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Corridoi umanitari: Impagliazzo (Sant’Egidio), “un programma fuori da ogni polemica. È l’Italia generosa che vi accoglie”

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 14:17

“In Italia recentemente ci sono state alcune polemiche sul soccorso in mare alle persone che fuggono dalla guerra. Questo programma dei corridoi umanitari è fuori da ogni polemica, non accetta alcun tipo di polemica, è un programma di pace, di bene, di convivenza e di integrazione. Benvenuti in Italia e siate sicuri che tutto il popolo italiano è felice di accogliervi e di darvi un futuro”. Con queste parole Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha accolto questa mattina all’aeroporto di Fiumicino altri 68 profughi siriani giunti in Italia dal Libano grazie ai corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle chiese evangeliche in Italia e Tavola valdese. Domani sono previsti altri 57 arrivi per un totale di 125 persone, per lo più nuclei familiari, tra cui 48 minori. Il più piccolo si chiama Hikmat: ha tre mesi ed è il quinto figlio di una famiglia di Homs. Con gli arrivi di oggi, il progetto ecumenico dei Corridoi umanitari ha raggiunto la cifra di quasi 800 profughi arrivati in sicurezza e legalmente in Italia, dal febbraio 2016, in accordo con i ministeri degli Esteri e dell’Interno. “Benvenuto in particolare ai più piccoli”, ha detto Marco Impagliazzo. “Ai bambini, alle donne, a tutti coloro che hanno affrontato questo viaggio con speranza. Voi non siete finiti nelle mani dei trafficanti di morte, ma vi siete affidati a mani buone, quelle delle nostre comunità, di tanti italiani generosi che hanno scoperto che ai confini dell’Italia c’è una guerra che non finisce, una sofferenza grande che è quella del popolo siriano. Voi siete qui perché gli italiani vi hanno voluto nelle loro case, nelle loro famiglie, nelle loro comunità. Siete qui per costruire un futuro per la vostra vita. I corridoi umanitari sono un’apertura sul futuro per voi e per noi. Il nostro futuro è comune ed è un futuro di serenità, fuori dalla guerra, nella pace”.

Ong e salvataggi in mare: Save the children, “emergano le prove”

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 14:11

“Se ci sono prove rispetto alle gravissime accuse nelle operazioni o nelle fonti di finanziamento delle Ong che operano nel Mediterraneo nella ricerca e soccorso in mare dei migranti, chiediamo che emergano quanto prima. Fino a quando non saranno definite eventuali responsabilità, continuare a generalizzare non solo non è utile a fare chiarezza ma contribuisce a creare un generale clima di sfiducia di cui rischiano di farne le spese bambini, donne e uomini in fuga”. Così Valerio Neri, direttore generale di Save the Children, risponde alle polemiche sollevate anche oggi sui principali media nazionali in seguito alle dichiarazioni del Pm di Catania Carmelo Zuccaro. “Save the Children è al di sopra di ogni sospetto, come affermato dalla stessa Procura di Catania. La nave Vos Hestia opera nella piena legalità e le fonti di finanziamento dell’Organizzazione sono totalmente trasparenti, ma vogliamo ancora una volta ribadire e respingere con forza ogni accusa – seppure generalizzata – della benché minima connessione con i trafficanti”, continua Neri. “Il lavoro delle Ong nelle operazioni di salvataggio è stato prezioso e continua ad esserlo. Per questo motivo è ancor più importante fare presto e accertare, se ci sono, irregolarità, facendo chiarezza e consentendo così alle persone impegnate nelle operazioni di continuare a lavorare nelle migliori condizioni possibili”.

Congresso Fiac: tra i doni a Papa Francesco una copia di Vangelo e Salmi trovata sul fondo di un barcone a Lampedusa

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 13:45

“I migranti che, su gommoni o barconi, raggiungevano le coste lampedusane negli anni scorsi, o quelli che, attualmente, vengono salvati in mare dalle organizzazioni umanitarie e dalla marina italiana, riescono a portare con sé pochissimi effetti personali e per questo motivo sono obbligati a scegliere tra i più preziosi: foto di persone care, oggetti o testi sacri”. A parlare sono alcuni rappresentanti dell’Azione cattolica di Lampedusa, Salvatore Scibetta e l’assistente don Carmelo La Magra, in prima linea nell’accoglienza dei migranti. Intervenuti al Congresso internazionale del Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac) che si è aperto questa mattina nell’Aula del Sinodo, in Vaticano, hanno donato a Papa Francesco, prima del suo discorso ai partecipanti, una copia del “Nuovo Testamento e Salmi” in inglese, trovata sul fondo di un barcone. “Non siamo a conoscenza della sorte della persona che custodiva questo testo – hanno spiegato -, sappiamo soltanto che una delle pagine, maltrattate dal viaggio, è piegata con molta cura sul Salmo 55”, un salmo di richiesta di aiuto a Dio. Un librettino dalla copertina scolorita – forse un tempo azzurra – che il Papa, visibilmente emozionato, ha baciato.

