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Biblioteche ecclesiastiche: Cocchi (La Nostra Famiglia), progetto innovativo per giovani autistici. “Serve un’antropologia degli ultimi”

Agensir.it - Sat, 2018-06-16 11:44

Un progetto innovativo per giovani affetti da disturbi dello spettro autistico (Asd). E’ “Digital Humanities: conoscenza ed uso di strumenti digitali nella formazione al lavoro di persone con Disturbi dello spettro autistico”, realizzato nel 2017 da “La Nostra Famiglia” di Bosisio Parini (Lecco) e finanziato dalla Regione Lombardia. Un corso di formazione post-diploma di 620 ore per 13 giovani adulti, denominato “Multimediatecario”, finalizzato all’acquisizione di competenze in parte previste per la figura del bibliotecario, in parte riferibili all’editoria e alla multimedialità. A presentarlo è lo psicologo Mario Cocchi, intervenuto al convegno “Professionalità e carità intellettuale: quarant’anni di Abei (1978 – 2018)”che si conclude oggi a Roma. In estrema sintesi, il progetto “è stato orientato a potenziare motivazioni ed interessi delle persone con Asd, tenendo conto di alcuni specifici profili di attività: le pratiche inerenti l’archivistica e la selezione/conservazione dei documenti fino alla gestione di materiale multimediale sono apparse compatibili” con le loro capacità. Il tirocinio è stato svolto presso sedi territoriali, limitrofe alla zona di residenza dei corsisti ed ha coinvolto biblioteche di pubblica lettura, biblioteche universitarie ed una televisione locale.

Alla conclusione del progetto, i docenti hanno riconosciuto che il confronto con questi studenti ha rappresentato per loro “un significativo cambiamento nel modo di spiegare e più in generale di comunicare con l’altro”. Assumendo un modello di approccio centrato sulla persona, le “Digital Humanities” hanno rappresentato “uno spazio comunicativo in cui il disabile è diventato un interlocutore attivo”. E’ stato insomma sviluppato “un processo di cooperative learning”. Lo testimoniano in un video gli stessi partecipanti raccontando la propria esperienza, i propri dubbi, difficoltà e paure iniziali ma anche l’incoraggiamento ricevuto dai docenti, la sicurezza e la fiducia acquisita nelle proprie capacità, l’avere imparato a porre domande a accettare correzioni. Secondo i docenti, i giovani hanno dimostrato “sorprendentemente” anche una “capacità di interagire adeguatamente tra loro creando dei rapporti di confidenza ed amicizia, ci ci hanno meravigliato con la loro umanità”.  “Occorre superare le apparenze e scommettere sull’altro, sui suoi punti di forza”, conclude Cocchi sostenendo la necessità di una “antropologia degli ultimi”.

Famiglia: De Palo (Forum) al Papa, “le famiglie italiane sono stanche”, “la politica è sorda”. Urgente “patto per la natalità”

Agensir.it - Sat, 2018-06-16 11:42

“Le famiglie italiane sono tanto stanche di portare sulle loro spalle il welfare del Paese e di non avere alcun riconoscimento per questo sforzo d’amore e di solidarietà. I giovani italiani sono stanchi di dover andare all’estero a realizzare i loro sogni, non solo lavorativi, ma anche familiari. Le donne italiane sono stanche di dover nascondere il pancione, perché altrimenti rischiano il licenziamento e quindi di perdere il lavoro”. Lo ha detto al Papa Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari, nel suo saluto per l’udienza che nella Sala Clementina festeggia i 25 anni del Forum, che raccoglie più di 582 associazioni tra nazionali e locali. “Sono ormai quarant’anni che in questo Paese si parla di famiglia senza che nessuno – o quasi – nel mondo delle istituzioni nazionali abbia fatto realmente qualcosa”, la denuncia: “Perché? Perché la famiglia, nonostante tutto, regge. Perché non si può scioperare in famiglia. Non si può smettere di dare da mangiare a un figlio, farsi carico di una nonna malata, accompagnare dal dottore il proprio bambino disabile…”.  “In Italia da troppi anni viviamo una condizione di discriminazione fiscale dove le famiglie non riescono ad arrivare alla fine del mese”, l’appello di De Palo: “Dove una delle prime cause di povertà è la nascita di un bimbo. Siamo custodi di una bellezza che non meritiamo, di cui ci sentiamo e ci sentiremo sempre debitori, ma non possiamo accettare di buon grado il fatto che questo patrimonio venga dilapidato. La politica è sorda. Viene sempre prima qualcos’altro: le banche, le imprese, l’Europa”. “Il tempo della famiglia sembra non arrivare mai”, ha proseguito il presidente del Forum: “E le famiglie non chiedono elemosina. Le famiglie vogliono giustizia. Non vogliono aiuti, ma chiedono di essere messe nelle condizioni di aiutare questo Paese dove non nascono più bambini”. “Per questo, nei mesi scorsi – ha ricordato De Palo – abbiamo lanciato un patto per la natalità che mettesse attorno ad un tavolo tutte le forze politiche, mediatiche, sindacali e imprenditoriali affinché si ragionasse seriamente su come far ripartire le nascite. Non vogliamo mancette, ma la possibilità di dare ai nostri figli un futuro degno, meno incerto di quello che oggi si è delineato. La famiglia non è un problema, ma la soluzione dei problemi del Paese. Ci aiuti anche lei in questa missione che sembra più grande di noi”.

Papa Francesco: alle suore Teatine, “mordersi la lingua” per non “sparlare in famiglia”. “Non dimenticatevi degli anziani”

Agensir.it - Sat, 2018-06-16 11:37

“Il mondo ha bisogno anche della vostra testimonianza di vita fraterna in comunità”. È l’invito del Papa alle suore Teatine, ricevute oggi in udienza. “Non è facile la vita fraterna, sempre c’è qualcosa da litigare, per sparlare”, ha proseguito Francesco a braccio: “È brutto sparlare in famiglia. Ma c’è un rimedio, una medicina molto buona per non sparlare: mordersi la lingua, si gonfia ma non si spacca”. Di qui l’esortazione a coltivare “la spiritualità del vivere insieme, allontanando le critiche, i pettegolezzi, le rivalità, e praticando invece l’accoglienza e l’attenzione reciproca, la condivisione dei beni materiali, il rispetto per le persone più fragili”. “Questo è molto importante”, ha poi raccomandato il Papa a braccio: “Avere cura degli anziani, sono la memoria della Congregazione. Non lasciarli lì, in infermeria, abbandonati, ma andare da loro, farli parlare – sono la memoria – e accarezzarli: non dimenticatevi degli anziani!”. Poi Francesco ha citato il testamento della fondatrice, suor Orsola Benincasa: “Amatevi a vicenda. Rispettatevi a vicenda. Ciascuna cerchi il bene dell’altra”. “Una bella strada di santità, questa”, ha commentato ancora a braccio. Incarnare il comandamento dell’amore “là dove vivete e lavorate”, la consegna finale pèer essere , come Maria, “donne appassionate di Cristo e dell’umanità, continuamente in cammino per servire i più bisognosi: nelle scuole, nelle parrocchie, nelle case di cura, in ogni luogo dove con la vita e la parola portate il Vangelo di Cristo”.

