hanno fatto 1200 colloqui e distribuito 6 mila pacchi viveri. Il doposcuola parrocchiale segue i ragazzi segnalati dalla scuola elementare e media di via Graf. Vengono organizzati diversi percorsi formativi per gli adulti: una scuola teologica per laici, una scuola della parola, gruppi di ascolto del Vangelo nelle case dei parrocchiani durante l’Avvento e la Quaresima, cicli di incontri sulle tematiche di attualità che interpellano la fede”.

Diocesi: mons. Accolla (Messina), “Maria non delega, partecipa e coinvolge in percorsi di vita nuova”

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 17:03

“Per la prima volta mi accingo a presiedere la messa in occasione delle festa della nostra patrona, la Madonna della Lettera. Per me è motivo di particolare gioia spirituale ogni volta che celebriamo l’Eucarestia nelle memorie o nelle solennità della Beata Vergine Maria, sono occasioni uniche per rinvigorire ancor di più la consapevolezza e il valore del nostro essere ‘Chiesa in comunione’, come nel cenacolo fecero Maria con gli Apostoli”. Lo ha affermato oggi l’arcivescovo di Messina, mons. Giovanni Accolla, nell’omelia della celebrazione della Madonna della Lettera. “L’inizio della vita della Chiesa, arricchita dal dono dello Spirito Santo, comincia con la presenza di Maria, la Madre di Gesù ed è caratterizzata dalla preghiera concorde e assidua. Non vi è presenza e testimonianza di Chiesa se non con il conforto e l’intercessione di Maria che ci invita all’ascolto della Parola di Gesù”, ha detto Accolla. “Il modello di Maria che ascolta, che suggerisce ai servi delle nozze di Cana di ascoltare Gesù e di fare ciò che ‘egli dice loro’ è oggi quanto mai attuale. Le scienze e le tecnologie hanno affinato gli strumenti più sofisticati della comunicazione che tante volte soffocano la comunione e con essa la gioia della vita, la gioia della condivisione, la gioia della carità. A volte diventano persino strumenti di morte, basta ricordare quello che sta accadendo nel nostro tempo con certi tipi di giochi on line. Maria non delega, partecipa e coinvolge in percorsi di vita nuova, mette tutti in condizione di agire secondo il dire di Gesù: via, verità e vita”.

Polonia: plenaria dei vescovi su pastorale, liturgia e famiglie. Affidamento del Paese al cuore di Maria

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 16:42

La 376ma plenaria dell’episcopato polacco prevista il 6-7 giugno prossimo a Zakopane avrà un carattere particolarmente solenne. I vescovi nel pomeriggio di martedì nel santuario della Madonna di Fatima di Krzeptowki rinnoveranno l’Atto di affidamento della Polonia al Cuore immacolato di Maria, celebrato per la prima volta a Czestochowa nel settembre del 1946, nel ricordo della consegna del mondo alla Madonna nel 1942 da parte di Pio XII, ispirato dalle apparizioni di Fatima. Le celebrazioni di Krzeptowki “in occasione del centesimo anniversario delle apparizioni avranno il carattere nazionale”, sottolinea il segretario dei vescovi polacchi mons. Artur Mizinski, il quale rileva inoltre la partecipazione alla cerimonia del Presidente della Repubblica Andrzej Duda e di numerosi rappresentanti del governo. Ad aprile il Parlamento polacco ha approvato la delibera sulla “particolare importanza” delle apparizioni di Fatima per la Polonia. Durante la celebrazione verrà ricordato, inoltre, il 20o anniversario della visita a Zakopane di Giovanni Paolo II. Il programma della plenaria è focalizzato su tre questioni principali: il nuovo programma pastorale della Chiesa polacca, le questioni liturgiche e il direttorio per la pastorale delle coppie e delle famiglie di cui uno di capitoli, ampiamente discusso, sarà dedicato all’accompagnamento delle coppie “irregolari”.

