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Migranti: Unicef, “la protezione per loro deve essere una priorità per l’Ue”

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 15:00

“Qualsiasi nuova politica dell’Ue sulle migrazioni deve considerare la necessità cruciale di concedere passaggi sicuri e percorsi regolari per i bambini rifugiati e migranti e le loro famiglie, nonché un tempestivo accesso a procedimenti di asilo e di reinsediamento e ai servizi di ricongiungimento familiare”. Lo dichiara il direttore regionale dell’Unicef per l’Europa e l’Asia centrale e coordinatrice speciale per la risposta alla crisi dei rifugiati e dei migranti in Europa, Afshan Khan, in vista delle prossime riunioni del Consiglio europeo su asilo e migrazione. L’Unicef esorta tutti i leader a “dare priorità alla protezione dei bambini, indipendentemente dallo status di immigrazione dei loro genitori”. L’auspicio del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia è quello di “procedure di asilo accelerate” che “potrebbero giovare ai minorenni”, mentre reputa “fondamentale” che “siano operativi assistenza legale, meccanismi di ricorso e altre salvaguardie”. “Anche i servizi sanitari, di istruzione e di protezione dovrebbero essere pienamente accessibili”. “Nessun bambino – aggiunge il Fondo – dovrebbe mai essere messo in stato di detenzione a causa del suo status di migrante. La detenzione, anche di breve durata, può avere effetti devastanti sulla salute mentale, sul benessere e sullo sviluppo del bambino”. L’Unicef indica, infine, le alternative alla detenzione: “l’affidamento, le sistemazioni per le famiglie a livello comunitario e una vita indipendente supervisionata”. “Gli Stati membri hanno l’obbligo di tutelare i diritti di tutti i minorenni ai sensi della Convenzione sui diritti dell’infanzia”.

Diocesi: Fiesole, “sconcerto e amarezza” per la chiusura dello stabilimento Bekaert

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 14:51

“C’è sconcerto e amarezza nell’apprendere la notizia dell’improvvisa chiusura dello stabilimento Bekaert di Figline Valdarno”. Lo scrive in una nota la diocesi di Fiesole, dove si segnala “la vicinanza del vescovo Mario Meini ai 318 lavoratori e alle loro famiglie che più soffrono le pesanti conseguenze di questa situazione”. Il vescovo assicura “la massima disponibilità verso le istituzioni e verso la città di Figline e la partecipazione alle iniziative organizzate per esprimere solidarietà ai dipendenti e alle loro famiglie”. Infine, rivolge un invito alla comunità cristiana e alle parrocchie a “promuovere momenti particolari di preghiera per favorire la costruzione di un mondo del lavoro rispettoso della persona umana e del bene comune”.

Redentoristi: otto nuovi missionari professi in India

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 14:27

Otto giovani hanno fatto la loro prima professione come missionari redentoristi al Monte San Giuseppe, Kotagiri, la casa del noviziato in India per la provincia di Bangalore e la viceprovincia di Majella. Lo segnala il bollettino dell’Ordine “ScalaNews”. Sei dei giovani redentoristi provengono dalla provincia di Bangalore e 2 dalla viceprovincia di Majella. Il provinciale di Bangalore, padre Arulanandam, ha ricevuto i voti dei sei di Bangalore mentre il viceprovinciale della Majella, padre Giuseppe Ivel Mendanha, ha ricevuto i voti dei due della viceprovincia di Majella. Il provinciale di Bangalore ha presieduto e predicato alla prima messa di professione. Gli otto nuovi redentoristi adesso inizieranno gli studi di filosofia a Varca Goa.

Processo in Vaticano: mons. Capella condannato a cinque anni di reclusione e 5mila euro di multa

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 13:55

Si è concluso con una condanna a cinque anni di reclusione, più 5mila euro di multa, il processo in Vaticano a carico di mons. Carlo Alberto Capella. Il verdetto è stato letto intorno alle 13.20 dal presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe dalla Torre, dopo una Camera di Consiglio durata circa un’ora. Il reato di cui si è macchiato l’ex funzionario vaticano – recita il dispositivo della sentenza – è “divulgazione, trasmissione, offerta e detenzione” di materiale pedopornografico. La pena-base prevista dalla legislazione vaticana è di quattro anni di reclusione e 4mila euro di multa, aumentata in ragione della “continuità del reato” e bilanciata per la concessione delle attenuanti generiche in virtù del “contegno processuale dell’imputato”. Mons. Capella è ora detenuto in una cella della caserma della Gendarmeria vaticana. Dopo la condanna penale, il passo successivo potrebbe essere la riduzione allo stato laicale. Nel qual caso, gli atti del processo che si è concluso oggi verrebbero trasmessi alla Congregazione per la dottrina della fede, competente per l’istruzione dell’eventuale processo canonico.

