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Plenaria Pcc: card. Ravasi, “domanda, intelligenza critica, transdisciplinarietà e dialogo scienza-umanesimo”

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 18:57

“La legge dell’interrogazione, ossia la domanda. Non per nulla la prima domanda della Bibbia riguarda l’uomo: Adamo dove sei?”. Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, inaugura a Roma la plenaria del dicastero sul tema “Il futuro dell’umanità: nuove sfide all’antropologia” (quattro sessioni di lavoro che si concluderanno sabato 18 con l’udienza con Papa Francesco) e delinea le quattro “norme metodologiche” che verranno adottate nel corso dei lavori. La prima è appunto la domanda, ma “non è facile – avverte -. Noi ci troviamo in un mondo che non ha molte persone da interrogare. Nella ‘Nouvelle Eloise’, Roussseau afferma che l’arte di interrogare non è facile, è più arte da maestri che da principianti; tuttavia l’interrogazione è il principio della scienza”. Il secondo approccio è “quello dell’intelligere (intus legere), ossia comprendere giudicando criticamente le risposte. La vera intelligenza – chiosa il cardinale – è anche critica, cerca di penetrare, si pone nei confronti della scienza in atteggiamento aperto, senza temere, giudicare o detestare. In modo critico ma con una fiducia di base”. E ancora: “Oltre l’unidisciplinarietà, l’interdisciplinarietà e la multidisciplinarietà c’è una quarta possibilità, la transdisciplinarietà”. Un rischio c’è, mette in guardia Ravasi: “Ognuno deve mantenere il suo statuto epistemologico ma al tempo stesso acquisire contributi offerti da altre discipline”. Infine, il rapporto tra classicità e modernità, humanities e scienze. Steve Jobs, parlando all’università di Harvard nel 2005 – ricorda il presidente del Pcc – ha esaltato la figura dell’ingegnere rinascimentale affermando che non si possono unire i punti guardando solo avanti, ma solo se si guarda anche indietro”. “La tecnologia da sola non basta. È il matrimonio tra scienza e arti liberali e umanistiche a farci sorgere il canto nel cuore”, il testamento lasciato dal fondatore di Apple, conclude il cardinale.

Giornata mondiale poveri: Catania sabato 18 una veglia di preghiera. Domenica Messa e pranzo per i bisognosi

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 18:49

La prima Giornata mondiale dei Poveri – istituita da Papa Francesco – si celebrerà, tra sabato e domenica, anche nella diocesi di Catania, presso il santuario di San Francesco d’Assisi all’Immacolata. Sabato 18 novembre, alle ore 20.30, si comincerà con una veglia di preghiera ispirata al tema proposto dal Santo Padre: “Non amiamo a parole ma con i fatti”. Domenica 19 novembre, alle ore 11, si procederà con la celebrazione eucaristica presieduta da don Piero Galvano, direttore della Caritas diocesana di Catania. Nella stessa giornata, alle ore 13, sarà il momento del pranzo di Santa Elisabetta, nel corso del quale i volontari prepareranno i pasti per centinaia di bisognosi della città. L’evento vedrà la benedizione di mons. Salvatore Gristina, arcivescovo di Catania, e l’intervento di Enzo Bianco, sindaco di Catania. Saranno “due giorni di riflessione e attività concrete sul tema della povertà”, che “non può essere considerata un concetto astratto. Le due giornate sono organizzate dall’arcidiocesi di Catania e dall’Ordine francescano secolare (zona Catania), in collaborazione con la Caritas diocesana di Catania e col gratuito patrocinio del comune di Catania. Ha partecipato, inoltre, l’istituto tecnico industriale “S. Cannizzaro” di Catania.
Anche il luogo dell’incontro tra la comunità catanese dei volontari e gli ultimi della città risponde a una precisa scelta simbolica e sostanziale. Lo ha spiegato don Piero Galvano: “S. Francesco ha cambiato la Chiesa. Nella Giornata mondiale dei poveri, abbiamo scelto la chiesa di S. Francesco all’Immacolata per dare alla nostra diocesi un chiaro messaggio: siamo chiamati a vivere e a mettere in pratica la spiritualità di S. Francesco, una Chiesa povera per i poveri. Dobbiamo cambiare vita, dobbiamo convertirci e attuare la regola della ‘condivisione’ come espressione dell’amore verso Dio e il prossimo”.

Diocesi: mons. Cancian ha annunciato la pubblicazione de “Le vite dei santi di Città di Castello nel medioevo”

