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Salute: Orochi Orach (Uganda), “non chiudere le porte” ai rifugiati e agli “sfollati interni”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 12:47

“Non vogliamo chiudere le porte a nessuno: la flessibilità è la risposta ai bisogni della popolazione”. È la filosofia dell’ospedale cattolico di Lahore, in Uganda, la cui attività è stata illustrata da Sam Orochi Orach, segretario esecutivo dell’Uganda Catholic Medical Bureau, durante la seconda giornata della Conferenza internazionale in corso in Vaticano sulle disparità globali in materia di salute. “Dal 2009 al 2015 il numero di rifugiati e di sfollati interni in alcuni casi è raddoppiato”, il grido d’allarme del segretario, che ha fatto notare come le cronache si occupino quasi esclusivamente dei primi, mentre i secondi “sono relativamente invisibili, se non vivono nei campi”. In Uganda, il dato, “da 19 insediamenti per 225mila profughi nel 2015 siamo passati, nel 2017, a 29 insediamenti che ospitano più di un milione di rifugiati e sfollati interni”. In questo contesto opera l’ospedale di Lahore, che “nel periodo del conflitto non dava solamente cure, ma anche accoglienza residenziale agli sfollati interni o accoglienza notturna per chi faceva la spola tutti i giorni”. Così, durante la guerra ma anche durante la crisi di ebola, è stato allestito un vero e proprio “campo satellite” vicino all’ospedale ed è stato costruito un muro perimetrale per proteggere le persone dalle pallottole. Oggi, il rapimento di persone da parte dei ribelli e il saccheggio dei medicinali sono diventati all’ordine del giorno, ha fatto presente Orochi Orach, mentre sempre più frequenti sono gli agguati sulla strada, a causa della mancanza delle comunicazioni telefoniche. L’ospedale di Lahore è passato da 460 a 478 posti letto; sono stati costruiti alloggi per il personale ed è stato migliorato il sistema di fognatura e di distribuzione dell’acqua.

Ue: summit sociale di Göteborg. Leader politici a confronto nei workshop

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 12:46

Seduti in cerchio, senza podi né tavoli, con un moderatore al centro, i leader politici europei hanno lavorato per due ore a Göteborg stamane, insieme ai rappresentanti delle associazioni di lavoratori, imprenditori e società civile per approfondire in tre gruppi di lavoro i temi dell’accesso al mercato del lavoro, occupazione e condizioni di lavoro eque, lavoro nella transizione. Proposte, best practices e problemi si sono succeduti nei gruppi tutti trasmessi live via web. Così per esempio, il presidente francese Emmanuel Macron nel gruppo sulla transizione ha indicato come priorità delle politiche nazionali l’“investire sulla formazione” per aggiornare le competenze che oggi invecchiano nel giro di 5 anni, e ha sollecitato a questo scopo una migliore gestione da parte dell’Ue del suo fondo sociale europeo e il fondo di adeguamento alla mondializzazione. Macron ha esortato i colleghi alla “coerenza politica” nella difesa della priorità sociale anche quando si parla di “dumping sociale o accordi commerciali”. Nel gruppo su “occupazione e condizioni eque” il premier danese Lars Løkke Rasmussen ha indicato il modello del mercato del lavoro nordico come esempio di successo; e al primo ministro irlandese che invocava un “allineamento” a livello europeo nei sistemi di protezione sociale e pensioni perché siano “reale garanzia” in un contesto di grande mobilità dei lavoratori, la presidente lituana Dalia Grybauskaitė ha evidenziato quanto “difficile sia oggi pensare a una convergenza a fronte delle così marcate differenze esistenti tra i Paesi, a partire, ad esempio dalle differenze di Pil che ha citato. Per il primo ministro del Belgio Charles Michel, in tutto ciò è necessario non opporre “attività economia e protezione sociale”. Una risposta è arrivata dal modello dell’”economia sociale” citato da Luca Jahier (Comitato economico e sociale europeo) che tiene insieme esigenze economiche, risposte occupazionali e integrazione sociale sul territorio. In tutti i gruppi, le organizzazioni della società civile hanno sollevato le problematiche dell’uguaglianza di genere, l’integrazione dei migranti, lo sfruttamento criminale del lavoro, e gli “invisibili” delle nostre società, che non hanno associazioni di categoria che li difendono. In ogni gruppo un “rapporteur”: dovranno raccogliere quanto emerso per farlo convergere nel processo politico di implementazione del Pilastro europeo dei diritti sociali.