Il Pontefice ha ricevuto inoltre un grande album con i disegni dei ragazzi dell’Acr che in Albania, Romania, Spagna, Argentina e Italia hanno riflettuto insieme ai loro coetanei sui 5 verbi indicati al n. 273 di Evangelii Gaudium: illuminare, benedire, sollevare, guarire, liberare e vivificare. Tre generazioni di Ac: nonni, genitori e figli. Sono la famiglia De Bono, proveniente da Malta, che ha offerto al Pontefice una tovaglia come segno della mensa familiare. Dalla Terra Santa è arrivata invece la famiglia Bellomo con i figli Antonio e Lea, gemelli di 4 anni che hanno insegnato a Francesco il segno della croce in arabo prima del suo viaggio in Egitto. Un giovane del Centrafrica, Martin Valery, insieme a p. Ludovic Berthin, direttore dell’apostolato dei laici, ha infine regalato al Papa un’immagine della Vergine venerata nel suo Paese.

 

 

 

 

Russia: Comitato interconfessionale cristiano, documento finale sulla rivoluzione del 1917 e la storia del Paese

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 13:39

“Le cause degli eventi catastrofici del secolo scorso sono radicate nell’allontanamento di gran parte della società da Dio, dalla perdita di orientamento spirituale e morale, dalla divisione tra i cristiani”. Questa l’analisi, da un punto di vista spirituale, che ieri a San Pietroburgo alla quinta plenaria del Comitato consultivo interconfessionale cristiano sul tema “la fede e il superamento del confronto civile: il bilancio di un secolo” è stata condivisa dai rappresentanti delle Chiese provenienti dai Paesi già parte dell’Unione sovietica. Nel documento finale, il riferimento è alla rivoluzione del 1917, le cui ferite “si fanno sentire ancora oggi”. Nei gulag i cristiani hanno reso testimonianza e il sangue dei martiri “è diventato il nuovo seme cristiano”. Dopo la caduta dell’Urss, la rinascita spirituale è stata la “risposta alle preghiere di coloro per i quali la sequela di Cristo ha significato sofferenza e morte”. Oggi però il “mondo post-secolare” presenta nuove sfide ai cristiani: la messa in discussione “dei fondamenti tradizionali della nostra civiltà”, pressioni sulla famiglia, lo sviluppo tecnologico con la “pericolosa illusione dell’onnipotenza umana”, le disuguaglianze. Resta però attuale per tutte le confessioni, si legge ancora nel documento, il comandamento di annunciare e di rendere testimonianza a Cristo con l’amore: “parte sempre più importante di questa testimonianza oggi è il servizio sociale che consolida i cristiani di diverse confessioni”.

Papa in Egitto: card. Parolin, dialogo “dimensione fondamentale” del viaggio

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 13:21

“La dimensione del dialogo sarà certamente fondamentale” nel viaggio di papa Francesco in Egitto. Lo afferma il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, in un’intervista al settimanale diocesano di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, L’Ancora. “Il dialogo – precisa Parolin – è l’opzione completamente opposta a ciò che rappresenta la violenza. Il dialogo è la maniera costruttiva di risolvere le differenze” e dobbiamo “essere convinti” che “ha una forza in sé stesso capace di superare le divergenze e di fare quello il Papa spesso chiama la sfida fondamentale dei nostri giorni e del nostro mondo multipolare”, ovvero far sì che le differenze “non diventino occasione di scontro e di contrapposizione, ma di arricchimento reciproco”.

Inquinamento: Commissione Ue richiama l’Italia, “difendere la salute pubblica”. Polveri sottili, 66mila morti premature l’anno