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 18:23

Il 13 novembre scorso, in occasione della festa dei santi Florido e Amanzio, patroni della diocesi di Città di Castello, il vescovo Domenico Cancian, ha annunciato l’uscita del libro “Le vite dei santi di Città di Castello nel medioevo”, terzo volume della collana “Castellana Ecclesia” (Pliniana Editrice), promossa dall’Archivio storico diocesano nel 2015. “Lo studio, condotto da Pierluigi Licciardello – si legge in una nota – raccoglie in edizione critica e in traduzione italiana tutte le fonti agiografiche e liturgiche sui santi castellani dalle origini (san Crescenziano e compagni, martirizzati attorno all’anno 303) fino agli inizi del XIV secolo (beata Margherita, morta nel 1320)”. “Per la prima volta è così possibile disporre delle più genuine fonti della tradizione ecclesiale castellana, antica di oltre 1500 anni”, prosegue la nota, nella quale si sottolinea che “sono raccolte vite, epigrafi, testi liturgici relativi a santi e beati inseriti nel calendario diocesano (Crescenziano e compagni martiri, Florido e Amanzio, Donnino, Margherita), a santi oggi non più oggetto di culto liturgico (Illuminato) e a personaggi di dubbia identità storica (Alberto e Brizio), perché tutti, nel tempo, hanno contribuito a sviluppare elementi significativi dell’identità ecclesiale e civile locale”. “Sin dal momento del mio arrivo a Città di Castello come vescovo – scrive mons. Cancian nella presentazione – mi ha colpito l’alto numero di uomini e donne di questa diocesi la cui santità è stata ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa”. Dopo aver ripercorso le vicende di alcuni santi e beati della diocesi, il vescovo conclude rilevando che “anche il nostro mondo ha bisogno di questi cristiani, ‘sale della terra e luce del mondo’”.

Diocesi: Caritas Bolzano-Bressanone, persone che soffrono di disagi psichici saranno quest’anno al centro della Domenica della Carità

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 18:17

“Una persona su tre nell’arco della vita soffre una o più volte di disturbi psichici. Dietro a quelli che possono sembrare meri dati statistici spesso si nascondono però grandi sofferenze, che colpiscono anche i familiari delle persone con disagi psichici. Sostegno e solidarietà diventano così un dovere nei confronti di queste persone”. Per queste ragioni la Caritas altoatesina ha deciso quest’anno di mettere al centro della sua campagna di aiuto “La povertà è più vicina di quanto pensi”, in occasione della Domenica della Carità, la tematica del disagio psichico. La Domenica della Carità verrà celebrata il 19 novembre, da quest’anno, per volere di Papa Francesco, Giornata mondiale dei Poveri. La Caritas altoatesina, seguendo il tema diocesano di quest’anno pastorale riassunto nella formula “Sulla tua parola: coraggiosi, cristiani, solidali”, “vuole incoraggiare con questa campagna chi soffre a cercare aiuto e invitare contemporaneamente la popolazione a essere solidale e aiutare chi più ne ha bisogno”. Nel 2016, in Alto Adige, più di 18.500 persone con differenti problemi psichici, malattie o disturbi sono state seguite dai servizi sanitari, circa il quattro per cento della popolazione. “Soprattutto negli ultimi anni sembra sia aumentato il numero delle persone che si trovano a dover affrontare situazioni di vita stressanti e opprimenti. Tutto ciò, nei nostri servizi, lo osserviamo quotidianamente”, spiega il direttore della Caritas, Paolo Valente. “È importante cercare e accettare aiuto e sostegno”, afferma Christian Folie, responsabile del servizio Consulenza psico-sociale della Caritas a Silandro. Nel 2016, presso il servizio, quasi 400 donne e uomini hanno cercato e trovato aiuto. “Un po’ di ‘normalità’ è molto importante anche per queste persone, come ad esempio avere la possibilità di vivere una giornata in modo strutturato”, dice Monika Verdorfer, responsabile del Centro diurno di Merano, gestito dalla Caritas da oltre 20 anni. Il centro è un luogo d’incontro per persone del Burgraviato con disturbi psichici, frequentato mediamente da 20 donne e uomini al giorno.
Oltre a ciò, sul territorio, la Caritas ha attivi diversi servizi che sostengono persone in situazioni psichiche problematiche e che soffrono nello spirito: il servizio Consulenza uomini con uffici a Bolzano, Merano e Bressanone; il servizio Sostegno al telefono con il numero verde 840 000 481; l’Assistenza a domicilio nel Burgraviato ; il centro diurno Mosaic a Merano; il servizio Integra, a Merano, servizio per persone diversamente abili; il servizio Hospice.

Migrazioni: Agenda europea, i dati della Commissione. Avramopoulos, “stiamo gradualmente uscendo dalla crisi”. Nessun impegno da tre Paesi

