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Norvegia: al vià lunedì il processo contro la diocesi di Oslo per la registrazione dei cattolici secondo procedure non conformi alle regole

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:33

Comincia lunedì 20 novembre, davanti al tribunale distrettuale di Oslo, il processo che vede coinvolta la diocesi cattolica di Oslo per il caso della registrazione dei cattolici negli elenchi diocesani secondo procedure non conformi alle regole. Ne dà notizia il sito della diocesi che “fornirà informazioni aggiornate durante il processo”, che “durerà cinque giorni”. La diocesi sarà difesa dall’avvocato Erling Lyngtveit: “È una questione triste e impegnativa che affrontiamo per tutti i soggetti coinvolti”, ha dichiarato. All’origine del caso è l’accusa di aver registrato nel periodo 2011-2014 più cattolici degli effettivamente residenti in Norvegia e di dovere allo Stato un risarcimento (equivalente a 1 milione di corone norvegesi) del contributo versato alla comunità cattolica sulla base di un numero ritenuto gonfiato. Un precedente processo per frode contro il vescovo di Oslo Bernt Eidsvig era già stato archiviato. Ora alla sbarra è l’ex-economo diocesano e la diocesi in quanto “impresa”, spiega la nota. Il vescovo Bernt Eidsvig dovrà deporre al processo come testimone, così come diversi impiegati della diocesi (sacerdoti e laici), e “altre presone che hanno avuto a che fare con la vicenda”. La diocesi ha sempre sostenuto, e questa sarà la posizione dell’avvocato Lyngtveit, di non aver commesso “frode”, pur riconoscendo “di avere per qualche tempo registrato i membri in modo spiacevole e deplorevole”. Già nel 2015-2016 i registri sono stati corretti.

Povertà: mons. Galantino, “i ragazzi guardano al futuro con la testa all’indietro”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:26

“Oggi i ragazzi guardano al futuro con la testa all’indietro”. Per questo bisogna “consegnare alle generazioni future la speranza”. Lo ha affermato questa mattina mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nel corso della presentazione a Roma del Rapporto 2017 “Futuro anteriore” realizzato da Caritas italiana su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia. Per i giovani italiani “l’epoca delle grandi speranza diventa in salita, di grande difficoltà” perché “c’è un’autonomia che non arriva, un casa impossibile da trovare, un lavoro che non c’è e una pensione che forse non verrà mai percepita”. “Finché un giovane non esce di casa e sa dove andare ad investire le sue energie” diventa difficile l’aumento del Pil o le ricadute di certe misure. Molte volte sono “annunci che hanno il sapore di una beffa. Non che non siano veri, ma se non arriva nelle tasche della gente questa novità, finché uno non riesce a percepirla non possiamo accontentarci”. Galantino ha concluso affermando che “non mi convincono i professionisti dell’indignazione”. Anche per questo “come Chiesa italiana e come credenti non smetteremo mai far sentire la nostra presenza e mettere in campo la nostra vigilanza”.

Povertà: mons. Galantino, “non ha colore, abbandonare la tentazione di distinguere”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:25

“La differenza tra poveri stranieri e italiani la facciamo fare soltanto a chi è abituato a fare letture interessante e strumentalizzate delle vicende umane. La povertà non ha colore”. Lo ha affermato questa mattina mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nel corso della presentazione a Roma del Rapporto 2017 “Futuro anteriore” realizzato da Caritas italiana su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia. Il segretario generale della Cei ha invitato ad “abbandonare la tentazione di distinguere tra povertà e povertà. La povertà fa male è basta”. Invece c’è chi ideologicamente continua a fare distinzioni. “Purtroppo – ha notato – nelle nostre sacrestie si sposano queste idee”. Galantino ha osservato che “paradossalmente oggi la povertà è aumentata rispetto al 1996, anno del primo Rapporto, sia a livello quantitativo che qualitativo”. “Attualmente – ha spiegato – la povertà tende ad aumentare mentre a fine anni ‘90 sembrava stabile”. “Allora erano i pensionati i poveri che invece oggi sono stampella e salvagente per i giovani”. “I poveri di oggi sono i giovani tra i 20 e i 30 anni”, ha proseguito il segretario generale.