Papa Francesco: i responsabili delle nazioni pongano fine al commercio delle armi

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 15:11

Un nuovo appello all’eliminazione del commercio delle armi. Lo rivolge Papa Francesco nel videomessaggio per l’intenzione di preghiera per il mese di giugno. “È un’assurda contraddizione – afferma il Papa – parlare di pace, negoziare la pace e, allo stesso tempo, promuovere o consentire il commercio di armi”. Francesco si domanda: le guerre sono davvero nate “per risolvere problemi oppure sono guerre commerciali per vendere queste armi illegalmente, affinché i mercanti di morte ne escano arricchiti?”. Da qui l’appello: “Risolviamo questa situazione”. Con l’invito a pregare “insieme per i responsabili delle nazioni, perché s’impegnino con decisione per porre fine al commercio delle armi, che causa tante vittime innocenti”.

Papa Francesco: incontro con 400 bambini dei Comuni terremotati. “Le calamità feriscono l’anima. Ma il Signore ci aiuta a riprenderci”

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 15:10

“Per un periodo noi abbiamo fatto scuola di pomeriggio, perché stavamo sui moduli. Adesso, però, abbiamo delle scuole dove abbiamo ricominciato la scuola la mattina e quindi abbiamo ripreso l’orario normale”. I ragazzi dei Comuni terremotati del Centro Italia, incontrati oggi alle 12 da Papa Francesco in Vaticano, gli hanno raccontato le vicende personali e familiari, le difficoltà dei mesi seguiti al sisma. Il Papa li ha ascoltati, intrecciando con loro un lungo dialogo. Ha quindi chiesto ai bambini notizie sull’anno scolastico: “Nessuno di voi ha perso l’anno?”. Una ragazza ha risposto convinta: “No, no”. E il Papa ha ripreso: “Questo è buono”. Gaia, di Acquasanta, ha affermato: “Il 24 agosto”, data del terremoto, “tutti i miei compagni di classe, tutti quelli che frequentavano la scuola, c’è stato un grande spavento, perché non si sapeva chi era vivo, cosa era successo alla scuola, alle case degli altri… Fortunatamente, si sono salvati tutti. Ad Acquasanta non ci sono particolari danni, diciamo. Però, la nostra scuola era inagibile così poi ce l’hanno ricostruita”. Tutti hanno collaborato per ricostruirla, “e questo è buono, perché – ha spiegato Bergoglio – quando si lavora tutti insieme, tutti per lo stesso scopo, le cose vanno meglio”. Maria Vittoria, di Cascia, ha detto a Francesco: “Volevo dire che dopo il terremoto ci sono stati molti problemi. Prima siamo stati in un’azienda, poi ci hanno dato una struttura in legno. Ci farebbe piacere che tu venissi a Cascia, uno di questi giorni”.
Il Papa più avanti ha spiegato che “le calamità feriscono l’anima. Ma il Signore ci aiuta a riprenderci. Avete fiducia nel Signore voi, o no?”, ottenendo una forte risposta affermativa. Dopo aver recitato insieme ai ragazzi l’Ave Maria, il Papa ha concluso: “Una delle cose che piace più a Gesù, una delle parole che piace di più al Signore è la parola ‘grazie tante’. Io voglio ringraziare voi e dirvi ‘grazie’ per questa visita, per essere venuti qui, per essere venuti anche a ricordare quel brutto momento. Ma tutti noi dobbiamo pure dire grazie a quei ragazzi – ragazzi e ragazze – che sono venuti da Rio de Janeiro, e hanno suonato cose della mia patria che mi hanno fatto commuovere. E io invito loro ad avvicinarsi, così tutti diciamo loro ‘grazie’. Si chiamano ‘Marea del domani’: un applauso a loro!”.