World Day of the Poor: Romania, bishop Robu opens a centre for families in difficulties in Bucharest

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 12:40

Inviting a poor to lunch on Sunday, set up a dinner for the poor in the parish, giving 1% of November salary to charity: those are the three proposals to Catholics in Romania, presented in a flier (which you can see here) sent to all the parish communities of the country. The World Day of the Poor is celebrated by the Romanian church through several initiatives. Apart from the Caritas initiatives, in the archdiocese of Bucharest, a community centre for children and families in difficulties will be opened on Saturday, 18 November. This Centre is in Campulung, in one of the oldest Catholic communities of the diocese. There are the Sisters of Charity of St. Paul the Apostle, who set up an association taking care of the destitute. The Centre will bear the name and the protection of blessed Vladimir Ghika, martyr priest, “master of charity”. Archbishop Ioan Robu, local authorities and the parish community will be present at the opening. Last Sunday, in the diocese of Iasi, the World Day was celebrated in advance through an initiative called “One million stars”: some candles were lit in ten centres, launching solidarity messages. Msgr. Robu himself made known a letter to all believers, inspired by the message of Pope Francis on the Day of 19 November. The same initiative was taken by bishop of Iasi, Msgr. Pietro Gherghel.

Giornata mondiale poveri: Romania, a Bucarest il vescovo Robu inaugura un centro per famiglie in difficoltà

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 12:40

Invitare un povero a pranzo nella giornata di domenica, organizzare in parrocchia un pranzo per i poveri, donare l’1% del salario di novembre per le carità. Sono le tre proposte rivolte ai cattolici di Romania e presentate in una locandina (qui riprodotta) recapitata in tutte le comunità parrocchiali del Paese. La Giornata mondiale dei poveri impegna la Chiesa romena con innumerevoli iniziative sul territorio. Nell’arcidiocesi di Bucarest, oltre alle iniziative della Caritas, sabato 18 novembre viene inaugurato un centro diurno per bambini e famiglie in difficoltà. Il centro è a Campulung, dove risiede una delle più antiche comunità cattoliche della diocesi. Vi sono presenti le Suore della carità di San Paolo che hanno organizzato un’associazione che si cura delle persone indigenti. Il centro porterà il nome e la protezione del beato Vladimir Ghika, sacerdote martire, “maestro di carità”. All’inaugurazione sarà presente l’arcivescovo Ioan Robu, con le autorità locali e la comunità parrocchiale. Nella diocesi di Iasi domenica scorsa la Giornata mondiale è stata anticipata con un’iniziativa denominata “Un milione di stelle”: in una decina di centri sono state accese delle candele lanciando dei messaggi di solidarietà. Lo stesso mons. Robu ha diffuso una lettera rivolta a tutti i fedeli che prende spunto dal messaggio di Papa Francesco per la giornata del 19 novembre. Analoga iniziativa si deve al vescovo di Iasi, mons. Pietro Gherghel.

Marcia migranti: mons. Moraglia (Venezia), “aiuto dato con prontezza per fronteggiare l’emergenza”. Ora “ognuno faccia la sua parte. Nessuno si sottragga a impegni e responsabilità”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 12:36