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 18:03

(Strasburgo) “La migrazione continua a essere la principale preoccupazione dei nostri cittadini e dovrebbe anche restare la nostra priorità assoluta”: lo sostiene Frans Timmermans, primo vicepresidente della Commissione, nel giorno in cui l’Esecutivo stila un bilancio dell’Agenda europea sulla migrazione. Numeri e dichiarazioni che, secondo la Commissione, mostrerebbe una situazione “in netto miglioramento”, anche se la maggior parte del carico dell’accoglienza dei migranti resta sull’Italia, con una modesta condivisione del problema da parte degli altri Paesi e l’assoluta chiusura sul versante della solidarietà da parte di Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria. Inoltre la Commissione insiste molto sul controllo delle frontiere e sui rimpatri, mentre sembra relegato in secondo piano il tema della gestione dell’accoglienza. Nel rapporto si parla del “forte calo del 63% del numero totale degli attraversamenti irregolari lungo le principali rotte migratorie nel 2017”, si segnalano gli sforzi “collettivi volti a proteggere le frontiere esterne dell’Ue, per cooperare con i Paesi partner per affrontare le cause profonde della migrazione irregolare, per migliorare la protezione dei migranti e vincere la lotta contro i trafficanti”: tutti ambiti in cui “si stanno registrando risultati concreti”.
L’Alto rappresentante Federica Mogherini dichiara: “Negli ultimi due anni abbiamo dedicato le nostre energie a risolvere in modo umano ed efficace uno dei fenomeni più impegnativi del nostro tempo”. “Abbiamo sostenuto l’Organizzazione internazionale delle migrazioni e l’Unhcr nel prestare aiuto alle persone in difficoltà e nel fornire assistenza al rimpatrio volontario, abbiamo istituito il piano per gli investimenti esterni, che permetterà di mobilitare 40 miliardi di euro in investimenti privati, e abbiamo collaborato con i nostri amici africani nell’affrontare le cause profonde della migrazione”. “Il nostro approccio si è sempre basato, e sempre si baserà, sulla cooperazione e sul partenariato”. Dello stesso tono le parole di Dimitris Avramopoulos, commissario responsabile per la migrazione: “Stiamo uscendo gradualmente da una situazione di crisi e stiamo ora gestendo la migrazione in uno spirito di partenariato e di responsabilità condivisa, sia all’interno che all’esterno dell’Ue”. Il rapporto elenca i contratti con la Turchia per 3 miliardi di euro nel quadro dello Strumento per i rifugiati (“dal mese di ottobre un milione di rifugiati siriani più vulnerabili riceve mensilmente denaro contante mediante trasferimenti elettronici”); gli sviluppi del Fondo fiduciario Ue per l’Africa; gli interventi in Libia, a favore dei migranti e per affiancare l’attività della guardia costiera.
Proseguono le missioni di soccorso Triton e Sophia nel Mediterraneo e le operazioni di rimpatrio volontario, che riguarderebbero 15mila persone. Numero modesti, invece per il programma di reinsediamento dell’Ue (25mila i migranti interessati). “A distanza di due anni, il meccanismo di ricollocazione dell’Ue – si legge ancora – sta volgendo positivamente al termine, con appena 750 e 3.100 ricollocazioni circa ancora da effettuare, rispettivamente, in Grecia e in Italia. Ad oggi sono state ricollocate oltre 31.500 persone. Se quasi tutti gli Stati membri hanno rispettato i loro obblighi giuridici, la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Polonia non hanno finora adottato alcuna misura per rispondere alle rimostranze formulate nel parere motivato della Commissione del mese di luglio e, pertanto, le procedure di infrazione nei loro confronti sono ancora in corso”.

Diocesi: Perugia-Città della Pieve, con “Sosteniamo il lavoro” 20 borse lavoro per 14 giovani e 6 adulti in cerca di occupazione

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 18:00

Sono 20 le borse lavoro per giovani e adulti in cerca di occupazione messe a disposizione del progetto “Sosteniamo il lavoro” attivo nella diocesi di Perugia-Città della Pieve. Si tratta di un’iniziativa co-finanziata dalla Cei (8xmille), nata da una sinergia tra Caritas e Uffici diocesani per le pastorali giovanile e problemi sociali e il lavoro e realizzato in collaborazione con la Gi Group spa, una realtà multinazionale con agenzie di collocamento al lavoro in tutt’Italia e all’estero, e alcune aziende del territorio. Il progetto “di alto valore sociale – spiegano i promotori – si ripeterà per due anni e consiste nell’assegnazione di 20 borse lavoro da circa 550 euro netti mensili, per un periodo di tirocinio di 6 mesi, con l’auspicio che le borse lavoro possano trasformarsi in un lavoro duraturo”. La selezione per la loro assegnazione (14 riservate a giovani e 6 ad adulti) è avvenuta nel mese di ottobre e ha riguardato 50 candidati (34 giovani e 16 adulti) individuati tra coloro che si sono rivolti alla rete Caritas. “La perdita di lavoro o il non lavoro – aggiungono i promotori del progetto – porta non soltanto ad una perdita di dignità, ma a tutta una serie di riflessi con conseguenze disastrose per la nostra società. Dall’impossibilità di formarsi una famiglia, di mettere al mondo dei figli, alla dipendenza a lungo dai genitori”. Ecco perché uno degli obiettivi del progetto è “costruire un servizio di accompagnamento all’autonomia delle persone attraverso l’attivazione di percorsi formativi professionalizzanti e/o di avvio all’impiego”. “Sosteniamo il lavoro” si avvale anche di una campagna di donazioni liberali (Iban: IT74D0570403000000000161500) che vengono raccolte dalla Fondazione di Carità San Lorenzo di Perugia.

Giornata mondiale poveri: Torino, domenica 19 novembre 50 persone senza fissa dimora a pranzo con mons. Nosiglia. Iniziative anche al Cottolengo

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 17:49

In occasione della prima Giornata mondiale dei poveri, indetta da Papa Francesco per domenica prossima 19 novembre, l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, “invita parrocchie, comunità religiose e associazioni a sottolineare l’evento con qualche segno che esprima la concreta vicinanza ai fratelli che vivono in povertà”. Proprio domenica 19, alle 12.30, mons. Nosiglia pranzerà con una cinquantina di persone senza dimora, nei locali di via Arcivescovado 12C, Nel pomeriggio, alle 15.30 in Cattedrale, mons. Nosiglia ordinerà cinque diaconi permanenti. “Tale segno – prosegue la nota – vuole promuovere nella Chiesa torinese una particolare attenzione e sollecitudine verso chi è più in difficoltà”. Dopo la celebrazione, l’arcivescovo sarà ospite e commensale con alcune persone che rivestono incarichi istituzionali e con fratelli in difficoltà, ad un momento di preghiera e di convivialità organizzato dal padre generale del Cottolengo, padre Carmine Arice, in collaborazione con la Caritas diocesana. Dalle 16, presso la chiesa della Piccola Casa, comunità parrocchiali e religiose, associazioni e persone accolte nei servizi di carità potranno ascoltare tre testimonianze di vita (un senza dimora, una coppia anziana e un carcerato). Saranno presenti anche il sindaco di Torino, Chiara Appendino, l’assessore comunale Sonia Schellino e gli assessori regionali Augusto Ferrari e Giovanna Pentenero. Seguirà la celebrazione della Santa Messa. Al termine, mons. Nosiglia rivolgerà un saluto e un messaggio ai presenti. Alle 18.30, poi, la “merenda sinoira” per un gruppo di invitati che rappresentano tutte le realtà sociali di Torino.