Carismatici: Maria Voce (Focolari) invitata all’udienza con il Papa. “Bisogna continuare a camminare insieme”

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 15:03

“È stato un incontro molto breve ma personalizzato; il Papa ha salutato tutti, uno per uno e ci ha voluto tutti in circolo nella Sala del Concistoro proprio per poterci salutare personalmente”. Lo racconta Maria Voce, leader dei Focolarini, invitata con i leader evangelici a prendere parte all’udienza privata di Papa Francesco con i leader carismatici, che questo pomeriggio incontra al Circo Massimo. “Dopo si è fermato solo qualche minuto – prosegue Maria Voce – per dirci la sua gratitudine per questa visita. L’ha sentita un segno di stima, un segno di affetto verso di lui, del quale era molto contento. Ha detto soprattutto che il desiderio del suo cuore è che si cammini insieme. Diceva che questo ecumenismo è quello del camminare insieme e ringraziava i partecipanti perché, diceva, so che voi lo fate”. Voce conclude: “Bisogna continuare a camminare insieme. I teologi ci aiuteranno a capire le differenze, a trovare il modo di superarle, però l’importante è che noi camminiamo insieme, perché la volontà di Dio è che siamo tutti uno. Questo il suo messaggio”. Il Papa “era molto disteso, molto contento di incontrare tutti”.

Papa Francesco: incontro con 400 bambini dei Comuni terremotati. “Le case e le nostre scuole sono crollate…”

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 14:57

“Io sono andata al ristorante”. “Ah, vuole andare al ristorante questa bambina! Ha fame, vuol mangiare. È un modo di dire al Papa: ‘Non la faccia lunga’”. Ride Papa Francesco. È cominciato con questo simpatico siparietto tra Francesco e una bambina l’incontro tra il Pontefice e 400 ragazzi provenienti dai Comuni terremotati dell’Italia Centrale nell’atrio dell’Aula Paolo VI. Si trattava dei partecipanti alla quinta edizione de “Il Treno dei Bambini”, iniziativa promossa dal Pontificio Consiglio della cultura nell’ambito del “Cortile dei Gentili”. Il tema era la salvaguardia del Creato, ovvero: “Piccoli viaggiatori, grandi ambasciatori, custodi della Terra”. Il Papa ha vissuto un momento informale, dicendo da subito che avrebbe avuto piacere di ascoltare i ragazzi più che parlare. E così è stato, con una serie di botta e risposta. Un altro ragazzino ha affermato: “Io rappresento Norcia e Cascia. Dal terremoto, la maggior parte delle case e delle chiese sono state distrutte. Da quando c’è stato il terremoto è straripato anche un fiume che fino ad allora era stato in secca; dopo il terremoto, per via delle forti scosse, è tornata l’acqua e adesso ha una grandissima potenza. La volevamo ringraziare per averci ospitato, sia noi ragazzi di Norcia sia tutti gli altri ragazzi”. Il Papa a questo punto ha detto: “Io vorrei che qualcuno di voi mi dicesse come sono stati quei giorni dopo il terremoto, da voi… Tu, vieni, dimmi”. “Sono stati giorni difficili”, ha raccontato un altro piccolo… Abbiamo avuto delle difficoltà per le case crollate e i palazzi. E tutte le nostre scuole”.

(L’Osservatore Romano (www.photo.va) / SIR)

Polonia: XXI incontro sulle rive del lago di Lednica, attesi 100mila giovani. Il tema è “Andate e amate”

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 14:44

“I giovani si aspettano dalla Chiesa una chiara testimonianza di fede e un linguaggio diretto”. Lo dice il portavoce dell’arcidiocesi di Varsavia don Przemyslaw Sliwinski riassumendo, in occasione del raduno annuale dei giovani a Lednica, gli esiti di un sondaggio effettuato in preparazione al Sinodo dei vescovi nel 2018. Il 21° incontro sulle rive del lago di Lednica, non lontano da Poznan che ha come titolo le parole “Andate e amate”, inizia oggi con il sacramento della penitenza somministrata ai giovani da decine di sacerdoti. Dopo la preghiera di mezzogiorno i partecipanti (alle ore 15) reciteranno la Coroncina alla Divina misericordia e ascolteranno la conferenza sul tema del raduno. Il primate di Polonia mons. Wojciech Polak, invitando i giovani alla manifestazione e alla messa domenicale, ha sottolineato che quest’anno la veglia di preghiera s’ispira alle parole di Papa Francesco pronunciate durante la Gmg2016 di Cracovia. Il messaggio di Papa Francesco ai giovani di Lednica verrà trasmesso sui megaschermi al termine della celebrazione serale dell’eucaristia. I giovani procederanno poi alla solenne “scelta di Cristo” e a mezzanotte attraverseranno la simbolica Porta del terzo millennio. Gli organizzatori si aspettano oltre 100mila giovani non solo dalla Polonia ma anche da Italia, Portogallo, Germania, Usa, e Gran Bretagna.