Riforma Curia: mons. Semeraro (segretario C9), “Papa Francesco governa con sinodalità, ascolto e discernimento”

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 13:45

“Il Papa, in un discorso molto importante fatto in occasione del 50° dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, ha detto che la sinodalità comincia con l’ascolto e poi ha precisato che è un ascolto reciproco. Lo stile del Papa con il quale egli è presente alle riunioni è anzitutto questo”. Lo dice mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del Consiglio dei cardinali, in un’intervista rilasciata a Vatican News sui risultati raggiunti dal Consiglio nei 5 anni di lavoro e sulle prospettive per il futuro. Il presule riferisce che “il Santo Padre non ha voluto fare un discorso ufficiale neanche all’inizio dei lavori del Consiglio dei cardinali, ma volle subito mettersi in ascolto di quanto nei mesi di quella prima estate i cardinali avevano raccolto nella consultazione”. Mons. Semeraro presenta quindi lo stile di partecipazione di Francesco al C9. “L’ascolto, l’intervento discreto, anche la risposta laddove al Papa viene chiesto un suo parere… Ma dico un intervento discreto nel senso di quella discrezione che è caratteristica della virtù della prudenza che è la virtù di chi governa. Sinodalità, ascolto, discernimento: così governa Papa Francesco”. Il presule guarda anche al futuro del C9 e spiega che “quando avrà raggiunto il suo obiettivo di proporre al Papa questo testo di Costituzione, il Consiglio continuerà nelle sue attività precedenti. Questo organismo è affidato soprattutto al discernimento del Papa, quindi potrebbe chiamarlo quando egli ritiene”. Quanto alla riforma della Curia, invece, il Consiglio di Cardinali ha messo a punto una bozza di proposta. “L’intenzione del Santo Padre – annuncia mons. Semeraro – è quella di avviare una consultazione degli organismi. Credo che saranno senz’altro i Dicasteri della Curia Romana e altre realtà che il Papa riterrà di consultare. Nel mese di settembre al Papa sarà dato un testo omogeneo che ormai nella sua realtà è già messo a punto”.

Riforma Curia: mons. Semeraro (segretario C9), “processo ponderato, ma senza correzioni di rotta”

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 13:43

“Il processo di riforma della Curia non è di là da venire, ma è un processo che già si sta realizzando in questioni importanti che probabilmente non attirano l’attenzione dell’opinione pubblica, così come può attirarla una questione economica”. Lo dice mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del Consiglio dei cardinali, in un’intervista rilasciata a Vatican News sui risultati raggiunti dal Consiglio nei 5 anni di lavoro e sulle prospettive per il futuro. Registrando “la piena disponibilità dei cardinali membri del Consiglio ad andare incontro al desiderio del Papa di avviare questo processo di riforma della Curia”, il presule indica la “lentezza” del processo considerandola come “ponderazione”. “Il Consiglio di cardinali ha lavorato con ponderazione ma senza correzioni di rotta”, precisa. Poi, il vescovo evidenzia il criterio della riforma, quello della “consultazione delle diverse realtà interessate”. “In primo luogo sono stati consultati i capi Dicastero, i responsabili dei diversi uffici della Curia Romana, essendo il primo soggetto interessato. Questo ha avuto già delle attuazioni, anche se l’attenzione dell’opinione pubblica si è concentrata su alcuni aspetti anche economici-amministrativi”.

Papa Francesco: ad associazione francese, “difendere sacralità della vita contro ogni forma di violenza”

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 13:37

“Rafforzare i legami di fraternità tra i membri di religioni differenti, approfondendo un lavoro di ricerca”. Con queste parole il Papa ha riassunto gli obiettivi dell’Associazione Emouna Fraternitè Alumni, ricevuta oggi in udienza nella Sala dei Papi del Palazzo apostolico. “Nell’ambito del vostro corso di studi – voi attestate la possibilità di vivere un sano pluralismo, rispettoso delle differenze e dei valori di cui ciascuno è portatore”, l’elogio di Francesco: “Voi testimoniate anche, in uno spirito di apertura, la capacità delle religioni di prendere parte al dibattito pubblico in una società secolarizzata. E inoltre manifestate, grazie ai legami fraterni stabiliti tra voi, che il dialogo tra i credenti delle diverse religioni è una condizione necessaria per contribuire alla pace nel mondo”. Il Papa ha incoraggiato, quindi, i presenti a “perseverare” nel loro percorso, “avendo cura di coniugare tre atteggiamenti fondamentali per favorire il dialogo: il dovere dell’identità, il coraggio dell’alterità e la sincerità delle intenzioni”. “La vera fraternità – ha ricordato Francesco – non la si può vivere che in questo atteggiamento di apertura agli altri, che non cerca mai un sincretismo conciliante; al contrario, cerca sempre sinceramente di arricchirsi delle differenze, con la volontà di capirle per rispettarle meglio, perché il bene di ciascuno sta nel bene di tutti”. Di qui la necessità di testimoniare che “la religione non è un problema ma è parte della soluzione”. “Vi incoraggio a far crescere una cultura dell’incontro e del dialogo, a promuovere la pace e a difendere, con dolcezza e rispetto, la sacralità di ogni vita umana contro ogni forma di violenza fisica, sociale, educativa o psicologica”, l’appello del Papa.