Povertà: mons. Galantino, “c’è bisogno di un reset di cuore e testa, serve uno sguardo di com-passione”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:24

“C’è bisogno di un reset del nostro cuore e della nostra testa rispetto alla povertà. Là dove c’è povertà ci dev’essere attenzione, ci dev’essere uno sguardo di com-passione”. Lo ha affermato questa mattina mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nel corso della presentazione a Roma del Rapporto 2017 “Futuro anteriore” realizzato da Caritas italiana su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia. Galantino ha iniziato il suo intervento rilevando che “tante volte i volti e le storie di povertà possono sfuggirci ed essere ideologicamente emarginate”. Per questo è utile il Rapporto, che dovrebbe essere letto anche da chi a volte fa letture semplicistiche e faziose. Per esempio, “a volte si parla di immigrati e profughi non come poveri che come altri chiedono la nostra attenzione”. “Anche noi come Chiesa – ha ammonito – dobbiamo allargare cuore e mentalità”, per far capire che interessarsi di povertà significa “andare oltre a coloro che mostrano esternamente la loro condizione di povertà”. “Il Rapporto ci ricorda oltre a quella di profughi e migranti anche la povertà dei nostri connazionali”. “La povertà dei primi – ha evidenziato – non può farci dimenticare la povertà degli autoctoni né creare o favorire situazioni di conflittualità”. “La crisi economica – ha osservato Galantino – ci lascia in eredità un esercito di poveri su cui non hanno avuto effetto le misure di contrasto dell’Unione europea, soprattutto in periferia”.

Salute: Signorini (Fond. Poliambulanza), “in Italia ancora molto lontano un network cattolico”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:02

“In Italia siamo ancora molto lontani dalla creazione di un network tra le strutture sanitarie cattoliche”. Lo ha detto Alessandro Signorini, direttore generale della Fondazione Poliambulanza di Brescia, intervenendo alla seconda giornata della conferenza internazionale in corso nell’Aula nuova del Sinodo su “Affrontare le disparità globali in materia di salute”. Signorini ha fatto riferimento all’Aris, che è l’associazione che riunisce le strutture sanitarie cattoliche “ma che potrebbe crescere, se aiutata”: un progresso, questo, che per Signorini risulta “necessario, perché unirsi consente di attrezzarsi più adeguatamente per affrontare le sfide sempre più complesse e difficili del mondo della salute”. “Abbiamo bisogno di fare rete”, ha spiegato l’esperto: “L’Italia ha una tradizione antichissima in campo sanitario, ma molto parcellizzata”. Di qui la necessità di “ritrovarsi non solo per discutere di pastorale sanitaria – che è fondamentale, è la base di partenza, senza la quale non potremmo esistere – ma anche per parlare della necessità di diventare operativi come fanno le organizzazioni profit che esistono in Italia”. Signorini ha parlato dell’esperienza della Fondazione Poliambulanza di Brescia, sintetizzandola con un’espressione: “Fedeltà creativa”, cioè “tentativo di reinterpretare un modello e una storia alla luce delle nuove sfide della sanità”. Costituita nel 2005, la Fondazione ha reinterpretato infatti l’eredità di Poliambulanza, nata all’inizio del XX secolo, e che ora vede al suo interno la presenza di due Congregazioni religiose, dell’Università Cattolica e del vescovo di Brescia: la “joint venture” è tra due ospedali, quello originario e quello acquisito nel 2010, e può contare sulla collaborazione tra i religiosi, 12 medici volontari laici e una “charity” cittadina interna per “dare risposta al disagio locale, visto che ci sono sacche di popolazione che hanno difficoltà ad accedere ai servizi”. Oggi la Fondazione Poliambulanza è un ospedale multicentrico di alta di specializzazione accreditato con il servizio sanitario nazionale, da cui provengono il 92% di finanziamenti pubblici. 600 i posti letto, 2.800 i bambini nati, unico “trend” in crescita in un territorio dove la natalità è in caduta libera. Oltre 170 milioni di euro il valore economico generato in un anno. Tra i fiori all’occhiello, una società internazionale per l’utilizzo delle cellule staminali derivate dalla placenta.