Rubata reliquia don Bosco: don Orsini (rettore Basilica), “si può trafugare una reliquia, ma non si può rubare don Bosco”

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 14:38

“Non verranno, al momento, fornite ulteriori indicazioni” riguardo il trafugamento della reliquia appartenente a San Giovanni Bosco, situata nel retro della parete absidale della Basilica inferiore del Colle don Bosco, “al fine di non ostacolare le indagini che sono in corso”. Lo conferma l’ufficio stampa dei Salesiani Piemonte e Valle d’Aosta. “Siamo molto addolorati, insieme con i tanti devoti che ne verranno a conoscenza, per quanto successo”, afferma don Ezio Orsini, rettore della Basilica. “Confidiamo che don Bosco possa toccare il cuore di chi ha compiuto tale gesto e farlo ritornare sui suoi passi così come era capace di trasformare la vita dei giovani che incontrava. Siamo altresì sicuri che si possa, come è capitato, trafugare una reliquia di don Bosco, ma non si possa rubare don Bosco a noi e ai tanti pellegrini che ogni giorno visitano questi luoghi”.

Diocesi: mons. Cantafora (Lamezia Terme), “via le mani dai giovani, usati, illusi e rovinati dalla mafia”

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 14:34

“Tanta preoccupazione e timore avvolgono il nostro cuore in queste ore. Siamo qui a far festa, ma come possiamo dimenticare le tristi vicende di questi ultimi giorni? La tentazione dello scoraggiamento e del pensare che niente serve perché niente può cambiare, è un vero veleno che immobilizza le risorse di bene che sono radicate in questa città”. È il duro monito rivolto ieri sera dal vescovo di Lamezia Terme, monsignor Luigi Cantafora, in un appello alla città al termine della processione di san Francesco di Paola, compatrono di Lamezia Terme. “Una morsa di male si è abbattuta. Si sono moltiplicate le intimidazioni e sembrano più veloci i passi di chi vuol seminare il male. Ma anche la notte più scura è destinata a finire”, ha affermato il vescovo, preoccupato per giovani e lavoro. “Via le mani dai giovani! E, voi giovani, amate la vostra libertà e la vostra vera felicità”, l’appello del vescovo. La Chiesa lametina è preoccupata nel vedere “giovani usati, illusi e rovinati dalla mafia. Proprio questi fatti ci devono interrogare e chiedere quale tipo di educazione stiamo portando avanti. È una domanda che riguarda famiglia, Chiesa, scuola e società con le sue Istituzioni”. Per Cantafora, “la mancanza di lavoro è l’ingiustizia più grande che viviamo in questo tempo. E quando manca il lavoro possiamo diventare prede facili del male. Ma questo rischio non diventi alibi per le nostre coscienze”. Francesco di Paola che “ha voluto per sé e il suo ordine il motto Charitas, interceda per la nostra città”, ha auspicato il vescovo, pregando: “Dove noi uomini abbiamo seminato odio, lì Dio diffonda il suo amore. Dove abbiamo coltivato il rancore e la vendetta, lì Dio conceda perdono. Dove abbiamo covato ingiustizia e malaffare, lì Dio sventi i piani corrotti”.