Diocesi: Concordia-Pordenone, domenica 19 novembre nelle parrocchie la Giornata del settimanale “Il Popolo”

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 17:42

“‘Predicatelo dai tetti’ era il titolo che Giovanni Paolo II aveva dato alla Giornata delle comunicazioni sociali del 2001. Un invito che in questa domenica dedicata al settimanale diocesano si fa monito; binario che nel fare quotidiano guida chi coniuga giornalismo e fede”. Lo scrive Simonetta Venturin, direttrice de “Il Popolo”, nell’editoriale pubblicato sul settimanale diocesano di Concordia-Pordenone. “È una sfida cercare di far emergere quanto accade” così come “raccontare il più possibile in purezza e con una innegabile propensione”, osserva Venturin, sottolineando che “le belle e buone storie ci piacciono più che ad altri. Specie se dirle significa raccontare l’altra metà della luna, quella su cui i riflettori meno si posano”. “È uno stile – aggiunge – che getta le fondamenta nella verità delle cose: senza una finta neutralità, scansando l’urlato che trova sovrabbondante spazio altrove, privilegiando le storie che esaltano la vita e la sua bellezza, l’altruismo e la sua gratuità, l’amore e la sua meravigliosa generosità, l’impegno e l’ingegno. In una parola il mondo, bello oltre ogni frettoloso sguardo. La verità resta principio imprescindibile”. “Ci piacciono quei fatti sorprendenti e un po’ nascosti che pur accadono”, prosegue la direttrice, rilevando che “questo portare alla luce quanto il mondo impolvera e confonde, abbagliandosi e abbagliandoci di luci artificiali, è gravoso e bellissimo”. “Le belle storie si fanno per noi novelle parabole, esempi di valori”, continua Venturin, ricordando che “Il Popolo” è disponibile “in chiesa e in qualche edicola. Arriva a casa degli abbonati. Come un amico che viene a trovarvi e vi racconta le novità”. “Noi – conclude – bussiamo alla porta, tocca a voi aprirci. E vi chiediamo di farlo”.

Giornata mondiale poveri: Misericordie, a piazza Papa Pio XII, a Roma, un presidio sanitario per persone vulnerabili

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 17:25

Massiccia presenza di volontari toscani in piazza San Pietro a Roma al presidio sanitario per persone vulnerabili allestito dalle Misericordie in occasione della Giornata mondiale dei poveri, indetta da Papa Francesco per domenica prossima, 19 novembre. Le Misericordie d’Italia, rispondendo all’appello del Pontefice, si sono fatte parte attiva di questa iniziativa e hanno allestito in piazza Papa Pio XII (antistante San Pietro) un presidio, composto da 5 ambulatori, che per tutta la settimana sarà a disposizione dei poveri erogando visite e prestazioni sanitarie e consegnando anche una prima dotazione di farmaci che i medici in servizio ritengono necessari. La presenza costante nel presidio è di una quindicina di persone; i volontari ruotano e si avvicendano con altri confratelli in arrivo ogni giorno. La gran parte di loro e delle strutture proviene da Misericordie della Toscana. All’interno del presidio è presente anche un punto di ristoro, grazie al “carrello mobile” della Federazione delle Misericordie toscane, dove quanti usufruiscono del presidio sanitario possono recuperare energie (e calore visto il freddo di questi giorni) con bevande calde e snack, donate da Unicoop Firenze e Banco Alimentare.
“Quando il Papa chiama, noi ci mobilitiamo – dice il presidente delle Misericordie della Toscana, Alberto Corsinovi – e moltiplichiamo l’impegno che, ogni giorno, nelle nostre comunità, mettiamo nel farci prossimi dei più poveri e bisognosi. Le statistiche dicono che, a causa della crisi, gli italiani si curano meno e impiegano meno risorse per la prevenzione. Con questo presidio chiesto dal Papa offriamo un piccolo contributo perché anche i più poveri possano permettersi un check-up medico”.