Processo in Vaticano: mons. Capella, “spero che questa situazione possa essere considerata un incidente di percorso”

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 13:31

Prima del ritiro in Camera di Consiglio per la sentenza, la seconda e ultima udienza del processo Capella in vaticano – ha riferito il “pool” di giornalisti ammessi in aula – si è conclusa con una dichiarazione spontanea dell’imputato, a cui è stato contestato il reato di detenzione, cessione e trasmissione di materiale pedopornografico ed è stata chiesta dall’accusa una pena di cinque anni e nove mesi di reclusione, più 10mila euro di multa. In piedi e con il clergyman, mons. Capella ha dichiarato: “Gli errori che ho fatto sono evidenti, ed evidente è anche il fatto che si riferiscono a un periodo di fragilità. Sono dispiaciuto che la mia debolezza abbia inciso sulla vita della Chiesa, della Santa Sede e della diocesi e sono addolorato per la mia famiglia”. “Spero che questa situazione – ha aggiunto – possa essere considerata un incidente di percorso nella mia vita sacerdotale, che amo ancora di più”. “Voglio continuare il sostegno psicologico”, ha proseguito Capella. “Spero che questo processo possa essere di qualche utilità nel corretto inquadramento dei fatti”, ha concluso.

Processo in Vaticano: “ingente quantità” invocata dall’accusa e contestata dalla difesa

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 13:23

Durante la seconda e ultima udienza del processo in Vaticano a carico di mons. Capella, accusato di detenzione, cessione e trasmissione di materiale pedopornografico, l’accusa – ha riferito il “pool” di giornalisti ammessi in aula – ha cominciato la sua requisitoria sgombrando il campo da ogni dubbio circa la titolarità della giurisdizione vaticana: per la Santa Sede, infatti, qualsiasi reato commesso da un pubblico ufficiale vaticano, in qualsiasi territorio, è un reato competente per lo Stato della Città del Vaticano. Riguardo al materiale sequestrato, la legislazione vaticana – ha fatto notare l’accusa – è molto più restrittiva rispetto a quella italiana, in quanto non distingue tra immagini reali e virtuali. Di qui la pregnanza della “ingente quantità”, dimostrata anche dal fatto che le immagine scaricate dal cellulare di Capella sono state archiviate in un cloud e consultate in diversi punti, l’ultima volta nell’ottobre del 2017. Segno,  quindi, di “un comportamento reiterato nel tempo che non è mai venuto meno”, come dimostra anche l’attività in chat su Tumblr. Le immagini, inoltre, quando venivano condivise erano accompagnate da “apprezzamenti”. Nelle chat, infine, “si prospettavano anche incontri reali”. “Non era una captazione accidentale e fortuita di materiale, ma l’indice di una attività illecita di ingente quantità”, il rilievo dell’accusa, che ha ricordato come la legge vaticana del 2010, voluta da Papa Ratzinger, inserisce lo scambio di materiale pedopornografico nei “delicta graviora”, quelli cioè che riguardano le offese alla fede e alla morale. La linea dell’avvocato difensore di Capella, Roberto Borgogno, è stata improntata invece alla contestazione dell'”ingente quantità”, che a suo avviso non viene definita precisamente dalla legislazione vaticana. Per quella italiana, ha fatto notare il legale, si parla di ingente quantità a partire da 100 immagini (quelle riscontrate nei dispositivi di Capella oscillerebbero tra 40 e 55). Poi l’avvocato si è soffermato sul profilo psicologico del suo assistito: “Questi comportamenti – ha detto – non sono indice di pericolosità ma di un disagio: non si può sempre parlare di detenzione, ci sono terapie e percorsi riabilitativi che le autorità ecclesiastiche ben conoscono. C’è la possibilità di un cammino terapeutico”. Nella memoria del consulente psichiatrico depositata agli atti, inoltre, emerge “lo studio di una personalità che non dimostra affatto tendenze di pedofilia o parafilia”. Per questo la richiesta dell’avvocato è che “la pena sia contenuta nei minimi applicabili”.

Santa Sede: padre Wodka nominato presidente dell’Agenzia per la valutazione delle Università ecclesiastiche

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 13:11

Padre Andrzej Wodka, preside dell’Accademia Alfonsiana di Roma, è stato nominato presidente dell’Avepro, l’Agenzia della Santa Sede per la valutazione e la promozione della qualità delle Università e Facoltà ecclesiastiche, eretta da Benedetto XVI. L’Agenzia si occupa di “promuovere e sviluppare una cultura della qualità all’interno delle istituzioni accademiche direttamente dipendenti dalla Santa Sede e di assicurare loro criteri qualitativi validi a livello internazionale”. Padre Wodka dal 1978 si è unito alla Congregazione del Santissimo Redentore. Ha emesso la prima professione religiosa il 1° febbraio 1980 ed è stato ordinato sacerdote il 6 giugno 1985 a Tuchów. Si è laureato presso il Pontificio Istituto Biblico a Roma. Nel 1989-1992 ha lavorato come docente, educatore e cappellano vocazionale nel Seminario maggiore redentorista (Tuchów e Cracovia). Attualmente è preside della Accademia Alfonsiana a Roma.

Processo in Vaticano: chiesti 5 anni e 9 mesi di reclusione per mons. Capella. Sentenza attesa per le 13.30

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 13:05

Cinque anni e nove mesi di reclusione, più 10mila euro di multa. Questa la richiesta dei promotori di giustizia vaticani, Gian Piero Milano e Roberto Zanotti, per mons. Carlo Alberto Capella, l’ex funzionario Vaticano arrestato il 7 aprile scorso. Detenzione, cessione e trasmissione di materiale pedopornografico, il reato contestato nella seconda e ultima udienza di oggi, durata circa tre ore, dalle 9.40 alle 12.40. La sentenza è attesa per le 13.20.