Giornata mondiale poveri: Francia, Messe, concerti, incontri. Parigi, “Pranzo fraterno” al Sacro Cuore a Montmartre

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:01

Anche nella bella chiesa del Sacro Cuore a Montmartre, a Parigi, saranno accolti i poveri per un “pranzo fraterno”, dopo la Messa presieduta dal nunzio Luigi Ventura; poi si guarderà un film insieme. Tavole per i poveri saranno apparecchiate in tante parrocchie di Parigi: Santa Giovanna de Chantal, Notre Dame de Champ, San Vincenzo de Paoli, Nostra Signora del Perpetuo soccorso, San Marcello. La comunità di Saint-Joseph des Nations ha allestito in chiesa una mostra fotografica sul tema della povertà e domenica ci sarà la proiezione del film “Fratello”; la Messa delle 11 sarà “animata dalle persone della strada” e poi un “buffet campagnolo” accoglierà “parrocchiani, amici della strada e gente del quartiere”. Un concerto straordinario di beneficenza con il cantante Gregory Turpin per i “senza fissa dimora” seguiti dall’associazione Le Deuxième Marche, si terrà domenica sera nella cripta di Sant’Honoré d’Eylau. La diocesi parigina ha messo in piedi un’équipe e un sito per aiutare le comunità a pensare a questa Giornata mondiale che in Francia coincide con la Giornata nazionale del Secours catholique, la Caritas francese. Numerosi i vescovi che si sono rivolti ai fedeli invitandoli alla solidarietà. “Non dimentichiamo mai di dare alle persone in precarietà tutto il loro posto e la parola nelle nostre comunità, per una ‘Chiesa povera per i poveri’” ha scritto mons. Jacque Blaquart, vescovo di Orleans e presidente del Consiglio episcopale per la solidarietà.

Università: Cipriani (Aidu), “deve insegnare a coltivare le relazioni interpersonali, un patrimonio importante per i giovani anche nella ricerca del lavoro”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 10:55

“L’università deve insegnare a coltivare le relazioni interpersonali, un patrimonio importante per i giovani anche nella ricerca del lavoro”. Lo ha detto questa mattina Roberto Cipriani, presidente dall’Associazione italiana docenti universitari e docente di Sociologia all’Università Roma Tre, durante il convegno nazionale su “Relazionalità e orientamento”, in corso a Roma. Il sociologo ha sottolineato “l’importanza dell’orientamento in uscita” degli atenei. “Finora si è lavorato molto più sull’orientamento in ingresso ma una volta che gli studenti sono all’università interessa sapere cosa viene dopo – ha aggiunto -. Per questo motivo, bisogna lavorare molto sulla relazionalità, cioè sulle relazioni interpersonali, ben al di là di quelle che si possono creare attraverso i network sociali, cioè il rapporto faccia a faccia tra studenti e studenti e fra studenti e docenti. Si tratta di un patrimonio sul quale le università dovrebbero puntare per fare startup”. Ma c’è un gap da colmare, secondo Cipriani, nel modo di vivere l’università. “Se le conoscenze relazionali dei docenti non vengono comunicate allora non portano frutti. Quindi, la frequentazione dell’università per gli studenti deve essere un fatto quotidiano per imparare a muoversi nel sociale”.

Università: Diaco (Cei), può essere un “cantiere di speranza” se sa “difendersi dalle tentazioni dell’individualismo e della competizione esasperata”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 10:46