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 13:18

(Bruxelles) La Commissione europea “esorta l’Italia ad adottare azioni appropriate contro l’emissione di Pm10 al fine di garantire una buona qualità dell’aria e salvaguardare la salute pubblica”, dal momento che “tale Paese non è ancora riuscito a risolvere il problema dei livelli persistentemente elevati di polveri sottili”. L’esecutivo richiama il governo di Roma sull’inquinamento causato dal consumo di energia in relazione al riscaldamento, ai trasporti, all’industria e all’agricoltura. “Ogni anno l’inquinamento da polveri sottili provoca nel Paese più di 66mila morti premature, rendendo l’Italia lo Stato membro più colpito in termini di mortalità connessa al particolato, secondo le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente”. Si tratta, da parte del collegio dei commissari, “di un ultimo avvertimento riguardante 30 zone di qualità dell’aria in tutto il territorio italiano in cui dal 1° gennaio 2005, data dell’entrata in vigore dei valori limite giornalieri di polveri sottili in sospensione (Pm10), si sono registrati dei superamenti”. Una precedente sentenza della Corte di giustizia aveva già ritenuto l’Italia responsabile della violazione della legislazione Ue pertinente.
Le 30 zone interessate sono situate nelle seguenti regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Lazio e Sicilia. Tra le aree più colpite dal problema: Venezia-Treviso, Vicenza, Milano, Brescia, Torino e Valle del Sacco (Lazio). A questo punto l’Italia deve prendere provvedimenti. La decisione odierna fa seguito, infatti, a un’ulteriore lettera di costituzione in mora inviata all’Italia nel giugno 2016. Se l’Italia non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Ue.

Papa Francesco: a congresso Fiac, Ac “in uscita” e con “passione cattolica”. “Non clericalizzare laicato”

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 12:37

“Vi siete proposti un’Azione cattolica in uscita, e questo è un bene”, osserva Papa Francesco nel suo discorso al Congresso del Forum internazionale di  Azione cattolica (Fiac) in corso nell’Aula del Sinodo su “Azione cattolica è missione, con tutti e per tutti”. Per il Pontefice, “uscita significa apertura, generosità, incontro con la realtà al di là delle quattro mura dell’istituzione e delle parrocchie”. “Quante volte – aggiunge a braccio – Gesù bussa dall’interno delle porte delle nostre chiese per uscire”. Cinque i passi indicati da Francesco per il progetto evangelizzatore dell’Ac. “Primerear, e mi permetto un neologismo – dice sorridendo – cioè prendere l’iniziativa, partecipare, accompagnare, fruttificare e festeggiare. Un passo avanti nell’uscita, incarnati e camminando insieme. Questo è già un frutto da festeggiare. Contagiate con la gioia della fede”. “Non cadete nella tentazione dello strutturalismo”, ammonisce; “incoraggiate i vostri membri ad apprezzare la missione corpo a corpo” e “non clericalizzate il laicato. Che l’aspirazione dei vostri membri non sia di far parte del sinedrio delle parrocchie che circonda il parroco ma la passione per il regno. Non dimenticatevi però d’impostare il tema vocazionale con serietà”. L’invito del Papa è ad essere “luogo d’incontro per il resto dei carismi istituzionali e dei movimenti che ci sono nella Chiesa”. Essere “il braccio lungo della gerarchia”, definizione frequente data all’Azione cattolica, “lungi dall’essere una prerogativa che fa guardare gli altri dall’alto in basso, è una responsabilità molto grande che implica fedeltà e coerenza a quello che la Chiesa mostra in ogni momento della storia”, precisa Francesco.   “La passione cattolica, la passione della Chiesa – conclude – è vivere la dolce e confortante gioia di evangelizzare. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno dall’Azione cattolica”.

Papa Francesco: a congresso Fiac, “l’Azione cattolica deve stare in mezzo al popolo”. Accogliere tutti “è sfida alla sua maternità ecclesiale”

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 12:14

L’Azione cattolica “non può stare lontano dal popolo, ma viene dal popolo e deve stare in mezzo al popolo”. Ne è convinto Papa Francesco. Intervenuto al Congresso del Forum internazionale di  Azione cattolica (Fiac) in corso nell’Aula del Sinodo sul tema “Azione cattolica è missione, con tutti e per tutti”, il Pontefice avverte: “Dovete popolarizzare di più l’Azione cattolica”. Di qui l’importanza di “condividere la vita della gente e imparare a scoprire quali sono i suoi interessi e le sue ricerche, quali sono i suoi aneliti e le sue ferite più profonde; e di che cosa ha bisogno da noi. Ciò è fondamentale per non cadere nella sterilità di dare risposte a domande che nessuno si fa. I modi di evangelizzare si possono pensare da una scrivania, ma solo dopo essere stati in mezzo al popolo e non al contrario”. Per Francesco, un’Ac “più popolare, più incarnata” che accoglie persone ferite o con un passato o presente difficile è “una sfida alla maternità ecclesiale” dell’associazione stessa per “ricevere tutti e accompagnarli nel cammino della vita con le croci che portano sulle spalle”. Tutti, assicura, “possono partecipare a partire da ciò che hanno e con quel che possono. Per questo popolo concreto ci si forma. Con questo e per questo popolo concreto si prega” e, sottolinea Francesco “c’è tanta saggezza nel nostro popolo”. Di qui l’invito ad aguzzare la vista “per vedere i segni di Dio presenti nella realtà, soprattutto nelle espressioni di religiosità popolare. Da lì potrete capire meglio il cuore degli uomini e scoprirete i modi sorprendenti con cui Dio agisce al di là dei nostri concetti”.