Casa: mons. Galantino, “è ancora il luogo della vita ‘vera’”

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 12:41

“Rendere sacri i piccoli luoghi che abitiamo non significa costruirci intorno altarini o cappelle votive. Renderli sacri vuol dire semplicemente scaldarli con una scintilla di amore e di passione vera. Questo ci è sempre possibile. Sempre e con chiunque. La casa è il luogo della vita ‘vera’”. Lo scrive il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, nell’articolo pubblicato oggi su “il Sole 24 Ore”, per la rubrica “Testimonianze dai confini”. Continuando a parlare della casa, il vescovo la presenta come “il luogo del disordine” o dell’“ordine maniacale”, “il luogo dove si mettono a nudo i nostri bisogni: lì arrivano i giorni delle lacrime e tornano i figli prodighi, lì si racchiudono l’ansia e il desiderio delle nostre speranze”. La casa come metafora della vita quotidiana, “tormentata dalle preoccupazioni e inaridita dalla percezione dei nostri limiti”, ma “alla continua e strenua ricerca di senso”. “Eppure nel piccolo cerchio di mura della nostra casa, nei mille frammenti delle nostre giornate, nel groviglio delle nostre relazioni, è lì che si nasconde il senso pieno della nostra esistenza”. “Nel cuore della vita di tutti i giorni – aggiunge mons. Galantino -, proprio là dove l’uomo vive e spera e dove scorre il suo tempo, proprio là possiamo intuire una presenza di luce, e là ci sentiamo mendicanti”. È così che “la tenerezza di Dio si intreccia nei fili della nostra trama quotidiana: il suo Regno si nasconde nel granello di senape, nel pizzico di lievito, nel minuscolo seme. Roba, insomma, di tutti i giorni”. Il vescovo sottolinea, quindi, come “ciò che cerchiamo non è distante come un paradiso vago e lontano, ma ci è accanto, abita in noi, è parte del nostro quotidiano”. “Basta solo un po’ di attenzione, un po’ di passione, quel minimo di capacità di ascolto che raggiunge la fecondità di un gesto, di un dono, di un piccolo amore. A volte la verità delle cose essenziali ci è tanto vicina da diventare per noi quasi invisibile, e ci sfugge”.

Papa Francesco: alle chiese africane, “improrogabile l’impegno comune nel promuovere processi di pace”

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 12:24

“È improrogabile l’impegno comune nel promuovere i processi di pace nelle varie aree di conflitto”. Lo ha detto il Papa, ricevendo in udienza, per la prima volta, una delegazione della Organization of African  Instituted Churches. “Se siamo davvero convinti che i problemi dell’Africa potranno essere più facilmente risolti ricorrendo alle risorse umane, culturali e materiali del continente, allora è chiaro che il nostro compito cristiano è quello di accompagnare ogni sforzo per favorire un uso sapiente ed etico di tali risorse”, l’appello di Francesco, secondo il quale c’è, inoltre, “urgente necessità di forme concrete di solidarietà verso chi è nel bisogno, ed è compito dei responsabili delle Chiese aiutare le persone a raccogliere le proprie energie per porle al servizio del bene comune e, nello stesso tempo, difendere la loro dignità, la loro libertà, i loro diritti”. “C’è più che mai bisogno che tutti i cristiani imparino a lavorare insieme per il bene comune”, l’altro appello di Francesco: “Sebbene esistano rilevanti differenze tra di noi su questioni di natura teologica ed ecclesiologica, vi sono anche tante aree in cui i leader e i fedeli delle varie comunità della famiglia cristiana possono stabilire obiettivi comuni e lavorare per il bene di tutti, specialmente per il bene dei nostri fratelli e sorelle più svantaggiati e più deboli”.

“I popoli dell’Africa possiedono un profondo senso religioso, il senso dell’esistenza di un Dio creatore e di un mondo spirituale”, l’omaggio del Papa: “La famiglia, l’amore per la vita, i figli visti come dono di Dio, il rispetto delle persone anziane, i doveri verso i vicini e i lontani… Questi valori religiosi e questi principi di vita, non appartengono forse a tutti noi cristiani? Possiamo dunque, a partire da essi, esprimere la nostra solidarietà nelle relazioni interpersonali e sociali”. “Un particolare compito dei cristiani nelle società africane è quello di promuovere la coesistenza di gruppi etnici, di tradizioni, di lingue e anche di religioni diverse, un compito che incontra spesso ostacoli dovuti a gravi ostilità reciproche”, l’altra consegna di Francesco per le chiese africane, incoraggiate ad “un più intenso incontro e dialogo ecumenico tra noi, e con tutte le altre Chiese e Comunità cristiane”. “Che lo Spirito Santo ci illumini affinché riusciamo a trovare il modo di promuovere la collaborazione tra tutti – cristiani, religioni tradizionali, musulmani – per un futuro migliore per l’Africa”, l’auspicio finale.

Santa Sede: la Segreteria per la comunicazione diventa Dicastero per la comunicazione

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 12:17

La Segreteria per la Comunicazione vaticana, per volere del Papa, d’ora in poi diventerà “Dicastero per la Comunicazione”. È quanto si legge in un rescritto diffuso oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede.  “Nell’udienza concessa al sottoscritto Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato il 27 febbraio 2018, il Papa – si legge nel rescritto – sentito il parere del Consiglio dei Cardinali, ha deciso che la Segreteria per la Comunicazione si chiami, d’ora in poi: ‘Dicastero per la Comunicazione'”.