L’università può essere un “cantiere di speranza” se sa “difendersi dalle tentazioni dell’individualismo e della competizione esasperata, di relazioni anonime e burocratiche, offrendo un sapere ‘umano e umanizzante’”. Lo ha detto questa mattina Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei, durante il convegno su “Relazionalità e orientamento”, organizzato dall’Associazione italiana docenti universitari (Aidu), a Roma. “Lo studio serve anche a porsi domande, a non farsi anestetizzare dalla banalità, a cercare un senso nelle cose”, ha aggiunto il direttore dell’Ufficio Cei, che ha spiegato “il significato più profondo dell’orientamento”: “Non solo aprire prospettive per il ‘dopo’, ma accompagnare la persona a chiedersi qual è il suo posto nel mondo”. Ricordando l’intervento di Papa Francesco rivolto alla comunità accademica dell’Università di Bologna, il 1° ottobre scorso, Diaco ha indicato il “diritto alla speranza” dei giovani, cioè il diritto “a crescere liberi dalla paura del futuro, a sapere che nella vita esistono realtà belle e durature, per cui vale la pena di mettersi in gioco”. “In effetti quelli dell’Università sono anni in cui si dà solidità al gusto della ricerca, alla capacità di confronto, all’acquisizione di criteri di giudizio e di sintesi su quanto accade nel mondo – ha concluso -. Sono aspetti sui quali comunità accademica e comunità ecclesiale possono incontrarsi e arricchirsi a vicenda”.

Totò Riina: mons. Galantino, “le cose cambieranno non perché è morto ma se tutti si assumono le proprie responsabilità”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 10:45

“La fatica di vivere, che è diventata ancora peggiore con la presenza della mafia, della ‘ndrangheta e della malavita possa spingere tutti ad assumersi le proprie responsabilità e a pensare che le cose cambieranno non solo perché è morto Riina. Chi è chiamato ad amministrare lo faccia tenendo presente la lealtà, la legalità e soprattutto il rispetto delle istanze di tutti”. Lo ha affermato questa mattina mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine della presentazione a Roma del Rapporto 2017 “Futuro anteriore” realizzato da Caritas italiana su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia. Rispetto all’impegno della politica sul fronte del contrasto alla povertà, Galantino ha affermato che “non spetta a me dire se sta facendo tutto il suo dovere. Lo dice la gente, ahimè, con le sue reazioni”. “Mi auguro – ha concluso – che ci sia sempre più passione, attenzione, voglia di scommettere sul futuro”.

Azione cattolica: Movimento studenti, “oggi nelle aule elaborati e dibattiti per una scuola migliore”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 10:43

“Oggi portiamo nelle classi d’Italia 10 temi scolastici: dalle riflessioni che verranno elaborate nel mese di novembre costruiremo un parere dal titolo ‘C’è biSogno di scuola!’ da sottoporre anche all’attenzione delle forze politiche”. Lo annuncia, in una nota, il Movimento studenti di Azione cattolica (Msac), in occasione della Giornata internazionale delle studentesse e degli studenti, che ricorre oggi. “Renderemo le nostre aule scolastiche dei laboratori di idee perché sogniamo di più per le studentesse e gli studenti italiani e sappiamo che una scuola migliore rende il Paese migliore. I temi saranno elaborati e discussi da migliaia di ragazzi”, affermano i segretari nazionali del Movimento Adelaide Iacobelli e Lorenzo Zardi. “Come studentesse e studenti vogliamo dire a tutto il Paese che ‘C’è biSogno di scuola’, perché gli adulti prendano a cuore il periodo delle nostre scelte importanti, con processi efficaci di orientamento in entrata e in uscita dalla scuola superiore – aggiungono -. C’è biSogno di scuola per garantire la qualità del nostro apprendimento, che può passare anche attraverso i percorsi di alternanza scuola-lavoro, ma se siamo tutelati e ascoltati. C’è biSogno di scuola per imparare a vivere gli spazi di partecipazione come occasione di confronto e di costruzione del bene comune per permettere a ciascuno di esprimersi e di superare situazioni difficili, prima che il disagio personale si trasformi in atti di bullismo o di discriminazione”. I rappresentanti del Msac, inoltre, annunciano di avere inviato alla Conferenza delle Regioni “una proposta di Statuto delle studentesse e degli studenti perché non ci siano studenti di serie A e di serie B e anche chi si forma in centri regionali di formazione professionale possa avere gli stessi diritti e doveri dei coetanei”.