“In queste ore, come Chiesa di Venezia, abbiamo cercato di alleviare una situazione che rischiava di deflagrare: è stato un intervento di tipo emergenziale, messi di fronte ad una situazione singolarissima – di vera difficoltà ed emergenza oggettiva, che rischiava di ‘incartarsi’ e di aggravarsi ulteriormente – a cui abbiamo offerto una risposta con la disponibilità dei nostri parroci che ringrazio, insieme alle loro comunità, per l’aiuto dato con prontezza”. Lo ha dichiarato al settimanale diocesano “Gente Veneta” il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, a proposito della vicenda relativa all’ospitalità e all’accoglienza nella scorsa notte di oltre 200 persone richiedenti asilo – “in marcia” da Cona a Venezia – in patronati e strutture parrocchiali e diocesane della zona di Mira. “Dare una mano, ospitare, accogliere, venire incontro a chi si trova in situazione di vero disagio: ecco quello che abbiamo fatto. Per questo ho chiesto alle comunità parrocchiali coinvolte di aprire le porte delle loro strutture; il vicariato interessato è quello della Riviera e delle sue collaborazioni pastorali”, ha aggiunto il presule, che ha ricordato: “Sono stati distribuiti pasti, messe a disposizione coperte, in una di queste strutture c’era anche a disposizione un medico che ha prestato la sua opera, visitando alcune persone… Sento, quindi, il dovere e la gioia di ringraziare tanti che si sono impegnati e mobilitati in queste ore con uno spirito di servizio, di sacrificio ed una generosità notevoli ed encomiabili”.
Richiamando le parole scritte alla Chiesa di Venezia per la Giornata mondiale dei poveri, il patriarca ha evidenziato che oggi “la sfida è costruire una società che sia realmente inclusiva, accogliente, capace d’incontrare gli altri anche innanzi a diritti che configgono. Per far questo è necessario, quindi, che nessuno – dalle istituzioni agli enti locali, dalla politica alla società civile e alle realtà ecclesiali – si sottragga al senso profondo ed autentico del proprio impegno e delle proprie responsabilità. C’è bisogno che ognuno faccia la sua parte, non eliminando o accantonando difficoltà e problemi ormai ‘strutturali’ per il nostro vivere di oggi ma aiutando concretamente a risolverli, in modo lungimirante e realista”. Infatti, “la questione centrale rimane sempre quella di mantenere l’uomo al centro, nella sua dignità e nel suo valore da rispettare e nel suo essere soggetto imprescindibile, insieme, di diritti e doveri”. E ha concluso: “In queste ore si è fatto fronte in tempi brevi ad un’emergenza, con grande impegno e dedizione. Pensare che tale situazione si possa protrarre ancora non sarebbe realistico e confidiamo, quindi, nel lavoro delle istituzioni”. Info: www.genteveneta.it

Salute: Chiu (Taiwan), “l’impegno per una risposta immediata e a lungo termine ai disastri e alle calamità naturali”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 12:30

“L’amore e il rispetto non conoscono frontiere: né di razza, né di nazionalità, né di censo, né di colore della pelle”. Con queste parole Tsung Lang Chiu, direttore del Neuro-Medical Scientific Center del Buddhist Tzu-Chi General Hospital, intervenuto alla seconda giornata della conferenza in corso fino a domani, in Vaticano, sulle disparità globali in materia di salute, ha descritto l’assistenza sanitaria cattolica in Taiwan. “Fino al 2015, abbiamo assistito oltre 2.660 vittime in oltre 50 Paesi”, ha reso noto il direttore a proposito del “focus” dell’attività sanitaria del suo ospedale: “La risposta immediata ai disastri e alle calamità naturali”, come terremoti, tsunami, inondazioni. Cibo, vestiti, coperte, alloggio temporaneo e assistenza medica nell’emergenza, i primi servizi offerti, che però si accompagnano a progetti a lungo termine: ricollocazione, abitazioni permanenti, reinserimento lavorativo, riabilitazione i settori di impegno. “Siamo i primi ad arrivare e gli ultimi ad andarcene”, ha sintetizzato Chiu citando l’attività di supporto esercitata in calamità recenti come lo tsunami in Sri Lanka, il terremoto in Kashmir o in Cina e il tifone Haiyan che ha colpito le Filippine. Tra le attività di ricerca del Tzu-Chi, lo studio sulle cellule staminali del midollo osseo, che ha consentito di ricevere 410mila donazioni e di effettuare con successo 4.500 trapianti.

Giornata mondiale poveri: Lamezia Terme, stasera veglia di preghiera in cattedrale. Lunedì 20 presentazione del dossier “Lavoro indecente” sui braccianti stranieri