A Sua Immagine: oggi e domani, dalle tradizioni della Valle d’Aosta ai benefici della vita in montagna

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 12:01

Un approfondimento speciale dedicato alla vita in montagna, sabato 23 e domenica 24 giugno, con “A Sua Immagine”, programma di informazione religiosa realizzato dalla Rai e dalla Conferenza Episcopale Italiana, firmato da Laura Misiti e Gianni Epifani con la conduzione di Lorena Bianchetti.

“La Valle d’Aosta e la via dei pellegrini” è il titolo della puntata di sabato 23 giugno alle ore 16.25 su Rai Uno. La conduttrice Lorena Bianchetti partirà alla scoperta della Regione d’Italia più piccola per estensione territoriale da Saint Rhémy en Bosses, il primo borgo che i pellegrini stranieri incontrano entrando in Italia. Verranno mostrati al pubblico i caratteristici campanili medievali, l’antico ospizio di Château Verdun a Saint Oyen, l’ospitale Etroubles e Aosta.

Alle 16.45 come di consueto la rubrica “Le ragioni della speranza”, per il commento al Vangelo della domenica: mons. Matteo Zuppi presenterà l’Opera voluta da Padre Olinto Marella per i poveri della città di Bologna, il “Pronto soccorso sociale”, dove chiunque può trovare accoglienza, ascolto e solidarietà.

“La montagna aiuta a vivere” è invece il titolo della puntata di domenica 24 giugno, in diretta alle ore 10.30 su Rai Uno. Nello studio di “A Sua Immagine”, nello spazio talk della trasmissione, saranno con Lorena Bianchetti Franco Perlotto (alpinista-scrittore che ha compiuto più di 2mila ascensioni in 50 Paesi del mondo), Umberto Paciarelli (Soccorso alpino italiano) e Alberto Trevellin (autore de “La via della montagna”, Edizioni Messaggero Padova). Tra i temi affrontati, si parlerà dei benefici fisici, psicologici e spirituali della montagna. L’inviato di “A Sua Immagine” Paolo Balduzzi sarà per l’occasione al rifugio La Roda, sull’altopiano della Paganella a 2.125 metri, per assistere all’esibizione di un coro alpino in quota. Spazio inoltre agli Altipiani di Arcinazzo, alla Val Brembana e all’Eremo di Sant’Alberto di Butrio.

Alle 10.55 torna come sempre l’appuntamento con la Santa Messa in diretta su Rai Uno: la celebrazione eucaristica verrà trasmessa dalla Chiesa S. Giovanni Battista Decollato in Bivongi (Rc), per la regia di Antonio Ammirati e il commento di Elena Bolasco.

Infine, concluderà la puntata domenicale di “A Sua Immagine” l’ascolto e il commento dell’Angelus di papa Francesco, alle ore 12.00 a piazza San Pietro.

Paraguay: oggi “Chiquitunga” diventerà la prima beata del Paese

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 11:32

Grande festa oggi in Paraguay per la prima beata nella storia del Paese. Si tratta della venerabile Serva di Dio Maria Felicia di Gesù Sacramentato, al secolo Maria Felicia Guggiari Echeverría, suora professa dell’Ordine dei Carmelitani scalzi, nata a Villarica (Paraguay) il 12 gennaio 1925 e morta ad Asunción il 28 aprile 1959. In Paraguay è da tutti conosciuta come “Chiquitunga”. Il rito di beatificazione sarà celebrato a partire dalle 16.30 (ora locale) ad Asunción, nello stadio del Cerro Porteño. La celebrazione eucaristica sarà presieduta dal card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. Un appuntamento al quale la Chiesa paraguagia si è preparata a lungo. Il card. Amato è arrivato ieri in Paraguay e ha fatto visita al presidente della Repubblica uscente, Horacio Cartes, unitamente all’arcivescovo di Asunción, mons. Edmundo Valenzuela, e al postulatore, padre Romano Gambalunga. María Felicia Guggiari Echeverría nacque a Villarrica il 12 gennaio 1925. Preghiera e apostolato, dentro la militanza nell’Azione cattolica, furono gli ingredienti della sua vita fino ai trent’anni. Fu catechista di bambini, giovani, fu vicina a studenti e poveri.
Il 14 agosto 1955, all’età di 30 anni, abbracciò la vita contemplativa entrando nell’Ordine dei Carmelitani scalzi. Fu ribattezzata María Felicia de Jesús Sacramentado. Morì, a causa di un’epatite, il 28 marzo 1959, domenica di Pasqua.

Diocesi: mons. Moraglia (Venezia) a due nuovi sacerdoti, “non cadere nella mondana sudditanza”