Politica: Card. Parolin, serve “rinnovata consapevolezza” dei “valori condivisi”

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 12:10

La ricostruzione di una nuova classe politica “può partire soltanto da una rinnovata consapevolezza di quelli che sono i valori che devono essere alla base di ogni convivenza civile”. Viceversa, “se non c’è una forte coscienza che la politica non è soltanto una gestione immediata della ‘cosa pubblica’, ma è la costruzione della ‘Città’ come tale” e che “alla base di tutto debbano esserci dei valori condivisi”, sarà “difficile compiere quest’opera di ricostruzione e quindi anche un’opera di educazione, per esempio nei confronti dei giovani”, per “ritrovare la passione della politica”. Lo afferma il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, in un’intervista al settimanale diocesano di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, L’Ancora. “Per i cristiani – ricorda Parolin – la politica è sempre stata, come diceva il beato Paolo VI, una delle espressioni più alte della carità, quindi bisogna invogliare i giovani a impegnarsi per il bene comune, impegnarsi per gli altri, per la costruzione di una città che sia solidale e che sappia mettere al primo posto le esigenze della persona e della sua dignità, con attenzione alle persone più povere ed emarginate”.

Papa Francesco: a Santa Marta, “vita del cristiano non è status sociale”, ma “obbedienza” fino alle “persecuzioni”

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 11:51

“Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”. Questa la risposta di Pietro portato assieme agli apostoli davanti al sinedrio dopo essere stati liberati dal carcere da un angelo. A citarla è stato il Papa, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta. “Il cristiano – ha spiegato Francesco – è un testimone di obbedienza e se noi non siamo su questa strada di crescere nella testimonianza dell’obbedienza non siamo cristiani. Almeno camminare su questa strada: testimone di obbedienza. Come Gesù. Non è testimone di un’idea, di una filosofia, di una ditta, di una banca, di un potere: è testimone di obbedienza. Come Gesù”. Ma diventare “testimone di obbedienza” è “una grazia dello Spirito Santo”, ha spiegato il Papa: “Soltanto lo Spirito può farci testimoni di obbedienza. ‘No, io vado da quel maestro spirituale, io leggo questo libro…’. Tutto sta bene ma soltanto lo Spirito può cambiarci il cuore e può farci a tutti testimoni di obbedienza. È un’opera dello Spirito e dobbiamo chiederlo, è una grazia da chiedere: ‘Padre, Signore Gesù, inviatemi il vostro Spirito perché io divenga un testimone di obbedienza’, cioè un cristiano”. “Le conseguenze del testimone di obbedienza sono le persecuzioni”, ha fatto notare il Papa: “Quando Gesù elenca le Beatitudini finisce: ‘Beati voi quando siete perseguitati, insultati’. La croce non si può togliere dalla vita di un cristiano. La vita di un cristiano non è uno status sociale, non è un modo di vivere una spiritualità che mi fa buono, che mi fa un po’ migliore. Questo non basta. La vita di un cristiano è la testimonianza in obbedienza e la vita di un cristiano è piena di calunnie, dicerie, persecuzioni”. Per essere testimoni di obbedienza come Gesù, ha concluso il Papa, serve pregare, riconoscersi peccatori, con tante “mondanità” nel cuore e chiedere a Dio “la grazia di divenire un testimone di obbedienza” e di non impaurirsi quando arrivano le persecuzioni, “le calunnie”, perché il Signore ha detto che quando si sarà portata davanti al giudice, “sarà lo Spirito a dirci cosa rispondere”.