Zimbabwe: messaggio ecumenico, “popolazione confusa e preoccupata”. “Democrazia bloccata. Trovare insieme la via d’uscita”

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 17:23

Una grande parte della popolazione dello Zimbabwe “è confusa e preoccupata”. “I cambiamenti sono stati rapidi negli ultimi giorni, ma il vero deterioramento è stato visibile a tutti da molto tempo”. È così che inizia il “messaggio pastorale delle Chiese”, fra cui la Conferenza episcopale cattolica, “sulla situazione attuale” in Zimbabwe, pubblicato nel pomeriggio di oggi. “Vediamo la situazione attuale non solo come crisi in cui siamo disperati”, ma come “opportunità per la nascita di una nuova nazione. Il nostro Dio ha creato tutto dal caos”, scrivono i leader delle Chiese, “ma bisogna dare un nome ai problemi”, perché “ciò ci darà il senso del dove dobbiamo andare come nazione”. Tra le “malattie più profonde” del Paese elencate c’è la “perdita di fiducia nella legittimità dei processi e delle istituzioni nazionali”, una non corretta “separazione tra i tre poteri dello Stato” e la mancanza di una “chiara distinzione tra il partito di maggioranza e il governo”. E ancora il “relegare la povertà” alle opere di carità, “senza un autentico impegno politico per affrontarne le cause”. Si sente che “le ruote della democrazia sono bloccate nel fango della politica personalizzata in cui i cittadini svolgono un ruolo insignificante”. La responsabilità non è solo nel partito di maggioranza e nel governo, ma anche nella “connivenza dei diversi poteri statali e della complicità della Chiesa e della società civile”. “La Chiesa”, da parte sua, ha “perso la sua spinta profetica, guidata dal culto della personalità e da approcci superstiziosi alle sfide socioeconomiche e politiche”.
“Un invito alla nazione ad un momento di preghiera di pentimento, profonda riflessione e discernimento” è quello che i leader delle Chiese dello Zimbabwe rivolgono oggi ai cittadini nel “Messaggio pastorale delle Chiese sulla situazione attuale”. “Dobbiamo trovare un significato a questa situazione e individuare collettivamente e individualmente la direzione futura” per la nazione. L’invito è alla pace e alla calma, in un momento in cui circola anche tanta “disinformazione che genera paura”. Alle forze di difesa dello Zimbabwe che “stanno gestendo la situazione”, si ricorda che “è loro la responsabilità di garantire che la dignità e i diritti umani siano rispettati”, senza “consentire illegalità e l’applicazione vendicativa e selettiva della legge”. “Le forze di difesa dello Zimbabwe hanno sottolineato che il loro non è un colpo di stato militare, ma uno sforzo per gestire la situazione attuale”, si legge nel Messaggio che chiede “la formalizzazione di un governo transitorio di unità nazionale che sovrintenda alla transizione e porti a un’elezione libera e giusta”. I leader religiosi chiedono anche “un tavolo di dialogo” per affrontare una “situazione che non può essere risolta da qualcosa che non sia il dialogo”: una Piattaforma nazionale di prospettiva che raccolga “le aspirazioni di tutti i settori della società”, come “spazio inclusivo” per consentire a tutti di “contribuire” al cammino democratico “verso lo Zimbabwe che vogliamo”. “Senza la riconciliazione e l’inizio di un processo di riflessione nazionale sul futuro, siamo tutti condannati”.

Migramed: Forti (Caritas), “accordo del Governo con la Libia da subito fortemente criticato dalla Chiesa italiana”

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 17:13

(da Amman) “In Italia, in un brevissimo lasso temporale, si è passati dal considerare Lampedusa Premio Nobel per la pace alla condanna delle ong che si occupano del salvataggio di persone fra i flutti marini, come i Taxi del mare. L’Italia vive in una dimensione ondivaga, che oscilla fra romantica paladina dei diritti umani e la triste realtà di un Paese che in 10 anni ha stretto ben tre accordi con la Libia, universalmente condannata nell’ambito della violazione dei diritti umani”. Lo ha affermato Oliviero Forti, responsabile Immigrazione per Caritas italiana, nel corso della tavola rotonda che vede confrontarsi sul tema delle migrazioni Leila Boedaux di Caritas Europa, Issa Nassar di Caritas Cipro, Roberto Arborino, già referente del dipartimento Migrazione di Caritas Germania, nel corso della seconda sessione del convegno internazionale in corso ad Amman “Migramed” intitolata “Solidarietà: il dilemma europeo”. Forti spiega come l’accordo del Governo italiano con la Libia è stato “da subito fortemente criticato dalla Chiesa italiana, ben consapevole della realtà di violenza che sono costrette ad affrontare le persone detenute nel Paese africano”. In relazione alla crescente xenofobia in ambito migratorio, il responsabile Immigrazione di Caritas italiana ribadisce che è necessario “non lasciare spazio alle destre populiste che insorgono in Italia, come in Europa”. Da questo punto di vista il Migramed rappresenta “un importante momento di riflessione sui temi dell’advocacy, un momento per rafforzare le maglie della rete del network Caritas. Ed è importante rimanere solidali, in un periodo storico in cui i partiti populisti vogliono solo portare alla disgregazione del tessuto sociale”.