+++ Papa Francesco: al Myanmar, “non vedo l’ora di incontrarvi”. Un messaggio “di riconciliazione, di perdono e di pace” +++

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 10:28

(da Yangon) – “Cari amici, mentre mi preparo a visitare il Myanmar desidero inviare una parola di saluto e di amicizia a tutto il suo popolo. Non vedo l’ora di potervi incontrare”. Inizia così il videomessaggio che Papa Francesco ha inviato al Myanmar e che è stato postato oggi sulla pagina ufficiale Facebook – pope Francis in Myanmar 2017 – dedicata alla visita che il Santo Padre farà nel Paese dal 27 al 30 novembre. È padre Mariano Soe Naing, portavoce della Conferenza episcopale del Myanmar ad anticiparlo al Sir. “Vengo a proclamare il Vangelo di Gesù Cristo – dice il Papa parlando in italiano con sottotitoli in lingua birmana – messaggio di riconciliazione, di perdono e di pace”. Francesco rivolge quindi un saluto alla piccola comunità cattolica, 600mila fedeli in un Paese per l’85% buddista. “La mia visita vuol confermare la comunità cattolica del Myanmar nella sua fede in Dio e nella sua testimonianza nel Vangelo che insegna la dignità di ogni uomo e donna ed esige di aprire i nostri cuori agli altri, specialmente ai poveri e ai bisognosi”. Il Papa si rivolge quindi al popolo del Myanmar. “Nel medesimo tempo – dice – desidero visitare la Nazione con spirito di rispetto, di incoraggiamento per ogni sforzo volto a costruire armonia e cooperazione al servizio al bene comune. Noi viviamo in un tempo in cui i credenti e gli uomini di buona volontà sentono sempre più la necessità di crescere nella mutua comprensione e nel rispetto e di sostenersi l’uno l’altro come membri dell’unica famiglia umana perché tutti siamo figli di Dio. So che molti in Myanmar lavorano molto per preparare la mia visita. Li ringrazio. Chiedo a ciascuno di pregare affinché i giorni nei quali io sarò con voi possano essere fonte di speranza e di incoraggiamento per tutti. Su di voi e sulle vostre famiglie invoco le divine benedizioni di gioia e di pace. A presto”.

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Video Message of the Holy Father to Myanmar!ျမန္မာျပည္သူ ျပည္သားမ်ားထံ ေပးပို႔ေသာ ပုပ္ရဟန္းမင္းႀကီး ဖရန္စစ္၏ ဗီဒီယို သတင္းစကား

Pubblicato da Mariano Naing su Mercoledì 15 novembre 2017

Fine vita: mons. Galantino, “sarebbe la volta buona che qualcuno prima di gridare allo scandalo o alla novità conoscesse davvero quello che la Chiesa ha sempre detto”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 10:26

“Il Papa ha parlato con tanta chiarezza ripetendo quello che già è scritto nel Catechismo della Chiesa cattolica. Sarebbe la volta buona che qualcuno prima di gridare allo scandalo o alla novità conoscesse davvero quello che la Chiesa ha sempre detto”. Lo ha affermato questa mattina mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, a margine della presentazione a Roma del Rapporto 2017 “Futuro anteriore” realizzato da Caritas italiana su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Galantino ha invitato a “cogliere un po’ tutti quello che la Chiesa ha sempre detto” osservando che se i politici “avessero conosciuto già quello che la Chiesa ha sempre detto, se non avessero inserito gli uomini di Chiesa in schemi prefissati – a volte l’immagine della Chiesa è un po’ macchiettistica o divisiva”, forse non ci sarebbero state certe reazioni. “Mi piace che qualcuno cominci ad accorgersi che la Chiesa è meno bacchettona di come loro la indicano”. Su biotestamento e ius soli, “mi aspetto che i politici facciano sempre il loro dovere non solo su questo aspetto. Mi aspetto, per esempio, che si prendano carico il futuro dei nostri ragazzi smettendola di pensare che siano il futuro della società; sono il presente. Una società che non cura i suoi ragazzi non cura il futuro”.