Papa Francesco: a congresso Fiac, “voglio un’Azione cattolica tra la gente”. Accogliere “quanti si sentono cristiani di second’ordine”

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 11:39

“Tutti i membri dell’Azione cattolica sono dinamicamente missionari”, e deve essere “la realtà” a “dettarvi il compito” perché “s’impara a evangelizzare evangelizzando”. Così il Papa, intervenuto questa mattina al Congresso del Forum internazionale di  Azione cattolica (Fiac) in corso nell’Aula del Sinodo sul tema “Azione cattolica è missione, con tutti e per tutti”. Nel suo discorso in spagnolo, in gran parte a braccio, il Pontefice ha sottolineato l’importanza che l’associazione  “sia presente nel mondo politico, imprenditoriale, professionale” ma anche “nelle carceri, negli ospedali, nelle strade, nelle baraccopoli, nelle fabbriche” per non essere “un’istituzione di esclusivisti che non dicono nulla a nessuno, neppure alla stessa Chiesa”. “Voglio un’Azione cattolica tra la gente, nella parrocchia, nella diocesi, nel paese, nel quartiere, nella famiglia, nello studio e nel lavoro, nella campagna, negli ambiti propri della vita – l’esortazione di Francesco -. È in questi nuovi areopaghi che si prendono decisioni e si costruisce la cultura”. Dal Pontefice anche l’invito a snellire i modi d’inserimento. “Non siate dogane”, avverte. “Aprite le porte, non fate esami di perfezione cristiana perché così facendo promuoverete un fariseismo ipocrita. C’è bisogno di misericordia attiva”. “L’impegno che assumono i laici che aderiscono all’Azione cattolica guarda avanti. È la decisione di lavorare per la costruzione del regno”. Per il Papa, “tutti hanno diritto a essere evangelizzatori”. “Che l’Azione cattolica – l’auspicio conclusivo – offra lo spazio di accoglienza e di esperienza cristiana a quanti, per motivi personali, si sentono ‘cristiani di second’ordine’”.

Papa Francesco: a congresso Fiac, “la missione è il compito, la concretezza il criterio”

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 11:28

“La missione non è un compito tra i tanti nell’Azione cattolica, è il compito”. A precisarlo è Papa Francesco, rivolgendosi ai partecipanti del Congresso del Forum internazionale di  Azione cattolica (Fiac) in corso nell’Aula del Sinodo sul tema “Azione cattolica è missione, con tutti e per tutti”. Parlando in spagnolo e con ampi inserti a braccio, il Pontefice avverte: “Se la missione non è la sua forza distintiva, si snatura l’essenza dell’Azione cattolica, e perde la sua ragion d’essere”. Vitale aggiornare l’impegno per l’evangelizzazione, giungendo “in tutte le periferie esistenziali” e ripensando piani di formazione, forme di apostolato e preghiera “affinché siano essenzialmente, e non occasionalmente, missionari”. “Abbandonare il vecchio criterio: perché si è sempre fatto così”, il monito del Papa, per il quale l’Azione cattolica “deve assumere la totalità della missione della Chiesa in generosa appartenenza alla Chiesa diocesana a partire dalla parrocchia”. Di qui l’insistenza sulla concretezza: l’Azione cattolica deve assumere “come propria la pastorale di ogni Chiesa diocesana nel suo inserimento concreto a partire dalle parrocchie”. “Dovete incarnarvi concretamente”, l’invito ai laici, “non potete essere come quei gruppi tanto universali che non hanno una base in nessun posto, che non rispondono a nessuno e vanno cercando ciò che più li aggrada di ogni luogo”. “Il criterio – insiste Francesco – è la concretezza -. Quando recitiamo il Credo professiamo qualcosa di molto concreto. Se la fede non è concreta non è cattolica. Il cattolico è sempre concreto”.

“Beato te Macario che copri i peccati degli altri come Dio!” (Macario il Grande)

Natidallospirito.com - Thu, 2017-04-27 11:15

San Macario che copre la donna sotto l’orcio. Affresco del Monastero copto di San Mosè e Santa Maria (Texas, USA).

Si racconta su San Macario:

In una cella c’era un fratello che aveva commesso un fatto terribile. La notizia giunse a padre Macario che non volle riprenderlo. Quando i fratelli vennero a saperlo, spazientiti, si misero a spiare il fratello fino a che la donna entrò da lui. Dissero ad alcuni fratelli di continuare a spiarlo ed essi andarono a dirlo a padre Macario. Dopo avergli riferito il fatto, san Macario disse: “Fratelli, non credete a questa storia. Questo nostro fratello non può fare una cosa simile!”. Al che essi risposero: “Abba, vieni tu stesso a vedere con i tuoi occhi, così crederai a quanto ti abbiamo detto”.