Francia: nuova versione del Padre nostro. Mons. Kerimel (Conferenza episcopale), “occasione per i cristiani di riappropriarsi della preghiera”

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 17:10

“Ne nous laisse pas entrer en tentation”: “non lasciare che entriamo in tentazione” al posto di “non indurci in tentazione” è la nuova formulazione della sesta richiesta del Padre nostro che i cattolici francesi sono invitati a usare nelle celebrazioni pubbliche a partire dal 3 dicembre prossimo, prima domenica di Avvento, inizio di un nuovo anno liturgico. In un incontro con la stampa stamane a Parigi, il vescovo di Grenoble Guy de Kerimel, che è anche presidente della commissione episcopale per la liturgia e la pastorale sacramentale, ha spiegato il significato di questa modifica, là dove si chiede a Dio di “essere liberati dalla tentazione che conduce al peccato e a una forma di schiavitù”. La traduzione precedente non era sbagliata dal punto di vista esegetico, ma rischiava di essere “mal compresa dai fedeli”. La modifica è un’occasione per i cristiani di riappropriarsi della preghiera che Gesù ha insegnato loro”. Pe questo i vescovi francesi hanno voluto accompagnare questo passaggio con un volume “Preghiera del Padre nostro, uno sguardo rinnovato”. Questa formulazione, che è già stata introdotta nella Pentecoste scorsa in alcuni Paesi francofoni come il Belgio e il Benin, sarà utilizzata anche in tutte le celebrazioni ecumeniche, come raccomandato dal Consiglio delle Chiese cristiane in Francia.

Corruzione: Libera e Gruppo Abele, “approvazione ddl su whistleblowing passo decisivo”

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 15:04

“L’istituzione come legge dello Stato del ddl su whistleblowing – tutela dei segnalanti – è una bella notizia e un ulteriore passo decisivo per rompere quel muro di accettazione silenziosa del fenomeno corruttivo, ancora troppo spesso considerato sostenibile, specie se ci riguarda da vicino”. In una nota Libera e Gruppo Abele commentano il via libera definito alla legge che introduce anche in Italia le tutele per i whistleblower, ovvero chi segnala illeciti sul posto di lavoro. “Per invertire questa tendenza – proseguono Libera e Gruppo Abele -, oltre a buone e nuove leggi, occorre la diffusione culturale dell’integrità. Un lavoro etico e culturale che ci vede impegnati come associazioni: se le leggi spettano a chi governa, la responsabilità di mutamenti culturali è in capo alla società responsabile. La corruzione è una tra le più gravi minacce alla democrazia e l’avamposto delle mafie. La lotta alla corruzione è una priorità etica, sociale ed economica: non meno delle mafie, la corruzione è furto di bene comune, furto di diritti e di speranze, di opportunità e di lavoro”.

Migramed: mons. Ortega (nunzio apostolico Giordania e Iraq), “bello che affrontiate questione rifugiati insieme a persone di diversi Paesi, perché l’azione della Caritas è una missione”

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 14:47

(da Amman) “Far parte della Caritas è un privilegio perché è il cuore che anima la Chiesa. Al di là dell’aiuto concreto, la Caritas è presenza rivoluzionaria in quanto personificazione della rivoluzione della tenerezza che cambia le cose e salva il mondo”. Questo il saluto di mons. Alberto Ortega, nunzio apostolico in Giordania e in Iraq, in occasione dei lavori di apertura del Migramed, l’annuale incontro sul tema delle migrazioni organizzato da Caritas Italiana con le Caritas diocesane italiane, che vede la partecipazione di alcuni ospiti delle Caritas europee e del bacino del Mediterraneo. Un incontro sul tema delle migrazioni che si svolge ad Amman, capitale giordana, da oggi al 18 novembre. La presenza del Migramed in Giordania è significativa anche per consolidare il lavoro di Caritas Italiana in collaborazione con la Chiesa giordana per la realizzazione di un programma di reinsediamento di famiglie rifugiate affette da gravi problemi sanitari. “Bello che affrontiate tali questioni insieme a persone di diversi Paesi, perché l’azione della Caritas non è solo lavoro, è una missione”, aggiunge. Sul tema dei rifugiati il nunzio apostolico afferma che la Giordania è un Paese che ha una grande capacità di accoglienza. In base all’ultimo censimento in Giordania vivono 9 milioni di abitanti, di cui 3 milioni sono migranti e all’interno di questi 1 milione e trecento sono costituiti da rifugiati siriani. “È una regione che gode di stabilità nonostante i problemi politici limitrofi”, continua mons.Ortega. Un concetto ribadito anche dal vescovo latino della Chiesa giordana, William Shomali: “La Giordania nonostante tutto è rimasta un’oasi di pace, in cui l’Isis non ha trovato posto; fattori questi ultimi che hanno aiutato la Caritas giordana a fare uno splendido lavoro in favore dei profughi e delle comunità locali. Un lavoro reso possibile grazie all’aiuto e al sostegno solidale della rete Caritas del mondo. Un ultimo concetto che voglio esprimere riguarda la fierezza di far parte della Caritas che non è una ong come altre: perché alla base c’è il Vangelo, l’amare l’altro come noi stessi”.

Incendiata auto sindaco Siracusa: Decaro (Anci), “chi spera di intimidire i sindaci dovrà arrendersi, le persone oneste sono molte di più”

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 14:46

“L’ennesimo atto odioso e vigliacco ai danni di un sindaco colpisce questa volta il collega primo cittadino di Siracusa, Giancarlo Garozzo. Nell’esprimere la più sincera e affettuosa vicinanza a Giancarlo e alla sua famiglia, voglio ribadire a nome di tutti i sindaci italiani una risposta chiara a chi si muove nell’illegalità credendo ancora di poter orientare le nostre politiche e le nostre azioni: non vincerete”. Lo dichiara il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, offrendo solidarietà a Garozzo la cui auto è stata data alle fiamme la notte scorsa.
“Non vincerete non perché noi siamo eroi, non perché non ci spaventino gli attentati. Al contrario un’auto incendiata o un proiettile recapitato nella cassetta postale della casa in cui ognuno di noi abita con chi ama, con i figli, ci turbano e turbano la pace di chi ci sta intorno. Ma non vincerete perché le persone oneste, quelle che credono nella giustizia, quelle che vogliono che chi amministra non ceda ai ricatti e alle intimidazioni, sono molte di più”. “Il mio appello – conclude Decaro – è a tutte le istituzioni della Repubblica perché siano con noi, con gli amministratori locali, con chi si batte sul territorio. L’unica difesa davanti ai criminali che oggi hanno colpito il sindaco Garozzo e che solo quest’anno hanno minacciato decine di sindaci, è che lo Stato, unito in tutte le sue articolazioni, non arretri di un passo”.