Papa Francesco: alle suore Teatine, “il mondo ha bisogno di testimoni della trascendenza”. Saziare “affamati e assetati” che cadono nelle “illusioni” delle “luci che non illuminano”

Agensir.it - Sat, 2018-06-16 11:35

“Vi incoraggio ad essere, sull’esempio della vostra Fondatrice, maestre di conoscenza esperienziale di Dio”. È l’invito del Papa alle suore Teatine, ricevute oggi in udienza. “Il mondo di oggi ha bisogno di testimoni della trascendenza, di persone che siano sale della terra e luce del mondo, che siano lievito nella pasta”, ha detto Francesco: “Non private gli uomini e le donne di oggi di questo alimento, necessario tanto quanto il pane materiale”. “Insieme alle persone in condizioni di povertà, ce ne sono tante che hanno perso il senso della vita, cuori inariditi e assetati di pane buono e di acqua viva, che anche senza saperlo aspettano di incontrare Gesù”, l’analisi del Papa. “E anche affamati assetati che vanno a saziare quella fame e quella sete dove non c’è capacità di saziare: quest’illusione delle luci che non danno vita, che non illuminano”, ha aggiunto a braccio. “E anche a voi, come ai discepoli, Gesù dice oggi: date loro da bere e da mangiare”, ha ricordato Francesco: “Quel pane che sazia, quell’acqua che sazia. Se sarete aperte all’azione dello Spirito, egli vi guiderà a rispondere con creatività al grido dei poveri e di tanti affamati e assetati di Dio. Lo Spirito stesso vi aiuterà a domandarvi: che cosa il Signore e i fratelli ci chiedono? Vi aiuterà a rimanere sveglie, vigilanti come sentinelle del Signore, perché la luce e il calore dell’amore di Dio possano raggiungere le persone che incontrate e risvegliare in esse la speranza”.

Papa Francesco: alle suore Teatine, “uscire da voi stesse per andare alle periferie esistenziali”

Agensir.it - Sat, 2018-06-16 11:34

“Vi ringrazio per tutto il bene che fate nella Chiesa e lì dove lavorate per il Regno di Dio: America, Africa ed Europa”. Con queste parole il Papa ha cominciato il suo discorso alle Suore Teatine dell’Immacolata Concezione, che celebrano i 400 anni dalla morte della loro fondatrice, la venerabile Orsola Benincasa, accompagnate dai Padri Teatini. “Voi sapete che noi gesuiti con i teatini abbiamo una storia un po’ brutta, abbiamo litigato al tempo di Paolo IV, adesso siamo amici!”, ha scherzato Francesco a braccio. “Orsola Benincasa fu donna contemplativa”, ha sottolineato: “Ha saputo cogliere i bisogni della gente, specialmente dei giovani, vivendo per la gloria di Dio e la salvezza delle anime”. Dedicarsi “all’educazione e formazione delle nuove generazioni, attente alla loro promozione umana e alla loro crescita nella fede”, ma “senza tralasciare la vostra presenza vicino alle persone sofferenti, in cui riconoscete Gesù crocifisso”, la doppia consegna alle religiose: “Per questa via il Signore vi chiama ad uscire da voi stesse e ad andare alle periferie esistenziali, con libertà di cuore. Voi stesse trovate vita dando vita, trovate speranza dando speranza, trovate la vostra ragione di essere nella Chiesa e nel mondo amando e vivendo sempre secondo la logica del dono, la logica del Vangelo”.

Biblioteche ecclesiastiche: Papavoine (Beth), “lavorare in rete per renderle sempre più efficienti”

Agensir.it - Sat, 2018-06-16 11:32

“Favorire la cooperazione tra i membri e servire i loro interessi a livello internazionale. Più in generale, contribuire alla salute delle biblioteche teologiche, incluse quelle che non sono membri delle associazioni aderenti alla rete Beth (Bibliotheques Europeennes de Theologie), soprattutto se si trovano in paesi remoti e in via di sviluppo”. A delineare gli obiettivi del network ecumenico delle biblioteche teologiche europee è Marian Papavoine, nel suo intervento alla seconda e ultima giornata del convegno romano “Professionalità e carità intellettuale: quarant’anni di Abei (1978 – 2018)” promosso dall’Associazione bibliotecari ecclesiastici italiani nel 40° di fondazione. Beth, spiega, ha una lunga collaborazione con l’American Theological Library Association (Atla). “Sono orgogliosa di essere una bibliotecaria di teologia e di incontrare una volta all’anno i colleghi Beth che condividono molto del mio lavoro e delle mie stesse sfide – aggiunge -. Sfide che diventano sempre più le stesse, indipendentemente dal proprio paese di provenienza, e questo vale tanto per le biblioteche universitarie quanto per le biblioteche ecclesiastiche e per quelle più piccole. Con il nostro lavoro speriamo di rendere più semplice quello di professori, insegnanti e studenti fornendo contenuti come libri, articoli, bibliografie, testi online. Troviamo e acquisiamo contenuti che i nostri utenti possono utilizzare”. Internet e la digitalizzazione di libri e articoli “rendono disponibili più contenuti, ma al tempo stesso rendono più difficile trovare il contenuto giusto”. Papavoine sottolinea l’importanza della rete: “La biblioteconomia diventa sempre più internazionale e possiamo rendere il nostro lavoro più efficiente lavorando insieme”, e annuncia che il prossimo incontro Beth si terrà dal 9 al 12 settembre a Norimberga.

Colombia: conclusa quinta sessione di dialogo Governo-Eln ma non c’è ancora il cessate-il-fuoco bilaterale

Agensir.it - Sat, 2018-06-16 10:52

Passi in avanti nel cammino di “partecipazione della società alla costruzione della pace” e nella ricerca delle condizioni per un cessate-il-fuoco bilaterale, che ora è più vicino. Ma l’accordo non c’è ancora, tra Governo colombiano e guerriglia dell’Esercito di liberazione nazionale, il maggior gruppo guerrigliero esistente nel Paese dopo la smobilitazione delle Farc. Si è conclusa ieri, con un risultato in chiaroscuro, la quinta sessione del dialogo di pace, che si è spostato da Quito a L’Avana. Il comunicato congiunto è arrivato a meno di due giorni dal ballottaggio per le presidenziali. La nota mette in chiaro l’importanza “di dare continuità a questo processo”. Riferisce che è stato verificato l’andamento del cessate-il-fuoco dello scorso autunno, in vista di un nuovo e più definitivo accordo, per il quale esiste la reciproca “volontà”.
La sesta sessione del dialogo inizierà il prossimo 25 giugno. Quando si conoscerà già il nome del nuovo presidente, che a partire dai prossimi mesi guiderà la Colombia. Il favorito della vigilia, l’uribista Iván Duque, ha già manifestato durante la campagna elettorale la sua contrarietà a come l’intero processo di pace è stato portato avanti. Lo sfidante di Duque è il leader della sinistra Gustavo Petro.