Messico: vescovi, è “tempo di ricostruire la nostra patria”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 10:25

“Ricostruiamo con la fiducia posta nel Signore”. Questo il titolo del messaggio a tutto il popolo messicano diffuso ieri dalla Conferenza episcopale messicana (Cem), al termine della propria assemblea plenaria. I vescovi si rivolgono “ai credenti e agli uomini e donne di buona volontà” e sottolineano che “Dio è stato con noi” durante le grandi calamità che hanno colpito il Paese nello scorso settembre: i due terremoti, uragani e inondazioni. Scrivono i vescovi: “Ci ha impressionato e edificato la generosità di tanti giovani che, a fianco di persone più adulte, hanno offerto le loro mani e le loro risorse nei momenti immediatamente successive alla tragedia. Subito si sono sommati, in modo molto solidale, gruppi e persone del nostro Paese, istituzioni nazionali e internazionali. Ad esse la nostra ammirazione e gratitudine. Il messaggio prosegue invitando a un ulteriore sforzo per provvedere alla ricostruzione materiale di case, scuole e chiese, e spirituale.
Ma, sottolineano i vescovi, “è anche tempo di ricostruire la nostra patria. Con profondo dolore e preoccupazione constatiamo che continuano a essere presenti altre calamità che scuotono, fanno collassare e distruggono la nostra grande nazione: ingiustizia e iniquità, corruzione e impunità, violenza, traffico di droga, omicidi e sparizioni, insicurezza ed estorsioni, attacchi alla famiglia, all’infanzia e alla gioventù”.
Tutti e ciascuno di noi “secondo la propria vocazione, siamo necessari per la costruzione di una società più giusta, prospera e pacifica. Nessuno si senta escluso, tutti siamo parte di questa soluzione”. Il messaggio prosegue affermando che le elezioni del 2018 sono “un’occasione privilegiata per impegnarci nella ricostruzione del nostro Paese”. Nella ricerca del “bene possibile” è richiesta la partecipazione di ciascuno.

Marcia migranti: mons. Pistolato (Venezia), “è fondamentale che tutti i Comuni accettino il modello di accoglienza diffusa”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 10:18

“È fondamentale che tutti i Comuni, e non solo quelli più grandi e sensibili o remissivi, accettino il modello dell’accoglienza diffusa. La buona conclusione, poi, di questa protesta, sarà il modo migliore per evitare che diventi uno spunto per emulazioni”. L’importanza di una serena e pacifica conclusione della protesta, con la redistribuzione dei profughi in tanti diversi Comuni, è sottolineata da mons. Dino Pistolato, vicario episcopale per gli Affari generali della diocesi di Venezia, che ha coordinato, per conto del patriarca Francesco Moraglia, l’accoglienza di emergenza nelle parrocchie dei 212 migranti di Cona. È poi fondamentale, prosegue mons. Pistolato, “che si riducano i tempi di attesa del giudizio sulla domanda di asilo politico e di status giuridico. E non si va da nessuna parte se non si dà un permesso che sia riconosciuto da tutti i Paesi dell’Unione europea”.
Le parole di mons. Pistolato fanno seguito alla denuncia di uno dei migranti: “Sono a Cona da un anno e due mesi. E ancora nessun giudice ha deciso se posso avere l’asilo politico”. A protestare contro i tempi lunghi della giustizia è, infatti, un profugo che, in questo momento, si trova nel patronato parrocchiale di Borbiago, insieme ad altri 45 compagni di viaggio. Molti altri si trovano nelle medesime condizioni, ad attendere una sentenza che tarda ad arrivare, alloggiati in una ex base militare, quella di Cona, che è inadeguata dimora per 1100 persone (adesso, ma fino all’altro ieri erano 1300). Ed è perciò che è partita la protesta.