Festival Economia: dibattito sui migranti. Curarli è un investimento e non un costo

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 14:13

Sull’assistenza sanitaria ai migranti l’Italia ha ancora molta strada da fare: mancano servizi, mediatori interculturali e linguistici, la politica non interviene e, se può, preferisce non decidere per paura di perdere consensi di fronte all’ondata populista. E così facendo, favorisce la crescita dei pregiudizi sugli immigrati, perde l’occasione di integrarli e di farli sentire parte di una comunità, evitando costi maggiori a lungo termine. Un’analisi critica sul rapporto tra migranti e salute in Italia, è emersa durante il 12esimo Festival dell’Economia organizzato a Trento (fino al 4 giugno) dalla Provincia autonoma di Trento, dedicato quest’anno alla “Salute disuguale”. “Non curare adeguatamente chi arriva nel nostro Paese fuggendo da guerre, cambiamenti climatici e miseria, è, oltre che un tradimento dei principi della nostra Costituzione, un pessimo investimento”, ha spiegato ieri Loris De Filippi, presidente di Medici senza frontiere. “Infatti si pensa di risparmiare ma in realtà si rinvia il costo a quando patologie di facile cura peggiorano, richiedendo in un secondo momento interventi ben più complessi e più ingenti”. Tra l’altro, chi è sul campo, testimonia quanto sia falsa la credenza popolare secondo cui i migranti arrivano malati: “In realtà – ha proseguito De Filippi – sono generalmente giovani e senza patologie infettive. L’unica recrudescenza che stiamo notando in Italia è quella del morbillo ma non è dovuto ai migranti ma agli italiani stessi che non vaccinano più i figli. Io registro invece che spesso i migranti, essendo giovani, sono sani”.
In tal senso sono stati presentati alcuni dati a cura di Emilio Alari, medico di Emergency che ha raccontato i risultati del Programma Italia: “La nostra iniziativa, al 31 dicembre scorso, ha permesso di curare 79.576 pazienti nei nostri ambulatori fissi e mobili, erogando circa 288mila prestazioni. Appena il 10% ha richiesto la prescrizione di visite specialistiche (soprattutto dentarie) e i numeri di invii al pronto soccorso, ricoveri e chiamate al 118 non arrivano, tutti insieme, all’1%. Questo dimostra che una buona medicina di base, unita a programmi di educazione sanitaria per chi arriva in Italia e a un ruolo adeguato per i mediatori culturali può agevolare la salute dei pazienti e fare da filtro per limitare al massimo consulenze di secondo livello ed esami specialistici”.

++ Rubata reliquia don Bosco: mons. Nosiglia (Torino), “restituirla subito, senza condizioni” ++

Agensir.it - Sat, 2017-06-03 14:13

“La notizia del furto di una reliquia di san Giovanni Bosco dal Tempio di Castelnuovo è di quelle che non si vorrebbero mai sentire. Perché ci fa pensare a una profonda miseria morale, quella di chi sottrae un ‘segno’ che è stato lasciato e conservato per la devozione e la fede di tutti”. È quanto afferma l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, in una dichiarazione diffusa pochi minuti fa, a proposito del furto compiuto ieri pomeriggio. “La Chiesa di Torino – dice l’arcivescovo – è vicina alla Comunità Salesiana in questo momento e vuole ricordare al Signore la sofferenza dei figli e delle figlie di don Bosco per la ferita che è stata inferta alla memoria del loro fondatore. Don Bosco era prete di questa diocesi: due anni fa abbiamo celebrato insieme, con l’ostensione della Sindone e la visita di papa Francesco, i 200 anni dalla sua nascita. Nelle celebrazioni di domani, Solennità di Pentecoste, invito tutti i sacerdoti della diocesi di Torino a ricordare nella preghiera la comunità salesiana. Invito anche chi ha sottratto la reliquia a restituirla subito, senza condizioni: perché si possa chiudere questa pagina dolorosa e continuare degnamente a poter onorare la memoria di don Bosco nel suo luogo natale”.

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