Chiese d’Oriente: mons. Vasil, “integrazione non faccia perdere identità ecclesiale e rituale”

Agensir.it - Sat, 2018-06-16 10:34

Rispetto ai fedeli orientali che emigrano in Occidente, “l’integrazione sociale e culturale ben venga, ma se parliamo di integrazione che fa perdere identità ecclesiale e rituale, questa non corrisponde al desiderio della Chiesa espresso attraverso i documenti conciliari e lo stesso codice di diritto canonico, che suggerisce che i fedeli orientali, anche quando arrivano da nuove terre, possibilmente mantengano la propria identità ecclesiale anche attraverso la creazione delle strutture pastorali che corrispondano ai propri bisogni pastorali”. Lo ha detto al Sir mons. Cyril Vasil, segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, intervenuto questa mattina nell’Eparchia di Lungro al 21º Incontro dei vescovi orientali cattolici. A proposito dell’impegno della Chiesa cattolica in Ucraina, mons. Vasil ha evidenziato come “essa può apportare il suo contribuito alla pace sia civile che religiosa attraverso il suo approccio basato sul rispetto fondamentale della libertà dell’uomo e della coscienza, apertura verso gli altri e verso un senso ecumenico che deve essere un ponte verso l’unità delle genti e delle Chiese”.  Mons. Vasil, trattando il tema “Tratti peculiari dell’identità di una Chiesa orientale”, ha tracciato la struttura delle Chiese orientali cattoliche, sottolineando che “il termine Chiesa sui iuris è certamente positivo dal punto di vista ecclesiologico, perché sottolinea l’ecclesialità delle rispettive Chiese orientali e non le identifica soltanto con il rito”. Infatti, ha evidenziato il relatore, “in alcune Chiese l’aspetto etnico è molto marcato, anzi – ha detto proprio in riferimento alla Chiesa ucraina e armena – si potrebbe dire che è identificativo”.

Nicaragua: dopo una lunga giornata di trattative il Governo accetta la presenza nel Paese di Cidh, Onu e Ue. Oggi di parlerà di elezioni anticipate al 2019

Agensir.it - Sat, 2018-06-16 10:12

La presenza in Nicaragua dei principali organismi internazionali per accertare in modo approfondito la verità sulla repressione di questi mesi e per garantire la sicurezza per la popolazione. Questo l’accordo a cui è giunto il Tavolo del Dialogo nazionale, proseguito per tutta la giornata di ieri. Nel comunicato finale si legge che “dopo un duro giorno di lavoro si è riusciti a raggiungere un accordo sul primo punto in agenda: i diritti umani”. Si è stabilito dunque che è urgente “la presenza della Cidh” (Commissione interamericana per i diritti umani), affinché possano essere compiute indagini in loco, installando ufficialmente il Gruppo interdisciplinale di esperti indipendenti per il Nicaragua (Giei). È stato inoltre stabilito “l’invito immediato da parte del Governo della Repubblica all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e all’Unione europea”, perché possano venire nel Paese. Al tempo stesso, è ritenuta “importante la presenza immediata della Segreteria generale dell’Oea”, l’Organizzazione degli Stati americani. Un risultato non facile, quello raggiunto, dato che dopo la mattinata era arrivata la notizia che il Governo non accettava la presenza degli organismi internazionali. Sono stati successivamente fondamentali gli interventi del card. Leopoldo Brenes, del nunzio Waldemar Stanislaw Sommertang (appena giunto in Nicaragua, ha partecipato per la prima volta al Dialogo) e degli altri vescovi presenti. Nel pomeriggio all’assemblea plenaria si sono sostituiti gruppi di lavoro, che sono riusciti ad avanzare nelle scelte condivise.

Come è noto, al Dialogo prendono parte, a nome della Conferenza episcopale, il card. Leopoldo Brenes, mons. Rolando Álvarez, mons. Jorge Solórzano, mons. Bosco Vivas e mons. Silvio Báez. Al tavolo sono presenti i rappresentanti di Governo, imprenditori, studenti, università, vari organismi della società civile, lavoratori, contadini, comunità indigene e afrodiscendenti, chiese evangeliche.
Nel comunicato si rivolge un appello perché cessi qualsiasi tipo di violenza. E si annuncia la creazione della Commissione di verifica e sicurezza, composta da rappresentanti del Dialogo nazionale. Rispetto a tale Commissione, la Chiesa nicaraguense continuerà a essere testimone e gli organismi internazionali saranno un punto di riferimento. La popolazione, ormai stremata, spera che alle buone intenzioni si aggiungano i fatti, dato che anche ieri si sono verificati attacchi di forze paramilitari nella capitale Managua e nella città di Masaya e León.
Il Tavolo del Dialogo è atteso oggi da un’altra lunga giornata: si discuterà infatti del processo di democratizzazione nel Paese, che secondo la proposta dei vescovi, che il presidente Ortega ha accettato di discutere, prevede un ordinato percorso verso l’anticipo delle elezioni presidenziali nel 2019 (è stata ipotizzata la data del 29 marzo). A tali elezioni non dovrebbe presentarsi il presidente Ortega.

Cile: concluso il secondo giorno di visita a Osorno degli inviati papali, “grazie ai sacerdoti per franchezza e linguaggio diretto”

Agensir.it - Sat, 2018-06-16 09:50

Dopo l’incontro di giovedì sera con i laici, è proseguita anche ieri con un fitto programma la visita a Osorno degli inviati di Papa Francesco, mons. Charles Scicluna, arcivescovo di Malta, e mons. Jordi Bertomeu. La visita nella diocesi cilena guidata fino a qualche giorno fa da mons. Juan Barros, che ha presentato la sua rinuncia dopo lo scandalo abusi, ha un significato di riparazione e riconciliazione. Particolarmente intenso, nella giornata di ieri, l’incontro con i sacerdoti e i diaconi della diocesi. Al termine mons. Scicluna ha brevemente risposto alle domande dei giornalisti. “È stata un’esperienza densa di emozioni ma positiva – ha detto l’arcivescovo di Malta -. Ringrazio i sacerdoti e i diaconi per la fiducia, il coraggio, la franchezza, il modo diretto con cui si sono espressi”.
Rispondendo a una domanda dei giornalisti, mons. Scicluna ha detto che “in tutte le famiglie esistono divisioni”, ma che ora c’è “la buona volontà di avviare una pagina nuova della diocesi di Osorno”. E ha proseguito invitando tutti i fedeli alla messa che domenica concluderà la visita degli inviati papali a Osorno: “Speriamo che riesca ad esserci anche il nuovo vicario apostolico, mons. Concha, per pregare tutti insieme come segno di unità”.

In riferimento a ulteriori indagini su casi di abusi nella parrocchia di Santa Rosa di Lima, mons. Scicluna ha confermato che “indagare è un dovere di giustizia”, soprattutto verso le vittime. La giornata degli inviati papali è proseguita ieri nelle parrocchie di Santa Osa ed Espíritu Santo; oggi sono previsti gli incontri nelle parrocchie del Sagrado Corazón al mattino e di Jesús Obrero alla sera. Nel pomeriggio, invece, alle ore 16, è previsto l’incontro con i religiosi e le religiose nella cattedrale di San Matteo, dove domani alle 11.30 si terrà la messa “di riparazione e riconciliazione”.