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 12:23

La diocesi di Lamezia Terme si prepara alla prima Giornata mondiale dei poveri con un primo appuntamento stasera, alle 20, con una veglia di preghiera in cattedrale con il mondo del volontariato e dell’associazionismo cattolico, in particolare con quanti ogni giorno “si prendono cura dei più fragili e degli ultimi”. Domenica 19 novembre, alle 17, sarà celebrata la Santa Messa presso la cappella della fazenda maschile S. Luigi. Lunedì 20 novembre, alle 12.30, nel salone dell’episcopio sarà presentatato il dossier “Lavoro indecente. I braccianti stranieri nella piana lametina”, a cura di Francesco Carchedi, Marina Galati, Isabella Saraceni dell’associazione Comunità Progetto Sud. “Analizzando dati e materiali attinenti alle condizioni dei braccianti stranieri nell’area lametina, l’indagine – spiega una nota – ha scandagliato la dimensione specifica del mercato del lavoro regionale, i segmenti del medesimo dove maggiore è la presenza straniera e all’interno di questi dove maggiori sono le modalità occupazionali più dure e pericolose, facendo emergere una realtà che tutti percepiscono ma che nessuno riconosce come modalità di sfruttamento grave e dunque sanzionabile giuridicamente”. “Le attività lavorative ai limiti della legalità – aggiunge la diocesi – non appaiono episodiche o semplicemente marginali, ma del tutto incardinate nelle pratiche usuali del mercato del lavoro locale. Sono dunque pratiche che non appartengono al passato remoto, ma purtroppo sono di presente attualità”. In una lettera inviata a tutte le associazioni di volontariato il vescovo diocesano, mons. Luigi Cantafora, ha invitato a partecipare alle iniziative in programma “per ritrovarci insieme nella preghiera per dare voce ai poveri che non ha voce. Grazie alla vostra presenza e azione, tante mani aiutano chi è nel bisogno. Vorremmo dirvi grazie e riscoprirci uniti nella preghiera per apprezzare, valorizzare e includere chiunque si trova nel disagio”.

Diocesi: Pavia, stasera concerto “Was Gott tut, das ist wohlgetan” per i 500 anni della Riforma luterana

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 12:06

Sarà dedicato al tema “Was Gott tut, das ist wohlgetan – Ciò che Dio fa è ben fatto” il concerto per il cinquecentenario della Riforma luterana che si svolgerà stasera, alle 21, nella basilica di san Pietro in Ciel d’Oro, a Pavia. L’iniziativa, promossa dal Comitato Pavia Città di Sant’Agostino, vedrà come protagonisti Karin Selva (soprano), Marta Fumagalli (mezzosoprano), Jonathan Pia (tromba barocca), Maria Cecilia Farina (organo) e l’Ensemble “Il furibondo” composta da Liana Mosca e Diego Castelli (violini), Gianni De Rosa (viola) e Marcello Scandelli (violoncello). Scrive nelle note di sala la responsabile della Commissione musicale del Comitato Pavia Città di Sant’Agostino, Maria Cecilia Farina: “Il ‘filo rosso’ dell’antologia bachiana di questo concerto è la centralità della figura di Cristo nella vita dei credenti che a lui si affidano, che in lui trovano rifugio e fonte di gioia”.

Iraq: Sako (patriarca) a Acs, Lamborghini donata dal Papa “gesto che ha commosso i cristiani iracheni”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:50

“Il gesto del Santo Padre ha profondamente commosso i cristiani iracheni”. Così il patriarca caldeo di Babilonia Raphael Louis I Sako commenta ad Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) la decisione di Papa Francesco di donare al piano Acs per il ritorno dei cristiani a Ninive parte del ricavato dalla vendita del numero unico della Lamborghini Huracan, donata al Pontefice dalla casa automobilistica lo scorso 15 novembre. Si tratta di “un gesto che incarna pienamente la carità cristiana, non con parole ma con fatti concreti”. La notizia è stata largamente riportata dai media iracheni e seguita con attenzione dalla comunità cristiana. “Non è la prima volta che, con i suoi doni, il Papa ci mostra la sua vicinanza. Non è ancora potuto venire tra noi, ma a volte la presenza umana e spirituale è più importante di quella fisica”. La notizia di questo ulteriore supporto da parte del vescovo di Roma giunge in un momento delicato per la Piana di Ninive, dopo le tensioni legate al referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno. “Ora la situazione è tranquilla e vi è volontà di dialogo, ma all’Iraq serve di più. Sono necessari una separazione tra Stato e religione, e un nuovo concetto di cittadinanza che garantisca pari dignità a ciascun iracheno a prescindere dall’appartenenza religiosa”. Nel frattempo il Piano Acs per la ricostruzione dei villaggi cristiani della Piana di Ninive – che Papa Francesco ha voluto sostenere – va avanti e le famiglie continuano a tornare alle proprie case. “Vogliamo testimoniare la fede cristiana in queste terre. La nostra presenza è essenziale per i fedeli di ogni religione, perché noi costituiamo un elemento di apertura capace di contrastare la violenza. Mentre per i cristiani di tutto il mondo, tutto quello che abbiamo sofferto a causa della nostra fede rappresenta un esempio da seguire e condividere attraverso la preghiera”.