Diocesi: Venezia, per la Festa della Salute si rinnova il “voto” e il pellegrinaggio alla Madonna

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 09:22

Con l’inaugurazione e la benedizione del ponte votivo sul Canal Grande che si terrà oggi, venerdì 17 novembre, a Venezia, prenderà il via l’annuale pellegrinaggio alla Madonna della Salute con la comunità ecclesiale e cittadina veneziana impegnata così a rinnovare l’antichissimo “voto”. Alla cerimonia, in programma alle 12 parteciperanno il patriarca Francesco Moraglia e le autorità cittadine. Il patriarca di Venezia presiederà poi la messa solenne di martedì 21 novembre, alle 10, nella basilica della Salute a Venezia e guiderà, inoltre, il pellegrinaggio diocesano dei giovani in programma la sera della vigilia (lunedì 20 novembre dalle 18.15) da piazza S. Marco alla basilica della Salute attraversando il Canal Grande grazie al ponte votivo. Il rettore della basilica della Salute, don Fabrizio Favaro, sulle pagine del settimanale diocesano “Gente Veneta” oggi in uscita, sottolinea in particolare il carattere popolare della festa che “coinvolge proprio tutte le generazioni perché ancora capace di aiutare tutti ad esprimere il desiderio di Dio e la sete di una fede che aiuti la vita quotidiana”. “Se la Festa della Salute è ancora una festa dei veneziani – spiega – è proprio perché nel venire come pellegrini alla Salute si può ritrovare ciò che è più essenziale per ogni uomo e donna di questa città: la bella notizia di sapersi amati e sempre custoditi dal Dio della vita”. Per la Festa è stato predisposto un fitto programma di celebrazioni che si terranno a Venezia, Mestre e Catene (Marghera), nelle chiese intitolate alla Madonna della Salute, da domani a domenica 26 novembre.

Rohingya: Save the Children, “i ministri degli Esteri degli altri Paesi fermino le violenze in Myanmar”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 09:07

“A pochi giorni dalla riunione dei ministri degli Esteri di Europa, Asia Australia e Nuova Zelanda, che si terrà lunedì e martedì nella capitale del Myanmar Naypyidaw, Save the Children chiede di agire immediatamente per fermare le violenze contro le comunità Rohingya”. È l’appello lanciato dall’ong nel rapporto “Gli orrori che non dimenticherò mai”, pubblicato oggi, che raccoglie le testimonianze di diversi bambini Rohingya in fuga dal Myanmar. “Quasi ogni bambino con cui abbiamo parlato ha assistito a cose alle quali nessun minore al mondo dovrebbe essere esposto – ha dichiarato Helle Thorning-Schmidt, direttore generale di Save the Children International, che recentemente ha visitato i rifugiati Rohingya a Cox’s Bazar, in Bangladesh -. Ci hanno raccontato di massacri, di stupri multipli e di loro familiari bruciati vivi. Con oltre la metà dei rifugiati Rohingya, che ha meno di 18 anni, possiamo parlare di vera e propria emergenza bambini. Molti di loro sono profondamente traumatizzati da quello che hanno dovuto subire e ora stanno vivendo in un posto in cui nessun bambino dovrebbe vivere”. Da qui l’esortazione ai ministri degli Esteri degli altri Paesi di “unire la loro voce e sfruttare la loro influenza diplomatica con il Myanmar. Devono usare tutti i mezzi finanziari e diplomatici a disposizione per porre fine alla crisi e garantire ai bambini la protezione di cui hanno bisogno. Vogliamo che le violenze cessino immediatamente, che i responsabili di questi orrori vengano assicurati alla giustizia e che venga garantito l’accesso umanitario senza ostacoli nel nord dello Stato di Rakhine”.

Rohingya: Save the Children, “donne e bambini bruciati vivi, stupri, violenze sistematiche”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 09:05