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 11:06

“La formazione è fatta da mille piccole cose e il sacerdote che un giorno sarete è anche esito di queste piccole attenzioni e gesti dei vostri genitori, dei vostri parroci, delle vostre catechiste, dei vostri educatori e delle comunità che vi hanno cresciuto nella fede”. Lo ha detto stamani il patriarca di Venezia Francesco Moraglia nell’omelia della celebrazione che ha presieduto nella basilica di San Marco, durante la quale sono stati ordinati due sacerdoti, don Francesco Andrighetti e don Steven Ruzza. Un momento per la Chiesa di Venezia che ha definito “di gioia e di speranza”. Ai seminaristi il patriarca ha ricordato che “gli aiuti, le attenzioni, i piccoli gesti di vicinanza, che ricevete negli anni così importanti della vostra formazione, vi plasmano umanamente e rendono il vostro sacerdozio più ricco, più vero, più generoso”. Parlando ai due neosacerdoti, mons. Moraglia ha presentato il Vangelo letto, cioè l’annuncio di Dio che provvede a tutti i suoi figli, come elemento base per una consapevolezza: “La fede nella divina Provvidenza dovrà plasmare di più il vostro sacerdozio; dovrà, in ogni frangente, illuminare il vostro cammino che oggi ha inizio e terminerà solo alla conclusione della vostra vita terrena”. Con una consapevolezza: “La vera e prima povertà è il distacco dalla propria volontà”. Poi, l’attenzione è rivolta alla vocazione, che “è un mistero”. “Dio, in modo inspiegabile, ma realissimo, si rivolge a ogni essere umano. Si tratta, allora, di rispondere a Dio ma, prima di tutto, è necessario essere in grado di ascoltare la sua voce. E può accadere di non riuscire a coglierla tra le tante che sussurrano o gridano attorno a noi”. Quindi, il patriarca ha chiesto “come possiamo fare per sentire, tra le tante voci, quella del Signore e, poi, come possiamo farla nostra e, infine, rimanervi fedeli?”. Ecco la risposta: “La fedeltà all’Alleanza, il non aver altro Dio al di fuori del Dio d’Israele, non significa solo non adorare altri dei ma, anche, non rivolgersi ad allettanti e comode protezioni umane; si tratta di non cadere in mondana sudditanza”. Infine, l’invito a cogliere “la voce di Dio nella nostra vita” e a “rimanerle fedele se non ricerchiamo noi stessi, se non imponiamo il nostro io ma ricerchiamo la sapienza di Dio, il suo progetto, e ci chiediamo che parte abbiamo in esso”.

Diocesi: card. Bassetti (Perugia), “il venerabile Vittorio Trancanelli faro per la nostra Chiesa”

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 10:58

“Il venerabile Vittorio Trancanelli è un faro per la nostra Chiesa, perché è un santo laico, un padre di famiglia che ha accolto famiglie in difficoltà, ha operato per tanti anni nel nostro ospedale di Perugia. È un santo ‘feriale’ che appartiene a tutti”. Lo ha detto l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, intervistato da Umbria Radio per il sito www.umbriaoggi.news, in prossimità del 20° anniversario della morte del medico chirurgo perugino a causa di una grave malattia. L’arcidiocesi ricorderà questo anniversario domani, domenica 24 giugno, nella chiesa dell’ospedale “Santa Maria della Misericordia” di Perugia, alle 17.30, con una solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal card. Bassetti con altri vescovi dell’Umbria. Al termine, alcune testimonianze sulla vita del venerabile intervallate da brani musicali eseguiti da “Sator Duo”. “Il mondo laico e il mondo non credente – prosegue il card. Bassetti – nutrono per Vittorio Trancanelli la stessa stima e, forse anche di più, il fascino di questo uomo. Non faceva pesare agli altri le sue scelte di vita e di fede, soprattutto non voleva imporre le sue idee agli altri. Il cristianesimo, come ci ha detto papa Benedetto XVI, si propaga per attrazione nella mente e nelle scelte delle persone”.

Lo spirito di rinnovamento (papa Tawadros II)

Natidallospirito.com - Sat, 2018-06-23 10:56

Quest’articolo di S.S. Papa Tawadros II, papa di Alessandria e patriarca della predicazione di san Marco, apparso sull’ultimo numero della rivista del patriarcato copto “al-Kiraza”, è nostro avviso di un’estrema importanza. In esso Sua Santità tratteggia chiaramente la sua posizione riformatrice in ambito istituzionale. Appare evidente dalle sue parole l’inesorabilità di una tale scelta in un’epoca in cui la Chiesa copta è passata da “Chiesa locale” ed autocratica, a essere una Chiesa sinodale diffusa in tutto il mondo con centinaia di diocesi. Per papa Tawadros l’inevitabilità del rinnovamento istituzionale è inscritta in lettere di fuoco nella Sacra Scrittura. Tutto il cristianesimo è invocazione instancabile ed esperienza quotidiana della novità di Cristo nostro Signore. Sosteniamo con la preghiera questa svolta epocale che Sua Santità sta compiendo in mezzo a tanti ostacoli e difficoltà, diffondiamo quanto più possibile questo suo articolo.

Il “rinnovamento” rappresenta una necessità impellente nella nostra vita. Ogni giorno, infatti, noi viviamo un nuovo mattino, ogni anno festeggiamo un anno nuovo. Ogni anno gioiamo del nostro compleanno, della nostra promozione a scuola, della nostra crescita fisica, mentale, spirituale e sociale. Dopo gli studi ci prepariamo a una vita nuova: iniziamo a lavorare, partiamo per un altro paese, pensiamo a creare una famiglia o a consacrarci al servizio della Chiesa, oppure continuiamo a studiare dedicandoci alla ricerca universitaria.

Nella vita ecclesiale i digiuni e le feste non sono altro che delle occasioni per rinnovarci spiritualmente. Anche gli inni e le melodie sono nuovi in ogni diversa stagione liturgica. Così facendo noi allontaniamo da noi la noia e la monotonia facendo crescere in noi il desiderio e la nostalgia verso una nuova solennità liturgica con la sua peculiarità liturgica.