Plenaria Pcc: card. Bo (Yangon), “il progresso scientifico promuova l’umanità e fraternità. Il cervello deve procedere con il cuore”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:44

“La Chiesa incoraggia sempre il progresso, guarda con fiducia alla scienza ma la scienza moderna è un’arma a doppio taglio. Il rischio, e penso ai progetti sul genoma e all’intelligenza artificiale, è che anziché incentivare la dignità umana la indebolisca. Quando le macchine cominceranno a pensare come esseri umani, questi ultimi saranno costretti a pensare come le macchine? In che modo l’esplosione della conoscenza può contribuire a costruire un’umanità più grande?”. Lo dice al Sir il cardinale Charles Bo, arcivescovo di Yangon, rispondendo a una domanda su quali sono le sfide poste dal progresso scientifico-tecnologico alla Chiesa. Il porporato, infatti, in questi giorni sta partecipando alla plenaria del Pontificio Consiglio della cultura (Pcc) in corso fino a domani a Roma sul tema “Il futuro dell’umanità: nuove sfide all’antropologia”. “La tecnologia e l’interconnessione digitale – prosegue il cardinale – possono connettere i computer ma non possono unire i cuori delle persone. La grande sfida è invece quella di promuovere la fratellanza e la comunione dell’umanità”. Infine un monito: “Il cervello deve procedere insieme al cuore: hanno bisogno l’uno dell’altro per tradurre l’amore in azione. Se questo non accadrà, allora c’è il rischio che l’umanità del futuro divenga schiava delle tecnologie emergenti”

Giornata per la vita 2018: messaggio dei vescovi italiani, “solo una comunità dal respiro evangelico può trasformare la realtà e guarire dal dramma dell’aborto e dell’eutanasia”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:41

Nel Messaggio del Consiglio episcopale permanente della Cei per la 40ª Giornata nazionale per la vita che si celebra il 4 febbraio 2018, i vescovi richiamano l’ammonimento del Santo Padre sui “segni di una cultura chiusa all’incontro” che “gridano nella ricerca esasperata di interessi personali o di parte, nelle aggressioni contro le donne, nell’indifferenza verso i poveri e i migranti, nelle violenze contro la vita dei bambini sin dal concepimento e degli anziani segnati da un’estrema fragilità”. Il Papa, sottolineano, “ricorda che solo una comunità dal respiro evangelico è capace di trasformare la realtà e guarire dal dramma dell’aborto e dell’eutanasia; una comunità che sa farsi ‘samaritana’ chinandosi sulla storia umana lacerata, ferita, scoraggiata”. Una comunità che cerca il sentiero della vita, “gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra”. Una vita di cui il mondo di oggi “ha enorme bisogno”, “spesso senza riconoscerlo”. Per questo, “si aspetta dai cristiani l’annuncio della buona notizia per vincere la cultura della tristezza e dell’individualismo, che mina le basi di ogni relazione”.
Il punto iniziale per testimoniare il Vangelo della vita e della gioia, scrivono i vescovi, “è vivere con cuore grato la fatica dell’esistenza umana, senza ingenuità né illusorie autoreferenzialità”. Il credente diventa discepolo e, “mentre impara a confrontarsi continuamente con le asprezze della storia, si interroga e cerca risposte di verità”. Un cammino di ricerca in cui “sperimenta che stare con il Maestro” lo conduce “a gestire la realtà e a viverla bene, in modo sapiente, contando su una concezione delle relazioni non generica e temporanea, bensì cristianamente limpida e incisiva”.
“La Chiesa intera e in essa le famiglie cristiane, che hanno appreso il lessico nuovo della relazione evangelica e fatto proprie le parole dell’accoglienza della vita, della gratuità e della generosità, del perdono reciproco e della misericordia – conclude il Messaggio dei vescovi -, guardano alla gioia degli uomini perché il loro compito è annunciare la buona notizia, il Vangelo. Un annuncio dell’amore paterno e materno che sempre dà vita, che contagia gioia e vince ogni tristezza”.