Estate: mons. Seccia (Lecce), “i giorni di riposo possano diventare una gioiosa esperienza di fede”

Agensir.it - Sat, 2018-06-16 09:22

“Questi vostri giorni di riposo possano diventare gioiosa esperienza di fede”. È quanto augura l’arcivescovo di Lecce, mons. Michele Seccia, ai tanti turisti che nelle prossime settimane trascorreranno le loro vacanze nel Salento. “La vacanza – sottolinea mons. Seccia – è un tempo favorevole nel quale ciascuno, avendo sospeso i ritmi quotidiani degli impegni familiari e lavorativi, può riscoprire la mano di Dio che agisce sempre in una perenne azione creativa. Solo in un atteggiamento di lode e di ringraziamento, mentre contempliamo la bellezza della natura e offriamo riposo al nostro corpo, il Signore ci farà dono di quegli spazi di vita che spesso purtroppo ci mancano: il silenzio, la meditazione, l’ascolto e, perché no, l’attenzione generosa alle persone che fanno parte della nostra vita e che ogni tanto ci capita di trascurare”. Mons. Seccia conclude il suo messaggio di benvenuto con una raccomandazione: “Anche se in vacanza, non dimenticatevi dei poveri. Essi non hanno la possibilità di godere nemmeno di un giorno di riposo: meritano il nostro affetto, la nostra amicizia, la nostra solidarietà”. Come è ormai consuetudine, il servizio di pastorale per il turismo della diocesi di Lecce ha predisposto un dépliant contenente gli orari delle messe per i mesi di luglio e agosto nelle località marine che ricadono nel territorio della diocesi.

Germania-Austria: Settimane universitarie salisburghesi sul tema “la paura” promosse dalla Facoltà teologica

Agensir.it - Sat, 2018-06-16 09:00

Il tema “Angst?” (paura) sarà al centro dell’edizione 2018 delle “Settimane universitarie di Salisburgo”. Dal 30 luglio al 5 agosto scienziati, filosofi e teologi discuteranno sulle varie declinazioni del concetto “paura”, che è “un potere invisibile del mondo che non solo domina la politica e i mercati, ma colpisce gli esseri umani nella loro esistenza quotidiana”: quanto forte sia l’influenza di varie paure può essere visto anche nel grido “No fear!”, che è “allo stesso tempo una promessa e un imperativo dell’età moderna”, secondo il responsabile delle Settimane universitarie, il professor Martin Dürnberger. Ciò corrisponde anche alla formula religiosa di base, “non aver paura”, anche se si deve sempre discutere di nuovo come garantire “quella fede che non si limita a coprire le proprie paure”, ma le trasforma in modo produttivo, secondo Dürnberger. I punti salienti delle settimane universitarie includono l’assegnazione del “Premio teologico”, che sarà consegnato al sociologo Hans Joas. Le Settimane universitarie di Salisburgo sono considerate i corsi accademici estivi europei più antichi, nati nel 1931 ed oggi sono un vero e proprio evento per la Facoltà di teologia cattolica salisburghese. Il loro obiettivo è formare un forum interdisciplinare universitario in cui – spiegano i promotori – la teologia si ponga in dialogo con le scienze laiche sulle questioni attuali.
Ogni anno partecipano circa 800 tra discenti e relatori provenienti da tutti i Paesi, non solo di lingua tedesca. L’evento è organizzato anche in collaborazione con le associazioni accademiche cattoliche di Germania e Austria e la Conferenza episcopale tedesca.

Migranti e rifugiati: campagna della Santa Sede premiata a Madrid come “migliore strategia sociale”

Agensir.it - Fri, 2018-06-15 23:00

Una campagna sui migranti e rifugiati lanciata dalla Santa Sede è diventata un esempio internazionale su come promuovere con successo cambiamenti sociali positivi attraverso il marketing. Lo testimonia la dodicesima edizione del Publifestival – Festival internazionale della pubblicità sociale, che ha assegnato il premio “Migliore strategia sociale” al video realizzato dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede e prodotto dall’agenzia La Machi Comunicación para buenas causas. L’evento si è svolto stasera nel Teatro Fernando Rojas del Círculo de Bellas Artes a Madrid, con la partecipazione di agenzie e pubblicitari di tutto il mondo. Il video di tre minuti e mezzo – disponibile in 30 lingue – mostra i quattro verbi d’azione che, secondo Papa Francesco, devono essere al centro di tutte le attività dei governi, delle istituzioni, e delle persone che lavorano nel campo della mobilità umana: accogliere, proteggere, promuovere, e integrare. È stato presentato per la prima volta nella sessione di “stock-taking” (bilancio) del Patto Globale sui migranti delle Nazioni Unite (Puerto Vallarta, Messico) il 4/12/2017 e nel Dialogo dell’Alto Commissario sulle sfide della protezione per il Patto Globale per i rifugiati al Palais des Nations (Ginevra) il 12/12/2017. Inoltre, è stato presentato anche alla sede delle Nazioni Unite a New York e in molti altri posti nel mondo. “Il Santo Padre offre la risposta cristiana e veramente civilizzata ai bisogni immediati degli sfollati vulnerabili – ha detto durante la cerimonia padre Michael Czerny, sotto-segretario della Sezione Migranti e Rifugiati della Santa Sede -. Il video dà vita a questo richiamo urgente attraverso le immagini, i movimenti e la musica. Siamo felici di aiutare a diffondere questo messaggio commovente e incoraggiante raggiungendo milioni di persone in tutto il mondo”. Durante la cerimonia è stato premiato anche lo spot di due minuti e mezzo dell’ultima Esortazione Apostolica di Papa Francesco “Gaudete et Exsultate” sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo prodotto da Vatican Media in collaborazione con l’agenzia La Machi.

Diario di un discepolo indisciplinato (2)

Natidallospirito.com - Fri, 2018-06-15 21:42

Natidallospirito.com è venuto in possesso di un manoscritto di un pellegrino australiano che ha vissuto nei monasteri di Wadi el Natrun per più di tre anni. Il suo è un romanzo di formazione che si basa sulla propria esperienza spirituale a stretto contatto con un eremita del deserto e ha come titolo “The diary of an undisciplined disciple”, “Il diario di un discepolo indisciplinato”. L’autore, che ha deciso di rimanere anonimo, ha scelto di non pubblicare il suo romanzo per ragioni personali a noi ignote ma di lasciarlo in consegna a uno dei monasteri di Wadi el Natrun e ha autorizzato Natidallospirito.com a tradurlo. Lo pubblicheremo a puntate. La prima puntata è qui.