Il santo si alzò e si diresse con loro verso la cella del fratello come se stesse andando a salutarlo e comandò ai fratelli di allontanarsi un po’ da lui. Non appena il fratello si rese conto che l’abba [Macario] stava arrivando, si turbò e, tremando, prese la donna e la nascose dentro un grande orcio che era da lui. Quando l’abba entrò, si sedette sull’orcio e comandò ai fratelli di entrare. Entrati, ispezionarono la cella ma non trovarono nessuno. Non potendo far alzare il santo dall’orcio parlarono con il fratello e poi [Macario] comandò loro di andar via. Una volta usciti, il santo prese per mano il fratello e gli disse: “Fratello mio, giudica te stesso prima che siano gli altri a giudicarti perché il giudizio appartiene a Dio”. Poi si congedò da lui e lo lasciò. Mentre usciva, gli venne una voce che disse: “Beato te Macario lo Spirituale che ti sei fatto simile al tuo Creatore perché copri, come lui, i difetti degli altri”. In seguito, il fratello, tornato in se stesso, divenne un monaco sapiente e lottatore, un coraggioso eroe.

* La tradizione copta degli Apophtagmata Patrum attribuisce questa storia a San Macario (detto 388 della collezione dei detti dei Padri “Il giardino dei monaci”, ed. anba Epiphanius, Monastero di San Macario). Una versione simile è attribuita ad abba Ammonas nella collezione greca alfabetica (Ammonas 10)

 

trad. dall’arabo di Natidallospirito.com

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Museo diocesano: Genova, oggi convegno di presentazione di 4 nuove sculture lignee del ’700

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 11:04

Quattro nuove opere entrano nel percorso espositivo del Museo diocesano di Genova. Si tratta di quattro sculture lignee genovesi di fine Settecento raffiguranti la Preghiera nell’orto, Cristo alla colonna, Ecce homo e la Pietà, di proprietà della Congregazione delle suore domenicane di Santa Caterina da Siena, che erano conservate nel convento di Genova Quinto. Grazie alla collaborazione tra diversi enti (tra cui Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Genova e le province di Imperia, La Spezia e Savona, la Regione Liguria e il suo Laboratorio di restauro, l’Arcidiocesi di Genova con l’Ufficio beni culturali e il Museo diocesano) è stato possibile progettare e realizzare il recupero e la successiva esposizione al pubblico dei quattro rilievi lignei che giungeranno ad arricchire il percorso museale. L’intervento di restauro è stato reso stato possibile grazie al progetto di crowfounding del Museo diocesano intitolato “La Bellezza è un dono”. Per presentare le nuove opere, oggi pomeriggio (ore 16.30, Sala Fieschi del Museo) si terrà un convegno dal titolo “La Passione in rilievo. Scultura lignea genovese di fine Settecento”, al quale parteciperanno i responsabili e i curatori del progetto di restauro. Per informazioni ulteriori info@museodiocesanogenova.it.

Diocesi: Roma, sabato 6 maggio secondo appuntamento del Forum degli studenti universitari

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 10:51

Sarà dedicato al tema “Protagonisti nella storia. Lo studio come passione, vocazione, missione” il secondo appuntamento del Forum degli studenti universitari, promosso dall’Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma. L’incontro, che coinvolgerà giovani provenienti da tutti gli atenei della Capitale, si terrà sabato 6 maggio, dalle 8.15, nell’aula magna dell’Università Luiss “Guido Carli”. Dopo un momento di preghiera e i saluti del prorettore della Luiss Roberto Pessi, i lavori saranno aperti dalla relazione introduttiva di Marco Guzzi, docente presso la Pontificia Università Salesiana. Seguiranno i lavori di gruppo, per i quali i partecipanti si suddivideranno in 13 aree disciplinari: dalla filosofia alle scienze biomediche, dall’economia alle scienze politiche e sociali, dalla comunicazione al diritto, dalle arti alla teologia. Nel pomeriggio, il confronto proseguirà con il dialogo degli studenti con monsignor Lorenzo Leuzzi, vescovo ausiliare di Roma e delegato per la Pastorale universitaria. Il vescovo presiederà poi alle 16.45 la celebrazione eucaristica che chiuderà la giornata. “Questo nuovo Forum – spiega mons. Leuzzi – ha un obiettivo ambizioso e coraggioso: invitare i giovani a essere protagonisti nella società contemporanea mettendo in gioco i propri talenti”. “Lo studio diventa allora fondamentale – conclude – perché proprio all’università si delinea la loro personalità futura e la preparazione a essere uomini e donne responsabili della società di domani”.