“Donne e bambini bruciati vivi, stupri diffusi e una cisterna piena di corpi senza vita”. Lo denuncia Save the Childen nel rapporto “Gli orrori che non dimenticherò mai”, pubblicato oggi, che raccoglie le testimonianze di diversi bambini Rohingya in fuga dal Myanmar. Tra le voci raccolte, quella di una ragazzina di 16 anni. “Alcuni soldati hanno preso me e altre due ragazzine e ci hanno portato in una casa. Mi hanno colpito in faccia con un fucile, mi hanno preso a calci sul petto e mi hanno pestato braccia e gambe – ha raccontato -. Poi sono stata stuprata da tre soldati. Hanno abusato di me per circa due ore e in alcuni momenti sono svenuta”. Un bambino di 12, invece, ha raccontato della sua fuga dal villaggio dove viveva verso il Bangladesh, dopo che i militari hanno cominciato ad aggredire le persone con i macete. “A un certo punto mi sono avvicinato a una cisterna e ho visto che dentro c’erano almeno 50 corpi senza vita che vi galleggiavano. Non riesco a togliermi dalla testa la vista di quei corpi gonfi né l’odore di bruciato delle case date alle fiamme. Sono orrori che non dimenticherò mai”, è la sua testimonianza. Dal rapporto di Save the Children emerge anche la testimonianza di una ragazza di 24 anni, che ha raccontato di aver assistito alla scena di una donna e del suo bambino bruciati vivi. “Ho visto un soldato cospargere di benzina una donna incinta di molti mesi e subito dopo darla alle fiamme. Ricordo anche un altro soldato che ha strappato un bambino dalle braccia di sua madre e l’ha scaraventato nel fuoco. Non aveva nemmeno un anno. Non potrò mai dimenticare le sue grida”.

Unione apostolica clero: card. Parolin, “l’amore non indugia a star fermi ma spinge ad agire” a favore delle persone che sono ai margini della società

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 09:02

“L’amore non indugia a star fermi ma spinge ad agire”. Lo ha detto questa mattina il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, durante l’omelia della celebrazione eucaristica che ha presieduto in occasione del convegno internazionale dell’Unione apostolica del clero, che si conclude oggi a Roma. Il porporato ha ricordato le tre forme d’amore proprie di un sacerdote: per Dio, per il prossimo e per se stesso. “Il sacerdote è prima di tutto un uomo di Dio, un discepolo”, ha aggiunto il porporato che ha invitato tutti a “non perdere la memoria dell’amore di Dio, perché è importante per ricordare la grazia che abbiamo ricevuto”. Dall’amore per Dio a quello per il prossimo, da rivolgere a “tutti i fratelli che incontriamo”. Un passaggio “dalla misericordia ricevuta a quella donata. Quanto Dio fa per noi va portato agli altri”. E, in particolare, alle “persone che la società tende a mettere ai margini”. E qui il card. Parolin ha citato quelle indicate da Papa Francesco nell’Amoris laetitia: ragazze madri, bambini senza genitori, donne sole che devono portare avanti l’educazione dei loro figli, disabili che richiedono molto affetto e vicinanza, giovani che lottano contro una dipendenza, persone non sposate o quelle separate o vedove, anziani e malati che non ricevono l’appoggio dei loro figli, i più disastrati nelle condotte della loro vita. “Dobbiamo condividere con loro il nostro tempo e le nostre attenzioni. L’amore per il prossimo parte dalla preghiera”. Infine, l’invito ad amare se stessi. “L’amore per Dio e per il prossimo attecchiscono davvero in chi ama se stesso – ha concluso Parolin –. Ciò significa custodire la propria vocazione perché porti frutto”.

Unione apostolica clero: card. Parolin, “anche noi preti dovremmo parlare di Dio e non lasciarci prendere da tante chiacchiere che non servono a niente”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 09:01

“Le chiacchiere creano un ambiente e un’atmosfera che non è sana. Dovremmo esercitare una continua prudenza sulla nostra lingua. E fare come faceva san Domenico, che o parlava di Dio o parlava con Dio. Quindi, anche noi preti dovremmo parlare di Dio e non lasciarci prendere da tante chiacchiere, da tanti commenti che non servono a niente”. Lo ha detto questa mattina al Sir il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, a margine del convegno internazionale dell’Unione apostolica del clero, che si conclude oggi a Roma. Ieri, Papa Francesco durante l’udienza con i membri dell’Uac aveva ricordato come le chiacchiere siano una forma di terrorismo. Il porporato ha sottolineato l’importanza di essere “preti autentici”, che significa essere “testimoni di Dio in questo mondo”, e di “vivere questa realtà anche attraverso la fraternità sacerdotale, l’unione con il proprio vescovo e i propri confratelli”, perché – ha sottolineato Parolin – “la missione che ci è stata affidata come sacerdoti è una missione da compiere insieme. Nella misura in cui si compie insieme sarà tanto più efficace nei confronti del mondo di oggi”.

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