Giornata per la vita 2018: messaggio dei vescovi italiani, “il Vangelo della vita, gioia per il mondo”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:40

“’L’amore dà sempre vita’: quest’affermazione di papa Francesco, che apre il capitolo quinto dell’Amoris laetitia, ci introduce nella celebrazione della Giornata della Vita 2018, incentrata sul tema ‘Il Vangelo della vita, gioia per il mondo’”, questa l’apertura del Messaggio – diffuso oggi – del Consiglio episcopale permanente della Cei per la 40ª Giornata nazionale per la vita che si celebra il 4 febbraio 2018.
Al centro della riflessione dei vescovi italiani è “la Parola di Dio, consegnata a noi nelle Sacre Scritture, unica via per trovare il senso della vita, frutto dell’Amore e generatrice di gioia”, una gioia “che il Vangelo della vita può testimoniare al mondo, è dono di Dio e compito affidato all’uomo; dono di Dio in quanto legato alla stessa rivelazione cristiana, compito poiché ne richiede la responsabilità”.
“La novità della vita e la gioia che essa genera – scrivono nel Messaggio – sono possibili solo grazie all’agire divino. È suo dono e, come tale, oggetto di richiesta nella preghiera dei discepoli”. La grazia della gioia è “il frutto di una vita vissuta nella consapevolezza di essere figli che si consegnano con fiducia e si lasciano ‘formare’ dall’amore di Dio Padre, che insegna a far festa e rallegrarsi per il ritorno di chi era perduto”.

Papa in Myanmar: card. Bo (Yangon), “la sua visita aiuterà a guarire molte ferite”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:38

“Sono molto felice, eccitato e pieno di attese per la visita del Papa in Myanmar e Bangladesh. Abbiamo bisogno di attenzione e incoraggiamento”. Lo dice al Sir il cardinale Charles Bo, arcivescovo di Yangon, che domani incontrerà Francesco ad una settimana dalla visita del Pontefice in Myanmar dal 27 al 30 novembre, che proseguirà in Bangladesh fino al 2 dicembre. In questi giorni il porporato sta partecipando alla plenaria del Pontificio Consiglio della cultura (Pcc) in corso fino a domani a Roma sul tema “Il futuro dell’umanità: nuove sfide all’antropologia”. Lo abbiamo incontrato a margine dei lavori e gli abbiamo chiesto che cosa dirà domani al Papa. “Tra le altre cose gli parlerò della situazione dei Rohingya, molto triste e complessa, ma ci sono anche altre gravi crisi umanitarie. Gli dirò che nel mio Paese che ha bisogno di amore e di pace a tutti i livelli, 700 mila cattolici guardano a lui con profondo amore e lo aspettano con trepidazione. Il Papa incontrerà anche i monaci buddisti (religione di maggioranza) e altri leader religiosi e li incoraggerà a lavorare e a camminare insieme verso la pace tra gruppi etnici e minoranze perché le religioni, insieme, la costruiscano. Penso che la sua visita aiuterà a guarire molte ferite”.

Norvegia: al vià lunedì il processo contro la diocesi di Oslo per la registrazione dei cattolici secondo procedure non conformi alle regole

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:33

Comincia lunedì 20 novembre, davanti al tribunale distrettuale di Oslo, il processo che vede coinvolta la diocesi cattolica di Oslo per il caso della registrazione dei cattolici negli elenchi diocesani secondo procedure non conformi alle regole. Ne dà notizia il sito della diocesi che “fornirà informazioni aggiornate durante il processo”, che “durerà cinque giorni”. La diocesi sarà difesa dall’avvocato Erling Lyngtveit: “È una questione triste e impegnativa che affrontiamo per tutti i soggetti coinvolti”, ha dichiarato. All’origine del caso è l’accusa di aver registrato nel periodo 2011-2014 più cattolici degli effettivamente residenti in Norvegia e di dovere allo Stato un risarcimento (equivalente a 1 milione di corone norvegesi) del contributo versato alla comunità cattolica sulla base di un numero ritenuto gonfiato. Un precedente processo per frode contro il vescovo di Oslo Bernt Eidsvig era già stato archiviato. Ora alla sbarra è l’ex-economo diocesano e la diocesi in quanto “impresa”, spiega la nota. Il vescovo Bernt Eidsvig dovrà deporre al processo come testimone, così come diversi impiegati della diocesi (sacerdoti e laici), e “altre presone che hanno avuto a che fare con la vicenda”. La diocesi ha sempre sostenuto, e questa sarà la posizione dell’avvocato Lyngtveit, di non aver commesso “frode”, pur riconoscendo “di avere per qualche tempo registrato i membri in modo spiacevole e deplorevole”. Già nel 2015-2016 i registri sono stati corretti.