Papa Francesco: a Papal Foundation, il mondo “ha grande bisogno della nostra testimonianza del messaggio di speranza” del Vangelo

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 10:42

“Il mondo odierno, spesso segnato dalla violenza, dall’avidità e dall’indifferenza, ha grande bisogno della nostra testimonianza del messaggio di speranza nella forza redentiva e di riconciliazione dell’amore di Dio, che promana dal Vangelo”. Così papa Francesco si è rivolto questa mattina ai membri della Papal Foundation, ricevuti in udienza nel corso della loro visita annuale a Roma. “Sono grato – ha aggiunto Francesco – per il vostro proposito di aiutare gli sforzi della Chiesa nel proclamare tale messaggio di speranza fino ai confini della terra e di lavorare per il progresso spirituale e materiale dei nostri fratelli e delle nostre sorelle nel mondo, specialmente nei Paesi in via di sviluppo. Ciascuno di noi, come membro vivo del Corpo di Cristo, è chiamato a promuovere l’unità e la pace della famiglia umana e di tutti coloro che la compongono, secondo la volontà del Padre, in Cristo”. Dal Papa, quindi, la richiesta “quale parte essenziale del vostro impegno” di “pregare per le necessità dei poveri, per la conversione dei cuori, la diffusione del Vangelo e per la crescita della Chiesa nella santità e nello zelo missionario”. “E vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi – ha concluso – di pregare per me”.

Manovrina: Falabella (Fish), “nessuna reintegrazione dei Fondi sociali. Clima a dir poco imbarazzante”

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 10:26

“La vicenda dei Fondi sociali e del loro aumento, poi del loro taglio, quindi della loro reintegrazione, degli accordi fra Stato e Regioni per recuperare la dovuta capienza sembra non avere mai fine ingenerando un clima a dir poco imbarazzante”. Così Vincenzo Falabella, presidente della Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish), si esprime relativamente alla cosiddetta “manovrina”, il decreto legge 50/2017 approdato all’esame della Camera dei deputati. “Ci si aspettava che nel maxi-decreto il Governo avrebbe realmente previsto 210 milioni di euro per integrare i recenti tagli che hanno ridotto a un terzo il Fondo nazionale per le politiche sociali e i 38 milioni per garantire l’assistenza e il trasporto degli alunni con disabilità nel prossimo anno scolastico”, si legge in una nota, nella quale si evidenzia che “queste almeno erano le promesse che il Governo, e in particolare il Mef, avevano assunto con le Regioni affinché queste da parte loro integrassero il Fondo per la non autosufficienza per 50 milioni di euro riportandolo a 500. Ma niente di tutto ciò”. “Oltre ad augurarci che il Parlamento ripari a questa bizzarra dimenticanza, restituendo un senso alla lealtà dei confronti istituzionali, confidiamo – auspica Falabella – che le Regioni, forti della lacuna del Governo, ritirino la loro disponibilità frutto di una specifica e documentata intesa”. La preoccupazione maggiore è dovuta all’ipotesi che manchino le risorse per garantire il diritto allo studio delle persone con disabilità: “Su questo, con più forza, la Fish darà battaglia – conclude il presidente – se necessario anche nelle aule dei tribunali”.

Diocesi: Caritas Bolzano-Bressanone, il 4 maggio convegno su “Suicidio: un grido di vita” per i 15 anni di “Sostegno al telefono”

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 10:06

In occasione del quindicesimo anniversario di attività del “Sostegno al telefono”, servizio dedicato alle persone in crisi bisognose di consiglio e di una voce amica, la Caritas di Bolzano-Bressanone promuove per martedì 4 maggio il convegno “Suicidio: un grido di vita”. L’iniziativa, in programma alle ore 20 presso l’Academy della Cassa di Risparmio a Bolzano, vedrà la partecipazione dell’olandese Viktor Staudt che, a causa di un tentato suicidio, ha perso 17 anni fa entrambe le gambe. “La scelta – si legge in una nota – è dovuta al fatto che nelle 95mila conversazioni tenute in questi anni dai collaboratori appositamente formati del servizio spesso si è toccato il labile confine tra vita e morte”. “Il ‘Sostegno al telefono’ della Caritas è nato nel 2002 in collaborazione con la diocesi e su suggerimento della Südtiroler Vinzenzgemeinschaft (Società di San Vincenzo)”, spiega il direttore della Caritas, Franz Kripp, ricordando che “erano i primi anni in cui ci si confrontava anche con le necessità psichiche e spirituali delle persone”. “Negli ultimi tempi ci hanno raggiunto circa 10mila chiamate all’anno”, aggiunge Silvia Moser, che guida il servizio da quando è nato. “In media ci arrivano 28 chiamate al giorno, compresa la notte”, prosegue, sottolineando che “questo sostegno telefonico è reso possibile grazie a più di 80 volontari che si sono preparati affrontando una formazione approfondita”. Nel 2016 sono state 94, l’1%, le chiamate di persone che annunciano di volersi togliere la vita. “A queste persone – aggiunge Moser – se ne aggiungono altre (più della metà) che sono tendenzialmente soggette al rischio di suicidio a causa di fragilità psichiche croniche”. La metà delle persone (il 45% sono uomini) che si rivolgono al servizio ha tra i 40 e i 59 anni; uno di temi più ricorrenti è la solitudine.