Inoltre, ogni giorno noi preghiamo il salmo della conversione dicendo: “Crea in me uno spirito puro o Dio, rinnova nelle mie viscere uno spirito retto” (Sal 50,12). Ecco, noi chiediamo a Dio di rinnovare in noi l’opera della conversione e di renderci nuovamente puri.

Cristo è venuto a donarci “un’alleanza e un’era nuova[1]” (Ger 31,31) che segue all’antica alleanza. In quest’era la salvezza diventa alla portata di tutti: dopo essere nato nella carne ognuno di noi inizia il suo cammino spirituale nascendo nuovamente dall’acqua e dallo spirito.

Noi siamo chiamati a una vita eterna che il santo Vangelo chiama “vita nuova” (cf. Rm 6,4). La vita che verrà, infatti, sarà sempre nuova, non ci sarà nulla di vecchio, di antico, sarà senza alcuna tenebra o ombra, perché Cristo sarà la sua eterna luce e il suo sole luminoso.

La necessità del rinnovamento in ambito ecclesiale

Dal momento in cui nacque il giorno di Pentecoste, la Chiesa si fonda su un sistema che si rinnova di fase in fase a secondo delle esigenze del momento storico nel quale vive.

Ad esempio la struttura clericale con i suoi tre pilastri – vescovo, sacerdote e diacono – è una struttura che funziona nella nostra chiesa e nelle altre chiese tradizionali apostoliche. È all’opera anche nella maggior parte delle altre chiese, ma con prospettive diverse.

Afferma l’Apostolo Paolo nella sua lettera agli efesini parlando della “Chiesa come corpo di Cristo”: “Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo” (Ef 4,11-12). Per questo vediamo ad esempio nel grado della diaconia alcune sottodivisioni: psaltos (cantore), anognostis (lettore), ipodiacono (aiutante del diacono), diacono, arcidiacono. Nel grado del presbiterato troviamo: presbitero e igumeno (amministratore). Nell’episcopato abbiamo il vescovo, il metropolita (arcivescovo), il patriarca (papa). Ogni grado ha poi la sua area geografica di azione.

La Chiesa egiziana, fondata nel primo secolo dopo Cristo, è la più antica istituzione popolare in Egitto. Si tratta di un’istituzione forte e compatta. Essa preserva il deposito della retta fede rimanendo fedele nei secoli alla terra sulla quale vive e portando con se questa fedeltà ovunque va. Con l’estensione del territorio della Chiesa e l’ampliamento della sua azione e del suo servizio, la Chiesa copta ha sentito la necessità di un sistema amministrativo efficiente capace di rinnovarsi a seconda delle rinnovate responsabilità che si fanno strada nel servizio ecclesiale. Citiamo due esempi:

  1. Impegni istituzionali gestite dal clero

Esiste, ad esempio, una commissione dei segretari del santo Sinodo formata da quattro vescovo di cui tre vengono eletti con scrutinio segreto in una sessione ufficiale del santo Sinodo. In base allo statuto del Sinodo, il papa è incaricato di designare a sua discrezione il quarto membro. La commissione dei segretari lavora per un ciclo di tre anni e può essere rinnovata per un ulteriore mandato. Nell’ultima sessione del Sinodo del maggio 2018, per grazia di Dio, abbiamo assistito alla conclusione dei due mandati della commissione ed è stata eletta una nuova commissione che si occuperà di questo impegno amministrativo.

Siamo davanti a un modello lineare e morbido di cambiamento e di rinnovamento che si fonda sullo spirito dell’agape perfetta (cf. 1Gv 4,18) tra tutti i membri della più alta istituzione della Chiesa e cioè il santo Sinodo.

Con lo stesso scopo di rinnovamento, al fine di dispiegare nuove forze e formare expertise qualificate per nuovi impegni di cui il servizio ecclesiale ha bisogno, è stato rinnovamento il meccanismo operativo del Consiglio clericale per lo Statuto Personale. Sono stati create sei sezioni regionali (tre in Egitto e tre all’estero) guidate da sei vescovi coadiuvati da presbiteri specializzati in giurisprudenza e medicina. Nel luglio 2018 queste sei sezioni inizieranno il loro difficile lavoro per un periodo tre anni dopodiché verranno scelti sei nuovi vescovi alla guida delle sezioni e di ogni sezione verranno rinnovati i membri per altri tre anni. E così via. In questo modo lo spirito di rinnovamento opera nell’azione e nel servizio della Chiesa.

Ci auguriamo che questa mentalità innovatrice operi nelle commissioni dello statuto personale a livello iparchiale e nella catechesi. A livello iparchiale bisogna pensare a rinnovare i vicari episcopali e bisogna porre le basi per la loro scelta di modo che non siano solo qualificati dal punto di vista amministrativo e organizzativo ma che abbiano anche una vita spirituale autentica e profonda.

Proprio al fine di stimolare questa mentalità innovativa abbiamo inaugurato due anni fa un nuovo istituto per la gestione parrocchiale e lo sviluppo che fa proprio il lavoro di specialisti di management e che offre corsi utilissimi a vescovi, presbiteri, monaci, consacrate, diaconi e catechisti.

  1. Impegni amministrativi di cui si occupa il clero insieme agli uomini e alle donne del popolo di Dio (ritengo che “laici” sia una definizione imprecisa dal punto di vista ecclesiale).