Povertà: mons. Galantino, “i ragazzi guardano al futuro con la testa all’indietro”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:26

“Oggi i ragazzi guardano al futuro con la testa all’indietro”. Per questo bisogna “consegnare alle generazioni future la speranza”. Lo ha affermato questa mattina mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nel corso della presentazione a Roma del Rapporto 2017 “Futuro anteriore” realizzato da Caritas italiana su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia. Per i giovani italiani “l’epoca delle grandi speranza diventa in salita, di grande difficoltà” perché “c’è un’autonomia che non arriva, un casa impossibile da trovare, un lavoro che non c’è e una pensione che forse non verrà mai percepita”. “Finché un giovane non esce di casa e sa dove andare ad investire le sue energie” diventa difficile l’aumento del Pil o le ricadute di certe misure. Molte volte sono “annunci che hanno il sapore di una beffa. Non che non siano veri, ma se non arriva nelle tasche della gente questa novità, finché uno non riesce a percepirla non possiamo accontentarci”. Galantino ha concluso affermando che “non mi convincono i professionisti dell’indignazione”. Anche per questo “come Chiesa italiana e come credenti non smetteremo mai far sentire la nostra presenza e mettere in campo la nostra vigilanza”.

Povertà: mons. Galantino, “non ha colore, abbandonare la tentazione di distinguere”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:25

“La differenza tra poveri stranieri e italiani la facciamo fare soltanto a chi è abituato a fare letture interessante e strumentalizzate delle vicende umane. La povertà non ha colore”. Lo ha affermato questa mattina mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nel corso della presentazione a Roma del Rapporto 2017 “Futuro anteriore” realizzato da Caritas italiana su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia. Il segretario generale della Cei ha invitato ad “abbandonare la tentazione di distinguere tra povertà e povertà. La povertà fa male è basta”. Invece c’è chi ideologicamente continua a fare distinzioni. “Purtroppo – ha notato – nelle nostre sacrestie si sposano queste idee”. Galantino ha osservato che “paradossalmente oggi la povertà è aumentata rispetto al 1996, anno del primo Rapporto, sia a livello quantitativo che qualitativo”. “Attualmente – ha spiegato – la povertà tende ad aumentare mentre a fine anni ‘90 sembrava stabile”. “Allora erano i pensionati i poveri che invece oggi sono stampella e salvagente per i giovani”. “I poveri di oggi sono i giovani tra i 20 e i 30 anni”, ha proseguito il segretario generale.

Povertà: mons. Galantino, “c’è bisogno di un reset di cuore e testa, serve uno sguardo di com-passione”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:24

“C’è bisogno di un reset del nostro cuore e della nostra testa rispetto alla povertà. Là dove c’è povertà ci dev’essere attenzione, ci dev’essere uno sguardo di com-passione”. Lo ha affermato questa mattina mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nel corso della presentazione a Roma del Rapporto 2017 “Futuro anteriore” realizzato da Caritas italiana su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia. Galantino ha iniziato il suo intervento rilevando che “tante volte i volti e le storie di povertà possono sfuggirci ed essere ideologicamente emarginate”. Per questo è utile il Rapporto, che dovrebbe essere letto anche da chi a volte fa letture semplicistiche e faziose. Per esempio, “a volte si parla di immigrati e profughi non come poveri che come altri chiedono la nostra attenzione”. “Anche noi come Chiesa – ha ammonito – dobbiamo allargare cuore e mentalità”, per far capire che interessarsi di povertà significa “andare oltre a coloro che mostrano esternamente la loro condizione di povertà”. “Il Rapporto ci ricorda oltre a quella di profughi e migranti anche la povertà dei nostri connazionali”. “La povertà dei primi – ha evidenziato – non può farci dimenticare la povertà degli autoctoni né creare o favorire situazioni di conflittualità”. “La crisi economica – ha osservato Galantino – ci lascia in eredità un esercito di poveri su cui non hanno avuto effetto le misure di contrasto dell’Unione europea, soprattutto in periferia”.