“Vita di Antonio”. Lo comprai insieme a della paccottiglia. Pagai in fretta. Volevo cercare di intercettare la “ragazza di Antonio” che mi aveva consigliato di comprare il libro. Uscii correndo, senza prendere il resto. Aprii la grande porta vetrata e mi guardai attorno più volte. Non c’era. Mi diressi sul lungomare, verso l’Esplanade. Presi posto su una panchina. Mi faceva una strana impressione guardare tutte quelle famiglie felici che giocavano con i loro bambini o passeggiavano serenamente. Mi chiesi se quella serenità, talvolta ostentata, non fosse frutto di una sorta di tregua segreta, seguita a una lunga serie di litigi. Una specie di accettabile ricatto del tipo “se fai questo, io ti do pace in quella situazione” oppure “vabbene passeggiare sul lungo mare, ma poi tu farai questo per me”. Esisteva davvero l’amore tra le persone e soprattutto nelle coppie? Oppure era tutta una illusione, un prendere fischi per fiaschi, un vedere “rosa” quando tutto dice “nero”? Perché ci facciamo ingannare così facilmente dalle apparenze, dai sogni, dalle speranze, non volendo accettarne per lungo tempo il vero nome: illusioni? Fino al giorno in cui tutti i veli sono tolti e rimane solo il volto, brutto, dell’esistenza. Tutto in quel lungomare mi ricordava della mia situazione di papà divorziato e non riuscivo a nascondermene lo strazio.

Poi quella copertina fu come se mi rapì. Abbassai il capo sul libro, cercando di distrarmi dalle “coppie felici”. Restai a lungo rapito a guardarla. Non avevo mai visto qualcosa di tanto semplice quanto estremamente attraente. Raramente noi pubblicitari riusciamo a produrre qualcosa veramente di semplice e efficace allo stesso tempo. Nel nostro campo, quello della pubblicità, la semplicità è quasi sempre il frutto di una complessità semplificata. Non esiste il concetto di semplicità in quanto tale: la semplicità va pensata, va elaborata, va complessamente partorita. Non solo. Noi offriamo una semplicità, non solo complessa, ma a fine di lucro. A me mancava, invece, una semplicità, non solo semplice di per sé, partorita così per natura, ma anche gratuita. La gratuità. Che cos’è la gratuità? Io non lo so. Non lo sapevo. Ora posso immaginarlo, forse l’ho intuito, dopo la rinascita seguita all’incontro con l’eremita. Ma allora… Per me nulla era gratuito. “Tutto si compra e si vende. Il mondo è un grande mercato”, pensavo e ne ero totalmente convinto. Gratuità. Una roba che ricordavo di aver vissuto, forse da piccolo, ma che oramai faceva parte di un passato talmente offuscato e seppellito da sembrare ridicolo, fonte di un insostenibile imbarazzo. Antonio, l’abba del deserto egiziano, a dire la verità, mi turbava proprio per questo. Quest’uomo mi indicava con un atteggiamento al contempo dolce ma deciso di accomodarmi ai banchi della scuola della gratuità senza fare troppe storie. Era come se mi dicesse: “Hai perso troppo tempo ma non è troppo tardi. Avvicinati, siediti. Hai tanto da imparare”. Antonio aveva quel qualcosa che io non avevo, e che cercavo disperatamente sotto la coltre della mia rispettabile, rispettabilissima, matura coscienza da adulto, per la quale questi sono “discorsi da bambini”. Quanto desideravo avere quello che lui aveva! Lasciare tutto all’udire una parola di Gesù: “Va’ vendi ciò che possiede, e vieni, seguimi”. Seguimi. Provavo ammirazione mista a invidia. Mi dava speranza, Antonio, e mi inquietava. Chi avrei seguito io in questo modo se non forse qualcuno che mi avrebbe promesso qualcosa di talmente tangibile da non poter essere nascosto: una carriera, un appartamento, un po’ di fama? Era possibile nascondere tutto questo? Invece la vita di Antonio è una vita fatta di nascondimento totale, lontano da tutti, lontano dal giudizio degli altri, lontano dalle chiacchiere, dalla voglia di apparire, di arrivare, di scavalcare. Per Antonio essere qualcuno non si acquisiva scalciando, cercando di arrivare, di avere un “titolo”, un buon posto di lavoro. Per Antonio “essere qualcuno” ha significato esistere per qualcuno, o forse, come mi ha ripetuto spesso l’eremita “essere IN qualcuno”. La mia vita, fatta di apparenza più che di sostanza, di compromessi più che valori, di seduzione più che di comunione, di dominio più che di sottomissione, viaggiava su un binario del tutto differente. E intravedevo la fine di questo binario morto, una fine verso la quale procedevo a una velocità terribile, inesorabilmente.

All’inizio, sfogliando quel libro, “Vita di Antonio”, mi sembrava di intravedere qualcosa di bello, mi sembra davvero di intravedere la vita, dopo tanta morte interiore. Con la mia mente programmata dell’epoca pensavo che in qualche modo il suo “prodotto” era migliore del mio. Come se a me fosse rimasto qualche prodotto da vendere! Non ero ormai al lastrico umano? Come definire quello che vivevo? Ero allo zero cosmico, piombato nel buco nero energetico della mia esistenza. Dentro mi sentivo vuoto, apparentemente senza un motivo. Ero senza un obiettivo, senza una motivazione, senza olfatto esistenziale, come una sorta di zombie vagante di cui persino i morti disdegnavano la compagnia. Sentivo di portare un peso di cui non conoscevo l’origine, un peso non mio, come se sulle spalle avessi il mondo intero. E volevo scrollarmelo di dosso il più velocemente possibile.

Il mio divorzio da Liza era stato la ciliegina sulla torta. Io e Liza ci eravamo conosciuti all’università e avevamo fatto tutto insieme. Siamo stati per molti anni come due adolescenti innamorati, pieni di vita e di ambizione. Lei era un’artista, amava dipingere e ben presto fece della pittura il suo lavoro. Ci amavamo molto, pensavamo di avere molte cose in comune e forse all’inizio le avevamo davvero. Ricordo sempre le sue parole estasiate: “Io e te siamo stati creati per vivere insieme”. Me lo ripeteva spesso e io mi sentivo tremendamente lusingato. Questa lusinga esistenziale, per me che ero un ragazzino alle prime armi con l’amore e la carriera, per molti anni fece sì che vivessi cercando di rispettare una promessa: “Liza, qualunque cosa accadrà, farò di tutto per non deluderti”. Le nostre strade, però, ben presto iniziarono a biforcarsi. L’effetto dell’innamoramento iniziò a svanire, e con esso tutte le promesse fatteci con il luccichio negli occhi. Le maschere caddero e iniziammo a guardarci come due perfetti sconosciuti. “Sei proprio tu quella che ho sposato?”, mi chiedevo al mattino, quando lei ingurgitava di corsa un succo di papaya senza zucchero prima di correre al lavoro. La distanza si fece sempre più enorme. A letto, la sera, restavamo ognuno nel suo angolino, intento a occuparsi delle sue cose: prima con i libri, poi con la televisione, poi, per ultimo, il cellulare. Restavamo ore a guardare le nostre vite parallele nei cellulari scorrere di fronte a noi. Tutto questo ci portò a smettere di comunicare. Pensavamo di conoscerci così bene – e non avevamo più una così buona opinione l’uno dell’altra – che ci parlavamo a sillabe. E ci innervosivamo quando l’altro non capiva i nostri grugniti, quasi pretendendo come diritto inderogabile questo disperato risparmio energetico. Non avevamo piú il coraggio di guardarci negli occhi. I mesi corsero veloci e quello che temevo, quello che cercavo di evitare in tutti i modi, alla fine accadde.