Belgio: il perdono dei vescovi belgi per i figli “meticci” strappati alle madri durante la colonizzazione in Africa

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 09:57

Il perdono oggi della Chiesa cattolica belga per una delle più dolorose e oscure pagine della storia del Belgio, quella dei figli meticci, frutto di relazioni spesso clandestine tra i colonialisti belgi in Africa e donne del posto. Con una Dichiarazione, i vescovi riconoscono la sofferenza vissuta da queste persone che sono state strappate ancora bambine dalle loro madri e chiedono perdono per la parte di responsabilità avuta dalla Chiesa.
La storia – si legge nella Dichiarazione – riguarda molti bambini meticci nati da madre congolese, ruandese e del Burundi e da un padre bianco allora presente in uno di questi Paesi. È una storia che “fa parte delle pagine più oscure della colonizzazione belga in Africa”: denominati in senso peggiorativo “mulatti”, questi bambini furono considerati dalle autorità coloniali, civili e purtroppo anche ecclesiastiche, come “un vero problema”, frutto cioè di relazioni che “non avrebbero dovuto aver luogo”. “Molti furono pertanto strappati alle loro madri e messi in orfanotrofi o in collegi, spesso gestiti da suore o da religiosi belgi, lontani dalla famiglia, dai loro fratelli e dalle loro radici africane”. “Fu per molti – scrivono oggi i vescovi – l’inizio di una rottura dolorosa e di una lunga ricerca. Molti non hanno mai conosciuto il padre e/o la madre; molte di queste madri non hanno mai visto il loro bambino. Dal 1959, alcuni sono stati inviati in Belgio e presi in carico da case o famiglie adottive. Per molto tempo non hanno potuto godere pienamente dei loro diritti civili e molti si sono ritrovati ai margini della società belga”. Questo allontanamento forzato dalle proprie radici ha provocato in molti di loro un senso di alienazione non potendo conoscere la loro origine e la loro vera identità.
La Chiesa chiede, dunque, perdono e assicura tutta la sua piena disponibilità ad aprire i suoi archivi dove possono essere contenuti informazioni e documenti personali, contribuendo così per quanto possibile alla ricerca di questi figli meticci (e dei loro discendenti) della loro origine. I vescovi chiedono anche a tutti coloro che possono disporre di documenti storici d’archivio di mettere a disposizione tutte le informazioni così da facilitare la ricerca. L’appello si rivolge in particolare all’Œuvre nationale de l’Enfance, direction de l’Adoption – Autorité centrale Communautaire (ACC) (per i francofoni) e a Kind en Gezin (per i fiammighi).

La Dichiarazione si conclude con un appello al governo federale per una soluzione al problema dei meticci e dei loro discendenti in Belgio: “Tutti i cittadini, a prescindere dalla loro origine e cultura sono uguali per dignità e hanno gli stessi diritti e obblighi. La Chiesa cattolica sostiene la richiesta legittima dei meticci e dei loro discendenti di vedere questo principio fondamentale pienamente applicato”.

Diocesi: Crema, domenica l’inaugurazione del “Dado della pace”

Agensir.it - Thu, 2017-04-27 09:50

Domenica 30 aprile a Crema, alle 16 presso il parco “Chiappa” verrà inaugurato il “Dado della pace”. L’iniziativa, condotta da quattro anni come nuovo metodo pedagogico educativo dal gruppo catechistico e sostenuta dal parroco della cattedrale, don Emilio Lingiardi, ha trovato pieno sostegno e condivisione da parte del sindaco della città, Stefania Bonaldi. Il percorso, avviato a partire dalle frasi evangeliche legate all’amore reciproco e alla pace, intende costituire, spiega una nota, “un appello a costruire la pace a cominciare da ciascuno e nel proprio anche seppur piccola città”. “I valori contenuti nel Vangelo possono aiutare a guarire le tante piaghe del mondo”, si legge nel volumetto che sarà distribuito domenica. “Non possiamo stare fermi a guardare il telegiornale che ci racconta sempre di guerre e di tanti bambini innocenti che muoiono sotto le bombe. Cominciamo da noi stessi a casa, a scuola, dappertutto, perché la nostra Crema diventi la città della pace”. Di qui l’auspicio che il “Dado della pace” possa entrare anche nelle aule scolastiche.

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