Salute: Signorini (Fond. Poliambulanza), “in Italia ancora molto lontano un network cattolico”

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:02

“In Italia siamo ancora molto lontani dalla creazione di un network tra le strutture sanitarie cattoliche”. Lo ha detto Alessandro Signorini, direttore generale della Fondazione Poliambulanza di Brescia, intervenendo alla seconda giornata della conferenza internazionale in corso nell’Aula nuova del Sinodo su “Affrontare le disparità globali in materia di salute”. Signorini ha fatto riferimento all’Aris, che è l’associazione che riunisce le strutture sanitarie cattoliche “ma che potrebbe crescere, se aiutata”: un progresso, questo, che per Signorini risulta “necessario, perché unirsi consente di attrezzarsi più adeguatamente per affrontare le sfide sempre più complesse e difficili del mondo della salute”. “Abbiamo bisogno di fare rete”, ha spiegato l’esperto: “L’Italia ha una tradizione antichissima in campo sanitario, ma molto parcellizzata”. Di qui la necessità di “ritrovarsi non solo per discutere di pastorale sanitaria – che è fondamentale, è la base di partenza, senza la quale non potremmo esistere – ma anche per parlare della necessità di diventare operativi come fanno le organizzazioni profit che esistono in Italia”. Signorini ha parlato dell’esperienza della Fondazione Poliambulanza di Brescia, sintetizzandola con un’espressione: “Fedeltà creativa”, cioè “tentativo di reinterpretare un modello e una storia alla luce delle nuove sfide della sanità”. Costituita nel 2005, la Fondazione ha reinterpretato infatti l’eredità di Poliambulanza, nata all’inizio del XX secolo, e che ora vede al suo interno la presenza di due Congregazioni religiose, dell’Università Cattolica e del vescovo di Brescia: la “joint venture” è tra due ospedali, quello originario e quello acquisito nel 2010, e può contare sulla collaborazione tra i religiosi, 12 medici volontari laici e una “charity” cittadina interna per “dare risposta al disagio locale, visto che ci sono sacche di popolazione che hanno difficoltà ad accedere ai servizi”. Oggi la Fondazione Poliambulanza è un ospedale multicentrico di alta di specializzazione accreditato con il servizio sanitario nazionale, da cui provengono il 92% di finanziamenti pubblici. 600 i posti letto, 2.800 i bambini nati, unico “trend” in crescita in un territorio dove la natalità è in caduta libera. Oltre 170 milioni di euro il valore economico generato in un anno. Tra i fiori all’occhiello, una società internazionale per l’utilizzo delle cellule staminali derivate dalla placenta.

Giornata mondiale poveri: Francia, Messe, concerti, incontri. Parigi, “Pranzo fraterno” al Sacro Cuore a Montmartre

Agensir.it - Fri, 2017-11-17 11:01

Anche nella bella chiesa del Sacro Cuore a Montmartre, a Parigi, saranno accolti i poveri per un “pranzo fraterno”, dopo la Messa presieduta dal nunzio Luigi Ventura; poi si guarderà un film insieme. Tavole per i poveri saranno apparecchiate in tante parrocchie di Parigi: Santa Giovanna de Chantal, Notre Dame de Champ, San Vincenzo de Paoli, Nostra Signora del Perpetuo soccorso, San Marcello. La comunità di Saint-Joseph des Nations ha allestito in chiesa una mostra fotografica sul tema della povertà e domenica ci sarà la proiezione del film “Fratello”; la Messa delle 11 sarà “animata dalle persone della strada” e poi un “buffet campagnolo” accoglierà “parrocchiani, amici della strada e gente del quartiere”. Un concerto straordinario di beneficenza con il cantante Gregory Turpin per i “senza fissa dimora” seguiti dall’associazione Le Deuxième Marche, si terrà domenica sera nella cripta di Sant’Honoré d’Eylau. La diocesi parigina ha messo in piedi un’équipe e un sito per aiutare le comunità a pensare a questa Giornata mondiale che in Francia coincide con la Giornata nazionale del Secours catholique, la Caritas francese. Numerosi i vescovi che si sono rivolti ai fedeli invitandoli alla solidarietà. “Non dimentichiamo mai di dare alle persone in precarietà tutto il loro posto e la parola nelle nostre comunità, per una ‘Chiesa povera per i poveri’” ha scritto mons. Jacque Blaquart, vescovo di Orleans e presidente del Consiglio episcopale per la solidarietà.

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