Imboccammo il tunnel della crisi, quella vera, quando lei mi chiese di avere un bambino. Io ero nel pieno della mia carriera. Gli affari con la Golden Advertisements andavano a gonfie vele e lei per me era diventata poco più che una sicurezza casalinga. Per la mia brillante carriera non avrei voluto nessun ostacolo, fosse anche un innocente pargoletto. Resistetti con tutte le mie forze al suo desiderio e i litigi in casa erano diventati all’ordine del giorno. Litigavamo per delle sciocchezze: il colore dei parati, la marca del latte, i programmi da vedere in televisione. Ora posso dire, a distanza di tempo, che il motivo dietro tutti quei litigi era lui, Newton, nostro figlio. Ma no, io un bambino no. Io avevo la mia agenzia pubblicitaria, le campagne che andavano pianificate a costo di restare in ufficio di notte a dormire, i soldi che mi riempivano le tasche, e le amiche. Devo confessare che a complicare il tutto ci fu anche Melanie, la mia stagista, che in quel periodo entrò nella mia vita aiutandomi a dimenticare i problemi di casa. Era giovane, bella, spensierata. Per me era come una ventata di aria fresca nella mia vita. Mi ricordava gli anni leggeri della mia, della nostra giovinezza, quando Liza era felice semplicemente facendo una passeggiata mano nella mano sull’Esplanade di Darwin. E infatti spesso ci tornavo con Melanie, sull’Esplanade. Mi bastava guardarla negli occhi, o mentre si sistemava i capelli dietro le orecchie, per ricordarmi tutto, per capire che cosa avevo perso. Sentivo che era talmente presa da me che potevo chiederle tutto e lei l’avrebbe fatto. Non c’era bisogno di stare ore a discutere, tutto si risolveva con un bacio. Mi sentivo onnipotente, un sentimento che avevo provato sul lavoro ma mai con Liza. Melanie mi aiutava a capire che cosa era andato storto con Liza e mi indicava, senza che io potessi girare la faccia dall’altro lato, che la causa di tutto il mio malessere era Liza e il suo carattere egoista. Più litigavo a casa con Liza, più stavo con Melanie. Più tutto sembra andare a rotoli.

Fu così che seduto di nuovo sull’Esplanade, tutto il mio passato, presente e futuro, furono messi in discussione da Antonio. Quest’uomo mi interrogava senza rivolgermi parola. Mi metteva a nudo, mi passava ai raggi X. E non ne uscivo granché bene. Eppure c’era qualcosa in quell’uomo che mi spingeva a volergli bene, una sorta di autenticità, sincerità, armonia che lo rendeva diverso da tutto ció che mi circondava. Fissai il mare. Respirai a pieni polmoni la brezza salina che risaliva dalla battigia. Iniziava a esser buio. Pensai, quasi come se qualcosa fosse balenato da al di là delle onde, che dovevo andare in Egitto, dovevo incontrare i discepoli di Antonio, dovevo parlare con gli eremiti di oggi. Forse avevano ancora qualcosa da dire. Era una questione di vita o di morte.

Notizie Sir del giorno: Papa su migranti, Aquarius, Macron-Conte, fine Ramadan, vescovi Usa su razzismo, “neet” in Europa

Agensir.it - Fri, 2018-06-15 19:30

Papa Francesco: ai maestri del lavoro, “non lasciare in balia delle onde chi lascia la sua terra affamato di pane e di giustizia”

“Non diffidare o lasciare in balìa delle onde chi lascia la sua terra affamato di pane e di giustizia”. È uno degli imperativi con cui il Papa ha concluso il suo discorso ai Maestri del Lavoro, ricevuti oggi in udienza in Aula Paolo VI. Ai 600 partecipanti, Francesco ha affidato come “guida” le beatitudini di Gesù nel Vangelo di Matteo. “Ci portino a guardare sempre con amore a Gesù stesso, che le ha incarnate nella sua persona”, le parole del Papa: “Ci mostrino che la santità non riguarda solo lo spirito, ma anche i piedi, per andare verso i fratelli, e le mani, per condividere con loro. Insegnino a noi e al nostro mondo a non diffidare o lasciare in balìa delle onde chi lascia la sua terra affamato di pane e di giustizia; ci portino a non vivere del superfluo, a spenderci per la promozione di tutti, a chinarci con compassione sui più deboli”. “Senza la comoda illusione che, dalla ricca tavola di pochi, possa piovere automaticamente il benessere per tutti”, ha concluso: “Questo non è vero”, ha denunciato a braccio. (clicca qui)

Nave Aquarius: card. Cañizares (Valencia), “il Papa è commosso per la nostra generosità e accoglienza”

“Il Papa mi ha detto di riferirvi che è commosso per il nostro comportamento e si felicita e congratula con la diocesi di Valencia per la prontezza e la generosità con cui ha reagito, e l’esempio di carità che si sta dando nei confronti di queste povere persone”: lo ha detto il card. Antonio Cañizares, arcivescovo di Valencia, in un messaggio inviato oggi alla sua diocesi dopo essere stato ricevuto ieri in udienza privata in Vaticano, in merito all’accoglienza nei confronti dei migranti della nave Aquarius e di altre due navi militari italiane che sbarcheranno a Valencia domenica. “Stiamo seguendo con vero e appassionato interesse, stupore, compassione e vergogna – scrive il card. Cañizares –, durante lunghi e angosciosi giorni, le traversie di 629 persone attraverso il Mediterraneo, un mare che sta diventando una tomba anonima, insaziabile e divoratrice che si è presa tantissime vittime dell’ingiustizia, degli egoismi dei potenti, delle crudeltà disumane, di bastardi interessi di mafie inconfessabili e delle chiusura in se stesse delle nazioni, senza ascoltare come si dovrebbe i Paesi più poveri da cui provengono queste vittime”. La vicenda dell’Aquarius, afferma, “ha travolto le nostre coscienze e ci ha rialzati in piedi per accudire chi bussa alla porta del cuore e alla coscienza collettiva dei popoli e delle nazioni. È un appello alle persone di buona volontà e soprattutto alla coscienza umanitaria e cristiana”. (clicca qui)

Italia-Francia: vertice a Parigi. Macron, intesa con Conte. “Risposte europee su migrazioni e riforma Dublino”

“Lavorare mano nella mano con l’Italia” per “stimolare una iniziativa europea intesa a fronteggiare il problema migratorio”: è l’auspicio formulato dal presidente francese Emmanuel Macron durante la conferenza stampa che ha chiuso il faccia a faccia con il premier italiano Giuseppe Conte all’Eliseo. Un confronto “disteso” su diversi temi europei ha segnato la pace dopo le polemiche dei giorni scorsi attorno al caso-Aquarius. “L’Ue è mancata su migranti ed Eurozona”, “temi che richiedono risposte europee, non ci possono essere risposte nazionali”. Macron ha osservato: “Speriamo di andare avanti con i partner europei nei prossimi mesi per una riforma profonda delle regole di Dublino”, al fine di “condividere” il problema delle migrazioni. “Il sistema oggi non funziona e non dà risultati soddisfacenti, dobbiamo trovare meccanismi che consentano la solidarietà e dobbiamo fare in modo che la situazione geografica non ci metta in situazioni politiche insostenibili”. “Il sistema di solidarietà oggi non funziona. Porteremo avanti una profonda riforma di Dublino”, ha assicurato Macron. (clicca qui)