Università Cattolica: Crea (cardiologo), “malattie cardiovascolari primo killer in Europa”. Bellantone (preside), “tra le 15 migliori facoltà del mondo”

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 14:40

“Le malattie cardiovascolari restano il killer numero uno in Europa. Circa un decesso su due avviene per queste malattie che sono la causa del 40% delle morti tra gli uomini e del 50% tra le donne”. Lo ha detto oggi Filippo Crea, ordinario di cardiologia della Facoltà di Medicina e chirurgia “A. Gemelli”, nella prolusione alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2017-2018 dell’Università Cattolica, sede di Roma. “Sebbene tanta strada si sia fatta nei decenni passati nella prevenzione dell’infarto – spiega -, le malattie cardiovascolari continuano a uccidere” mentre “le risorse disponibili sia per la ricerca che per l’assistenza sono del tutto inadeguate”. Tra gli obiettivi da raggiungere, “quello più immediato di applicare al meglio le conoscenze attuali sulla prevenzione: “Solo il 25-30% degli ipertesi è trattato in modo adeguato e la prevalenza dell’obesità continua ad aumentare”. Il secondo obiettivo è “prevenire meglio l’infarto, puntando all’acquisizione di nuove conoscenze sulle sue cause. Stiamo adesso dimostrando che non esiste un solo tipo d’infarto, bensì quattro tipi diversi ed ognuno necessita di una terapia specifica che stiamo indagando. Per ora abbiamo trovato una nuova terapia solo per uno di questi quattro tipi, quello appunto associato ad infiammazione”. Presentando la sua relazione, il preside della Facoltà di medicina e chirurgia, Rocco Bellantone, ha tra l’altro sottolineato: “Il QS international ranking ci ha appena inserito tra le 150 migliori Facoltà mediche del mondo. È un risultato prestigioso che premia anni di sforzi e ratifica una eccellenza guadagnata sul campo”.

Donne vittime di tratta: Ramonda (Apg23), “un immenso grazie a Papa Francesco per avere a cuore gli ultimi e gli scartati”

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 14:28

“Questa donazione andrà a sostenere le attività di Apg23 contro la tratta delle giovani donne e per la loro liberazione dalla schiavitù della prostituzione. Rivolgo un immenso grazie a Papa Francesco per avere a cuore gli ultimi e gli scartati”. Questo il commento di Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, alla notizia della scelta di Papa Francesco di destinare alla Comunità di don Benzi una parte del ricavato dell’asta di una Lamborghini a lui donata stamattina alla presenza dei vertici della casa automobilistica di Sant’Agata Bolognese. L’auto verrà battuta all’asta da Sotheby’s e il ricavato consegnato al Santo Padre, il quale ha deciso di destinarlo ad alcuni progetti, tra cui, appunto, quello della Papa Giovanni XXIII. Il Papa ha anche apposto la sua firma sul cofano dell’auto. “Abbiamo ancora impresse negli occhi le immagini dell’incontro straordinario e sorprendente del Santo Padre con venti ragazze liberate dalla schiavitù della tratta e della prostituzione – continua Ramonda -. Era l’agosto 2016, in occasione di uno dei ‘Venerdì della misericordia’. Si recò in visita alla Casa di prima accoglienza di Roma della Comunità Giovanni XXIII, dove risiedono donne strappate dal marciapiede. Ricordiamo con grande emozione l’abbraccio del Papa a queste donne che hanno sperimentato ogni tipo di violenza e la sua disponibilità ad ascoltare i loro drammi. L’iniziativa di oggi si pone in linea di continuità con quel gesto di misericordia. È per questo che intitoleremo a lui una delle nostre Case di rifugio e accoglienza. Si chiamerà ‘Casa Papa Francesco’”.
Alla consegna era presente anche don Aldo Buonaiuto, sacerdote della Comunità Apg23, impegnato nel recupero delle donne vittime della tratta, salutato dal Pontefice. Il gesto di Papa Francesco giunge nel decennale della scomparsa di don Oreste Benzi e alla vigilia del cinquantesimo anniversario, nel 2018, della fondazione della Comunità stessa da parte del “prete dalla tonaca lisa”. La Comunità Papa Giovanni XXIII ha liberato dalla strada e accolto oltre 7000 ragazze vittime del racket della prostituzione. Ogni settimana è presente con 21 unità di strada e 100 volontari per incontrare le persone che si prostituiscono. Promuove, insieme ad un cartello di associazioni, l’iniziativa “Questo è il mio Corpo”, campagna di liberazione per le vittime della tratta e della prostituzione . La proposta, ispirata al modello nordico, ha l’obiettivo di ridurre sensibilmente il fenomeno colpendo la domanda e sanzionando i clienti delle persone che si prostituiscono.