Ci sono anche istituzioni che hanno bisogno di rinnovamento: il Consiglio confessionale generale (al-Maglis al-milli al-‘amm) (a questa istituzione va dato un nuovo nome consono alla nostra epoca)[2], l’Ente del patrimonio ecclesiastico (Hay’at al-awqaf al-qibtiyya) ecc. Bisogna rinnovare i docenti e gli amministratori degli istituti educativi e anche i consigli parrocchiali. Quattro anni fa abbiamo creato uno statuto a questo scopo. Abbiamo iniziato ad applicarlo nelle parrocchie facenti riferimento al Papa (Alessandria e Cairo) e lo stiamo estendendo alle altre iparchie egiziane. All’estero bisogna rispettare le leggi locali che variano da paese a paese.

Quando nel 2012 Dio ha scelto me indegno per questa grande responsabilità ho detto che la priorità assoluta sarebbe stata quella di riorganizzare la casa dall’interno. Dopo sei anni posso affermare che, per grazia di Cristo, e grazie al lavoro inarrestabile di tutti i membri del santo Sinodo e degli enti coadiutori, abbiamo realizzato molto ma ciò non rappresenta che il 5% di tutto il lavoro. La Chiesa ha bisogno ancora di tantissime cose. Ha bisogno di una nuova mentalità gestionale perché gli impegni si sono allargati a dismisura. La presenza della Chiesa in nuove e grandi società che hanno culture, civiltà e lingue completamente diverse da quelle egiziane, ha portato a un ampliamento enorme dell’azione della Chiesa. È per questo che abbiamo bisogno di sviluppare e di rinnovare le nostre idee nel campo dell’amministrazione e della gestione per realizzare le parole di Cristo: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano migliore”[3] (Gv 10,10).

Noi siamo aperti a ogni sforzo, a ogni idea, a ogni prospettiva, a ogni proposta mirante a sviluppare e migliorare l’azione ecclesiale a patto che si fondi sullo spirito dell’agape perfetta e della fedeltà totale, lontano da brame personali, dall’ego, dall’integralismo e da una sterile mentalità psichica.

Dice la Scrittura: “…agendo secondo verità nell’amore, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nell’amore” (Ef 4,15-16).

Auspico che questi versetti citati siano l’oggetto di studio e di meditazione nelle riunioni dei consigli parrocchiali, nei sinodi presbiterali e nelle riunioni dei catechisti in tutte le parrocchie e in tutte le eparchie.

papa Tawadros II
papa di Alessandria e patriarca della predicazione di San Marco
tratto da: al-Kiraza, anno 46, n. 21/22, 8 giugno 2018, p. 3
tradotto dall’arabo da Natidallospirito.com

[1] Il termine arabo ‘ahd ha il doppio significato di “alleanza” ed “era”, N.d.T.

[2] L’aggettivo “milli” deriva dal sistema delle “millet” (comunità non musulmana) istituito in epoca ottomana, N.d.T.

[3] Così la traduzione araba, N.d.T.

Focolari: Roma, 630 ragazze da 17 nazioni in visita alla Fao per discutere di #fameZero

Agensir.it - Sat, 2018-06-23 10:31

Sono state 630 le ragazze, tra i 9 e i 14 anni, del Movimento dei Focolari, che sono giunte da 17 nazioni a Roma, in visita ieri alla sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), per discutere di #FameZero. Si tratta di uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile che, il 25 settembre del 2015, i 193 Stati membri delle Nazioni Unite hanno approvato impegnandosi ad attuarli entro quindici anni (2015-2030). “Sono davvero felice di vedere questa sala piena di donne, di donne giovani”, ha commentato Marcela Villareal, direttrice Fao per la divisione partenariati e cooperazione Sud-Sud. “Lavoro qui da più di 20 anni, parlando infinite volte in questa sala Plenaria, ma non l’ho mai vista così bella, così piena di giovani donne. Grazie di questi vostri sforzi per contribuire a raggiungere l’obiettivo Fame Zero”. Due ragazze, Elena e Agnese, hanno preso la parola in rappresentanza di tutte. “Adesso ci impegneremo con tanto più entusiasmo per questo obiettivo – hanno affermato -. È un grande sogno immaginare che anche grazie al nostro contributo tra pochi anni non ci sarà più la fame nel mondo. Siamo molto contente di collaborare con la Fao perché solo unendo le forze, potremmo raggiungere un obiettivo così alto, come ‘fame zero’ entro il 2030”. Alcuni ragazzi del Movimento dei Focolari di 11 nazioni hanno raccolto idee per capire come risolvere il problema della fame nel mondo. “Abbiamo riassunto queste idee con il motto delle tre H: head, heart and hands, (testa, cuore, mani) ed è nata la nostra Carta d’impegno. Testa per noi significa informarsi e studiare la problematica sia a livello mondiale sia nella nostra città. Cuore, ovvero sensibilizzare noi stessi e tanti altri. Coinvolgere più persone possibili per raggiungere il nostro obiettivo. Infine metterci in azioni concretamente utilizzando le nostre mani”. Al termine, le ragazze hanno consegnato alla Fao la loro Carta d’impegno. Poi il gesto simbolico del passaporto: le ragazze hanno scritto i loro impegni su questo piccolo documento e firmato.

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