Fine Ramadan: mons. Spreafico (Cei), “non dobbiamo dare ragione alla paura. La fede è una grande porta aperta”

“Esprimiamo ai nostri fratelli e sorelle musulmane la nostra vicinanza in questo momento così importante per la loro vita spirituale. In questo tempo difficile, di grande contrapposizione in cui tante volte sembra che il mondo voglia portarci allo scontro e alla divisione, credo che il Ramadan vissuto dalla comunità musulmana come uno dei pilastri fondamentali della loro fede, possa portare anche nel nostro Paese frutti di pace, di bene e di reciproca comprensione e dimostrare che è possibile una convivenza migliore, più fraterna tra di noi”. Queste le parole che il vescovo di Frosinone, monsignor Ambrogio Spreafico, ha espresso al Sir per la festa di “Eid El Fitr” in qualità di presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo. “La diversità mette paura e la paura è un sentimento normale di fronte a chi non si conosce”, osserva il vescovo. “Ma noi non dobbiamo dare ragione alla paura. Nella Bibbia, quante volte leggiamo: non temere, abbi fede. Significa che la fede è una grande porta aperta verso l’incontro con l’altro, la sua conoscenza e, quindi, il dialogo”. “Proviamo a capire meglio la realtà che abbiamo di fronte”, l’esortazione del vescovo: “Teniamo aperto il cuore. Governiamo il problema migratorio affinché tutti anche in Europa si prendano le loro responsabilità”. (clicca qui)

Stati Uniti: vescovi, in preparazione una lettera sul razzismo rivolta a tutti i cattolici

(da New York) Non sarà una lettera lunga. Dovrà arrivare a tutte le famiglie e ad ogni persona in diocesi. Si apriranno dei gruppi di ascolto nelle scuole per rendere i giovani attenti “a questo problema critico”. Il tema del razzismo e il documento che verrà stilato a breve per fornire indirizzi ai cattolici, sono entrati nell’agenda dei vescovi statunitensi riuniti a Fort Lauderdale, in Florida, per la sessione primaverile della Conferenza episcopale. Il vescovo Sheldon J. Fabre, presidente della Commissione sul razzismo, ha annunciato che la lettera sul razzismo, voluta fortemente nell’assemblea dei vescovi lo scorso novembre, verrà presentata a distanza di un anno a tutti i prelati e si concentrerà sul dibattito riguardante i nativi americani, gli afro-americani e gli ispanici, costantemente considerati come target di linguaggio e azioni razziste. Oltre alla condanna del razzismo, il documento affronterà le tematiche razziste che affliggono istituzioni e politiche pubbliche, l’impatto sui social media e nella società americana, l’assistenza a pastori, educatori, famiglie e individui nell’affrontare una piaga così dolorosa. (clicca qui)

Scuola e lavoro: Eurostat, l’Italia è il Paese con più “neet” in Europa pari al 25,7% dei giovani

Nell’Ue ci sono oltre 38 milioni di giovani (18-24 anni): il 40,4% di loro nel 2017 studiava, il 27,4% lavorava, il 17,8% faceva entrambe le cose. Quindi, dice oggi Eurostat, nel 2017 c’erano 5,5 milioni di giovani europei che non studiavano né facevano corsi di formazione di nessun genere, e neppure lavoravano, i cosiddetti “neet” (14,3%). È una percentuale alta ma che di fatto, mostra Eurostat, sta calando rispetto al 17,2% del 2012 ed è ritornata adesso alle percentuali del pre-crisi economica. Scomponendo il dato medio europeo per singoli Paese emerge che il Paese con più “neet” è l’Italia, dove sono il 25,7% dei giovani italiani, cioè uno su quattro. Dopo il Bel Paese le percentuali più alte si registrano a Cipro (22,7%), in Grecia (21,4%), in Croazia (20,2%), Romania (19,3%) e Bulgaria (18,6%). La percentuale più bassa di giovani che né lavorano né studiano si trova nei Paesi Bassi (5,3%). (clicca qui)

Diocesi: Caritas Modena, “nuovo centro di accoglienza è per persone fragili ma con risorse ancora da spendere”

Un’opera-segno. Un luogo di accoglienza. Una casa allargata nel cuore della città. È tutto questo il nuovo centro di accoglienza “Papa Francesco” che sarà inaugurato a Modena domenica 17 giugno, alle 17, alla presenza dell’arcivescovo Erio Castellucci. Realizzato dalla Caritas diocesana nell’ambito del progetto triennale “Legami che liberano” è stato finanziato con il fondo 8xmille Italia della Cei. “Il centro vuole rispondere a una fascia di povertà che non è quella a bassa soglia, né quella cronica o di chi vive nel disagio conclamato da anni. Si rivolge invece a persone che sono scivolate in una condizione di fragilità, in un disagio temporaneo: uomini, italiani o stranieri, che hanno ancora delle risorse da spendere”, ha spiegato Federico Valenzano, vice direttore Caritas e direttore Centro di ascolto diocesano. Lo spazio a disposizione è circa 400 metri quadrati con otto camere singole, alcune parti comuni e una cappella. (clicca qui)

Comunità Sant’Egidio: Riccardi su cittadinanza onoraria di Assisi. “Invito a continuare nel lavoro per la pace”

Agensir.it - Fri, 2018-06-15 19:19

“Sono grato di questo riconoscimento: lo sento come un invito a continuare nel lavoro per la pace che mi lega in modo particolare alla città di Assisi”. Appresa la notizia del conferimento della cittadinanza onoraria, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, ringrazia con queste parole il sindaco e il consiglio comunale della cittadina umbra: “La data del 27 ottobre 1986, quando, nella città di San Francesco, Giovanni Paolo II volle radunare i leader delle religioni mondiali in una grande preghiera per la Pace, resterà nella storia come una delle pagine più alte e significative del Novecento. Da allora fino ad oggi Sant’Egidio si è impegnato a portare e far crescere nel mondo lo ‘spirito di Assisi’, così come lo definì lo stesso Wojtyla, attraverso incontri internazionali che si ripetono ogni anno, ma soprattutto una rete di dialogo che ha ottenuto importanti frutti di pace. Questa cittadinanza onoraria mi impegna a proseguire con rinnovata forza questo lavoro in un momento storico pieno di incertezze e di paure, in un mondo al quale occorre offrire sempre più speranza e fiducia nel futuro”.