Giornata mondiale poveri: Perry (ofm), “dia origine a un vero incontro con i poveri del nostro tempo”

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 14:11

La prima Giornata mondiale dei poveri sarà “un’occasione per riconoscere che viviamo sempre e nuovamente il contrasto tra le parole vuote che affollano la nostra vita e i fatti concreti che dobbiamo affrontare”. Lo scrive in una lettera ai fratelli francescani fr. Michael Perry, generale dell’Ordine, per “sollecitare e incoraggiare a vivere e celebrare questa Giornata” nelle “fraternità e nei più diversi servizi pastorali e sociali che i Fratelli svolgono in tutto l’Ordine”. L’auspicio è che essa “dia origine a un vero incontro con i poveri del nostro tempo, trasformando questa condivisione in uno stile di vita quotidiano nelle fraternità locali”. In particolare, Perry chiede “di considerare i progetti di assistenza sociale, sviluppati in tanti luoghi dove l’Ordine è presente, innanzitutto quali opportunità di discernimento, capaci di permettere ai poveri, nostri fratelli privilegiati, non solo di essere semplicemente destinatari della nostra assistenza, ma soprattutto protagonisti della propria vita”. L’impegno è infatti quello a fare in modo che “questi nostri fratelli riescano a forgiare per sé un futuro degno, sfuggendo all’emarginazione causata dalla povertà, che li imprigiona in un sistema ingiusto che promuove la cultura dello scarto e del consumo, dimenticando la persona umana”. Il Superiore invita poi a “valutare regolarmente quanto onestamente, concretamente ed autenticamente viviamo come poveri e minori in mezzo ai poveri”.

Università Cattolica: Gentiloni, “l’Italia è orgogliosa del vostro lavoro. Il governo vi ringrazia e ha fiducia in voi”

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 14:11

“Sono qui per testimoniare una cosa molto semplice: l’Italia è orgogliosa del vostro lavoro e del fatto che la vostra Università non statale e il vostro Policlinico siano un luogo di eccezionale eccellenza, un luogo che fa un servizio alla città di Roma e al Paese. Sono qui innanzitutto per dirvi grazie. Il governo vi ringrazia e ha fiducia in voi “. Così il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, intervenuto questa mattina alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2017–2018 della sede romana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. “La vostra Università e il Policlinico – prosegue il premier – sono vissuti dalla città come una risorsa. Per noi è importante che al centro sia messa la persona in un’ottica universale che va al di là del ceto sociale, delle origini. Chi presta il suo lavoro nella sanità fa gli interessi del Paese ma risponde anche ai richiami della propria coscienza”. “Al servizio della persona è anche la scienza. Al servizio della persona e non all’inseguimento di superstizioni – puntualizza Gentiloni, con un sottinteso riferimento alla questione vaccini -. È giusto che contro cose che circolano si sia mobilitato il mondo della ricerca. Noi, e ringrazio Beatrice Lorenzin, abbiamo preso decisioni importanti perché la scienza è al servizio dell’uomo e deve essere protetta e incoraggiata dalle istituzioni”.

 

Giornata mondiale poveri: Roma, domenica 19 novembre 10 ristoranti vicini al Pantheon offriranno il pranzo a persone bisognose

Agensir.it - Wed, 2017-11-15 13:55

“Sono andato in giro per i ristoranti e ho detto ‘mi accogli 10 poveri?’. Uno mi ha detto subito sì e che l’avrebbe fatto gratis, e allora sono andato da un altro e gli ho chiesto la stessa cosa, e gli ho detto Clemente me lo fa gratis, tu quanto mi fai pagare? E pure lui ha detto ok”. Così il rettore della basilica di sant’Eustachio, don Pietro Sigurani, ai microfoni del Tg2000, il telegiornale di Tv2000, ha raccontato della sfida lanciata ai ristoratori del centro di Roma vicino al Pantheon in occasione della prima Giornata mondiale dei poveri voluta da Papa Francesco. Così domenica 19 novembre 10 ristoranti offriranno domenica il pranzo gratis ai poveri. “Diamo un piccolo contributo – ha spiegato Emilio, titolare di un ristorante – a questi signori che non se la passano bene”. “Potranno ordinare alla carta quello che vogliono”, ha aggiunto un altro ristoratore, e “si siederanno dove vogliono senza nessun problema”. “Domenica una decina di persona verranno a mangiare qui da noi”, spiega un’altra ristoratrice aggiungendo che “sarà un piacere ospitarle in un’occasione così speciale”. Don Sigurani ogni giorno offre il pranzo ai poveri nella basilica di sant’Eustachio: “Dell’iniziativa tutti sono entusiasti ma ancora non gli ho dato il biglietto di invito altrimenti se lo perdono”. Ogni giorno, ha spiegato il sacerdote, i ristoratori ma anche il salumiere e il fornaio “ci danno il pane, o quando mi serve il formaggio, la ricotta”. “Quello che è importante – ha concluso don Sigurani – è che il povero possa sedersi a tavola e una volta ogni tanto possa dire ‘io voglio questo’ perché lui riceve sempre un pasto che noi stabiliamo e possiamo offrirgli. Dobbiamo fargli riscoprire la dignità, si siederanno a tavola con senatori e deputati”.

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