Migranti: Garante per l’infanzia e Unicef firmano un protocollo d’intesa per azioni a sostegno dei minori

Agensir.it - Fri, 2018-06-15 19:10

È stato sottoscritto quest’oggi a Roma dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) e l’Unicef un protocollo d’intesa della durata di due anni, volto a sviluppare azioni congiunte di sostegno di minorenni migranti e rifugiati in Italia con l’obiettivo di facilitare il processo di potenziamento e le attività di inclusione sociale, partecipazione, promozione dei loro diritti. La comunicazione utilizzerà un linguaggio “a misura di bambino/adolescente” e sarà proposta in un’ottica di valorizzazione delle diversità culturali attraverso azioni che promuoveranno in modo permanente il confronto, l’ascolto e la partecipazione diretta dei bambini e degli adolescenti. Tramite la sottoscrizione del protocollo, il Garante per l’infanzia e l’adolescenza e l’Unicef si impegnano in particolare a diffondere l’uso della piattaforma digitale U-Report on the Move, già sperimentato da Unicef in oltre 40 Paesi e sviluppata in Italia per favorire l’ascolto e l’accesso alle informazioni dei giovani migranti e rifugiati. La piattaforma U-Report on the Move, consente ai giovani che si iscrivono, di esprimere la propria opinione, in forma anonima, su quelle che sono le tematiche per loro più rilevanti. Lanciato in Italia lo scorso anno, il progetto U-Report on the Move conta oggi più di 600 iscritti. Attualmente è attivo in Sicilia e Calabria ed è realizzato in collaborazione con i partner dell’Unicef, i Comitati regionali e provinciali Unicef e il supporto diretto dei Volontari del Servizio Civile.
Questa mattina, alla firma del protocollo erano presenti Filomena Albano, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Paolo Rozera, direttore generale dell’Unicef Itali, e Anna Riatti, coordinatrice Unicef per il programma su minorenni migranti e rifugiati in Italia.

Assisi: cittadinanza onoraria per la pace ad Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio

Agensir.it - Fri, 2018-06-15 19:01

La città di Assisi ha deciso all’unanimità di conferire la cittadinanza onoraria per la pace ad Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Un gesto – afferma la Comunità di Sant’Egidio in una nota – che assume un significato ancora più forte in questi giorni in cui l’Italia appare dividersi su valori basilari anche nella Costituzione: l’accoglienza e la fraternità. Come ha ricordato mercoledì sera, 13 giugno, il sindaco di Assisi Stefania Proietti in consiglio comunale, la cittadinanza onoraria “rende la Comunità di Sant’Egidio particolarmente vicina alla città di san Francesco”. “La profonda affinità con lo spirito e la missione della Comunità di Sant’Egidio – ha affermato Proietti – ci incoraggia, pertanto, a stringere ancora di più i nostri legami e motiva in modo profondo la decisione di conferire la cittadinanza onoraria per la pace al suo fondatore, con particolare solennità proprio in occasione del cinquantesimo anniversario dalla fondazione”. “La Comunità di Sant’Egidio – si legge nella motivazione dell’onorificenza – si è spesa sempre nelle periferie del mondo con fedeltà e passione, in favore dei più poveri e dei più deboli, dei bambini, degli anziani, dei malati e dei disabili, dei senza dimora, delle minoranze, dei migranti e dei rifugiati; ha dato un contributo importante per la pace in molti paesi colpiti dalla guerra e dalla violenza; ha praticato con tenacia l’“arte del dialogo” e ha continuato e diffuso lo “spirito di Assisi” con gli incontri annuali di preghiera per la pace. La Comunità, in uno spirito di preghiera, di amicizia con i poveri e di pace, ha saputo farsi interprete del messaggio di san Francesco”. La data del conferimento della cittadinanza onoraria ad Andrea Riccardi sarà comunicata nei prossimi giorni.

Diocesi: Lecce, nel fine settimana convegno su “Gli adulti nella comunità cristiana. Larve chiuse o farfalle libere?”

Agensir.it - Fri, 2018-06-15 19:00

Sarà “Gli adulti nella comunità cristiana. Larve chiuse o farfalle libere?” il tema del convegno dell’Ufficio catechistico diocesano di Lecce, che si svolgerà sabato 16 e domenica 17 giugno presso il centro “Le Sorgenti” di Lecce. Sul tema dell’evangelizzazione in età adulta, sarà presentato un itinerario di formazione, con l’obiettivo di educare, più che la domanda dell’adulto, la sua risposta. È questa la proposta dei relatori, padre Rinaldo Paganelli e suor Giancarla Barbon, rispettivamente direttore e coordinatrice della rivista di catechesi “Evangelizzare”, e membri entrambi della consulta dell’Ufficio catechistico nazionale. “L’itinerario – si legge in una nota – si articolerà, con la metodologia laboratoriale, secondo un percorso di approfondimento sulle difficoltà nella catechesi degli adulti nel mondo contemporaneo, per approdare all’annuncio efficace per una fede adulta”.
“Oggi – afferma l’arcivescovo di Lecce, mons. Michele Seccia presentando l’appuntamento – la pastorale è molto impegnata nella riflessione sul tema dell’evangelizzazione degli adulti, e il titolo del convegno diocesano mette a fuoco la sfida alla quale come Chiesa siamo chiamati: larve chiuse o farfalle libere?”. Secondo l’arcivescovo, “l’interrogativo vuole essere provocatorio e propositivo allo stesso tempo. Ogni battezzato, in virtù e in forza del proprio battesimo, è invitato a riflettere e a decidere come testimoniare e annunciare la fede”.
Il convegno, che prenderà il via domani alle 9, prevede diverse sessioni: quella di domani mattina sarà riservata a sacerdoti e diaconi mentre quella del pomeriggio (ore 17.30) è rivolta ai catechisti. Domenica mattina laboratori, poi chiusura con la messa presieduta da mons. Seccia alle 12.

Fine Ramadan: mons. Olivero (Pinerolo), “le religioni servono a renderci umani”

Agensir.it - Fri, 2018-06-15 18:52

“Pregare e inchinarsi è il modo di affidarsi a Dio, ma è anche il modo di vedere che il cielo è aperto e l’orizzonte è molto più grande di quello che vedono i nostri occhi”. Con queste parole, questa mattina, il vescovo di Pinerolo mons. Derio Olivero, si è rivolto alla comunità islamica di Pinerolo, riunita in preghiera nel Palacurling per l’Id al-Fitr, la festa di conclusione del Ramadan. “Auguro che la mia comunità dei cristiani cattolici e la vostra comunità siano in Pinerolo quelle che lavorano per costruire legami, per costruire misericordia, perdono, pace – ha aggiunto -. A questo servono le religioni. A renderci umani”. Come riportato dal settimanale “Vita diocesana pinerolese”, la preghiera è iniziata questa mattina alle 9 ed è stata guidata da un imam, giunto per l’occasione dal Marocco, che nel suo sermone ha ricordato che “tra le cose che l’Islam ha reso più sacro ed inviolabile, c’è la vita umana. E la sua aggressione è condannata ed è peccato capitale, che condanna alla perdizione e al castigo chi lo compie”. Il portavoce della comunità islamica pinerolese, Younes Anfaiha, salutando in particolare mons. Olivero e i rappresentanti del Comune di Pinerolo, ha invitato tutti a “partecipare alle attività culturali e sociali organizzate dal comune e dalle associazioni come il gruppo dell’amicizia islamo-cristiana con il quale ci lega un rapporto di amicizia e collaborazione”. Tra i fedeli musulmani, riuniti oggi a Pinerolo per la fine del Ramadan, in maggioranza di origine marocchina, c’erano anche alcuni giovani rifugiati accolti nelle strutture del pinerolese.

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